Un Baby Shower per il nostro bambino

Organizzare un Baby Shower è il mio sogno da quando ho visto il test di gravidanza positivo. Lo ammetto, questo folklore americano mi eccita tantissimo e non riesco proprio a resistere. Tutto molto bello, ma sappiate che organizzarlo in piena regola non è facilissimo e richiede molta pazienza e dedizione. Come un matrimonio? Quasi.

Oggi vi racconto come stiamo organizzando il Baby Shower del nostro bambino, magari le nostre idee e le nostre strategie ecologiche possono tornare utili a qualche lettore. A onor del vero faremo più di un Baby Shower per raggiungere tutte le persone a noi care, in questa sede vi racconteremo la versione romana per i parenti e gli amici di Roma. Potete anche seguire su Instagram tutta l’organizzazione sotto l’hashtag #waitingforcotoletta o direttamente seguendo il nostro profilo @quilagattacicova.

Il tema del nostro Baby Shower

Scegliere il tema è senz’altro la primissima cosa da fare perché in base a questo poi si organizzerà tutto il resto. La scelta del tema è importante perché per essere rispettata poi da tutti deve ricadere su qualcosa di semplice da realizzare. Per esempio se volete fare il tema Star Wars ad agosto in piscina … potrebbe essere difficile! Altrettanto complicato il tema Grease in alta montagna sugli sci. Considerate un po’ l’indole degli invitati e la loro predisposizione a giocare con questi input: non mettere a disagio le persone è fondamentale. Noi siamo andati sul semplice: tema Hawaii per una festa in piscina! Di seguito due immagini suggestive che ci hanno ispirato come punto di partenza: quindi fiori, frutti e colori.

Le decorazioni

Una volta scelto il tema, vanno scelte le decorazioni. Noi ci siamo brutalmente serviti di Google Immagini e di Pinterest per navigare in un mare di idee bellissime che poi abbiamo cercato di realizzare tramite Amazon. Non abbiamo un budget astronomico, quindi per le decorazioni non spenderemo moltissimo. Ci sono alcune cose che però non vogliamo tralasciare tra le quali il photo booth a tema, i palloncini e i festoni. Per i fiori veri sarà difficile reperire le varietà tipiche delle Hawaii, quindi anche in questo caso ripiegheremo sui fiori decorativi in materiale sintetico.

Il menu

Il menu non vi deve stressare, la tradizione vuole che il Baby Shower sia una merenda pomeridiana, quindi non preoccupatevi di primi, secondi, ventimila portate diverse come molte persone già faranno per il battesimo. No, niente di così complicato. Organizzate poche cose, ma carine e che possano accontentare tutti. Noi abbiamo scelto una cosa molto fresca (vista la data e visto il tema hawaiano), quindi serviremo grattachecca romana, spiedini di frutta fresca, sangria, birra, succhi di frutta, yogurt bianco, forse qualche biscotto e in fine (naturalmente) la torta!

Bomboniere sì o bomboniere no?

La risposta a questa domanda ancora non l’abbiamo trovata. Non mi piacciono le classiche bomboniere da nascita con il pupetto con il pannolino azzurro e tutte quelle cosine lì. In generale non mi piace proprio associare il colore azzurro al mio bambino anche se diverse volte mi sono trovata a cedere. Non c’è modo di raggirare questa tradizione cromatica. Tradizione che, giusto per fare un po’ di cultura, non è così antica come si possa pensare. Un tempo, infatti, le cose non stavano così. In un’edizione del 1918 di Earnshaw’s Infants’ Department (fonte qui) si legge:

La regola generalmente accettata è rosa per i maschi e blu per le femmine. La ragione sta nel fatto che il rosa, essendo un colore più deciso e forte, risulta più adatto al maschio, mentre il blu, che è più delicato e grazioso, risulta migliore per le femmine.

