I delitti Mitford, la saga di Jessica Fellowes

Le sorelle Mitford

Per gli appassionati di gialli londinesi di primo Novecento ho deciso di aprire questo spazio dove raccoglierò tutte le recensioni della saga I DELITTI MITFORD di JESSICA FELLOWES. Di volta in volta aggiornerò l’articolo in modo tale che siano raccolti qui tutti i volumi e le mie considerazioni.

Chi sono le sorelle Mitford

La stampa britannica più di una volta le ha definite Le sorelle più affascinanti del XX secolo. Queste donne non sono frutto della fantasia comunque scoppiettante di Jessica Fellowes, ma sono esistite realmente e facevano parte di quell’aristocrazia scomoda che appoggiava le folli idee di Hitler a cavallo tra le due grandi guerre. Queste sei donne hanno tenuto in mano la scena aristocratica per molti anni, distinguendosi in diversi campi poiché ognuna di loro possedeva una qualche dote creativa particolare. Jessica Fellowes, comunque, si dilunga moltissimo nella narrazione di questi personaggi storici in una bellissima intervista al Manifesto. Vi consiglio di darci una letta.

La famiglia Mitford è un po’ incasinarella tra fasciste convinte, antisemite rabbiose e una comunista che scappa. Vale la pena conoscerle una per una attraverso i volumi della saga di Jessica Fellowes.

I volumi della saga “I delitti Mitford”

Questa parte verrà aggiornata man mano che usciranno nuovi volumi e che avrò modo di recensirli. Per il momento sono riuscita stare abbastanza sul pezzo con Neri Pozza (la casa editrice che li pubblica), anche se effettivamente la versione cartacea costa sempre un occhio della testa.

  • L’assassinio di Florence Nightingale Shore. Non ho nessuna intenzione di dilungarmi nel racconto della trama perché vi rovinerei quasi tutto, se cercate quella potete tranquillamente guardare la scheda del libro sul sito ufficiale. Questo è il volume in cui conosciamo colei che per me sarà una grande eroina: Louisa (che non è una delle sorelle Mitford). Luisa è la cameriera, la baby sitter, la domestica diciottenne che diventerà la confidente delle Mitford, in particolare di Nancy la più grande che in questo volume ha 16 anni. Conosciamo anche un altro personaggio simpatico: Guy la guardia. I due – la domestica e la guardia – saranno capacissimi di creare siparietti divertenti durante le indagini sull’assassinio di Florence. Londra di inizio Novecento esce splendida dalla penna della Fellowes: abiti, colori, profumi, cibi, abitudini … persino l’odore della pioggia pare chiarissimo al lettore! Forse sono un po’ di parte perché da sempre amo i gialli ambientati in questo periodo e in queste zone, tuttavia vi posso assicurare che per gli amanti degli anni Venti qui c’è davvero tanto materiale sul quale fantasticare e perdersi nel tintinnio dei bicchieri durante i party dell’aristocrazia inglese. Il finale e quindi la risoluzione non è proprio banale, anche se la chiusura richiede un colpo di genio non sempre credibilissimo. In realtà ci si scende a patti tranquillamente se si considera che i personaggi sono dotati di un’intelligenza leggermente superiore alla media. VOTO COMPLESSIVO: 8 perché si fa un po’ fatica a raccapezzarsi con tutti i nomi e i soprannomi. Forse c’è bisogno di un sistema con maggiore chiarezza (oppure uno schemino per noi poveri sbadati che si fanno prendere troppo dalla narrazione). Alle volte diventa difficile ricordarsi che lo stesso personaggio può avere due nomi, oppure quando i nomi sono troppo simili all’inizio si può fare confusione e si viene costretti a tornare indietro.
  • Morte di un giovane di belle speranze. Questo è il secondo volume, atteso come si attende il giorno di Natale. Quando finalmente è uscito mi sono catapultata alla cassa della Feltrinelli e due minuti dopo stavo già con il naso tra le pagine. Vi è mai capitato di centellinare le pagine di un libro perché non avete alcuna intenzione di finirlo troppo presto e rimanere senza? E le aspettative non sono state disattese, anche in questo caso non vi dico niente della trama, ma intendo mettervi al corrente del fatto che all’interno troverete una valanga di personaggi bellissimi. Una banda di donnacce malviventi, un manipolo di criminali un po’ disadattati, cocaina, armi, alcol e jazz! Stupendo, meraviglioso e incredibilmente coinvolgente. Arrivano anche nuovi pezzettini che spingono avanti la trama di base, quella che probabilmente ci accompagnerà lungo tutta la saga. Louisa e Guy si confermano squadrone anticrimine con l’aiuto importante di Nancy che sta crescendo e diventa sempre più sagace. Cresce anche Pamela e attorno a loro si comincia a formare un gruppetto di aristocratici giovani con tantissima voglia di evadere e divertirsi. Buona anche la risoluzione del caso, sebbene a tratti decisamente secondaria. VOTO COMPLESSIVO: 9 perché nella malavita si poteva osare un po’ di più! Non avverto eccessive mancanze, però la scena dell’assalto alla casa secondo me ha rischiato di essere molto patetica. Patetica, invece, è sicuramente la poliziotta che lavora con Guy. Potevano farne a meno.

Che dire, rimaniamo sintonizzati per andare avanti con questa saga che promette benissimo. Ammetto, di nuovo, di essere estremamente di parte, ma non ci posso fare niente. Non sono amante dei gialli, ma quando si parla di certe ambientazioni, omicidi irrisolti e aristocrazie decadenti io … eh, io …! Va bene, se volete parliamone qui, ma occhio a non fare spoiler!

