Battezzare una stella: si può?

Da quando gli umani hanno capito che per accoppiarsi tocca mettere in atto un piano complicatissimo per conquistare la controparte, c’è chi ha pensato di dare il nome dell’amato a una stella. Non è una cosa originale, lo fanno dai tempi delle tigri con i denti a sciabola, ma sicuramente è un gesto di grande impatto: ma si può battezzare una stella? Sì, ma no. Insomma quasi, ma se il vostro obiettivo è conquistare il cuore del vostro grande amore sicuramente non sarà necessario entrare in cavilli burocratici che fanno solo un gran blablabla.

Si può battezzare una stella?

Attenzione: il cielo non è in vendita. L’unico modo per dare ufficialmente il nome a un corpo celeste è scoprirlo. Perciò non esiste nessuna organizzazione (terrestre o extraterrestre) che possa ufficialmente assegnare il nome a una stella e dichiararla di vostra proprietà. Io ve l’ho detto, che sia molto chiaro. Ciò nonostante vi ho detto che è possibile farlo sebbene si tratti di un modo un po’ astratto. Noi l’abbiamo fatto! Volete sapere come e perché?

Una stella è un desiderio

Quando ero bambina passavo l’estate in una località del Lago di Garda con i miei nonni, da giugno a settembre godevo delle notti stellate lontane dallo smog cittadino. La sera io e il nonno stavamo seduti in veranda e lui provava a essere un uomo gentile e affettuoso, ma non gli riusciva benissimo, non sempre. Durante uno di questi tentativi lui mi disse che se guardavo una stella mentre esprimevo un desiderio, questa se ne faceva in qualche modo carico aiutandomi a esaudirlo. I momenti sentimentali che ho vissuto con lui sono davvero pochi (anche perché è morto giovanissimo, un cancro se l’è portato via che non aveva ancora 70 anni), ma me li ricordo bene perché erano davvero insoliti da parte sua. Quindi, facendola breve, sono cresciuta con l’idea romantica che ogni stella potesse custodire uno o più desideri di qualche essere umano sulla Terra. Grazie nonno.

Ecco perché ho “comprato” una stella: ho dato un nome alla custode di un desiderio.

La nostra stella si chiama Flaminia

Pur sapendo che si tratti esclusivamente di un gesto simbolico e di un gioco privo di qualsivoglia validità legale, abbiamo battezzato una stella per regalare un nome alla custode di un desiderio. Abbiamo un certificato! Un certificato che non ha valore in nessun tribunale dell’universo, ma semplicemente un promemoria in cui ci stanno le coordinate della stella per poterla vedere con la strumentazione adeguata. Per il mondo sarà pure la stella numero 1016-801-036, ma per noi è Flaminia.

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Perché battezzare una stella?

Ma se è tutto finto, perché spendere soldi? Perché noi umani siamo fatti così, molto spesso finiamo per destinare parte dei nostri risparmi a cose completamente inutili. Dare il nome a una stella costa quanto regalare un bel mazzo di rose rosse a gambo lungo, le rose si sciupano in un paio di settimane e il battesimo di una stella è una cosa esclusivamente simbolica che non ha scadenza. Perciò la risposta esatta alla domanda “Perché battezzare una stella” è: “perché è carino”.

Come battezzare una stella?

Ci sono moltissime aziende che organizzano pacchetti regalo più o meno costosi, a seconda di quanto si vuole essere scenografici. Si possono spendere cifre astronomiche (ahahaha!) ma anche poche decine di euro. Ma se ciò che vi interessa è una cosa discreta, poco costosa e sufficientemente personalizzabile, allora vi consiglio Etoilez-moi.com

Parlando in soldoni, con Etoilez-moi e con una quarantina d’Euro, in 72 ore vi arriva a casa un certificato, la mappa stellare della costellazione alla quale appartiene la stellina da voi battezzata. Si può anche aggiungere un gioiellino a forma di stella, un testo personalizzato, una confezione regalo e altre opzioni carine. Ma, soprattutto, ce n’è per tutte le tasche. Si tratta del pensiero perfetto per giovani coppie, ammettiamolo.

Ma volete vedere dov’è Flaminia? Eccola!

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[Post in collaborazione con Etoilez-moi]

Il tuo capo è uno stronzo? Scoprilo!

