Stitichezza? 7 modi allucinanti per fare la cacca

Lunedì ho avuto problemi di costipazione, così invece di cercare su Google dei rimedi efficaci (scartata anche l’ipotesi di sentire il mio medico), ho pensato di chiedere a coloro che più ne sanno in assoluto: GLI UTENTI DEI SOCIAL NETWORK!

Vuoi conoscere un rimedio per combattere la stitichezza? Continua a leggere!

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In questa giungla di mamme informate, sempre pronte a fornire soluzioni naturali e genuine per la cura dei propri pargoli, come potevo non trovare gente disposta ad aiutarmi a fare la cacca?

Voglio condividere con voi i rimedi che mi sono stati suggeriti.

  1. Un cucchiaio d’olio d’oliva da assumere la mattina. Non so bene per quale principio un cucchiaio di olio d’oliva dovrebbe favorire l’evacuazione. Forse perché nell’immaginario comune questo liquido potrebbe lubrificare dei canali secchi? Quindi se credete che la vostra cacca si sia bloccata a causa di un malfunzionamento lipidico del vostro intestino e del vostro colon, provate ad aiutarvi con del lubrificante naturale proveniente dalla spremuta d’olive. Alcune correnti di pensiero consigliano l’aggiunta di un pizzico di zucchero, così da rendere più felici le feci e non dare loro l’impressione di volerle al più presto fuori dai piedi. Schermata 2018-08-31 alle 10.17.14
  2. Fumare una sigaretta. In realtà qui sembra esserci un fondamento quasi scientifico, pare infatti che la nicotina abbia la capacità di rilassare i muscoli lisci del corpo umano. Molte persone, infatti, sostengono di andare regolarmente di corpo dopo il caffè e la sigaretta. Sembra funzionare, ma tocca essere adulti e fumatori. In caso contrario, non credo sia una buona idea iniziare a fumare. La disperazione, però, può far fare cose strane. A vostro rischio e pericolo, ma sappiate che per la vostra prima sigaretta potreste evacuare anche lo stomaco, oltre che l’intestino. Schermata 2018-08-31 alle 10.17.49
  3. Alimenti che stimolano: prugne, albicocche, latte caldo, mirtilli, carote … sembra che tutta questa roba (soprattutto se presa assieme) possa in qualche modo convincere la vostra cacca a farsi un tuffo nel water. Margherita si raccomanda di mangiare per la precisione 6 carote, né una di più, né una di meno. Elena, invece, asserisce l’efficacia dei semi di zucca, attraverso i quali si cagherebbero – a detta sua – anche i timpani. Ecco. Non eccedete con questo rimedio se non volete ritrovarvi nella tazza a cercare i vostri strumenti auditivi perduti nella cacca. Che raffinatezza! Schermata 2018-08-31 alle 10.19.53.png
  4. Il rimedio del boy scout. Leggende dicono che durante le loro missioni nella natura, i soldati del buon Gesù soffrano spesso di costipazione. Probabilmente perché girano a gennaio con i pantaloncini corti e dormono in strutture dove la curia accende il riscaldamento colcazzo, ma non è questo il punto. Sono fortunatamente preparatissimi in materia di cacca e consigliano di deglutire un cucchiaino di Nutella e due cucchiaini di marmellata di prugne. Crediamo, dopo un attento ragionamento, che questo sia una sintesi tra il rimedio 3 e il rimedio 1, dopotutto lo sappiamo: l’olio di palma contenuto nella nutella ha un effetto devastante secondo gli utenti del social network. Schermata 2018-08-31 alle 10.20.30.png
  5. L’acolista. C’è chi suggerisce candidamente la soluzione definitiva: tequila. In fondo perché no? Ci si piglia una bella sbronza e tanti saluti, sicuramente tra il mal di testa del giorno dopo e qualche rigurgito bilioso, si passa anche per la tazza del cesso. Si coglie così l’occasione per fare anche festa, sperando che la costipazione caschi di venerdì o sabato. In caso contrario meglio il rimedio dello scout. Schermata 2018-08-31 alle 10.21.20.png
  6. Erbe medicinali da compare in farmacia o in erboristeria. Che poi, siamo onesti, questi sono metodi quasi sempre infallibili, solo che non puoi prevedere quando l’evacuazione avverrà. Potrebbe succedere anche a lavoro, o nel mezzo di un appuntamento galante … supposte e beveroni erboristici sono perfetti, ma dopo l’assunzione chiudetevi in casa perché ogni momento potrebbe essere buono per stappare la bottiglia. Non fatevi trovare impreparati. Schermata 2018-08-31 alle 10.22.37.png
  7. IL PREZZEMOLO NEL CULO. C’è chi dice che si tratti di un rimedio efficace solo per i neonati in caso di coliche, c’è chi sostiene che vada bene per gli adulti solo se di prezzemolo si utilizza una piantagione intera. In tutti i casi non so quanto siate propensi a infilarvi erbe nel più sacro dei vostri buchi, ma sappiate che l’efficacia è testimoniata in larga misura. Si tratta dei rimedi più quotati accanto all’olio e alle sigarette. Quindi, se proprio siete alla frutta, sappiate che riempirvi l’ano di erbe aromatiche come foste dei tacchini il giorno del ringraziamento potrebbe essere un’ottima idea. Schermata 2018-08-31 alle 10.24.00.png

