Consigli utili

Niente più tradimenti e scappatelle grazie (prego) a Google Maps

 “Secondo te da queste parti c’è un buon ristorante?”
 “Aspetta che controllo su Google Maps”
 “Se non ricordo male qui intorno c’è una famosa fontana di un architetto famoso!”
 “Aspetta che controllo su Google Maps”
 “Amore, ti ricordi dove ho messo le chiavi?”
 “Aspetta che controllo su Google Maps”

A tutti sarà capitato di vivere una, due o tre di queste simpatiche storielle (vero? VERO? Vi prego ditemi che non sono il solo), e sicuramente a me alla Gatta che ci cova il comodo servizio fornito da Google serve ogni volta che partiamo per una nuova avventura. Ma siamo sicuri di conoscere tutte le funzionalità di Google Maps?

1. Salvare l’indirizzo di casa e di ufficio. Serata alcolica, sono le quattro del mattino e dovete tornare a casa. Google deve aver pensato proprio a questa situazione quando ha inserito la possibilità di salvare precedentemente l’indirizzo di casa e selezionarlo come meta preferita, senza aver bisogno di premere casualmente lo schermo alla ricerca di lettere che forse possono combinarsi in un indirizzo sensato. E qualora si facciano le sette del mattino e comunque non siate riusciti a tornare alla vostra dimora, potete selezionare l’indirizzo del vostro luogo di lavoro e presentarvi in ufficio con un ottimo hangover.

2. Situazione del traffico. Questa funzionalità può salvarti la vita, specie se stai in macchina e devi girare per Roma. Impostando un qualsiasi percorso, Google Maps segnerà con colori diversi (verde, giallo o rosso) quante parole poco cortesi dovrete rivolgere ad automobilisti o altre divinità prima di arrivare alla tanto agognata destinazione.

3. Limiti di velocità. Altra croce per qualsiasi automobilista, soprattutto in città dove i limiti cambiano allo stesso ritmo della giunta comunale (grazie Virginia). C’è un’estensione per Google Maps che si chiama Velociraptor in grado di segnalarvi con grande precisione che sì, la Colombo la potete fare solo fino ai 50 km/h.

4. Distanza tra due punti. Se avete bisogno di sapere quanti Km dovrete percorrere a piedi perché un autobus ha preso fuoco, c’è stato un allarme bomba in metropolitana, c’è sciopero di ventiquattro ore, o semplicemente avete voglia di una bella passeggiata, questa è la funzione che fa per voi.

5. Opzioni. Ebbene sì, la cosa più saggia, specie se dovete muovervi in una città imprevedibile e caotica con i mezzi pubblici, è quella di organizzare con un po’ di anticipo il vostro viaggio “ma devo solo andare a lavoro!” “Dammi retta, organizzati”. Ecco, se selezionate la vostra destinazione e premete il pulsante con l’immagine dei mezzi pubblici (io ho una metropolitana) appena sotto potrete scegliere la data e l’ora di partenza o, tra le Opzioni, con quali mezzi preferite muovervi, quanti cambi fare e tante altre belle cose.

6. Informazioni. Google Maps è in grado di fornire anche diverse informazioni utili al cittadino moderno, che sia un pendolare o un turista. Ad esempio, se cercate una trattoria in zona, avrete a disposizione tutto l’elenco dei ristoranti più vicini a voi, con tanto di orari, fasce di prezzo, recensioni e contatti. Si possono inoltre trovare le foto dei monumenti caricate dagli utenti stessi, così da avere un’idea più o meno precisa di cosa andrete a vedere, mangiare, bere, e così via. Sempre che riusciate ad arrivarci.

7. Condividi indicazioni stradali. “Ma quindi come vi raggiungo?” “Guarda, hai presente il tabaccaio, ecco, è facile, prima giri a sinistra, poi dopo il semaforo svolti a destra, poi non la prima, non la seconda, ma la terza ti tieni a sinistra” “Mi sono perso al tabaccaio”. Normalmente io sono quello che si perde, ma Google Maps ancora una volta ha pensato a me, dando la possibilità di condividere tramite tutti i canali social di cui disponiamo oggigiorno (WhatsApp, Facebook, Tinder… ah no, scusate, Tinder no) le indicazioni stradali. Scegliete il punto di partenza, l’arrivo, e quando l’itinerario è pronto non dovete far altro che premere i tre punti verticali con cui aprirete un menu a tendina, e cliccare “Condividi indicazioni stradali”.

