#Compleannogreco (Parte I)

Non vedevo l’ora di trovare il tempo per raccontarvi la vacanza avventura ad Atene, battezzata poi con l’hashtag #compleannogreco proprio per renderla più social possibile e perché era proprio a ridosso del mio compleanno e di quello di Cugina Monica di Fidanzato Claudio

Il nostro ultimo viaggio risaliva a febbraio di quest’anno quando siamo andati a Parigi, allora però questo blog nemmeno esisteva nei miei pensieri e perciò non ne troverete traccia. Un vero peccato perché anche quella volta avevamo troppe cose da vedere e pochissimo tempo per farlo ed è stata tutta una folle corse contro il tic tac dell’orologio. Purtroppo i tempi sono sempre molto serrati, più che di viaggi avventura si dovrebbe parlare di rapide fughe dal mondo quotidiano. Lavorando entrambi come freelance, infatti, ogni giorno sottratto al lavoro è un giorno sottratto alla produttività e quindi, molto banalmente, allo stipendio mensile. Già, per chi non lo sapesse, i liberi professionisti non accumulano ferie come gli impiegati a contratto perciò zero lavoro, zero denaro. Ma questo non ci ferma, una delle prime cose che ci siamo detti io e fidanzato Claudio è stata proprio la promessa che i soldi non avrebbero mai costituito un ostacolo alla nostra voglia di scoprire il mondo insieme.

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Così parte la nostra avventura ad Atene, con altri due giocatori: Cugina Monica di Fidanzato Claudio e Cuoco Fotografo Edoardo. Prendiamo il volo da Ciampino alle 14 e arriviamo precisi precisi ad Atene alle … bho e qualcosa ora locale. Per chi non lo sapesse, ci sta il fuso e Atene se ne sta un’ora in avanti. La prima sola la prendiamo appena atterrati, quando spendiamo ben 10 euro per farci la tratta aeroporto-centro in metropolitana. La chiamo sola, con la o aperta, perché ci siamo accorti che nessuno, ad Atene, paga il titolo di viaggio. Praticamente lo acquistano solo i turisti mentre gli ateniesi passano tranquilli ai tornelli che sono sempre aperti e privi di controllo. E indovinate chi sono gli unici stronzi che hanno beccato il controllo al ritorno? NOI! E povero Cuoco Fotografo Edoardo, che ha dovuto pagare 40 Euro di multa così sull’unghia. Noi, per grazia ricevuta degli dei, non siamo stati pescati.

Disperazione a parte, arriviamo all’Hotel Ariston, segnalatoci dall’ormai salvavita booking.com. L’hotel è vicinissimo alla stazione della metropolitana che collega al centro, ma anche volendo farla a piedi (e io lo consiglio vivamente) piazza Syntagma dista  mezzoretta di cammino ed è veramente una passeggiata molto bella.

La seconda cosa che scopriamo dopo qualche ora è che si mangia davvero a pochissimi soldi, a meno che non si decida di bere il caffè. Una volta sistemate le borse in camera siamo subito partiti alla ricerca di qualcosa (qualsiasi cosa) da mettere sotto i denti. Il nostro pasto principale della giornata, infatti, era stato un panino tristissimo a Ciampino. Mangiamo quindi a Piazza Syntagma, lasciandoci placidamente pescare da un acchiappino che ci infilza e ci sbatte dentro questo locale. Il menù tutto sommato prometteva benissimo: carne gyros, salsicce di-non-abbiamo-mai-capito-cosa e cipolla. Tanta cipolla. Un monte di cipolla. La cucina leggera, in Grecia, non sembra esistere. Ovunque ci siamo seduti a tavola abbiamo assaggiato piatti pazzeschi, super saporiti da mille spezie, inondati di aglio e cipolla e soprattutto (quasi per la maggior parte) a base di carne. Qualche insalata l’abbiamo vista, Cugina Monica di Fidanzato Claudio l’ha ordinata due volte in due ristoranti diversi, ma quando le prime parole del menù comprendono la parola “arrosto” oppure “alla brace” o ancora “stufato di…” sinceramente non mi viene alcuna voglia di affrontare un’insalatina dietetica. Sono in vacanza, la dieta la facciamo domani.