Pescheria Centocelle: Blue Marlin

Salmone della Pescheria Blue Marlin Centocelle

Hai voglia di ostriche e vino bianco? Oramai è circa mezzogiorno ed è praticamente l’ora dell’aperitivo. In questi casi esiste solo un posto dove approdare con sicurezza: La Pescheria Blue Marlin in via dei Castani a Centocelle.

Aggiornamento del 19/08/2019

Purtroppo ci giunge notizia che la pescheria Blue Marlin ha chiuso i battenti ufficialmente. Ci dispiace moltissimo darne notizia, soprattutto quando a rimetterci sono commercianti giovani, preparati e attenti alle materie prime. Auguriamo ai ragazzi del Blue Marlin tanta fortuna ovunque loro tentino di trovarla!

Se siete capitati qui perché cercavate una buona pescheria a Centocelle sappiate che potete dirottarvi da questa parte: Mama Fish

Aperitivo a 10 Euro a Centocelle

Francesca Moscardo di Nanabianca blog fa aperitivo da Woods a Centocelle

Da due anni a questa parte, Centocelle si sta rinnovando moltissimo dal punto di vista della movida giovanile. Hanno aperto molti locali e nuove attività, alcuni dei quali visitiamo per voi inserendoli nella nostra rubrica Instagram #Centocellefirst.

Dove fare aperitivo a 10 Euro a Centocelle

Abbiamo approfittato dell’arrivo di Francesca di Nanabianca Blog per andare a testare un nuovo locale fighissimo che ci ha aperto praticamente sotto casa: WOODS.

Woods Centocelle Aperitivo 10 euro

Woods ci ha conquistato immediatamente per alcuni punti fondamentali:

  • L’aperitivo a 10 Euro (drink and food). Ho ordinato un bicchiere di vino Valpolicella classico, Claudio ha preso un Negroni sbagliato e Francesca si è data al Margarita e al Moscow Mule. Ci hanno portato due taglieri a testa, uno di carne e uno di pesce crudo.
  • Personale super simpatico! Parliamoci chiaro: non è esattamente una cosa scontata. Purtroppo a causa della continua improvvisazione delle persone che si svegliano e decidono di fare i ristoratori, finisce che il servizio ne soffra tantissimo. Spesso trovi gente impacciata, nervosa, imabrazzata… incapace persino di fare mezza battuta con il cliente. Ecco, in questo caso nulla di tutto questo avviene. I ragazzi che lavorano nel locale sono spigliati, con la battuta pronta e molto accoglienti senza scadere in una pesante invadenza come talvolta capita.
  • Arredamento bellissimo. Il locale è praticamente una foresta nel vero senso della parola. Entrando si viene accolti dal verde freddo, ma avvolgente che decora le pareti e gli elementi d’arredo. La luce soffusa e la musica a volume decente rende l’ambiente perfetto sia per una serata tra amici (come la nostra) che per una serata romantica. Credo infatti che torneremo per San Valentino.
Woods Aperitivo 10 euro Centocelle

Il locale è accessibile per i disabili con carrozzella e il personale è prontissimo ad aiutare in caso di bisogno per spostamenti e manovre necessarie. Fidanzato Claudio ha esaminato a fondo il bagno e ha stabilito che è OK anche dal punto di vista dell’accessibilità. Girando con Francesca da molti anni oramai ci abbiamo fatto l’occhio!

Woods aperitivo Centocelle

Ci sentiamo di inserire il locale tra i consigliati a Centocelle per l’aperitivo, presto però lo metteremo alla prova anche per la cena e per il pranzo (abbiamo sentito voci di corridoio che aprirà anche a mezzogiorno).

In attesa di aggiornamenti … fate un salto da Woods! Siamo super contenti che abbia aperto proprio così vicino a casa nostra. Benvenuti nel quartiere!

Woods si trova in via dei Platani 117 tel: 06 4549 6154

Come partecipare a un GIVEAWAY online

Pupazzi in regalo Giveaway

In questo blog post voglio darti dei consigli per partecipare in modo corretto a un giveaway, rispettando le regole del buon senso e della buona educazione.

Come si fa a partecipare correttamente a un giveaway?

Molti artigiani si fanno pubblicità sui social e ogni tanto decidono di organizzare dei giveaway per aumentare un po’ la loro fan base, ma anche per ringraziare i vari follower di tanta fedeltà. La mia amica Elena di Vagamente Retrò ne organizza parecchi e qualche volta sono dei successi enormi. Capita però di inciampare in persone davvero maleducate che non comprendono lo spirito dell’iniziativa, rovinando un po’ il clima in generale. Quello che voglio evitarti e di diventare una di queste persone. Ecco a te i 5 consigli per partecipare correttamente a un giveaway!

