A spasso con Leading Roma

Elì, ma questa cosa si può considerare attività fisica vero?


Rassicurate Chantal, confermatele che dopo queste due orette di pedalata costante può stare tranquilla e passare il resto della giornata a fare il muschio nel suo amato piumone. Tra l’altro – piccolo aneddoto – Chantal usa il piumone anche ad agosto. Povero Degortes.


Elì, ma non dovevi parlare della Bike Tour Experience?

Sì, ma il blog è mio e faccio quello che mi pare.


IMG_1623.JPGDiapositiva dello sguardo preoccupatissimo dell’Aristogracchia

La verità è che potrei centrare tutta la copy di questo blog post sul fatto che Chantal non andava in bicicletta dall’età di nove anni e che non eravamo troppo sicuri che fosse una buona idea sguinzagliarla tra la folla di turisti notoriamente già distratti di loro, ma poi ci toccherebbe consolarla dicendole che no, non è vero che ce la prendiamo sempre con lei. E invece è vero, ma riusciamo sempre a sfangarla con un cornetto alla crema. E allora cominciamo! I quattro gatti al lardo questa volta erano tre!

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Questa mattina, grazie a Leading Roma abbiamo avuto modo di visitare alcuni luoghi centrali della nostra bellissima città: siamo stati nel quartiere ebraico, sull’isola tiberina, circo massimo, giardino degli aranci e … non mi ricordo, ma sono certa che mi stia sfuggendo qualcosa. Insomma, è stata una bella pedalata, non priva di attimi di panico e delirio. Fortunatamente abbiamo risolto tutto segnalando la bicicletta di Chantal con una foglia ingiallita (?) non ha alcun senso, lo so. Che abbia senso o meno, non ha importanza. Ho scoperto che alle volte è bene compiere atti a caso, ingiustificati, tanto per tenere in allenamento la capacità di farsi una risata fine a se stessa. E con gli Aristogracchi questa cosa mi viene sempre bene.

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Dicevo, in tutto questo, Leading Roma non vi fornisce unicamente la bicicletta (tra l’altro bellissima e comodissima), ma vi segue lungo tutto il tragitto assegnandovi una guida specializzata che vi spiegherà curiosità, aneddoti e passaggi storici di tutte le zone che vi fermerete a visitare. Praticamente è come avere una Wikipedia personale con riconoscimento vocale. Comodo, no? I percorsi sono tanti e diversi, per tutte le età e per tutte le tasche. I prezzi partono dai 38€ per il giro arancione che è ovviamente disponibile anche in lingua inglese. Per gli altri tour e i relativi prezzi clicca qui

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La mia meta preferita delle tante di questa mattina? Il giardino degli aranci. Mi piace tantissimo andare lassù e il perché credo sia ben scontato per tutti coloro che ci sono passati almeno una volta. Il panorama è una meraviglia, tant’è che è sempre pieno zeppo di turisti.  Poi oggi c’era anche un bravissimo cantante/chitarrista che suonava alcuni pezzi di Rino Gaetano e De Andrè e non ho potuto fare a meno di perdere 10/15 minuti per canticchiare assieme a lui le mie canzoni del cuore. Mi è mancato un sacco fidanzato Claudio che in questi giorni sta lavorando come Zombie a Cinecittà World. Sob.

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Comunque sia, dopo una pausa al Circo Massimo, abbiamo cominciato il rientro ben consapevoli che all’arrivo ci stavano aspettando dei fantastici cornetti caldi e il succo di frutta. Francesco e Giorgio infatti ci hanno coccolati per bene, pensando anche a farci trovare una colazione degna di essere chiamata tale. Sì, abbiamo delle diapositive, tranquilli. Eccole qui.