Comunque sia, pieni di carne fin sopra i capelli e ancora molto ricchi (abbiamo speso meno di 12€ a testa mangiando come folli affamati e bevendo birra locale) decidiamo, fatalmente, di andare a prendere un caffè in una delle viuzze lì intorno. Ora, prendetelo come consiglio spassionato: ad Atene lasciate perdere il caffè espresso. Oltre a costare in maniera spropositata (una media di 2€) fa anche piuttosto schifo, nonostante sia, spesse volte, Lavazza. Non lasciatevi tentare, piuttosto chiedete il caffè greco dove lo fanno che è meglio. Fa schifo, ma almeno ha un senso “culturale” assaggiarlo.

A conclusione della giornata, fortunatamente, arriva la prima gioia: il taxi ad Atene costa pochissimo. Praticamente, in proporzione, meno di un caffè. Tant’è che i greci non dicono “Oh, magari una volta prendiamo un caffè insieme” ma preferiscono la formula “Oh, se ti va un giorno di questi prendiamo un taxi!”. Molto più economico e meno impegnativo. Così, alla fine, rientriamo alla base dove ci attende un comodo giaciglio caldo e pulito, una corroborante doccia calda e tante, tantissime nanne.

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Quando il sonno chiama, la Gatta sviene e Fidanzato Claudio coglie l’occasione per umiliare. Se non altro ho così modo di mostrarvi il mio bellissimo cardigan MAIN COMPANY che potete trovare qui: CLICCA FORTISSIMO

Il secondo giorno la sveglia suona prestissimo con immensa gioia di Fidanzato Claudio e Cuoco Fotografo Edoardo, i quali avrebbero dormito quell’oretta in più. Io e Cugina Monica però non vogliamo perdere tempo e all’alba suoniamo la tromba del risveglio. Tutti giù dal letto! La missione pareva semplice: si parte alla scoperta di Atene antica, quella che fin da quando siamo piccoli abbiamo imparato ad amare sui libri di scuola. Inutile dirlo, io e Fidanzato Claudio ci siamo presi una bella sola anche lì! Infatti, una cosa che dovete assolutamente sapere è che i siti archeologici ad Atene chiudono alle 15, quindi se si hanno pochi giorni a disposizione tocca fare una vera e propria maratona. La maratona quella vera però! Μαραθών, ovvero i 42 chilometri e 195 metri che separano questa città (Maratona, appunto) da Atene. No, sto scherzando, volevo solamente far vanto delle mie conoscenze storiche circa il termine “maratona” utilizzato nel mondo dello sport. Per maggiori informazioni, giacché sono una pesaculo, vi rimando a questa bellissima pagina di Wikipedia.

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La sola, comunque, consiste nel fatto che con 30€ si prende il biglietto per vedere tutti i siti archeologici mentre sito per sito costa dai 10€ ai 4€. Io e Fidanzato Claudio, per fare i grandoni, abbiamo speso diligentemente i nostri 60€ convinti di riuscire a vedere tutto. E invece no, visto che i siti archeologici chiudono a un orario scandaloso, non siamo riusciti a vedere l’Agorà, che è un po’ come venire a Roma senza passare per i Fori imperiali. Bene, ma non benissimo. Comunque sia, alla fine ci si lamenta poco, l’Acropoli è bellissima e ci abbiamo speso un sacco di tempo tra fotografie e baci da fidanzatini perfetti. Abbiamo anche litigato, ma solo per due secondi, ecco.