Il tuo capo è uno stronzo? Prova a vedere se trovi una corrispondenza con questi 5 punti, assegnando un punto ogni volta che il tuo capo rientra nella casistica. Se totalizzi anche 1 su 5, allora sì: il tuo capo è uno stronzo e se te ne vai è meglio.

Premessa: ho avuto solo due capi stronzi in quindici anni di lavoro ed entrambi erano minuscoli dirigenti di piccole realtà padronali. Magari con buoni agganci, ma pur sempre gente che nel panorama mondiale vale pressoché zero. Quindi, poverini, cerchiamo di non essere troppo crudeli visto che i loro tentativi di darsi un tono erano dovuti al fatto che un tono vero e proprio non lo avranno mai. Fortunatamente non registro altri casi di questo tipo, forse perché ho imparato a riconoscerli e quindi a evitarli.

Ma torniamo a noi! Il tuo capo è uno stronzo?

1) Il tuo capo ti passa vicino e non ti saluta, quando glielo fai notare ti dice che nemmeno ti aveva visto e che di certo non è stato volontario?  Quindi, fammi capire, mi passi a mezzo centimetro in una stanza vuota e non mi saluti girandoti proprio dalla parte opposta rispetto a me mentre sto per salutarti e dici di non averlo fatto volontariamente. Perdonami, ho proprio pensato male! La verità è che per due conoscenze importanti e una cravatta di Armani te la senti sei cazzi e mezzo e ritieni poco importante salutare una persona che non serve a niente. A questo genere di capo stronzo, vorrei far sapere che di recente mi sono trovata in ascensore con il CEO di una nota azienda del settore lusso. Questa persona, molto meno impagliata di qualsiasi altro manager di piccole aziende padronali (vestiva una camicia senza cravatta e un paio di jeans), mi ha tenuto l’ascensore aperto, ha premuto per me il tasto del mio piano, mi ha salutata e mi ha augurato una buona giornata, sorridendomi e guardandomi negli occhi. Trova le differenze. Ah, la risposta alla domanda iniziale è sì, il tuo capo è uno stronzo.

2) Il tuo capo preferisce umiliarti pubblicamente piuttosto che discutere con te in privato? Siamo al top degli stronzi. Un buon capo non ti fa la pettinata davanti agli altri, non ha alcun interesse personale nel farlo perché questo lo renderebbe agli occhi di tutti una persona poco intelligente e assolutamente ridicola. Il capo stronzo, invece, ti fa lo shampoo davanti a tutti e nemmeno accetta un confronto. Preferisce umiliarti lì per lì, perché ha bisogno di misurare costantemente il proprio organo genitale. Funziona così: una persona molto insicura della propria posizione, oppure una persona profondamente insoddisfatta, finirà sempre per crearsi delle situazioni in cui risulti molto semplice prevaricare qualcuno. Urlare contro un dipendente è un mezzo molto efficace per questo genere di disadattati. Il dipendente tace, loro si impongono e segnano un centimetro in più di minchia sulla loro asta di legno “misura uccello”.

3) Il tuo capo tende a non coinvolgerti, assegnandoti solo pochi compiti privi di un brief chiaro? Un po’ incapace, ma pur sempre uno stronzo. Il discorso è semplice, un capo stronzo è troppo impegnato a darsi delle arie, quindi non è in grado di essere un vero team leader. Quindi all’anello debole del team cercherà di assegnare compiti marginali e privi di indicazioni precise: il capo stronzo non ha voglia di fare un discorso con il dipendente e trovare un modo per inserirlo nel contesto e farlo crescere. Preferisce assegnargli compiti poco chiari che, ovviamente, verranno eseguiti male e saranno quindi prova dell’incompetenza del dipendente. Se pensate che sia così ovunque perché ve lo hanno detto, sappiate che non è così e gli stupidi non siete voi. Non siete incapaci, non siete poco professionali, non siete impreparati: avete solo un capo che non ha voglia di occuparsi di voi. Una figura junior ha bisogno di un team leader che sappia fare il team leder, in grado di capire come si impieghino ragionevolmente le risorse. E comunque, anche una figura senior ha bisogno di una direzione chiara, perché la guida di un team non viene meno quando la seniority dei componenti è alta. Non so proprio come si possa pensare una follia simile.

