Quattro gatti al lardo: la caccia ai fantasmi

Tutto inizia con “Fidanzato Claudio! Ho un’idea!” e tutto finisce a Piazza Navona, alle tre della mattina. Cosa impariamo da queste pochissime righe? Che spesso ho idee di merda.

Era da tempo che io e Fidanzato Claudio volevamo andare a caccia di fantasmi, abbiamo infatti scoperto che Roma ne è letteralmente infestata. Ce ne stanno un bel mazzetto a Castel Sant’Angelo, due o tre vagano tra i vicoli attorno a Piazza di Spagna, qualcuno si aggira sulle sponde del Tevere… e poi in via del Governo Vecchio, al civico 57, c’è una vera e propria festina. Si tratta infatti del locale di punta dell’Altro Mondo. Una specie di Billionaire dei morti, dove entri solo se sei amico di quello, che è amico di quell’altro e via dicendo.

La nostra avventura richiedeva del supporto, quindi abbiamo chiamato immediatamente l’altra metà della mela. Da qualche tempo infatti abbiamo istituito il gruppo geriatrico vacanze, così per non sentirci soli in queste gitarelle della domenica: quattro gatti al lardo è il nome scelto per il magico quartetto, il quale comprende me, Fidanzato Claudio, Aristogracchia e Aristogracchio. Ma nello specifico caso non siamo rimasti soli a lungo, visto che ai gatti al lardo si sono aggiunti poi una Capocciara e un Fidanzato Fisico Vegano Cavernicolo (se vi state facendo domande sulla sanità mentale di questo povero ragazzo, sappiate che la risposta sta unicamente nella laurea in fisica). Poi per sfiga – sua, porello – mio fratello si trova a Roma proprio in questi giorni e, reduce di una sbornia durata più di 24 ore, non ha potuto in alcuna maniera tirarsi indietro. Vi lasciamo una diapositiva della squadra ghostbusters.

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Quindi armati di: cintura gialla, umorismo sardo, teorie fisiche quantistiche, Superga senza calze, post sbronza interessante e Treccani vivente, ci siamo immersi nella notte calda e umida di una Roma in piena estate.

Attorno a Piazza di Spagna siamo andati alla ricerca di Lorenza Serafina Feliciani. Della storia di questa donna voglio prendermi il tempo di scrivere qualcosa di più articolato, esattamente come feci al tempo per Beatrice Cenci. La signorina Feliciani, infatti, vive in un momento storico interessante, è compagna del misterioso e biricchino Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro e ha un incontro interessante persino con Casanova. Perciò sappiate che non mi dilungherò eccessivamente in questa sede, ma ne ricaverò la prossima avventura.

(Aristogracchi, la cosa vi riguarda, quindi non fate i vaghi e preparate lo zainetto)

Bene, però cosa ci interessa in questa sede di Lorenza Serafina Feliciani? Ciò che per forza dobbiamo raccontare in relazione al suo fantasma è che dopo esser stata condannata a ritirarsi in un convento, pare che lì sia entrata e successivamente scomparsa nel nulla. No, adesso non ve lo racconto perché è stata condannata al convento, per ora vi dovete accontentare di questa informazione. Fatto sta che è sparita, evaporata, sublimata nel nulla. Il suo fantasma invece sembra infestare ancora i vicoli attorno al convento in questione, nei pressi di Piazza di Spagna. La si dovrebbe vedere bene nella notte del 27 dicembre, anniversario dell’inizio della sua tragedia personale, mentre in tutti gli altri giorni dell’anno si dovrebbe poter sentire un uomo che la cerca, disperato, chiamandola per nome. Loreeenza, Loreeeeenza! Noi siamo andati a cercarla fin sotto alla porta del convento nel quale Lorenza è sparita, ma niente. Nessuna traccia di lei, del suo fantasma, del marito che la cerca disperato e di qualsiasi altro essere vivente o no. Però ringraziamo fortissimo zia Virginia Raggi che per l’occasione ci ha spento le luci dei vicoli rendendo la caccia molto più paurosa e suggestiva.

