La leggenda del Monaciello – La Napoli sotterranea

Continua il filone napoletano dopo il nostro viaggio nella fantastica città campana e dopo avervi parlato del Cimitero delle fontanelle e dei suoi misteri, passiamo a un’altra avventura piena di fascino: la Napoli sotterranea.

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Alcune precisazioni sul luogo

Si tratta del vecchio sistema idrico della città composto da cunicoli e cisterne utilizzati fin dagli antichi greci e divenuti rifugio sicuro durante la guerra e “Le quattro giornate di Napoli”. Ci vuole un po’ di coraggio per scendere là sotto, ma non tantissimo. Gli spazi sono abbastanza bui e piccoli, ci sono circa 15 gradi e l’umidità è altissima. Fortemente sconsigliato a chi soffre di claustrofobia! Se siete incerti sappiate che il percorso si sviluppa su due livelli: a un certo punto chi non se la sente di proseguire può fermarsi e lasciare la parte più stretta e bassa della visita a chi riesce, attendendo il gruppo in un ampio spazio vivibile. Inoltre, proprio durante i sette minuti che coprono la parte più dura del giro, vi saranno segnalati dalla guida alcuni canali d’uscita d’emergenza in caso vi mancasse l’aria o vi sentiste male. Per ovvie ragioni il percorso non è accessibile a chi ha disabilità motoria, non v’è spazio per carrozzine e non ci sono ascensori. Nessun problema per non vedenti, ipovedenti e sordomuti purché accompagnati. Vi consigliamo di portarvi una bottiglia d’acqua perché ci sono molte scale da fare e l’umidità non aiuta e prestate molta attenzione perché in diversi punti è facile scivolare. La guida, comunque, vi fornirà una lanterna per percorrere i cunicoli più bui. In ogni caso, sappiate che ne vale la pena.

Se volete approfondire un po’ l’argomento della città sotterranea vi consiglio la lettura di questo libro: I segreti della Napoli sotterranea. Storia e misteri della città parallela.

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La leggenda del Munaciello

E come il Cimitero delle Fontanelle, anche la Napoli sotterranea si presta benissimo al proliferare di leggende e misteri: inutile dirlo, ma questo è il pane dei nostri denti.  Il Munaciello è una figuretta divertentissima deve la sua nascita probabilmente agli operai che una volta si occupavano della manutenzione delle cisterne dell’acqua. I pozzari erano quelle persone che, piccole e minute per necessità, si intrufolavano nel sottosuolo attraverso i pozzi e andavano a pulire l’acqua che riforniva tutta la città. Queste persone giravano di casa in casa chiedendo l’accesso alla cisterna tramite il pozzo della famiglia e spesso non venivano poi pagati per i loro servizi di manutenzione. Per ovviare a questa mancanza degli avidi proprietari dei pozzi, il pozzaro allungava un po’ le piccole manine e si metteva in tasca i gioielli delle donne. Gioielli che, secondo la tradizione, venivano poi regalati alle ricche amanti, proprietarie di pozzi a loro volta. Per questa ragione si dice che “Il Munaciello talvolta dà, talvolta toglie”.  In realtà, il collegamento tra pozzaro e Munaciello non è che una delle tante, tantissime, versioni della leggenda. Ma il punto che accomuna tutte è lo stesso: questo Munaciello è ancor oggi uno spiritello che infesta il centro storico e che interviene nella vita degli abitanti principalmente in tre modi. Può lasciare una moneta, in caso di simpatia, può nascondere o rompere oggetti in caso di antipatia e per esprimere apprezzamento sembra che adori palpeggiare le chiappe delle belle donne. Ora, non so voi, ma in caso il Munaciello mi palpeggiasse le chiappe in doccia io probabilmente farei un infarto. Lo spiritello, infatti, non è visibile… però – giusto per rendere il tutto molto macabro – lo si sente ridere come un bambino.