Quindi sì, tornando a noi … ancora non abbiamo scelto come gestire questo tema. La bomboniera in genere è un oggetto inutile, costoso e quasi sempre pacchiano perciò non sono molto propensa all’utilizzo. Una cosa carina potrebbe essere un biglietto con una foto Polaroid della giornata… vedremo!

Le attività e l’animazione

Le attività sono importanti, ma non devono scocciare nessuno. In generale ho sempre odiato le animazioni ai matrimoni e mi è sempre rimasto indigesto il deejay che cercava di far ballare/cantare/giocare chiunque gli capitasse a tiro. Preferisco qualche attività semplice che possa essere anche rifiutata da chi non ama questo tipo di divertimento. Nel nostro specifico caso ci sarà:

  1. L’elezione di Mr e Ms Baby Cotoletta Shower ovvero la nomina di colui e colei che hanno saputo interpretare meglio il tema della festa (costume-trucco-acconciatura).
  2. Durante la festa gli invitati saranno liberi di scrivere dei pensierini per il nostro bambino che potranno essere dolci oppure goliardici. Questi verranno prima messi in un grande contenitore e poi letti al termine della festa. Successivamente saranno archiviati nel grande libro dei ricordi per il bambino.
  3. Abbiamo creato una playlist collaborativa su Spotify in modo tale che gli ospiti possano aggiungere direttamente dal loro account le canzoni che vorrebbero sentire, facendo proprio effetto Juke Box.

E basta così, senza esagerare e senza obbligare nessuno. Preferisco dare spazio alle chiacchiere e al divertimento spontaneo, soprattutto perché in età adulta oramai non si ha più molto tempo da passare con gli amici e questi momenti sono molto preziosi.

Materiali Eco-Friendly

Sì, tutto il materiale compostabile costa un pochino di più ma l’idea di produrre rifiuti di plastica proprio non ci andava a genio. Bicchieri, piattini, forchette e cannucce saranno tutte fatte in materiale eco-sostenibile e verranno smaltite nel compost (quindi torneranno alla terra). Abbiamo trovato le varie soluzioni su Amazon e nonostante non ci sia una grande varietà di decorazioni, l’offerta è soddisfacente.

Ed è tutto? Dipende!

Il grosso più o meno è tutto qui, ovvero questo è tutto quello che va sicuramente organizzato. Noi siamo ancora alla ricerca di un fotografo perché la nostra di fiducia per quella data sarà fuori Roma (!!!) quindi dovremo cercare qualcuno del quale fidarci allo stesso modo. Per il resto penso che oramai ci siamo quasi completamente, abbiamo già preparato gli inviti e li abbiamo già spediti a tutti coloro che sono stati chiamati a partecipare alla versione romana. Tra qualche giorno inizieremo anche a spedire quelli per la versione veronese. Che fatica, sì … ma che divertimento!

La lista nascita

Mi stavo dimenticando: sì, lista nascita sì! Nessuno potrà impedire ai vostri amici e ai vostri familiari di acquistare carovane di oggetti per il vostro bambino e questa cosa è davvero bellissima. La partecipazione di tutti è meravigliosa, quindi non siate ipocriti e non mettetevi a scrivere “non regali ma opere di bene”, date la possibilità a tutti di donare qualcosa a questa nuova vita. L’altro lato della medaglia, ovviamente, è l’accumulo di oggetti doppi e inutili, per questa ragione (come ai matrimoni) viene consigliata una lista nascita oramai facilissima da realizzare anche su Amazon. Noi ci siamo divertiti un sacco a compilarla, quando lo fate tenete conto del fatto che la utilizzeranno i parenti e gli amici, quindi non create imbarazzi e mettete oggetti per tutte le tasche.

Bene, da noi è tutto per ora per questo argomento! Non vedo l’ora che arrivi il 25 agosto, devo ammetterlo. Adoro le feste, adoro il tempo passato con gli amici e soprattutto adoro fare cose e attività varie a tema “Cotoletta”. Questo bambino ha riempito già ogni angolo della mia vita e sta portando tantissima gioia e felicità nella nostra famiglia ancor prima di vedere la luce. Devo essere onesta, non avrei mai creduto a tutto questo se qualcuno me lo avesse raccontato 5 o 6 anni fa!

