Le tribolazioni di un italiano in Cina: una sorta di blog di viaggio in versione cartacea

Le tribolazioni di un italiano in Cina è un bel racconto di viaggio che sicuramente farà ridere molte persone, altre invece potranno spaventarsi un pochino. La narrazione però non è affatto pesante e nonostante alcune situazioni descritte possano fare oggettivamente un po’ paura (il sequestro di persona normalmente è reato, ecco) la leggerezza del tono di voce tipico del blog di viaggio fa percepire la storia con il giusto distacco.

Ho letto questo libro in pochissimo tempo e per qualche ora non sono stata in grado di decidere se mi fosse piaciuto oppure no. Sicuramente ho riso tantissimo, ma in alcuni punti mi sono chiesta se stavo ridendo in maniera legittima. Alla fine mi sono scrollata di dosso un po’ della mia solita pesantezza polemica e ho deciso che una narrazione così incalzante e divertente poteva anche permettersi d’essere dissacrante e un filino politicamente scorretta.

La trama

È un racconto autobiografico, la cronaca di una bruttissima esperienza lavorativa che si è tradotta in una truffa in piena regola. Il nostro protagonista, stufo di vedersi proporre stage sottopagati o per la gloria, decide di rispondere a un annuncio di lavoro proveniente dalla Cina, dove si parla di assunzione, stipendio dignitoso, spese coperte e tanti altri benefit tra i quali l’alloggio in un residence con piscina. Ovviamente la situazione non sarà quella presentata, ma per quanto ci si possa sforzare a immaginare i limiti di una truffa orribile è difficile arrivare a quanto è successo al nostro eroe nazionale.

Non leggete questo libro

… se non siete disposti ad accettare alcune battute un filino maschiliste e alcune considerazioni un po’ fuori luogo sul corpo delle donne “al naturale”. Ho faticato ad accettare le pagine che descrivono per quale ragione non sia possibile avere un rapporto sessuale con una donna che ha i baffi. Conosco ragazze che non si depilano e hanno una vita sessuale attiva e appagante, eviterei di dilungarmi così tanto mentre si cerca disperatamente di normalizzare il corpo femminile al naturale. Capisco che i baffetti possono non piacere agli uomini, ma è una visione che possiamo anche sforzarci di soprassedere in testi che poi sono divulgati ad ampio raggio.

… se non vi piace sentir parlare male dei cinesi. Infatti va sempre tenuto presente che l’autore scrive in seguito a una truffa e di una truffa racconta i fatti. Nel libro sono messi in luce tanti aspetti di una cultura molto lontana dalla nostra e non sempre se ne parla in modo gentile. Francamente mi ci sono ritrovata molto, il mio essere italiana cozza moltissimo con alcuni aspetti del vivere cinese, ma il bello di viaggiare è proprio questo: misurarsi con stili di vita diametralmente opposti al nostro.

In conclusione

A me il libro è piaciuto e sono molto contenta di averlo preso in prestito attraverso Kindle Unlimited e lo consiglio vivamente a chiunque abbia lo spirito per farsi un paio di risate davvero politicamente scorrette e decisamente dissacranti.

Massì, tutto sommato il testo lo promuoviamo con un bel 7! Ma attendiamo la vostra opinione, come sempre, quindi datevi una spicciata nel leggerlo che poi dobbiamo parlarne fittissimo, sono sicura che faremo un po’ di casino. Vi lascio il link qui così fate prima!

Soffri d’ansia? Ti consiglio un libro: La rana bollita

Cari amici, sono contentissima di essere tornata a leggere con entusiasmo. La noia e il senso di pigrizia letteraria che m’ha colto in gravidanza e nel post parto sta finalmente passando e … sono tornata a divorare libri.

In questo blog abbiamo parlato spesso della mia ansia e dei disturbi che ne derivano, qualcuno mi ha anche scritto per raccontarmi la sua storia e sono davvero felice che una lettura, talvolta, possa farvi sentire meno a disagio.

