Agriturismo da incubo in Toscana!

Una vecchissima pubblicità di Alpitour diceva “Turisti fai da te? No Alpitour? Ahi Ahi Ahi!” Erano i primi anni Novanta e io avrei dovuto carpire la lezione. E invece no.

L’antefatto

La mia mamma ci regala un cofanetto Emozione3 in scadenza, lei non ha tempo di usarlo e pensa sia carino lasciarci “pascolare” per un ultima vacanza prima dell’arrivo del nostro bambino. Il cofanetto prevedeva una notte e una cena, quindi abbiamo deciso di soddisfare la nostra voglia di vivere un po’ il centro Italia unendo il piacere di un agriturismo toscano. Quello che volevamo, in realtà, era molto semplice: un agriturismo immerso nel verde, possibilmente con tanti animali e buona cucina della tradizione toscana. Le pretese non erano impossibili, stiamo parlando della regione italiana più famosa al mondo per le verdi colline, la buona carne e l’ottimo vino. Tra l’altro, non sarà un caso, se ogni straniero identifica nella Toscana il luogo adatto per vivere l’esperienza dell’agriturismo.

Prenotiamo attraverso la piattaforma di Emozione3, già utilizzata diverse volte (a proposito, i cofanetti rimangono sempre il mio regalo preferito, quindi sappiate che nel dubbio compleanni, Natali e madonne varie potete risolverli così e io sarò felicissima). Gli agriturismi in Toscana a disposizione in questa offerta non sembrano essere tantissimi, comunque mi sono fatta invogliare da questo scelto in particolare: perché? Perché le foto della zona erano spettacolari, prometteva un allevamento di alpaca, cavalli e fattoria didattica, una piscina immersa nei colli, camere bellissime e cucina tradizionale. A convincermi del tutto probabilmente sono state le foto della colazione, sembrava una situazione assolutamente fiabesca. Prenotiamo e senza problemi ci arriva quasi subito la mail di conferma dell’avvenuta prenotazione: Hey, stiamo arrivando!

L’arrivo

Abbiamo atteso tanto questo weekend perché abbiamo avuto qualche momento di nervosismo in questo periodo; avevamo decisamente bisogno di staccare e di lasciarci alle spalle un po’ di rogne per ricaricarci l’anima. L’idea infatti era quella di rimanere immersi nel silenzio il più possibile, coccolarci un sacco, guardare il tramonto con una tisana in mano e dormicchiare come ghiri tra un biscotto fatto in casa e un bicchiere di succo. Ovviamente abbiamo anche programmato una tappa a Pisa e una a Siena, saltando Firenze che oramai -chi per un motivo, chi per un altro- abbiamo visto e stravisto.

Comunque, dopo aver visitato Pisa con calma e non con qualche fastidio dovuto al peso del pancione, decidiamo che è arrivato il momento di andare a sdraiarci e iniziare a vivere il nostro super relax all’agriturismo. Prendiamo la macchina e ci mettiamo in direzione, esaltandoci non poco nel vedere come il posto da raggiungere fosse all’interno di un’enorme macchia verde (secondo Google maps).

Raggiungiamo il posto indicato dalla mappa, via e civico corrispondono. C’è silenzio, i cellulari prendono pochissimo, non passano automobili e l’unica cosa che vediamo è qualche cacciatore che si aggira attorno a questo casolare pieno di vetrate arredato in stile Country Chic. Tutto bello, tutto perfetto se non che non troviamo nessuno. Suoniamo il campanello e ci accoglie un cane che con noi non può interagire visto che sta dentro la struttura e si limita a guardarci dal vetro, ma subito dopo arrivano in soccorso tre gatti striati. Un caloroso benvenuto, non c’è che dire, ma mancava una componente fondamentale: l’essere umano. La struttura, giuro, sembrava deserta.

Telefoniamo. Non che fosse semplice telefonare, i cellulari erano morti, ma oggettivamente non sapevamo che altro fare visto che lì attorno non vi era nulla. Telefoniamo diverse volte, alcune cadeva la linea mentre altre non rispondeva nessuno. A me scappava la pipì, ero stanca e affamata e sinceramente la mia pazienza, che già normalmente non è tanta, stava andando a farsi amabilmente fottere. Dopo un po’ ci richiamano e una signora ci dice che dobbiamo raggiungerla in un’altra struttura, distante pochi chilometri, perché lei sta lavorando lì e non può venire ad accoglierci. Scopriamo, sempre da questa difficoltosa telefonata in cui il telefono andava a scatti, che la nostra camera non è all’interno dell’agriturismo, ma appunto in quest’altra struttura. Bene, ma non benissimo.

Rimettiamo in moto la macchina, ci facciamo sti benedetti due/tre chilometri e ci ritroviamo in un paesello dove qualche via forma un agglomerato di casette padronali. Un paesino normale, niente di speciale, dove la gente normalmente vive e lavora. Va be’. Troviamo il civico e finalmente entriamo: siamo in una casa normale, non un agriturismo. Una casa che non ha nulla di diverso dalla casa dei miei genitori: non è un palazzo di Roma, ovviamente, ma è una villetta di paese su strada. Il giardino dei miei è comunque più grande (e pure tenuto meglio, ma okay). Già lì a me non va bene, io avevo richiesto una camera in un agriturismo, non un appartamento/monolocale in una casa. Però sono stanca e affamata, quindi in cambio di un tozzo di pane e di un water dove fare la pipì mi va bene qualsiasi cosa.

Ad accoglierci, finalmente, un essere umano: la signora della telefonata. Sta pulendo la pi (…), sta pulendo la pi (…), sta pulendo la pi (…) NIENTE. Non riesco nemmeno a chiamare “piscina” quella roba di plastica che si trova sul prato. Strano, dalle foto avrei giurato che la piscina fosse interrata. Invece no. La piscina è una di quelle che si comprano al supermercato, ben camuffata con delle assi di legno che fanno da piano vasca. Una cosa inguardabile, ma vabbè tanto non è periodo per fare il bagno (e comunque in quella pozza lo avrei fatto colcazzo)

Da notare che a quel punto io ancora non ero arrabbiata o nervosa, pensavo fosse ancora tutto salvabile quindi giravo ancora sognante mano nella mano con Claudio e forse non mi ero ancora resa conto di quanto stesse per succedere.

L’accoglienza

Bene, la signora nel vederci non smette di fare il suo lavoro e ci saluta da distante. Ci dice che le chiavi sono appese alla porta del nostro appartamento, ci ricorda che la cena è alle otto e mezza nel casolare dove ci stavano i gatti e il cane (quello in cui eravamo prima) e che lì sarà fatta anche la colazione dalle 8:30 alle 9:30, non più tardi perché poi lei “C’ha da fare altre cose”, testuali parole. Manifesto il mio disappunto con una risata, questi orari da caserma non mi piacciono durante la mia vita a casa, figuriamoci in vacanza. Io alle nove e mezza, forse, apro un occhio. Come si può pretendere che la gente in vacanza rispetti questi orari? Ma in che mondo? Però vabbè, vorrà dire che partiremo prima per Siena o che mi prenderò il tempo per accarezzare gli animali della fattoria, povera illusa che sono.

Ci apriamo la porta da soli e scopriamo la stanza da soli, senza un minimo di introduzione. La stanza è molto carina, c’è una bellissima vetrata ed è provvista di cucina (sì, ma il frigorifero è spento). Ci sono due macchinette per fare il caffè, ma nel cestino di benvenuto c’è una sola cialda. Niente bollitore, niente tisane, niente tazze. In bagno tutto okay, ma non troviamo il classico welcome pack: c’è solo sapone liquido per il lavandino, la doccia è sprovvista di tutto. Per la biancheria, comunque, nessun problema apparente: non mancano lenzuola, coperte e asciugamani. Va be’, almeno quello.

Comunque sia, siamo stanchissimi, non abbiamo tempo e voglia di valutare quindi ci buttiamo sul letto alle 16:00 e dormiamo profondamente almeno un paio d’ore.

L’inizio della catastrofe

Più o meno intorno alle 18 mi sveglio e ho fame. Tantissima fame. In quella casa non c’è nulla, ovviamente del servizio bar nemmeno se ne parla e siamo lontani (davvero lontani) da qualsiasi esercizio pubblico (bar, supermercato, ristorazione che sia). Mancano ancora due ore e mezza alla cena perciò decido di ammazzare il tempo guardando le recensioni di TripAdvisor. Premettiamo una cosa: a noi Tripadvisor non piace perché troppo spesso abbiamo visto come le recensioni siano facilissime da comprare e come, soprattutto quelle negative, fossero lasciate più dal rancore che da persone realmente scontente della struttura. Non guardiamo mai TripAdvisor, ci fidiamo del passaparola tra amici e di ciò che ci propone la struttura stessa attraverso il sito internet. Non ci è mai andata male una volta, abbiamo sempre viaggiato comodi trovando esattamente quello che ci aspettavamo di trovare.

Comunque, ciò che attira la mia attenzione immediatamente, è la percentuale di commenti negativi su quelli positivi: stiamo esattamente a metà. Per ogni voto “Eccellente” ce ne stava un altro “Pessimo”. Per un centinaio di commenti in totale. Non molto confortante visto che una cinquantina di amici che ti mettano una recensione positiva si trovano molto facilmente, no? Leggo comunque due o tre recensioni positive e le trovo un po’ troppo “entusiaste” (palesemente pompate), quindi mi lancio con coraggio in quelle negative. Tutte dicevano e lamentavano le stesse identiche cose, perciò ho capito che probabilmente ci stavamo addentrando in qualcosa di molto poco piacevole. Claudio comunque sta dormendo e decido di svegliarlo per capire se fosse meglio scappare o lanciarci a pesce in questa bizzarra avventura.

Gli altri ospiti della struttura

Per prendere una decisione usciamo dalla stanza e facciamo un giro nel … giardino. Scusate, non ce la faccio a chiamarlo nemmeno “corte”, figuriamoci “parco” come avrebbe dovuto essere. In due minuti e mezzo abbiamo visto tutto, ovvero niente, se non quella cosa che ci si ostina a chiamare piscina. Io sono davvero demoralizzata, tutti i miei piani di “coccole sotto le stelle” stanno andando in frantumi, anche perché vi ricordo che non ho trovato manco due tazze e mezza tisana in camera. Sconsolata e un po’ delusa (finalmente) mi siedo su una panchina e mi stringo nelle spalle ammettendo di aver preso proprio una bella fregatura. Nel frattempo ci raggiungono due coppie di altri ospiti, due molto giovani (sui 20 anni, studenti di medicina) e due anziani (sulla settantina, pensionati). Ci danno alcuni dettagli agghiaccianti: il signore anziano, nel lamentare una lampadina fulminata, ha ricevuto in risposta un cacciavite e una lampadina sostitutiva che avrebbe dovuto installare da solo; la cena che si svolge alle 20:30 nel casolare a 2 Km di distanza prevede che tutti gli ospiti si siedano assieme allo stesso tavolo e che conversino tra di loro; il cellulare a tavola non è consentito e va tenuto in tasca; il pacchetto prevede alcune portate, ma autonomamente ci si deve regolare altrimenti ogni portata extra sono 7 euro, non vi è servizio al tavolo e ognuno si serve da sé, non viene offerta alcuna alternativa: si mangia quello che c’è (un antipasto, una tipologia di primo e una tipologia di secondo). Il pacchetto non include il coperto (3 euro a testa). Non ci voglio credere e mi viene da piangere: ho perso anche la mia cena romantica a lume di candela. Ottimo.

La cena

Affamati come lupi andiamo alla cena, utilizzando ovviamente l’automobile. La strada è infatti tutta in salita, molto stretta e non illuminata: non è possibile affrontare una passeggiata sebbene siano solo pochi chilometri. Esattamente come ci è stato detto ci dobbiamo sedere tutti insieme e siamo costretti a questa socializzazione forzata: ma perché? Ma sono in vacanza, ma voglio stare con il mio compagno e parlare di tutte quelle cose che non siamo riusciti ad affrontare a casa per mancanza di tempo, voglio stare mano nella mano e perdermi in sospiri sognanti e sorrisi! Ma perché cazzo devo mettermi a parlare di calcio, di politica e di madonne varie con perfetti sconosciuti? L’ho chiesto a qualcuno? No. Non voglio. Mentre Claudio decide che nel vino ci sia la risposta, io che nemmeno posso bere visto che sono incinta, metto finalmente il broncio e sparo un paio di parolacce che al quel punto ci stanno. Fortunatamente la signora seduta vicino a me è simpatica e ci mettiamo a parlare di figli, di scuola, di lavoro e via dicendo. Come alla ferma dell’autobus, uguale.