«Never complain never explain» cosa significa?

Sono una fan appassionatissima della fantastica famiglia Reale inglese, da che ho memoria. Quanto ero piccola volevo essere bella come Diana, da adolescente sognavo di sposare Harry, quando è comparsa Kate ho pianto al suo matrimonio, ho atteso con ansia la nascia di George e via così fino all’arrivo di Archie. Non ci posso fare niente, li adoro perché sono la mia fiaba preferita. Questa mia passione mai nascosta è talmente tanto palese e risaputa che tutti i miei amici vengono a verificare le varie notizie bomba che circolano sui social. Notizie che, la maggior parte delle volte, sono invenzioni e fantasie assurde. E la domanda successiva è una costante: ma perché lasciano fare e non rispondono mai?

Never complain never explain

Mai lamentarsi e mai dare spiegazioni. Proprio così, una scelta di vita o forse più una legge di palazzo decisamente inviolabile. Lasciamoli parlare, lasciamoli scrivere, lasciamo che questo popolo abbia il suo becchime quotidiano per buttare avanti un’esistenza noiosa e flaccida! Io me li immagino così, che se la ridono nelle loro stanze bellissime mentre bevono pregiatissimo tè con i biscotti. Credo, personalmente, che a loro non importi proprio un bel niente di quello che i giornalettai si inventano per vendere copie: sono famiglie che hanno pochissima rilevanza politica, hanno uno scopo prettamente folcloristico e se la godono così. Cosa c’è di più regale e snob di un comportamento del genere? Io lo adoro.

E quindi sì, rimangono completamente zitti e sorridenti davanti a notizioni “acchiappa click” come quelle che vi ho messo nello slideshow.

Sapete una cosa? Fanno bene. Questa mattina ho deciso di iniziare la mia personalissima prova «Never complain never explain». Ho deciso di eliminare le lamentele e gli sfoghi, cercando di ignorare completamente tutto ciò che potrebbe darmi fastidio, lasciando che chiunque pensi esattamente quello che vuole pensare, evitando di impiegare inutilmente tempo cercando di dare spiegazioni a chi, di fatto, non ne ha assolutamente diritto.

Un appunto per precisione

Ho grattato solo la superficie del «Never complain never explain», ne ho evidenziato solo il lato che interessava ai fini di questo blog post. In realtà la filosofia è molto più complicata e se vi interessa potete approfondire facendo una semplice ricerca su Google. Scoprirete che si tratta anche di un modello educativo (che non appoggio minimamente), ma non è il tema di questo articolo leggero e scherzoso, quindi mi limito a segnalarvi che quanto evidenziato non è ovviamente esaustivo.

I posti più belli del pianeta

Il 2019 non è certo l’anno dei viaggi, per noi. A inizio marzo abbiamo scoperto di aspettare Cotoletta e per i primi tre mesi l’ipotesi di viaggiare è stata pesantemente scoraggiata da molti fattori. Ora, che è luglio, fa decisamente troppo caldo anche solo per pensare a un viaggio senza contare che Fidanzato Claudio sta lavorando ancora a pieno ritmo, invece verso settembre/ottobre sarò decisamente troppo gigante per affrontare un’avventura. Non ci resta che aprire il nostro laptop e farsi un viaggio in giro per il mondo attraverso Google, così da poter pianificare i prossimi viaggi non più a due, ma a tre. Una cosa è certa: avremo delle belle avventure da raccontare!

Quali sono i posti più belli del pianeta?

Potendo sognare, voglio fare una lista di mete da raggiungere nei prossimi 5 anni. Richiedono senz’altro un esborso non indifferente, ma una pianificazione quinquennale permette (volendo) un certo tempo per il risparmio. Sognare non costa niente e per realizzare i propri sogni è fondamentale averli belli chiari.