Conclusioni? Che volete che vi dica, per me è stata praticamente un’ora d’aria dopo una settimana allucinante (il Papa, le cose…) e devo ammettere che mi ci voleva proprio. Ultimamente non ho molto tempo per stare con gli amici e alcuni di loro non li vedo proprio da tantissime settimane, quindi una pedalata spensierata con un paio di loro è stata proprio una buona idea anche se il tempo non era assolutamente dei migliori. A un certo punto mi sembrava quasi piovesse, ma non ci ho fatto troppo caso. Leading Roma è un buon servizio per fare qualcosa di diverso, per fare un po’ di movimento e al contempo andare alla scoperta di alcuni angoli della città che non avremmo visto mai da soli. Queste cose, sebbene così si creda, non sono unicamente indirizzate ai turisti. C’è per esempio un tour pensato su Ostia Antica che a me piacerebbe molto fare, non escludo si possa realizzare già nelle prossime settimane.

IMG_1951.JPGDiapositiva della gioia immensa di Chantal nel ritrovarsi viva al temine del giro e di Degortes nel constatare di avere ancora una fidanzata tutta intera!

Va bene, direi che ho sproloquiato abbastanza di oggi e mi cala un pochino la palpebra. Io credo anche di avere un paio di linee di febbre, quindi con massima ironia e massimo rispetto (cit) mi avvio verso il materasso e il piumone, emulando le grandiose ed epiche gesta dell’Aristogracchia. Grazie, come sempre, di seguirmi e di leggere tutte le mie storie, mi fa sempre un sacco piacere avervi appresso! Se vi va potete conoscere meglio Leading Roma sia su Facebook che su Instagram.

Fantasy italiano: cosa leggere?

Io lo so bene di addentrarmi nel magico mondo dei tuttologi del fantasy, per questa ragione ho preparato il magico ombrello dello shitstorm. So come funzionano queste cose: non importa che tu non abbia competenze, ma se sei un cinico paranerd della rete allora dovrai distruggere tutto ciò che è fantasy a patto che non si stia parlando dei soliti mostri sacri. Eccolì, mi stanno già suonando il campanello con i secchi di sterco da lanciarmi addosso.


Elisa, ma perché devi sempre fare polemica!?

Perché il blog è mio e faccio quello che mi pare. 


Comunque sia non sono qui a litigare con nessuno, ma a consigliarvi una lettura. Chi mi segue da un po’ dovrebbe averlo capito che il genere fantasy (a pari merito con il romanzo storico) è il mio genere preferito, quindi non mi sono fatta pregare molto quando Elvio Ravasio mi ha chiesto di leggere la sua saga e di dargli un parere. L’intera saga comprende quattro libri e si intitola Le cronache dei cinque Regni. Il primo libro, che è il protagonista di questo post #lagattaleggecose, si chiama I guerrieri d’argento.

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Gli eroi di questa storia sono tre, Elamar, Nyla e Gotland, tre soggettoni con un bel caratterino che dovranno per forza cercare di andare d’accordo per un fine comune. Ognuno di loro possiede dei poteri che sembrano completarsi l’uno con gli altri e così, dal nulla, tre ragazzi apparentemente troppo giovani per rischiare la vita, hanno a che fare con profezie, draghi, guerre e divinità. Facile, no?

I guerrieri d’argento rapisce completamente: difficile staccarsi dalla lettura una volta cominciata. Succedono tantissime cose ed è colmo di colpi di scena che continuano a tenere viva l’attenzione del lettore. Non c’è noia, non c’è lentezza: il ritmo è veloce, le parole si scardinano l’una dopo l’altra sotto l’effetto di un’ingordigia disumana che ci coglie nello scorrere delle pagine. Ravasio ha inventato un mondo, ma non ci annoia nemmeno un secondo nel presentarcelo in tutte le sue meraviglie e creature. L’autore stesso, d’altra parte, mi racconta: “I guerrieri d’argento è un libro che ho scritto per mia figlia quando aveva 10 anni, è nato quasi per gioco, senza volontà di pubblicarlo. Poi i casi della vita mi hanno lanciato in quest’avventura: rimane però un libro nato per avvicinare i ragazzi alla lettura. Ho scritto, spero, un racconto vivace, veloce, immediato e senza fronzoli.”