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Comunque, da quei pochi che hanno avuto la fortuna di vederlo, sappiamo che il Munaciello ha un aspetto un po’ inquietante. Naturalmente è molto basso di statura, indossa una sorta di saio e dei sandali. Pare sia un filino deforme e piuttosto bruttino da vedersi. Noi questo Munaciello non abbiamo proprio avuto il piacere di incontrarlo, ma ho quasi paura che si sia un po’ risentito dell’imitazione che Fidanzato Claudio ha deciso di mettere in scena dentro le cisterne. Dovete infatti sapere che lungo il muro in cui si calpesta – anticamente il livello dell’acqua – ci sono delle piccole cavità che permettevano al pozzaro di camminare provando a non cadere dentro. Cadere dal pozzo o da uno dei tanti percorsi all’interno delle gallerie equivaleva a morte certa, naturalmente.  E niente, Fidanzato Claudio – completamente affascinato da questa figura del pozzaro, ha deciso di provare il camminamento “sull’acqua” utilizzando queste piccole cavità dove è possibile incastrare i piedi e procedere lentamente da una cisterna all’altra.

In caso vi avessimo affascinato e voleste approfondire l’argomento, vi consigliamo la lettura di questo libro: ‘o munaciello. Magie, capricci e sortilegi di uno spiritello napoletano.

Prestate attenzione: esistono diversi percorsi della Napoli Sotterranea e quasi tutti rivendicano un’originalità particolare. Considerando che non abbiamo alcuna intenzione di prendere parte a questo dibattito, vi indichiamo che il percorso da noi seguito è stato quello che viene presentato in questo sito: https://www.napolisotterranea.org/. Nella stessa zona, comunque, erano presenti altri accessi di altre associazioni. Senza dare giudizi di valore, noi abbiamo semplicemente effettuato la scelta per una questione di praticità e orari. In ogni caso, questa associazione, sembra essere l’unica che vanti l’autorizzazione del demanio.

La Napoli dei misteri – Il cimitero delle fontanelle

Vi mancavano le storie di fantasmi del nostro blog? Siamo stati a Napoli per vivere un’avventura urbana davvero suggestiva: vi parleremo del cimitero delle fontanelle.

Tutto inizia quando il nostro amico Antonio, napoletano di nascita, ci raggiunge in una delle tante piazze del centro storico per un caffè. Dove andiamo, dove non andiamo ed esce fuori questo posto strano che ci incuriosisce fin da subito. Un cimitero? Più o meno. Antonio ci spiega che non si tratta di un camposanto tradizionale o monumentale, ma di un ossario antichissimo molto particolare, pregno di storia e di leggende. Come potevamo tirarci indietro? Ci accompagna per un pezzetto e dopo averci fatto mangiare la migliore pizza della nostra vita da Starita, ci indica la via per arrivare al Rione Sanità.

Zainetto in spalla, cartina in una mano e immancabile smartphone nell’altra e ci arrampichiamo quanto basta per raggiungere questo ipogeo di tufo apparentemente poco frequentato dai turisti. Dopo una breve salita si entra in una cava buia, umida e fredda dove sono custodite le ossa di 40.000 cadaveri. Una stima approssimativa riporta un totale di 8.000.000 persone andando a contare anche quelle sotterrate nella cava.

Ma chi sono questi defunti?

Presto detto. La cava è una fossa comune del XVII secolo dove sono stati riposti i resti delle vittime della peste (1656) e del colera (1836, quella che colpì anche il Leopardi). Oggi si possono vedere montagne di ossa lunghe (braccia e gambe) che fanno da altare per centinaia e centinaia di teschi riposti ordinatamente l’uno accanto all’altro. Alcuni sono riposti in teche che riportano dei nomi (chiaramente non quelli del defunto), altri sono addirittura sistemati in piccole bare (quando si tratta di bambini).

