Serie Tv e Film

Serie Tv: la mia lista degli imperdibili

Stare tanto sul divano per motivi di salute ha qualche vantaggio: libri, serie tv e tisane. Questo lungo momento ha fatto sì che riprendessi in mano le mie serie tv preferite (anche se molto vecchie) e mi organizzassi la giornata per fare degli immensi ripassoni. Così ecco che nasce la lista degli imperdibili, da condividere con voi. 

SUPERNATURAL 

In realtà non saprei nemmeno dire se questa serie sia mai arrivata a una conclusione, intorno alla decima stagione ho mollato perché cominciava a sembrarmi un po’ ripetitiva. Inoltre il punto s’era perso già da qualche stagione prima. Vabbè. Sam & Dean sono due cacciatori di mostri (inizialmente mannari, licantropi e roba varia), ma piano piano tutta la faccenda s’apre con il Paradiso e l’Inferno e i relativi personaggi angelici e diabolici. Penso che sia una serie abbastanza famosa per non mettermi a scrivere la sinossi generale, credo ci siano davvero poche persone che non ne hanno mai visto nemmeno una puntata! Personalmente io qualche episodio me lo sparo ancora, un po’ per affetto, un po’ per nostalgia e un po’ perché certe cose sono decisamente parte di me (la macchina di Dean, un’Impala del 67, rimarrà sempre il mio più grande sogno erotico).

ER – MEDICI IN PRIMA LINEA

Medici in prima linea è stato il mio primissimo approccio alle serie tv con la mia mamma. Eravamo innamorate perse di Clooney ovviamente, ma anche gli altri non ci facevano proprio schifo. Abbiamo pianto tantissimo alla morte del Dott. Greene, ci siamo emozionate con i viaggi missionari del Dott. Carter e abbiamo sofferto tantissimo con l’infermiera Carol per le sue vicende con il Dott. Ross. Anche questo sceneggiato va avanti per un mucchio di serie, ma al contrario di Supernatural, ricordo la fine e la puntata finale (dove ho pianto come una ragazzina; sì ma ero una ragazzina!) Cosa ci piaceva tanto di ER? Chi lo sa, forse la stessa cosa che abbiamo trovato in Gray’s Anatomy. 

GREY’S ANATOMY

Mettiamo in chiaro una cosa: per me Grey’s Anatomy è finito quando hanno fatto morire Derek. Quindi per tutto quello che succede dopo non solo non ho parole, ma nemmeno le voglio avere. Per me finisce così e basta, tra l’altro lì finisce anche il mio cuore completamente in frantumi. Shonda Rhimes ha giocato con i nostri sentimenti, li ha fatti a brandelli, ci ha sputato sopra e poi li ha gettati a mare come fossero carta da culo. Quella donna è davvero tremenda, ha fatto piangere anche il più algido di noi facendolo diventare innocente come un vitello da latte. Però va bene così, lo abbiamo guardato tanto proprio per questo motivo. 

DESPERATE HOUSEWIFE

Vabbè, ma che scrivo a fare? Io questa serie la guardo e la riguardo, non ho nemmeno più bisogno di vederla, mi basta sentirla. Non ci posso fare niente, anche se so perfettamente quello che sta per succedere non riesco a scollarmi e così mi bevo un episodio dietro l’altro in maniera ossessiva, come se fossi decisamente insaziabile. Sarà il cast tutto al femminile, sarà l’ingenua ipocrisia che si nasconde nella scrittura, sarà Bree che fa quei sorrisi taglienti … non lo so, ma per me è come una droga. Ammetto candidamente che spesso ho sognato di avere una casetta a Wisteria Lane. E di essere ricca, tanto ricca.

FRIENDS

Fatta eccezione per una stagione orribile (quella dove si tenta una patetica storia tra Rachel e Joey) per me rimane la miglior serie tv mai vista al mondo. Perdono loro tutto, anche gli scivoloni omofobi che capitano qui e là. Perdono anche l’eccessivo utilizzo di episodi di riempimento dove si utilizzano spezzoni vecchi (tipo quando i protagonisti ricordano cose). A Friends si perdona tutto, si perdona anche l’insopportabile, quanto inutile, Ross Geller

HOW I MET YOUR MOTHER

Penso che a questo punto non ci sia nulla da spiegare. Ma piuttosto, parliamo di cose serie, a voi l’episodio conclusivo vi è piaciuto oppure no? Io non riesco mai a decidermi, sapete? Alle volte penso che sia il miglior finale del mondo, alle volte penso che si sarebbe potuto fare meglio. Non lo so, ma in ogni caso a me va bene così e anche se l’ho vista tutta 4 o 5 volte, penso che la riguarderei tranquillamente anche una sesta e una settima. 


Per chiudere faccio un paio di menzioni speciali, giusto perché sono state serie tv che hanno segnato chiaramente un prima e un dopo, ma dopo qualche primo momento di chiusura pazzesca ho pensato fossero leggermente noiose: LOST e GAME OF THRONES. Alla seconda, per esempio, continuo a preferire i libri anche se – oramai sono certa – non vedranno mai il finale. La prima, invece, è un calderone no sense dopo la terza stagione. Ma ci piacciono un sacco lo stesso.


Adesso tocca a voi, voglio sapere la vostra lista degli imperdibili e le varie motivazioni. Chissà che non prenda spunto per vedere qualcosa che m’è sfuggito. 

Siamo Genitori!

Portare il bambino in fascia: perché ci piace tanto il babywearing

La fascia porta-bebè è stata per noi la soluzione definitiva per un sacco di drammi che non sapevamo come gestire. Il nostro bambino mal sopportava la carrozzina (la classica navicella) e mal sopportava l’ovetto del trio, così ogni uscita si trasformava in una guerra vera: lui che piangeva e noi che con lui in braccio a penzoloni ci ritrovavamo a spingere il passeggino ingombrante.


INIZIA LA NOSTRA ESPERIENZA CON IL BABYWEARING 

L’unico modo per riuscire a stare a zonzo diverse ore senza finire con il bimbetto urlante che voleva stare solo in braccio era la fascia e quindi, man mano, abbiamo adottato questo sistema come unico modo per uscire di casa in completa tranquillità. Con la fascia porta-bebè infatti abbiamo un’autonomia di diverse ore (anche sei di fila) e il bimbetto si mette a strillare solo in caso di super fame. Qui vi vogliamo raccontare la nostra esperienza con la fascia, ma sappiate che per imparare a utilizzarla in modo sicuro c’è bisogno di una consulenza da parte di una persona preparata. Di fasce ce ne sono di due tipi, quella rigida e quella elastica. Noi le abbiamo provate entrambe e con la prima ci stiamo trovando molto meglio. 

LA FASCIA ELASTICA

Ne abbiamo usate due, una a testa. Il prezzo va dai 30 ai 60 euro e le nostre sono 100% cotone biologico senza materiale elastico aggiuntivo nel tessuto. Il vantaggio di questa fascia è che è molto avvolgente e riproduce in maniera molto fedele il caldo abbraccio del ventre materno. La fascia elastica è molto consigliata per i bebè nati prematuri, viene infatti utilizzata fin dai primissimi giorni di vita anche per i bimbi dimessi dalla TIN che hanno fatto marsupio-terapia durante il ricovero. Noi l’abbiamo usata immediatamente (la prima uscita a due settimane di vita) e ci siamo trovati benissimo perché per gli inesperti è molto facile da indossare. In realtà abbiamo avuto bisogno della nostra consulente perché commettevamo qualche piccolo errore. Se la fascia fa venire mal di schiena, per esempio, significa che è messa male, se il bambino scende sotto l’ombelico è stata tenuta poco in tensione e via dicendo. Solo una consulente del babywearing può spiegarvi per bene come sistemare il neonato. Con la fascia elastica è possibile una sola legatura (primo svantaggio) e dopo qualche mese di utilizzo, a seconda della frequenza, purtroppo inizia a cedere e non è più tanto elastica (secondo svantaggio). In ogni caso noi ci siamo trovati benissimo e la consigliamo per iniziare, ma purtroppo ora che Milo pesa più di 6Kg per noi è diventata davvero poco pratica. Semplicemente, non tiene più! 

Bambino in fascia elastica con mamma e zio
Eccoci qui con la nostra fascia elastica! Milo adora spingersi fuori con tutta la testina per guardare il mondo al sicuro addosso al suo papà


LA FASCIA RIGIDA

Ce la siamo appena comprata e la comodità ci è parsa chiara fin dal primo indosso. Anche questa fascia è utilizzabile da subito, con i bimbetti neonati da poche ore, ma anche in questo caso è fondamentale una consulente. Su YouTube esistono tantissimi video esplicativi, ma sappiate che purtroppo non sono sufficienti. C’è infatti bisogno di una persona che vi corregga lì per lì eventuali errori, sappiate che anche un piccolo sbaglio può causare scomodità al portatore o disagio al bimbetto. Con la fascia rigida, inoltre, ci sono moltissimi modi per legare e a seconda dell’età del bambino e delle sue esigenze si può utilizzare quella più adatta. Il costo della fascia rigida è leggermente più alto rispetto all’elastica (si parte dagli 80 euro per una fascia dignitosa) e conviene acquistarla in un negozio (online o offline) specializzato. Il vantaggio di questa fascia è che non va sostituita nel corso del tempo, se di buona fattura non cede ed essendo adatta a varie legature accompagna il bimbetto per tutti gli anni necessari. 

Bambino in fascia rigidida BabyMonkey con mamma
Ecco Milo nella sua fascia rigida, lì dentro è proprio un piacere fare la nanna!

LA NOSTRA CONSULENTE PER PORTARE I BIMBI IN FASCIA

Per noi, quindi, l’esperienza della fascia si è aperta positivamente e prosegue altrettanto bene. La nostra consulente si chiama Manuela e riceve a casa propria, ma raggiunge chiunque a domicilio (sempre su Roma, naturalmente), la potete contattare al numero 3384935624. Le consulenze prevedono la scelta della fascia più adatta alle esigenze (ma anche i vari marsupi esistenti) e l’insegnamento delle legature possibili. Durante le consulenze è possibile imparare tutti i trucchi possibili per evitare i più comuni errori che spesso allontanano poi le persone dall’utilizzo della fascia (es. il bimbo piange e i genitori abbandonano l’idea non capendo perché, il portatore soffre di mal di schiena etc…). Chiamare Manuela significa avere una persona che man mano ti accompagna lungo tutto il percorso del babywearing offrendoti delle soluzioni personalizzate, basate completamente sulle esigenze del portatore e del bambino.