Mi sono imbattuta praticamente per caso in un libro molto interessante che si intitola: La rana bollita, una storia di ansia, attacchi di panico e cambiamento (Marina Innorta). Ho deciso di parlarvene un po’ perché è stato per me un balsamo in questi giorni concitati (covid, home office, trasloco e altre mirabolanti avventure).

Sì, sono una di quelle che sottolinea cose anche sul Kindle, ma solo per farvi poi gli screen e arricchire i blogpost!

Mi ci sono ritrovata molto, quindi penso che tutte le persone che mi hanno scritto per dirmi quanto si rivedessero nel mio articolo possano trarre beneficio dalle parile di Marina Innorta. Normalmente, a essere onesta, non amo molto leggere libri in cui la gente racconta disagi, infatti non ero troppo convinta di cominciare questo libro. La verità è che, con mia immensa sorpresa, mi ha presa subito fin dalle prime righe. Marina, infatti, parla esattamente come mi sono sempre immaginata di parlare a voi nel trasmettervi le mia difficoltà. Poi in realtà, come sapete, l’ho fatto solo una volta e dubito possa succedere di nuovo.

Però, mentre leggevo, riflettevo su quanto sarebbe bello riuscire a parlare così del mio disturbo d’ansia e di altre carogne che si attaccano al cervello e per le quali, purtroppo, la cura non è mai una faccenda sicura e certa.

Il punto è che vorrei poter fare del bene quanto questo libro ne ha fatto a me in questi giorni. Leggere nero su bianco quello che quotidianamente vivo e quello che quotidianamente dovrei fare per “rimettermi in bolla” mi ha dato una mano. Quando, infatti, si concretizza una paura irrazionale lasciando che qualcuno la descriva per bene, questa tende a rimpicciolirsi. Come l’acqua versata a terra, se la si potesse mettere in un bicchiere solo descrivendola non sarebbe più così disastrosa.

Vi consiglio la lettura di questo libro non solo se soffrite d’ansia, ma anche e soprattutto se vivete con qualcuno che ne soffre. Spesso la difficoltà sta anche nel capire come approcciare con chi vive costantemente nella paura, oppure nel comprendere il disturbo e intervenire, oppure nel semplice convivere di tutti i giorni.

La cosa importante è appunto che se ne parli e che si chieda aiuto perché soffrire d’ansia non è diverso dall’ avere un dolore cronico alla caviglia per mesi, mesi, mesi e mesi. Solo che per il dolore sanno tutti (o quasi) come intervenire, invece per i disturbi mentali nessuno sa davvero che fare a botta sicura. Tavor, Xanax, Cipralex e chi più ne ha più ne metta: psicofarmaci che possono essere d’aiuto oppure possono essere la condanna definitiva. Così, al 50 e 50, con una certa sincerità persino dei medici. Se ti fa male la caviglia, invece, ti spari del Toradol e sei sicuro che per qualche ora avrai tregua. Non che il dolore cronico sia meglio, ben inteso, ma almeno si ha una certa sicurezza sul come trattarlo. Almeno nella maggior parte dei casi, insomma.

Marina Innorta

Ma non è questo il posto della polemica, a me interessa che capiate cos’è un disturbo d’ansia e capiate cosa succede davvero a chi ne soffre sul serio. Non stiamo parlando di irrequietezza momentanea, di svogliatezza, di pigrizia o del classico “fiato sul collo”, si sta parlando di quella stramaledetta sensazione che si prova a vivere costantemente nella paura, tutto il giorno tutti i giorni.

Quindi visto che vi piace quando vi dò consigli libreschi super radical chic(ccosissimi), correte a comprare La Rana Bollita, leggetelo e poi tornate qui da me che ne parliamo insieme. Potete anche contattarmi sui social, ho visto che oramai è quello il canale che preferite per le chiacchiere istantanee.

Vi ricordo che abbiamo anche aperto un canale Telegram per farvi rimanere aggiornati, se vi va e se vi fa piacere!

