Senza vergogna: no, non lavoro gratis

È da molto tempo che voglio scrivere questo post e finalmente ho trovato il mood corretto per farlo. Per qualche ragione, ho temuto la vergogna nell’ammettere che il mio tempo, speso per un cliente, sia tempo prezioso e che pertanto con esso vada ricambiato. Ma perché temevo la vergogna? Vergogna di cosa? 

In realtà questa cosa è uscita spesso confrontandomi con alcuni miei amici grafici, fotografi, meccanici, idraulici, editor e via dicendo. Se non rivendi qualcosa, allora il tuo lavoro può essere percepito come un “favore per un amico”. Quindi, nell’immaginario collettivo, è sconveniente prendere una maglietta in un negozio senza pagarla (più che altro è furto conclamato), invece chiedere ad un amico la review di un testo, un’occhiata alle tubature del bagno o una pulita alla coppa dell’olio è percepito come un piacere personale dal quale si può tranquillamente prendere congedo attraverso un semplice “grazie”.

No, non si fa così. O meglio, può essere fatto quando è il professionista-amico stesso che vi dice “vabbè dai, per stavolta facciamo che mi offri una birra!”, ma non date per scontato che si possa risolvere a cantucci e vino. Il vostro amico ha impiegato del tempo per aiutarvi nel vostro problema, probabilmente ha messo in secondo piano un altro cliente meno urgente, forse ha rinunciato ad un appuntamento di lavoro per starvi appresso. Ringraziatelo chiedendogli la parcella, non proponetegli una pacca sulla spalla e una birra al bar: non è rispettoso per niente. Un libero professionista non prende la busta paga il 5 del mese, il libero professionista costruisce giorno per giorno il proprio compenso per vivere, quindi se voi non lo pagate, nessuno lo rimborserà per quelle ore spese con voi.

Troppe volte è andata così ed io, personalmente, sono arrivata al capolinea. Dopo aver lavorato dei mesi gratis per una persona che mi ha giusto pagato qualche pranzo e poche altre cose irrisorie e dopo aver cercato – inutilmente – di ottenere un compenso minimo (parliamo di 250 €, praticamente un rimborso spese ridicolo) ho deciso che quella sarebbe stata l’ultima. Il mio tempo, il mio lavoro è frutto di studio e formazione costante, solo chi sta con me e chi mi conosce sa quanto io passi tempo sui libri, sugli aggiornamenti e sui saggi più “freschi”. No, fare il copywriter non è “scrivere cose carine e venderle”, il mio lavoro è fatto di continue sfide in un mondo che cambia velocissimamente. Quello che è buono oggi, domani è già vecchio e tu sei lì che corri come un dannato per garantire ai tuoi clienti sempre la merce migliore. Praticamente sono un pescivendolo! 

Oggi ho diversi clienti e non me li sono fatti aspettando che mi piovessero dal cielo, ho mostrato unghie e denti dando il mio tempo solo a coloro che dimostravano di riconoscere il mio impegno e la mia professionalità. Ho dovuto mettere da parte alcuni amici che mi hanno chiesto una mano e sì, li ho messi da parte perché ho dato la precedenza a chi mi poteva pagare. Sono materialista? No, devo riempire il frigorifero e pagare l’affitto, esattamente come ognuno di voi. Chi ha interpretato questo mio gesto come maleducazione, ingratitudine o superbia sappia che non è così e che a trent’anni – in una città dove sono sola – non posso certo permettermi di perdere la casa e le quattro cose che sono riuscita ad ottenere andando, per sei mesi, a friggere polpette.

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Bè, onestamente non sono in grado di portare rancore, solo alcune mattine mi parte il rodimento di culo perché magari vedo i miei debitori che se ne vanno a spasso per località marittime che io mi in una vita potrò permettermi e poi, quando chiedi il tuo compenso, o non ti rispondono o ti dicono che “è un momento difficile”. ‘Tacci loro.