PERCHÈ CI PIACE TANTO LA FASCIA PORTA-BEBÈ

La fascia ha moltissimi vantaggi rispetto alle carrozzine e ai passeggini. Prima di tutto lascia le mani libere e quindi si rivela molto utile quando dobbiamo andare al supermercato, ma anche al ristorante e in pizzeria è una manna dal cielo (zero ingombri dovuti a ruote varie). Il nostro bimbetto nella fascia non piange praticamente mai e riusciamo persino a fare le prove degli spettacoli senza avere l’impiccio delle braccia occupate. Lui infatti se ne sta lì buono, cuore a cuore, con la testina di lato a guardare il mondo e si sente sicuro e protetto accanto alle persone delle quali si fida di più al mondo. È tranquillo quando è sveglio e spesso si addormenta da solo senza l’aiuto del ciuccio. L’abbraccio avvolgente della fascia permette inoltre una posizione perfetta (se indossata nel modo corretto il bimbo è perfettamente seduto) evitando fastidiose situazioni “a penzoloni” come accade con i marsupi più commerciali. Anche in casa la fascia si è rivelata molto utile, entrambi ci occupiamo della casa ballando con il pupo addosso, è una delle cose più divertenti. E a proposito di balletti in fascia vi segnalo che all’Albero della Vita a Centocelle si organizzano corsi di danza con il bambino in fascia, non c’è niente di più dolce e divertente, può essere anche un buon modo per tenersi in forma!

E COME AL SOLITO …

Vogliamo le vostre esperienze! Abbiamo visto che nella piccola comunità della Gatta Che Ci Cova ci sono moltissime mamme ad alto contatto, con altrettanti bimbetti ad alto contatto e così abbiamo deciso di aprire questa nuova rubrica dove parleremo delle nostre esperienze con queste pratiche bellissime. Mi raccomando, non dimenticatevi di passare queste informazioni alle vostre amiche e ai vostri amici con bimbi piccoli e bimbi in arrivo, cerchiamo di ampliare sempre di più la nostra allegra combriccola!  Lasciateci tanti commenti e scriveteci le vostre storie! 

Consigli utili

Altalene per interni fatte a mano: non solo per bambini!

A volte in una stanza si ha la sensazione che “manchi qualcosa” e se questo qualcosa fosse un’altalena da interni? A volte un pezzo d’arredamento del tutto non convenzionale può conferire all’ambiente “quel tocco in più” che ci vuole. Ma abbandonate l’idea che l’altalena possa essere un oggetto unicamente dedicato all’infanzia, Olena soddisfa bambini da zero a novantanove anni! Ma chi è Olena?

Altalene da appendere al soffitto

Olena è una ragazza originaria dell’Ucraina, ma vive in Veneto con le sue due bambine. Tutti la chiamano Elena. Ha una mano eccezionale e una creatività incontenibile, quindi ha messo insieme le due cose e ha iniziato a creare delle splendide altalene per interni (ma anche per esterni!) sia per i bambini che per gli adulti. Ne confeziona infatti diversi modelli e dà la possibilità di personalizzare praticamente tutto scegliendo tessuti e colori.

I suoi prodotti sono fatti con l’amore di una mamma, come se ogni oggetto da lei confezionato fosse destinato alle sue adorabili figlie. Perciò le sue altalene da appendere sono sicure e realizzate con i migliori materiali in circolazione.

L’altalena fa bene ai bambini

Recenti studi hanno dimostrato come il gioco con l’altalena riesca a stimolare la collaborazione, la coordinazione, l’armonia e la sincronia. Tutte qualità che torneranno molto utili nella crescita, tanto che questo gioco è stato paragonato dai ricercatori a una vera e propria scuola di vita. Questo vale soprattutto se il gioco può essere condiviso con i fratellini, i cugini e i compagni di giochi. Inoltre, per i più piccolini, il dondolio è un richiamo diretto al ventre materno. Le altalene sono utilizzabili durante l’allattamento, regalando alla mamma una posizione molto comoda e aiutandola a tenere il bambino quieto.

Come acquistare un’altalena da interni

Se vi piacciono le foto del modelli che vi ho messo in galleria e vi è venuta voglia di comprarne una, l’unica cosa che dovete fare è contattare Olena attraverso la sua pagina Instagram della quale ovviamente vi lascio il link e il nome @altalena_e_non_solo.

Consigli utili

Come avere i capelli morbidi e lucidi a casa: Tecna Hydracore

La mia ricerca del prodotto perfetto per i capelli è finalmente conclusa. I miei parrucchieri mi hanno fatto provare una linea stupenda di Tecna che ti permette di avere una chioma morbida e lucida anche a casa. Sei pronto a risolvere il tuo problema con i capelli crespi?

Ho rovinato i miei capelli

Ho rovinato i miei capelli ad agosto, quando per gioco ho deciso di decolorarli e farli azzurri per il babyshower del mio bambino. Non avrei mai pensato che la decolorazione potesse rovinarmi così tanto i capelli, a tal punto da dover tagliare molto e organizzare diversi trattamenti (non sempre economici) per non rimanere pelata. Ho già raccontato tutta la storia qualche settimana fa, la trovate qui se vi fa piacere leggerla.

Ho i capelli molto crespi

Nonostante il guaio sia stato risolto, nonostante il colore ora sia decisamente migliorato, purtroppo mi sono rimasti i capelli crespi. Non ho mai avuto questi problemi, devo essere sincera, tra le mille cose che ho sempre detestato del mio corpo i capelli sono sempre stata una grandissima consolazione. Purtroppo, dopo agosto, l’unico modo per non sembrare una scopa era farmi fare la piega in salone. Non molto economico e comunque non esattamente pratico con un neonato da accudire, giusto?

La soluzione per avere capelli bellissimi

Le ho provate tutte, anche Shampora marca della quale vi ho già parlato. Non mi sono trovata male, tanto che per un po’ ho usato quel prodotto accontentandomi di un risultato migliore rispetto a tante altre marche. Bocciato invece Pantene e tutte le sue varianti che promettono miracoli. Una cosa è certa: tutti i prodotti da supermercato non funzionano mai. Ho sperimentato un nuovo prodotto e ora sono qui a consigliarvelo perché effettivamente garantisce un passo ulteriore verso la guarigione definitiva dei miei poveri capelli rovinati e disidratati.

TECNA HYDRACORE

Due flaconi di Tecna Hydracore

Parliamo di Hydracore allora! Intanto se volete specifiche tecniche vi consiglio di visitare il sito ufficiale, dove vi spiegano per filo e per segno tutte le caratteristiche di questo prodotto. Io mi limito a segnalarvi ciò che per me è importante ed è stato motivo di scelta.

  • Basta pochissimo prodotto per ottenere il risultato ottimale; non servono grandi quantità, anzi. Una piccola noce di shampoo e una piccola noce di balsamo sono sufficienti per capelli medio-lunghi come i miei. Niente sprechi!
  • La profumazione è qualcosa di paradisiaco e persiste per due giorni buoni sulla chioma e sulla cute. A me piace moltissimo avere la testa e i capelli profumati, visto e considerato che come vizio continuo ad annusarmi le punte portandomele sotto al naso quando mi concentro.
  • I componenti sono naturali e sostenibili, le plastiche utilizzate per la confezione sono rinnovabili, rigenerabili e sono prive di etichette. Non è testato sugli animali, non contiene siliconi e parabeni, il prodotto è completamente organico ed è made in Italy (Roma).
  • Non mi dà problemi con la psoriasi, per me questo è fondamentale.
  • Si vedono i risultati dal primo lavaggio

In conclusione per me il prodotto è promosso tanto che sono qui a consigliarvelo liberamente (NO MARCHETTE!). Anche se costa un pochino di più rispetto a Shampora ne vale la pena perché si tratta di una selezione decisamente migliore sotto molti punti di vista. Lo shop lo trovate facilmente sul sito ufficiale, in questo momento ci sono anche diversi sconti in atto e vi consiglio di approfittarne un pochino. Altrimenti, se abitate a Centocelle, sappiate che il prodotto è in vendita da Gruppo Max Parrucchieri dove troverete anche professionisti altamente specializzati che sapranno indirizzarvi verso la combinazione migliore. In salone, tra l’altro, potrete anche fare il trattamento completo (costa quanto una normale piega fatta bene) così prima di portarvi i prodotti a casa avete l’opportunità di verificare quanto vi ho raccontato in questo blog post.

Eccoci al termine, spero di avervi dato abbastanza informazioni per convincervi a guardare lo shop di Tecna. Spero anche, ovviamente, di riuscire a risolvere i problemi di tutte quelle persone che con i capelli oramai ci hanno rinunciato! Può sembrare una stupidaggine, ma so benissimo cosa significhi non trovarsi bene con i propri capelli ed esserne in guerra continua. Se ho confortato e dato speranza… fatemi sapere! Baci!

Centocelle

Un’idea regalo perfetta a sostegno del quartiere: CENTOREGALI per CENTOCELLE

Il mio impegno per sostenere le attività imprenditoriali di Centocelle si concretizza ulteriormente con l’adesione a un progetto davvero efficace. CENTOREGALI è un’iniziativa di Deacomunicazione Eventi e Ciak si cucina, con la collaborazione di Cento News, Guida Verace di Centocelle e Associazione Culturale CentRocelle e Centocelle regna.

In cosa consiste CENTOREGALI?

Potrete regalare ai vostri amici e parenti due diversi tagli di Gift card prepagate acquistabili in tutti i locali che partecipano all’iniziativa ( €30 ed €50  ) e fruibili in ogni locale della lista che segue:

1 – Panificio e supermercato Rossetti

2 – Maulbeere Birreria

3 – Beer Style – Birreria con cucina

4 – Leggero Centocelle- Pizzeria con forno a legna ed osteria contemporanea

5 – Afrodite di Claudia Costantini – Hair stylist donna e uomo

6 – L’ora di libertà – Libreria per bambini

7 – Bar Pasticceria L’Orchidea

8 – L’Ingrediente Segreto – Pasta fresca e dolci

9 – Woods Lounge Bar – Ristorante/Cocktail bar

11 – Cento Gourmet – Ristorante gourmet

11 – Centorti – Osteria biodinamica

12 – Giusto – Piadina e cucina

Dove trovo risposte alle mie domande?