In un agriturismo uno si aspetta di mangiare prodotti tipici, piatti caserecci e dolci artigianali: vabbè, lasciamo stare. L’antipasto era composto da: salame, prosciutto crudo, sottaceti Saclà e fagioli cannellini da barattolo. Il primo piatto era pasta all’amatriciana (???) e il secondo erano costine e salsicce al forno con patate cotte in pentola. Nulla che io non sappia preparare autonomamente dopo aver fatto la spesa alla Lidl e comunque Claudio prepara un’amatriciana migliore essendo romano di Roma. Ma poi perché devo mangiare l’amatriciana in un agriturismo toscano? Una pasta con il raguù di cinghiale vi faceva tanto schifo? Boh. In ogni caso, non avevamo scelta (non esiste nemmeno il menù alla carta, quindi o così o si va a letto senza cena). Avevo fame, una fame da lupi, quindi okay vai. Claudio s’è smezzato un litro di vino con lo studente di medicina e così, una volta toccato il letto, l’abbiamo perduto per sempre.

Ah, ottimo, proprio quello che volevo!

La colazione

Ragazzi, ma cosa vi devo dire? La colazione era composta da alcuni biscotti galletti della Mulino Bianco (forse, probabilmente Dolciando) comunque decisamente inconsistenti, avevano perso tutta la componente croccante perché avevano preso troppa aria. Vecchi, erano vecchi. Lì accanto un paio di vasi di marmellata e uno di Nutella quasi finito, due caraffe di succo di frutta, pane del giorno prima e fette biscottate non confezionate, ma distese aperte sul vassoio (addio croccantezza!). Le fotografie sul sito della colazione, come vi dicevo all’inizio, erano bellissime. Volevo solo farvi sapere che se venite a casa mia la domenica fate una colazione migliore e decisamente più fresca. Mai visto e mai sentito che in un agriturismo non ci fosse ‘na mezza crostata, du’ cornetti, ‘na banana. Niente. Regà, ve lo giuro, ho bevuto il latte del cartone del supermercato perché manco il latte era della zona. Io non ho parole, ho dormito e fatto colazione in B&B a 20 euro a notte dove la colazione era molto più dignitosa, ho persino pernottato in un ostello in Austria dove in cucina avevamo visto un topo, ma trovo inaccettabile che in un posto dove si paga in media 80 euro a notte la colazione sia peggio di quella che si può trovare nelle case di ognuno di noi in un qualsiasi giorno lavorativo.

Con la morte nel cuore, carichiamo la macchina, paghiamo il conto, salutiamo i nostri compagni di sventura e SCAPPIAMO A GAMBE LEVATE andando alla ricerca di cibo vero. Ah, un litro di vino alla mescita ci è costato 10 euro.

Sì, ma la fattoria?

L’allevamento di alpaca prevedeva … 3 alpaca. Poi ci stava un cavallo e un paio di asini. In ogni caso non abbiamo visto niente di tutto questo perché di sera non c’è illuminazione e il giorno dopo siamo scappati lontanissimo. Chi, comunque, ci ha raccontato di averli visti, ci ha anche detto che fortunatamente almeno loro sono tenuti bene. Onestamente anche fosse stato un piccolo paradiso per alpaca, a questo punto, nulla avrebbe potuto salvare l’impietoso giudizio negativo finale.

Altre testimonianze

Devo ammettere che non mi sono soffermata sulla pulizia del posto, non mi sono nemmeno lamentata delle cimici che in campagna sono una cosa normale. Quando vado in un agriturismo ci sto all’ambiente rustico, quindi non mi scandalizzano una cacca di cavallo in giardino o una falena morta in bagno; l’ambiente rurale mi piace e quindi mi sta bene che non sia asettico come invece pretendo che sia una suite a Parigi centro. In ogni caso alcuni ospiti hanno fotografato delle irregolarità igieniche che non ho nemmeno voluto indagare, m’è bastato vedere la bimba febbricitante che con il suo personalissimo cucchiaino ciucciato andava a pescarsi la Nutella in un vasetto che tutti utilizzavano. Mi sta bene tutto, ma se negli hotel utilizzano le monoporzioni un motivo c’è ed è l’igiene: non è possibile costringere gli ospiti (bambini inclusi, che non hanno colpe) a pescare dallo stesso vasetto.

Conclusioni

Intanto vogliamo sottolineare come poi la vacanza si sia risollevata rapidamente grazie a una tenuta bellissima che ci ha accolti a pranzo a San Giminiano. Se vi dovesse capitare di essere da quelle parti vi consigliamo di andare a mangiare alla Bottega Torciano dove davvero si mangiano prodotti tipici locali sapientemente cucinati secondo la tradizione. Dove il cameriere consiglia i piatti, li racconta e li presenta in tutta la loro dignità. Dove si beve vino buono e un bicchiere viene anche offerto con un sorriso. Ci siamo fatti coccolare, sì.

Un agriturismo non si può improvvisare, l’agriturismo come struttura crea delle aspettative nel cliente che almeno pretende di mangiare e bere prodotti locali e non un piatto di pasta casalingo. Casereccio sì, casalingo NO. La colazione non può essere arrangiata, non può essere peggiore di quella che troviamo quotidianamente nelle nostre dispense, altrimenti ce ne stiamo a casa e almeno possiamo dormire fino a mezzogiorno. Fare una crostata per una decina di ospiti, acquistare del latte fresco da un caseificio e produrre artigianalmente monoporzioni di marmellata fatta in casa non costa nulla ed è il minimo.

L’ospite che prenota deve sapere a cosa sta andando incontro: non è corretto metterlo davanti al fatto compiuto obbligandolo a sedersi con altri ospiti a sua insaputa. Questo atteggiamento è molto antipatico e prevede che il cliente possa solo accettare senza proteste: ve lo dico, mia madre (solo per questo) avrebbe piantato un casino mai visto.

Nel sito della struttura non si dovrebbero raccontare bugie, le elenco testualmente:

  • Il sabato e la domenica sono giorni speciali in quanto prepariamo diversi tipi di pizza e schiacciatine aromatizzate e fragranti, cotte nel forno a legna. FALSO, non ho trovato niente di tutto questo in tavola.
  • Ogni mattina al vostro risveglio vi offriamo un’abbondante ed ottima colazione, che varia dal dolce al salato, con prodotti locali e a Km 0 tra cui, salumi, formaggi, e il miele delle nostre api. FALSO, non ho trovato nemmeno il miele dell’Eurospin, figuriamoci il resto.
  • Il menù alla carta, invece, offre scelte di piatti Toscani in base ai prodotti della stagione corrente che, scegliendo il vino giusto dalla nostra carta dei vini, sarete in grado di assaporare con ancora più gusto. Potrete poi chiudere il pasto con un dolce della casa. FALSO, non vi era menù alla carta, non vi erano piatti tipici toscani, non ho visto un dolce della casa che non fossero i cantucci.

Non vado oltre perché sto per mettermi a piangere di nuovo, giuro. Mi aspettavo un paradiso bellissimo dove passeggiare, respirare aria pulita e mangiare bene: ho trovato erba alta, incuria e cibo scadente.

Nomi, foto e contatti

Allora, io ci ho pensato molto e nel testo trovate tutti i riferimenti per fare una banale ricerca e capire di che posto si sia parlato. Non è difficile. Comunque non metterò le foto di ciò che abbiamo trovato, non pubblicherò nomi e numeri di telefono così come probabilmente non sprecherò ulteriore tempo in una recensione negativa su TripAdvisor. Mi limiterò a informare Emozione3 dell’accaduto e a tentare un risarcimento amichevole.

E a voi sono mai capitate esperienze di questo tipo? Come ve la siete cavata? Raccontateci su, che mal comune mezzo gaudio!

I posti più belli del pianeta

Il 2019 non è certo l’anno dei viaggi, per noi. A inizio marzo abbiamo scoperto di aspettare Cotoletta e per i primi tre mesi l’ipotesi di viaggiare è stata pesantemente scoraggiata da molti fattori. Ora, che è luglio, fa decisamente troppo caldo anche solo per pensare a un viaggio senza contare che Fidanzato Claudio sta lavorando ancora a pieno ritmo, invece verso settembre/ottobre sarò decisamente troppo gigante per affrontare un’avventura. Non ci resta che aprire il nostro laptop e farsi un viaggio in giro per il mondo attraverso Google, così da poter pianificare i prossimi viaggi non più a due, ma a tre. Una cosa è certa: avremo delle belle avventure da raccontare!

Quali sono i posti più belli del pianeta?

Potendo sognare, voglio fare una lista di mete da raggiungere nei prossimi 5 anni. Richiedono senz’altro un esborso non indifferente, ma una pianificazione quinquennale permette (volendo) un certo tempo per il risparmio. Sognare non costa niente e per realizzare i propri sogni è fondamentale averli belli chiari.

Andiamo allora dalla posizione numero 3: Los Angeles, California.

Mi piacerebbe noleggiare un’automobile e andare a visitare tutti i luoghi assolutamente mainstream e super turistici della Città degli Angeli. Cosa vorrei visitare? Ovviamente il parco tematico Universal Studios! Mi piacerebbe passeggiare su Rodeo Drive, andare a vedere l’Osservatorio Griffith, Beverly Hills, Holywood … insomma, un viaggio assolutamente convenzionale, turistico e come direbbero i più snob “banale”. Sono luoghi che sogno di vedere fin da quando sono adolescente e per quanto non siano vere e proprie avventure come le abbiamo sempre intese su questo blog, visitarli sarebbe come mettere la spunta su uno dei grandi goal di un’Elisa quattordicenne che sogna a occhi aperti.

Posizione numero 2: L’Avana, Cuba

Ecco, questo sarebbe un vero e proprio viaggio avventura perché cercherei di farlo sempre on-the-road zaino (e Cotoletta) in spalla. Onestamente non so quanto Cuba sia una meta safe per gli esploratori non professionisti, ma con un buon tour operator si potrà certamente organizzare un percorso a tappe con la tenda e gli zaini. Nel frattempo mi studio un po’ di blog di viaggi, magari qualcuno ci può dare delle dritte per rendere questo viaggio un vero e proprio sogno realizzabile.

Posizione numero 1: Pyongyang, Corea del Nord

Vi ho stupiti tutti? Ebbene, da quando ci conosciamo io e Fidanzato Claudio coltiviamo il sogno di andare a visitare una delle città più misteriose del mondo, nascoste sotto una coltre di pregiudizi e false informazioni che costantemente trapelano. “Ma è una dittatura!” sì, sicuramente non è il posto più democratico che mi venga in mente, ma è anche vero che ci sono molte cose da scoprire con i propri occhi, soprattutto quando sembra che non ci sia altro modo per accedere a certe informazioni. Un giorno andremo in Corea del Nord, ma forse aspetteremo un po’ più di 5 anni ora che dobbiamo fare i conti anche con Cotoletta. In ogni caso, è la posizione numero uno e primo o poi verrà … spuntata! Nel frattempo, raccogliamo informazioni.

Ecco la mia lista dei desideri, leggermente più costosa di quella su Amazon. E voi invece? Quali sono le tre mete dei vostri sogni? Dove vi piacerebbe ficcare il naso nei prossimi cinque anni?

Weekend a Fiuggi: fuga dalla città

Fiuggi antica, il borgo medievale visto dal basso.

Fiuggi è la meta perfetta per una fuga dalla città: aria pulita, quiete e tantissimo verde. Abbiamo qualche consiglio da darvi se state organizzando una gita fuori porta.

Dove dormire a Fiuggi

Se c’è una cosa che assolutamente non manca a Fiuggi sono le strutture alberghiere. Ci sono hotel di tutti i tipi e per tutte le stelle (di conseguenza anche per tutte le tasche). Generalmente troverete molti posti con la spa interna, ma non disperate perché se il vostro intento è quello di tenere le chiappe ammollo allora potete rilassarvi: ci sono più centri benessere che cittadini.