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Il cimitero delle fontanelle non è un ossario qualsiasi

No, non lo è per niente. Da fine ‘800 fino al 1969 è stato un luogo di culto delle anime del purgatorio e per questo motivo sono andate creandosi alcune usanze che resistono ancora oggi. Ogni famiglia, cercando di portare pace all’anima anonima di un defunto, adottava una capuzzella (un teschio) e per questa pregava, pregava, pregava nella speranza che un giorno l’anima, arrivando in Paradiso, potesse essere riconoscente di questa premura. Per questo alcuni teschi sono meglio conservati e riposti in piccole “casette” dove sono incisi i nomi e le date di coloro che li hanno adottati. Il cimitero viene chiuso nel 1969 perché si riteneva che quest’usanza dell’adozione della capuzzella fosse eccessivamente feticista. Viene riaperto completamente solo nel 2010 grazie a una pacifica occupazione degli abitanti del Rione, i quali hanno convinto l’amministrazione comunale a rendere visitabile la zona.

Il culto delle anime pezzentelle

Antonio ci ha spiegato i punti principali per adottare una capuzzella. In realtà è molto semplice, basta applicare sul cranio dell’anonimo defunto per indicarne l’adozione e successivamente tocca prendersene cura con assidue preghiere per la salvezza. Già Dante ci ha insegnato questa lezione: un’anima del purgatorio riceve una sorta di “sconto di pena” in proporzione a quante persone pregano per la sua salvezza. Una sorta di televoto, se vogliamo. Quando l’anima da noi adottata raggiungerà – anche grazie al nostro sostegno in preghiere – il Paradiso, allora questa sarà riconoscente e ci donerà la grazia (oppure i numeri del Lotto, oppure una guarigione, oppure il ritorno di un figlio dalla guerra). Per questo motivo tutti i teschi del cimitero delle fontanelle portano in capo una monetina. Già che c’eravamo abbiamo pensato di adottarne uno anche noi. Non pregheremo molto è vero, ma sicuramente ci ricorderemo spesso di quest’anima nei nostri discorsi e forse sarà un po’ la stessa cosa. Non che ci interessino i numeri del Lotto e quello che abbiamo chiesto all’anima pezzentella non ha niente a che fare con il denaro, ma rimangono comunque affari nostri. Non ce ne vogliate.

Non troverete solo monetine, ma anche bigliettini scritti, rosari, oggetti di ogni sorta e tantissime sigarette. Alcuni lasciano delle fotografie, dei santini e alcune spillette. Vicino alle ossa di bambini non sarà insolito trovare montagne di giocattoli e richieste di aiuto per piccoli ammalati.

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La leggenda del capitano

Come potete benissimo immaginare, un luogo simile è terreno fertile per un quantitativo di leggende da saturare persino due curiosoni come noi. Tuttavia, la leggenda del capitano è piaciuta particolarmente ed eccoci qui a raccontarvela.

Tutti i giorni, ad una certa ora, una ragazza lasciava la propria casa per andare a prendersi cura della sua anima pezzentella. Il fidanzato, malfidato e un po’ geloso, decise di seguirla fino a scoprirla inginocchiata davanti a questo teschio curato e lucidato. Divertito dalla cosa e probabilmente sollevato nel constatare che la fidanzata gli era fedele, decise di prendersi gioco della capuzzella infilando un bastone nell’occhio del teschio e smuovendolo in aria. Derise la propria fidanzata e in un impeto di goliardia eccessiva decise di invitare l’anima della capuzzella al matrimonio. Venne il giorno delle nozze e tra gli invitati si presentò un uomo vestito con un’uniforme nera: questo si tolse il cappello, mostrandosi così con un occhio accecato. Lo sposo si avvicinò e riconoscendo l’anima (poiché questa gli disse candidamente d’esser stata invitata personalmente da lui) morì all’istante e con lui anche la sposa e – come ogni tragedia che si rispetti – anche tutti gli invitati.

Paura eh?

Consigli utili

Trovate tutte le informazioni per visitare il cimitero delle fontanelle nel sito ufficiale. La visita prende circa un’oretta di tempo e il quartiere è molto bello da visitare a piedi. Si tratta proprio di un posto caratteristico, con i panni stesi al vento in palazzi molto antichi. Troppo bello per essere evitato con un taxi. Il luogo è facilmente accessibile anche per chi ha disabilità motorie, la carrozzina non trova alcuna barriera architettonica.