Per info ed aderire al progetto : Deacomunicazione Eventi 3425232523 Link evento sempre aggiornato :    http://tiny.cc/jfrahz

Io ho visitato per voi il Bar Pasticceria L’Orchidea, la piadina di Giusto e Leggero (osteria contemporanea). Ovviamente ho messo il bollino dell’approvazione, ma per i dettagli sui locali potrete divertirvi a cercare tra le foto di Instagram!

SOSTIENI IL TUO QUARTIERE!

A Natale basta davvero poco!

Personal Diary · Siamo Genitori!

Cose che non si devono raccontare: il parto

“Il parto non si racconta, mi raccomando”, questo è ciò che ti potresti sentir dire da un’infermiera o da un’ostetrica mentre ti riaccompagnano in reparto. Che se sei fortunata ci torni su una carrozzina, se invece ti ha detto sfiga ci torni in barella. Che poi effettivamente la cosa ha senso, perché spaventare delle donne che stanno per attraversare il tunnel del travaglio e dell’espulsione? Ogni parto è a sé e raccontarlo non serve a chi lo ascolta, ma serve a chi l’ha subito per “disfarsene” attraverso una sana narrazione. Per questa ragione, se non avete figli o se siete incinta per la prima volta vi chiedo di farvi un favore: chiudete questa finestra e non leggete quanto segue perché non vi servirà a niente. E già che ci siete evitate di chiedere a tutte le donne la loro esperienza perché, comunque vada, non sarà mai uguale alla vostra e non vi aiuterà minimamente a prepararvi. 

Chiudete questa finestra, subito. 

Bene, da qui in poi sappiate che sto scrivendo per me e che non ho alcuna intenzione di “limare” il contenuto per addolcire una situazione che per me sarà impossibile da dimenticare. Non mi prendo la responsabilità delle persone che sto per impressionare, siete avvisati. 
Mi avete scritto in tanti per chiedermi come sia andato il parto, inizialmente non avevo alcuna voglia di condividere nemmeno una virgola, ma ora penso d’essere abbastanza lucida per rispondere alle vostre curiosità e provare – molto egoisticamente – a elaborare il tutto attraverso la narrazione. 


SABATO 16 NOVEMBRE

Sono a casa, è mattina presto e come le notti precedenti non ho dormito nemmeno tre ore. Mi fa male lo stomaco, ho il reflusso gastrico e la mia pancia sembra esplodere. Ho delle contrazioni non regolari che però mi danno fastidio, la ginecologa mi ha detto chiaramente che non sono in travaglio quindi non c’è motivo di andare al pronto soccorso. Non sono dilatata, la mia cervice non si accorcia e Milo è ancora molto alto. Io però inizio a sentire qualcosa di più di un fastidio e alzandomi dal letto inizio a perdere acqua. Si rompono le membrane, o come si dice comunemente “mi si sono rotte le acque”, quindi sveglio Claudio e nell’euforia, nella gioia e nell’impazienza di conoscere il nostro bambino andiamo in ospedale. Lì mi visitano, dicono che nonostante la rottura presunta non siamo in travaglio e mettono pure in dubbio che le membrane si siano lacerate. Ogni visita interna, ogni ispezione vaginale è molto fastidiosa. Puoi trovare l’ostetrica delicata, ma anche no. “Dottore, non scola” dicono tra di loro, così mi attaccano all’ennesimo monitoraggio e aspettiamo. Zero contrazioni, sono nervosa e ho paura. Dopo un’oretta mi alzo in piedi e riempio la sala d’acqua che scende a cascata piena, quindi anche chi aveva qualche dubbio a quel punto se lo fa passare. Mi ricoverano e mi portano in reparto. Passa la notte, non dormo nemmeno tre ore. 


DOMENICA 17 NOVEMBRE

Ancora niente di nuovo, mi tengono monitorata ma io ho avuto per tutto il sabato e per tutta la notte solo contrazioni preparatorie e il parto non è “aperto” perciò, visto che il tempo scorre, decidono di inserire nella mia vagina quella che chiamano “fettuccia”. Odio quel nome, non si chiama così. Si chiama PROPESS ed è un dispositivo vaginale che, attraverso il dinoprostone (PROSTAGLANDINA E2), favorisce l’avviarsi del parto. Viene inserito dall’ostetrica e non è un procedimento indolore. Inizia così la prima induzione al parto (è mezzogiorno) e alle due io comincio a sentire dei dolori abbastanza forti che mi impediscono di intrattenere conversazioni umane. Le contrazioni ancora non sono regolari, ovviamente, ma comincio a sentire che qualcosa cambia: sono dolorose davvero. Dopo 12 ore, mannaggia la miseria, quindi a mezzanotte, un’ostetrica mi consola da un pianto disperato che si trasforma subito in un tremendo attacco di panico. Mi coccola, mi abbraccia forte, mi rassicura e alla fine mi visita: tutto quel casino per ottenere due centimetri di dilatazione. SOLO DUE FOTTUTI CENTIMETRI che praticamente non bastano per salire in sala travaglio. Bisogna arrivare a quattro. Passa la notte, non dormo, piango e mi maledico. 


LUNEDI 18 NOVEMBRE

Non dormo da troppe ore, sono esausta, non riesco più a capire se la realtà intorno a me è un sogno o se invece sono sveglia. Il tempo sembra non passare e sono preoccupata per i miei genitori in sala d’attesa che da due giorni sono lì che aspettano di potermi sapere tranquilla con il mio bambino in braccio. Claudio non mi ha mai mollata un secondo ed è con me tutte le volte che gli viene data la possibilità dagli orari di visita. Mi protegge, mi rassicura, tranquillizza anche i miei genitori, ma io non ho più la lucidità mentale per beneficiare del suo aiuto. Chiamo l’ostetrica e la imploro di farmi l’epidurale: non sopporto questo dolore che nel frattempo è diventato regolare, ma ancora la mia cervice non si dilata. L’ostetrica capisce la situazione, è passato troppo tempo dalla rottura della membrana quindi è il momento di fare qualcosa. Mi portano in sala parto dove mi fanno l’epidurale e mi sparano in vena l’ossitocina, un altro metodo per invogliare il mio canale del parto a fare il proprio lavoro. Per la prima volta dopo tante ore, riesco a prendere fiato e mi abbandono in un sonno pesante grazie all’effetto dell’epidurale. In sala da parto dormiamo tutti e due, sia io che Claudio, oramai esausti e completamente stravolti. 


IL PARTO

Il travaglio sembra andare bene, tra un sonnellino e l’altro troviamo anche il tempo di parlare di teatro con le ostetriche. Chiacchieriamo, ridiamo, io utilizzo la comoda palla per aiutare Milo a scendere. Non sento dolore, ma a un certo punto l’epidurale smette di fare effetto anche se questa cosa sembra molto strana (avevo appena fatto il “rabbocco” del farmaco). L’ostetrica mi visita, entrano altre persone, ci sono tante persone intorno a me e io non ci capisco niente. Mi fa male, un male che non conosco e che provo per la prima volta, non lo so gestire e mi spaventa tantissimo. Mi viene chiesto di spingere, ma io non ci riesco e non so come farlo. Arriva la ginecologa, mi prende la mano e mi dice che tentiamo di far girare il bambino nella posizione giusta per evitare un cesareo. Non ci capisco niente e soprattutto non capisco perché Milo dovrebbe essere aiutato a mettersi nella posizione giusta, ma non c’era già? Sì, ma all’ultimo si è spostato causandomi questo dolore che sento. Dopo venti minuti, non so come, non so perché e non so con che toni visto che lo so solo perché me lo hanno raccontato, chiedo alla ginecologa di farmi il cesareo e lei annuisce, accarezzandomi la fronte (questo lo ricordo, mi ha sorriso mentre nessuno sorrideva). 


Questo è quanto. 

Come avete potuto constatare, per chi ha già partorito, non è successo nulla di insolito. Non ci sono state violenze o negligenze, non ho subito niente di ingiusto (anzi, ogni cosa mi è stata spiegata e per ogni attività mi è stato chiesto un permesso). Ho incontrato ostetriche splendide, porto nel cuore Valentina che mi ha salvata dal peggior attacco di panico che io abbia mai avuto, ma non tolgo gloria a nessuna di quel reparto. Se potessi le abbraccerei tutte anche solo per la delicatezza che hanno saputo mantenere nonostante tutto, nonostante spesso e volentieri io non fossi proprio una persona facile da trattare.  Non c’è nient’altro da dire, non ho nient’altro da raccontare e spero di aver soddisfatto la curiosità di coloro che mi hanno chiesto di raccontare, sicuramente ha me è servito mettere tutto nero su bianco e condividere. 

Avventure

Agriturismo da incubo in Toscana!

Una vecchissima pubblicità di Alpitour diceva “Turisti fai da te? No Alpitour? Ahi Ahi Ahi!” Erano i primi anni Novanta e io avrei dovuto carpire la lezione. E invece no.

L’antefatto

La mia mamma ci regala un cofanetto Emozione3 in scadenza, lei non ha tempo di usarlo e pensa sia carino lasciarci “pascolare” per un ultima vacanza prima dell’arrivo del nostro bambino. Il cofanetto prevedeva una notte e una cena, quindi abbiamo deciso di soddisfare la nostra voglia di vivere un po’ il centro Italia unendo il piacere di un agriturismo toscano. Quello che volevamo, in realtà, era molto semplice: un agriturismo immerso nel verde, possibilmente con tanti animali e buona cucina della tradizione toscana. Le pretese non erano impossibili, stiamo parlando della regione italiana più famosa al mondo per le verdi colline, la buona carne e l’ottimo vino. Tra l’altro, non sarà un caso, se ogni straniero identifica nella Toscana il luogo adatto per vivere l’esperienza dell’agriturismo.

Prenotiamo attraverso la piattaforma di Emozione3, già utilizzata diverse volte (a proposito, i cofanetti rimangono sempre il mio regalo preferito, quindi sappiate che nel dubbio compleanni, Natali e madonne varie potete risolverli così e io sarò felicissima). Gli agriturismi in Toscana a disposizione in questa offerta non sembrano essere tantissimi, comunque mi sono fatta invogliare da questo scelto in particolare: perché? Perché le foto della zona erano spettacolari, prometteva un allevamento di alpaca, cavalli e fattoria didattica, una piscina immersa nei colli, camere bellissime e cucina tradizionale. A convincermi del tutto probabilmente sono state le foto della colazione, sembrava una situazione assolutamente fiabesca. Prenotiamo e senza problemi ci arriva quasi subito la mail di conferma dell’avvenuta prenotazione: Hey, stiamo arrivando!