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Nel libro, ad alternare la piacevolissima lettura, troviamo un sacco di immagini stupende che ci aiutano un po’ a immaginare questo mondo fantastico fatto di creature stranissime che si muovono e fanno un sacco di danni. Così ho chiesto a Elvio il motivo di questa scelta e in che modo pensava potessero essere, queste bellissime figure, un valore aggiunto alla lettura. “Le immagini le ho inserite sia perché sono un appassionato del mondo fumettistico, sia perché viviamo in un mondo di immagini e ho pensato che queste avrebbero colto maggiormente il giovane lettore. Il mondo dei ragazzi di oggi è molto rapido e in continua evoluzione, bisogna catturarli anche con la vista non solo con le idee”. Come non essere d’accordo, dopotutto? Comunque, sia le immagini di Alessandra Alù, una che con la matita sembra saperci fare abbastanza.

Per concludere questo blog post de #lagattaleggecose io vi consiglio di dare una possibilità a questo libro, soprattutto se siete alla ricerca di un nuovo mondo da esplorare con la fantasia. Il libro, come già spiegato da Elvio stesso, è adatto ad un pubblico dai 10 anni in su, ma credo che anche un ragazzino più piccolo possa apprezzarlo tranquillamente. Non limitate la lettura a un pubblico giovane, lasciatevi rapire dalla fantasia e fatevi un giro nelle terre dei draghi: si scoprono sempre un sacco di cose nuove.

Potere acquistare il libro qui, anche in formato digitale.

Buona lettura!

Le regole di Hibiki, una lettura davvero piacevole

Per la rubrica #lagattaleggecose (che trovate pure su Instagram) oggi vorrei parlarvi di un libro scritto da un autore emergente che si è pubblicato da solo. Il titolo del libro è Le regole di Hibiki e lo trovate anche in edizione digitale cliccando qui.

In genere non approccio alle storie d’amore con un entusiasmo folle, preferisco romanzi fantasy, ma visto che sono disponibile per recensire ogni tipologia di opera letteraria, capita che mi mandino anche delle love story. Non vi nascondo che la mia prima reazione sia una bella sbuffata da cavallo, ma questa volta ho messo da parte tutti i miei pregiudizi e mi sono messa a leggere.

Il libro vola via velocemente, me lo sono letteralmente mangiato in pochissimo tempo. Si tratta di un’opera scritta in maniera assolutamente piacevole, è rapida è incalzante e già dalle prime battute ti catapulta al centro della narrazione. Hibiki è un ragazzo che un po’ si detesta, detesta il suo mondo e detesta anche il suo nome. Vive una situazione drammatica, costantemente sulla soglia della povertà a causa di un fratellino piccolo molto malato che necessità di cure molto costose. Hibiki è disposto a tutto pur di salvare suo fratello e questo lo costringe anche alla prostituzione. In fondo, come dice Hibiki stesso, questa è la soluzione più rapida anche se non del tutto indolore per racimolare quel tanto che basta per permettersi le medicine costose e il sostentamento quotidiano.

La sua vita fortunatamente cambia quando il fratellino lo esorta ad andare ad un colloquio in un prestigioso studio di avvocati dove incontra un personaggio ambiguo, ma molto ben costruito, che non solo aprirà a Hibiki nuove prospettive, ma lo catapulterà anche in un nuovo mondo fatto di sentimenti e di emozioni molto forti.

Cristiano Pedrini, così si chiama l’autore, sa scrivere davvero bene e sa entrare in tematiche molto complesse con la delicatezza di una farfalla. Ci accompagna infatti in un percorso fatto di sentimenti rumorosi, molto violenti e molto dolci allo stesso tempo, facendoci saggiare la rabbia e l’amore a momenti alterni. Ho apprezzato moltissimo il suo modo di “appoggiarla piano”, mettendosi sempre in gioco e schierandosi apertamente nel messaggio che intende lanciare attraverso la narrazione. Non è certamente un libro che annoia, forse qualche pecca nella costruzione del personaggio del fratellino (troppo intelligente a mio parere per essere un bambino), ma questo non ci impedisce in alcun modo di apprezzare i passaggi di una vicenda davvero interessante.