Non ci sono servizi igienici e all’esterno non ci sono fontanelle di acqua potabile: portatevi da bere e se soffrite di allergia alla polvere fate incetta di antistaminici e salviette per pulirvi occhi e viso.

All’interno dell’ossario è buona norma rispettare un doveroso silenzio, quindi ricordatevi di togliere la suoneria ai vostri cellulari e mantenete un comportamento adeguato al luogo che, per quanto pittoresco, rimane sempre un ossario.

 

IZombie VS Santa Clarita Diet: come vi piace il non-morto?

Casualmente, in questo periodo, mi sono chiusa con due serie tv a tema zombie: IZombie e Santa Clarita Diet e mi sono piaciute molto entrambe. Ne parliamo? Parliamone!

IZombie è una serie tv abbastanza datata, la prima stagione l’ho vista nel 2015 – in streaming – quando una mia amica (Ciao Luisa!) mi ha consigliato di guardarla perché la protagonista era Trilly di Once upon a time. Santa Clarita diet invece è più recente (e ha meno stagioni, solo due) esce in Italia nel 2017 su Netflix.

Vediamo subito le differenze!

Gli zombie di IZombie:

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  • Ce ne sono di due tipi, quelli senzienti e quelli completamente rincoglioniti. I primi hanno sentimenti normalissimi.
  • Vengono contagiati inizialmente attraverso della droga tagliata con un ingrediente segreto, successivamente possono contrarre l’infezione attraverso il sangue. La malattia si comporta esattamente come qualsiasi malattia venerea e il virus sembra essere così piccolo da potersi infilare persino nelle trame di un preservativo. Perciò niente sesso interraziale altrimenti si rischia l’infezione.
  • Mangiano di tutto, non hanno problemi con il cibo comune, ma sentono il bisogno di mangiare il cervello umano. Se ciò non dovesse succedere per molte ore, lo zombie senziente si trasformerebbe subito in uno zombie rincoglionito senza reversibilità.
  • Poteri speciali: mangiando un cervello, gli zombie acquisiscono le caratteristiche caratteriali e le conoscenze della persona a cui apparteneva il cervello. Questo permette loro di avere delle visioni che provengono dal defunto e ciò aiuta la protagonista a risolvere casi di omicidio. Non muoiono se non gli si spara alla testa, possono essere congelati e scongelati e in caso di dolore o malessere forte mutano leggermente con tanto di occhi rossi e super forza disumana.
  • Probabilmente possono guarire, ma la cura è sperimentale e al momento non sembra funzionare senza effetti collaterali troppo rischiosi.

Gli zombie di Santa Clarita diet:

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  • Se ne conosce solo un tipo e sono senzienti, provano sentimenti umani.
  • Vengono contagiati attraverso una varietà di vongole servite in un ristorante. Il virus viene trasmesso in caso di graffio, ma gli zombie possono avere una vita sessuale normalissima.
  • Non mangiano niente che non sia il corpo umano. Quindi possono mangiare tutto ciò che riguardi un cadavere di un uomo, ma non possono assolutamente mangiare altro. Se non mangiano vanno fuori di testa e aggrediscono cadendo in una sorta di follia omicida inconscia. Di questi momenti non hanno memoria.
  • Poteri speciali: sono velocissimi e fortissimi e muoiono solo se colpiti alla testa.
  • Il loro corpo decade, continua a marcire fino alla decomposizione (ma non si sa che succede dopo!). Questo processo può essere fermato attraverso una cura tremenda che prevede della bile umana di nazionalità serba, difficile da ottenere ma non impossibile.

Come ci piacciono gli zombie?

Sinceramente non sono una fanatica, la categoria zombie non è tra le mie preferite. Tuttavia queste due serie TV mi hanno presa un sacco perché sono molto divertenti e fanno un sacco ridere. In Santa Clarita diet, specialmente, viene sottolineato l’aspetto grottesco e demenziale della malattia. I siperietti messi in scena dai personaggi sono spesso molto esilaranti. IZombie riesce a far ridere quanto a commuovere, ma non c’è nulla di tragicamente drammatico, se non qualche scena particolarmente toccante. Cosa vi consiglio? Mah, guardatele entrambe perché ne vale proprio la pena e poi le trovate comodamente su Netflix il che è sempre una bella comodità!