L’arrivo

Abbiamo atteso tanto questo weekend perché abbiamo avuto qualche momento di nervosismo in questo periodo; avevamo decisamente bisogno di staccare e di lasciarci alle spalle un po’ di rogne per ricaricarci l’anima. L’idea infatti era quella di rimanere immersi nel silenzio il più possibile, coccolarci un sacco, guardare il tramonto con una tisana in mano e dormicchiare come ghiri tra un biscotto fatto in casa e un bicchiere di succo. Ovviamente abbiamo anche programmato una tappa a Pisa e una a Siena, saltando Firenze che oramai -chi per un motivo, chi per un altro- abbiamo visto e stravisto.

Comunque, dopo aver visitato Pisa con calma e non con qualche fastidio dovuto al peso del pancione, decidiamo che è arrivato il momento di andare a sdraiarci e iniziare a vivere il nostro super relax all’agriturismo. Prendiamo la macchina e ci mettiamo in direzione, esaltandoci non poco nel vedere come il posto da raggiungere fosse all’interno di un’enorme macchia verde (secondo Google maps).

Raggiungiamo il posto indicato dalla mappa, via e civico corrispondono. C’è silenzio, i cellulari prendono pochissimo, non passano automobili e l’unica cosa che vediamo è qualche cacciatore che si aggira attorno a questo casolare pieno di vetrate arredato in stile Country Chic. Tutto bello, tutto perfetto se non che non troviamo nessuno. Suoniamo il campanello e ci accoglie un cane che con noi non può interagire visto che sta dentro la struttura e si limita a guardarci dal vetro, ma subito dopo arrivano in soccorso tre gatti striati. Un caloroso benvenuto, non c’è che dire, ma mancava una componente fondamentale: l’essere umano. La struttura, giuro, sembrava deserta.

Telefoniamo. Non che fosse semplice telefonare, i cellulari erano morti, ma oggettivamente non sapevamo che altro fare visto che lì attorno non vi era nulla. Telefoniamo diverse volte, alcune cadeva la linea mentre altre non rispondeva nessuno. A me scappava la pipì, ero stanca e affamata e sinceramente la mia pazienza, che già normalmente non è tanta, stava andando a farsi amabilmente fottere. Dopo un po’ ci richiamano e una signora ci dice che dobbiamo raggiungerla in un’altra struttura, distante pochi chilometri, perché lei sta lavorando lì e non può venire ad accoglierci. Scopriamo, sempre da questa difficoltosa telefonata in cui il telefono andava a scatti, che la nostra camera non è all’interno dell’agriturismo, ma appunto in quest’altra struttura. Bene, ma non benissimo.

Rimettiamo in moto la macchina, ci facciamo sti benedetti due/tre chilometri e ci ritroviamo in un paesello dove qualche via forma un agglomerato di casette padronali. Un paesino normale, niente di speciale, dove la gente normalmente vive e lavora. Va be’. Troviamo il civico e finalmente entriamo: siamo in una casa normale, non un agriturismo. Una casa che non ha nulla di diverso dalla casa dei miei genitori: non è un palazzo di Roma, ovviamente, ma è una villetta di paese su strada. Il giardino dei miei è comunque più grande (e pure tenuto meglio, ma okay). Già lì a me non va bene, io avevo richiesto una camera in un agriturismo, non un appartamento/monolocale in una casa. Però sono stanca e affamata, quindi in cambio di un tozzo di pane e di un water dove fare la pipì mi va bene qualsiasi cosa.

Ad accoglierci, finalmente, un essere umano: la signora della telefonata. Sta pulendo la pi (…), sta pulendo la pi (…), sta pulendo la pi (…) NIENTE. Non riesco nemmeno a chiamare “piscina” quella roba di plastica che si trova sul prato. Strano, dalle foto avrei giurato che la piscina fosse interrata. Invece no. La piscina è una di quelle che si comprano al supermercato, ben camuffata con delle assi di legno che fanno da piano vasca. Una cosa inguardabile, ma vabbè tanto non è periodo per fare il bagno (e comunque in quella pozza lo avrei fatto colcazzo)

Da notare che a quel punto io ancora non ero arrabbiata o nervosa, pensavo fosse ancora tutto salvabile quindi giravo ancora sognante mano nella mano con Claudio e forse non mi ero ancora resa conto di quanto stesse per succedere.

L’accoglienza

Bene, la signora nel vederci non smette di fare il suo lavoro e ci saluta da distante. Ci dice che le chiavi sono appese alla porta del nostro appartamento, ci ricorda che la cena è alle otto e mezza nel casolare dove ci stavano i gatti e il cane (quello in cui eravamo prima) e che lì sarà fatta anche la colazione dalle 8:30 alle 9:30, non più tardi perché poi lei “C’ha da fare altre cose”, testuali parole. Manifesto il mio disappunto con una risata, questi orari da caserma non mi piacciono durante la mia vita a casa, figuriamoci in vacanza. Io alle nove e mezza, forse, apro un occhio. Come si può pretendere che la gente in vacanza rispetti questi orari? Ma in che mondo? Però vabbè, vorrà dire che partiremo prima per Siena o che mi prenderò il tempo per accarezzare gli animali della fattoria, povera illusa che sono.

Ci apriamo la porta da soli e scopriamo la stanza da soli, senza un minimo di introduzione. La stanza è molto carina, c’è una bellissima vetrata ed è provvista di cucina (sì, ma il frigorifero è spento). Ci sono due macchinette per fare il caffè, ma nel cestino di benvenuto c’è una sola cialda. Niente bollitore, niente tisane, niente tazze. In bagno tutto okay, ma non troviamo il classico welcome pack: c’è solo sapone liquido per il lavandino, la doccia è sprovvista di tutto. Per la biancheria, comunque, nessun problema apparente: non mancano lenzuola, coperte e asciugamani. Va be’, almeno quello.

Comunque sia, siamo stanchissimi, non abbiamo tempo e voglia di valutare quindi ci buttiamo sul letto alle 16:00 e dormiamo profondamente almeno un paio d’ore.

L’inizio della catastrofe

Più o meno intorno alle 18 mi sveglio e ho fame. Tantissima fame. In quella casa non c’è nulla, ovviamente del servizio bar nemmeno se ne parla e siamo lontani (davvero lontani) da qualsiasi esercizio pubblico (bar, supermercato, ristorazione che sia). Mancano ancora due ore e mezza alla cena perciò decido di ammazzare il tempo guardando le recensioni di TripAdvisor. Premettiamo una cosa: a noi Tripadvisor non piace perché troppo spesso abbiamo visto come le recensioni siano facilissime da comprare e come, soprattutto quelle negative, fossero lasciate più dal rancore che da persone realmente scontente della struttura. Non guardiamo mai TripAdvisor, ci fidiamo del passaparola tra amici e di ciò che ci propone la struttura stessa attraverso il sito internet. Non ci è mai andata male una volta, abbiamo sempre viaggiato comodi trovando esattamente quello che ci aspettavamo di trovare.

Comunque, ciò che attira la mia attenzione immediatamente, è la percentuale di commenti negativi su quelli positivi: stiamo esattamente a metà. Per ogni voto “Eccellente” ce ne stava un altro “Pessimo”. Per un centinaio di commenti in totale. Non molto confortante visto che una cinquantina di amici che ti mettano una recensione positiva si trovano molto facilmente, no? Leggo comunque due o tre recensioni positive e le trovo un po’ troppo “entusiaste” (palesemente pompate), quindi mi lancio con coraggio in quelle negative. Tutte dicevano e lamentavano le stesse identiche cose, perciò ho capito che probabilmente ci stavamo addentrando in qualcosa di molto poco piacevole. Claudio comunque sta dormendo e decido di svegliarlo per capire se fosse meglio scappare o lanciarci a pesce in questa bizzarra avventura.

Gli altri ospiti della struttura

Per prendere una decisione usciamo dalla stanza e facciamo un giro nel … giardino. Scusate, non ce la faccio a chiamarlo nemmeno “corte”, figuriamoci “parco” come avrebbe dovuto essere. In due minuti e mezzo abbiamo visto tutto, ovvero niente, se non quella cosa che ci si ostina a chiamare piscina. Io sono davvero demoralizzata, tutti i miei piani di “coccole sotto le stelle” stanno andando in frantumi, anche perché vi ricordo che non ho trovato manco due tazze e mezza tisana in camera. Sconsolata e un po’ delusa (finalmente) mi siedo su una panchina e mi stringo nelle spalle ammettendo di aver preso proprio una bella fregatura. Nel frattempo ci raggiungono due coppie di altri ospiti, due molto giovani (sui 20 anni, studenti di medicina) e due anziani (sulla settantina, pensionati). Ci danno alcuni dettagli agghiaccianti: il signore anziano, nel lamentare una lampadina fulminata, ha ricevuto in risposta un cacciavite e una lampadina sostitutiva che avrebbe dovuto installare da solo; la cena che si svolge alle 20:30 nel casolare a 2 Km di distanza prevede che tutti gli ospiti si siedano assieme allo stesso tavolo e che conversino tra di loro; il cellulare a tavola non è consentito e va tenuto in tasca; il pacchetto prevede alcune portate, ma autonomamente ci si deve regolare altrimenti ogni portata extra sono 7 euro, non vi è servizio al tavolo e ognuno si serve da sé, non viene offerta alcuna alternativa: si mangia quello che c’è (un antipasto, una tipologia di primo e una tipologia di secondo). Il pacchetto non include il coperto (3 euro a testa). Non ci voglio credere e mi viene da piangere: ho perso anche la mia cena romantica a lume di candela. Ottimo.

La cena

Affamati come lupi andiamo alla cena, utilizzando ovviamente l’automobile. La strada è infatti tutta in salita, molto stretta e non illuminata: non è possibile affrontare una passeggiata sebbene siano solo pochi chilometri. Esattamente come ci è stato detto ci dobbiamo sedere tutti insieme e siamo costretti a questa socializzazione forzata: ma perché? Ma sono in vacanza, ma voglio stare con il mio compagno e parlare di tutte quelle cose che non siamo riusciti ad affrontare a casa per mancanza di tempo, voglio stare mano nella mano e perdermi in sospiri sognanti e sorrisi! Ma perché cazzo devo mettermi a parlare di calcio, di politica e di madonne varie con perfetti sconosciuti? L’ho chiesto a qualcuno? No. Non voglio. Mentre Claudio decide che nel vino ci sia la risposta, io che nemmeno posso bere visto che sono incinta, metto finalmente il broncio e sparo un paio di parolacce che al quel punto ci stanno. Fortunatamente la signora seduta vicino a me è simpatica e ci mettiamo a parlare di figli, di scuola, di lavoro e via dicendo. Come alla ferma dell’autobus, uguale.