Regali Giveaway

Cinque consigli per giocare online

  1. Ricordatevi sempre che si tratta di un GIOCO e che il premio in palio non supera 25 euro di valore. In caso li superasse ci sarebbero dei problemi legali, come ho già spiegato ampiamente nel mio articolo Come organizzare un giveaway. Arrabbiarsi, fomentarsi, diventare aggressivi e arroganti rovina lo spirito dell’iniziativa che non è pensata per essere una competizione, ma semplicemente uno strumento di marketing per ampliare un po’ il bacino d’utenza. Non si tratta del gioco della vita, quindi datevela una calmata.
  2. Non siate accumulatrici di roba seriale regalata. Avete presente la gente che nei centri commerciali si mette in coda per arraffare una fetta di torta (di solito super scadente) solo perché è gratis? Ecco, cerchiamo di evitare il tipo, siate decenti. Non mettetevi in fila per partecipare a ogni singolo giveaway pur di vincere qualcosa di gratuito da accumulare in casa. Scegliete i concorsi in base ai vostri interessi e non infilatevi proprio in tutti – tutti – tutti. Date un’immagine di voi davvero indecorosa, soprattutto se utilizzate profili palesemente falsi che utilizzate solo per queste iniziative.
  3. Rispettate le regole per partecipare. Le regole di solito non sono proprio tantissime, chiedono un commento e una condivisione (sono azioni che stanno alla base della diffusione social di un post) quindi tanto vale rispettarle. Se vi vergognate a condividere il post di un giveaway non inventatevi carambole ridicole (“L’ho condiviso ma è sparito!) piuttosto non partecipate che è meglio. Tra l’altro non v’è nulla di male a partecipare a un giveaway ogni tanto, non vergognatevi come ladri (a meno che non facciate parte delle persone descritte nel punto 2)
  4. Abbiate pazienza. Sì, abbiate pazienza. Non abbiate fretta di ricevere il numero per l’estrazione, non abbiate fretta di ricevere a casa il regalo, non abbiate fretta di niente che riguardi il giveaway. Nulla vi è dovuto, si tratta di un regalo e quindi può avere anche tempi biblici perché non vi è nessuno scambio economico alla base. Inoltre non penso che moriate per un ritardo o per una lunga attesa. Riceverete il vostro dono, tranquilli. Siate pazienti, buon dio!
  5. Siate educati. Pare banale, ma pare che no sia ben chiaro a tutti che l’educazione dovrebbe stare alla base di una qualsiasi relazione sociale (analogica o digitale). Non vi è stato dato il numerino? Non vi torna un meccanismo e dovete chiedere informazioni? Non avete modo di controllare qualche dettaglio? Volete informazioni? Ebbene, fate tutte le domande che vi servono ma oltre a osservare il consiglio snocciolato al punto quattro, ricordatevi anche di essere gentili. Le persone non sono qui per esaudire i vostri desideri e se voi avete poche cose di cui occuparvi non è detto che sia così anche per gli altri. Siate educati, ma soprattutto rispettosi.

Se qualcosa va storto …

Leggete i punti 4, 1 e 5 e successivamente provate a parlare con l’organizzatrice. A volte i giveaway si organizzano in collaborazione con qualcuno e non sempre tutti i passaggi vanno a buon fine. Può essere che qualcuno si impegni a rispettare degli accordi e che successivamente scelga di non farlo. Lo so, è molto brutto, ma può succedere soprattutto in questi casi in cui non si prevedono contratti precisi che vincolano le persone (e da un lato direi “per fortuna”). Si può trovare una soluzione, oppure alle volte tutto cade nel nulla. Succede raramente, ma succede.

Prendetela con filosofia.

Spero di essere stata utile soprattutto per aiutare un po’ tutte quelle anime pie che per giorni e giorni si impegnano a organizzare giveaway che puntualmente fanno saltare i nervi anche ai santi a causa della maleducazione altrui.

Condividete, sentitevi liberi!

Nanabianca in TV: il progetto presentato a mamma RAI

Elisa Bianchedi e Francesca Moscardo

Le avventure de La Gatta e La Volpe continuano purtroppo a spot, ma andiamo avanti nella missione. La settimana scorsa Francesca mi ha chiamata e mi ha annunciato l’arrivo di una nuova quest: NANABIANCA SU RAI1

Chi è Nanabianca?

Parlo spesso della mia amica Francesca Moscardo, anche se da quando abito nella capitale le occasioni per vedersi sono drasticamente diminuite. L’ultima volta che abbiamo affrontato un’avventura insieme e stato proprio qui a Roma, dove abbiamo scoperto che non vivo in una città particolarmente accessibile. Trovate la storia qui. Francesca è alta 98 centimetri e arriva a circa un metro con le scarpe. Il suo progetto è bellissimo e sono felice di averlo incoraggiato quando era solamente un’idea: Nanabianca Blog è infatti il suo diario di bordo dove racconta cosa significhi vivere in un mondo fatto per persone alte almeno 40 cm in più di lei.

Il messaggio di Nanabianca

Nanabianca non è un blog in cui si parla di malattia. Francesca non ha mai sprecato un minuto della sua vita a lamentarsi di qualcosa che non fosse la mia lentezza quando siamo in ritardo. Rimane vero il fatto che si parla di un mondo particolarmente ostico per le persone alta meno di un metro e venti, ma invece di perdersi in lacrime e sofferenza si propongono idee per ridurre drasticamente le difficoltà che si possono incontrare. Francesca non ha la pretesa di insegnare niente a nessuno: ogni disabilità è diversa dalle altre e necessita di strategie create su misura. Il punto infatti non è avere la verità a portata di mano, ma impostare un modo di ragionare che sia volto all’apertura mentale per il superamento dei propri limiti. Non è un blog di una disabile per i disabili, è un blog che ci incoraggia a non limitarci mai a causa delle barriere mentali e fisiche, ma ci spinge a trovare modi creativi per fare sempre e comunque quello che ci pare.

Francesca Moscardo di Nanabianca

Nanabianca non è malata

E qui cercherò di evitare la polemica, ma il concetto secondo me deve passare. Ho spiegato che nel blog non si parla di malattia, l’ho detto perché Francesca Moscardo non è malata e non si sta curando, non ha una malattia degenerativa e soprattutto non sta lottando contro niente. In realtà bestemmia a causa della cervicale, ma è un problema che riguarda un po’ tutti noi che lavoriamo 8 ore al giorno seduti davanti a un computer. Il blog non la fa stare “un po’ meglio”, non le serve come “valvola di sfogo” non deve essere aiutata a “superare la propria condizione”. Chiunque cerchi di far passare questo messaggio sta letteralmente stuprando la filosofia che c’è dietro Nanabianca. Francesca non ha alcun bisogno di tutto questo, lei vive perfettamente la sua altezza, con la sua sedia a rotelle e con la sua gobba. Non ci sono traumi irrisolti e frustrazioni, c’è solo una donna di 31 anni che si sente assolutamente normale perché normale è esattamente quel che è.

