Cinque tecniche astruse per concentrarsi

#IncursioniLibere di Alessia Pellegrini

Tranquilli, non stiamo parlando di tecniche di concentrazione approvate da psicologi e pedagoghi, né ci annoieremo con una trafila di grafici e dati statistici. Niente di niente in questo articolo sulle più astruse tecniche di concentrazione provate e assodate “solo” da anni di esperienza da studentessa disperata. Quindi cominciamo subito!

Tecnica di concentrazione astrusa n°1

Legarsi i capelli prima di studiare.
Vantaggi: permette ai pensieri di rimanere tutti belli attaccati al cuoio capelluto -e, di conseguenza, al cervello- senza farli evaporare.
Svantaggi: dopo un po’ potrete ricavarne un mal di testa degno di nota.
Eccezioni: Avete i capelli corti? Allora vi consiglio un cappello stretto, atto a comprimere i pensieri!

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Tecnica di concentrazione astrusa n°2

Isolarsi in stanze solitarie insieme al proprio gatto (o pupazzo).
Vantaggi: avrete la giusta concentrazione, a riparo da altre persone e distrazioni. In più potrete ripetere la vostra lezione al fidato e silenzioso animale domestico (o pupazzo).
Svantaggi: Mah, nessuno, se non che agli occhi di qualcuno tutto ciò potrebbe apparire un po’ bizzarro…
Eccezioni: l’animale potrebbe rifiutarsi e fuggire: optate allora per un sostituto-oggetto, o per lo specchio.

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Tecnica di concentrazione astrusa n°3

Le date (o le parole) giganti.
Questa tecnica di concentrazione e memorizzazione l’avevo letta su un articolo tempo fa, anche se un po’ diversa. Consiste nell’immaginare le date da memorizzare come avessero consistenza FISICA, tipo i palloncini giganti coi numeri del vostro compleanno. 1492? Immaginatelo gigantesco lì, proprio accanto alla tv, tutto gonfiato ad elio.
Vantaggi: aiuta davvero a memorizzare meglio le date o termini complessi di linguaggi di settore.
Svantaggi: se avete la casa piccola, rischiate fastidiosi ingombri.

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Tecnica di concentrazione astrusa n°4

Lezione di canto.
Vi è mai capitato di leggere una pagina intera e poi alzare gli occhi e rendervi conto di non aver fatto attenzione a ciò che stavate leggendo? A me sì!
Per aumentare la concentrazione nello studio, provate a leggere a voce alta e canticchiando le parole. Il ritmo aiuta moltissimo a non perdere il filo.
Vantaggi: ciò che studiamo entra meglio in testa e rimarrete più concentrato, divertendovi (v’immaginate quanto?!).
Svantaggi: ce ne sono due: il primo è per gli altri e il secondo per voi:
1) Se siete in biblioteca (e magari anche un po’ stonati) i vicini potrebbero desiderare la vostra dipartita imminente
2) Potreste avere difficoltà a richiamare alla mente ciò che avete studiato… a meno che non lo ripetiate al Prof cantando!

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Tecnica di concentrazione astrusa n°5

Legarsi alla scrivania.
Ok, non intendo in senso letterale, anche perché non vorrei farvi esaurire le riserve di scotch! Intendo di avvicinare la sedia alla scrivania, così tanto da costringerci a stare fermi bloccati in quella posizione. In effetti, anche dei paraocchi da cavallo farebbero comodo in queste situazioni…
Vantaggi: il pensiero di non potervi muovere vi aiuterà a rassegnarvi all’idea di studiare. La concentrazione a quel punto sarà l’unico inevitabile diversivo.
Svantaggi: non si esclude lo sfociare in una forma di pazzia acuta, dovuta alla troppa pressione psicologica.
Eccezioni: se studiate sul divano anziché alla scrivania… ma no via, dai! Non si studia sul divano: fila a legarti alla scrivania!

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Tutte queste tecniche di concentrazione astruse sono frutto di esperienze personali.
L’utilizzo di queste informazioni è quindi sotto il controllo e la responsabilità dell’utente.

I cartoni animati degli anni 90 VS i cartoni animati del 2000

26754924_1983392261701563_1984402928_nPer la rubrica #IncursioniLibere oggi ci viene a trovare Charlotte di Casa Saky. Essendo alle prese con una bimba piccola, non può che fare i giusti paragoni tra la televisione di una volta e quella di adesso. Qual è la vostra classifica personale dei cartoni animati di quando eravate piccoli? E adesso qual è la classifica di vostro figlio, nipote, cugino, fratello…?