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Eccomi qui tutta bella contenta con il mio giacchino morbidissimo di MAIN COMPANY. Ci sono volute almeno trecento scatti per ottenere questo, odio i miei capelli e santocielo mannaggia a me e al guaio che ho avuto che me li ha fatti tagliare. Trovate il GIACCHINO qui: SCHIACCIA

Una volta recuperata la ciurma, ci siamo messi in marcia per puntare la bandierina anche negli altri siti di interesse archeologico, andando sempre più veloci perché il tempo non era di certo nostro amico. Poco male, come direbbe la mia professoressa di Storia dell’arte del liceo “Visto un sasso li hai visti tutti”. Inutile dire che non sono assolutamente d’accordo e non lo sono mai stata, ma quella donnetta bizzarra era fatta così, se non era un’opera astratta contemporanea non se la filava di striscio. Però una cosa bisogna riconoscerla, al centesimo sasso un po’ ti cala l’entusiasmo.

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Però, tra un sasso e l’altro siamo riusciti a fare buoni scatti, soprattutto Cuoco Fotografo Edoardo, al quale vanno un sacco di ringraziamenti per tutte le dritte che mi ha dato sull’arte del fare buone fotografie. Correndo come dannati per raggiungere i siti archeologici siamo passati per alcune stradine davvero interessanti, piene di localini dove si può tranquillamente consumare una bevanda calda o un pasto seduti sulle scale o su tavolini messi parecchio in bilico. La zona non accoglie esclusivamente turisti, ma è un centro d’incontro per molti giovani ateniesi. Un consiglio spassionato: anche se fa freddo rimanete all’esterno dei locali (tanto vi prestano delle coperte e ci sono i funghi riscaldanti) perché sebbene in città ci sia il divieto di fumo nei luoghi pubblici, questa legge non viene rispettata e tutti i bar e ristoranti sono praticamente delle camere a gas. Sconsigliatissimo passarci più di 5 minuti se non si vuole morire male, molti fumano pipa e sigaro quindi vedete voi.

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Ah e spero per voi che non abbiate paura dei gatti perché Atene ne è piena. Ci sono gatti praticamente ovunque e sono ben voluti dagli autoctoni che li cibano e li coccolano. Non è difficile che un micio vi si avvicini per chiedervi un pezzetto di qualsiasi cosa abbiate in mano. Comunque sia, se li lasciate stare, non vi disturberanno minimamente visto che hanno già molto da fare per i fatti loro. Per me che amo i gatti, comunque, è un paradiso.

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Passeggiando così, un po’ a caso e un po’ velocemente, ascoltiamo poi il consiglio di Cuoco Fotografo Edoardo che ci spinge su una collina dove – a detta di una sua amica stata in città di recente – si poteva ammirare un tramonto meraviglioso. Inutile dire che l’occasione per scattare altre fotografie era troppo ghiotta per lasciarsela scappare, quindi come stambecchi poco atletici iniziamo un’arrampicata che ci costringe all’utilizzo di un polmone d’acciaio. L’amica di cui sopra aveva assolutamente ragione e lì ci siamo lasciati rapire dai mille colori che accompagnano la calata dell’astro sul mare. La serata non era adeguatamente limpida, ma il fiato non ce lo ha tolto solo l’arrampicata, ma soprattutto il panorama.

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Questo post sta diventando davvero troppo lungo e mi rendo conto, man mano che scrivo, che ho davvero tantissime altre cose da raccontarvi e non vorrei essere troppo sintetica. Nella prossima puntata vi racconterò dei musei, del quartiere anarchico e del porto (…) dove Fidanzato Claudio ci ha costretti ad andare senza una ragione precisa. Nel frattempo, dovesse interessarvi qualche cosa di più circa i piatti che abbiamo assaggiato, trovate tutto su Instagram utilizzando l’hashtag #compleannogreco.

Sperando quindi di non avervi annoiati, vi do appuntamento alla seconda puntata del racconto di questa fantastica avventura. Non ho, come sempre, idea di quando mi rimetterò alla tastiera per proseguire la narrazione, ma sono certa che non mancherete all’appuntamento. Perché siamo belli dai, ditelo.

Vi lascio con un slideshow dei “sassi” che abbiamo visto il secondo giorno.

 

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