Hotel delle Terme ****

Noi abbiamo dormito presso L’Hotel delle Terme utilizzando un pacchetto Wonderbox “Fuga dalla città” da 49 Euro. Ve lo consigliamo tranquillamente, ma senza troppa aspettativa. Ci sono delle cose che andrebbero corrette, soprattutto ora che l’Hotel ha ottenuto la quarta stella. La location è molto carina, completamente immersa nel verde e tutta ristrutturata. C’è attenzione per l’arredamento, i colori e l’ordine: un vero piacere per la vista e l’olfatto. L’impressione al primo impatto è infatti buonissima. Abbiamo scoperto lì per lì alcune cose che avremmo voluto sapere in anticipo: la spa non era agibile, ma abbiamo visto che s’appoggiava a una struttura lì vicino. Ottimo il fatto che si sia trovato un work around, ma sarebbe stato carino ricevere l’avviso al momento della prenotazione. Sky non funzionava, non un gran che visto che non c’è da far “serata” in un paesino come Fiuggi; dopo cena ci sarebbe piaciuto guardare un film a letto. Non abbiamo avuto disagio, ma sono piccoli dettagli che fanno la differenza di una stella, così come la stanza davvero piccolina. Nel complesso, comunque, l’Hotel delle Terme è un buon punto se utilizzato come atterraggio di una Wonderbox così conveniente. Ricordatevi che con questo pacchetto la colazione non è inclusa, ma costa 8 Euro a persona, oltre alla tassa di soggiorno di pochi spicci che anche questa non viene conteggiata nell’assegno della box. In suo favore possiamo dire che la colazione è davvero molto ricca e varia, il personale è molto gentile e disponibile e la zona è davvero splendida. Non abbiamo provato la cucina, avevamo tutt’altri programmi, comunque abbiamo visto che in rete ne parlano molto bene.

Elisa Bianchedi sorseggia un caffè seduta sul letto dell'Hotel delle Terme a Fiuggi. Scatto di Claudio Ciccone.

Dove mangiare a Fiuggi

Altra cosa che non manca assolutamente a Fiuggi sono i ristoranti, soprattutto nella parte alta della città (Fiuggi storica, per capirci). Lassù (sono 15 minuti di salita bella greve) potrete trovare un sacco di localini caratteristici pronti ad accogliervi, i prezzi sono abbastanza omogenei e a detta di un barista non ci sono ristoranti da evitare.

La taverna del castello

Noi abbiamo scelto basandoci sull’estetica della location e dopo aver passato tutta la mattinata a perderci tra i piccoli vicoli di Fiuggi antica abbiamo selezionato il posto che – per noi – era il più bello: La taverna del castello. Abbiamo scoperto che il locale sorge da ciò che rimane delle antiche stalle del castello di Fiuggi, molti “pezzi” originali dell’antica struttura sono ben visibili e ben valorizzati. Abbiamo mangiato benissimo e anche il conto l’abbiamo trovato ben bilanciato: due antipasti, due primi e due dolci con una bottiglia d’acqua (rigorosamente Fiuggi) e un bicchiere di vino rosso a 50 Euro. Il locale non ha bisogno di grandi celebrazioni in questo post, il suo profilo su Tripadvisor parla abbastanza chiaro. Possiamo dirvi tranquillamente che viene soddisfatta la fame (porzioni belle importanti) e viene soddisfatto il gusto. Credo di poter dire con relativa oggettività che servano la miglior ricottina con frutti di bosco mai provata dalla sottoscritta. C’è molta attenzione per la selezione di vini, felicissima di trovare il Ripasso della cantina Zenato e felicissima di sentir parlare bene di questa famiglia che da moltissimi anni rende orgogliosa tutta la provincia di Verona con il suo vino d’altissimo livello.

Maccheroni all'Albertone con ragù bianco di capriolo della Taverna del castello di Fiuggi

Cosa fare a Fiuggi

Probabilmente provando a cercare informazioni su internet vi sarete accorti di un assetto non troppo digital della città. Noi abbiamo scoperto troppe cose arrivando direttamente sul posto, quindi vogliamo un po’ aiutarvi con un piccolo specchietto sulle attività possibili.

L’antico borgo di Fiuggi

Dalla stazione degli autobus gambe in spalla! Tenetevi pronti a scalare il monte per raggiungere l’antico borgo della città: un posto davvero incantevole. Passeggiando passeggiando vi ritroverete immersi in un mare di storia e leggenda, tra vicoli strettissimi e viste mozzafiato. Ho amato ogni singolo metro quadro di questo gioiellino arroccato sulla collina. E poi è pieno di gatti liberi che se la passano pigri e pingui sui muretti riscaldati dal sole. Bellissimo, da non perdere assolutamente.

Fonte Bonifacio VIII

Premessa: non siamo riusciti a visitare il parco, ma per quello che abbiamo potuto ammirare dall’esterno sappiamo di esserci persi un gioiellino. Sappiate che in inverno è aperto solo la mattina e solo per alcune zone. L’ingresso costa 4 Euro e non è possibile pagare con il bancomat (questa cosa è gravissima, ma la signora sembrava pensare che io fossi matta nella mia pretesa di pagare con quell’assurdo oggetto futuristico che è una carta di credito). L’ingresso liberty del 1911 invoglia tantissimo, ci è dispiaciuto moltissimo non aver appreso della chiusura pomeridiana del parco tramite le informazioni su internet, ma a quanto pare a Fiuggi sono sufficienti i cartelli analogici appesi con un po’ di nastro adesivo sul cancello. Sì, se state avvertendo un leggero tono polemico sappiate che è corretto. Non siamo stati avvisati nemmeno dal personale del nostro Hotel al quale abbiamo chiesto informazioni.

Cabina telefonica a Fiuggi

Fonte Anticolana

Anche questa fonte non era agibile, nonostante fosse stata caldamente consigliata dalla receptionist del nostro Hotel quando siamo arrivati l’abbiamo trovata chiusa. Com’è possibile che il personale della struttura alberghiera ci consigli di andare a febbraio in un luogo chiuso per la stagione invernale? Evidentemente può succedere e noi ci siamo comunque goduti la passeggiata. Di questo immenso parco purtroppo non posso dirvi niente se non che sembra davvero una cosa immensa. Con rammarico, rimandiamo la visita alla prossima volta.

Come arrivare a Fiuggi da Roma con i mezzi pubblici

Come dice la nostra amica Camilla: il Cotral è una certezza! Ci sono comodissimi autobus che partono da Roma Termini e arrivano diretti a Fiuggi: una meraviglia. Il viaggio dura una cinquantina di minuti e i nuovi mezzi di Cotral sono comodissimi, puliti e molto molto confortevoli. Il biglietto costa 5 Euro a persona sola andata, con una decina di Euro ve la siete sfangata. Lasciate a casa la macchina che non serve a niente, vi stressa e inquina. Claudio voleva tentare i novanta chilometri con il motorino, fortunatamente il gelo della mattina presto di Febbraio l’ha un po’ scoraggiato. E poi, se non avessimo preso il Cotral non avremmo mai incontrato Camilla!

Ed è tutto!

Speriamo di avervi dato qualche informazione utile in più rispetto a quel poco che si riesce a reperire dall’internet. Fiuggi ci è piaciuta moltissimo e davvero ci dispiace di non aver potuto visitare i parchi delle fonti! In generale ci siamo accorti che questo paese ha vissuto di ottimo turismo per tantissimi anni, ma non è riuscito minimamente a rinnovarsi. Ci sono molte attenzioni per il turista, ma in un ottica un po’ da svecchiare. La totale assenza di possibilità di usare il bancomat nelle attrazioni turistiche è una cosa davvero grave (oltre a essere anche un po’ fuori legge). I turisti non pagano più in contanti, soprattutto se sono ragazzi o giovani famiglie. La totale assenza di un portale digitale cittadino dal quale attingere tutte le informazioni non aiuta a frenare la decadenza, le istituzioni dovrebbero cominciare a prendere seriamente la faccenda della traduzione in digitale di moltissimi servizi. Comunque sia, inciampi a parte, sappiate che non è possibile visitare in modo completo il Lazio senza andar battere tappa a Fiuggi.

Nanabianca in TV: il progetto presentato a mamma RAI

Elisa Bianchedi e Francesca Moscardo

Le avventure de La Gatta e La Volpe continuano purtroppo a spot, ma andiamo avanti nella missione. La settimana scorsa Francesca mi ha chiamata e mi ha annunciato l’arrivo di una nuova quest: NANABIANCA SU RAI1

Chi è Nanabianca?

Parlo spesso della mia amica Francesca Moscardo, anche se da quando abito nella capitale le occasioni per vedersi sono drasticamente diminuite. L’ultima volta che abbiamo affrontato un’avventura insieme e stato proprio qui a Roma, dove abbiamo scoperto che non vivo in una città particolarmente accessibile. Trovate la storia qui. Francesca è alta 98 centimetri e arriva a circa un metro con le scarpe. Il suo progetto è bellissimo e sono felice di averlo incoraggiato quando era solamente un’idea: Nanabianca Blog è infatti il suo diario di bordo dove racconta cosa significhi vivere in un mondo fatto per persone alte almeno 40 cm in più di lei.

Il messaggio di Nanabianca

Nanabianca non è un blog in cui si parla di malattia. Francesca non ha mai sprecato un minuto della sua vita a lamentarsi di qualcosa che non fosse la mia lentezza quando siamo in ritardo. Rimane vero il fatto che si parla di un mondo particolarmente ostico per le persone alta meno di un metro e venti, ma invece di perdersi in lacrime e sofferenza si propongono idee per ridurre drasticamente le difficoltà che si possono incontrare. Francesca non ha la pretesa di insegnare niente a nessuno: ogni disabilità è diversa dalle altre e necessita di strategie create su misura. Il punto infatti non è avere la verità a portata di mano, ma impostare un modo di ragionare che sia volto all’apertura mentale per il superamento dei propri limiti. Non è un blog di una disabile per i disabili, è un blog che ci incoraggia a non limitarci mai a causa delle barriere mentali e fisiche, ma ci spinge a trovare modi creativi per fare sempre e comunque quello che ci pare.

Francesca Moscardo di Nanabianca

Nanabianca non è malata

E qui cercherò di evitare la polemica, ma il concetto secondo me deve passare. Ho spiegato che nel blog non si parla di malattia, l’ho detto perché Francesca Moscardo non è malata e non si sta curando, non ha una malattia degenerativa e soprattutto non sta lottando contro niente. In realtà bestemmia a causa della cervicale, ma è un problema che riguarda un po’ tutti noi che lavoriamo 8 ore al giorno seduti davanti a un computer. Il blog non la fa stare “un po’ meglio”, non le serve come “valvola di sfogo” non deve essere aiutata a “superare la propria condizione”. Chiunque cerchi di far passare questo messaggio sta letteralmente stuprando la filosofia che c’è dietro Nanabianca. Francesca non ha alcun bisogno di tutto questo, lei vive perfettamente la sua altezza, con la sua sedia a rotelle e con la sua gobba. Non ci sono traumi irrisolti e frustrazioni, c’è solo una donna di 31 anni che si sente assolutamente normale perché normale è esattamente quel che è.

Francesca Moscardo di Nanabianca a Rai 1 Italia sì

Nanabianca in TV

Ebbene, ieri Francesca è stata invitata da Marco Liorni a fare una piccola comparsata all’interno di un programma super trash del pomeriggio televisivo. Non so se ne avete mai sentito parlare, si chiama Italia Sì ed è praticamente un piccolo varietà che parla principalmente di casi pietosi, nostalgia del passato e storie da tutta Italia. Non vi dico il mio orrore. Onestamente non ero proprio convinta. Certo Rai1 è sicuramente una situazione migliore rispetto a Barbara D’Urso, ma non è che la presenza di Rita Dalla Chiesa mi rassicurasse troppo. A me questi programmi non piacciono e penso che abbiano un effetto anestetizzante su una porzione di popolazione già messa maluccio. Visto però che non si può “rivoluzionare” mamma Rai, sono scesa a patti con le mie idee e mi sono imposta di essere incoraggiante anziché repressiva. Ho fatto molta fatica e mi sono calmata soltanto quando, durante il briefing prima della diretta, mi sono accertata che non si facesse partire la musichetta malinconica mentre Francesca veniva interrogata sulle difficoltà iniziali della sua infanzia. Sono una rompicoglioni iper protettiva, ma non ho nessuna intenzione di lasciare che la mia amica diventi cibo per i bisognosi di miserie.