Francesca Moscardo di Nanabianca a Rai 1 Italia sì

Nanabianca in TV

Ebbene, ieri Francesca è stata invitata da Marco Liorni a fare una piccola comparsata all’interno di un programma super trash del pomeriggio televisivo. Non so se ne avete mai sentito parlare, si chiama Italia Sì ed è praticamente un piccolo varietà che parla principalmente di casi pietosi, nostalgia del passato e storie da tutta Italia. Non vi dico il mio orrore. Onestamente non ero proprio convinta. Certo Rai1 è sicuramente una situazione migliore rispetto a Barbara D’Urso, ma non è che la presenza di Rita Dalla Chiesa mi rassicurasse troppo. A me questi programmi non piacciono e penso che abbiano un effetto anestetizzante su una porzione di popolazione già messa maluccio. Visto però che non si può “rivoluzionare” mamma Rai, sono scesa a patti con le mie idee e mi sono imposta di essere incoraggiante anziché repressiva. Ho fatto molta fatica e mi sono calmata soltanto quando, durante il briefing prima della diretta, mi sono accertata che non si facesse partire la musichetta malinconica mentre Francesca veniva interrogata sulle difficoltà iniziali della sua infanzia. Sono una rompicoglioni iper protettiva, ma non ho nessuna intenzione di lasciare che la mia amica diventi cibo per i bisognosi di miserie.

In realtà le cose sono andate abbastanza bene e Francesca ha affrontato i suoi cinque minuti scarsi nel migliore dei modi. Considerando tutti i limiti della trasmissione, sono felice che il progetto Nanabianca abbia avuto un megafono abbastanza potente per iniziare a farsi sentire. Francesca rivoluziona il modo di vivere e di considerare la disabilità, offrendo un punto di vista decisamente nuovo e sicuramente molto più dignitoso rispetto al luogo comune. Un disabile può viaggiare, può prendere la patente, può sentirsi sexy, può prendersi in giro e può prendere in giro, ma soprattutto può essere antipatico, stronzo e assolutamente insopportabile. La disabilità non è un valore aggiunto, non è un’attenuante in sede di processo e non è nemmeno un dono del signore. Anzi, il signore è il soggetto che in tutto questo casino c’entra meno di tutti.

Cosa è successo dopo la diretta: la timorata di dio e il morto di figa

Tralasciando le domande di merda di Rita Dalla Chiesa, tralasciando la capacità di Elena Santarelli di andare fuori tema pur di parlare della propria esperienza, tralasciando le occhiate di Platinette che potendo risollevare certi picchi imbarazzanti ha preferito non intervenire, Francesca è stata bravissima perché non ha mai perso il focus.

Quelli che il focus invece non l’hanno per niente acchiappato sono la valanga di “confusi” che le hanno mandato circa 500 messaggi su Facebook immediatamente dopo la diretta. Andiamo dai più classici “Sei dolcissima, che dio ti benedica” ai più tragicomici “Per essere nana sei proprio una bella donna”.

Andiamo con ordine: Francesca non è dolcissima. No. Non è romantica, non è graziosa, non è tenera e non è nemmeno particolarmente accondiscendente. La sua vocina può confondervi le idee, così come la sua statura può trarvi in inganno: sappiate che Francesca ha la capacità di mettere in riga un’intera squadra di rugby solamente con un’occhiataccia. Avete mai provato ad accarezzarle la testa a tradimento? Fatelo, vedrete quant’è dolcissima.

Francesca non è un recipiente per i morti di figa. Mi si perdoni il turpiloquio, ma non trovo un modo più gentile per descrivere una certa categoria di uomini. Francesca ha una vita sentimentale proprio come tutte le persone adulte della sua età. Non sta elemosinando amore, affetto, orgasmi o qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. I disabili non vanno a letto con chiunque pur di provare l’ebbrezza del sesso, questa cosa stampatevela bene in testa. I disabili, così come ognuno di noi, si innamorano, hanno appuntamenti, mandano messaggi su Whatsapp per “lanciare l’amo”, si mettono un rossetto più acceso per farsi notare dal tipo, si pettinano bene per far bella impressione alla tipa, si masturbano e si fanno masturbare, ma soprattutto hanno rapporti sessuali. E non solo tra di loro, ma anche con persone che non hanno disabilità motorie.

E con ciò …

E con ciò io ritaglio uno spazio per farvi conoscere Nanabianca e le sue splendide avventure perché penso che al mondo ci sia bisogno di molte persone come Francesca. Persone che ti fanno venire voglia di conoscere, di imparare e di metterti in discussione. La verità è che se potessi andrei io a parlare di lei a tutti, in tutte le televisioni e in tutte le radio. Se solo avessi molta visibilità la userei tutta per lei e per il suo progetto perché tra le mille cazzate che ho visto lungo il percorso digital, Nanabianca è la cosa più bella e più vera che io abbia incontrato.

Questo è il punto e anche la conclusione di questo blog post.

Ho paura del dentista! Come faccio?

La paura del dentista può essere davvero un problema, soprattutto quando i denti fanno malissimo e non si trova il coraggio di fare quella telefonata. Spesso, le persone che temono il dentista sono più propense a sopportare il dolore piuttosto che farsi trapanare la gengiva. Inutile dire come questo possa risultare controproducente, visto che spesso le patologie possono degenerare fino a causare danni irreparabili.