Conoscevate qualcuno di questi metodi e volete dire la vostra opinione? Ne conoscete altri di ancora più strani? Sei un medico e vuoi querelarmi per disinformazione? Lascia un fantastico messaggio qui sotto!

L’unica cosa vera di questo post, comunque, è che la cacca la fanno proprio tutti, anche la tipa strafiga dell’ufficio che sembra avere la passera d’oro zecchino. E la fa puzzolente come quella di vostro nonno: uguale uguale. La cacca è ‘na livella, regà. 

 

Chi ha ucciso Appia Annia Regilla? Alla scoperta del Ninfeo di Egeria, dall’Appia Antica alla Caffarella

La conoscete tutti la leggenda della dea Egeria? Vi rinfreschiamo un po’ la memoria.

DCLXXIII a.C.

La leggenda racconta la storia della ninfa Egeria, trasformata in sorgente dopo la morte del suo amato, Numa Pompilio, secondo re di Roma. Considerata sacra fin dai tempi antichi, l’acqua sgorga ancora oggi limpida e pura dalle sue lacrime. Unica nel gusto e ricca di preziosi sali minerali, favorisce la digestione e l’equilibrio idro-minerale, aiutando l’organismo a mantenere il suo benessere naturale. 

Questo è ciò che si trova scritto su ogni bottiglia di acqua Egeria presente nella capitale. Cosa centra con il Ninfeo di Egeria? Assolutamente nulla. Insomma, il Ninfeo di Egeria dovrebbe essere il luogo in cui Numa Pompilio si trovava con la ninfa per pomiciare, ma quello presente alla Caffarella è un super fake. Vabbè, lo è anche il balcone di Giulietta e non ci sembra che questa cosa abbia, nel corso dei decenni, rappresentato un gran problema.

Il nostro percorso inizia dalle Catacombe di San Callisto (Appia Antica) e termina alla fermata metro Colli Albani (esterno parco della Caffarella). Si tratta di un’escursione molto semplice di 8,4 km quasi tutta piana, adatta a chiunque (fidanzato Claudio l’ha affrontata serenamente a tre mesi dall’operazione alla caviglia, abbiamo avuto qualche crampo solo negli ultimi 400 metri).  Vi lasciamo la mappa di tutta la nostra avventura che, ovviamente, non prevede unicamente la visita al Ninfeo di Egeria.

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Potete trovare tutto il percorso cliccando qui.

Qualche piccolo consiglio prima di partire per l’avventura:

  1. Scarpe comode. Sembra una banalità, ma noi siamo stati un po’ scemotti e siamo partiti con le espadrilles. Niente di più sbagliato, davvero. Mettetevi un paio di scarpe da camminata, sappiate che ci sono lunghi tratti sterrati e potrebbe esserci del fango. Siate più saggi di noi, vi prego.
  2. Acqua. Lungo il percorso non abbiamo trovato tantissimi nasoni, quindi vi consigliamo di fare il pieno all’ingresso del Parco Scott dove c’è una fontanella. Noi ci siamo fatti una bella scorta e meno male, perché davvero dentro il percorso della Caffarella non abbiamo trovato nulla fino alla fine.
  3. Autan. Meglio per voi se vi ricordate di mettere nello zainetto un repellente, lì da quelle parti le zanzare banchettano che è una meraviglia, quindi fatevi trovare preparati.

Bene, detto questo passiamo al fulcro della nostra avventura: Appia Annia Regilla e la sua misteriosa morte. 