8. Cronologia. Attivando la Cronologia (la trovate tra le opzioni utente, aprendo un menu a tendina tramite un pulsante contrassegnato da tre linee orizzontali accanto alla barra di ricerca) potrete tener traccia di tutti gli spostamenti effettuati e i posti visitati, cosa estremamente utile per dimostrare alla propria ragazza che quel mercoledì sera eravate davvero a calcetto, anche se c’era la Champions.

9. Mappe offline. Sempre tramite lo stesso menu a tendina di cui sopra, potrete scaricare intere sezioni di Google Maps, per poterle tenere salvate e usarle esattamente come se foste online, ma senza dover utilizzare i vostri preziosissimi dati. Ovviamente, più ampia sarà la fetta di mondo che vorrete tenere con voi, più occuperà spazio nella memoria del vostro smartphone. Niente moglie piena e botte ubriaca, insomma.

Ecco dunque nove utili funzionalità che vi permetteranno di godere ancora di più di Google Maps, e completamente gratis! Certo, sempre che accettiate che Google possa usare come più gli garba dati sulla vostra residenza, il vostro luogo di lavoro, gli spostamenti più frequenti…

Scritto da Fidanzato Claudio

Consigli utili

Le dimensioni non sono così determinanti come credi, almeno per quanto riguarda Facebook

Se avete aperto una pagina Facebook della vostra attività e volete iniziare a farvi conoscere attraverso questo social, dovete assolutamente leggere qui prima che vi prendiate un’accantonata.

Una pagina Facebook oramai la hanno tutte le attività: che si tratti della macelleria di Gianni oppure della grandissima multinazionale di bibita marrone super gassata, una pagina Facebook sembra diventato qualcosa di fondamentale. Be’, lo è solo se siete in grado di utilizzarla bene.

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La preoccupazione primaria di chiunque non abbia la minima idea di come funzioni Facebook per le aziende è la seguente: VOGLIO TANTI LIKE, LI VOGLIO ADESSO SUBITO, AFFINCHÉ TUTTI VEDANO QUANTO CE L’HO GROSSO E NON MI CREDANO UNO SFIGATO. Bene, bravo sfigato, perché così investirai nel modo sbagliato sia soldi che tempo. Farai infatti una pessima figura se la tua pagina vanterà un numero enorme di like e poi sui post ne potrai contare una decina nei casi più fortunati. Più che altro, chiunque se ne intenda un minimo perché magari si informa sui siti autorevoli come Veronica Gentili, capirà che non vi siete circondati di potenziali clienti profilati, ma di gente a caso che non vi darà mai alcun riscontro.

Facciamo un esempio immediato, quello che i professori fanno subito agli studenti che si preparano per la professione di social media manager: se vi fosse data la possibilità di riempire una stanza a posti limitati con delle persone per presentare il vostro nuovo prodotto in commercio, riempireste questa stanza di gente a caso pur di fare numero oppure andreste ad invitare quelle persone che per età, professione, sesso, estrazione sociale, abitudini, eccetera possono essere interessate all’acquisto del vostro prodotto? Ecco, perfetto. Ora che sappiamo la risposta a questa domanda vi faccio un megaspoiler: Facebook ha una portata organica (quella gratuita) davvero minima, quindi farà vedere il vostro post ad un numero limitatissimo di persone tra quelli che hanno scelto di mettere un like alla vostra pagina. Cosa vuol dire? Diciamo che avete 100 follower, Facebook farà vedere gratuitamente il vostro contenuto solo a 15 persone tra questi. Ma se questi 15 sono soggetti totalmente disinteressati al vostro prodotto, cosa avete concluso? Niente, il vostro post finirà ben presto nel dimenticatoio.

“Sì, ma mio cugino ha fatto una pagina che parla di quanto è stupido un politico e senza metterci una lira ha tirato su dodici trilioni di like in meno di mezz’ora” Sì, ma tuo cugino non vende niente e soprattutto lì si apre il discorso dei contenuti virali. Lascia perdere, torna sulla terra.