Io ho paura del dentista e l’ho avuta per tantissimi anni, tant’è che oramai la situazione è tremendamente degenerata da richiedere un intervento importante che dovrò affrontare nei prossimi giorni. Non c’è via di fuga: devo permettere al medico di operarmi. Tra l’altro, se solo fossi stata più coscienziosa adesso probabilmente non dovrei aprire come un libro la mia gengiva, ma si sarebbe potuto recuperare in altra maniera certamente meno invasiva.

Ortopanoramica

Prima di tutto diamo il nome corretto a questa fobia, perché qualche volta non si tratta di una semplice paura, ma di terrore puro che comporta reazioni davvero incontrollate. La paura del dentista, quando non si tratta di un’apprensione, si chiama stomatofobia.

La stomatofobia ha i sintomi classici dell’attacco di panico, quindi sudorazione fredda, palpitazioni, tremolii, nausea, vomito e paura di morire (di dolore). In alcuni casi può essere talmente tanto invalidante da compromettere qualsiasi banale visita di controllo e spesso questa paura viene pure nascosta nel timore di sembrare infantili o stupidi.

Appurato il fatto che nessuno di noi è uno stupido a causa di una fobia, tocca prendere coscienza con il proprio problema e parlarne prima di tutto. Per me è stato un vero dramma e per tantissimi anni ho intavolato scuse assurde pur di non entrare nello studio di un dentista. Che poi è anche facile, basta dire che non si hanno soldi abbastanza. La situazione però è arrivata a un punto tale che niente poteva più reggere in sede di interrogatorio, perciò ho dovuto ammettere di aver una paura matta.

Confidandosi con una persona disposta a comprendere sospendendo il giudizio, si trova il coraggio di affrontare l’iter passo per passo, andandoci piano e con i propri tempi. Per me è stato così. Dalla confessione alla prima visita odontoiatrica sono passati quasi due anni e adesso sono qui che tremo perché tra qualche giorno sarò operata.

Come per tutte le fobie, anche per la stomatofobia è fondamentale parlarne con qualcuno: questo è il primo passo per andare verso una risoluzione. Personalmente mi basta sapere di aver il mio fidanzato accanto per tutto il tempo e la consapevolezza che alle brutte con un po’ di gas ti mettono a dormire. Però di questa fobia va messo al corrente anche e soprattutto il dentista, il quale è sicuramente preparato ad affrontare i vostri mostri insieme a voi.

Ma il punto della questione è che non siamo soli. La stomatofobia esiste, ne soffrono in tanti a più livelli e come tutte le cose è risolvibile con pazienza e impegno. Inoltre, inutile dirlo, ma facciamoli lavorare questi psicologi che ce ne stanno tanti a spasso senza pazienti!

Moda Vintage a Roma – Vagamente Retrò di Elena Gradara

Non è la prima volta che vi parlo di Elena e del suo lavoro, quindi chi mi segue da un po’ conosce perfettamente l’animo vintage delle stoffe della mia amica. Elena unisce la propria passione per la moda, all’attenzione per l’ambiente dando vita così ad abiti e accessori freschi e originali che strizzano l’occhio a un passato non troppo lontano.

Cosa significa “attenzione all’ambiente” quando si parla di moda?

Elena utilizza per la maggior parte dei suoi lavori cotoni biologici e materiali vegani. Sono quindi bandite completamente pelli e pellicce vere. Le sue borse sono in similpelle, un materiale ecologico che non prevede l’impiego di nessuna componente animale. E la resa, perché è quella che interessa alle persone, non ne rimane assolutamente impattata: al tatto possiamo tranquillamente confonderla con della pelle vera e ciò non compromette minimamente la durabilità. Circa il cotone biologico potete tranquillamente trovare informazioni aggiuntive sul suo blog nuovo di zecca, dove verranno aggiunte man mano tante informazione sulla moda sostenibile.

Dov’è possibile sbirciare la vetrina di Vagamente Retrò?

La vetrina di Vagamente Retrò è in costante aggiornamento ed è visitabile direttamente sull’e-commerce dal quale è ovviamente possibile acquistare lì per lì tutto quello che è disponibile. Volete l’indirizzo? Eccolo qui!

In questo momento potete approfittare anche di un look in offerta tutto da scoprire: dove? Fate tap tap qui. Io però ve ne lascio una diapositiva!

Lo shop di Elena comprende: gonne, bluse, borse, zainetti e astucci, ma ogni cosa è discutibile (è possibile scegliere shape e stoffe, personalizzando praticamente tutto al massimo). E ce n’è per tutte le tasche!

Elena è la mia fashion designer ufficiale, tanto oramai è chiaro a tutti quanto io sia incapace di vestirmi e di acconciarmi nelle occasioni importanti. Sappiate che quelle rare volte che mi vedete in ordine è perché questa santa donna ci ha messo lo zampino. Tanto per farvi capire la situazione: ieri ho aperto il suo immenso armadio e un fascio di luce mistico mi ha abbagliata prima di rendermi visibile le mille meraviglie. Sognavo quel momento da una vita e credo di averle rubato – pressoché a tradimento – un paio di borse. Ma visto che lo scrivo pubblicamente qui, sono certa che lei non lo saprà mai. Magica Elena!

IDEE PER SAN VALENTINO!

Un pensierino per celebrare la giornata dell’amore: una pochette multi uso! Economica, coloratissima, elegante e super comoda da infilare in borsa. Dai un’occhiata allo shop online. Te ne lascio un assaggio qui sotto, se vedi qualcosa e vuoi personalizzarlo sappi che non ci saranno problemi!

Ho messo un like per sbaglio su Instagram, cosa posso fare?

