Buffalo, skulls and lightning in the sky: American Gods, mettetevi al riparo.

SPOILER FREE

Pensavo peggio, invece in Italia sembra che la cosa sia passata abbastanza liscia tra i vari opinionisti del settore. Sarà che l’evento riguarda (per ora) solo l’altra parte del mondo e la porzione di nerd attenti a queste cose si riduce in maniera proporzionale al livello di elitarietà dell’oggetto in questione, ma mi aspettavo una pioggia di commenti saccentosi e squadroni di scontenti e delusi, se non addirittura di incazzati. E invece no. L’internet non è in silenzio, ma facebook è decisamente meno rumoroso del solito, sicuramente meno rumoroso di quando uscì la prima puntata de Il Trono di spade. Succede forse che, una volta tanto, il popolo nerd, saccente e sempre pronto a fare le chiose, sia rimasto piacevolmente sorpreso e stupito e che quindi sia stato accontentato dalla Starz?

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In tutti i casi è presto per cantar vittoria e sicuramente io non ho troppo diritto di parola perché sul pezzo ci sono arrivata tardissimo. Avevo sentito parlare del libro molto molto tempo fa, ero al liceo e una ragazza che conoscevo lo stava leggendo. Era una ragazza taciturna e molto emarginata dai cool guys della scuola, si faceva spesso gli affari suoi anche perché quando veniva coinvolta era solo per prenderla in giro e umiliarla. Io con Sonia ci parlavo spesso e ricordo che mi accennò due cose di questo libro, ma all’epoca ero troppo interessata a farmi le canne. Presa l’informazione e messa nel cassetto, l’ho ritirata fuori non troppo tempo fa, intorno a dicembre, quando madre Diletta (mamma di Claudio) ha ripescato l’argomento il giorno di Santo Stefano. Ho capito che doveva essere un libro importante per Claudio stesso, sovente infatti mi faceva dei riferimenti e degli accenni, ricordo anche che al telefono mi leggeva dei racconti di Gaiman, presi dal libro Cose fragili. Insomma, a volte ritornano, così mi sono fatta prestare ‘sto benedetto libro e me lo sono letto. Tutto. Senza respirare. In una settimana.

Del libro già mi sono dilungata in altra sede, ma il mio scritto è andato perduto. Ricordo però che stesi un gran bel pippone, peccato. (Ciao Tumblr, non mi manchi per niente!) Oggi invece volevo indossare i panni della hipster nerd elitaria e anche un po’ stronza, cimentandomi quindi in un resoconto del tutto arbitrario della prima puntata della serie tv. Sia ben chiaro, mi è piaciuta, quindi riponete le armi e fatemi parlare.

american-gods-bilquis-yetide-badaki-tv-show.jpgTra le prime cose che ho apprezzato ci sta l’apertura di diverse questioni tutte insieme, praticamente ci si trova davanti ad una serie di porte che vengono spalancate e oltre le quali è possibile dare solo una sbirciatina prima di essere richiamati all’ordine. Bella quindi l’entrata dei vichinghi (episodio che nel libro non mi risulta esserci) e di tutta la sanguinaria vicenda del sacrificio, bella pure Bilquis che appare e scompare senza troppe spiegazioni, bello Mad Sweeney con la sua magia e belle le varie visioni che si inframezzano nello svolgimento della trama principale. Così una persona rimane lì a guardarsi Shadow Moon con tutto il suo rassegnato mood “mai ‘na gioia” e nel frattempo viene scossa da improvvisi lampi che distraggono prima di sparire poco dopo. Un ottimo sistema per incuriosire chi non ha letto il libro e per fomentare chi invece lo conosce a memoria.

La seconda cosa che mi è piaciuta è la scelta di Ricky Whittle per il ruolo di Shadow. Forse non mi ricordo bene e ci sarà sicuramente qualcuno pronto a bacchettarmi, ma io nel libro Shadow non me lo sono mai immaginato nero. Io pensavo più ad uno scapestrato bianco, abbastanza malandato per apparire losco, ma altrettanto piazzato per essere credibile come guardia del corpo. E invece no. Il personaggio però funziona e soprattutto molto fedele a come lo propone Gaiman. Prima ho accennato al mood “mai ‘na gioia”, ma dovendo incarnare un po’ la saccente snob altolocata, oserei parlare di rassegnata passività agli eventi. Già parte in galera per aggressioni aggravate, una volta uscito di sicuro non trova una festa di bentornato con il carnevale di Rio e a peggiorare il tutto finisce coinvolto in qualcosa di assolutamente poco chiaro a causa di Mr. Wednesday.

American-Gods-Poster-Featured-03272017Il che ci porta alla terza cosa che mi è piaciuta tantissimo: Ian McShane nel ruolo di Mr Wednesday. Centratissimo, pare che l’attore inglese sia nato per fare quella parte. C’è un bel mix di ghigni compiaciuti, ambiguità e violenza inespressa che rispecchia perfettamente l’identità del personaggio non ancora svelata. Anche qui, come sopra, questa situazione non può che incuriosire i neofiti della storia, così come non può che far saltare sulle sedie chi invece già sa tutto.

A completare il quadro di tutta la mia soddisfazione a riguardo ci sta la resa perfetta dell’atmosfera che si percepisce nel libro. Tutto confusionario, poco preciso, senza riferimenti geografici (abituatevi a scritte come “da qualche parte in America“). Adoro il buio e il rosso, così come il bianco che spicca all’improvviso. Ho amato particolarmente gli schizzi di sangue e gli arti in volo, tarantiniani per certi versi.

In conclusione, secondo il mio modestissimo parere, il buon Fuller e Green hanno fatto un buon lavoro (considerando anche che hanno lavorato direttamente con Gaiman), anche se non capisco perchè si celebrino solo ‘sti due autori, quando alla regia c’è David Slade, il quale mi pare abbia dimostrato una certa competenza con Breaking Bad.

Vabbè, bravi tutti, vediamo di andare avanti e non facciamo come con il Trono di Spade. Partire bene alle volte non è garanzia di successo a lungo termine, uno deve anche saperla reggere. Cosa? Boh.

Ah, dimenticavo: non ho detto niente volontariamente della trama. Non saprei dirvi di cosa parli American Gods senza farvi degli spoiler o senza svelare alcune cose – anche insignificanti – che sono belle da scoprire nel libro.

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