In un agriturismo uno si aspetta di mangiare prodotti tipici, piatti caserecci e dolci artigianali: vabbè, lasciamo stare. L’antipasto era composto da: salame, prosciutto crudo, sottaceti Saclà e fagioli cannellini da barattolo. Il primo piatto era pasta all’amatriciana (???) e il secondo erano costine e salsicce al forno con patate cotte in pentola. Nulla che io non sappia preparare autonomamente dopo aver fatto la spesa alla Lidl e comunque Claudio prepara un’amatriciana migliore essendo romano di Roma. Ma poi perché devo mangiare l’amatriciana in un agriturismo toscano? Una pasta con il raguù di cinghiale vi faceva tanto schifo? Boh. In ogni caso, non avevamo scelta (non esiste nemmeno il menù alla carta, quindi o così o si va a letto senza cena). Avevo fame, una fame da lupi, quindi okay vai. Claudio s’è smezzato un litro di vino con lo studente di medicina e così, una volta toccato il letto, l’abbiamo perduto per sempre.

Ah, ottimo, proprio quello che volevo!

La colazione

Ragazzi, ma cosa vi devo dire? La colazione era composta da alcuni biscotti galletti della Mulino Bianco (forse, probabilmente Dolciando) comunque decisamente inconsistenti, avevano perso tutta la componente croccante perché avevano preso troppa aria. Vecchi, erano vecchi. Lì accanto un paio di vasi di marmellata e uno di Nutella quasi finito, due caraffe di succo di frutta, pane del giorno prima e fette biscottate non confezionate, ma distese aperte sul vassoio (addio croccantezza!). Le fotografie sul sito della colazione, come vi dicevo all’inizio, erano bellissime. Volevo solo farvi sapere che se venite a casa mia la domenica fate una colazione migliore e decisamente più fresca. Mai visto e mai sentito che in un agriturismo non ci fosse ‘na mezza crostata, du’ cornetti, ‘na banana. Niente. Regà, ve lo giuro, ho bevuto il latte del cartone del supermercato perché manco il latte era della zona. Io non ho parole, ho dormito e fatto colazione in B&B a 20 euro a notte dove la colazione era molto più dignitosa, ho persino pernottato in un ostello in Austria dove in cucina avevamo visto un topo, ma trovo inaccettabile che in un posto dove si paga in media 80 euro a notte la colazione sia peggio di quella che si può trovare nelle case di ognuno di noi in un qualsiasi giorno lavorativo.

Con la morte nel cuore, carichiamo la macchina, paghiamo il conto, salutiamo i nostri compagni di sventura e SCAPPIAMO A GAMBE LEVATE andando alla ricerca di cibo vero. Ah, un litro di vino alla mescita ci è costato 10 euro.

Sì, ma la fattoria?

L’allevamento di alpaca prevedeva … 3 alpaca. Poi ci stava un cavallo e un paio di asini. In ogni caso non abbiamo visto niente di tutto questo perché di sera non c’è illuminazione e il giorno dopo siamo scappati lontanissimo. Chi, comunque, ci ha raccontato di averli visti, ci ha anche detto che fortunatamente almeno loro sono tenuti bene. Onestamente anche fosse stato un piccolo paradiso per alpaca, a questo punto, nulla avrebbe potuto salvare l’impietoso giudizio negativo finale.

Altre testimonianze

Devo ammettere che non mi sono soffermata sulla pulizia del posto, non mi sono nemmeno lamentata delle cimici che in campagna sono una cosa normale. Quando vado in un agriturismo ci sto all’ambiente rustico, quindi non mi scandalizzano una cacca di cavallo in giardino o una falena morta in bagno; l’ambiente rurale mi piace e quindi mi sta bene che non sia asettico come invece pretendo che sia una suite a Parigi centro. In ogni caso alcuni ospiti hanno fotografato delle irregolarità igieniche che non ho nemmeno voluto indagare, m’è bastato vedere la bimba febbricitante che con il suo personalissimo cucchiaino ciucciato andava a pescarsi la Nutella in un vasetto che tutti utilizzavano. Mi sta bene tutto, ma se negli hotel utilizzano le monoporzioni un motivo c’è ed è l’igiene: non è possibile costringere gli ospiti (bambini inclusi, che non hanno colpe) a pescare dallo stesso vasetto.

Conclusioni

Intanto vogliamo sottolineare come poi la vacanza si sia risollevata rapidamente grazie a una tenuta bellissima che ci ha accolti a pranzo a San Giminiano. Se vi dovesse capitare di essere da quelle parti vi consigliamo di andare a mangiare alla Bottega Torciano dove davvero si mangiano prodotti tipici locali sapientemente cucinati secondo la tradizione. Dove il cameriere consiglia i piatti, li racconta e li presenta in tutta la loro dignità. Dove si beve vino buono e un bicchiere viene anche offerto con un sorriso. Ci siamo fatti coccolare, sì.

Un agriturismo non si può improvvisare, l’agriturismo come struttura crea delle aspettative nel cliente che almeno pretende di mangiare e bere prodotti locali e non un piatto di pasta casalingo. Casereccio sì, casalingo NO. La colazione non può essere arrangiata, non può essere peggiore di quella che troviamo quotidianamente nelle nostre dispense, altrimenti ce ne stiamo a casa e almeno possiamo dormire fino a mezzogiorno. Fare una crostata per una decina di ospiti, acquistare del latte fresco da un caseificio e produrre artigianalmente monoporzioni di marmellata fatta in casa non costa nulla ed è il minimo.

L’ospite che prenota deve sapere a cosa sta andando incontro: non è corretto metterlo davanti al fatto compiuto obbligandolo a sedersi con altri ospiti a sua insaputa. Questo atteggiamento è molto antipatico e prevede che il cliente possa solo accettare senza proteste: ve lo dico, mia madre (solo per questo) avrebbe piantato un casino mai visto.

Nel sito della struttura non si dovrebbero raccontare bugie, le elenco testualmente:

  • Il sabato e la domenica sono giorni speciali in quanto prepariamo diversi tipi di pizza e schiacciatine aromatizzate e fragranti, cotte nel forno a legna. FALSO, non ho trovato niente di tutto questo in tavola.
  • Ogni mattina al vostro risveglio vi offriamo un’abbondante ed ottima colazione, che varia dal dolce al salato, con prodotti locali e a Km 0 tra cui, salumi, formaggi, e il miele delle nostre api. FALSO, non ho trovato nemmeno il miele dell’Eurospin, figuriamoci il resto.
  • Il menù alla carta, invece, offre scelte di piatti Toscani in base ai prodotti della stagione corrente che, scegliendo il vino giusto dalla nostra carta dei vini, sarete in grado di assaporare con ancora più gusto. Potrete poi chiudere il pasto con un dolce della casa. FALSO, non vi era menù alla carta, non vi erano piatti tipici toscani, non ho visto un dolce della casa che non fossero i cantucci.

Non vado oltre perché sto per mettermi a piangere di nuovo, giuro. Mi aspettavo un paradiso bellissimo dove passeggiare, respirare aria pulita e mangiare bene: ho trovato erba alta, incuria e cibo scadente.

Nomi, foto e contatti

Allora, io ci ho pensato molto e nel testo trovate tutti i riferimenti per fare una banale ricerca e capire di che posto si sia parlato. Non è difficile. Comunque non metterò le foto di ciò che abbiamo trovato, non pubblicherò nomi e numeri di telefono così come probabilmente non sprecherò ulteriore tempo in una recensione negativa su TripAdvisor. Mi limiterò a informare Emozione3 dell’accaduto e a tentare un risarcimento amichevole.

E a voi sono mai capitate esperienze di questo tipo? Come ve la siete cavata? Raccontateci su, che mal comune mezzo gaudio!

Siamo Genitori!

I falsi miti della gravidanza| Vero o Falso?

Attenzione: questo post può contenere diversi spunti per dar inizio a guerre mondiali tra mamme, aspiranti mamme, nonne, zie, vicine di casa e shampiste. Vi preghiamo di leggerlo con la dovuta leggerezza, tenendo comunque conto che le informazioni vengono condivise in collaborazione con l‘Ambulatorio Ostetrico L’Albero della Vita, principalmente nella persona dell’ostetrica Stefania Lauro la quale ha partecipato mettendo a disposizione la sua esperienza e la sua professionalità. In qualsiasi caso, comunque, la responsabilità di quanto riportato in questo articolo è da riferire unicamente alla sottoscritta: perciò se dovete inviare buste con antrace e pacchi bomba l’intestataria dovrò essere io. Grazie, ora potete continuare.

Fatta questa premessa, ne aggancio un’altra che per me ha una certa importanza: piantatela di sfottere le mamme pancine. I motivi principali di questa richiesta li trovate tutti racchiusi in questo articolo, ma in aggiunta mi permetto di farvi notare che dal sondaggio Instagram molte di voi hanno assurde credenze sulla gravidanza nonostante si pongano in netta contrapposizione con le cosiddette “pancine”. Quindi abbassiamo un po’ la cresta perché siamo tutti un po’ nazional popolari, ma lo sono soprattutto coloro che tentano quotidianamente di elevarsi e differenziarsi attraverso la cattiveria, la derisione e la puzza sotto al naso.

Ma bando alle ciance e cominciamo a sfatare i miti sulla gravidanza!

Non ti toccare se ti viene voglia di qualcosa

… A parte il fatto che detta così un po’ fa ridacchiare le più maliziose, ma non ci si riferisce alla masturbazione. In realtà molti sono convinti che toccandosi punti precisi del corpo durante una delle così dette “voglie” di un qualche cibo particolare faccia comparire delle macchie sulla pelle del bambino proprio in quel punto preciso. In realtà non c’è nessuna correlazione tra le macchie della pelle e le voglie della madre, altrimenti Cotoletta nascerebbe con con una manata di sushi sulla faccia e non penso vada così.

Non mangiare carciofi che il latte diventa amaro

Durante tutto l’allattamento e durante tutta la gestazione mangiate il quantitativo di carciofi che più vi aggrada perché non vi è correlazione tra un eventuale sapore amaro e l’assunzione di carciofi da parte della madre. Non preoccupatevi, potete tranquillamente svuotarvi nello stomaco tutti i barattoli di carciofini che vi pare.