Il giallo di Appia Annia Regilla

Regilla era una nobildonna romana che, a soli 15 anni, sposò Erode Attico nel 140 a.C. Erode Attico ce lo ricordiamo (?) perché fu un filosofo e un politico greco, maestro del ben più famoso Marco Aurelio (l’imperatore buono de Il Gladiatore, per capirci). Dopo 20 anni di felice matrimonio in Grecia, Erode viene chiamato a Roma per difendersi dall’accusa di uxoricidio (quando il marito uccide la moglie). Regilla era stata uccisa e quando suo fratello Bradua, residente a Roma, lo venne a sapere non la prese benissimo. Erode fu assolto dal tribunale romano perché “gli giovò a sua difesa in primo luogo il fatto di non aver mai dato un tale ordine contro Regilla, in secondo luogo di averla rimpianta oltre misura dopo morta”. Questo, almeno, fu quanto lasciato scritto da Filostrato probabilmente già a libro paga di Marco Aurelio all’epoca dei fatti. In buona sostanza, erano tutti venduti e paraculati.

Ma il fatto che questa donna fosse “rimpianta oltre misura dopo morta” è la parte che ci interessa. Infatti Erode dedicò alla defunta una quantità imbarazzante di cose in giro per la Grecia, ma anche a Roma. Ci siamo già imbattuti in uno di questi luoghi dedicati, durante il nostro viaggio ad Atenel’anfiteatro Odeion sull’Acropoli di cui vi lasciamo una diapositiva prodotta dalle manine di Fidanzato Claudio.

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Oltre a questo, Erode dedicò tutte le vesti della moglie a Demetra nel tempio di Eleusi, costruì un altare a Maroussi, fece erigere per lei una tomba “simile a un tempio” ad Atene, fece incidere un’iscrizione nella loro villa a Maratona.

Il cenotafio di Appia Annia Regilla

A Roma, invece, dove Regilla era nata e dove ovviamente si trovava la villa di famiglia, Erode non si fece parlare dietro: preso possesso della villa della moglie (non vi erano eredi perché l’unico era Bradua ancora minorenne all’epoca dei fatti), la trasformò in un mausoleo. E dove siamo? Sull’Appia Antica, esattamente in Via della Caffarella sulle sponde del fiume Almone. Il cenotafio (questo mausoleo/villa) è una delle nostre prime tappe. La costruzione somiglia a un tempietto greco grazie a dei capitelli corinzi appena abbozzati, il tetto spiovente con un timpano decorato. Ci venga perdonato il fatto di non esser andati alla ricerca di ciò che il tempietto offriva architettonicamente nelle sue fattezze originali: l’architettura, come materia, non ci piace così tanto. Se volete saperne di più, però, c’è sempre Santa Wikipedia.

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Naturalmente, con la nostra immensa fortuna, abbiamo trovato il sito chiuso (fatalità ciò avviene solo per i mesi di luglio, agosto e gennaio). Ci risulta che sia aperto tutto il resto dell’anno e che sia visitabile autonomamente in forma gratuita. La foto è stata scattata dal cancello – chiuso – dell’ingresso, quindi temo dobbiate accontentarvi. Oppure cercatevela su Google.

Il Ninfeo di Egeria

Cammina cammina lungo il sentiero battuto, ci si va a scontrare con un’altra opera immensa dedicata da Erode alla defunta moglie morta. Alludiamo al Ninfeo di Egeria che con Egeria non c’entra assolutamente nulla (esattamente come vi avevamo detto in principio). Non è infatti il vero posto in cui Numa Pompilio si incontrava con la ninfa Egeria, semplicemente si tratta di una decorazione monumentale in pietra e marmo che riveste una delle sorgenti che alimentano il fiume Almone.  Questa sorgente, secondo una leggenda del tempo, regalava acqua dai poteri curativi. Noi però vi sconsigliamo caldamente di farvi il bagno. Il motivo ve lo illustriamo con una diapositiva: come vedete l’acqua non sembra essere proprio salubre salubre.

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Sembra evidente, quindi, il motivo per il quale si disse che Erode non poteva aver dato ordine di uccidere la moglie. Può un uomo così devoto alla memoria della defunta aver chiesto a un liberto di ucciderla? E se non è stato lui, allora chi è stato? Eh non lo sapremo mai, anche perché per le cronache pare proprio chiarissimo che il nostro marito devoto non avesse del tutto la coscienza pulita in questa faccenda, ma che fosse ben coperto dall’imperatore Marco Aurelio. La verità è che noi credevamo si trattasse del vero Ninfeo di Egeria, ma una volta arrivati ci siamo imbattuti in questo giallo complicatissimo che ci ha sconvolto tutti i piani e i sogni di gloria. Volevamo raccontarvi una storia e invece ne abbiamo trovata una completamente diversa. Ma non è forse questo il bello dell’avventura? Vabbè, che importa, ci siamo fatti una lunghissima passeggiata nel silenzio e nella natura incontaminata.