4) Il tuo capo ti esclude dalle attività di team building? E’ uno stronzo che vuole eliminarti ma è troppo codardo per farlo apertamente e aspetta che ti scocci e te ne vai. In genere da questi palloni gonfiati non ci si aspetta una grandissima determinazione e un nobile coraggio. Sono dei codardi, altrimenti non si dovrebbero nascondere dietro tutti i finti atteggiamenti da duri snocciolati nei punti 1, 2 e 3. E così, il capo stronzo va a pranzo solo con i suoi preferiti, passandoti anche davanti così vedi bene che sei l’escluso, ride e scherza solo con la sua micro-cerchia ristretta e tende ad assegnare a loro tutti i compiti belli e – naturalmente – perfettamente brieffati. Se ti succede questo, sappi che non sei tu quello sbagliato.

5) Ti assegna attività per le quali non possiedi le competenze e ti rimprovera quando, alla consegna, ci si accorge che non si tratta di un lavoro professionale? MA VA? Ma non me lo dire. Eppure io chiedo sempre al mio pasticcere di tagliarmi i capelli e cambiarmi l’olio della macchina, non capisco! Perché il tuo capo dovrebbe chiederti di fare una cosa per la quale non sei preparato? Perché un consulente esterno professionista costa troppo, quindi meglio prendere nel mucchio qualcuno che potrebbe forse saperlo fare per attitudine. Tanto, chissenefrega, se va male sappiamo su chi si può scaricare la colpa. Sì, perché il capo stronzo non ammette l’errore, ti urla addosso che non sei stato in grado e che avresti dovuto fare meglio oppure dire di non saperlo fare come un professionista. Ma dai. Quindi io, fruttivendolo che ha studiato da fruttivendolo, ti devo dire che non sono in grado di fare una tracheotomia a tua nonna. Eh, sì. Effettivamente quali sono i fruttivendoli che non hanno alle spalle anni e anni di tradizione medica popolare. “Eh ma tu una volta hai detto di saper spremere i brufoli, pensavo sapessi anche fare una tracheotomia”, ti dicono. E invece no, sapete perché? Perché un fotografo amatoriale, per quanto creativo e intuitivo, non farà mai le foto come un professionista che ha studiato. Peccato che il professionista costi un po’.

E così arriviamo ai cinque segnali principali attraverso i quali riconoscere un capo stronzo. Purtroppo non sono gli unici, ma sono quelli che ho visto in entrambi i capi stronzi che ho avuto io nella mia vita. Non abbiate paura di cambiare lavoro, perché là fuori non è così ovunque. Ci sono momenti in cui anche io mi sono sentita rassegnata, forse anche a causa di un bisogno di tipo economico, ma superato il momento di crisi ho alzato il culo e sono andata a caccia di un altro lavoro. Fortunatamente in 15 anni di esperienza soltanto in due casi posso parlare di veri capi stronzi, per il resto ho vissuto esperienze più o meno utili in contesti più o meno equilibrati. Non esiste il posto di lavoro perfetto, ma esiste il posto di lavoro adatto alla nostra persona. Non abbiate paura e cercatelo, perché sti stronzi non hanno proprio bisogno di noi (e noi non abbiamo certamente bisogno di loro).

Anageria – Come fermare il tempo di Matt Haig

Volto di Matt Haig e copertina del libro Come fermare il tempo in Inglese

Anageria è un termine che non esiste, probabilmente se l’avete cercato su Google è perché vi siete appena letti il nuovo libro di Matt HaigCome fermare il tempo” e volete capire un po’ di più.

Per prima cosa sappiate che non esistono umani affetti da questa disfunzione, esistono sindromi che portano il corpo a invecchiare molto rapidamente, ma non ci sono casi accertati di quadricentenari che dimostrano 50 anni all’incirca. Pare stupida la precisazione? Peccato, vi siete dimenticati la fantasia a casa. Da quando ho memoria i nerd di tutto il mondo si interrogano sulla psicologia complessa di un elfo, una creatura in grado di superare anche i mille anni d’età: chi decide di costruirsi un personaggio di questa razza (per giocare a D&D) si interroga sempre su un sacco di cose. Non avete mai giocato a D&D? Non siete dei nerd? Non avete mai dedicato cinque minuti alla possibile psicologia di un elfo millenario? Non fa niente, il libro di Matt Haig potrà permettervi un overview sulla faccenda.