Se muori fatti vivo – Timoteo di Matteo

Mi piacciono i gialli, lo si capisce dalle mie recensioni e dai miei gusti in fatto di serie tv. Ultimamente mi sono chiusa con la saga delle Mittford di Jessica Fellowes e faccio il conto alla rovescia per l’uscita del nuovo volume. Scrivere un giallo non è una cosa semplice, la storia deve essere molto chiara nella testa dello scrittore e non è una cosa sempre scontata. Un giallo deve tenere col fiato sospeso, deve avere ottimi colpi di scena per non annoiare, ma soprattutto deve essere abbastanza credibile. Se smette di essere una situazione “potenzialmente familiare” allora si perde qualsiasi possibilità di vivere un’esperienza immersiva e allora … meh.

Copertina se muori fatti vivo di Timoteo di Matteo

Ho ricevuto in regalo il libro di Timoteo di Matteo “Se muori fatti vivo” e attirata dalla bella copertina dello studio di design Isleta, non ho potuto resistere alla tentazione di divorarlo letteralmente in un pomeriggio, all’ombra del mio ombrellone in terrazza.

Isabella è un avvocato molto preparato (con la fissa della cancelleria e dei vestitini eleganti) che si ritrova da sola in uno studio associato mentre i titolari sono in vacanza. Da lì a poco un’avventura travolgente la obbligherà alle fatiche di Ercole sotto al sole cocente di una torrida estate: le si presenta allo studio un uomo misterioso che le consegna un pacco altrettanto misterioso. Isabella riceve un unico ordine: consegnare il pacco in Procura alla notizia del decesso dell’uomo che gliel’ha consegnato. Sembra facile? Beh, avrebbe potuto esserlo e invece no, niente sarà facile e la povera Isabella sarà costretta a rimandare qualche pomeriggio al lago con l’amica Cecilia.

Se muori fatti vivo è un buon giallo non necessariamente scontato, ma abbastanza leggero per non perdersi in duemila personaggi che richiedono attenzioni altissime. Pochi attori, fatti molto chiari e mistero ben definito sono la base per tenere agevolmente il passo dell’indagine; le carte inoltre sono svelate abbastanza lentamente per stupire senza annoiare. Il punto forte di questo libro è che l’autore parte con un’umiltà palpabile che si concretizza in una buona storia interessante e credibile.

Non voglio andare oltre, non amo perdermi in chiacchiere quando l’unica cosa che posso dire è leggete questo libro se avete voglia di una situazione divertente, a tratti esilarante, con una buona dose di misero e un lieto fine che lascia un bel sorriso stampato in faccia. Ho saputo che ci sarà un secondo episodio, quindi mi metto in pole position per una seconda avventura con Isabella!

Roberta Bianchessi: Il custode dei pozzi maledetti

Recensione di Claudio Ciccone

Il fantasy è un genere infame, diciamoci la verità. Non solo i giovani scrittori, ma anche i giovani lettori almeno una volta nella vita hanno letto un romanzo, una trilogia o una saga fantasy. Ed è normale che per molti di noi le nostre letture ambientati in mondi, universi, tempi lontani dai nostri abbiano contribuito a costruire la nostra, appunto, fantasia.

Personalmente non so se sarei diventato il lettore che sono oggi se non avessi incontrato autori come J.R.R. Tolkien, Robert E. Howard, Terry Pratchett, Philip Pullman o anche J.K. Rowling.

Nel corso del tempo, tuttavia, ho letto cose che avrei preferito non deludessero in maniera così dolorosa le mie aspettative (Cristopher Paolini, se mi stai leggendo, sappi che un giorno ti troverò e ti farò ingoiare pagina per pagina il tuo ciclo dell’Eredità) ma che mi hanno insegnato che alle volte, una buona idea può rivelarsi meno prolifica del previsto, col rischio di diventare ripetitiva (non per citare le Cronache del Mondo Emerso, ma le Cronache del Mondo Emerso sono un ottimo esempio) oppure poco originale diventando il racconto di una campagna D&D (il gioco di ruolo in cui un Master racconta una storia e i giocatori, impersonando i personaggi che si sono inventati, la interpretano facendo scelte, combattendo, usando dadi e abilità).