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Alla prossima avventura!

Se vi è piaciuto il nostro post, se vi siamo tornati utili, se volete essere carini ogni tanto… un commento, un like o un bacio volante sono immensamente graditi!

Tiramisù con i Loacker alla Vaniglia: ho fatto una zozzata

GUIDA D’EMERGENZA PER IMPROVVISI ATTACCHI DI FAME

Come si fa un buon tiramisù? C’è chi usa i Pavesini e chi usa i Savoiardi, io non avevo in casa né gli uni né gli altri, ma nella Degustabox di luglio ho trovato un pacco di Loacker alla vaniglia. Sì, però la verità è un’altra. Quando ho il ciclo, io mangerei anche mia nonna purché glassata, ma in casa non ho mai niente che soddisfi il bisogno incontrollabile di mangiarsi questo mondo e quell’altro. Questa volta avevo un uovo, un po’ di mascarpone e i Loacker di cui sopra. E niente, m’è scattato il tiramisù selvaggio.

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Questi Loacker non sono certo pensati per far da base al tiramisù, tanto che in più di un’immagine sono rappresentati insieme a del gelato. La scritta “Wafer per gelato”, comunque, dovrebbe togliere ogni dubbio sull’utilizzo di questo biscotto secco. Ma io non sono una brava pasticceria e quando mi prende il bisogno incontrollabile di ingozzarmi non sto certo a guardare le etichette.

La mia fantastica ricetta

No, non ho una ricetta precisa. Vado a occhio e a sentimento, comunque sappiate che non ho mai sbagliato il tiro, soprattutto sul tiramisù. Le zozzate sono la mia specialità, quindi il primo che si inalbera millantando l’unica vera ricetta del dolce al mascarpone può anche andare a farsi benedire. Questo non è un blog di cucina e io non sono una divulgatrice di ricette perfette. A stento so cucinare gli spaghetti al pomodoro.

Quindi questa ricetta? A caso?

Prendete il caffè e mettetelo in una scodella, io a occhio faccio uno straterello che sia umanamente assorbibile dai wafer. Molto meno di un centimetro, comunque. Poi prendete i Loacker alla vaniglia per gelato e metteteli uno accanto all’altro nel caffè, pregando qualche santo che si inzuppino per benino. Se avanzate caffè rovesciatelo nel lavandino stando attenti a non farci cadere dentro anche i Loacker. Una volta sistemato questo passaggio, prendete il mascarpone e le uova. Io uso un uovo soltanto, poi voi fate come vi pare. Io ci metto un bilico di zucchero, ma potete anche metterne un cucchiaio e basta. Mescolate tutto insieme e poi rovesciate la crema sui wafer che – se il buon dio v’ha assistito – si dovrebbero essere inzuppati come sperato. Pareggiate la crema, spolverateci sopra il cacao e mettete tutto in frigorifero.

Un po’ di riposo al fresco

E questo dipende dalla vostra urgenza. Per quanto mi riguarda, dopo una decina di minuti potete anche riprendervelo dal frigorifero e slapparvelo con gusto davanti alla televisione.

C’è da dire che esiste una ricetta per fare questo capolavoro di calorie e felicità, non serve nemmeno imbarcarsi in ricerche infinite. Basta scrivere “Tiramisù con i Loacker” nella barra di Google, oppure cliccare qui.

La prova del cucchiaino è superata. Sono riuscita a fare giusto una fotografia prima che arrivasse un fidanzato divoratore a rovinarmi la festa. Sappiate però che sono stata io a implorarlo di levarmi dalle mani la scodella, altrimenti mi sarei mangiata mezzo kilo di dolce senza nemmeno prendere fiato tra un boccone e l’altro. Oh, povera me.

Laini Taylor: Il Sognatore

Fermi tutti, abbiamo una vincitrice: Laini Taylor, con Il Sognatore, sbaraglia la concorrenza e si afferma come miglior scrittrice contemporanea fantasy internazionale. E non lo dico soltanto io, se non vi fidate di me andate a curiosare nei vari blog in cui si parla di libri.  Eccolo qui.