Bevi birra che fa latte

NO! Questa credenza non è solo falsa, ma anche tremendamente pericolosa. Il feto non deve ricevere alcol in nessun modo, né attraverso la placenta quando è ancora un feto, né attraverso il latte materno durante l’allattamento. L’unico vero sforzo che viene chiesto, effettivamente, è proprio questo: l’astensione totale da qualsiasi tipo di alcolico. Se la cosa vi crea dubbi, se siete convinte che “un bicchierino ogni tanto non può far male” allora fatevi un’idea della situazione andando velocemente a dare un’occhiata a questo articolo molto autorevole.

«L’alcol ingerito dalla madre giunge dopo pochi minuti nel sangue del feto, ma il feto non può metabolizzare l’alcol perché è privo degli enzimi adatti a questo compito, di conseguenza l’alcol ed i suoi metaboliti si accumulano nel suo sistema nervoso e in altri organi danneggiandoli. Pertanto il consiglio dei professionisti della salute è di astenersi dal bere durante la gravidanza.»

Non puoi andare dal dentista!

E invece sì, se ne avete bisogno potete andare dal dentista. Se si dovessero rendere necessari dei trattamenti esistono anestesie che non passano la placenta e comunque, per stare più tranquilli, basterà mettere in comunicazione il vostro medico e il vostro ginecologo.

Non puoi fare la tinta ai capelli

Seeh ciao! Potete fare tranquillamente tutte le tinte che vi pare purché stiate attente ai prodotti utilizzati. Il mio parrucchiere, per esempio, utilizza solo pigmenti naturali privi di ammoniaca e senza troppi problemi fa quel che deve fare. L’attenzione che dovete avere sulla scelta dei prodotti è la stessa che dovreste avere indipendentemente dalla gravidanza, ma comunque non siamo più negli anni 40 e le tinte sono sicurissime.

Non puoi fare radiografie!

Quindi se ti rompi un piede devi rimanere rotta fino a quando? Se ti devi estrarre un dente perché duole sticazzi della panoramica? NO! Le radiografie si possono fare, basta informare il medico e il radiologo e sapranno prendere tutte le contromisure necessarie per non mettere a repentaglio la vita di nessuno.

Se allatti non avrai un’altra gravidanza

Ragazze mie, il mondo è pieno di figli dell’allattamento proprio a causa di questa credenza. Se da un lato è vero la prolattina inibisce un po’ l’ovulazione, dall’altro dovete comunque proteggervi con la pillola adeguata o con i preservativi perché si rimane incinta anche mentre si allatta. Insomma, possiamo dire che è meno probabile, ma non usate l’allattamento come contraccettivo: è un mega fake come il salto della quaglia, l’Ogino Knaus (?) e tutte quelle robe lì.

Non mettere la cintura di sicurezza che schiaccia la pancia!

Sì, molto meglio andare a sbattere sul vetro e magari finire catapultate in mezzo alla strada. Per favore, non fate cagate, mettete sempre la cintura di sicurezza. Il bambino è al riparo nel vostro utero, non ha problemi con la cintura, senza considerare che in caso di incidente è meglio un urto che ti blocca piuttosto che un volo ad angelo fuori dal parabrezza. Non ascoltate le nonne e chi crede di saperla lunga in questo senso: in gioco c’è la vostra vita. Usate le cinture di sicurezza sempre, anche mentre state andando al pronto soccorso in pieno travaglio. Comunque, se questo ancora non vi convince, sappiate che la legge non vi dispensa dall’obbligo di utilizzo tranne in alcuni rarissimi e certificati casi specifici. Informazioni precise seguono a questo collegamento.

Non puoi assumere medicinali!

E va bene, allora non mi curo per nove mesi e se crepo … amen! Basta anche con questa corbelleria, vi prego. Durante la gravidanza è bene curarsi, sotto controllo del ginecologo, ma curatevi. Ci sono medicinali e addirittura antibiotici che possono essere assunti in tranquillità, basta conoscerli e farsi seguire adeguatamente. Ma se avete un’influenza, una laringite, una polmonite o il mal di testa fatevi curare. Dovete essere in forma, non si deve arrivare sfinite e malandate al parto.

Non usare detersivi

… Questa è comoda, molto comoda, ma purtroppo infondata sotto qualsiasi punto di vista.

Non prendere il sole perché ti evapora il liquido amniotico

Sì, e nel mentre il bambino si cucina a bagnomaria. Io spero di non dovermi soffermare eccessivamente sullo spiegare che questa credenza non ha alcuna ragione di esistere. Tranquille, mettetevi al sole e fatevi venire una bella tintarella al pancione, mettete la crema solare e fate le dive.

Non ti devi sedere a gambe incrociate

… Dicono che così facendo il cordone ombelicale si stringe attorno al collo del bambino. Una variante della storia impedisce alle donne incinta di indossare collane: io ne porto abitualmente almeno due. Non ci sono ragioni per non farlo, nessuna motivazione plausibile.

Se sei incinta non devi toccare i gatti

Questa credenza è FOLLE ed è legata principalmente alla Toxoplasmosi, una malattia che si prende – anche – attraverso le feci dei gatti. Ora, ammesso che non vi piaccia andare in giro a toccare il culo ai gatti randagi, ammesso che dopo aver toccato un animale abbiate la buona abitudine di lavarvi le mani prima di cucinare e ammesso che non viviate in una colonia di gatti abusiva in un casolare abbandonato … e naturalmente, cosa più importante, ammesso che non abbiate già contratto la toxoplasmosi in precedenza, allora vi si richiede di indossare i guanti quando pulite la lettiera del gatto. Però non toglietevi il piacere delle fusa del micio sul pancione: non fatelo.

FACCIAMO UNA PICCOLA CARRELLATA PER ANDAR VELOCI:

  • Il travaglio inizia quando si rompe il sacco. Falso! Il sacco si può rompere prima, si può rompere dopo, oppure può essere rotto in ospedale dalle operatrici in caso di necessità. Il travaglio inizia con una cascata ormonale che porta le contrazioni a una precisa regolarità.
  • Il primo figlio nasce tardi il secondo nasce prima. Il terzo invece ci manda un fax di conferma, il quarto lo troviamo nella cassetta della posta, il quinto è possibile ordinarlo su Amazon.
  • La luna facilita il parto. Mistero misterioso. La luna influisce sulle faccende “d’acqua” e molte ostetriche sono pronte a giurare che durante la luna piena ci siano più rotture delle acque rispetto al resto del mese. Nonostante questa percezione non esistono studi scientifici che evidenzino una reale correlazione. I dati raccolti, infatti, non sembrano mai sufficienti per esprimersi in merito oltre ogni ragionevole dubbio.
  • In gravidanza si deve mangiare per due. Falso! Se fosse vero non si spiegherebbe perché nei Paesi in cui esiste malnutrizione cronica nascano bambini normopeso.
  • Bevi brodo di pollo che fa latte. Quello di manzo invece fa Cappuccino, quello di verdure invece caffè macchiato. Il passato di verdura, invece, fa minestrina direttamente. Ottimo per lo svezzamento al seno!
  • Non prendere l’aereo! Potrebbe esploderti il sacco. No, tranquille che non esplode niente, accertatevi solo delle regole di ogni compagnia aerea, alcune chiedono la certificazione di buona salute da parte della ginecologa. Ricordatevi, invece, che negli USA non si può entrare durante il terzo trimestre per motivi di Ius Soli. Se si nasce su suolo americano si è americani.

Non toccarti la pancia perché ti partono le contrazioni!

Ah allora risolto! Quando arriva il momento della data del parto presunta (la famosissima DPP) mi basterà toccare la pancia per farmi partire tutto il travaglio! Oh, mica lo sapevo fosse così comodo! C’è un interruttore particolare o è un movimento “ad area”? /FINE SARCASMO.

Se la pancia è alta allora il parto è lontano

In che senso? Se invece vira a destra cosa significa? E se è deforme tipo un Pandoro schiacciato? E se è alta sopra e bassa sotto? E se… e se vi togliete dalla testa questa scemenza è meglio, fidatevi. Conosco donne con pance sotto la gola che stavano travagliando, lasciate perdere.

Tanta nausea e tanto mal di stomaco indicano tanti capelli alla nascita

No, nessuna correlazione razionale tra le due cose. Io sono nata pelata e mia mamma s’è vomitata questo mondo e quell’altro.

Quando tornano le mestruazioni non puoi più allattare: allatteresti “sporco”

Scusa come? No vabbè. Incommentabile e anche un filino denigratoria, come sempre le mestruazioni sono un evento demonizzato a tutti i livelli. Ma come cazzo vi viene in mente? Non esiste commistione fisica tra i fluidi delle mestruazioni e quelli del latte materno, a meno che non abbiate un tubo che collega le poppe all’utero e all’interno ci scorra latte e sangue.

Le donne incinta non possono fare sport

Quest’anno ho fatto tutte le cose che dovevo fare. Solo che ero incinta. Fare sport è molto meglio sia per la mamma che per il bambino”.

Ha risposto così Alysia Montano a chi le chiedeva se fosse difficile praticare lo sport ad alti livelli, mentre si aspetta di diventare mamma. La sua storia dimostra che sì, è possibile. Basta seguire abitudini sane, e allenarsi nei modi e nei tempi giusti. (Fonte)

Una donna incinta non deve andare in piscina, altrimenti prende le infezioni

Se esistono piscine, dalle vostre parti, dove si prendono infezioni … smettete di andarci SUBITO anche se non siete incinte. Una piscina in cui una donna (o un uomo, o un bambino) è a rischio infezioni è una piscina che deve chiudere.

Non puoi fare bagni caldi

Terapia Siberia. Solo acqua ghiacciata possibilmente presa direttamente dalla fonte in alta montagna. Se vi viene la polmonite occhio perché nemmeno potete curarvi. Scherzi a parte, non ci sono motivi per rifiutare un bellissimo, quanto rilassante bagno caldo.

Non puoi avere rapporti sessuali durante la gravidanza

Seh, poi ti danno il premio “Santa Maria Goretti”. SBAGLIATISSIMO! Durante la gravidanza non solo potete fare sesso e masturbarvi, ma il mantenere viva la passione non potrà che fa benissimo al rapporto con il vostro partner. Ci saranno molti motivi per mettere alla prova la vostra unione, non privatevi del piacere dell’orgasmo. E se vi servono idee, io qui ci sono andata bella pesante: leggi questo articolo.