Andiamo allora dalla posizione numero 3: Los Angeles, California.

Mi piacerebbe noleggiare un’automobile e andare a visitare tutti i luoghi assolutamente mainstream e super turistici della Città degli Angeli. Cosa vorrei visitare? Ovviamente il parco tematico Universal Studios! Mi piacerebbe passeggiare su Rodeo Drive, andare a vedere l’Osservatorio Griffith, Beverly Hills, Holywood … insomma, un viaggio assolutamente convenzionale, turistico e come direbbero i più snob “banale”. Sono luoghi che sogno di vedere fin da quando sono adolescente e per quanto non siano vere e proprie avventure come le abbiamo sempre intese su questo blog, visitarli sarebbe come mettere la spunta su uno dei grandi goal di un’Elisa quattordicenne che sogna a occhi aperti.

Posizione numero 2: L’Avana, Cuba

Ecco, questo sarebbe un vero e proprio viaggio avventura perché cercherei di farlo sempre on-the-road zaino (e Cotoletta) in spalla. Onestamente non so quanto Cuba sia una meta safe per gli esploratori non professionisti, ma con un buon tour operator si potrà certamente organizzare un percorso a tappe con la tenda e gli zaini. Nel frattempo mi studio un po’ di blog di viaggi, magari qualcuno ci può dare delle dritte per rendere questo viaggio un vero e proprio sogno realizzabile.

Posizione numero 1: Pyongyang, Corea del Nord

Vi ho stupiti tutti? Ebbene, da quando ci conosciamo io e Fidanzato Claudio coltiviamo il sogno di andare a visitare una delle città più misteriose del mondo, nascoste sotto una coltre di pregiudizi e false informazioni che costantemente trapelano. “Ma è una dittatura!” sì, sicuramente non è il posto più democratico che mi venga in mente, ma è anche vero che ci sono molte cose da scoprire con i propri occhi, soprattutto quando sembra che non ci sia altro modo per accedere a certe informazioni. Un giorno andremo in Corea del Nord, ma forse aspetteremo un po’ più di 5 anni ora che dobbiamo fare i conti anche con Cotoletta. In ogni caso, è la posizione numero uno e primo o poi verrà … spuntata! Nel frattempo, raccogliamo informazioni.

Ecco la mia lista dei desideri, leggermente più costosa di quella su Amazon. E voi invece? Quali sono le tre mete dei vostri sogni? Dove vi piacerebbe ficcare il naso nei prossimi cinque anni?

Thunberg: noi non siamo abbastanza

Greta Thunberg ha proprio scosso gli animi, ci ha trascinati in piazza e ha fatto impennare le vendite delle borracce; molti di noi hanno condiviso la sua foto almeno una volta sui social network e altrettanti hanno sfilato in centro a Roma chiedendo ai “potenti” di fare qualcosa perché “la nostra casa è in fiamme”.  Tutto molto bello, finalmente qualcuno che ha acceso i riflettori su una questione bella importante: ma siamo di nuovo in balia di una moda, vero? Insomma, mentre H&M fa le magliette LGBT con una mano e poi si inzacchera l’altra con lo sfruttamento della manodopera, cosa succede sul versante “Save the planet”? La risposta è … non ne ho idea, ma credo fermamente che se non stiamo attenti finiremo per compare le lattine di Coca-Cola con la faccia di Greta stampata sopra e non credo vi serva una spiegazione sul quanto le due cose farebbero a cazzotti.  Per dire, ho già visto da OVS delle maglie fighissime con cactus e slogan pro-clima … non voglio sapere quanto inquini OVS nella produzione dei suoi tessuti e dei suoi jeans, preferisco rimanere nell’ignoranza. Ma non comprerò quella maglietta, anche se è figa. 