Hai visto di recente l’ex ragazza del tuo fidanzato e t’è sembrata l’incarnazione della dea Afrodite scesa in terra per ricordarti quanto tu somigli più a un cavatappi che a una femmina, così ti sei fatta prendere dalla curiosità senza controllo e ti sei nascosta in cameretta a scansionare con perizia chirurgica il suo profilo Instagram.

Ma ti è scappato un like, vero?

Bè, te lo devo dire con estrema franchezza: non puoi farci niente se non confessare pubblicamente con un blog post la tua immensa cazzata. Si chiama espiazione ed è l’unica soluzione.

Ebbene sì, capita anche alle migliori stalker, capita raramente eh, ma capita. Inutile stare qui a scavarsi fosse inutili, vediamo cosa possiamo fare per sentirci un po’ meglio

Tre cose da fare dopo un’epica figura di merda

Ovviamente stiamo dando per scontato che tu abbia già passato 48 minuti a fissare lo schermo del cellulare alternando sudorazione fredda a frenetiche dosi di nicotina. Al 49esimo minuto puoi mollare il telefono e prendere un bel respiro: niente ti farà tornare indietro nel tempo per mozzarti il bastardo pollicione traditore. Maledetto.

  1. Non fare niente, qualsiasi cosa ti venga in mente di fare non farla. Non cancellare contenuti nella perversa idea che possa venirti a spiare a sua volta. Non scrivere che ti hanno rubato il telefono, non mettere post tentando di suggerire pateticamente altre colpe. Tanto ha già rovesciato tutti i tuoi social come calzini almeno un centinaio di volte e non esistono foto che lei non abbia già visto (o che qualche amica non le abbia fatto vedere). Praticamente devi prendere coscienza con il fatto che molto probabilmente siete solo andate in pari, tu almeno non hai fatto screenshot (non lo hai fatto, vero?)
  2. Non iniziare a masturbare il tuo povero cervello, dio ti prego: salvalo da quest’inutile tortura! Mettersi lì e farsi filmazzi pazzeschi su quello che può passare nella testa altrui dopo aver visto il tuo like (che vede anche se togli, sia chiaro) non ha il minimo senso. Te lo dico io cosa pensa: esattamente quello che hai pensato tu quando è successo a te. Cosa? “Testa di cazzo, le dita le devi tenere lontano 100 metri durante una sessione di spionaggio: eddai, le basi! Almeno le basi!” E poi lo ha raccontato a tutte le sue amiche e al suo fidanzato, forse pure alla mamma visto che talvolta sono persone ben informate. E niente, ti prenderà per il culo un paio di settimane al massimo, poi se ne dimenticherà. Insomma, esattamente quello che faresti (se non hai già fatto) tu.
  3. Confessa la malefatta. Ecco, questa in realtà è l’unica cosa che devi fare: confessa la tua stronzata epica e non prenderti sul serio. Sei un essere umano come tutti e proprio come tutti alle volte finisci preda di una curiosità della quale tendi a vergognarti. In realtà è come fare la cacca: la facciamo tutti, ma per una qualche strana ragione vorremmo che nessuno lo sapesse. Come siamo assurdi alle volte. Ma l’istinto di sopravvivenza vale anche in questo caso, all’inizio ci vergogniamo della cacca, ma poi la facciamo anche quando in casa c’è il nostro fidanzato (altrimenti si avrebbero gravi problemi di stitichezza e per questo tema vi rimando qui). Così funzionano anche le figure di merda, raccontandole e rendendole note sembrano minuscole e alla fine faranno ridere anche noi che le abbiamo fatte.

Ebbene sì, oggi ho messo per sbaglio un like all’ex del mio fidanzato usando l’account della Compagnia dei Gracchi. Ho passato i primi 45 minuti a guardare il vuoto, poi ne ho passati 5 a chiedermi se davvero fosse successo proprio a me e altri 5 minuti li ho usati per l’assunzione di nicotina – quasi – per endovena. Fortunatamente stavo per raggiungere la mia amica Elena dall’altra parte di Roma e tra la concentrazione che richiede il tragitto e un filino di autoironia sono riuscita a raccontare l’accaduto trattenendo una risata. Bella la reazione di Elena, comunque: MA SEI SCEMA? Sì, mi ha detto proprio così.

Comunque sia, parlando per parlare senza un interlocutore preciso … La prossima volta che ti vedo,magari, prendo coraggio e ti offro il caffè così avrai l’occasione per mandarmi a fanculo di persona. Oppure ci si potrebbe fare persino una risata insieme.

Dopotutto io non mi prendo mai troppo sul serio.

Cosa c’è su Netflix? YOU

[SPOILER FREE] Credo che dovremmo rinominare la sezione “Serie TV e film” in “Netflix e dintorni” visto che, praticamente, siamo fan pazzeschi della N rossa più famosa del mondo. In ogni caso, tra ieri e oggi siamo finiti nel tunnel dell’ennesima serie TV in grado di deprivarci completamente di una vita sociale (e anche della fame, della sete e del sonno): YOU.

Premessa doverosa: abbiamo scoperto esserci un libro dal quale è stata tratta la serie. Noi non lo abbiamo letto, non sapevamo nemmeno esistesse prima di qualche ora fa, quindi il nostro giudizio si riferisce solo a YOU serie Tv, l’originale Netflix.