Quindi, torniamo al nostro esempio. Poniamo il caso che invece la vostra pagina raccolga like di potenziali clienti profilati da qualcuno che sa cosa sia una targetizzazione, quindi tornando al caso in cui i nostri follower totali siano 100, ma siano 100 persone potenzialmente interessate al nostro prodotto: cosa accadrebbe di diverso? Probabilmente quel contenuto fatto vedere solo a 15 di loro avrà un numero più alto di interazione arrivando a sbloccare un gradino successivo della portata organica. Sarà perciò mostrato ad un altro po’ di follower, i quali saranno a loro volta potenziali clienti e così via. Il contenuto, quindi, verrà mostrato a chi effettivamente è interessato a quel contenuto e riceverà like, commenti, cuori, faccine sorridenti e via dicendo. Verrà magari condiviso con altre persone potenzialmente interessate e probabilmente vi arriveranno nuovi like di persone interessate alla vostra attività commerciale.

Non vi serve a nulla avere un numero elevato di like nella vostra pagina, se questo numero di like sono di persone che non rispondono in alcuna maniera al vostro cliente tipo. Non solo, la cosa potrebbe ritorcersi contro di voi, come se vi metteste a vendere pane fresco in una clinica per persone allergiche alla farina. La stessa identica cosa.

Non abbiate paura se la vostra pagina conta meno di 1000 like se poi quando pubblicate un contenuto collezionate sempre 20/30 interazioni con esso senza spendere un euro: significa che state pubblicando contenuti interessanti e che con due spicci (davvero due!) e con una buona profilazione del cliente tipo potrete avere una portata a pagamento davvero influente, la quale vi porterà più facilmente alla conversione in acquisto.

Le vere figuracce si fanno quando le pagine che hanno 2000 like riescono a racimolare come portata organica 2/3 interazioni con il pubblico (che siano commenti o like).

“Sì, ma allora come faccio a farmi notare?” Caro amico, se vuoi farti notare e il tuo intento è vendere qualcosa è meglio che tu ti faccia consigliare da dei professionisti, esattamente come faresti nel caso in cui volessi mettere il tuo marchio in una pagina pubblicitaria di un quotidiano a tiratura nazionale. Dopotutto, pensandoci bene, se vi fosse data la possibilità di girare uno spot televisivo probabilmente vi affidereste ad addetti ai lavori, quindi perché fare le cose a caso (o peggio ancora con persone che non sanno di che stanno parlando, pagandole pure) quando si tratta di comunicazione pubblicitaria sui social network? Il fatto che sia accessibile a tutti non significa che tutti abbiano le competenze per farlo.

Se invece state facendo esperienza di blogging, se di fatto non avete in mano alcun prodotto da vendere, ma quello che vi interessa è raccontarvi e offrire contenuti interessanti il discorso è parzialmente differente, ma lo affronteremo in un altro momento.

Spero di esservi stata utile, in caso abbiate domande scrivetemi pure. In caso vogliate condividere le vostre esperienze sappiate che potrebbe uscirne qualcosa di interessante!

Consigli utili

Messaggi vocali e come risolverli

(scritto da fidanzato Claudio)

Vi è mai capitato di trovarsi in una situazione in cui proprio non potete ascoltare un messaggio vocale di WhatsApp? Che ne so, siete al cinema, a tetro, o magari proprio non avete voglia di sentire la voce stridula di quel vostro amico che tutti ben conoscete? O magari, ancora, come accade spessissimo a me, essere impegnati in una missione segretissima per conto del Presidente, ed è proprio poco professionale farsi catturare in territorio nemico, scoperti a causa di quella dannata nota vocale WhatsApp.

Aggravato da questo annoso problema, mi sono messo un po’ a spulciare in giro per la rete, e sono arrivato a scoprire una cosa interessantissima, che con molta probabilità potrebbe risolvere i miei, come i vostri, problemi. Non tutti ovviamente, sto sempre parlando di WhatsApp e delle sue note vocali.

18519961_511947649196550_1226310556867923440_nEbbene, su FocusTech ho trovato un articolo molto interessante (che rimanda a un altro articolo di una testata locale, Bergamonews) in cui si racconta il prode lavoro di un gruppo di italici eroi, la Becreatives, che ha realizzato una simpatica app, Speechless, in grado di convertire in testo le note vocali WhatsApp senza il bisogno di aprirle.