Come fermare il tempo, di Matt Haig

La trama [SPOILER FREE]

Tom ha quattrocento anni, ma ne dimostra una quarantina abbondante. Insegna storia in un liceo di Londra e tutta la sua vita è costellata da fughe, esperienze orribili e ovviamente cambi d’identità. Nasce con una disfunzione che gli impedisce di invecchiare come tutte le altre persone, perciò è costretto ad attraversare i secoli scappando da chi lo accusa di stregoneria o di patti con il demonio. Incontra, ad un certo punto, il presidente di una società di persone come lui (chiamati Albatros). Questo signore sembra essere una sorta di salvezza, un protettore che in cambio di piccole e grandi missioni garantisce sostentamento e sicurezza agli Albatros. Questa società è segreta e nessuno – a eccezione dei membri – ne deve venire a conoscenza. Sembra infatti che le persone affette da questo disturbo vengano utilizzate in alcuni laboratori per esperimenti genetici. Tom vive costantemente nel suo immenso passato, tra i ricordi di una moglie defunta e una figlia dispersa. Soffre di bruttissime emicranie che peggiorano quando la sua mente scivola nei ricordi. Per tutta la sua vita ha solo una missione: ritrovare la propria bambina, affetta dalla stessa disfunzione.

La recensione [GLI SPOILER SONO SEGNALATI IN ROSSO]

Odio il termine “recensione”, ma adesso non mi viene in mente niente di meglio per lo sbrodolamento fittissimo di pensieri che andrò a propinarvi. Il libro mi è piaciuto e l’ho letto molto volentieri, tuttavia questa volta non sarò priva di critiche. Critiche che vengono comunque fatte con immensa umiltà e massima stima per l’autore, tanto che io parlerei più di “lista delle aspettative deluse”.

  1. Tom è nato il 3 marzo 1581 quindi si è vissuto tutto un periodo storico lunghissimo, gravido di momenti che hanno dato al mondo l’attuale layout. Mi sarebbe piaciuto vivere un po’ di più questi passaggi, invece l’autore mi ciba unicamente di brevi episodi che passano dai processi per stregoneria, al Globe Theatre fino ad arrivare alle grandi conquiste oltreoceano. Bello, ma troppo poco. Avrei voluto mangiare più pezzi di storia, guardandoli attraverso gli occhi di un uomo che dice di averli vissuti in prima persona. Al termine del libro ho sentito molto la mancanza di episodi di questo tipo e questo lo dico da appassionata di romanzi storici. Peccato!
  2. La società degli Albatros è una questione troppo poco accennata: non mi dite niente! Mi dite solo che ci sta ‘sto tizio che ha fatto i soldi con i tulipani e che – non si sa bene in cambio di cosa – decide di proteggere tutti gli uomini affetti da questa disfunzione della crescita. Ma perché! Per l’anima del cazzo? Nel senso, tutto sto sbatti per proteggere della gente (soldi, documenti falsi, immobili, viaggi…) perché sei Gesù Cristo? No, non è lui. La sfera della società avrei voluto esplorarla meglio, conoscere più membri e vederne le attività. Quello che ho letto non mi è bastato, ecco.
  3. SPOILER – Se non hai letto il libro salta il punto 3. La ragazza che arriva alla fine, vestita come una badass assurda, è un po’ patetica. Non si capisce per niente il suo arrivo, il suo vero legame con la società, il motivo per il quale fosse stata tenuta lontana dal padre e addirittura messa contro. Ma perché? Perché non me lo dici per bene!

A parte queste tre (solo tre) cose, il libro è molto bello. Ci sono momenti molto commoventi, tutto ciò che parla d’amore è sofferenza allo stato puro, mentre la malinconia è il filo conduttore di ogni singola pagina. Devo ammettere che un po’ di magone m’è venuto già dal principio, quando s’è iniziato a parlare di Rose (la moglie di Tom). Mi sono piaciuti molto alcuni dialoghi e alcune profonde riflessioni sul tempo, sulla memoria e sull’esistenza dell’uomo. Mi è piaciuto moltissimo anche quando, con una certa naturalezza, si riusciva a distorcere la percezione del tempo del lettore: un continuo flusso di coscienza che mescola passato, presente e futuro.

Credo che Come fermare il tempo sia un buon lavoro, un ottimo libro da mettere in borsa e da leggere tutto d’un fiato. Mi piace molto anche come l’autore decide di dirci come effettivamente sia possibile fermare il tempo, fissando tre punti stupendi che lo suggeriscono in successione. Che poi, detto onestamente, questa è una mia personalissima deduzione e magari è pure sbagliata. Ma alla fine Matt Haig ci dice davvero come fare. Ma perché non provate a scoprirlo anche voi? Cliccate qui.