La trama: #spoilerfree

Siamo in un mondo senza tempo e veniamo catapultati all’interno di un monastero dove facciamo la conoscenza di un piccolo Lazlo Strange. Questo ragazzino orfano viene cresciuto a cinghiate e leggende insieme ad altri orfani, ma essendo un sognatore di prim’ordine, si lascia spesso suggestionare dalle storie di un monaco burbero al quale serve i pasti principali della giornata. Questo signore, ormai anziano, racconta a Lazlo di una città perduta e avvolta nel mistero, ma di questa città non si ha memoria del nome. Come se fosse stato divorato da qualcosa, tant’è che provando a chiamarla con il suo nome vero si riesce solo a dire “Pianto”. Questo, infatti, è l’unico nome che rimane addosso a quella città perduta. Lazlo cresce e con lui anche la curiosità, si specializza andando a caccia di informazioni continue che riguardino questo luogo e il suo presente si intreccia con quello di un alchimista geniale. I due costruiranno uno strano rapporto che li perseguiterà per molti anni. Lazlo riesce a raggiungere questa città insieme all’alchimista e ad altri personaggi (tra i quali il Massacratore di dei), scoprirà così la terribile (e vera) storia di Pianto e si adopererà per salvarne gli abitanti e non solo. Dall’alto, il buon Lazlo, viene sorvegliato costantemente da una ragazza speciale in grado di scatenare orribili incubi grazie a delle semplici falene e sarà proprio lei – forse – la risposta a qualche assurda domanda del buon sognatore.

Il libro è il primo volume di una mini saga divisa in due parti, quindi sappiate che poi per un po’ dovrete mettervi l’animo in pace e aspettare.

E io mi sono messa l’animo in pace circa due giorni dopo aver finito di leggere il libro perché, davvero, è come un’ottima bevanda che lascia però una sete immensa. Non è che non disseti, è che non sarà mai abbastanza efficace per colmare l’esigenza che crea. Questo libro dà dipendenza seria. L’universo di Laini Taylor è del tutto nuovo e privo di precedenti, almeno nella mia memoria, ma riesce a essere totalmente credibile in ogni suo minimo aspetto.

Vogliamo farla una critica?

Sì, ma solo una e solo perché proprio si deve fare. Il libro è adatto a chiunque abbia compiuto almeno 15 anni perché alcuni temi affrontati sono delicatissimi. Si parla di sesso e di violenza e per quanto sia tutto molto naturale e delicato sono comunque argomenti che vanno compresi per essere apprezzati a pieno. E qui nasce la mia critica: ho trovato un eccessivo pudore in alcune descrizioni. Laini Taylor tende a nascondersi un po’ dietro una tenda per non arrossire mentre scrive di rapporti sessuali, perciò non si troverà mai scritto che due persone stavano facendo l’amore, ma si troverà scritto “lo stavano facendo” oppure “erano a letto insieme e non stavano dormendo”. Questo pudore mi sembra un po’ inutile e nemmeno troppo giustificato. Fare l’amore non è un crimine, soprattutto in una storia in cui esiste la violenza sessuale ripetuta. Se si parla di stupro si può parlare serenamente anche di un rapporto sessuale consenziente senza dover arrossire.

DETTO QUESTO: andate subito a comprare ‘sto libro e fatemi sapere cosa ne pensate.

Ferie in città: 10 idee per non annoiarsi

Capita a tutti, prima o poi, di dover passare le ferie estive in città. Qualche volta la vita ti chiede di fare un sacrificio, magari in previsione di un’avventura fantastica, quindi non credo ci sia bisogno di disperarsi o sentirsi completamente tristi perché per una volta non s’è potuto viaggiare. Perciò eccoci qui a scrivere questo blog post con le 10 idee per non annoiarsi completamente mentre si passano le ferie estive in casa.