E a voi come piacciono gli zombie?

GIVEAWAY – Blogcompleanno!

Oggi è il nostro BLOGCOMPLEANNO

cake-smash-2485718_640… e vogliamo festeggiare con tutti voi che ci seguite da un sacco di tempo, da ben 365 giorni! Una grande festa ha bisogno di un grande regalo e visto che voi ce ne fate tantissimi ogni volta che passate da queste parti, adesso tocca a noi omaggiarvi come si deve! Per questa ragione abbiamo messo in palio due tee firmate Vagamente Retrò una tema Piccolo Principe l’altra a  tema Harry Potter. Il primo estratto potrà scegliere quale delle due, il secondo estratto prenderà l’altra! Scopri il tema Piccolo Principe cliccando qui. Scopri il tema Harry Potter cliccando qui.

Come partecipare

  1. Mettete un like alla pagina Facebook di Vagamente Retrò
  2. Mettete un like alla pagina Facebook della Gatta
  3. Condividete questo blog post sul vostro profilo Facebook taggando qualche amico che potrebbe essere interessato al premio (…e anche al blog, mi raccomando!)
  4. Commentate questo post a vostro piacimento, basta che scriviate qualcosa per far sì che io vi possa assegnare il numero
  5. Attendete, per l’appunto, che io vi assegni il numero

Estrazione

Il giveaway rimane aperto fino al 1 Maggio, quando scriverò arbitrariamente STOP sotto ai commenti. Da quel momento lì in poi non sarà più possibile partecipare. Verrà estratto un numero a sorte usando il sito random.org e il vincitore sarà contattato privatamente da Vagamente Retrò per l’invio del pacchetto.

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Raccomandazioni

Il Giveaway inizia solo quando ci saranno i primi 10 commenti, in assenza del numero minimo entro il 1 maggio non si potrà procedere con l’estrazione. Io ed Elena, per quanto “buontempone” non abbiamo materialmente il tempo di controllare tutti i partecipanti, ma faremo dei controlli a campione. Visto che comunque si tratta di un ambiente amichevole e familiare non saremo marescialli, ma voi non fate i briganti. Si tratta di un regalo che mette in luce le capacità di un’artigiana sorprendente, tenetene conto se sarete così fortunati da riceverlo. Potete ammirare le creazioni della mia amica andando a questo link: Vagamente Shooting Retrò.

PRONTI … ATTENTI … VIA!

BUONA FORTUNA A VOI E BUON COMPLEANNO A NOI!

 

 

Hanami 花見 al laghetto dell’Eur

Fiore di ciliegio rosa Hanami giapponese Sakura

Ieri pomeriggio sono rimasta da sola: in realtà il programma era quello di buttarsi in spiaggia a Ostia, ma un impegno lavorativo inatteso di Fidanzato Claudio ha ribaltato la situazione e mi sono ritrovata a dover riempire un sacco di ore in solitudine. Cosa fare e cosa non fare, alla fine ho deciso di mettere in moto le cosce in vista della prova costume (a questo punto rimandata alla settimana prossima) e mi sono prefissata di farmi almeno una decina di Km a piedi.

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Giocatore 1, hai sbloccato una nuova avventura: alla scoperta del laghetto dell’Eur

Il percorso da Centocelle non è poi così lungo, basta prendere il 451 sulla Togliatti fino a Ponte Mammolo, a quel punto si sale sulla METRO B e la si percorre per intero, fino a EUR PALASPORT oppure EUR FERMI. In realtà si può prendere anche la METRO C da MIRTI o GARDENIE fino a LODI, poi prendere un magico 51 per arrivare a COLOSSEO e da lì salire sulla METRO B. Fate come vi pare, tanto sempre un’ora e ci vuole. Se invece non partite da Centocelle bella per voi.  Per quanto riguarda l’equipaggiamento, sono andata sul semplice, ho riempito lo zainetto delle avventure: felpa perché magari viene fresco quando il sole cala, auricolari per ascoltare la musica, cellulare per fare fotografie, una bottiglietta d’acqua da riempire alla bisogna, Kinder Cereali per silenziare l’atroce sindrome premestruale e un pacchetto di fazzoletti di carta perché abbiamo la lacrima facilissima e basta un niente per rievocare il dolore della perdita del primo cane. Attenzione, maneggiare con cura.