Le regole di Hibiki è uno di quei libri che lascia molte questioni aperte e permette al lettore una riflessione non sempre scontata. Quando si parla di omosessualità si rischia sempre di cadere nel già visto e nel già sentito, ma Pedrini ci offre una visione poliedrica che non ci cristallizza nel solito banale discorso che riguarda l’amore tra due uomini.

In conclusione, tocca assolutamente promuovere questo libro e tocca ammettere, da parte mia, che devo mettere più spesso da parte il pregiudizio, altrimenti rischio di perdermi queste piccole perle preziose alle quali – purtroppo – non viene dato troppo spazio.

Se lo leggete fatemi sapere cosa ne pensate!

 

Enjoy – L’arte incontra il divertimento

Romani fate lo sforzo di leggere questo – breve – blog post perché potreste perdervi una gioia. Poi non lamentatevi se non ne vedete una da un pezzo, perché a cercare bene in città ne è pieno.  Intanto io devo ringraziare la mia amica Sara Lucchetti perché con tutto quello che ho da fare, se non fosse stato per lei, forse non mi sarei nemmeno accorta che in città s’era inaugurata una mostra bellissima.

Danilo Eccher ci regala un’oretta di divertimento allo stato puro, mettendoci a disposizione opere d’arte con le quali giocare. Avete presente il classico “vietato toccare” che trovate nei musei? Oppure il cartello con una bella barra rossa di divieto su una macchina fotografica? Scordatevi tutto questo: Eccher ci permette di toccare, di esplorare, di dondolarci su un’amaca e ci lascia fare un sacco di fotografie. L’esperienza più social che io abbia mai avuto all’interno di un museo e di musei ne ho visti parecchi.

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Io non sono una grande amante dell’arte contemporanea, i miei colleghi storici dell’arte mi chiamano simpaticamente “La Madonnara” perché se nel quadro non c’è una sacra conversazione, una natività oppure una crocifissione io passo oltre senza nemmeno accorgermi che magari di fianco ho un Caravaggio. I miei occhi cercano sfondi dorati, pose innaturali e figure imponenti: per farla breve, quello che di solito a scuola vi annoia a me invece piace moltissimo. E comunque non è vero che mi occupo solo di Gotico e Gotico internazionale, due cose sull’arte moderna le so pure io. Detto tutto questo – in cui non vedo nulla di interessante per voi – torniamo a Eccher che ha realizzato qualcosa di perfetto.

All’ingresso viene consegnata un’audio guida e possiamo scegliere noi chi ci racconta la mostra: un bambino piccolo, un adolescente, un uomo adulto creativo oppure un signore anziano. Scegliamo noi il punto di vista del nostro narratore e in base a ciò che chiediamo otterremo un modo diverso per essere accompagnati all’interno del percorso. Io ho scelto il ragazzetto adolescente, mentre Claudio ha ascoltato la voce narrante di un adulto creativo. Le opere effettivamente vengono presentate in modo diverso, in tutti i casi sono presentate in maniera esaustiva, ma l’accento viene posto in concetti differenti. Io questa cosa l’ho  trovata davvero geniale.

Quindi sostanzialmente per un paio d’ore ci si perde a giocare in questo immenso Luna Park costruito con opere d’arte vere, quelle che di solito sono off limits e che si possono solo guardare. Ci sono bottoni da premere, maglioni da indossare, scale da salire, sedie da spostare … ad un certo punto siamo entrati in una stanza strapiena di palloncini rossi.

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Tutto diventa condivisione, parli tranquillamente con gli altri visitatori e nessuno ti dice di abbassare il volume della voce. Scegli tu come fare esperienza di quello che ti viene proposto e tutto – quasi tutto – è concesso. L’ospite ha un solo compito: quello di divertirsi e di stare bene. Noi ci siamo divertiti tantissimo.