Questo perché, come ho già detto, il fantasy è un genere infame. Tutti sono attratti dall’idea di dare forma al proprio mondo fatto di castelli, fate, elfi e orchi, ma altra faccenda è creare qualcosa che non puzzi di già letto.

Eppure, ogni volta che ho tra le mani un libro di questo genere mi ci avvicino sempre con quell’incanto che avevo da bambino, quando per la prima volta leggevo di Aragorn e Frodo, Gandalf e Gimli (Legolas no, perché Elfi boia solo noia). E per quanto ad oggi abbia letto libri di ogni tipo e sia diventato sicuramente più vecchio e noioso preferendo i saggi ai romanzi, leggere un fantasy è un’attività che mi genera emozioni che nient’altro riesce a trasmettermi.

È con queste premesse che mi sono avvicinato al nuovo libro di Roberta Bianchessi “Il Custode dei Pozzi Maledetti”: una lettura impegnativa, nonostante le sue 185 pagine Glossario e Ringraziamenti compresi, che mi ha invogliato a scrivere questo blog post.

Copertina libro: il custode dei pozzi maledetti

Roberta si è inventata un mondo che mi ha spiazzato, un universo al quale mi sono dovuto affacciare senza l’aiuto di alcuna esperienza precedente, ed è stata una sfida divertente rimettere insieme i pezzi per ricostruire il mosaico e tentare di avere un’idea più chiara di cosa stesse succedendo.

Perché Il Custode dei Pozzi Maledetti ha un intreccio frammentato come il mondo in cui è ambientato, lo spazio-tempo è ricombinato così che il lettore, come i Custodi del romanzo, è sbalzato avanti e indietro lungo la linea temporale in salti di cui all’inizio non è facile capire la natura, o il senso.

L’idea che ho avuto leggendo le pagine di questo libro è stata quella di una pellicola smontata scena per scena, mescolata, e infine rimontata in modo che solo alla fine del libro si possa avere un’idea chiara, o almeno meno parziale, della situazione generale.

Una scelta audace, quella di Roberta, che tuttavia in certi punti ha rischiato di frustrarmi, obbligato a farmi trasportare dal susseguirsi delle righe senza essere davvero in grado di ricreare sotto forma di immagini mentali quanto stavo leggendo. Ciò che è normale per i personaggi del libro è assolutamente anormale per me, che ancora sto qui domandandomi come effettivamente siano fatte le Guardie del Fondo.

Quello che invece mi è piaciuto molto è stato trovarmi molto vicino ai personaggi di cui si raccontano le azioni, sì, ma soprattutto i sentimenti, le passioni. Quando Roberta si avvicina alla rettile Lussy (la scena nella capanna l’ho trovata perfettamente equilibrata nella rudezza della narrazione e nella descrizione dei suoi sentimenti), al felino Astaroth e al mutaforma Nihls sono riuscito a vedere quello che vedevano loro, sentire i loro pensieri.

Sono stato molto contento di leggere questo libro, mi ci ero avvicinato con l’idea di passare qualche ora con una lettura leggera e invece mi sono ritrovato a partecipare alla costruzione di un qualcosa di nuovo, con grande entusiasmo, nonostante la difficoltà nello sbrogliare alcune scene più movimentate (ho faticato a capire le dinamiche di diversi “combattimenti”) e il dispiacere nel constatare che la conclusione del libro non porta a una chiusura del cerchio aperta nel prologo, rendendolo meno conclusivo di quanto non siamo abituati quando si apre un ciclo fantasy, in cui il finale contiene tanto la fine della trama principale quanto l’apertura delle trame da portare avanti nei libri successivi (la Compagnia dell’Anello che si scioglie ma la missione da portare avanti, Ned Stark decapitato ma le conseguenze dei segreti rivelati, e così via).

È un libro che merita di essere letto, e che si può comprare qui.

E voi? Siete lettori di Fantasy? Qual è quel romanzo, o quella saga, che più ha contribuito a costruire la vostra immaginazione? Quale non avreste mai voluto leggere?