Per una corretta panoramica sulla storia del Laghetto dell’EUR vi rimandiamo a un breve riassunto scritto da Michela Grassi, io voglio focalizzare invece l’attenzione sull’ Hanami. La verità è che non sono una grandissima appassionata della cultura giapponese, tuttavia sono una persona estremamente curiosa, perciò mentre passeggiavo per quei viali pieni di ciliegi, sono andata alla ricerca di informazioni. Sono capitata su questo sito bellissimo: Sognando il Giappone  di Alessandra Sanna così ho potuto scoprire cosa si nascondesse dietro un semplice gesto qual è quello di ammirare i fiori.

Cosa singnifica Hanami

Hanami (花見? “guardare i fiori”) è un termine giapponese che si riferisce alla tradizionale usanza nipponica di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi. Ormai si intende principalmente la fioritura dei ciliegi giapponesi, che in lingua giapponese vengono chiamati sakura, e quindi l’hanami è diventato sinonimo dell’ammirare il fiore di ciliegio.

(Wikipedia)

Però non fermiamoci a Wikipedia, che per quanto comoda non può essere altro che una suggestione, vorrei tornare sul sito di Alessandra Sanna perché ad un certo punto dice una cosa molto bella che lega l’Hanami al Bushido, ovvero la morale dei samurai. Il fiore del ciliegio sul quale si pratica principalmente l’Hanami è un fiore molto semplice nella sua costruzione. Il singolo elemento, infatti, non ha nulla di eccezionalmente attraente, ma lo diventa esclusivamente quando viene osservato insieme a tutti gli altri fiori che sbocciano sull’albero. Così come l’armata samurai, l’umiltà del singolo contribuisce allo splendore dell’esercito. Inoltre si fa un riferimento alla delicatezza e alla precarietà del fiore:

Allo stesso modo, come il ciliegio può vedere la sua intera fioritura spazzata via dal vento ma nonostante ciò fiorisce ogni anno, così nel bushido si dà tutta la propria energia sapendo che può essere uno sforzo effimero.

(Alessandra Sanna)

Ho passato quindi il pomeriggio a leggere e a fare ricerche su questo argomento, in modo tale da colmare questa lacuna culturale. In realtà ho avuto anche modo di riflettere su quanto appreso, complice un mando erboso davvero accogliente e un sole per nulla fastidioso. La primavera è un grande momento non solo per i fiori, anche io torno a rinascere dopo il lungo inverno che mi ha vista davvero martoriata dal lavoro e da situazioni davvero spiacevoli. Mi sono buttata alle spalle diverse cose e solo adesso sto riuscendo a prenderne le distanze. Non è stato un inverno semplice, però ne è valsa la pena. Ieri, sdraiata al sole, mentre ammiravo tutta quella meraviglia in fiore, ho capito che per quanto possano essere dolorose certe decisioni, bisogna assumersi la responsabilità di prenderle.

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Cose da fare al laghetto dell’EUR

Mi rendo conto di perdermi spesso in discorsi che magari ai miei lettori non interessano, perciò torno nei ranghi e vado a elencarvi un po’ di cose che potete trovare in questo parco bellissimo.