In realtà le cose sono andate abbastanza bene e Francesca ha affrontato i suoi cinque minuti scarsi nel migliore dei modi. Considerando tutti i limiti della trasmissione, sono felice che il progetto Nanabianca abbia avuto un megafono abbastanza potente per iniziare a farsi sentire. Francesca rivoluziona il modo di vivere e di considerare la disabilità, offrendo un punto di vista decisamente nuovo e sicuramente molto più dignitoso rispetto al luogo comune. Un disabile può viaggiare, può prendere la patente, può sentirsi sexy, può prendersi in giro e può prendere in giro, ma soprattutto può essere antipatico, stronzo e assolutamente insopportabile. La disabilità non è un valore aggiunto, non è un’attenuante in sede di processo e non è nemmeno un dono del signore. Anzi, il signore è il soggetto che in tutto questo casino c’entra meno di tutti.

Cosa è successo dopo la diretta: la timorata di dio e il morto di figa

Tralasciando le domande di merda di Rita Dalla Chiesa, tralasciando la capacità di Elena Santarelli di andare fuori tema pur di parlare della propria esperienza, tralasciando le occhiate di Platinette che potendo risollevare certi picchi imbarazzanti ha preferito non intervenire, Francesca è stata bravissima perché non ha mai perso il focus.

Quelli che il focus invece non l’hanno per niente acchiappato sono la valanga di “confusi” che le hanno mandato circa 500 messaggi su Facebook immediatamente dopo la diretta. Andiamo dai più classici “Sei dolcissima, che dio ti benedica” ai più tragicomici “Per essere nana sei proprio una bella donna”.

Andiamo con ordine: Francesca non è dolcissima. No. Non è romantica, non è graziosa, non è tenera e non è nemmeno particolarmente accondiscendente. La sua vocina può confondervi le idee, così come la sua statura può trarvi in inganno: sappiate che Francesca ha la capacità di mettere in riga un’intera squadra di rugby solamente con un’occhiataccia. Avete mai provato ad accarezzarle la testa a tradimento? Fatelo, vedrete quant’è dolcissima.

Francesca non è un recipiente per i morti di figa. Mi si perdoni il turpiloquio, ma non trovo un modo più gentile per descrivere una certa categoria di uomini. Francesca ha una vita sentimentale proprio come tutte le persone adulte della sua età. Non sta elemosinando amore, affetto, orgasmi o qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. I disabili non vanno a letto con chiunque pur di provare l’ebbrezza del sesso, questa cosa stampatevela bene in testa. I disabili, così come ognuno di noi, si innamorano, hanno appuntamenti, mandano messaggi su Whatsapp per “lanciare l’amo”, si mettono un rossetto più acceso per farsi notare dal tipo, si pettinano bene per far bella impressione alla tipa, si masturbano e si fanno masturbare, ma soprattutto hanno rapporti sessuali. E non solo tra di loro, ma anche con persone che non hanno disabilità motorie.

E con ciò …

E con ciò io ritaglio uno spazio per farvi conoscere Nanabianca e le sue splendide avventure perché penso che al mondo ci sia bisogno di molte persone come Francesca. Persone che ti fanno venire voglia di conoscere, di imparare e di metterti in discussione. La verità è che se potessi andrei io a parlare di lei a tutti, in tutte le televisioni e in tutte le radio. Se solo avessi molta visibilità la userei tutta per lei e per il suo progetto perché tra le mille cazzate che ho visto lungo il percorso digital, Nanabianca è la cosa più bella e più vera che io abbia incontrato.

Questo è il punto e anche la conclusione di questo blog post.

Cosa portare in campeggio? Due giorni a Pompei, come sopravvivere

Vi siete appena comprati una tenda da campeggio e volete partire all’avventura verso Pompei? Molto bene, sedatevi e sedetevi perché ci sono una manciata di cose che dovete sapere. Prima fra tutte che sarà una bella sfacchinata, perciò vi consigliamo caldamente un paio di scarpe molto comode adatte alle escursioni.


In questo blog post potrai leggere:

  • Cosa portare in campeggio a Pompei
  • Quale campeggio scegliere a Pompei
  • Dove mangiare a Pompei
  • Informazioni utili per gli scavi archeologici di Pompei
  • Informazioni utili per un’escursione sul Vesuvio

Cosa portare in campeggio a Pompei? Kit sopravvivenza base

  1. La tenda. Cercate di non strafare e non partite subito in quarta. Vendono delle comodissime tende automatiche che costano meno di 100 €, se non avete come meta il freddo Nord Europa è quanto vi basta per partire sereni. Calcolate sempre una persona in più quando date un’occhiata alle misure per decidere quale acquistare, per esempio noi siamo in due e abbiamo una tenda da tre.
  2. Il materassino. Regà, non sottovalutate il semplice dormire. Avventura non significa insensata scomodità, inoltre un brutto mal di schiena potrebbe rovinarvi la vacanza. Acquistate un materassino gonfiabile e una pompa da zaino. Vi salverà la vita (e le articolazioni). Costo approssimativo dai 20 ai 30 €, a seconda dei materiali e della qualità.
  3. Zaino adeguato. Non partite con lo zaino del liceo e nemmeno con la tracolla della palestra, sarete carichi come muli, quindi vi serve un accessorio davvero adatto alle escursioni. Valutatelo per bene in un qualsiasi negozio di oggetti sportivi, non esagerate nella grandezza soprattutto se non è vostra intenzione superare i tre/quattro giorni di vacanza. Questa spesa potrebbe superare i 100 €, a seconda della marca e della qualità dello zaino scelto. Non cercatelo bello, cercatelo comodo.
  4. Martello, per picchettare la tenda non potete usare la testa del vostro compagno di viaggio.
  5. Sacco a pelo. Anche se è estate non lasciatelo mai a casa, compratene piuttosto uno leggero. Nella notte un po’ la temperatura cala e se non volete svegliarvi con la febbre sarà meglio che abbiate di che coprirvi.
  6. La torcia. Di notte tornerà molto utile per andare al bagno o cercare qualcosa di disperso nella tenda. Imparerete a non sprecare la batteria dei cellulari.
  7. Autan! Non serve che vi si spieghi il perché, dai. Abbiamo visto certe gambe di certi turisti che … povere anime! Non sottovalutate mai le zanzare e le bestie in generale.
  8. Kit per l’igiene personale: asciugamano, docciaschiuma, spazzolino e dentifricio, deodorante, assorbenti, salviette umide, fazzoletti da naso, elastici per capelli e tutte le menate che vi servono (lasciate a casa il trucco, la natura non vi giudica sulla base del rimmel)
  9. Spille da balia, non si sa il motivo preciso ma fidatevi: vi serviranno sicuramente almeno una volta.
  10. Ciabatte infradito. Fondamentali per fare una doccia nei locali comuni del campeggio, non infilatevi nelle docce senza ciabatte… a meno che non vi venga voglia di coltivare funghi per tutta l’intera vacanza.

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Quale campeggio scegliere a Pompei?

Noi ci siamo trovati molto bene al Camping Zeus per una serie di ragioni che andiamo a elencarvi. Prima di tutto il campeggio si trova subito a sinistra rispetto alla stazione della circumvesuviana. Venti passi, forse anche meno e per noi che eravamo carichi come muli è stato davvero un buon inizio. Abbiamo speso un totale di 34€ per due notti, comprensivi di tassa di soggiorno e corrente elettrica. Le docce e i bagni, naturalmente in comune, sono puliti anche se un po’ vecchiotti. Non c’è la carta igienica, quindi ricordatevi di portare con voi sempre dei fazzoletti. La mattina potete accedere al buffet della colazione con 5€, un prezzo abbastanza onesto vista la media del circondario. Sappiate che non troverete nulla che costi meno, però potete sempre risparmiare se siete gente a cui basta un caffè. La colazione a buffet è dignitosa, non manca nulla di ciò che dovrebbe esserci. Sconsigliatissimo fermarsi per il pranzo, per la cena invece non c’è pericolo perché il ristorante non effettua servizio serale. Non si sconsiglia per la qualità del cibo, che rimane comunque buona, ma per il prezzo. Pompei è una cittadina turistica, quindi un piatto di pasta può costarvi molto più dei canonici 6 € a cui siamo abituati. La piazzola era abbastanza grande e permetteva una certa privacy, c’è la strada che non passa molto lontano quindi un po’ di rumore si sente, ma non disturba. Ciò che disturba un po’, invece, è l’odore di fogna che di tanto in tanto si sente. Non abbiamo capito da dove arrivasse, ma qualche folata l’abbiamo sentita fin troppo bene. Altro punto a favore è l’ingresso vicinissimo agli scavi e alle partenze dei bus per il Vesuvio. Ci sentiamo di consigliare questa location a tutti gli amici campeggiatori, soprattutto a quelli senza auto.sdr

Dove mangiare a Pompei?

Ah – ah: il domandone da un milione di dollari. Eh, intanto non mangiate nella zona attorno agli scavi, i prezzi son assolutamente fuori controllo. Senza entrare nel merito dei motivi, dei perché e delle ragioni, semplicemente vi sconsigliamo di mangiare in prossimità del sito archeologico. Non sappiamo esattamente dove mandarvi, noi ci siamo bellamente fatti fregare per la fretta e per il poco tempo, ma abbiamo visto su Trip Advisor che spostandosi di pochissime centinaia di metri è possibile uscire dalla giungla dei menù turistici. Invece, per quanto riguarda la granita al limone, sappiate che ovunque viene fatta con i limoni veri (chiedete sempre per conferma, ma si vede dai residui delle macchine che girano il ghiaccio). Pagherete 3 € per un bicchiere onesto. La cosa migliore di tutte rimane sempre fare un po’ di spesa al supermercato e attrezzarsi con delle pagnottelle cariche di mortazza. La pizza, così come la granita al limone, è buona ovunque, ma preparatevi a scucire 10 € per una margherita. Follia allo stato puro. E non fidatevi degli acchiappini, ognuno fa il proprio lavoro e il loro è quello di vendervi il cibo quando siete super affamati. Non entrate nei locali perché avete fame (noi ci abbiamo rimesso, lo ammettiamo candidamente).

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Informazioni utili per gli scavi archeologici di Pompei

Partiamo dai costi: il biglietto d’ingresso viene 15 €, non ci siamo presi l’audioguida perché ci è stata sconsigliata dagli autoctoni. Non abbiamo preso una guida in carne e ossa perché abbiamo preferito l’idea di passeggiare da soli e di cercarci, eventualmente, le informazioni da soli. Sempre perché siamo furbi e svegli, ci siamo scordati la mappa e abbiamo chiesto a una coppia di turisti inglesi di lasciarci fotografare la loro. Ecco, voi ricordatevi la mappa. Il parco è immenso, abbiamo letto che misura circa una sessantina di campi da calcio. Quindi munitevi di:

  • Borracce d’acqua (almeno un litro a persona)
  • Mappa
  • Ghiaccio istantaneo. Prendersi una storta è un attimo e il ghiaccio istantaneo occupa poco spazio nello zaino.
  • Cappello per il sole (c’è zero ombra, davvero)

Lungo il percorso ci sono delle fontanelle, ma sono piene di api quindi fate attenzione se siete allergici. Sono presenti anche i servizi igienici, ma c’è spesso coda quindi … fatela subito appena arrivate! Vi è un ristorante della catena Autogrill per mangiare qualcosa, sappiate che per quanto alti i prezzi non saranno mai come quelli dei ristoranti nel circondario. Se proprio dovete farlo, mangiate lì un panino farcito. Lasciate perdere pasta e pizza, non ne vale la pena. Nel parco è vietato fumare, fatta eccezione per alcune zone ristrette (vicino ai bagni), questa cosa è bellissima. Per visitare tutto il parco ci vuole, senza dubbio, una giornata intera. Noi in 6 ore abbiamo visto i punti di maggiore interesse, tralasciando le zone meno “famose”. Promemoria per le donne: se soffrite di dolori mestruali e avete la sfiga che vi capitino proprio il giorno dell’escursione, premunitevi di antidolorifico, salviette umide, assorbenti a pacchi e caramelle zuccherose. Oppure fate come ho fatto io: stramazzate al suolo chiedendo al signore di prendervi in gloria.

