La gatta e la volpe in “Vacanze RoNane”

“Ma è tua sorella?”

“No, è  mia amica”


“Piccolina!”

“No, la piccolina ha trent’anni”


“Le facciamo una domanda: secondo lei, io sono la sorella, l’accompagnatrice o l’amica di questa ragazza?”

“Direi l’accompagnatrice”

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Foto di repertorio correva l’anno 2013

Ed ecco alcuni esempi dei dialoghi tipo ai quali io e Francesca siamo oramai super abituate. Chi è Francesca? Francesca è l’amica mia alta un metro, be’ qualcosa meno di un metro, insomma… un metro con le scarpe. Io e lei ne abbiamo viste un bel po’: ci conosciamo da diversi anni e dal giorno che ci siamo conosciute ad oggi, di cose ne sono cambiate un sacco.

“Tu e Francesca siete proprio fortunate, pagate meno in treno ed entrate gratis ovunque”

“Sì, ma i nostri viaggi non sono mai giretti rilassanti”

Verissimo, in treno paga solo una di noi due e generalmente viaggiamo in prima classe al prezzo della seconda. Vero anche il fatto che (quasi sempre) entriamo gratis nei musei e se non è gratis, sicuramente paga solo una di noi due. Vero pure che non conosciamo code e attese, molto spesso non veniamo nemmeno sottoposte ad estenuanti controlli all’ingresso e qualche volta abbiamo il privilegio di poterci avvicinare un po’ di più ad un’opera rispetto al pubblico non disabile. Una gran fortuna, non è vero? Be’ no, non è così. Più che altro noi la viviamo come uno sconto, tanto che se qualcuno ci dicesse “Voi qui entrate gratis” noi potremmo tranquillamente rispondere “E grazie ar cazzo”.

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Altra foto di repertorio, forse era il 2014

Come sia vivere ad un metro d’altezza ve lo racconta direttamente Francesca nel suo blog, mentre io vi racconto cosa significhi essere amica di Francesca. Quando ci siamo conosciute le cose erano molto diverse rispetto ad oggi, le cose che lei faceva in autonomia erano molte meno ed io avevo la tendenza a sbrigare le faccende al posto suo pur di fare prima. In poche parole: io non avevo voglia e pazienza di attendere i tempi altrui e lei trovava piuttosto comodo non doversi cimentare in cose che lei stessa credeva di non essere in grado di fare. Non andavamo troppo in giro a quei tempi, il nostro spostamento massimo da sole era dal centro disabili dell’università alla mensa e dalla mensa allo studio della professoressa Franco, e comunque anche quei pochi spostamenti prevedevano tappe difficoltose, come i servizi igienici. Quattro anni più tardi eravamo già state a Venezia, a Innsbruck, a Firenze, a Bologna, a Padova, a Milano e… sicuramente da qualche altra parte che adesso non mi viene in mente. Nel corso di questi anni ci siamo calibrate un sacco su una relazione che non partiva da fantastiche premesse: tra di noi giocava un forte senso di colpa (di Francesca nei miei confronti) e un distruttivo quanto esagerato senso di responsabilità (mio, nei confronti di Francesca).

Nulla di più normale, pensandoci bene. Ad ogni passo io mi sentivo responsabile di lei, di ogni suo respiro, di ogni piccola cosa che le potesse capitare, nel mentre lei si sentiva in colpa per la fatica che fisicamente potevo fare nel doverla sempre spingere, nel doverla prendere in braccio, nel trascinare valigie e così via. Toccava trovare un modo per sopravvivere e rimanere amiche, senza che io mi trasformassi nella sua badante ed evitando che lei non volesse più muoversi per non affaticarmi eccessivamente. Questo è stato un processo del tutto naturale: man mano che lei provava a conquistare più autonomia rendendosi indipendente da me, io lasciavo che lei si assumesse parte delle responsabilità, evitando di accollarmene di non mie.  Quindi sì, mi dà un sacco fastidio quando mi scambiate per la sua badante, perché abbiamo fatto tantissima fatica per fare in modo che non fosse così.

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E non è stato facile, ma ci siamo riuscite. Francesca ha vissuto da sola a Padova, con un’altra sua amica fidata, ha preso la patente e ha imparato a prendere il treno senza un accompagnatore. La sua autonomia è aumentata quasi a raggiungere il massimo possibile in un mondo progettato per persone alte almeno un metro e venti, mentre io sono diventata molto più paziente e rispettosa dei suoi tempi, delle sue paure e del suo essere una donna adulta in grado di fare delle cose anche senza di me. E sì, entriamo gratis nei musei, grazie ar cazzo.

