Chi ha ucciso Appia Annia Regilla? Alla scoperta del Ninfeo di Egeria, dall’Appia Antica alla Caffarella

La conoscete tutti la leggenda della dea Egeria? Vi rinfreschiamo un po’ la memoria.

DCLXXIII a.C.

La leggenda racconta la storia della ninfa Egeria, trasformata in sorgente dopo la morte del suo amato, Numa Pompilio, secondo re di Roma. Considerata sacra fin dai tempi antichi, l’acqua sgorga ancora oggi limpida e pura dalle sue lacrime. Unica nel gusto e ricca di preziosi sali minerali, favorisce la digestione e l’equilibrio idro-minerale, aiutando l’organismo a mantenere il suo benessere naturale. 

Questo è ciò che si trova scritto su ogni bottiglia di acqua Egeria presente nella capitale. Cosa centra con il Ninfeo di Egeria? Assolutamente nulla. Insomma, il Ninfeo di Egeria dovrebbe essere il luogo in cui Numa Pompilio si trovava con la ninfa per pomiciare, ma quello presente alla Caffarella è un super fake. Vabbè, lo è anche il balcone di Giulietta e non ci sembra che questa cosa abbia, nel corso dei decenni, rappresentato un gran problema.

Il nostro percorso inizia dalle Catacombe di San Callisto (Appia Antica) e termina alla fermata metro Colli Albani (esterno parco della Caffarella). Si tratta di un’escursione molto semplice di 8,4 km quasi tutta piana, adatta a chiunque (fidanzato Claudio l’ha affrontata serenamente a tre mesi dall’operazione alla caviglia, abbiamo avuto qualche crampo solo negli ultimi 400 metri).  Vi lasciamo la mappa di tutta la nostra avventura che, ovviamente, non prevede unicamente la visita al Ninfeo di Egeria.

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Potete trovare tutto il percorso cliccando qui.

Qualche piccolo consiglio prima di partire per l’avventura:

  1. Scarpe comode. Sembra una banalità, ma noi siamo stati un po’ scemotti e siamo partiti con le espadrilles. Niente di più sbagliato, davvero. Mettetevi un paio di scarpe da camminata, sappiate che ci sono lunghi tratti sterrati e potrebbe esserci del fango. Siate più saggi di noi, vi prego.
  2. Acqua. Lungo il percorso non abbiamo trovato tantissimi nasoni, quindi vi consigliamo di fare il pieno all’ingresso del Parco Scott dove c’è una fontanella. Noi ci siamo fatti una bella scorta e meno male, perché davvero dentro il percorso della Caffarella non abbiamo trovato nulla fino alla fine.
  3. Autan. Meglio per voi se vi ricordate di mettere nello zainetto un repellente, lì da quelle parti le zanzare banchettano che è una meraviglia, quindi fatevi trovare preparati.

Bene, detto questo passiamo al fulcro della nostra avventura: Appia Annia Regilla e la sua misteriosa morte. 

Il giallo di Appia Annia Regilla

Regilla era una nobildonna romana che, a soli 15 anni, sposò Erode Attico nel 140 a.C. Erode Attico ce lo ricordiamo (?) perché fu un filosofo e un politico greco, maestro del ben più famoso Marco Aurelio (l’imperatore buono de Il Gladiatore, per capirci). Dopo 20 anni di felice matrimonio in Grecia, Erode viene chiamato a Roma per difendersi dall’accusa di uxoricidio (quando il marito uccide la moglie). Regilla era stata uccisa e quando suo fratello Bradua, residente a Roma, lo venne a sapere non la prese benissimo. Erode fu assolto dal tribunale romano perché “gli giovò a sua difesa in primo luogo il fatto di non aver mai dato un tale ordine contro Regilla, in secondo luogo di averla rimpianta oltre misura dopo morta”. Questo, almeno, fu quanto lasciato scritto da Filostrato probabilmente già a libro paga di Marco Aurelio all’epoca dei fatti. In buona sostanza, erano tutti venduti e paraculati.

