La Napoli dei misteri – Il cimitero delle fontanelle

Vi mancavano le storie di fantasmi del nostro blog? Siamo stati a Napoli per vivere un’avventura urbana davvero suggestiva: vi parleremo del cimitero delle fontanelle.

Tutto inizia quando il nostro amico Antonio, napoletano di nascita, ci raggiunge in una delle tante piazze del centro storico per un caffè. Dove andiamo, dove non andiamo ed esce fuori questo posto strano che ci incuriosisce fin da subito. Un cimitero? Più o meno. Antonio ci spiega che non si tratta di un camposanto tradizionale o monumentale, ma di un ossario antichissimo molto particolare, pregno di storia e di leggende. Come potevamo tirarci indietro? Ci accompagna per un pezzetto e dopo averci fatto mangiare la migliore pizza della nostra vita da Starita, ci indica la via per arrivare al Rione Sanità.

Zainetto in spalla, cartina in una mano e immancabile smartphone nell’altra e ci arrampichiamo quanto basta per raggiungere questo ipogeo di tufo apparentemente poco frequentato dai turisti. Dopo una breve salita si entra in una cava buia, umida e fredda dove sono custodite le ossa di 40.000 cadaveri. Una stima approssimativa riporta un totale di 8.000.000 persone andando a contare anche quelle sotterrate nella cava.

Ma chi sono questi defunti?

Presto detto. La cava è una fossa comune del XVII secolo dove sono stati riposti i resti delle vittime della peste (1656) e del colera (1836, quella che colpì anche il Leopardi). Oggi si possono vedere montagne di ossa lunghe (braccia e gambe) che fanno da altare per centinaia e centinaia di teschi riposti ordinatamente l’uno accanto all’altro. Alcuni sono riposti in teche che riportano dei nomi (chiaramente non quelli del defunto), altri sono addirittura sistemati in piccole bare (quando si tratta di bambini).

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Il cimitero delle fontanelle non è un ossario qualsiasi

No, non lo è per niente. Da fine ‘800 fino al 1969 è stato un luogo di culto delle anime del purgatorio e per questo motivo sono andate creandosi alcune usanze che resistono ancora oggi. Ogni famiglia, cercando di portare pace all’anima anonima di un defunto, adottava una capuzzella (un teschio) e per questa pregava, pregava, pregava nella speranza che un giorno l’anima, arrivando in Paradiso, potesse essere riconoscente di questa premura. Per questo alcuni teschi sono meglio conservati e riposti in piccole “casette” dove sono incisi i nomi e le date di coloro che li hanno adottati. Il cimitero viene chiuso nel 1969 perché si riteneva che quest’usanza dell’adozione della capuzzella fosse eccessivamente feticista. Viene riaperto completamente solo nel 2010 grazie a una pacifica occupazione degli abitanti del Rione, i quali hanno convinto l’amministrazione comunale a rendere visitabile la zona.

Il culto delle anime pezzentelle

Antonio ci ha spiegato i punti principali per adottare una capuzzella. In realtà è molto semplice, basta applicare sul cranio dell’anonimo defunto per indicarne l’adozione e successivamente tocca prendersene cura con assidue preghiere per la salvezza. Già Dante ci ha insegnato questa lezione: un’anima del purgatorio riceve una sorta di “sconto di pena” in proporzione a quante persone pregano per la sua salvezza. Una sorta di televoto, se vogliamo. Quando l’anima da noi adottata raggiungerà – anche grazie al nostro sostegno in preghiere – il Paradiso, allora questa sarà riconoscente e ci donerà la grazia (oppure i numeri del Lotto, oppure una guarigione, oppure il ritorno di un figlio dalla guerra). Per questo motivo tutti i teschi del cimitero delle fontanelle portano in capo una monetina. Già che c’eravamo abbiamo pensato di adottarne uno anche noi. Non pregheremo molto è vero, ma sicuramente ci ricorderemo spesso di quest’anima nei nostri discorsi e forse sarà un po’ la stessa cosa. Non che ci interessino i numeri del Lotto e quello che abbiamo chiesto all’anima pezzentella non ha niente a che fare con il denaro, ma rimangono comunque affari nostri. Non ce ne vogliate.

Non troverete solo monetine, ma anche bigliettini scritti, rosari, oggetti di ogni sorta e tantissime sigarette. Alcuni lasciano delle fotografie, dei santini e alcune spillette. Vicino alle ossa di bambini non sarà insolito trovare montagne di giocattoli e richieste di aiuto per piccoli ammalati.

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La leggenda del capitano

Come potete benissimo immaginare, un luogo simile è terreno fertile per un quantitativo di leggende da saturare persino due curiosoni come noi. Tuttavia, la leggenda del capitano è piaciuta particolarmente ed eccoci qui a raccontarvela.

Tutti i giorni, ad una certa ora, una ragazza lasciava la propria casa per andare a prendersi cura della sua anima pezzentella. Il fidanzato, malfidato e un po’ geloso, decise di seguirla fino a scoprirla inginocchiata davanti a questo teschio curato e lucidato. Divertito dalla cosa e probabilmente sollevato nel constatare che la fidanzata gli era fedele, decise di prendersi gioco della capuzzella infilando un bastone nell’occhio del teschio e smuovendolo in aria. Derise la propria fidanzata e in un impeto di goliardia eccessiva decise di invitare l’anima della capuzzella al matrimonio. Venne il giorno delle nozze e tra gli invitati si presentò un uomo vestito con un’uniforme nera: questo si tolse il cappello, mostrandosi così con un occhio accecato. Lo sposo si avvicinò e riconoscendo l’anima (poiché questa gli disse candidamente d’esser stata invitata personalmente da lui) morì all’istante e con lui anche la sposa e – come ogni tragedia che si rispetti – anche tutti gli invitati.

Paura eh?

Consigli utili

Trovate tutte le informazioni per visitare il cimitero delle fontanelle nel sito ufficiale. La visita prende circa un’oretta di tempo e il quartiere è molto bello da visitare a piedi. Si tratta proprio di un posto caratteristico, con i panni stesi al vento in palazzi molto antichi. Troppo bello per essere evitato con un taxi. Il luogo è facilmente accessibile anche per chi ha disabilità motorie, la carrozzina non trova alcuna barriera architettonica.

Non ci sono servizi igienici e all’esterno non ci sono fontanelle di acqua potabile: portatevi da bere e se soffrite di allergia alla polvere fate incetta di antistaminici e salviette per pulirvi occhi e viso.

All’interno dell’ossario è buona norma rispettare un doveroso silenzio, quindi ricordatevi di togliere la suoneria ai vostri cellulari e mantenete un comportamento adeguato al luogo che, per quanto pittoresco, rimane sempre un ossario.

 

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