Detto questo, con tutto il bene che posso volervi, sappiate che non lavorerò mai gratis per nessuno di voi. Chiederò il mio compenso, adattandolo alle vostre esigenze e venendo in contro alle situazioni che lo richiedono: ma io se lavoro voglio essere pagata e questo non dovrebbe rendermi meno amica o meno gentile. E nessun libero professionista dovrebbe lavorare automaticamente gratis quando si parla di amici o parenti, farlo dovrebbe essere una scelta non una situazione data per scontata. Posso lavorare gratis? Sì, se mi va, ma sicuramente non se viene dato per scontato. Nessuno di voi, infatti, pretenderebbe di andar a far la spesa gratis al supermercato, nemmeno se quella particolare filiale è gestita dallo zio. E allora perché si possono venire a chiedere testi persuasivi a me dando per scontato che lo consegnerò, rapidamente, senza pretendere nulla in cambio?

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Mi è capitato di lavorare gratis e l‘ho fatto perché io l’ho deciso io. Mi è capitato che da un’amica mi venisse detto che la parcella se l’era mangiata il cane e ho ringraziato. Mi capita di fare un favore, così come mi capita di riceverli, ma non può essere la regola e soprattutto non può essere implicita ogni sacrosanta volta. Ma conosco una persona che si fa le vacanze a Cuba e ancora non ha dato 400 miseri euro ad un gruppetto di attori professionisti in virtù del fatto che “uno di questi è il fidanzato di Elisa”. E quindi? Niente, questo lo rende automaticamente ricco sfondato a tal punto da poter lavorare gratis per gente che nemmeno conosce. Certo, intanto io ci ho piazzato una bella figura di merda con tre perfetti sconosciuti.

Riassumendo? Non lavorate gratis se non lo volete voi, siate intransigenti e mettetelo in chiaro subito, senza vergogna. Questo non solo vi rende più professionali, ma dà anche più valore al vostro operato e alla vostra competenza. Però non smettete d’essere gentili, siate in grado di riconoscere chi non può da chi non vuole, ai primi venite sempre incontro. Senza vergogna, chiedete il vostro compenso. È vostro e ve lo siete meritato, non c’è niente di sconveniente nel farsi pagare un lavoro.

E se invece chi legge è un cliente o un potenziale cliente di un libero professionista, sappiate che il lavoro degli altri si paga quello che vale altrimenti fatevelo da soli oppure fatene a meno.

Chiedo scusa, ma quanno ce vo’ ce vo. 

8 pensieri riguardo “Senza vergogna: no, non lavoro gratis

  1. “Costruisce giorno per giorno il proprio compenso per vivere”. Mai parole furono più sagge soprattutto per noi blogger la situazione da questo punto di vista è tragica… tutto è dovuto! Il nostro guadagno secondo alcune presunte aziende dovrebbe essere la pubblicità/visibilità ma io il latte con con questo tipo di guadagno non lo compro. All’iniZio anche io mi vergognavo di chiedere ma sono arrivata al limite anche io soprattutto quando ti accorgi che se ne approfittano. Quindi a costo di sembrare troppo “materiale”, la questione economica la chiarisco da subito. Basta lavorare per la gloria!!!!

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    1. Esattamente! Noi non paghiamo la scuola dei nostri figli con la visibilità e con l’esperienza, la paghiamo con i soldi: come tutti. Quindi basta vergogna, vuoi la mia creatività? La paghi, altrimenti il lavoro te lo fai da solo.

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  2. Ecco, a proposito di lavorare gratis… Ciao sono Stefano e ora siamo amici, quindi ti chiedo di darmi una consulenza gratuita 🙂 : sono due anni che la mia commercialista mi fa la dichiarazione dei redditi e quando le chiedo “quando posso passare per pagare la parcella?” mi dice sempre che c’è tempo, che non è importante, che ci ha lavorato 2 minuti. Ora è vero che la mia dichiarazione non richiede molto tempo e che lei sa anche che non navigo nell’oro, però non mi piace che lavori gratis per me. Come posso dirle in modo carino, non vorrei sembrasse che io non apprezzi la sua disponibilità, che è giusto che quantifichi il suo lavoro?

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