Ma il fatto che questa donna fosse “rimpianta oltre misura dopo morta” è la parte che ci interessa. Infatti Erode dedicò alla defunta una quantità imbarazzante di cose in giro per la Grecia, ma anche a Roma. Ci siamo già imbattuti in uno di questi luoghi dedicati, durante il nostro viaggio ad Atenel’anfiteatro Odeion sull’Acropoli di cui vi lasciamo una diapositiva prodotta dalle manine di Fidanzato Claudio.

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Oltre a questo, Erode dedicò tutte le vesti della moglie a Demetra nel tempio di Eleusi, costruì un altare a Maroussi, fece erigere per lei una tomba “simile a un tempio” ad Atene, fece incidere un’iscrizione nella loro villa a Maratona.

Il cenotafio di Appia Annia Regilla

A Roma, invece, dove Regilla era nata e dove ovviamente si trovava la villa di famiglia, Erode non si fece parlare dietro: preso possesso della villa della moglie (non vi erano eredi perché l’unico era Bradua ancora minorenne all’epoca dei fatti), la trasformò in un mausoleo. E dove siamo? Sull’Appia Antica, esattamente in Via della Caffarella sulle sponde del fiume Almone. Il cenotafio (questo mausoleo/villa) è una delle nostre prime tappe. La costruzione somiglia a un tempietto greco grazie a dei capitelli corinzi appena abbozzati, il tetto spiovente con un timpano decorato. Ci venga perdonato il fatto di non esser andati alla ricerca di ciò che il tempietto offriva architettonicamente nelle sue fattezze originali: l’architettura, come materia, non ci piace così tanto. Se volete saperne di più, però, c’è sempre Santa Wikipedia.

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Naturalmente, con la nostra immensa fortuna, abbiamo trovato il sito chiuso (fatalità ciò avviene solo per i mesi di luglio, agosto e gennaio). Ci risulta che sia aperto tutto il resto dell’anno e che sia visitabile autonomamente in forma gratuita. La foto è stata scattata dal cancello – chiuso – dell’ingresso, quindi temo dobbiate accontentarvi. Oppure cercatevela su Google.

Il Ninfeo di Egeria

Cammina cammina lungo il sentiero battuto, ci si va a scontrare con un’altra opera immensa dedicata da Erode alla defunta moglie morta. Alludiamo al Ninfeo di Egeria che con Egeria non c’entra assolutamente nulla (esattamente come vi avevamo detto in principio). Non è infatti il vero posto in cui Numa Pompilio si incontrava con la ninfa Egeria, semplicemente si tratta di una decorazione monumentale in pietra e marmo che riveste una delle sorgenti che alimentano il fiume Almone.  Questa sorgente, secondo una leggenda del tempo, regalava acqua dai poteri curativi. Noi però vi sconsigliamo caldamente di farvi il bagno. Il motivo ve lo illustriamo con una diapositiva: come vedete l’acqua non sembra essere proprio salubre salubre.

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Sembra evidente, quindi, il motivo per il quale si disse che Erode non poteva aver dato ordine di uccidere la moglie. Può un uomo così devoto alla memoria della defunta aver chiesto a un liberto di ucciderla? E se non è stato lui, allora chi è stato? Eh non lo sapremo mai, anche perché per le cronache pare proprio chiarissimo che il nostro marito devoto non avesse del tutto la coscienza pulita in questa faccenda, ma che fosse ben coperto dall’imperatore Marco Aurelio. La verità è che noi credevamo si trattasse del vero Ninfeo di Egeria, ma una volta arrivati ci siamo imbattuti in questo giallo complicatissimo che ci ha sconvolto tutti i piani e i sogni di gloria. Volevamo raccontarvi una storia e invece ne abbiamo trovata una completamente diversa. Ma non è forse questo il bello dell’avventura? Vabbè, che importa, ci siamo fatti una lunghissima passeggiata nel silenzio e nella natura incontaminata.

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Alla prossima avventura!

Se vi è piaciuto il nostro post, se vi siamo tornati utili, se volete essere carini ogni tanto… un commento, un like o un bacio volante sono immensamente graditi!

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