IMG_5609Quando un mesetto fa mi ha detto che sarebbe venuta a Roma approfittando del viaggio che avrebbe fatto anche mio fratello, ho iniziato subito a pensare a quanto sarebbe stato difficile vivere la città più disorganizzata d’Italia con una persona non in grado di muoversi come tutti gli altri. Come si sarebbe presa la metropolitana se moltissime fermate hanno l’ascensore che non funziona o il montacarichi mai entrato in uso? E come avremmo fatto con il tram 5 e il tram 19 che sono vecchissimi e senza rampe d’accesso? Vogliamo parlare dei notturni? Delle strade dissestate, dei sanpietrini… ommioddio che ansia, che panico, era meglio Venezia! Già, meglio Venezia, quella con un sacco di ponti e nessuna rampa, quella che ogni venti metri toccava scendere dalla carrozzina, portare al di là del ponte Francesca, tornare indietro e portare la carrozzina, tornare ancora per prendere le valigie. Poteva davvero essere meglio Venezia? Nel mio immaginario sì, ma invece no.

Roma ci ha messo alla prova, davvero tantissimo. Probabilmente senza l’aiuto di fidanzato Claudio e di fratello Pietro non sarebbe stato così semplice, tuttavia abbiamo visitato un sacco di posti, cedendo solo sulle catacombe (più per il caldo che per la paura dell’accessibilità). Per quanto riguarda l’agibilità per i disabili delle varie zone, sono abbastanza sicura che potrete trovare dettagliatissime informazioni sul blog di Francesca e di lei vi lascio tutti i rifermenti per seguirla sui social.

Vincono: i Musei Vaticani ed il loro personale super efficiente ed efficace nell’aiutarci a superare tutte le varie barriere architettoniche, vince la metro B (fermate Eur Magliana, Piramide e Monti Tiburtini) per gli ascensori funzionanti, vince il personale ATAC che s’è mostrato premuroso e sempre pronto ad aiutarci. Ostia Lido Centro ed il suo trenino per raggiungerla non ci ha creato nessun problema, anzi un plauso alla macchinista che nonostante le parolacce dei viaggiatori ci ha cambiato il treno all’ultimo per non farci morire su un mezzo privo di aria condizionata. Vince anche Villa Torlonia, totalmente accessibile e la caffetteria Arnold Coffee con tanto di rampa di accesso all’entrata. Vince pure lo stabilimento El Miramar di Ostia Lido che ci ha accolti in 4 con ombrellone e lettino a 20€ contro i 40 richiesti dallo stabilimento accanto. Il tram 3 che apre in linea con il marciapiede e non crea problemi di accessibilità, al contrario di quelli più vecchi. Okay anche per Galleria Borghese e bravissimi gli operatori nell’aiutarci a sbrigare le pratiche per gli ingressi disabili con accompagnatore.

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Falliscono: malissimo per la metro A fermata Barberini, niente ascensori, niente montacarichi, totale inaccessibilità. Male anche per il tram 5 e il tram 19 nelle loro vetture vecchie, impossibile viverci con una carrozzina. Male il parco di Villa Borghese, più una giungla che un giardino se visitato con una carrozzella, male anche per il sito internet di Galleria Borghese, non ci si capisce una mazza quando si cerca di prenotare per i disabili. Accessi ai marciapiedi un po’ alla cazzo di cane, macchine parcheggiate sui pochi accessi disponibili, rampe non funzionati sulla maggior parte dei mezzi ATAC. E ATAC infame, perdonatemi, ma con il loro scarsissimo impegno per l’accessibilità si permettono pure di far pagare il biglietto intero sia al disabile che all’accompagnatore, ‘tacci loro. 

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7 pensieri riguardo “La gatta e la volpe in “Vacanze RoNane”

  1. Il tuo blog mi piace molto, e la narrazione dell’amicizia tra te e Francesca è molto bella, diretta, semplice e che mette i puntini sui posti dove devono essere messi, per come la penso io. Ciao Elisa.

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  2. Che bello questo racconto del vostro percorso di crescita. Che bella la vostra amicizia che si è evoluta con voi. Peccato per i lati negativi di Roma, anche se, brutto dirlo, mi sono quasi più stupita per i lati positivi che hai raccontato ma che mi fa davvero tanto piacere che ci siano! Spero che in futuro migliorino anche le attuali pecche!

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