Per tutti gli altri, mestruati e non, ricordatevi di mettere un paio di scarpe comode. Sconsigliati tacchi, infradito, sandali aperti, ciabattine, ballerine, robettine fighettine… c’è molta polvere e il terreno non è amichevole. A volte si scivola, siete stati avvisati. Non dimenticatevi gli occhiali da sole, se soffia il vento la polvere è insopportabile. Il percorso è quasi totalmente inaccessibile alle carrozzine per i disabili, qualche temerario s’è visto però. Come sappiamo bene, se si vuole, si fa.dav

Informazioni utili per un’escursione sul Vesuvio

E questa è la maxi storia di come mi sono ammalata. Avete presente quando mamma vi dice di mettervi il giacchetto che c’è vento? Ecco, ascoltate la mamma. Il Vesuvio è un vulcano bello alto e quando si va in visita al cratere si superano di 1200 metri d’altezza. Lassù  fa freschino e dopo la camminata si arriva belli sudati, perciò ecco cosa portare con voi:

  • Maglietta – meglio se in in tessuto tecnico – asciutta di ricambio
  • Acqua (almeno un litro a testa)
  • Giacchetto/felpina
  • Scarpe da trekking
  • Bastone da trekking
  • Ghiaccio istantaneo (si scivola facile facile)
  • 1 € per il bagno. Sì, si paga per fare la pipì.

Ci sono vari modi per arrivare ai mille metri, uno può prendere un taxi se ha soldi da spendere, altrimenti ci sono gli autobus cittadini a 3 €, ma se siete tortellini come noi allora spenderete 10 € (biglietto A/R) per un autobus privato. Tutti i mezzi vi possono portare ai famosi 1000 mt. dove ad attendervi troverete la biglietteria per raggiungere il cratere. Circa 200 mt. d’altezza da fare in salita, a piedi. Il biglietto per il cratere costa 10€ a cranio, ma è compresa una guida turistica in carne e ossa. La nostra era pure malaticcia, porella. Cose da sapere assolutamente sul percorso:

  • Tutti possono farlo, ma è faticoso. Non è una salita semplice, anche se alla portata di tutti. Ci vuole della fatica fisica, ma è anche vero che la si può pure prendere comoda.
  • Il percorso è fuori portata per i disabili con carrozzina. Se volete andare procuratevi amici molto forzuti che possano spingervi su un terreno impietoso e costantemente in salita. Tutto è fattibile, ma in questo specifico caso la fatica si farebbe sentire ben presto.
  • Lassù fa freddo, se non l’avete capito ve lo ripeto: portate il giacchetto!
  • Ne vale la pena.

Un ultimo appunto: il Vesuvio è un vulcano che dorme, quindi non ci saranno esplosioni anche se qualche locandina vi promette la vista sull’eruzione. Purtroppo i furboni che cercano di far abboccare i turisti ci sono sempre, ma non c’è tour operator che potrà farvi assistere all’evento parossistico. Così, giusto che lo sappiate.

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E questo è più o meno tutto quello che c’è da sapere per partire sereni. Ovviamente quando posteremo questo scritto e finalizzeremo l’editing, ci verranno in mente altre duemila cose da aggiungere. Non ci possiamo fare niente, si sa che succederà. In ogni caso potete sempre lasciarci un messaggio con domande, di solito rispondiamo abbastanza velocemente. Potete scrivere un commento o mandarci una mail all’indirizzo elisa221b@yahoo.it


Un sentito ringraziamento a Maria Riatti di Pompei Italy

Chi ha ucciso Appia Annia Regilla? Alla scoperta del Ninfeo di Egeria, dall’Appia Antica alla Caffarella

La conoscete tutti la leggenda della dea Egeria? Vi rinfreschiamo un po’ la memoria.

DCLXXIII a.C.

La leggenda racconta la storia della ninfa Egeria, trasformata in sorgente dopo la morte del suo amato, Numa Pompilio, secondo re di Roma. Considerata sacra fin dai tempi antichi, l’acqua sgorga ancora oggi limpida e pura dalle sue lacrime. Unica nel gusto e ricca di preziosi sali minerali, favorisce la digestione e l’equilibrio idro-minerale, aiutando l’organismo a mantenere il suo benessere naturale. 

Questo è ciò che si trova scritto su ogni bottiglia di acqua Egeria presente nella capitale. Cosa centra con il Ninfeo di Egeria? Assolutamente nulla. Insomma, il Ninfeo di Egeria dovrebbe essere il luogo in cui Numa Pompilio si trovava con la ninfa per pomiciare, ma quello presente alla Caffarella è un super fake. Vabbè, lo è anche il balcone di Giulietta e non ci sembra che questa cosa abbia, nel corso dei decenni, rappresentato un gran problema.

Il nostro percorso inizia dalle Catacombe di San Callisto (Appia Antica) e termina alla fermata metro Colli Albani (esterno parco della Caffarella). Si tratta di un’escursione molto semplice di 8,4 km quasi tutta piana, adatta a chiunque (fidanzato Claudio l’ha affrontata serenamente a tre mesi dall’operazione alla caviglia, abbiamo avuto qualche crampo solo negli ultimi 400 metri).  Vi lasciamo la mappa di tutta la nostra avventura che, ovviamente, non prevede unicamente la visita al Ninfeo di Egeria.

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Potete trovare tutto il percorso cliccando qui.

Qualche piccolo consiglio prima di partire per l’avventura:

  1. Scarpe comode. Sembra una banalità, ma noi siamo stati un po’ scemotti e siamo partiti con le espadrilles. Niente di più sbagliato, davvero. Mettetevi un paio di scarpe da camminata, sappiate che ci sono lunghi tratti sterrati e potrebbe esserci del fango. Siate più saggi di noi, vi prego.
  2. Acqua. Lungo il percorso non abbiamo trovato tantissimi nasoni, quindi vi consigliamo di fare il pieno all’ingresso del Parco Scott dove c’è una fontanella. Noi ci siamo fatti una bella scorta e meno male, perché davvero dentro il percorso della Caffarella non abbiamo trovato nulla fino alla fine.
  3. Autan. Meglio per voi se vi ricordate di mettere nello zainetto un repellente, lì da quelle parti le zanzare banchettano che è una meraviglia, quindi fatevi trovare preparati.

Bene, detto questo passiamo al fulcro della nostra avventura: Appia Annia Regilla e la sua misteriosa morte. 

Il giallo di Appia Annia Regilla

Regilla era una nobildonna romana che, a soli 15 anni, sposò Erode Attico nel 140 a.C. Erode Attico ce lo ricordiamo (?) perché fu un filosofo e un politico greco, maestro del ben più famoso Marco Aurelio (l’imperatore buono de Il Gladiatore, per capirci). Dopo 20 anni di felice matrimonio in Grecia, Erode viene chiamato a Roma per difendersi dall’accusa di uxoricidio (quando il marito uccide la moglie). Regilla era stata uccisa e quando suo fratello Bradua, residente a Roma, lo venne a sapere non la prese benissimo. Erode fu assolto dal tribunale romano perché “gli giovò a sua difesa in primo luogo il fatto di non aver mai dato un tale ordine contro Regilla, in secondo luogo di averla rimpianta oltre misura dopo morta”. Questo, almeno, fu quanto lasciato scritto da Filostrato probabilmente già a libro paga di Marco Aurelio all’epoca dei fatti. In buona sostanza, erano tutti venduti e paraculati.

Ma il fatto che questa donna fosse “rimpianta oltre misura dopo morta” è la parte che ci interessa. Infatti Erode dedicò alla defunta una quantità imbarazzante di cose in giro per la Grecia, ma anche a Roma. Ci siamo già imbattuti in uno di questi luoghi dedicati, durante il nostro viaggio ad Atenel’anfiteatro Odeion sull’Acropoli di cui vi lasciamo una diapositiva prodotta dalle manine di Fidanzato Claudio.

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Oltre a questo, Erode dedicò tutte le vesti della moglie a Demetra nel tempio di Eleusi, costruì un altare a Maroussi, fece erigere per lei una tomba “simile a un tempio” ad Atene, fece incidere un’iscrizione nella loro villa a Maratona.

Il cenotafio di Appia Annia Regilla

A Roma, invece, dove Regilla era nata e dove ovviamente si trovava la villa di famiglia, Erode non si fece parlare dietro: preso possesso della villa della moglie (non vi erano eredi perché l’unico era Bradua ancora minorenne all’epoca dei fatti), la trasformò in un mausoleo. E dove siamo? Sull’Appia Antica, esattamente in Via della Caffarella sulle sponde del fiume Almone. Il cenotafio (questo mausoleo/villa) è una delle nostre prime tappe. La costruzione somiglia a un tempietto greco grazie a dei capitelli corinzi appena abbozzati, il tetto spiovente con un timpano decorato. Ci venga perdonato il fatto di non esser andati alla ricerca di ciò che il tempietto offriva architettonicamente nelle sue fattezze originali: l’architettura, come materia, non ci piace così tanto. Se volete saperne di più, però, c’è sempre Santa Wikipedia.

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Naturalmente, con la nostra immensa fortuna, abbiamo trovato il sito chiuso (fatalità ciò avviene solo per i mesi di luglio, agosto e gennaio). Ci risulta che sia aperto tutto il resto dell’anno e che sia visitabile autonomamente in forma gratuita. La foto è stata scattata dal cancello – chiuso – dell’ingresso, quindi temo dobbiate accontentarvi. Oppure cercatevela su Google.

Il Ninfeo di Egeria

Cammina cammina lungo il sentiero battuto, ci si va a scontrare con un’altra opera immensa dedicata da Erode alla defunta moglie morta. Alludiamo al Ninfeo di Egeria che con Egeria non c’entra assolutamente nulla (esattamente come vi avevamo detto in principio). Non è infatti il vero posto in cui Numa Pompilio si incontrava con la ninfa Egeria, semplicemente si tratta di una decorazione monumentale in pietra e marmo che riveste una delle sorgenti che alimentano il fiume Almone.  Questa sorgente, secondo una leggenda del tempo, regalava acqua dai poteri curativi. Noi però vi sconsigliamo caldamente di farvi il bagno. Il motivo ve lo illustriamo con una diapositiva: come vedete l’acqua non sembra essere proprio salubre salubre.

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Sembra evidente, quindi, il motivo per il quale si disse che Erode non poteva aver dato ordine di uccidere la moglie. Può un uomo così devoto alla memoria della defunta aver chiesto a un liberto di ucciderla? E se non è stato lui, allora chi è stato? Eh non lo sapremo mai, anche perché per le cronache pare proprio chiarissimo che il nostro marito devoto non avesse del tutto la coscienza pulita in questa faccenda, ma che fosse ben coperto dall’imperatore Marco Aurelio. La verità è che noi credevamo si trattasse del vero Ninfeo di Egeria, ma una volta arrivati ci siamo imbattuti in questo giallo complicatissimo che ci ha sconvolto tutti i piani e i sogni di gloria. Volevamo raccontarvi una storia e invece ne abbiamo trovata una completamente diversa. Ma non è forse questo il bello dell’avventura? Vabbè, che importa, ci siamo fatti una lunghissima passeggiata nel silenzio e nella natura incontaminata.

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Alla prossima avventura!

Se vi è piaciuto il nostro post, se vi siamo tornati utili, se volete essere carini ogni tanto… un commento, un like o un bacio volante sono immensamente graditi!

Ferie in città: 10 idee per non annoiarsi

Capita a tutti, prima o poi, di dover passare le ferie estive in città. Qualche volta la vita ti chiede di fare un sacrificio, magari in previsione di un’avventura fantastica, quindi non credo ci sia bisogno di disperarsi o sentirsi completamente tristi perché per una volta non s’è potuto viaggiare. Perciò eccoci qui a scrivere questo blog post con le 10 idee per non annoiarsi completamente mentre si passano le ferie estive in casa.