  1. Pulizie d’agosto! Finalmente abbiamo un momento per sbarazzarci di tanta roba inutile nell’armadio: è arrivato il momento di lasciar andare quei vecchi jeans taglia 40 che non indosserai – probabilmente – mai più. Una delle scuse per non affrontare questo lavoro è il tempo: “Eh, dovrei eliminare tante cose dal mio armadio, ma quando potrò trovare il tempo?” Eccolo! Devi andare da qualche parte? No, quindi non perderti in inutili scusanti e metti in moto il sedere e le braccia. Apri l’armadio e comincia a mettere in un sacco nero tutti i vestiti vecchi, brutti, piccoli, fuori moda… e sii coraggioso. Hai mai usato quella maglietta arancione con i fuori azzurri di nonno Felice che ti ha portato mamma quando è venuta a trovarti in città? No e sono passati 3 anni da quando è successo, quindi prendi quella maglietta e mettila nel sacco. Bella la tua minigonna di jeans, quanti anni ha? Quattro? Bè, quattro anni fa probabilmente eri anche quattro taglie in meno e questo è il motivo per il quale sono due anni che non usi quella minigonna. Buttala nel sacchetto. E via anche scarpe inutili, canottiere così sottili e sfinite che manco uno straccio si può ricavare. Liberati del passato (e della roba da lavare e piegare inutilmente perché tanto non la usi). Ti posso assicurare che una volta finito questo – lungo e drammatico – processo, ti sentirai benissimo, ma soprattutto dopo qualche giorno ti sarai già dimenticato di tutte le cose che hai messo nel sacchetto. Non ci pensavi prima, non ci penserai nemmeno dopo.
  2. Hei, ciao che fai? Chiama la tua amica o il tuo amico e passaci del tempo insieme. Il mondo dei grandi è brutto e per chi non ci vive ancora è una cosa incomprensibile. Per chi vive con i genitori è difficile immaginare quanto sia diversa la vita di una persona che vive da sola e lavora 8 ore al giorno. E così te sei sempre lo stronzo che non chiama mai, che non si fa vedere, che non si fa sentire. Non c’è niente di cattivo in tutto questo: è normale. Però ci sono amici che se anche vivono con i genitori hanno pazienza e capiscono che non tutte le persone vivono allo stesso modo, per questi non sei uno stronzo e vale la pena di fare una telefonata. Chiama il tuo amico e passaci una giornata insieme, magari aggiornandovi su tutto il tempo in cui non vi siete sentiti. Non è male come idea.
  3. Libri. Fai una lista di libri che vorresti leggere e vai alla Feltrinelli ad acquistarli. Oppure, se non ti va di spendere soldi, puoi sempre recarti alla biblioteca della tua città o del tuo quartiere. La biblioteca è un luogo bellissimo e magico, vale la pena farci un salto anche solo capire dove sia ubicata. Quando ero ragazzina usavo l’estate per leggermi tutti i classici possibili immaginabili perché mi dava molto fastidio dover ammettere di non averne letto uno quando la professoressa esordiva a lezione dicendo “Sicuramente vi sarà capitato di leggere un libro di … autoreclassicoacaso“. Se siete divoratori di libri non vi sarà difficile seguire questo consiglio, in caso non vi piacesse leggere potreste anche cogliere l’occasione per andare a caccia di qualcosa che invece possa stimolare la voglia di affrontare un testo scritto che superi le 3000 parole. In genere bibliotecari e librai sono molto preparati, ma esistono un sacco di blog che si occupano di libri e letteratura. Prendetevi un paio d’ore per andare a caccia di qualcosa che possa suggestionarvi a tal punto da iniziare la buona abitudine della lettura.
  4. In cucina! Cucinate qualcosa di buono e di molto laborioso. Io ho preparato una parmigiana di melanzane. D’accordo, magari per molti di voi sarà una cosa semplicissima la parmigiana di melanzane, ma per me che sono una frana è stato un lavoro pazzesco. In tutti i casi, cimentatevi in qualcosa di sconosciuto tra i fornelli. Mettetevi all’opera con coraggio, magari fatelo con l’amico che avete chiamato nel punto 2 e usate una ricetta del libro che avete acchiappato nel punto 3. Perché no, serve sempre un libro di cucina in casa.

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Ricordatevi sempre che la cucina è il luogo in cui si può tenere in mano un bicchiere di vino rosso e passare inosservati. In bagno, invece, non è normale.
  • La tovaglia rossa e bianca a quadri. Organizzate un picnic in un parco. Allora, per prima cosa: il picnic è una figata e non ci vuole molto per metterlo in piedi. Basta prendere un cestino o uno zainetto e infilarci dentro quello che serve: una tovaglia bella grande, una bottiglia di vino, bicchieri, roba da mangiare random (vanno bene anche le patatine della San Carlo). Non ci vuole molto, l’obiettivo è quello di passare un bel pomeriggio all’ombra di qualche albero a raccontare un sacco di cose a qualcuno. Ah, ma tu guarda che caso, abbiamo chiamato un amico al punto 2! Potremmo anche provare ad assaggiare insieme il manicaretto complicatissimo preparato al punto 4.