Da Piazza di Spagna poi siamo andati verso Castel Sant’Angelo, con la calma e non con poca strizza visto che Fidanzato Cavernicolo della Capocciara, sembrava avere lo strano potere magnetico di accendere cose e spegnerle al suo passaggio. Non mi sono fatta troppe domande, faceva ambient e mi stava benissimo così. Sul ponte della famosa fortezza non potevano non trovare Beatrice Cenci, quella della storia che vi abbiamo raccontato in maniera molto dettagliata qui. Il fantasma della ragazzina pare comparire preferibilmente nelle notti di luna piena e nell’anniversario della sua morte (o nella notte precedente, quindi quella tra il 10 e l’11 settembre). A questo spiritello piace girare con la propria testa in mano, tenuta per i capelli. Non propriamente un bel vedere, ma sicuramente pertinente alla tematica “Morti per morte violenta”. No, non abbiamo trovato nemmeno Beatrice, ma da quelle parti c’è sempre qualche menestrello che per pochi spicci regala della buona musica ai passati.

Scendiamo poi sul Lungotevere e iniziamo la lunghissima passeggiata che ci conduce a Ponte Sisto dove troveremo ammassati un bel po’ di fantasmi di quelli ignoranti. Nelle notti più fredde, e per questo noi ci siamo andati a fine luglio, dovrebbero essere visibili le anime dei poverelli annegati nel Tevere e che lì, in quell’ansa, andavano ad incagliarsi. Venivano recuperati dalla confraternita dei Sacconi Rossi, confraternita che esiste ancora a scopo celebrativo. Questo gruppo di fedeli, riconoscibile per dei lunghi mantelli di colore rosso, andava a raccogliere i cadaveri di coloro che venivano trascinati dal Tevere privi di vita e davano a questi sfortunati degna sepoltura cristiana. La sepoltura dei corpi non riconosciuti avveniva attorno all’isola Tiberina, ma papa Gregorio XVI vietò successivamente le sepolture di questo genere per questioni sanitarie e quindi le spoglie vennero tumulate al Verano, in una fossa comune. Ancora oggi, il 2 novembre, viene celebrata una messa in ricordo di queste vittime annegate, ed il Fatebenefratelli ha richiesto il ripristino della confraternita, ottenendolo senza troppi problemi. Però, anche in questo caso, nessun avvistamento per noi.

Passiamo sotto a Ponte Sisto dove probabilmente siamo arrivati o troppo in ritardo o troppo in anticipo perché non siamo riusciti a vedere la carrozza di Olimpia Pamphilj che sfrecciava in fiamme lontano dal Vaticano. Un gran peccato, già. Ma se a Roma non hanno orari i mezzi dell’ATAC non vedo perché dovrebbe averli la carrozza fantasma della Pimpaccia. Anche in questo caso sono molto combattuta, so perfettamente che per completezza d’informazione dovrei raccontarvi tutta la storia della Pimpaccia, ma… me la vorrei riservare. Si tratta infatti di un intrigo molto molto interessante e potrebbe essere il tema di una nuova avventura, quindi vogliate perdonarmi, ma non aggiungerò altro alla storia di questa brutta e antipatica signora. Che poi, lo so bene che potreste andare a cercarvela in autonomia, ma mi piace pensare che siate affezionati a me e che aspetterete di leggere le mie storie. (Illusa! Illusa! Illusa!)