Naturalmente, la prima cosa che ho fatto è stato andare sul mio Play Store (ho un telefono Android, ma non dirò che marca, almeno finché la Samsung non mi darà milioni e milioni di petrodollari per dirlo) e ho scaricato l’applicazione. So per certo che funziona anche su Apple Store.
Non ho riscontrato alcun problema né con il download né con l’installazione, che è filata liscia e senza intoppi. A quel punto, non restava che far la prova con la gatta che ci cova, sempre disposta a sostenermi nei momenti più difficili del progresso tecnologico di casa nostra (non è andata proprio così ma quasi):

16265660_433544083703574_4239376841392805991_nIo:“Amore, mi mandi un vocale su WhatsApp?”
Lei:“Ma se sto qui accanto a te!”
Io:“Amore, non puoi mandarmi un vocale?”
[Mi invia un vocale di un secondo. UNO.]
Io:“Ma tesoro, devo fare una prova, non puoi mandarmi un vocale dei tuoi?” (È necessario spiegare che, normalmente, la donna dietro Qui la gatta ci cova è solita mandare messaggi vocali di dieci minuti, tutti spezzettati in micromessaggi vocali di un minuto, perché non è in grado di tenere il dito premuto sul pulsantino del microfono di WhatsApp). Lei: [Preme il pulsante del microfono] “Un vocale dei miei”

WhatsApp_chattingAvrei potuto far finire questo simpatico esperimento in tragedia e invece no, sono stato molto accorto e mi sono accontentato di quanto ottenuto. Non ho dovuto far altro che tenere premuta la nuvoletta con il messaggio vocale, senza farla partire, e selezionare “Condividi”; a quel punto, tra le varie possibilità di condivisione c’è anche l’applicazione Speechless, l’ho selezionata; mi chiede di scegliere la lingua tra dieci disponibili, seleziono Italiano, anche perché non c’era il gattese, unica lingua parlata dal mostro che volente o nolente mi gira per casa; a quel punto aspetto pochi secondi di elaborazione, e avviene la conversione dall’audio che non ho nemmeno sentito al testo.

Ne sono rimasto molto soddisfatto, ovviamente la versione gratuita permette di convertire messaggi vocali della durata massima di venti secondi, ma pagando poco più di due euro, si ha la possibilità di ottenere il Premium, sbloccando la durata illimitata.

E poi, volete mettere rispetto a non dover sentire più quegli interminabili messaggi pieni di “ehm…” “volevo dire….” “mi sono scordato…”?

Consigli utili

Mia mamma non sa ancora quale sia la mia professione

Qui vi spiegherò come funziona l’algoritmo di Facebook mentre proverò a convincere mia madre che non sono una mendicante, ma una libera professionista.

Una delle domande che tutti mi fanno appena scoprono il mio lavoro è: SVELAMI IL TERZO SEGRETO DI FATIMA, TI PREGO! Dove per “terzo segreto di Fatima” si intende il temibile algoritmo di Facebook che tanto penalizza le pagine aziendali. Mamma, ti prego, leggi con attenzione perché sto per spiegare quale sia la mia professione!

Allora, prima di tutto mettiamoci il cuore in pace e facciamocene una ragione: Facebook per le aziende NON È AFFATTO GRATIS quindi tocca rassegnarsi. D’altra parte come potrebbe esserlo se il prodotto “in vendita” siamo proprio noi utenti? Mi spiego meglio altrimenti partono i complottisti e poi succede un casino: se state usando gratuitamente un servizio on line molto probabilmente voi siete il prodotto. Ed è proprio così su Facebook, noi utenti con i profili personali siamo la merce in vendita su Facebook. Mettetela come vi pare, piangete pure in cinese, ma quando un privato sponsorizza la pagina della sua azienda sta comprando visibilità e la visibilità riguarda gli schermi dei vostri smartphone, dei vostri computer e così via. Non è un complotto, Facebook è una società quotata in borsa, non la Caritas. Detto ciò, adesso vi svelo a grandissime linee il terzo segreto di Fatima, sperando di non dire scemenze visto che comunque un conto è saperlo e un conto è spiegarlo ed io, in tutta sincerità, sono un’operativa non una docente.