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    Se poi avete la fortuna di abitare vicino al mare come noi, potete anche smettere di leggere a andare in spiaggia a mettere le terga in ammollo.
  • Next stop… Organizzate o cominciate ad immaginare il vostro prossimo viaggio. Se state facendo un sacrificio significa che avete un progetto in cantiere, oppure che i tempi bui stanno per finire, quindi tanto vale riscaldare i motori dell’entusiasmo con un po’ di fantasia. Aprite la cartina del mondo (o di una zona che preferite) e cominciate a segnarvi i luoghi in cui vi piacerebbe andare. Per ognuno di questi posti controllate voli, hotel, campeggi, musei, attività… e con la calcolatrice alla mano iniziate a farvi un’idea di quanti denari vi servano per affrontare l’avventura. Segnate la cifra su un pezzo di carta e appiccicatela al frigorifero. Noi abbiamo scelto un’isola e sappiamo che ci servono circa 800€ per fare una cosa superfiga. Cosa? Eh no, se si raccontano i desideri, questi non si avverano!
  • Adesso basta! Lasciate andare. Prendetevi tempo per lasciar andare tutte le cose che vi hanno fatto stare male. Smettete di pensarci, chiudetele in una scatola mentale e non pensateci più. Tutti noi abbiamo qualcosa di irrisolto che ogni tanto torna a tormentarci, è arrivato il momento di pensarci per l’ultima volta e poi lasciarlo andare. Tanto, parlando brutalmente, se una cosa non l’avete risolta fino ad ora, non la risolverete più (soprattutto se non dipende da voi). Lasciatela andare e salutatela per sempre, non ha senso metterci ancora energia. Fatevi l’ultimo pianto, l’ultima sclerata, l’ultima telefonata, l’ultimo messaggio, l’ultima riflessione… l’ultima quello che volete, ma poi chiudete quella porta e andate avanti.
  • Dai, usciamo. Organizzate una gitarella one day and low cost. La città è piena di posti in cui sicuramente non siete mai stati, soprattutto se abitate in città abbastanza grandi. Se invece abitate in un piccolo paesello, prendete in considerazione l’idea di visitare la città più vicina. Insomma, muovetevi di poco e spendendo zero se possibile, ma muovetevi. Il fatto di non poter spendere soldi non può essere una scusa per stare sul divano e annoiarsi, anche se la tentazione è forte e spesso vince. Alzate le chiappe e andate a passeggiare in un boschetto mai visto, in un parco mai visitato, in una spiaggia nuova… oppure fatevi un giro in centro scegliendo di fare tappa in tutte le fontane della città. Perché no, ogni fontana una foto. Così fate il pieno di foto per il vostro profilo Instagram.
  • Appena ho due minuti lo faccio! Risolvete quel problema casalingo che rimandate sempre. Tutti noi abbiamo un problema in casa che non abbiamo mai risolto per pigrizia e per mancanza di tempo. Un esempio? Il chiavistello rotto, l’appendiabiti storto, quei tre quadretti da appendere e non si sa bene dove, il fornello da sgrassare, il forno da pulire… il filtro della cappa da pulire. Non avete scuse: così come avete messo mano all’armadio nel punto uno, adesso dovete mettere mano alla vostra rogna casalinga. Altrimenti passeranno questi giorni, tornerete a lavorare e poi continuerete a dire “appena ho un minuto di tempo lo faccio” e non lo farete mai più.
  • I preservativi costano poco. Fate l’amore. Porca miseria, non dovrebbe nemmeno esserci motivo di dirlo e invece qualche volta è bene ricordarlo. Perché non passare una giornata intera a letto? Che male c’è, chi vi corre appresso? Nessuno! E allora staccate i telefoni e chiudete l’internet e passate del buon tempo tra le lenzuola con chi vi pare. Tanto per farvelo sapere: non dovrete renderne conto a nessuno, tranquilli. Se qualcuno dovesse chiedervi che fine avete fatto potreste rispondere semplicemente dicendo la verità: “ho scopato tutto il giorno”.
  • Ebbene? Ancora vi state annoiando? Non fa niente, ogni tanto bisogna anche sapersi annoiare. Un po’ di noia non fa male a nessuno.

    Come si mette un link su Instagram?

    Vuoi condividere un link su Instagram, ma hai meno di 10.000 follower e quindi non puoi far swippare la gente nelle stories? Dai, te la risolvo facile.

    10.000 followers si raggiungono solo con la pazienza e il tempo (oppure con i bot e i pod, ma te lo sconsiglio), nel frattempo puoi usare uno stratagemma per condividere i tuoi link.