Brevemente vi parlo della trama, giusto per infarinarvi come una fettina di pollo, ma starò ben attenta a non fare alcun tipo di spoiler. Beck è questa ragazza bionda della quale vi ho piazzato uno dei migliori fermo immagine, in molte occasioni vi ricorderà parecchio Chiara Ferragni, solo un po’ più morbida e decisamente più simpatica. Tornando a Back, dicevamo che è la coprotagonista di questa incasinatissima storia di non amore. Un bel ragazzo timido e impacciato, Joe, se la ritrova nella libreria in cui lavora come libraio e inizia a farsene un’idea andando a scansionare con precisione chirurgica tutti i social in cui Beck pubblica aspetti più o meno realistici della sua vita privata. Joe scopre molte cose di Back, inizialmente solo online, successivamente attraverso strategici pedinamenti al limite del legale. Piano piano riuscirà a insinuarsi nella vita della ragazza, manipolandone ogni aspetto e rendendola molto felice. Inutile dire che per quanto questi due possano effettivamente sembrare carini e innamorati, succederanno costantemente un sacco di cose che ci riporteranno alla realtà, mostrandoci quanto invece sia pazzo lui. Beck ha delle amiche di merda, avrete modo di odiarle dal profondo della vostra anima, specialmente una: Peach.

YOU è l’ennesima produzione originale Netflix che ci ricorda quanto questo colosso dell’intrattenimento sappia fare il proprio lavoro. Ma abbiamo chiacchierato anche troppo, conviene affrontare immediatamente i tre motivi per i quali dedicare un paio di giornate per immergersi in questa follia paranoica.

Tre motivi per guardare YOU

  • Ti lascia costantemente in un disequilibrio emotivo. La verità è che si dimentica spesso il comune senso del “bene” e il comune senso del “male”, così si ritrova anche a tifare la salvezza delle persone sbagliate. Come se i confini diventassero labili molto più del normale: non è un bene/male relativo, sarebbe troppo banale, si tratta di veri e propri sbandamenti che ci fanno mettere in discussione qualche intimo pensiero che possiamo ritrovare nel profondo. Chi non è mai stato tentato dal dare una sbirciatina al cellulare del proprio compagno? E quanti hanno poi ceduto? Chi è andato oltre? Io non penso che queste cose ci siano sempre del tutto estranee, magari pubblicamente, ma noi la risposta la conosciamo bene.
  • Ogni tanto un thriller ci vuole. Sì dai, basta con questi teen drama, basta con gli ospedali, i salotti con il divano centrale, le spade e i draghi. Tutto molto bello, tutto molto affascinante, ma io ogni tanto sento proprio l’esigenza di godermi una serie tv che, ridotta a dovere, potrebbe essere un bellissimo lungometraggio. Che poi, chi li guarda più i film; la serie tv ha una comodità intrinseca che il film se la sogna, a maggior ragione se si tratta di thriller. Non so in quanti la pensino come me, ma io preferisco prolungare molto il senso di ansia e solo con una serie questa operazione risulta possibile.
  • Magari, guardando YOU ci verrà voglia di mettere delle password sensate ai nostri device. Forse smetteremo di condividere sempre tutto tutto, compreso l’indirizzo di casa e la geolocalizzazione di tutti i nostri spostamenti più o meno lunghi. O magari non smetteremo mai, così come non ho mai smesso nemmeno io che nel digitale vivo e lavoro da anni. Chi lo sa, ma io nel dubbio ho cambiato la password al mio laptop.

Voto definitivo per la serie YOU: 7 perché per quanto sia bella, interessante e complicata, è un po’ poco credibile che lui riesca a combinarne così tante senza essere beccato per tutto il tempo. Ci sono alcuni passaggi che riguardano i reati più gravi che non vengono credibilmente supportati da un’adeguata linea d’indagine. Sostanzialmente in questo thriller la polizia si droga, oppure non esiste, oppure non serviva e hanno deciso di non mettercela. Ah, inoltre non c’è nulla di particolarmente nuovo che non sia già stato visto in qualche altra storia di stalking.

Ci siamo informati: ci sarà una seconda stagione, così scopriremo un sacco di cose interessanti su Candice. Chi è Candice? Eh.

L’avete visto? Che ne pensate? Fateci sapere, noi siamo curiosi!

PERFUME – 4 motivi per guardare questa serie TV

Dopo Dark, la Germania tenta un nuovo colpaccio con Perfume e ci riesce. Su Netflix, la nuova serie che punta al successo internazionale ha conquistato anche noi: ve ne parliamo brevemente? Sì, dai.

Quattro motivi per guardare Perfume

  • Perfume è una serie profondamente “mainagioia” questo va tenuto presente dal primo momento, ma comunque non ci sono troppe occasioni per dimenticarlo. Tutti i personaggi hanno delle storie d’infanzia tremenda, per non dire demmerda. Se volete vedere vedere una serie che parla di: violenza domestica, abusi sui minori, prostituzione, bullismo e rapporti perversi in generale allora siete capitati nella zona giusta. Anche qui, come in Dark, ci sono intrecci parentali assurdi e tantissimi flashback. Magari al primo colpo non ci capite un cazzo, ma sicuramente ve la guarderete lo stesso.
  • Perfume è un bel giallo che si prende i suoi tempi. La polizia non è fatta da uomini geniali che improvvisamente capiscono tutto, i cattivi non sono coglioni inetti che lasciano prove a pioggia perché a un certo punto qualcosa la si dovrà pur trovare. La serie (costruita con puntate di 1h l’una) offre l’arco narrativo necessario per rendere credibili sia gli omicidi che la loro risoluzione non proprio super ovvia e scontata.
  • Parfume è la serie adatta per chi ha un debole per gli psicanalisti austriaci con la barba e gli occhiali tondi. Freud viene abusato quasi sessualmente in ogni filone narrativo della serie: dai problemi con la madre, dalle fasi orali mai superate e via dicendo. Se siete appassionati di psicanalisi in questa serie tv potreste trovare milleduecentoventi motivi per farvi delle ricche pippe mentali a due mani.
  • Non è la traduzione de Il Profumo di Sűskind, ma una rielaborazione piuttosto rispettosa del romanzo in modo tale che questa si adatti senza troppe forzature al nostro secolo. Non ci saranno quindi grandi tradimenti per coloro che come me hanno amato profondamente il libro.