Prima cosa importantissima che dovete sapere: l’algoritmo ha una funzione primaria, una missione fondamentale ed imprescindibile, questo calcolo complesso deve assolutamente propinare all’utente il contenuto giusto, ovvero quello che vuole ritrovarsi nella home. Facebook deve piacere all’utente, altrimenti non vi verrebbe sempre voglia di aprirlo e controllare. Quindi ogni sacrosanta volta che voi mettete il pollice sulla F bianca della vostra home ed entrate nell’applicazione demoniaca sappiate che si mette in moto una macchina sofisticatissima che ragiona in questo modo. Statemi bene a sentire.

  1. Facebook fa prima di tutto un inventario rapidissimo di tutto quello che è stato pubblicato in vostra assenza, catalogando rapidamente tutti i contenuti che sono stati creati dalle pagine e dai profili che seguite.
  2. Poi, mentre la rotellina gira e voi attendete che si carichi la home, Facebook valuta e studia i segnali in base ai quali inizia a valutare a cosa potresti essere interessato. Valuta quindi chi ha postato la storia, quando lo ha fatto, che tipologia di post è (video, immagine, link) e via dicendo.
  3. A questo punto non resta che tirare ad indovinare anche se tutti sappiamo che non si tratta di previsioni magiche, ma di calcoli matematici piuttosto precisi. In base ai segnali Facebook fa una vera e propria previsione e decide se una cosa potrebbe o non potrebbe piacerti, eliminando quasi completamente ciò che lui non ritiene di tuo interesse.
  4. Assegna alla fine un punteggio per darti così la tua attesissima home, ogni post riceve un punteggio che lo posiziona più o meno in alto nello scorrimento e tu – sempre secondo l’algoritmo – dovresti trovare in cima tutte le cose che ti piacciono di più.

Questo, quindi, è quello che volete sempre sapere. E adesso cosa avete risolto? Niente. Non basta conoscere le regole base dell’algoritmo per poterlo domare e sfruttare a proprio vantaggio. Sarebbe comodo, ma non funziona così. Mamma, adesso cominci a capire che lavoro faccio? No, va bene, calma, adesso vado avanti e ti spiego meglio. 

La seconda domanda che mi viene fatta successivamente a questa è: “Sì, tutto molto bello, ma io come faccio a far volare la pagina della mia attività?” E la mia risposta, purtroppo, rimane sempre la stessa: pianificando un piano editoriale di interesse, profilando al massimo il proprio cliente ideale e alla fine pagando Facebook affinché ti dia visibilità alle persone da te indicate nella targetizzazione. E questo, tocca dirlo, non è un mestiere facilissimo e soprattutto non può essere improvvisato, l’improvvisazione infatti vi porta a spendere un mucchio di soldi senza ottenere risultati. Ed è qui che intervengono i professionisti che si fanno un mazzo tanto per rimanere a passo con i fulminei tempi di internet, quelli che mangiano pane e wifi tutti i giorni, quelli che dalla mattina alla sera passano il loro tempo a capire cosa voglia realmente la gente. Bel lavoro vero? Ecco, io faccio questo all’interno della società Growell.

Comunque sia, non sono stata esaustiva e non potrei assolutamente esserlo in questa sede, un po’ perché io da sola valgo poco, un po’ perché si tratta davvero di un lavoro che richiede tempo, dedizione e pazienza (enormi dosi di pazienza, ad essere precisi). Io da sola non vi posso aiutare, posso rispondere a qualche curiosità al massimo e posso spiegarvi alcuni trucchetti che sulle brevi distanze funzionano, ma per ottenere realmente risultati concreti e di successo c’è bisogno di una squadra che sia composta da diverse professionalità, ecco perché in Growell siamo in tanti.

Detto ciò io spero che mamma abbia capito un pochino il mio mestiere, ma allo stesso tempo spero di aver fatto risparmiare qualche centinaia di euro a qualcuno che in maniera molto incauta sponsorizza i post della propria pagina senza un concreto lavoro di targettizzazione alle spalle. La prossima volta, in caso a qualcuno interessasse, vi spiegherò anche perché il numero dei followers non è così determinate come sembra e l’acquisto di seguaci randomici “tanto per fare numero” non è mai una buona idea. Voi dovete arrivare alle persone interessate alla vostra comunicazione, non ad una massa indefinita di gente che non sarà mai un vostro cliente. Ma ne parleremo un’altra volta, adesso sono stanchissima e me ne vado a dormire!