  1. Pulizie d’agosto! Finalmente abbiamo un momento per sbarazzarci di tanta roba inutile nell’armadio: è arrivato il momento di lasciar andare quei vecchi jeans taglia 40 che non indosserai – probabilmente – mai più. Una delle scuse per non affrontare questo lavoro è il tempo: “Eh, dovrei eliminare tante cose dal mio armadio, ma quando potrò trovare il tempo?” Eccolo! Devi andare da qualche parte? No, quindi non perderti in inutili scusanti e metti in moto il sedere e le braccia. Apri l’armadio e comincia a mettere in un sacco nero tutti i vestiti vecchi, brutti, piccoli, fuori moda… e sii coraggioso. Hai mai usato quella maglietta arancione con i fuori azzurri di nonno Felice che ti ha portato mamma quando è venuta a trovarti in città? No e sono passati 3 anni da quando è successo, quindi prendi quella maglietta e mettila nel sacco. Bella la tua minigonna di jeans, quanti anni ha? Quattro? Bè, quattro anni fa probabilmente eri anche quattro taglie in meno e questo è il motivo per il quale sono due anni che non usi quella minigonna. Buttala nel sacchetto. E via anche scarpe inutili, canottiere così sottili e sfinite che manco uno straccio si può ricavare. Liberati del passato (e della roba da lavare e piegare inutilmente perché tanto non la usi). Ti posso assicurare che una volta finito questo – lungo e drammatico – processo, ti sentirai benissimo, ma soprattutto dopo qualche giorno ti sarai già dimenticato di tutte le cose che hai messo nel sacchetto. Non ci pensavi prima, non ci penserai nemmeno dopo.
  2. Hei, ciao che fai? Chiama la tua amica o il tuo amico e passaci del tempo insieme. Il mondo dei grandi è brutto e per chi non ci vive ancora è una cosa incomprensibile. Per chi vive con i genitori è difficile immaginare quanto sia diversa la vita di una persona che vive da sola e lavora 8 ore al giorno. E così te sei sempre lo stronzo che non chiama mai, che non si fa vedere, che non si fa sentire. Non c’è niente di cattivo in tutto questo: è normale. Però ci sono amici che se anche vivono con i genitori hanno pazienza e capiscono che non tutte le persone vivono allo stesso modo, per questi non sei uno stronzo e vale la pena di fare una telefonata. Chiama il tuo amico e passaci una giornata insieme, magari aggiornandovi su tutto il tempo in cui non vi siete sentiti. Non è male come idea.
  3. Libri. Fai una lista di libri che vorresti leggere e vai alla Feltrinelli ad acquistarli. Oppure, se non ti va di spendere soldi, puoi sempre recarti alla biblioteca della tua città o del tuo quartiere. La biblioteca è un luogo bellissimo e magico, vale la pena farci un salto anche solo capire dove sia ubicata. Quando ero ragazzina usavo l’estate per leggermi tutti i classici possibili immaginabili perché mi dava molto fastidio dover ammettere di non averne letto uno quando la professoressa esordiva a lezione dicendo “Sicuramente vi sarà capitato di leggere un libro di … autoreclassicoacaso“. Se siete divoratori di libri non vi sarà difficile seguire questo consiglio, in caso non vi piacesse leggere potreste anche cogliere l’occasione per andare a caccia di qualcosa che invece possa stimolare la voglia di affrontare un testo scritto che superi le 3000 parole. In genere bibliotecari e librai sono molto preparati, ma esistono un sacco di blog che si occupano di libri e letteratura. Prendetevi un paio d’ore per andare a caccia di qualcosa che possa suggestionarvi a tal punto da iniziare la buona abitudine della lettura.
  4. In cucina! Cucinate qualcosa di buono e di molto laborioso. Io ho preparato una parmigiana di melanzane. D’accordo, magari per molti di voi sarà una cosa semplicissima la parmigiana di melanzane, ma per me che sono una frana è stato un lavoro pazzesco. In tutti i casi, cimentatevi in qualcosa di sconosciuto tra i fornelli. Mettetevi all’opera con coraggio, magari fatelo con l’amico che avete chiamato nel punto 2 e usate una ricetta del libro che avete acchiappato nel punto 3. Perché no, serve sempre un libro di cucina in casa.

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Ricordatevi sempre che la cucina è il luogo in cui si può tenere in mano un bicchiere di vino rosso e passare inosservati. In bagno, invece, non è normale.
  • La tovaglia rossa e bianca a quadri. Organizzate un picnic in un parco. Allora, per prima cosa: il picnic è una figata e non ci vuole molto per metterlo in piedi. Basta prendere un cestino o uno zainetto e infilarci dentro quello che serve: una tovaglia bella grande, una bottiglia di vino, bicchieri, roba da mangiare random (vanno bene anche le patatine della San Carlo). Non ci vuole molto, l’obiettivo è quello di passare un bel pomeriggio all’ombra di qualche albero a raccontare un sacco di cose a qualcuno. Ah, ma tu guarda che caso, abbiamo chiamato un amico al punto 2! Potremmo anche provare ad assaggiare insieme il manicaretto complicatissimo preparato al punto 4.

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    Se poi avete la fortuna di abitare vicino al mare come noi, potete anche smettere di leggere a andare in spiaggia a mettere le terga in ammollo.
  • Next stop… Organizzate o cominciate ad immaginare il vostro prossimo viaggio. Se state facendo un sacrificio significa che avete un progetto in cantiere, oppure che i tempi bui stanno per finire, quindi tanto vale riscaldare i motori dell’entusiasmo con un po’ di fantasia. Aprite la cartina del mondo (o di una zona che preferite) e cominciate a segnarvi i luoghi in cui vi piacerebbe andare. Per ognuno di questi posti controllate voli, hotel, campeggi, musei, attività… e con la calcolatrice alla mano iniziate a farvi un’idea di quanti denari vi servano per affrontare l’avventura. Segnate la cifra su un pezzo di carta e appiccicatela al frigorifero. Noi abbiamo scelto un’isola e sappiamo che ci servono circa 800€ per fare una cosa superfiga. Cosa? Eh no, se si raccontano i desideri, questi non si avverano!
  • Adesso basta! Lasciate andare. Prendetevi tempo per lasciar andare tutte le cose che vi hanno fatto stare male. Smettete di pensarci, chiudetele in una scatola mentale e non pensateci più. Tutti noi abbiamo qualcosa di irrisolto che ogni tanto torna a tormentarci, è arrivato il momento di pensarci per l’ultima volta e poi lasciarlo andare. Tanto, parlando brutalmente, se una cosa non l’avete risolta fino ad ora, non la risolverete più (soprattutto se non dipende da voi). Lasciatela andare e salutatela per sempre, non ha senso metterci ancora energia. Fatevi l’ultimo pianto, l’ultima sclerata, l’ultima telefonata, l’ultimo messaggio, l’ultima riflessione… l’ultima quello che volete, ma poi chiudete quella porta e andate avanti.
  • Dai, usciamo. Organizzate una gitarella one day and low cost. La città è piena di posti in cui sicuramente non siete mai stati, soprattutto se abitate in città abbastanza grandi. Se invece abitate in un piccolo paesello, prendete in considerazione l’idea di visitare la città più vicina. Insomma, muovetevi di poco e spendendo zero se possibile, ma muovetevi. Il fatto di non poter spendere soldi non può essere una scusa per stare sul divano e annoiarsi, anche se la tentazione è forte e spesso vince. Alzate le chiappe e andate a passeggiare in un boschetto mai visto, in un parco mai visitato, in una spiaggia nuova… oppure fatevi un giro in centro scegliendo di fare tappa in tutte le fontane della città. Perché no, ogni fontana una foto. Così fate il pieno di foto per il vostro profilo Instagram.
  • Appena ho due minuti lo faccio! Risolvete quel problema casalingo che rimandate sempre. Tutti noi abbiamo un problema in casa che non abbiamo mai risolto per pigrizia e per mancanza di tempo. Un esempio? Il chiavistello rotto, l’appendiabiti storto, quei tre quadretti da appendere e non si sa bene dove, il fornello da sgrassare, il forno da pulire… il filtro della cappa da pulire. Non avete scuse: così come avete messo mano all’armadio nel punto uno, adesso dovete mettere mano alla vostra rogna casalinga. Altrimenti passeranno questi giorni, tornerete a lavorare e poi continuerete a dire “appena ho un minuto di tempo lo faccio” e non lo farete mai più.
  • I preservativi costano poco. Fate l’amore. Porca miseria, non dovrebbe nemmeno esserci motivo di dirlo e invece qualche volta è bene ricordarlo. Perché non passare una giornata intera a letto? Che male c’è, chi vi corre appresso? Nessuno! E allora staccate i telefoni e chiudete l’internet e passate del buon tempo tra le lenzuola con chi vi pare. Tanto per farvelo sapere: non dovrete renderne conto a nessuno, tranquilli. Se qualcuno dovesse chiedervi che fine avete fatto potreste rispondere semplicemente dicendo la verità: “ho scopato tutto il giorno”.
  • Ebbene? Ancora vi state annoiando? Non fa niente, ogni tanto bisogna anche sapersi annoiare. Un po’ di noia non fa male a nessuno.

    Parco Natura Viva: il giardino zoologico a due passi da Verona

    Finalmente Fidanzato Claudio ha abbandonato – almeno parzialmente – le stampelle e siamo tornati a muoverci su e giù per l’Italia alla ricerca di avventure; perciò … next stop Parco Natura Viva, il giardino zoologico di Verona!

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    Proprio a pochi chilometri dalla città di Romeo e Giulietta, prendendo semplicemente una rapidissima tangenziale vicino alla stazione Porta Nuova, avete la possibilità di non perdere tempo con tutte le stronzate di Montecchi e dei Capuleti che – spoiler alert – sono una cagata mondiale costruita nel 1940.  Lasciate perdere balconi, case e tombe di improbabili sedicenni morti suicidi per amore e andate a fare due passi nella natura.

    A Verona uno ci viene per tanti motivi, io per esempio ci sono dovuta venire per convalidare definitivamente la separazione, ma possiamo tranquillamente ammettere che ogni tanto sarebbe bene salire per vedere mamma e papà. Ma per quanto io sia stata felice di chiudere il mio vecchio matrimonio e per quanto sia piacevole passare del tempo con i propri genitori, arrivi al punto che in un piccolo paesino di provincia ti frantumi le palle. Perciò, questa mattina, ho preso Fidanzato Claudio e Fratello Pietro e, dopo aver rubato la macchina alla nonna, ci siamo diretti in uno dei miei posti preferiti, ovvero quello che fa da titolo a questo delirante blog post di mezzanotte e mezza.

    Il Parco Natura Viva è un posto magico dove vi consiglio veramente di andare se passate da queste parti. Penso, ma non sono sicurissima, che sia uno dei parchi zoologici più grandi d’Italia, ma sono certa che sia uno dei meglio tenuti. Il Parco è molto grande, ma non è assolutamente dispersivo. Il percorso è tracciato con estrema chiarezza e suddiviso in aree geografiche: in una mattinata ti fai il giro del mondo, passando per i luoghi più remoti della terra. Ci sono 250 specie diverse, per un totale di 1500 animali adeguatamente suddivisi in 42 ettari di verde boscoso. Inoltre, sempre con lo stesso biglietto, è possibile attraversare con la propria automobile la zona “Safari” dove gli animali sono liberi e camminano proprio vicino a te.

    Cosa ci è piaciuto

    • Gli animali hanno davvero tanto spazio e non è scontato vederli, questo significa che l’animale stesso se non ha voglia di farsi vedere, non lo so vedrà. Ogni piccolo o grande ospite ha infatti una zona adeguata alle proprie dimensioni che gli consentono di rendersi visibile ai visitatori oppure no.
    • Dentro al parco si fa fa raccolta differenziata e se si sbaglia è perché si è stronzi. Enormi bidoni presenti in ogni angolo chiariscono anche ai più duri di comprendonio dove  e come buttare la spazzatura.
    • Non è possibile fumare liberamente, ci sono delle zone dov’è consentito e sono attrezzate con enormi posaceneri. Perciò se buttate una cicca a terra siete degli infami e probabilmente state anche fumando dove non consentito.
    • Le informazioni sugli animali presenti nel parco sono chiare e comprensibili da chiunque grazie a un format schematico ma esaustivo. Inoltre sono poste in zone che le rendono accessibili anche a persone molto basse o sulla carrozzella. Non ho notato scritture per i non vedenti, ma devo ammettere di non averci fatto caso.
    • Mangiare all’interno del parco non è assolutamente costoso, noi abbiamo speso circa 8 € a testa per un piatto abbondante di alette di pollo con patatine fritte e una Coca-Cola.
    • La serra è un posto bellissimo, non potete assolutamente tralasciarla. Così come non sono da saltare le altre piccole aree tematiche come il regno degli insetti, la fattoria e la zona animali estinti (ci sono i dinosauri!)

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    … e molto altro. Ma il punto è che finalmente Fidanzato Claudio è tornato a camminare, perciò si sta per riaprire la lunga stagione delle grandissime avventure. Ancora non sappiamo bene dove, quanto e come, ma sappiate che abbiamo intenzione di portarvi in giro il più possibile alla scoperta di parchi, paesi, usanze, credenze, religioni, tradizioni e tanto altro. Quindi preparate il magico zainetto e mettetevelo in spalla, si riparte!