Noi l’abbiamo promossa con un dignitosissimo 7.5: ci sono alcuni passaggi esageratamente lenti, noiosi e aggravati da silenzi lunghissimi che un po’ triturano le palle. La risoluzione del caso, per quanto plausibile, forse risulta un pochino debole e poco convincente. Ma non vi diciamo nulla di più, un po’ perché non vogliamo rovinarvi la visione e un po’ perché è il 2 gennaio e non ne abbiamo voglia.

Bandersnatch: un bell’esperimento riuscito

Black Mirror Bandersnatc

Anche noi, come mezza Italia, abbiamo aspettato con un immenso conto alla rovescia l’arrivo dell’episodio di Natale di Black Mirror. L’hype aumentava man mano che uscivano le voci sul fatto che potesse essere addirittura interattivo, ma insieme all’hype saliva anche un po’ il timore della delusione.

Ho già sperimentato l’interattività nella narrazione di un qualcosa, da piccola giocavo con Lone Wolf ovvero libri in cui potevi scegliere man mano il filo narrativo saltando di pagina in pagina. Inoltre e non meno importante, sono stata una delle primissime persone a giocare con Until Down, il survival horror della Sony in esclusiva Play Station 4: quindi il tema lo conosco bene e soddisfare la mia aspettativa non era proprio semplicissimo.

Per questa ragione dividiamo il discorso in due: da una parte parliamo del film, dall’altro parliamo dell’aspetto ludico. E iniziamo con l’aspetto ludico, visto che fidanzato Claudio ancora dorme beato e non so che cosa devo scrivere circa regia, fotografia, sceneggiatura e menate da DAMS.

Bandersnatch non è un gioco, quindi ridimensionate immediatamente tutte le aspettative. La verità è che non c’è nessuna libertà di scelta perché il film ti obbliga, in modo più o meno diretto, a seguire un certo filo logico. Noi siamo tornati indietro più volte per vedere tutto il possibile, ma non è vero che esistono molti finali. Esistono, piuttosto, molti binari morti. Sigh. Questo è stato per me l’aspetto più deludente, credo di aver sbagliato a fantasticare troppo. Netflix non è Play Station e questo è evidente, però si poteva fare un filino meglio, forse. Questo non vuol dire che non sia stato divertente muoversi nelle possibili trame, queste infatti si complicano sufficientemente per tenerci interessati all’argomento. Va bè, è figo dai.

Parliamo invece del film (che nel frattempo fidanzato Claudio s’è svegliato e ha pure preso un caffè). La regia si incasella perfettamente nelle altre puntate di Black Mirror: troviamo infatti la classica lentezza che fa salire l’ansia tipica di tutto il filone della serie tv. Silenzi, pause, scenografie pulite e molto fredde: un’ orchestra perfetta per montare il senso d’angoscia fotogramma dopo fotogramma. Alle volte, tutto questa lentezza diventa anche un po’ pesante da sopportare, ma la fotografia para il colpo mostrando sempre e comunque delle belle immagini sulle quali soffermare la propria attenzione. Ciò che invece ha un po’ rotto il cazzo è sto continuo ritorno agli anni 80 che per quanto siano belli, fantastici, nostalgici etc… hanno davvero sfrangiato un po’ le palle. La scelta dell’ambientazione quindi, per quanto funzionale alla trama, è un filino trita e ritrita. Passiamo oltre, lasciamoci alle spalle le cassette musicali da riparare con la matita nel buco, sarebbe anche ora. Ultima considerazione, ma non la meno importante, si riferisce alla bravura indiscussa degli attori, del regista e di tutti i tecnici (fonici, montaggio etc) nel girare delle scene mille e mille volte in cui si modificano solo piccolissimi dettagli. Essendo infatti interattivo, le scene possono ripetersi più o meno in modo similare, ma la maggior parte delle volte cambiano in piccolissimi dettagli (uno sguardo tra due persone che in un’altra scelta non ci sarebbe stato, per esempio).

Affrontata la questione ludica e la questione cinematografica, rimane la questione filosofica. Si dovrebbero dire due parole sul fatto che siamo parte di un progetto, no? In realtà se vagate un po’ nell’internet trovate un sacco di pippe mentali che si riferiscono alla pillola blu e alla pillola rossa stile matrix, ma se volete che vi dica un po’ la mia opinione… va bè. No, intendo dire, “va bè” è proprio la mia opinione. Sì, carina sta cosa che possiamo parlare con il protagonista del film rivelandogli che siamo delle persone che lo stanno controllando, carino anche il fatto che lui parli di noi alla psicologa, un po’ troppo però è pensare che Netflix registri le nostre scelte per profilarci ancora meglio e scoprire addirittura come reagiamo in momenti di stress psicologico. Insomma: Black Mirror sì, ma paranoia no. Molto più semplicemente, in questo episodio siamo contemplati anche noi come personaggi più o meno attivi all’interno della storia. Prendetela così, godetevela e non perdetevi in paranoie assurde più adatte a decelebrati terrapiattisti che a persone intelligenti.

Noi Bandersnatch lo abbiamo promosso con un bell’8 perché comunque è una modalità piuttosto nuova e fare un film di questo genere prevede una quantità di girato immensamente maggiore rispetto al visibile. L’aspetto ludico possiamo migliorarlo, ma nel complesso è un bell’esperimento.