  • Bicicletta! Il posto è perfetto per una pedalata (sempre nel rispetto dei pedoni, mi raccomando), inoltre il percorso è abbastanza sicuro per lasciare i bambini autonomi con il loro bolide a pedali: perfetto per imparare ad andare senza rotelline!
  • Run run run! Il laghetto sarebbe il posto preferito di mio padre se abitasse a Roma! Il luogo si presta benissimo per delle belle sessioni di corsa, l’aria pulita e fresca che avvolge il luogo lo rende perfetto per un po’ di movimento sostenuto.
  • Pedalò? Sì grazie! Già, potete affittarne uno e stare in mezzo al laghetto in panciolle! Tranquilli, il laghetto è abbastanza grande per girare senza rischiare incidenti nautici con altri veicoli! Ma occhio alle canoe e alle barchette a vela.
  • Zucchero filato! Quanto adoro passeggiare mentre mi slappo quella matassa di zucchero tutto batuffoloso? Troppo. Sarà il mio animo che non vuole crescere, ma non c’è niente che possa sostituirsi alla nuvola dolce. Potete acquistarlo nei diversi punti allestiti.
  • Fame? Ieri ho visto un camioncino che faceva panini, ma mi hanno detto che da quelle parti potete trovare spesso anche Pizza e Mortazza (potete scoprire i movimenti del furgoncino-ape su Facebook)
  • Gonfiabili, fontane e chi più ne ha più ne metta. Non potete certo annoiarvi, i vostri bambini vorranno buttarsi ovunque. Ci sono i gonfiabili quelli grandi! Io diventerei matta se solo avessi ancora 21 anni. Mh, volevo dire 12.

Eccoci qua, non ho altro da dirvi se non raccomandarvi caldamente di fare un salto al parco proprio in questi giorni. I ciliegi fioriscono quasi tutti insieme e non saranno visibili per molti giorni. Perciò non perdete tempo dentro i centri commerciali, ma uscite e respirate aria buona. Ve l’avevo detto che detesto i centri commerciali? Ho anche una storia carina da raccontarvi. Il titolo? Io alla Rinascente non ci voglio andare. 


 

Grazie per aver letto fino a qui. Se ti è piaciuto il post lasciaci un saluto nei commenti.

Fa sempre un sacco piacere! 

 

Uno strano regalo di Natale, Guido Mura risveglia la tenerezza

Libro Uno strano regalo di Natale di Guido Mura, edizioni Streetlib

Chi legge a Pasqua un libro di Natale? Io, naturalmente. Però aprite bene gli occhi e le orecchie, perché questa pubblicazione di nemmeno 100 pagine ha davvero qualcosa di importante da raccontare.

Uno strano regalo di Natale

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Il protagonista della nostra storia è un cane, oppure un uomo. Insomma, un uomo con il suo cane, che però non è suo davvero. E poi c’è una casa, anzi due: una che si perde e una che si vince, una donna che se ne va e una che invece arriva. E Chipper forse è il cane che salverà la vita a un uomo perduto. Questo romanzo, per nulla banale, racconta la discesa di un uomo qualunque che perde il lavoro, la casa e la moglie. Una disgrazia senza fine, almeno fino a quando un musetto peloso non gli si avvicina facendogli scoprire che una nuova vita è possibile.

… e altri racconti

Nel volume sono presenti altre tre storie: La cometa di Tonio, I campanelli e L’organizzatrice. Altri tre romanzi brevissimi ma dal sapore natalizio, ma realizzato con ingredienti del tutto diversi da quelli che ci si aspetterebbe per delle storie di questo specifico periodo dell’anno. Insomma, aprite la mente perché ce n’è bisogno.

Guido Mura e la sua penna

uno-strano-regalo-di-nataleUna vita dedicata completamente alla letteratura quella del nostro autore Guido Mura. Saggista, bibliotecario, poeta e musicista, Guido nasce ad Alghero, ma vive e lavora a Milano dove per molti anni si è occupato di beni culturali. Una laurea in letteratura italiana e un lavoro costantemente tra i libri: cosa ci si può aspettare? Ve lo dico subito. Un linguaggio ricercato, ma mai barocco, ci accompagna durante la lettura  del libro. Guido non ha bisogno di dimostrare di saper scrivere bene, le parole gli escono dalla penna come la musica esce dalle dita di un pianista. Un flusso talmente tanto regolare e poco invadente che non appesantisce praticamente mai.

Io un pensierino ce lo farei … e poi costa soltanto 99 centesimi! Clicca qui –>  Uno strano regalo di Natale


Post in collaborazione con l’autore.