Mentre ci dirigiamo in via del Governo Vecchio, al civico 57, notiamo una cosa molto interessante. Un battello sul Tevere, un’imbarcazione che sembra abbandonata, ha due luci accese al suo interno. Armati quindi di tanto coraggio e di cintura gialla dell’Aristogracchia, decidiamo di avvicinarci scendendo le scalette. Ovviamente, per rendere tutto più tetro, non c’è anima viva e una volta avvicinati inizia l’esplorazione della bagnarola. Dentro davvero non c’era nessuno, all’apparenza, ma possiamo giurare di aver visto luci accendersi e spegnersi. Stiamo ancora indagando e per il momento l’ipotesi di un timer automatico è quella più accreditata. Timer o no, ci siamo presi una bella strizza collettiva. Ma neanche tanto. Insomma, il giusto.

L’appartamento inesistente è la nostra penultima tappa: si tratta dell’abitazione più infestata di Roma. L’11 maggio 1861 viene registrato un evento insolito, denunciato dall’allora padrone di casa tal Tromba. Pare che gli oggetti dell’abitazione vivano di vita propria, volando e andandosi a lanciare fuori dalle finestre. Materassi, candelabri, posate, sedie, set di piatti… tutto vola dalla finestra sebbene tutti i membri della famiglia Tromba siano scesi in strada spaventati dall’evento. Il signor Tromba ha chiesto aiuto anche ad un prete, cercando di esorcizzare la casa, ma niente. Il festino di spiritelli non intende cessare e di conseguenza la casa è stata abbandonata e le finestre sono state murate. Negli anni la casa non viene più registrata al catasto, quindi attualmente non esiste in nessuna carta e risulta completamente inesistente. Potendo chiunque andarci a vivere, nessuno s’azzarda. Aristogracchi e Capocciara ci hanno subito visto il business: un bel B&B e via che si fanno i petrodollari.

La nostra avventura finisce a Piazza Navona, a Palazzo De Cupis dove cerchiamo la mano della bella Costanza. E niente anche lì, Costanza probabilmente aveva di meglio da fare che rimanere appiccicata ad un vetro ad aspettarci. La sua storia però è molto bella e interessante, ma ve la racconto adesso senza farvi aspettare. Costanza aveva delle bellissime mani, talmente tanto belle che un artigiano decise persino di farne un calco. Tutti andavano ad adorare quelle dita lunghe e affusolate, fino a quando un forestiero travestito da frate non decise di profetizzare, alla povera Costanza, sciagura infinita. Le disse che avrebbe perso le sue bellissime mani e che sarebbe per questo caduta in rovina. La ragazza, spaventata, decise di chiudersi in casa per ridurre al minimo tutti gli incidenti che avrebbero potuto portarla alla perdita delle mani, ma evidentemente non aveva mai letto “La bella addormentata nel bosco”. Si punse infatti con un ago e a seguito di una bruttissima infezione i medici le amputarono la mano, purtroppo però il male le raggiunse il cuore e la ragazza morì. Si dice che, nelle notti di luna piena, sia possibile vedere Costanza appoggiare la mano alla finestra del suo palazzo. Ma l’altra sera non c’era la luna piena e niente fantasma per noi.

Si conclude così la nostra caccia ai fantasmi, senza alcun risultato ottenuto, ma con una manciata di nuovi amici nello zainetto. E che dire, vi diamo appuntamento alla prossima avventura che vedrà protagonista Lorenza Serafina Feliciani! Se volete venire con noi, nelle nostre passeggiate esplorative, tenete sotto controllo la pagina Qui la gatta ci cova perché in genere è proprio lì che mandiamo gli avvisi. Le squadre di esploratori e avventurieri sono per tutti, anche per i ragazzini, l’importante è portarsi dietro sempre un paio di litri d’acqua visto che si cammina per chilometri e chilometri!

Leggi anche il racconto esilarante degli Aristogracchi e della Capocciara!

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(L’immagine in evidenza è di proprietà Aristogracchi)

La caccia ai fantasmi è il primo progetto in collaborazione con gli Aristogracchi e dà il via alla nostra nuova esperienza “Quattro gatti al lardo”. Rimanete sintonizzati, ne vedrete delle belle!

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