C’era una volta un cuoco: Mabe e la sua cucina spontanea

Vi devo raccontare un’avventura vera, di quelle che non pensi mai possano accadere proprio a te. Eppure, proprio ieri sera, io e Fidanzato Claudio, mentre eravamo sulla via del ritorno, ci siamo smarriti in una foresta incantata. Due tre passi o poco più, uno spintone per ridere, un bacio dato ad occhi chiusi e non eravamo più a piazza Mirti, ma in un altro posto, in un altro luogo, senza spazio e senza tempo. Un lungo corridoio tra piante grasse e biciclette ci conduceva verso un profumino invitante e più ci avvicinavamo a quella che sembrava essere una meta, più ci accorgevamo del fatto che quello non era più il pianeta Terra.


«Regà, ve la l’abbiamo detto cento volte che vi drogate male!» 

«No dai, seriamente, credetemi!»


Ieri sera siamo stati ospiti del ristorante MABE in Piazza dei Mirti, a Centocelle. Potete anche non crederci e accusarci di tossicodipendenza, ma sappiate che abbiamo un sacco di fotografie che testimoniano quanto sia magico quel posto. Il locale si trova proprio in piazza, l’entrata è piccolina e discreta, ricorda molto il tunnel nel quale si infila Alice. Ed è proprio un paese delle meraviglie quello che si apre in fondo al corridoio: nani da giardino, piante grasse e fiori colorati, cassette della frutta e tappi di sughero appesi. Piastrelle colorate incorniciano le pareti, al di sopra di noi un quadrato blu e azzurro luminosissimo che apre l’ambiente. Uno spazio piccolo, ma allo stesso tempo molto ampio: vi è grande respiro e una continuità discreta tra l’esterno e l’interno, grazie alle immense vetrate che donano luce al tutto.


«Elì, siamo alle solite: te stai a perde. Come se magna?»

«No vabbè, ma con voi non si può parlare d’altro eh!»


Il menù è essenziale, pochissimi piatti. Ci accorgiamo immediatamente che la scelta è ridotta, ma allo stesso tempo molto curata. Poche cose, ma centrate. Antipasti, primi e secondi li troviamo accompagnati da vini pregiati che meritano una carta a parte: il tutto presentato da Alessio, uno dei due proprietari e il responsabile della sala. Scegliamo di assaggiare di tutto un po’: facciamo un tuffo nel mare con un misto di crudi e poi torniamo sulla terra con un piatto di tonnarelli al ragù bianco di agnello. Personalmente sono sempre stata molto rompi palle sulle ostriche, se non sono fresche me ne accorgo subito: mi piacciono moltissimo e se potessi vivrei solo di quelle. Potete anche non crederci, ma quelle di ieri sera erano di primissima scelta, tanto che non ho nemmeno osato mettere il limone quando mi sono sentita arrivare alle narici il profumo salmastro del mare. Ci lasciamo ovviamente guidare nella scelta del vino bianco e nel frattempo chiediamo ad Alessio cosa significhi “Cucina spontanea” giacché, sotto all’insegna, questa dicitura fa da sottotitolo al nome del ristornante. A spiegarcelo arriva lo chef in persona: Rocco. Ci racconta che è loro intenzione avere sempre sul tavolo le migliori cose che la natura ci offre, assecondando quindi ciò che le stagioni propongono, ciò che il mare accompagna sulla terra, senza forzare con ingredienti surgelati o fuori dal tempo. Ci dice che per avere un prodotto di qualità dobbiamo attendere il momento giusto, perché la freschezza non è qualcosa che si possa comandare, ma qualcosa che in dono si riceve. A tempo debito, con calma.

Ostriche e carpaccio di tonno con bottarga

Felicissimi di tutte queste spiegazioni e dell’accoglienza impeccabile, chiedo di fare un giro per il locale e mi si accompagna fino alla cucina. E lì capisco il motivo per il quale, nonostante si cucini pesce e carne allo stesso tempo, i sapori non si mischino nei piatti quando arrivano al tavolo. La cucina è a vista e ciò che balza all’occhio è l’incredibile organizzazione e la pulizia. Mia madre andrebbe in fibrillazione costatando che, sul banco di lavoro, sia possibile eseguire un’appendicectomia senza rischiare un’infezione batterica. Pulito, pulito ai massimi livelli e tutto perfettamente organizzato. Con ciò mi spiego anche perché il locale si prenda la libertà di accogliere, senza troppi problemi, anche coloro che necessitano di una cucina gluten free.

Tartare di denditce servita con salsa di ananas caramellato. Tonnarelli con ragù bianco d’agnello e Parmigiano Reggiano

Quindi non ci resta che ordinare il dolce e veniamo colti da diabete improvviso quando ci portano la lista. Anche in questo caso poche cose, ma perfette. Scegliamo il Tiramisù con lingue di gatto e i Brownie con salsa ai frutti di bosco, nocciole e panna. Cosa vi posso dire? Io e Fidanzato Claudio siamo quasi venuti alle mani, sebbene fossimo più che sazi entrambi. Il momento del dolce è sempre il mio preferito e anche in questo caso sono stata colpita da entrambe le proposte arrivate sul tavolo. E dal cucchiaio di Fidanzato Claudio mentre mi cimentavo nel tentativo di rubargli un altro boccone di Tiramisù. Ah, non ho potuto assaggiare nemmeno una lingua di gatto, indovinate perché?

Tiramisù con lingue di gatto e Brownie con nocciole, panna e salsa ai frutti di bosco

Una scoperta bellissima, proprio dietro casa mia. Mabe è un locale molto carino, arredato con gusto e molto intimo. La musica è presente, ma non disturba, il volume è moderato e piacevole. Il servizio è molto buono, non vi è da aspettare molto tra una portata e l’altra, anche se il locale ha molti tavoli occupati. Il posto è perfetto sia per una cena romantica, che per una cena tra amici grazie allo spazio esterno dov’è possibile sentirsi un po’ più liberi di far caciara. Potete andare tranquillamente anche con i vostri bambini, senza problemi. Al locale è possibile anche fare aperitivo con 8 Euro, vino e assaggi vari di qualità assicurati!

In conclusione, che siate amanti del pesce o della carne, non potete non provare a fare un salto da Mabe, Piazza dei Mirti 19, 00172 Roma. Numero di telefono: 06/89017177. Indirizzo mail: maberestaurant@gmail.com, indirizzo web: www.maberestaurant.it

E adesso mi credete o no? Bé, allora andate a verificare di persona, malfidati. 


 

Cena di carne alla brace a Centocelle?

Scegli Grano e Brace!

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