Le opere che troverete all’interno portano la firma di Alexander Calder, Mat Collishaw, Jean Tinguely, Leandro Erlich, Tony Oursler, Ernesto Neto, Piero Fogliati, Michael Lin, Gino De Dominicis, Erwin Wurm, Hans Op de Beeck, Studio 65, Martin Creed, Ryan Gander e TeamLab. Artisti del 900 che hanno come leitmotiv il divertimento concepito nella sua etimologia: portare altrove. Questa è l’unica nozione che vi darò in merito al concetto e non ho alcuna intenzione di iniziare – da qui in poi – un testo critico. Non perché lo ritenga superfluo, ma perché vorrei che non fosse un vostro problema durante il percorso. Poi mi si accusa sempre di essere polemica, ma voglio anche io dare il mio contributo a quelle persone che credono che sia arrivato il momento di rendere l’arte contemporanea un po’ più leggera e fruibile, allontanandola da quel peso dei concetti (un filino pure radica chic) che ci stanno dietro. Non che la masturbazione mentale non ci piaccia, io ci sguazzo soprattutto quando il tema è l’estetica, ma in questo specifico caso vi chiederei di non andarci preparati, ma di vivere ogni opera così com’è. Fate fotografie, ridete insieme e perdeteci tempo. Condividete le vostre foto sui social, invitate i vostri amici a partecipare… insomma, mollatevi fuori e uscite un po’ dai soliti imbarazzi e dalle fatiche di un continuo dover apparire. Fate e basta, senza troppi problemi.

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Poi però spendeteli quei due minuti per leggervi il concept, ma solo quando vi sarete spompati per bene e avrete esaurito la vostra voglia di leggerezza.


Chiostro del Bramante – Enjoy. Fino al 25 febbraio 2018.

Hashtag ufficiale: #enjoychiostro

Daria Albini vince la prima edizione del Instagram photo contest “Qui la gatta ci cova”.

Abbiamo fatto un esperimento, abbiamo voluto lanciare un hashtag per Instagram e cercare di coinvolgere quante più persone possibile nella costruzione di una gallery autunnale. Questo hashtag era semplice #autunnochemipiace2017 e il tema ovviamente era la stagione corrente. Sono arrivate (giuro inaspettatamente) ben 90 fotografie, scatti che abbiamo condiviso per la maggior parte nelle Stories. C’erano fotografie bellissime, ma solo una è stata prescelta per la vittoria e il premio Hashcat del mese.

And the Hashcat award goes to …

Daria Albini

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Immagino sia banale dire che dell’autunno amo i colori, ma avete mai fatto una passeggiata in montagna a novembre? Sotto i piedi sentirete lo scricchiolio delle foglie. I colori attorno a voi saranno così intensi che li percepireste a occhi chiusi. Sarei altrettanto banale se dicessi che ne amo le atmosfere. Ma chi non è stato vittima della malinconia alla vista delle giornate che si accorciano e della natura che sfiorisce? Chi in questa malinconia non si è cullato? L’apice della banalità lo raggiungerei se dicessi che ne amo i sapori. Ma guardate queste mele, provate a farle bollire con zucchero, cannella e sciroppo d’acero. Quando la vostra casa avrà un profumo divino ne riplaleremo.

Daria


Il premio per Daria, se così possiamo definirlo, è stata la possibilità di scegliere il tema del photo contest del mese di ottobre. Ha scelto di intitolare il mese alla parola danese Hygge e l’hashtag creato per il nostro contest è #quantosonohygge2017. Partecipare a questi nostri photo contest è molto semplice, basta mettere l’hashtag comunicato in una delle fotografie che si vogliono candidare e che rispecchino quel tema. Si può partecipare con tutti i profili che si vogliono, si possono candidare un numero infinito di fotografie. Ogni giorno verranno pubblicate nelle nostre Stories quelle più belle e a fine mese nomineremo (dopo una breve votazione interna) il vincitore. Il vincitore, proprio come Daria, sceglierà il tema del mese di novembre. 

A cosa serve? A conoscere profili nuovi, per trovare qualcuno di interessante da seguire. Per dare visibilità a chi fa delle belle fotografie e che magari spesso rimane nell’ombra. Serve per fare esperienza del bello, per svagarsi e per conoscere gente nuova. Io credo che come motivazioni possano bastare. Partecipi anche tu? Ti aspettiamo!

Ah, non ti dimenticare di taggarmi nella foto, così potrò trovarti molto più facilmente!


Altre foto di #Autunnochemipiace2017

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