 


 

Buongiorno cari follower cosa c’è di più vintage dei cartoni animati?

Noi, tre nipoti a due anni l’uno dall’altro, avevamo come baby-sitter la TV.  Eh sì, mia nonna a ‘na certa non poteva farcela cerchiamo di capire; così pomeriggi interi di cartoni animati dalle 15 che iniziava Bim, Bum, Bam fino alle 19 che tornava mio nonno dal lavoro (e lì Tg come se piovesse).

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Ma vorrei darvi la personale lista dei  best cartoon di #CasaSaky:
1- Denver
2- Pelle e ossa
3- Papà gamba lunga
4- È quasi magia Jhonny
5- Tartarughe Ninja
6- Biker Mice
7- Street Shark
8- Pokemon
9- Kiss me Licia
10- Taz mania
11- Topo Gigio
12- Scuola di polizia
13- Lupin
14- L’ispettore Gadget
15- He-Man
16- Ken Shiro
17- David Gnomo
18- Power Ranger
19- Batman
20- X-Man
21- Puffi
22- Ghostbusters
23- Holly e Benji
24- pollon
25- Jam e le ologram
26- Siamo fatti così
27- Hello Spank
28- Cavalieri dello Zodiaco
29- Mila e Shiro
30- Magica Amy
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Qui viene il bello perché nel 2018 tutto questo è datato, almeno a sentire mia sorella e mia figlia che per loro i cartoni hanno il sapore di dramma; da qui la classifica dei 2000:
1- La casa di Topolino
2- Dottoressa Peluche
3- Curioso come George
4- Peppa
5- Muffy
6- Loony Tunes
7- I Flinstons
8- Simpson
9- Scooby Doo
10- I Pj
11- I Titans Go
12- Sam e Cat
13- I Tunderman
14- Peter Pan
15- Il Libro della jungla
16- Victorius
17- Lady Bug
18- la Pimpa
19- Masha e orso
20- Casa dei Loud
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Ecco come vedete lo scambio generazionale è apocalittico. D’altra parte questi cartoni hanno segnato un’epoca e anche le vite di molti di noi. La classifica è stata dura! Soprattutto dal terzo posto in poi. Signori,  torniamo agli anni ’90… Ma che ne sanno i duemila?


Segui le avventure della casa più pazza del mondo: CasaSaky

Incursioni Libere: Sogni alla ribalta

MANUELA CORONA per la rubrica #IncursioniLibere


Cambio programma a seconda di come mi garba, mi piace girare, vedere, conoscere, scoprire. Leggo tanto, scatto molto, viaggio mai abbastanza. E scrivo. Fino ad ora solo per me stessa, ma da ora forse non solo.

manuela corona

Ho 39 anni ed una vita labirintica. Fuori casa dai furono 19 anni ho passato questo tempo vivendo prima nelle Marche, poi a Milano, poi in Toscana. Oggi sono tornata in Sardegna, da dove ho fatto il diavolo a quattro per convincere i miei genitori a farmi andare via, e dove invece adesso sto facendo il diavolo a quattro per restare. Mi si è capovolto il mondo insomma. Un mondo in cui volevo scrivere, ma che evidentemente non ero pronta ad accogliere, perché la mia idea di entrare in quello del giornalismo è rimasta là, incastrata tra il lavoro che avevo trovato mentre finivo di dare gli esami ma che poi è continuato anche dopo la laurea, ed il pensiero che ormai fosse troppo tardi.

 

Ma evidentemente non è mai davvero troppo tardi per fare qualcosa, perché l’anno che è appena passato si è concluso per me con un colpo di coda (sì, tipo quelli di cui parlano in tutti i tg a fine estate o fine inverno che sia) che ha catapultato quel sogno interrotto alla ribalta del mio presente.

