Dunkirk: non solo un altro film di guerra.

L’altra sera, non sapendo come festeggiare l’arrivo delle piogge autunnali, abbiamo deciso di andare al cinema. Non credevo fosse possibile, nel 2017, riportare a nuovo splendore le antiche usanze ormai perse nell’oblio della memoria culturale del nostro popolo, ma è evidente che dopo mesi e mesi di siccità senza sconti, un evento come un bell’acquazzone andasse celebrato a dovere.

A questa va aggiunta la ragione meno mistica e più pratica dell’aver dei soldi da parte, una volta ogni tanto: così, dopo averne spesi la maggior parte per le cose di casa (abbiamo perfino un asciugacapelli!) ci è sembrata un’ottima idea raggiungere il nostro vicino Cinema Broadway, rifornirci di popcorn e coca cola, entrare nella sala semi deserta, sceglierci il posto (sì, ci dovrebbero essere quelli assegnati, ma nessuno mi impedirà mai di prendermi i posti centrali della terza fila a partire dal basso, nessuno!) e finire i nostri popcorn prima che inizino i trailer dei film in uscita. Tanto che poi la gatta mi guarda e fa (e questo tra uno spot e l’altro): che ne dici di un altro giro di popcorn?

Cosa siamo andati a vedere? Un film che avevo in programma da parecchio tempo, e che temevo sarei riuscito, come ogni volta che voglio assolutamente andare al cinema, a farmi scappare. Come la settimana scorsa quando al botteghino del cinema ho chiesto un biglietto per quel film che volevo assolutamente vedere, e ogni giorno mi dicevo “domani vado”: Via col vento.
Questa volta è andata meglio, e prima di perdere l’occasione, abbiamo preso i biglietti per l’ultimo (capo)lavoro di Cristopher Nolan: Dunkirk. Che poi era tutto quello che sapevo del film che stavamo per andare a vedere, uno dei miei registi preferiti che gira un film ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale; anche solo questo è bastato per fiondarmi in sala appena possibile.

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Ci sarebbero davvero tante cose da dire su una pellicola – non è una figura metaforica, è stato davvero girato su pellicola – che secondo me rappresenta forse il punto più alto della cinematografia di Nolan. Le tre linee narrative che si muovono su fasi temporali sfalsate arrivano a accordarsi nel finale in un crescendo degno di un compositore, dimostrando ancora una volta la capacità dello scrittore/produttore/regista di lavorare intrecci diversi nello spazio e nel tempo all’interno dello stesso film senza perdere nemmeno per un momento la coerenza e la fluidità, cosa non sempre garantita per esempio in Memento, suo film del 2000.

La storia – o le storie –  ci portano a Dunkerque, città portuale francese al confine con il Belgio, nel 1940. La Germania nazista ha iniziato la sua offensiva contro la Francia, che tenta di difendersi grazie all’aiuto degli alleati inglesi. Tuttavia, la superiore forza militare tedesca, porta le truppe inglesi e francesi ad essere circondate nella cittadina affacciata sulla manica, in attesa dell’evacuazione. Una ritirata, una sconfitta, ma che salverà centinaia di migliaia di vite. Vite che poi saranno stroncate da altri cinque anni di guerra, ma tant’è. Nello specifico, l’occhio dello spettatore vive quasi in prima persona tre vicende: due giovani soldati che tentano di scappare dalla cittadina in guerra; una piccola imbarcazione civile che si è proposta volontaria per aiutare l’evacuazione di Dunkerque con il suo equipaggio composto da un signore anziano con suo figlio e il suo amico coetaneo; la missione di tre caccia inglesi inviati a fornire copertura durante le operazioni di imbarco contro gli aerei nemici. Queste tre linee narrative non avvengono però in contemporanea: prendendo come punto di riferimento l’avvenuta evacuazione di Dunkerque, le tre storie avranno inizio, rispettivamente, una settimana, un giorno e un’ora prima.

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A fare da filo conduttore non è solo il magistrale montaggio di Lee Smith (alla sua settima collaborazione con Nolan) che se non gli danno l’Oscar quest’anno devono cancellare il premio al Miglior Montaggio, ma anche la musica di Hans Zimmer con il suo ottimo lavoro non tanto sulle melodie, decisamente in sottofondo rispetto ad altri film in cui fanno quasi da protagonista insieme agli attori, quanto sui ritmi e i tempi che contribuiscono a rendere perfettamente la progressiva accelerazione del film che arriva a un ritmo quasi frenetico sul finale, per poi rallentare in coda.

A proposito di attori, il cast. Per una sceneggiatura lunga appena 76 pagine (luna più o meno quanto la mia tesi di laurea, ma questa è un’altra storia) e con i dialoghi ridotti al minimo, si potrebbe pensare che non ci sia bisogno di chiamare pesi massimi di Hollywood e oltre come Tom Hardy, Cillian Murphy, Kenneth Branagh e Mark Rylance. E invece è andata proprio così. Inutile dire quanto riescano ad essere strepitosi, insieme a tutti gli altri attori più giovani, nel rappresentare il lato più crudele e doloroso di una guerra senza eroi; menzione speciale per Harry Syles alla sua prima interpretazione: mi viene quasi da chiedermi se non gli convenga dedicarsi al cinema e lasciar perdere gli One Direction.

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Ultimo aspetto di cui vale la pena parlare è quello tecnico: ho già scritto che Nolan ha usato la pellicola per girare questo film, cosa che si vede molto bene al cinema; colori attenuati e maggiori sfumature si sposano magnificamente con l’ampio uso di camere a mano, rendendo tutto il film estremamente coinvolgente. Quello che ancora non ho detto, chicca volutamente lasciata per ultima, è che per la realizzazione delle scene di combattimenti aerei e navali la CGI (grafica al computer, per intenderci) è stata ridotta al minimo, preferendo utilizzare aerei e navi d’epoca o, in alternativa, riproduzioni fedeli delle stesse tramite velivoli e imbarcazioni “mascherate”; per non farci mancare nulla, sono stati anche realizzati modelli in grande scala fatti esplodere e affondare durante le riprese.

Personalmente, credo che sia uno dei più bei film sulla Seconda Guerra Mondiale, forse addirittura migliore di Salvate il Soldato Ryan, e il miglior lungometraggio mai realizzato da Nolan. E voglio dire, lo sto mettendo sopra alla trilogia del Cavaliere Oscuro, Interstellar, Inception e Memento. Che dite, glielo diamo un Oscar quest’anno?

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