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    In definitiva, colgo l’occasione per dirvi che avete rotto proprio le palle con le vostre foto con i fenicotteri rosa gonfiabili in piscina. Io oggi ho fotografato i fenicotteri veri ed erano mille volte più belli. Ho visto anche il leone, la tigre, un sacco di scimmie diverse, i bradipi, una montagna di farfalle, l’ippopotamo, i cigni e anche le cicogne. I lupi si sono nascosti, ma ai suricata (Timon, per capirci) ho fatto millemila fotografie. Ho fotografato anche questo animale qui sotto, che non ricordo bene come si chiama ma lo userò come immagine di chiusura di questo blog post. Yuhu, fateci sapere se passate per il Parco Natura Viva!

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    La leggenda del Monaciello – La Napoli sotterranea

    Continua il filone napoletano dopo il nostro viaggio nella fantastica città campana e dopo avervi parlato del Cimitero delle fontanelle e dei suoi misteri, passiamo a un’altra avventura piena di fascino: la Napoli sotterranea.

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    Alcune precisazioni sul luogo

    Si tratta del vecchio sistema idrico della città composto da cunicoli e cisterne utilizzati fin dagli antichi greci e divenuti rifugio sicuro durante la guerra e “Le quattro giornate di Napoli”. Ci vuole un po’ di coraggio per scendere là sotto, ma non tantissimo. Gli spazi sono abbastanza bui e piccoli, ci sono circa 15 gradi e l’umidità è altissima. Fortemente sconsigliato a chi soffre di claustrofobia! Se siete incerti sappiate che il percorso si sviluppa su due livelli: a un certo punto chi non se la sente di proseguire può fermarsi e lasciare la parte più stretta e bassa della visita a chi riesce, attendendo il gruppo in un ampio spazio vivibile. Inoltre, proprio durante i sette minuti che coprono la parte più dura del giro, vi saranno segnalati dalla guida alcuni canali d’uscita d’emergenza in caso vi mancasse l’aria o vi sentiste male. Per ovvie ragioni il percorso non è accessibile a chi ha disabilità motoria, non v’è spazio per carrozzine e non ci sono ascensori. Nessun problema per non vedenti, ipovedenti e sordomuti purché accompagnati. Vi consigliamo di portarvi una bottiglia d’acqua perché ci sono molte scale da fare e l’umidità non aiuta e prestate molta attenzione perché in diversi punti è facile scivolare. La guida, comunque, vi fornirà una lanterna per percorrere i cunicoli più bui. In ogni caso, sappiate che ne vale la pena.

    Se volete approfondire un po’ l’argomento della città sotterranea vi consiglio la lettura di questo libro: I segreti della Napoli sotterranea. Storia e misteri della città parallela.

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    La leggenda del Munaciello

    E come il Cimitero delle Fontanelle, anche la Napoli sotterranea si presta benissimo al proliferare di leggende e misteri: inutile dirlo, ma questo è il pane dei nostri denti.  Il Munaciello è una figuretta divertentissima deve la sua nascita probabilmente agli operai che una volta si occupavano della manutenzione delle cisterne dell’acqua. I pozzari erano quelle persone che, piccole e minute per necessità, si intrufolavano nel sottosuolo attraverso i pozzi e andavano a pulire l’acqua che riforniva tutta la città. Queste persone giravano di casa in casa chiedendo l’accesso alla cisterna tramite il pozzo della famiglia e spesso non venivano poi pagati per i loro servizi di manutenzione. Per ovviare a questa mancanza degli avidi proprietari dei pozzi, il pozzaro allungava un po’ le piccole manine e si metteva in tasca i gioielli delle donne. Gioielli che, secondo la tradizione, venivano poi regalati alle ricche amanti, proprietarie di pozzi a loro volta. Per questa ragione si dice che “Il Munaciello talvolta dà, talvolta toglie”.  In realtà, il collegamento tra pozzaro e Munaciello non è che una delle tante, tantissime, versioni della leggenda. Ma il punto che accomuna tutte è lo stesso: questo Munaciello è ancor oggi uno spiritello che infesta il centro storico e che interviene nella vita degli abitanti principalmente in tre modi. Può lasciare una moneta, in caso di simpatia, può nascondere o rompere oggetti in caso di antipatia e per esprimere apprezzamento sembra che adori palpeggiare le chiappe delle belle donne. Ora, non so voi, ma in caso il Munaciello mi palpeggiasse le chiappe in doccia io probabilmente farei un infarto. Lo spiritello, infatti, non è visibile… però – giusto per rendere il tutto molto macabro – lo si sente ridere come un bambino.

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    Comunque, da quei pochi che hanno avuto la fortuna di vederlo, sappiamo che il Munaciello ha un aspetto un po’ inquietante. Naturalmente è molto basso di statura, indossa una sorta di saio e dei sandali. Pare sia un filino deforme e piuttosto bruttino da vedersi. Noi questo Munaciello non abbiamo proprio avuto il piacere di incontrarlo, ma ho quasi paura che si sia un po’ risentito dell’imitazione che Fidanzato Claudio ha deciso di mettere in scena dentro le cisterne. Dovete infatti sapere che lungo il muro in cui si calpesta – anticamente il livello dell’acqua – ci sono delle piccole cavità che permettevano al pozzaro di camminare provando a non cadere dentro. Cadere dal pozzo o da uno dei tanti percorsi all’interno delle gallerie equivaleva a morte certa, naturalmente.  E niente, Fidanzato Claudio – completamente affascinato da questa figura del pozzaro, ha deciso di provare il camminamento “sull’acqua” utilizzando queste piccole cavità dove è possibile incastrare i piedi e procedere lentamente da una cisterna all’altra.

    In caso vi avessimo affascinato e voleste approfondire l’argomento, vi consigliamo la lettura di questo libro: ‘o munaciello. Magie, capricci e sortilegi di uno spiritello napoletano.

    Prestate attenzione: esistono diversi percorsi della Napoli Sotterranea e quasi tutti rivendicano un’originalità particolare. Considerando che non abbiamo alcuna intenzione di prendere parte a questo dibattito, vi indichiamo che il percorso da noi seguito è stato quello che viene presentato in questo sito: https://www.napolisotterranea.org/. Nella stessa zona, comunque, erano presenti altri accessi di altre associazioni. Senza dare giudizi di valore, noi abbiamo semplicemente effettuato la scelta per una questione di praticità e orari. In ogni caso, questa associazione, sembra essere l’unica che vanti l’autorizzazione del demanio.

    La Napoli dei misteri – Il cimitero delle fontanelle

    Vi mancavano le storie di fantasmi del nostro blog? Siamo stati a Napoli per vivere un’avventura urbana davvero suggestiva: vi parleremo del cimitero delle fontanelle.

    Tutto inizia quando il nostro amico Antonio, napoletano di nascita, ci raggiunge in una delle tante piazze del centro storico per un caffè. Dove andiamo, dove non andiamo ed esce fuori questo posto strano che ci incuriosisce fin da subito. Un cimitero? Più o meno. Antonio ci spiega che non si tratta di un camposanto tradizionale o monumentale, ma di un ossario antichissimo molto particolare, pregno di storia e di leggende. Come potevamo tirarci indietro? Ci accompagna per un pezzetto e dopo averci fatto mangiare la migliore pizza della nostra vita da Starita, ci indica la via per arrivare al Rione Sanità.

    Zainetto in spalla, cartina in una mano e immancabile smartphone nell’altra e ci arrampichiamo quanto basta per raggiungere questo ipogeo di tufo apparentemente poco frequentato dai turisti. Dopo una breve salita si entra in una cava buia, umida e fredda dove sono custodite le ossa di 40.000 cadaveri. Una stima approssimativa riporta un totale di 8.000.000 persone andando a contare anche quelle sotterrate nella cava.

    Ma chi sono questi defunti?

    Presto detto. La cava è una fossa comune del XVII secolo dove sono stati riposti i resti delle vittime della peste (1656) e del colera (1836, quella che colpì anche il Leopardi). Oggi si possono vedere montagne di ossa lunghe (braccia e gambe) che fanno da altare per centinaia e centinaia di teschi riposti ordinatamente l’uno accanto all’altro. Alcuni sono riposti in teche che riportano dei nomi (chiaramente non quelli del defunto), altri sono addirittura sistemati in piccole bare (quando si tratta di bambini).

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    Il cimitero delle fontanelle non è un ossario qualsiasi

    No, non lo è per niente. Da fine ‘800 fino al 1969 è stato un luogo di culto delle anime del purgatorio e per questo motivo sono andate creandosi alcune usanze che resistono ancora oggi. Ogni famiglia, cercando di portare pace all’anima anonima di un defunto, adottava una capuzzella (un teschio) e per questa pregava, pregava, pregava nella speranza che un giorno l’anima, arrivando in Paradiso, potesse essere riconoscente di questa premura. Per questo alcuni teschi sono meglio conservati e riposti in piccole “casette” dove sono incisi i nomi e le date di coloro che li hanno adottati. Il cimitero viene chiuso nel 1969 perché si riteneva che quest’usanza dell’adozione della capuzzella fosse eccessivamente feticista. Viene riaperto completamente solo nel 2010 grazie a una pacifica occupazione degli abitanti del Rione, i quali hanno convinto l’amministrazione comunale a rendere visitabile la zona.

    Il culto delle anime pezzentelle

    Antonio ci ha spiegato i punti principali per adottare una capuzzella. In realtà è molto semplice, basta applicare sul cranio dell’anonimo defunto per indicarne l’adozione e successivamente tocca prendersene cura con assidue preghiere per la salvezza. Già Dante ci ha insegnato questa lezione: un’anima del purgatorio riceve una sorta di “sconto di pena” in proporzione a quante persone pregano per la sua salvezza. Una sorta di televoto, se vogliamo. Quando l’anima da noi adottata raggiungerà – anche grazie al nostro sostegno in preghiere – il Paradiso, allora questa sarà riconoscente e ci donerà la grazia (oppure i numeri del Lotto, oppure una guarigione, oppure il ritorno di un figlio dalla guerra). Per questo motivo tutti i teschi del cimitero delle fontanelle portano in capo una monetina. Già che c’eravamo abbiamo pensato di adottarne uno anche noi. Non pregheremo molto è vero, ma sicuramente ci ricorderemo spesso di quest’anima nei nostri discorsi e forse sarà un po’ la stessa cosa. Non che ci interessino i numeri del Lotto e quello che abbiamo chiesto all’anima pezzentella non ha niente a che fare con il denaro, ma rimangono comunque affari nostri. Non ce ne vogliate.

    Non troverete solo monetine, ma anche bigliettini scritti, rosari, oggetti di ogni sorta e tantissime sigarette. Alcuni lasciano delle fotografie, dei santini e alcune spillette. Vicino alle ossa di bambini non sarà insolito trovare montagne di giocattoli e richieste di aiuto per piccoli ammalati.

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    La leggenda del capitano

    Come potete benissimo immaginare, un luogo simile è terreno fertile per un quantitativo di leggende da saturare persino due curiosoni come noi. Tuttavia, la leggenda del capitano è piaciuta particolarmente ed eccoci qui a raccontarvela.

    Tutti i giorni, ad una certa ora, una ragazza lasciava la propria casa per andare a prendersi cura della sua anima pezzentella. Il fidanzato, malfidato e un po’ geloso, decise di seguirla fino a scoprirla inginocchiata davanti a questo teschio curato e lucidato. Divertito dalla cosa e probabilmente sollevato nel constatare che la fidanzata gli era fedele, decise di prendersi gioco della capuzzella infilando un bastone nell’occhio del teschio e smuovendolo in aria. Derise la propria fidanzata e in un impeto di goliardia eccessiva decise di invitare l’anima della capuzzella al matrimonio. Venne il giorno delle nozze e tra gli invitati si presentò un uomo vestito con un’uniforme nera: questo si tolse il cappello, mostrandosi così con un occhio accecato. Lo sposo si avvicinò e riconoscendo l’anima (poiché questa gli disse candidamente d’esser stata invitata personalmente da lui) morì all’istante e con lui anche la sposa e – come ogni tragedia che si rispetti – anche tutti gli invitati.

    Paura eh?

    Consigli utili

    Trovate tutte le informazioni per visitare il cimitero delle fontanelle nel sito ufficiale. La visita prende circa un’oretta di tempo e il quartiere è molto bello da visitare a piedi. Si tratta proprio di un posto caratteristico, con i panni stesi al vento in palazzi molto antichi. Troppo bello per essere evitato con un taxi. Il luogo è facilmente accessibile anche per chi ha disabilità motorie, la carrozzina non trova alcuna barriera architettonica.

