Enjoy – L’arte incontra il divertimento

Romani fate lo sforzo di leggere questo – breve – blog post perché potreste perdervi una gioia. Poi non lamentatevi se non ne vedete una da un pezzo, perché a cercare bene in città ne è pieno.  Intanto io devo ringraziare la mia amica Sara Lucchetti perché con tutto quello che ho da fare, se non fosse stato per lei, forse non mi sarei nemmeno accorta che in città s’era inaugurata una mostra bellissima.

Danilo Eccher ci regala un’oretta di divertimento allo stato puro, mettendoci a disposizione opere d’arte con le quali giocare. Avete presente il classico “vietato toccare” che trovate nei musei? Oppure il cartello con una bella barra rossa di divieto su una macchina fotografica? Scordatevi tutto questo: Eccher ci permette di toccare, di esplorare, di dondolarci su un’amaca e ci lascia fare un sacco di fotografie. L’esperienza più social che io abbia mai avuto all’interno di un museo e di musei ne ho visti parecchi.

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Io non sono una grande amante dell’arte contemporanea, i miei colleghi storici dell’arte mi chiamano simpaticamente “La Madonnara” perché se nel quadro non c’è una sacra conversazione, una natività oppure una crocifissione io passo oltre senza nemmeno accorgermi che magari di fianco ho un Caravaggio. I miei occhi cercano sfondi dorati, pose innaturali e figure imponenti: per farla breve, quello che di solito a scuola vi annoia a me invece piace moltissimo. E comunque non è vero che mi occupo solo di Gotico e Gotico internazionale, due cose sull’arte moderna le so pure io. Detto tutto questo – in cui non vedo nulla di interessante per voi – torniamo a Eccher che ha realizzato qualcosa di perfetto.

All’ingresso viene consegnata un’audio guida e possiamo scegliere noi chi ci racconta la mostra: un bambino piccolo, un adolescente, un uomo adulto creativo oppure un signore anziano. Scegliamo noi il punto di vista del nostro narratore e in base a ciò che chiediamo otterremo un modo diverso per essere accompagnati all’interno del percorso. Io ho scelto il ragazzetto adolescente, mentre Claudio ha ascoltato la voce narrante di un adulto creativo. Le opere effettivamente vengono presentate in modo diverso, in tutti i casi sono presentate in maniera esaustiva, ma l’accento viene posto in concetti differenti. Io questa cosa l’ho  trovata davvero geniale.

Quindi sostanzialmente per un paio d’ore ci si perde a giocare in questo immenso Luna Park costruito con opere d’arte vere, quelle che di solito sono off limits e che si possono solo guardare. Ci sono bottoni da premere, maglioni da indossare, scale da salire, sedie da spostare … ad un certo punto siamo entrati in una stanza strapiena di palloncini rossi.

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Tutto diventa condivisione, parli tranquillamente con gli altri visitatori e nessuno ti dice di abbassare il volume della voce. Scegli tu come fare esperienza di quello che ti viene proposto e tutto – quasi tutto – è concesso. L’ospite ha un solo compito: quello di divertirsi e di stare bene. Noi ci siamo divertiti tantissimo.

Le opere che troverete all’interno portano la firma di Alexander Calder, Mat Collishaw, Jean Tinguely, Leandro Erlich, Tony Oursler, Ernesto Neto, Piero Fogliati, Michael Lin, Gino De Dominicis, Erwin Wurm, Hans Op de Beeck, Studio 65, Martin Creed, Ryan Gander e TeamLab. Artisti del 900 che hanno come leitmotiv il divertimento concepito nella sua etimologia: portare altrove. Questa è l’unica nozione che vi darò in merito al concetto e non ho alcuna intenzione di iniziare – da qui in poi – un testo critico. Non perché lo ritenga superfluo, ma perché vorrei che non fosse un vostro problema durante il percorso. Poi mi si accusa sempre di essere polemica, ma voglio anche io dare il mio contributo a quelle persone che credono che sia arrivato il momento di rendere l’arte contemporanea un po’ più leggera e fruibile, allontanandola da quel peso dei concetti (un filino pure radica chic) che ci stanno dietro. Non che la masturbazione mentale non ci piaccia, io ci sguazzo soprattutto quando il tema è l’estetica, ma in questo specifico caso vi chiederei di non andarci preparati, ma di vivere ogni opera così com’è. Fate fotografie, ridete insieme e perdeteci tempo. Condividete le vostre foto sui social, invitate i vostri amici a partecipare… insomma, mollatevi fuori e uscite un po’ dai soliti imbarazzi e dalle fatiche di un continuo dover apparire. Fate e basta, senza troppi problemi.

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Poi però spendeteli quei due minuti per leggervi il concept, ma solo quando vi sarete spompati per bene e avrete esaurito la vostra voglia di leggerezza.


Chiostro del Bramante – Enjoy. Fino al 25 febbraio 2018.

Hashtag ufficiale: #enjoychiostro

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