Considerato che per invertire la rotta non basta il nostro impegno quotidiano (di cui tra poco affronterò le incoerenze), spero vivamente che tutto questo carnevale per le strade, tutte queste strette di mano e queste promesse di Nobel facciano quantomeno ragionare le persone che realmente possono invertire la rotta, ovvero i padroni della grande industria. Insomma, la borraccia di 24 bottles è figa quanto la maglietta di H&M pro-clima, ma quanto il nostro gesto di acquistarla può effettivamente avere un impatto positivo sul clima? Non moltissimo visto che ai concerti le borracce non le possiamo portare (Grazie Luisa per il reportage!) e siamo costretti a comprare l’acqua in bottiglia di plastica, visto che al supermercato si continua a imbustare la frutta e la verdura sbucciata nella plastica, visto che il jeans che acquistiamo inquina di più di sette Alfa Romeo del ’91 tutte accese contemporaneamente, visto che magari la borraccia l’abbiamo pagata cinque euro dal cinese e che per farla hanno dato fuoco (in senso figurato) a dodici alberi.  Facendo due conti, guardando la mia borraccia da 20€ ho capito che il mio impatto non era altro che una goccia insignificante d’acqua pulita in un oceano di rifiuti putridi e sanguinolenti. Che schifo. 


Con questo voglio dire che non dobbiamo comportarci in maniera migliore? Eh no, troppo comodo. Con questo dico semplicemente che finché non cambieranno rotta coloro che detengono le redini dei sistemi di produzione, noi poveri disgraziati con la borraccia di 24 bottles e la maglietta di H&M siamo un po’ … irrilevanti, ma comunque necessari. 


Fatta questa premessa (hey sì, era la premessa!) vorrei fare la mia solita sparata da stronza antipatica e polemica. Devo ammettere che dal fenomeno Greta sono nati tanti sostenitori insospettabili, gente che pensavo fosse più interessata ad Amici della De Filippi che all’inquinamento terrestre e questo – alla fine – mi fa piacere, pure se sono cosciente che per loro sia l’ennesima moda. Però se volete fare i sostenitori, cercate di farlo per bene altrimenti sgolarvi brandendo la vostra 24 bottles non sarà un gran bel vedere. 

(Photo by Sean Gallup/Getty Images)


Eliminare la plastica significa, letteralmente, eliminare la plastica.
Se condividi uno stato della Thunberg io mi aspetto che tu non metta più piede in nessuno punto vendita della grande distribuzione. Niente Zara, niente H&M, niente Primark, niente OVS, niente KiKO … niente SEPHORA! Eh sì, purtroppo è così. E che bello quando mi rispondete “Eh ma io non sono ricca e sono costretta a comprarmi le cose a basso costo” perché così mi date lo spunto per farvi notare un po’ di cose (che sapete benissimo, ma che per comodità scegliete di ignorare).

