Sotto questo sole – New York 1941. Forse

Agosto è il mese in cui mi dedico di più alla lettura; normalmente è il periodo in cui mi concedo il lusso di leggere qualcosa solo per il gusto di leggere. Ho bisogno di storie veloci, interessanti e incalzanti che possano tenermi compagnia sotto all’ombrellone. Necessito di storie coinvolgenti, ma allo stesso tempo non invasive, che mi stimolino la fantasia senza però appesantirmi.

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Luca Giribone fa centro perfetto con il suo libro “New York 1941. Forse” e assolve al compito del sollazzo senza troppe pretese. Siamo oltre oceano, negli anni quaranta, Frank Logan è un giornalista d’assalto che ha tra le mani lo scoop della sua vita. La vicenda si confonde tra passato e presente e viene presentata attraverso un taglio quasi cinematografico. Non sarà difficile infatti, per i ricchi di fantasia come me, immaginare le intere scene in bianco e nero, riuscendo tranquillamente ad evocare l’odore del tabacco e dell’alcol di un appartamento della Grande Mela.

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Il volumetto dell’ Europa Edizioni si legge semplice, scorre veloce e carpisce l’attenzione. La scrittura è articolata e costruita in modo tale da restituire delle immagini tipiche del noir psicologico, tuttavia non stucca e non appesantisce quasi mai. Non manca naturalmente il colpo di scena che sconvolge la trama, così l’attenzione del lettore viene tenuta alta senza particolari stratagemmi, ma con assoluta onestà.

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Il romanzo non è un giallo e non è un thriller: è un percorso profondamente introspettivo nella psicologia dei tre personaggi principali, i quali attraverso ricordi e lacune intrecciano la loro storia tra passato e presente.  Luca Giribone cerca di infilarsi in un genere prettamente americano, con l’intento di restituire le atmosfere dei film noir di Altman e Francis Ford Coppola, senza dimenticare l’interesse vivo per l’inconscio tipico di Hitchcock. 

“New York 1941. Forse” è il romanzo d’esordio di Luca Giribone al quale va riconosciuta una fervida immaginazione e un’aggressività narrativa tipica, probabilmente, di coloro che intendono regalare ai lettori continui colpi di scena. Di sicuro  Giribone non annoia, seppur presenti ancora qualche incertezza legittima di chi si approccia al grande pubblico per la prima volta. L’autore promette bene e ne riparleremo, rimaniamo in attesa degli altri due suoi romanzi ancora in lavorazione, chissà se leggeremo ancora qualcosa di Frank Logan.

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Trovo comunque molto coraggioso e quindi degno di nota l’atteggiamento di questo autore emergente che si cimenta in un genere non prettamente italiano, rischiando di scadere in luoghi comuni e in situazioni già viste. Giribone riesce a camminare tranquillamente sul filo del rasoio senza perdere di vista l’obiettivo e per questa ragione merita, a mio avviso, una possibilità concreta nel mare della scrittura emergente italiana.

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