I delitti Mitford, la saga di Jessica Fellowes

Le sorelle Mitford

Per gli appassionati di gialli londinesi di primo Novecento ho deciso di aprire questo spazio dove raccoglierò tutte le recensioni della saga I DELITTI MITFORD di JESSICA FELLOWES. Di volta in volta aggiornerò l’articolo in modo tale che siano raccolti qui tutti i volumi e le mie considerazioni.

Chi sono le sorelle Mitford

La stampa britannica più di una volta le ha definite Le sorelle più affascinanti del XX secolo. Queste donne non sono frutto della fantasia comunque scoppiettante di Jessica Fellowes, ma sono esistite realmente e facevano parte di quell’aristocrazia scomoda che appoggiava le folli idee di Hitler a cavallo tra le due grandi guerre. Queste sei donne hanno tenuto in mano la scena aristocratica per molti anni, distinguendosi in diversi campi poiché ognuna di loro possedeva una qualche dote creativa particolare. Jessica Fellowes, comunque, si dilunga moltissimo nella narrazione di questi personaggi storici in una bellissima intervista al Manifesto. Vi consiglio di darci una letta.

La famiglia Mitford è un po’ incasinarella tra fasciste convinte, antisemite rabbiose e una comunista che scappa. Vale la pena conoscerle una per una attraverso i volumi della saga di Jessica Fellowes.

I volumi della saga “I delitti Mitford”

Questa parte verrà aggiornata man mano che usciranno nuovi volumi e che avrò modo di recensirli. Per il momento sono riuscita stare abbastanza sul pezzo con Neri Pozza (la casa editrice che li pubblica), anche se effettivamente la versione cartacea costa sempre un occhio della testa.

  • L’assassinio di Florence Nightingale Shore. Non ho nessuna intenzione di dilungarmi nel racconto della trama perché vi rovinerei quasi tutto, se cercate quella potete tranquillamente guardare la scheda del libro sul sito ufficiale. Questo è il volume in cui conosciamo colei che per me sarà una grande eroina: Louisa (che non è una delle sorelle Mitford). Luisa è la cameriera, la baby sitter, la domestica diciottenne che diventerà la confidente delle Mitford, in particolare di Nancy la più grande che in questo volume ha 16 anni. Conosciamo anche un altro personaggio simpatico: Guy la guardia. I due – la domestica e la guardia – saranno capacissimi di creare siparietti divertenti durante le indagini sull’assassinio di Florence. Londra di inizio Novecento esce splendida dalla penna della Fellowes: abiti, colori, profumi, cibi, abitudini … persino l’odore della pioggia pare chiarissimo al lettore! Forse sono un po’ di parte perché da sempre amo i gialli ambientati in questo periodo e in queste zone, tuttavia vi posso assicurare che per gli amanti degli anni Venti qui c’è davvero tanto materiale sul quale fantasticare e perdersi nel tintinnio dei bicchieri durante i party dell’aristocrazia inglese. Il finale e quindi la risoluzione non è proprio banale, anche se la chiusura richiede un colpo di genio non sempre credibilissimo. In realtà ci si scende a patti tranquillamente se si considera che i personaggi sono dotati di un’intelligenza leggermente superiore alla media. VOTO COMPLESSIVO: 8 perché si fa un po’ fatica a raccapezzarsi con tutti i nomi e i soprannomi. Forse c’è bisogno di un sistema con maggiore chiarezza (oppure uno schemino per noi poveri sbadati che si fanno prendere troppo dalla narrazione). Alle volte diventa difficile ricordarsi che lo stesso personaggio può avere due nomi, oppure quando i nomi sono troppo simili all’inizio si può fare confusione e si viene costretti a tornare indietro.
  • Morte di un giovane di belle speranze. Questo è il secondo volume, atteso come si attende il giorno di Natale. Quando finalmente è uscito mi sono catapultata alla cassa della Feltrinelli e due minuti dopo stavo già con il naso tra le pagine. Vi è mai capitato di centellinare le pagine di un libro perché non avete alcuna intenzione di finirlo troppo presto e rimanere senza? E le aspettative non sono state disattese, anche in questo caso non vi dico niente della trama, ma intendo mettervi al corrente del fatto che all’interno troverete una valanga di personaggi bellissimi. Una banda di donnacce malviventi, un manipolo di criminali un po’ disadattati, cocaina, armi, alcol e jazz! Stupendo, meraviglioso e incredibilmente coinvolgente. Arrivano anche nuovi pezzettini che spingono avanti la trama di base, quella che probabilmente ci accompagnerà lungo tutta la saga. Louisa e Guy si confermano squadrone anticrimine con l’aiuto importante di Nancy che sta crescendo e diventa sempre più sagace. Cresce anche Pamela e attorno a loro si comincia a formare un gruppetto di aristocratici giovani con tantissima voglia di evadere e divertirsi. Buona anche la risoluzione del caso, sebbene a tratti decisamente secondaria. VOTO COMPLESSIVO: 9 perché nella malavita si poteva osare un po’ di più! Non avverto eccessive mancanze, però la scena dell’assalto alla casa secondo me ha rischiato di essere molto patetica. Patetica, invece, è sicuramente la poliziotta che lavora con Guy. Potevano farne a meno.

