Mia mamma non sa ancora quale sia la mia professione

Qui vi spiegherò come funziona l’algoritmo di Facebook mentre proverò a convincere mia madre che non sono una mendicante, ma una libera professionista.

Una delle domande che tutti mi fanno appena scoprono il mio lavoro è: SVELAMI IL TERZO SEGRETO DI FATIMA, TI PREGO! Dove per “terzo segreto di Fatima” si intende il temibile algoritmo di Facebook che tanto penalizza le pagine aziendali. Mamma, ti prego, leggi con attenzione perché sto per spiegare quale sia la mia professione!

Allora, prima di tutto mettiamoci il cuore in pace e facciamocene una ragione: Facebook per le aziende NON È AFFATTO GRATIS quindi tocca rassegnarsi. D’altra parte come potrebbe esserlo se il prodotto “in vendita” siamo proprio noi utenti? Mi spiego meglio altrimenti partono i complottisti e poi succede un casino: se state usando gratuitamente un servizio on line molto probabilmente voi siete il prodotto. Ed è proprio così su Facebook, noi utenti con i profili personali siamo la merce in vendita su Facebook. Mettetela come vi pare, piangete pure in cinese, ma quando un privato sponsorizza la pagina della sua azienda sta comprando visibilità e la visibilità riguarda gli schermi dei vostri smartphone, dei vostri computer e così via. Non è un complotto, Facebook è una società quotata in borsa, non la Caritas. Detto ciò, adesso vi svelo a grandissime linee il terzo segreto di Fatima, sperando di non dire scemenze visto che comunque un conto è saperlo e un conto è spiegarlo ed io, in tutta sincerità, sono un’operativa non una docente.

Prima cosa importantissima che dovete sapere: l’algoritmo ha una funzione primaria, una missione fondamentale ed imprescindibile, questo calcolo complesso deve assolutamente propinare all’utente il contenuto giusto, ovvero quello che vuole ritrovarsi nella home. Facebook deve piacere all’utente, altrimenti non vi verrebbe sempre voglia di aprirlo e controllare. Quindi ogni sacrosanta volta che voi mettete il pollice sulla F bianca della vostra home ed entrate nell’applicazione demoniaca sappiate che si mette in moto una macchina sofisticatissima che ragiona in questo modo. Statemi bene a sentire.

  1. Facebook fa prima di tutto un inventario rapidissimo di tutto quello che è stato pubblicato in vostra assenza, catalogando rapidamente tutti i contenuti che sono stati creati dalle pagine e dai profili che seguite.
  2. Poi, mentre la rotellina gira e voi attendete che si carichi la home, Facebook valuta e studia i segnali in base ai quali inizia a valutare a cosa potresti essere interessato. Valuta quindi chi ha postato la storia, quando lo ha fatto, che tipologia di post è (video, immagine, link) e via dicendo.
  3. A questo punto non resta che tirare ad indovinare anche se tutti sappiamo che non si tratta di previsioni magiche, ma di calcoli matematici piuttosto precisi. In base ai segnali Facebook fa una vera e propria previsione e decide se una cosa potrebbe o non potrebbe piacerti, eliminando quasi completamente ciò che lui non ritiene di tuo interesse.
  4. Assegna alla fine un punteggio per darti così la tua attesissima home, ogni post riceve un punteggio che lo posiziona più o meno in alto nello scorrimento e tu – sempre secondo l’algoritmo – dovresti trovare in cima tutte le cose che ti piacciono di più.

Questo, quindi, è quello che volete sempre sapere. E adesso cosa avete risolto? Niente. Non basta conoscere le regole base dell’algoritmo per poterlo domare e sfruttare a proprio vantaggio. Sarebbe comodo, ma non funziona così. Mamma, adesso cominci a capire che lavoro faccio? No, va bene, calma, adesso vado avanti e ti spiego meglio. 

La seconda domanda che mi viene fatta successivamente a questa è: “Sì, tutto molto bello, ma io come faccio a far volare la pagina della mia attività?” E la mia risposta, purtroppo, rimane sempre la stessa: pianificando un piano editoriale di interesse, profilando al massimo il proprio cliente ideale e alla fine pagando Facebook affinché ti dia visibilità alle persone da te indicate nella targetizzazione. E questo, tocca dirlo, non è un mestiere facilissimo e soprattutto non può essere improvvisato, l’improvvisazione infatti vi porta a spendere un mucchio di soldi senza ottenere risultati. Ed è qui che intervengono i professionisti che si fanno un mazzo tanto per rimanere a passo con i fulminei tempi di internet, quelli che mangiano pane e wifi tutti i giorni, quelli che dalla mattina alla sera passano il loro tempo a capire cosa voglia realmente la gente. Bel lavoro vero? Ecco, io faccio questo all’interno della società Growell.

Comunque sia, non sono stata esaustiva e non potrei assolutamente esserlo in questa sede, un po’ perché io da sola valgo poco, un po’ perché si tratta davvero di un lavoro che richiede tempo, dedizione e pazienza (enormi dosi di pazienza, ad essere precisi). Io da sola non vi posso aiutare, posso rispondere a qualche curiosità al massimo e posso spiegarvi alcuni trucchetti che sulle brevi distanze funzionano, ma per ottenere realmente risultati concreti e di successo c’è bisogno di una squadra che sia composta da diverse professionalità, ecco perché in Growell siamo in tanti.

Detto ciò io spero che mamma abbia capito un pochino il mio mestiere, ma allo stesso tempo spero di aver fatto risparmiare qualche centinaia di euro a qualcuno che in maniera molto incauta sponsorizza i post della propria pagina senza un concreto lavoro di targettizzazione alle spalle. La prossima volta, in caso a qualcuno interessasse, vi spiegherò anche perché il numero dei followers non è così determinate come sembra e l’acquisto di seguaci randomici “tanto per fare numero” non è mai una buona idea. Voi dovete arrivare alle persone interessate alla vostra comunicazione, non ad una massa indefinita di gente che non sarà mai un vostro cliente. Ma ne parleremo un’altra volta, adesso sono stanchissima e me ne vado a dormire!

 

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