  1. Lo sai che si possono acquistare vestiti usati, mobili usati, stoviglie usate e oggetti vari usati? Sì, davvero! Esistono un sacco di mercatini dell’usato che possono aiutarvi a non disboscare il mondo. Potete comprare tutto lì dentro e pensate che ogni pezzo acquistato è un pezzo non prodotto inutilmente ed è un rifiuto in meno che viene creato. Però lo so che vi piace andare da IKEA … con la bottiglia di 24 bottles, fa troppa tendenza. 
  2. L’artigianato è spesso green. Un mobile creato dal vostro falegname del paese costa di più, sicuramente, ma è molto meno inquinante di un mobile prodotto da IKEA (e dura anche di più, il che significa meno rifiuti, pensate un po’!) Comprate una sedia in meno, accumulate meno oggetti inutili e acquistate solo quello che vi serve, spenderete di più sul momento ma non dovrete cambiare il tavolo ogni tre anni perché si è sgretolato guardandolo troppo. 
  3. I vestiti riempiono gli armadi, ma inzaccherano il mondo. Molti tessuti, per essere prodotti, inquinano da morire. Però costano poco e dove vengono prodotti costa poco anche la mano d’opera, perciò se una maglia vi costa 5€ fatevi due domande. Sì, lo so che non potete permettervi la maglia della sarta fatta con i tessuti super bio, lo so che raccontate in giro di non avere soldi abbastanza … ma piantatela di nascondervi dietro questa cagata. Se invece di 30 maglie da OVS ne comprare 6 dalla sarta che usa materiali a impatto zero avrete sicuramente un guardaroba meno gonfio (di merda), un tessuto migliore sulla pelle, un oggetto molto più originale e pregiato, un bene durevole assai e … la coscienza un po’ più pulita. 
  4. Refillami l’anima! Tutti bravissimi a riempire la borraccia di tendenza, ma in quanti vanno nei negozi dove vendono prodotti sfusi a riempire i propri barattoli di shampoo, balsamo, sapone, detersivo…? Oh, nessuno! Pochi. Una volta avevo un’amica che ha provato ad aprire un negozio di questi, non le andava benissimo eh. Eppure solo nel mio quartiere ne ho contati 3, quindi ci sono! Dunque, in quanti compriamo lo shampoo sfuso? No, meglio Pantene costa meno e Chiaretta nazionale ci dice che fa un sacco i capelli belli. Tutti però, tranne i miei che rimangono sempre stoppa. 
  5. Domandone delle domandone: l’acqua in casa sempre in bottiglia di plastica, vero? Non mi ci soffermo nemmeno un secondo perché tanto risponderete che quella del rubinetto fa schifo, oppure che la prima fonte disponibile è troppo lontana (dove 5km di distanza sono praticamente lo spazio tra la terra e la luna). In realtà esistono anche servizi a domicilio di bevande in bottiglie di vetro con vuoto a rendere, come fanno i bar. Però troppo sbatti, vero? Eh sì, la Ferrarelle è così comoda al supermercato.
  6. IL SUPERMERCATO! Oh da domani tutti dal contadino a prendere frutta e verdura, tutti al mercatino con i gazebo gialli. Ce ne stanno una valanga in giro per le città, non mancano sicuramente nel vostro quartiere. Ma non ci andrete, l’Auchan è più comodo e inoltre è aperto anche la domenica. 
  7. L’ammorbidente, che profumo! Quanti lavano le cose in lavatrice a bassa temperatura con poco detersivo e zero ammorbidente? Sì, magari gli asciugamani escono un po’ steccati e poco accoglienti per il nostro sedere al bidet … ma sapete quanto inquina l’ammorbidente? No, vero? Meglio continuare a ignorarlo per il bene del vostro culo. 

Mi fermo qui, anche se è chiaro quanto si potrebbe andare avanti per cento punti ancora. Sono sicurissima che vi chiederete “ma sta rompicoglioni fa tutte queste cose?” La risposta è no, perché spesso cedo alla comodità e alla convenienza sulla breve distanza, ma io non faccio nemmeno le crociate con Greta Thunberg. E non è perché non credo nel clima, non è perché penso che sia tutta una pagliacciata o perché penso sia inutile, ma perché nulla cambierà realmente e nulla inizierà a cambiare sul serio fino a quando a cambiare non sarà il sistema di produzione, fino a quando non cambierà la costante necessità di acquistare, acquistare, acquistare e accumulare cose completamente, totalmente, scioccamente inutili. 

Perciò, per concludere, ottima la sensibilizzazione al problema, ma invece che insultare il nostro vicino di casa che arriva al portone con le bottiglie della Ferrarelle di plastica, prendiamocela con chi ci dà la possibilità di spendere meno acquistandole. Insomma, focalizziamo sul nemico vero e non sul nemico che vogliono darci per “sedare” gli animi e trasformare tutto nell’ennesima bagarre commerciale (vedi gay pride e tutto il cuccuzzaro di cui – forse – sbrodolerò un’altra volta).

Un grazie a Yasmin R. per lo spunto di riflessione e a Claudio per il ragionamento a voce alta. 

sono cominciati i saldi.