Che dire, rimaniamo sintonizzati per andare avanti con questa saga che promette benissimo. Ammetto, di nuovo, di essere estremamente di parte, ma non ci posso fare niente. Non sono amante dei gialli, ma quando si parla di certe ambientazioni, omicidi irrisolti e aristocrazie decadenti io … eh, io …! Va bene, se volete parliamone qui, ma occhio a non fare spoiler!

1110 – Squarci di pensiero tradotti in immagini di Giulia Savarelli

Odio fare le premesse, ma a questo punto è doveroso. Nella mia bio, alla voce “Chi siamo” dico chiaramente che non mi piacciono le poesie. Ed è la verità: non mi piacciono. Claudio più di una volta ha cercato di capire questa mia avversione (Vuol forse dire che non ti piace l’Odissea? La Divina Commedia? La Gerusalemme liberata?) CHE BARBA. Mi piacciono le storie, a chi non piace tutta questa roba? Solo che la preferisco raccontata in prosa. Embè? Questo fa di me un’ignorante blasfema? Può essere, ma almeno io non me la sento di fare la fatica di fingere di trovare interessante I fiori del male giusto perché fa figo il titolo. Preferisco la prosa e nella fattispecie leggo volentieri romanzi storici e romanzi fantasy, tutto il resto mi deve convincere. 

E la Savarelli continua a convincermi nonostante i suoi temi, la sua scrittura e la sua poetica in generale siano tremendamente distanti di me, da quello che penso, da come lo penso e da come lo descriverei io personalmente. Ci vuole talento per riuscire a tirarmi in ballo con una musica che normalmente non mi piacerebbe. 

Della Savarelli io vi avevo già consigliato una lettura Love Hurts e sono qui a consigliarvi anche questo gioiellino di raccolta di immagini e poesie. Perché ve lo consiglio se le poesie non mi piacciono? Perché mi pagano per farlo […] NO NON E’ VERO. Non ho mai preso un soldo per scrivere una recensione o un consiglio, chi lo racconta in giro non sa di che parla. Vi consiglio 1110 perché ci sono al suo interno delle bellissime fotografie e perché le poesie che accompagnano le immagini sono belle. Sono belle per davvero e non ho intenzione di aggiungere altro per descriverle, andrei unicamente ad appesantire una farfalla mentre vola: farei una violenza. 

Tant’è vero che ci ho messo un po’ ad affrontare il suo nuovo libro 1110, una raccolta di poesie e foto che vanno a braccetto tra loro. La Savarelli stupisce con la penna, ma anche con l’obiettivo sa incantare. Nel suo lavoro non c’è mai niente di barocco, niente di forzato e sebbene si inserisca in un contesto piuttosto preciso e già esplorato in diverse direzioni, lei riesce sempre a metterci quel tanto di suo che  trasforma l’ennesima operetta “Tumblr born” in qualcosa di delicato, profondo e incredibilmente maturo. Non so come faccia, ma lei ci riesce. 