Ecco amici miei, abbiamo cercato di sfatare più miti possibili, ma ce ne sono ancora tantissimi. Mia nonna mi suggerisce di non mangiare il pane perché farebbe venire al bambino la testa grossa, l’altra mia nonna è convinta che non ci si possa lavare per 40 giorni dopo il parto. Alcune amiche inorridiscono quando mi vedono mangiare sushi e sashimi, altre invece pensano che un bicchiere di vino rosso possa solo che far sangue. Alcune credenze sono innocenti, altre invece sono pericolose come quella sulla birra, sul vino o sulle cinture di sicurezza. Molte donne invece vivono la gravidanza come un momento di sole privazioni – anche senza senso – in nome di un “bene superiore”, per esempio quelle che non mangiano il prosciutto crudo stagionato per scongiurare la Toxoplasmosi. Il prosciutto crudo lo potete mangiare anche se siete toxo negative! Basta che lo prendiate di Parma o San Daniele che sono super controllati, il processo di affumicatura non è compatibile con la toxo in nessuna maniera! Il sushi, invece, potete continuare a mangiarlo dove lo avete sempre mangiato e dove vi fidate, ma questo a prescindere dalla gravidanza! L’epatite e altre malattie vanno evitate sempre, non solo quando si è gravide. Se siete sempre attente, se sapete dove andate a mangiare, allora state tranquille.

Se conoscete altre credenze popolari sulla gravidanza e allattamento: scrivetemi!

Lasciatemi un messaggio, mandatemi una mail, contattatemi su Instagram o Facebook, quello che vi pare! Però fatelo perché io sarei felicissima di conoscere e andar a cercar conferma o meno di tutte queste cose che, semplicemente, si tramandano.

teatro

Lisìstrata Offline o Castità | TEATRO ROMA

Ragazzi, ci prendiamo un po’ di spazio per farvi conoscere uno spettacolo esilarante messo in scena dagli amici della Compagnia Teatrale La Corda e la Tela: se siete a Roma dall’8 ottobre … non potete perdervelo!

L’OMS ha catalogato nel 2017 la dipendenza da gioco virtuale come una questione di salute mentale. In questo libero adattamento, la moderna Lisistrata vede la sua vita e quella delle sue amiche stravolta da questa apparentemente innocua malattia che ha colpito i loro mariti. Decide allora di risolvere la faccenda ripercorrendo i passi della sua diretta antenata.

Siamo a Roma e gli uomini si stanno facendo prendere la mano da un gioco di ruolo che li vede impegnati in una guerra senza fine apparente tra Roma Nord e Roma Sud. Le donne, oramai tentate tutte le alternative, decidono di dare un giro di vite alla vita sessuale delle coppie unendo tutte le loro voci in un grido: “Offline o Castità!”.

Le informazioni per lo spettacolo

Teatro Lo Spazio, Via Locri 42/44 RM Info e prenotazioni (anche SMS o whatsapp) 
3394719840-331 4184620 produzione La Corda e La Tela

LIVE Dal 8 ottobre al 13, orari spettacoli:
Da Lunedì a Sabato ore 20:30
Domenica 13 ore 17:00

INGRESSO: è richiesta la prenotazione
Singoli 10,00 € + tessera associativa del teatro 
Gruppi di minimo 5 persone 8,00 € + tessera associativa del teatro
Bambini fino a 10 anni 5,00 €

Evento Facebook: raggiungilo con un click

Cogliamo l’occasione per spedire tantissima merda ai nostri amici, in particolare a Michela, ad Andrea e a Severino Bof, nella piena certezza che anche questa volta, ad aspettarli, ci sarà un pubblico caldo ed entusiasta!

MERDA MERDA MERDA!

Centocelle

Teatro per bambini a Centocelle

A Centocelle inizia un nuovo corso di teatro per bambini, organizzato e condotto da Giuditta Pagano.

Fare teatro significa imparare cose nuove, divertirsi, emozionarsi e conoscere nuovi amici. E se lo dicono i bambini, c’è da crederci!

❗CORSI IN PARTENZA A SETTEMBRE 2019❗

LUNEDÌ: 11/13 anni. Dalle 15.30 alle 17.00 + 6/10 anni. Dalle 17.00 alle 18.30 presso il TEATRO FRANCESCA ROMANI COLUZZI, zona Monte Mario

MARTEDÌ: 10/13 anni dalle 16.30 alle 17.30 + 6/10 anni dalle 17.30 alle 18.30 presso il TEATRO SAN GIULIANO, zona Cassia

MERCOLEDÌ: 11/13 anni dalle 16 alle 17 +
6/10 anni dalle 17 alle 18 presso il TEATRO UGO BETTI, zona Prati

VENERDÌ: 11/13 anni dalle 16 alle 17 + 6/10 anni dalle 17 alle 18 presso il CENTRO CULTURALE LEPETIT, zona Centocelle-Tor tre teste

Per informazioni: invia un messaggio e scopriremo insieme il mondo del teatro attraverso giochi di movimento, improvvisazioni, esercizi sulla gestione delle emozioni e letture.

Cosa serve per fare teatro?

Per fare teatro bastano due cose: una persona che abbia qualcosa da raccontare e un’altra che abbia voglia di ascoltare. Non esiste teatro senza ascolto, rispetto, fiducia e attenzione nei confronti dell’altro. Nei laboratori di Giuditta si impara ad ascoltare gli altri: con esercizi silenziosi, ma pieni di dialoghi, con le battute dello spettacolo e con le improvvisazioni. Tutto, in un grande scambio tra ascoltare ed essere ascoltati.

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Personal Diary · Siamo Genitori!

Le tre cose da non dire MAI a una donna incinta

La pesantezza di certe affermazioni la si comprende solamente quando si diventa il referente. Forse è l’unico caso in cui ci si può arrogare il diritto di dire “non sei incinta, non puoi capire”, anche se fortunatamente alcune persone intelligenti ci arrivano anche senza ripieno nell’utero.

Essere incinta è una cosa stupenda e allo stesso tempo terribile, quindi togliamo l’ipocrisia dal tema e arriviamo al sodo: essere incinta alle volte fa proprio schifo. Non si dorme bene, fa sempre male la schiena, ci si ritrova gambe e mani altrui incastrati nel costato, si vomita, non si fa la cacca oppure se ne fa troppa, i piedi si gonfiano e si devono fare sempre centinaia di esami del sangue. Se a tutto questo vogliamo aggiungere le trovate “da bestemmia” di certe persone che si prendono il diritto di dare consigli non richiesti, ecco che la ricetta dell’omicidio perfetto prende forma con tanto di attenuanti e scarcerazione anticipata per buona condotta. Ma vediamo insieme quali sono le frasi da evitare e gli atteggiamenti da mettere al bando quando la propria amica rimane incinta, così magari evitiamo qualche morto evitabile.

1 – «Sei nervosa lo capisco, gli ormoni»

No. No. No. Praticamente è l’equivalente del «Hai le tue cose?» è la stessa identica cosa. Non vogliamo essere comprese, preferiamo che non ci facciate girare i coglioni. Attribuire tutti i nostri scazzi, i nostri fastidi, il nostro disappunto alla questione ormonale è scorretto e soprattutto è un atteggiamento che mira a screditare una nostra legittima posizione su qualcosa. Liquidare una discussione con un “Sei incinta, sei nervosa” è proprio un comportamento sbagliato. Probabilmente è vero che i nostri modi risentano in modo importante dal nostro flusso ormonale, ma a volte avete torto voi anche se noi siamo incinta o abbiamo le mestruazioni. Altrimenti ci obbligate a nascondere le gravidanza fino al 100000 mese, a non dire apertamente che abbiamo le mestruazioni o a non confessare che stiamo passando un momento difficile in casa. Questo comportamento è da stronzi e non è per niente da amici.

2 – «Sei incinta, non dovresti… »

… fare questo, mangiare quello, andare lì e via dicendo. Esiste una persona che ci aiuta a capire cosa possiamo o non possiamo fare sulla base del nostro stato di salute e questa persona è il nostro ginecologo. Ah e il classico “Lo dico per il tuo bene” ve lo potete tranquillamente tenere tra i denti perché non siete voi che dovete occuparvi del nostro bene, ma è il nostro medico. Fatevelo spiegare con un’immagine, così non mi costringerete ad essere volgare.

3 – «Inutile che fai programmi, poi quando nasce sarà tutto diverso»

Ma se una donna incinta si sente tranquilla cercando di pianificare tutto anche in maniera capillare, perché dovete per forza farle notare che la sua vita da questo momento in poi sarà completamente “impianificabile” e che tutto andrà esattamente all’opposto di come lei vorrebbe? Ma chi vi dà il diritto di essere così maledettamente stronzi? Lo sappiamo benissimo che la nostra vita non sarà più quella di prima e proprio per questo, alcune di noi sentono il bisogno di cercare di dare un senso anche solo teorico ai prossimi mesi a venire. Soprattutto le ragazze che lavorano e che amano il proprio lavoro e che vorrebbero tornare in ufficio il prima possibile: tipo me. Sì, ho scelto una tata, mi sto organizzando per capire come allattare bene, ma non oltre il terzo/quarto mese, abbiamo scelto una programmazione di genitorialità paritaria e intercambiabile in modo tale che Claudio possa sostituirmi in qualsiasi momento e per qualsiasi lasso di tempo. Inutile che mi guardate con quella faccia da “Seh seh poi voglio vedere come ti stacchi dal bambino”, mi fate solo rabbia e mi viene voglia di spaccarvi il cranio contro al muro (rileggete ADESSO il punto uno, subito). Non lo so come farò a tornare a lavoro dopo tre mesi, non so se effettivamente ci riuscirò, ma l’obiettivo è farlo e quindi non accetto che mi veniate a dare i pronostici secondo le vostre altissime esperienze. Se non riuscirò nei miei intenti, amen. Saranno problemi miei, di certo non vostri.

Queste sono le tre cose più brutte che ti senti dire quando sei incinta e nonostante siano “a fin di bene” hanno il grande potere di farti girare il cazzo a livelli folli. Ma ce ne sono molte altre e alcune sono altrettanto fastidiose, le avevo già intercettate nel primo trimestre e ve le avevo proposte in questo articolo. Altre, invece, vanno in parallelo a queste e non si discostano dal concetto già espresso, quindi risulta inutile andare a elencarle.

La cosa importante è che voi non vi dimentichiate di noi. Non serve darci lezioni di vita o consigli medici, serve che siate presenti e che ci ricordiate – di tanto in tanto – che non siamo diventate delle incubatrici organiche prive di identità, abbiamo bisogno che ci diate conferma che nulla di noi è cambiato.