Non mi è mai successo niente per caso, anzi, a dirla tutta, io al caso credo ben poco, credo che le cose uno se le debba andare a cercare senza fronzoli e senza scuse, anche se le scuse le uso anch’io, quelle camuffate da frasi tipo “Ma come faccio ad uscire con questa pioggia?”, quando invece dovrei dire “non ho voglia di cambiarmi”, perché sai com’è, anche se non ho la macchina, c’è stato chi ha inventato gli ombrelli… E invece eccola qui, una bella novità all’ improvviso, manco un fulmine a ciel sereno arriva così in fretta come questa persona ha fatto in fretta a venire a casa mia a chiedermi se mi andasse di provare a scrivere degli articoli per una testata locale. “E me lo chiedi pure?” – penso – “E si che te lo chiedo, che ne so io che tu volevi fare la giornalista e che adesso ti sto prendendo e riportando indietro nel tempo” – mi rispondo. E intanto ero già altrove, a pensare a cosa avrei potuto scrivere per iniziare. E, guarda caso, proprio due giorni dopo qui nel mio paesino del Medio Campidano sardo c’era una conferenza su un argomento che mi interessava parecchio e a cui avevo già deciso di andare. Fantastico, mi dico, un tempismo perfetto. E così ho fatto, e il mio articolo è stato pubblicato sul giornale della zona senza essere stato cambiato di una virgola, titolo compreso. Sarà stata la fortuna del principiante… però i complimenti che mi hanno fatto me li sono goduti tutti.

Questa famosa persona ha poi parlato di me ad altri due giornalisti che hanno da non molto tempo aperto un giornale online e che stanno cercando collaboratori.

Eccomi! (Non si vede, ma ho la mano alzata, anzi tutt’e due, credetemi, e carta e penna come sempre davanti a me)

Manuela Corona

Le 10 cose che solo chi ama leggere può capire

 

26553332_10215829769444275_174087537_nALESSIA PELLEGRINI per la rubrica #IncursioniLibere

 Studentessa di lettere per formazione, sognatrice per passione. Potrei dire che la scrittura non può fare a meno di me, ma la realtà è che io non posso fare a meno di lei!


10 cose che solo chi ama leggere può capire: l’emozione di quando sfogli le prime pagine, il momento in cui ti immergi nell’appetitosa fragranza della storia.
Quando inizi il libro, quando lo vivi e quando lo chiudi, ma mai veramente con-cludi, perché quella storia è ormai entrata in te e ci rimarrà per sempre, indelebile.

Questi e tanti altri delicati piaceri che solo chi ama leggere può capire.

1) Quando apri il libro e d’improvviso, nell’ordine:

  • ti luccicano gli occhi come davanti a un bel piatto fumante di lasagne al forno

  • lo maneggi con attenzione estrema, saggiandone la copertina -liscia, ruvida, virtuale- con i polpastrelli

  • lo apri e tiri un’avida sniffata dell’odore di “libro nuovo” o dell’impareggiabile odore “di libro antico”

2) Quando leggi un capitolo o frase meravigliosi, che d’improvviso creano un legame semplice e chiaro col groviglio inestricabile delle tue emozioni. Ed ecco che pensi: “Questo libro è stato scritto per ME”.

3) Quando muori di fame, ma rinvii di un altro quarto d’ora la cena, per leggere ancora un capitolo.

4) Al contrario: quando mancano poche pagine alla fine del libro, ma lo lasci ancora un po’ quieto sul tuo comodino. Indugi. Perché terminare un libro è un po’ come tornare a casa dopo un lungo viaggio: sei felice e insieme nostalgico, e sai che le emozioni provate la prima volta non potranno mai tornare.

5) Il“Meno male che ci sei tu” rivolto non ad amici, innamorati o parenti, ma al tuo libro che ti aspetta quando rientri a casa, dopo una giornata sfinente.

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6) Come si possa diventare coraggiosi, ironici, intraprendenti e perfino malandrini, solo immedesimandoci nel carattere del protagonista.

7) Il rammarico di non trovare mai, nel mondo reale, persone così interessanti, singolari, uniche e vere, come i nostri personaggi preferiti.

8) Il momento dell’illuminazione: quando capisci un senso nascosto nelle parole di un personaggio, o un dettaglio descritto fugacemente, oppure quando ti appare chiaro il significato profondo del titolo.

9) Quando rispondi per le rime con la tagliente citazione del tuo romanzo preferito, ma i non-lettori non capisco e non colgono la lieve nota di amara ironia che la accompagna.

10) La sensazione di curiosità, paura, aspettativa che si crea poco alla volta, mano a mano che la lettura prosegue e la trama ti coinvolge nella sua avventura emozionante.

Perché è sempre bello, anche se un po’ pericoloso, addentrarsi nella giungla di emozioni e sensazioni della lettura.

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