    Non ci sono servizi igienici e all’esterno non ci sono fontanelle di acqua potabile: portatevi da bere e se soffrite di allergia alla polvere fate incetta di antistaminici e salviette per pulirvi occhi e viso.

    All’interno dell’ossario è buona norma rispettare un doveroso silenzio, quindi ricordatevi di togliere la suoneria ai vostri cellulari e mantenete un comportamento adeguato al luogo che, per quanto pittoresco, rimane sempre un ossario.

     

    Hanami 花見 al laghetto dell’Eur

    Fiore di ciliegio rosa Hanami giapponese Sakura

    Ieri pomeriggio sono rimasta da sola: in realtà il programma era quello di buttarsi in spiaggia a Ostia, ma un impegno lavorativo inatteso di Fidanzato Claudio ha ribaltato la situazione e mi sono ritrovata a dover riempire un sacco di ore in solitudine. Cosa fare e cosa non fare, alla fine ho deciso di mettere in moto le cosce in vista della prova costume (a questo punto rimandata alla settimana prossima) e mi sono prefissata di farmi almeno una decina di Km a piedi.

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    Giocatore 1, hai sbloccato una nuova avventura: alla scoperta del laghetto dell’Eur

    Il percorso da Centocelle non è poi così lungo, basta prendere il 451 sulla Togliatti fino a Ponte Mammolo, a quel punto si sale sulla METRO B e la si percorre per intero, fino a EUR PALASPORT oppure EUR FERMI. In realtà si può prendere anche la METRO C da MIRTI o GARDENIE fino a LODI, poi prendere un magico 51 per arrivare a COLOSSEO e da lì salire sulla METRO B. Fate come vi pare, tanto sempre un’ora e ci vuole. Se invece non partite da Centocelle bella per voi.  Per quanto riguarda l’equipaggiamento, sono andata sul semplice, ho riempito lo zainetto delle avventure: felpa perché magari viene fresco quando il sole cala, auricolari per ascoltare la musica, cellulare per fare fotografie, una bottiglietta d’acqua da riempire alla bisogna, Kinder Cereali per silenziare l’atroce sindrome premestruale e un pacchetto di fazzoletti di carta perché abbiamo la lacrima facilissima e basta un niente per rievocare il dolore della perdita del primo cane. Attenzione, maneggiare con cura.

    Per una corretta panoramica sulla storia del Laghetto dell’EUR vi rimandiamo a un breve riassunto scritto da Michela Grassi, io voglio focalizzare invece l’attenzione sull’ Hanami. La verità è che non sono una grandissima appassionata della cultura giapponese, tuttavia sono una persona estremamente curiosa, perciò mentre passeggiavo per quei viali pieni di ciliegi, sono andata alla ricerca di informazioni. Sono capitata su questo sito bellissimo: Sognando il Giappone  di Alessandra Sanna così ho potuto scoprire cosa si nascondesse dietro un semplice gesto qual è quello di ammirare i fiori.

    Cosa singnifica Hanami

    Hanami (花見? “guardare i fiori”) è un termine giapponese che si riferisce alla tradizionale usanza nipponica di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi. Ormai si intende principalmente la fioritura dei ciliegi giapponesi, che in lingua giapponese vengono chiamati sakura, e quindi l’hanami è diventato sinonimo dell’ammirare il fiore di ciliegio.

    (Wikipedia)

    Però non fermiamoci a Wikipedia, che per quanto comoda non può essere altro che una suggestione, vorrei tornare sul sito di Alessandra Sanna perché ad un certo punto dice una cosa molto bella che lega l’Hanami al Bushido, ovvero la morale dei samurai. Il fiore del ciliegio sul quale si pratica principalmente l’Hanami è un fiore molto semplice nella sua costruzione. Il singolo elemento, infatti, non ha nulla di eccezionalmente attraente, ma lo diventa esclusivamente quando viene osservato insieme a tutti gli altri fiori che sbocciano sull’albero. Così come l’armata samurai, l’umiltà del singolo contribuisce allo splendore dell’esercito. Inoltre si fa un riferimento alla delicatezza e alla precarietà del fiore:

    Allo stesso modo, come il ciliegio può vedere la sua intera fioritura spazzata via dal vento ma nonostante ciò fiorisce ogni anno, così nel bushido si dà tutta la propria energia sapendo che può essere uno sforzo effimero.

    (Alessandra Sanna)

    Ho passato quindi il pomeriggio a leggere e a fare ricerche su questo argomento, in modo tale da colmare questa lacuna culturale. In realtà ho avuto anche modo di riflettere su quanto appreso, complice un mando erboso davvero accogliente e un sole per nulla fastidioso. La primavera è un grande momento non solo per i fiori, anche io torno a rinascere dopo il lungo inverno che mi ha vista davvero martoriata dal lavoro e da situazioni davvero spiacevoli. Mi sono buttata alle spalle diverse cose e solo adesso sto riuscendo a prenderne le distanze. Non è stato un inverno semplice, però ne è valsa la pena. Ieri, sdraiata al sole, mentre ammiravo tutta quella meraviglia in fiore, ho capito che per quanto possano essere dolorose certe decisioni, bisogna assumersi la responsabilità di prenderle.

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    Cose da fare al laghetto dell’EUR

    Mi rendo conto di perdermi spesso in discorsi che magari ai miei lettori non interessano, perciò torno nei ranghi e vado a elencarvi un po’ di cose che potete trovare in questo parco bellissimo.

    • Bicicletta! Il posto è perfetto per una pedalata (sempre nel rispetto dei pedoni, mi raccomando), inoltre il percorso è abbastanza sicuro per lasciare i bambini autonomi con il loro bolide a pedali: perfetto per imparare ad andare senza rotelline!
    • Run run run! Il laghetto sarebbe il posto preferito di mio padre se abitasse a Roma! Il luogo si presta benissimo per delle belle sessioni di corsa, l’aria pulita e fresca che avvolge il luogo lo rende perfetto per un po’ di movimento sostenuto.
    • Pedalò? Sì grazie! Già, potete affittarne uno e stare in mezzo al laghetto in panciolle! Tranquilli, il laghetto è abbastanza grande per girare senza rischiare incidenti nautici con altri veicoli! Ma occhio alle canoe e alle barchette a vela.
    • Zucchero filato! Quanto adoro passeggiare mentre mi slappo quella matassa di zucchero tutto batuffoloso? Troppo. Sarà il mio animo che non vuole crescere, ma non c’è niente che possa sostituirsi alla nuvola dolce. Potete acquistarlo nei diversi punti allestiti.
    • Fame? Ieri ho visto un camioncino che faceva panini, ma mi hanno detto che da quelle parti potete trovare spesso anche Pizza e Mortazza (potete scoprire i movimenti del furgoncino-ape su Facebook)
    • Gonfiabili, fontane e chi più ne ha più ne metta. Non potete certo annoiarvi, i vostri bambini vorranno buttarsi ovunque. Ci sono i gonfiabili quelli grandi! Io diventerei matta se solo avessi ancora 21 anni. Mh, volevo dire 12.

    Eccoci qua, non ho altro da dirvi se non raccomandarvi caldamente di fare un salto al parco proprio in questi giorni. I ciliegi fioriscono quasi tutti insieme e non saranno visibili per molti giorni. Perciò non perdete tempo dentro i centri commerciali, ma uscite e respirate aria buona. Ve l’avevo detto che detesto i centri commerciali? Ho anche una storia carina da raccontarvi. Il titolo? Io alla Rinascente non ci voglio andare. 


     

    Grazie per aver letto fino a qui. Se ti è piaciuto il post lasciaci un saluto nei commenti.

    Fa sempre un sacco piacere! 

     

    Cosa fare a Roma una sera – Ara com’era

    La Gatta e Fidanzato Claudio familiarizzano con la realtà aumentata

    Non sapete cosa fare questa sera? Male! Anzi, bene! Insomma, ve lo diciamo noi! Prendete la metro A, scendete a Flaminio e fatevi una bella passeggiata verso l’Ara Pacis, mettete mano al portafoglio, cacciate una ventina d’Euro e spendeteli bene. Siete pronti per volare – quasi letteralmente – nell’antica Roma per vedere l’Ara com’era?

    Io e Fidanzato Claudio ci siamo lanciati in quest’avventura bellissima dopo circa… un anno che continuavamo a dire “Domani ci andiamo!”

    Finalmente l’occasione è capitata e non ce la siamo lasciata scappare.

    Come funziona

    Nulla di più semplice: si indossa un visore e si ascolta la guida mentre spiega come usarlo, ma soprattutto se vi dice di non indossarlo prima del tempo ascoltatela. Cosa succede altrimenti? Chiedetelo a fidanzato Claudio che, ovviamente, se non fa di testa sua non gli riesce bene di vivere. Il percorso si sviluppa per punti attorno all’Ara Pacis e a ogni punto corrisponde un video: il paesaggio si costruirà lentamente attorno a voi e dopo una panoramica accurata sulla storia della struttura, inizierete a vederla in ogni piccolo dettaglio proprio come doveva essere in principio.

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    IMG_20180318_113948_613Come fare per non uccidersi e non uccidere

    Per l’amor del cielo non mettetevi a passeggiare mentre indossate il visore. Questo funziona in due modi: inizialmente vi farà vedere un video 360 completamente scollegato dalla realtà che vi circonda (e perciò non avrete alcun riferimento geografico per muovervi) poi inizierà a prendere ciò che vi circonda aggiungendo elementi. In questo caso potrebbe venirvi la malsana idea di muovervi, ma non è sicuro. Il visore vi propone sempre la realtà un po’ più rallentata rispetto al normale, perciò rischiate davvero grossi scontri e madonne volanti. Lasciate perdere, seguite ciò che vi dicono di fare, state boni dove vi mettono.

    Quando andare

    Dal 30 marzo al 30 aprile
    venerdì e sabato:
     dalle 20.15 alle 23.30 (ultimo ingresso ore 22.30)
    In occasione della Pasqua apertura straordinaria domenica 1 e lunedì 2 aprile dalle 20.15 alle 23.30 (ultimo ingresso ore 22.30)   

    Dal 1 maggio al 1 settembre 
    venerdì e sabato: dalle 20.45 alle 23.30 (ultimo ingresso ore 22.30)

    Dal 2 settembre al 30 settembre
    venerdì e sabato: dalle 19.45 alle 23.00 (ultimo ingresso ore 22.00)

    Dal 1 ottobre 
    venerdì e sabato: dalle 19.30 alle 23.00 (ultimo ingresso ore 22.00)

    Potete prenotare scrivendo a questo indirizzo: eventi.aziendali@zetema.it

    Limitazioni e specifiche

    Se portate gli occhiali mettetevi le lenti a contatto altrimenti la vedo dura, io sono un po’ miope e in certi casi ho sforzato parecchio. Non potete portarci i bambini, il visore non lo possono utilizzare i ragazzini sotto i 13 anni d’età. Il percorso è adatto a chi non riesce a deambulare senza una carrozzina, perciò va bene anche per la mia amica Nana Bianca che vive la sua vita a un metro d’altezza. 

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    La nostra opinione

    Assolutamente da non perdere. La ricostruzione iniziale è davvero coinvolgente, il primo video che viene trasmesso dal visore ci permette di calarci completamente nella vita quotidiana dell’età augustea. L’ambiente viene ricostruito fedelmente e una voce ci spiega con estrema precisione ogni cosa che ci viene mostrata. Ad un certo punto siamo persino ospiti d’onore di un sacrificio animale. Nemmeno troppo splatter, si poteva fare meglio. Le informazioni che vengono fornite non sono noiose oppure eccessivamente didascaliche, ma sono redatte in maniera precisa seppur leggera. Forse può risultare un po’ faticoso tenere in mano il visore per tutto il tempo (non c’era l’elastico elegantemente mostrato nella locandina), ma si può fare senza problemi, potrebbero però insorgere nel caso di persone non in grado di utilizzare mani e braccia. Il percorso è preciso e non ci si può sbagliare, comunque in caso ci fossero problemi non mancano le guide prontissime ad aiutare. Ci è piaciuto? Sì, moltissimo, infatti ve lo consigliamo caldamente.

    Se l’argomento Ara Pacis vi interessa vi consiglio questa pubblicazione: Richard Meier. Il museo dell’Ara Pacis. Ediz. illustrata

    Fig.-4