Essere incinta è difficile perché lo so che niente sarà più come prima, so perfettamente che la mia vita non sarà più quella di una volta, so perfettamente che ci sarà un cucciolo d’uomo che dipenderà da me e da Claudio e che ci chiamerà – con estrema fede – mamma e papà. Quello che non so è se riuscirò a tornare a lavoro come vorrei a tre mesi dalla nascita, non so se riuscirò lasciarlo tra le braccia di Tata Camilla per dedicarmi a un’ora di palestra, a una serata con Claudio o a una bevuta con le amiche. Io queste cose le posso solo sperare, posso solo provare a organizzarmi per fare in modo di riuscire quantomeno a tentare. Ho bisogno di credere che tornerò al mio amato lavoro il prima possibile, ho bisogno di credere che dopo 3/4 mesi al massimo riuscirò a concludere l’allattamento, ho bisogno di sapere che quando tutto questo succederà ci saranno lì i miei amici e i miei colleghi ad aspettarmi. Disilludermi con sorrisetti a mezza bocca è da stronzi e lo potete evitare.

Volevo scrivere un articolo divertente, ma questo è uno di quei giorni in cui io non vorrei essere incinta. Vorrei solamente uscire con Claudio, bere fino a sfondarci l’anima per poi tornare a casa limonando come adolescenti sul notturno alle quattro di mattina. Non riesco a non sentire la mancanza di queste cose in virtù del fatto che dentro di me c’è Cotoletta; io amo il nostro bambino, ma amavo anche la mia vita prima che lui prendesse in affitto il mio utero. E mi sento anche in colpa per questa mancanza, però ho scelto di essere onesta e non fingerò d’essere la super mamma che non sono e non sarò mai.

Volevo farvi ridere e invece mi sono solo sfogata un po’, mi dispiace. Spero però di aver aiutato tutte le amiche delle ragazze incinta, così che possano capire in che modo ci si possa rendere utili senza dare l’impressione di voler insegnare qualcosa. Basta una telefonata che inizi con “Hey ciao, oh non puoi capì che m’è successo …” piuttosto che una telefonata che inizi per “Ciao, come va la pancia?”.

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Ma si tromba in gravidanza? Dal krav maga al curling

La domanda più frequente che la gente mi fa a bassa voce e di nascosto è: “Ma si tromba in gravidanzaaaaa?!?” Sì, tranquilli tutti, la risposta è sì. In gravidanza si tromba e con un po’ di attenzioni si riesce anche a mettere insieme qualcosa di decente.

Per prima cosa chiariamo un punto: a meno che non ci siano problemi alla placenta e dintorni, il medico consiglia di mantenere attiva la vita sessuale. Pare faccia bene al feto, alla mamma e – grazie letteralmente al cazzo – pure al papà. Ma i nove mesi si affrontano tutti allo stesso modo? No, scordatevelo, se volete avventurarvi nel magico mondo del sesso in gravidanza dovete armarvi di due cose: santa pazienza e creatività.

Il primo trimestre

Durante i primi tre mesi praticamente non c’è pancia, quindi per il momento ancora non risulta complicato l’incastro. A minare il percorso verso il tanto desiderato orgasmo, però, ci potrebbero essere fastidi noiosi e poco risolvibili come la nausea, la stanchezza cronica e i pianti improvvisi. Immaginatevi di correre gli ultimi cento metri che vi separano dall’apice dell’evento parossistico e all’improvviso vi fermate a soffovomitpiangesvenire direttamente sul corpo sudato e trionfante del vostro compagno. Sì, può effettivamente capitare di tutto, il movimento sussultorio potrebbe stimolare il riproporsi della colazione, del pranzo e della cena di due giorni prima. La visione di un ricciolino particolarmente bello del vostro compagno potrebbe farvi scoppiare in un pianto commosso inconsolabile. Il sonno potrebbe sopraggiungere nemmeno a metà della corsa e non voglio entrare nel merito della flatulenza (oh sì, i primi mesi si scoreggia che è un piacere, in cambio non si fa più la cacca). Ma nonostante tutto questo, con un po’ di complicità e comprensione, si riesce a fare praticamente tutto: date parecchio spazio al sesso orale, è un consiglio da amica. E se non l’avete mai fatto iniziate a prendere “la mano” con la masturbazione, vi servirà più avanti.

Il secondo trimestre

Siete pronti alle rocambolesche avventure di una coppia alle prese con le acrobazie olimpiche? Già, a questo punto si comincia a percepire un terzo incomodo: la pancia. Non è ancora un pancione enorme, ma non ci si può più appoggiare sopra, quindi le posizioni vanno a modificarsi e ogni coppia può – con un po’ di sperimentazione creativa – trovare la propria. Normalmente si consiglia alla donna di stare sopra, ma la mia percezione di pesare il triplo non mi faceva stare a mio agio. Sì, perché nel frattempo le forme della femmina cambiano e non è detto che lei stia prendendo bene la cosa: io l’ho presa letteralmente malissimo. Il seno è più grosso, vero, ma è anche fastidioso se stimolato nell’area del capezzolo, i fianchi sono morbidi e gentili, ma non a tutte questo cambiamento può andare benissimo e le gambe sexy possono diventare improvvisamente burro e buccia d’arancia. Per quanto il nostro uomo ci possa dire che siamo sempre bellissime (per alcuni ancor di più) non è detto che il pensiero sia condiviso. Quindi, se nel primo trimestre si doveva lottare con una serie di fastidi fisici, nel secondo trimestre si aggiungono disagi di ordine psicologico. Ogni coppia dovrebbe trovare il proprio modo per parlarne e superarli, noi l’abbiamo buttata in caciara e piano piano abbiamo superato la fase. Per quanto riguarda dei piccoli aiuti: luci soffuse, coperte e lenzuola, massaggi prolungati e il buon sesso orale possono essere validissimi alleati. Ah, consiglio l’olio di mandorle de I Provenzali. Là sotto non è detto che il corpo risponda con un’adeguata lubrificazione, l’impianto idraulico infatti sembra un po’ confuso e tende a fare capricci. L’ingresso un po’ si restringe e non è sempre sempre collaborativo, onde evitare di dover chiamare una squadra SWAT per sfondare (che comunque sarebbe poco indicato per molte altre ragioni) vi conviene aiutare l’ingresso con qualche lubrificante. Yoga e Pilates, comunque, possono aiutare la scelta della dinamica del rapporto, ma per quanto il tutto possa essere molto piacevole, mi auguro che nel tempo abbiate sviluppato un gusto particolare per il sesso lento, delicato, dolce e misurato: avete presente le chiavate pazzesche dove si partiva in camera e ci si ritrovava in cucina con il letto? Ecco, per un pochino mettete le da parte. Diciamo che si passa dal krav maga al curling, ma non è detto che il curling non sia appagante quanto il primo. Basta trovare la quadra.

Il terzo trimestre

Gioie e dolori! Più dolori che gioie, ma noi cerchiamo sempre di vedere il lato positivo della cosa, dico bene? Sì. Allora, a questo punto le donne hanno una pancia gigantesca e non solo: la pancia si muove e il piccolo comincia a reagire alle situazioni esterne. Di conseguenza anche quando si è in due, ora non si può più ignorare la terza presenza. Il bambino sente che la mamma e il papà fanno sesso? No. Primo perché, ovviamente, ancora non ha percezione di cosa sia il sesso e secondo perché per quanto possa essere onorevole il pene del vostro compagno, questo non arriverà mai lassù in cima. Quindi, salvo indicazioni precise del medico, anche a questo punto si può fare sesso con serenità. Circa. Insomma, la serenità è una cosa che va conquistata. Per le posizioni oramai avrete preso confidenza già nel secondo trimestre, quindi più o meno sapete cosa funziona e cosa invece no. Con i blocchi psicologici già dovreste aver fatto amicizia, perciò in questa fase non resta che il problema delle dimensioni e del peso. Rotolarsi, girarsi, spostarsi è sempre più complicato e a volte il mal di schiena, i piedi gonfi e il mal di collo non sono alleati, ma tutt’altro. Ed è qui che entrano in gioco due elementi che vi ho detto di tenere “in caldo” già dall’inizio di questo post: il sesso orale e la masturbazione. Per quanto riguarda il sesso orale possiamo dire, con una certa sicurezza, che la posizione chiamata Sessantanove risolve quasi ogni problema. Intanto si elimina la penetrazione che in questa fase potrebbe non essere sempre piacevole (l’ingresso è sempre più in disappunto quando gli si chiede di collaborare) e permette alla donna di stare comoda comoda sul fianco (mi raccomando sempre il sinistro) senza doversi improvvisare in rotolamenti poco comodi. La masturbazione, invece, viene in soccorso nei momenti solitari in cui le fantasie si fanno sentire in maniera prepotente. Non so bene, infatti, se questa cosa riguardi solo me o sia una cosa diffusa, ma entrata nell’ottavo mese ho iniziato a sentir il bisogno più frequente di fare snu snu. Soprattutto la mattina. In ogni caso, consiglio personale e spassionato, un bell’orgasmo auto indotto prima del caffè è un ottimo modo per affrontare una giornata intera fatta di caviglie gonfie e divinità volanti chiamate in causa.

E questo, cari amici e care amiche, è più o meno tutto quello che abbiamo sperimentato io e Claudio circa il sesso in gravidanza.

Purtroppo non è così semplice e non è sempre così divertente, ci sono momenti in cui viene da piangere e ci si chiede se mai tutto tornerà com’era prima. Inoltre, non dimenticatevi che questo malessere potrebbe persino farvi sentire in colpa, come se foste delle brutte egoiste che pensano solo al loro piacere e non al piccolo miracolo della vita che hanno nell’utero. Prendete fiato e calmatevi: aver paura di non riavere indietro la propria vita sessuale è normalissimo e dispiacersene è altrettanto normale. Il senso di colpa è una reazione del nostro cervello e dei nostri ormoni, un po’ legata all’ambiente e un po’ legata alla chimica. Io non posso dirvi, ad oggi, quante cose cambieranno dopo la nascita del bambino, ma so che ovviamente qualcosa non sarà più come prima. Sarà diverso, sarà da ricalibrare, sarà bello comunque perché se la coppia funziona, ogni cambiamento è una sfida che stimola la creatività.

Solo un’ultima cosa …

Non smettete mai di parlarvi, non tenetevi nascoste le cose e datevi tempo. La fretta, i silenzi e i segreti non sono amici di questa fase delicatissima della vita di una coppia. Meglio una litigata in più che una cosa non detta e nascosta sotto silenzi imbarazzanti.