    Il segreto è – rullo di tamburi – LINKTREE! Aprilo qui.

    Comodissimo e facile da usare, la schermata è talmente tanto intuitiva che se mi mettessi a spiegarvi l’utilizzo passo passo probabilmente mi sentirei un’idiota. Vado quindi per sommi capi, alle brutte mi scrivete per delucidazioni.

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    Ecco la schermata: basta cliccare sign up with instagram e ci si registra, successivamente viene creato un link da inserire nella propria bio, in modo tale che diventi cliccabile. Io l’ho messo così:

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    Quel link, dentro il riquadro rosso, riporta alla schermata in cui compaiono tutti i link che volete inserire. Come si inseriscono? Sempre dal pc, sempre dalla schermata che vi compare dopo l’iscrizione. Ecco qui.

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    Linktree è uno strumento semplicissimo, veloce e funzionale

    Potete scegliere il titolo, il colore dello sfondo della schermata e se attivare, eliminare o modificare il link. Insomma, da qui avete il controllo della landing page del link che avete inserito nella bio. Tutto chiaro? Il programmino, nella sua versione free, vi dice anche quanti click sono stati fatti da Instagram sul vostro link. Così potete monitorare quanto sia effettivamente performante, no? A me questa cosa piace moltissimo.

    Come risulterà la schermata finale?

    Esattamente come la vedete nello stamp precedente, nella preview alla vostra destra.

    Schermata 2018-08-09 alle 14.11.35Sarà molto semplice per i vostri follower, davvero! Certo, swippare nelle storie è una cosa molto figa, ma è un privilegio di chi raggiunge certi numeri.

    Nel frattempo potete fare come me! Che ve ne pare? Ho risolto almeno un pochino il vostro problema? Fatemi sapere come vi trovate, io personalmente lo adoro! 

     

    Cosa guardiamo stasera su Netflix? L’altra Grace

    Ecco, abbiamo scritto il titolo super SEO friendly, adesso possiamo parlare di una miniserie bellissima assolutamente da guardare (sì, su Netflix): L’altra Grace.

    La trama ce la sbrighiamo semplice

    Una giovane donna viene arrestata dopo esser stata accusata dell’omicidio dei suoi padroni. La ragazza proclama innocente e porta avanti la sua tesi nonostante le prove siano completamente contro di lei.

    La serie si basa sul romanzo di Margaret Atwood, ispirato a sua volta a una storia vera ed è questo il bello per quanto mi riguarda. Non ho letto il libro della Atwood, ma il titolo è identico ed è facilmente trovabile su amazon: vi lascio il link qui.

    Immagino vogliate sapere perché mi è piaciuta e perché io ve la stia consigliando. E va bene.

    Tre motivi per godersi L’altra Grace

    • L’altra Grace è una miniserie auto conclusiva. Gli episodi durano circa 50 minuti l’uno e una volta arrivati alla fine … è finita. Insomma, niente lunghe attese estenuanti e folli ricerche di indizi per una nuova stagione su google. La storia ha un inizio e una sacrosanta fine e questo è uno dei primi punti a favore.
    • I costumi sono bellissimi, così come sono una meraviglia i colori che accompagnano tutti gli episodi. C’è dell’antico persino nella luce che entra dalle finestre e questa illumina i corpi in un modo stupendo. Credo che tutta sta menata si chiami “fotografia“, ma di solito è Fidanzato Claudio che si occupa di recensire ed è lui che conosce i termini corretti. Amen, spero abbiate capito.
    • Adoro l’anima mistery di questa miniserie: fino alla fine si viaggia tra la razionalità degli eventi e lo sguardo ammaliante di Grace. Uno sguardo carico d’erotismo e passione, costretto da una cuffietta per i capelli in un corpicino casto e innocente. Il contrasto tra ciò che Grace racconta e la violenza dei fatti è qualcosa di sublime.
    • Mi piace la linea cronologica scelta per la narrazione dei fatti. Grace racconta tutta la storia che l’ha portata a essere arrestata con l’accusa di omicidio, lei infatti si trova a far da serva in casa di filantropi che credono nella sua innocenza. Un uomo di formazione psichiatrica si occupa di lei, dovendo far attenzione a non cedere all’attrazione. Che non ce lo metti un po’ di transfert? Eddai, ci sta bene!

    Un’altra bella trovata firmata Netflix, comunque.

    Pollice su. Fatemi sapere cosa ne pensate! Qualcuno ha letto il libro?