Quindi: se vi piacciono le poesie (ma anche se non ne andate matti), se vi piacciono le fotografie in bianco e nero, se cercate un quadernino da tenervi in borsa da utilizzare quando dovete appuntare un pensiero fugace… cliccate qui e comprate il nuovo libro della Savarelli.

Fidatevi di me. 

Tutte le foto utilizzate in questo blogpost sono di Giulia Savarelli e ne possiedo i diritti per questo utilizzo. 

Nina, perché? Perché è uscito il secondo volume!

Ebbene sì, è uscito il secondo volume di Nina, perché?” il libro di fumetti più divertente dell’anno. 

Andiamo con ordine. Tempo fa vi avevo parlato di una coppia di amici (ormai penso di poterli definire tali) che raccontava in modo esilarante tutti i buffi momenti di Nina, la loro piccoletta di 3 anni. Se non ve lo ricordate potete cliccare fortissimo qui. Mi sono avvicinata a loro per curiosità, infatti trovo molto divertente il modo che hanno trovato per parlare di genitorialità senza esasperazione e senza uno scorretto utilizzo dell’immagine del bambino. 

Nina infatti non è ritratta quasi mai in fotografia (sui social) e quando questo accade c’è sempre un profondo rispetto della sua persona. Non ci sono immagini in cui non sia adeguatamente vestita, non ci sono foto in cui piange disperata o altre situazioni imbarazzanti. La sua immagine reale è trattata con dignità e per quel poco che la si vede, la si trova sempre sorridente e consapevole di partecipare a uno scatto. 

Il primo volume ha avuto un successo davvero inaspettato, almeno per Diego e Maria Chiara (i genitori di Nina).  Se la sono scritta, se la sono disegnata, se la sono tradotta anche in spagnolo ed è stato subito un gran botto. Si pubblicano da soli, nonostante abbiano ricevuto diverse proposte dopo l’uscita del primo volume: hanno scelto questa linea e per ora sembrano decisi ad andare avanti in questo modo. 

Non posso che consigliare la lettura di questo divertentissimo fumetto a tutti quelli che mi seguono, davvero. Potrebbe essere un regalo di Natale stupendo, visto il tempismo perfetto dell’uscita! Venite a scoprire tutti personaggi di quest’avventura, gli amici di Nina sapranno farvi letteralmente morire dalle risate. Il mio preferito? Trovatelo, è un personaggio un po’ scomodo… 

Per acquistare con un solo tap cliccate fortissimo qui.

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – Audrey Niffenegger

Eccoci qui con un nuovo libro da mettere sul comodino, in borsa oppure ovunque vi torni comodo nei momenti di pausa. Io, come oramai sapete benissimo, difficilmente esco di casa senza un libro nella borsa essendo, a mio avviso, una delle poche armi contro lo stress causato dai mezzi pubblici di Roma. La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo è un libro che ho comprato dopo che avevo letto qualcosa passare su Facebook; non ricordo benissimo, ma una mia carissima amica genovese con gusti libreschi molto rilevanti (Ciao Elena!) l’ha nominato in relazione a qualcosa che non ricordo. Ciò che invece m’è rimasto impresso è il fatto che lei l’avesse utilizzato come grande esempio di narrativa, indicandolo persino come uno dei suoi libri preferiti. A quel punto, ovviamente, stavo già strisciando il bancomat alla Giunti. Voi potete acquistarlo cliccando qui.

La trama

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo - Audrey NeffeneggerNon ho nessuna intenzione di snocciolarvi la sinossi, quindi vi delizierò con pochissime informazioni. Si tratta di una storia d’amore un po’ strana: Henry soffre di una malattia che lo costringe a saltare avanti e indietro nel tempo, Claire passa le sue giornate a controllare quando sarà la prossima volta che vedrà il suo uomo in base a un calendario ben definito che i due si sono costruiti per incontrarsi almeno fino a quando non potranno viversi nel presente. Non ci avete capito niente? Sì, ammetto che non mi spiego benissimo e non è semplice farlo, però il punto è che Henry conosce Claire quando lui ha circa 40 anni e lei 6. La vedrà crescere e l’aiuterà a superare le follie dell’adolescenza, fino a quando non la incontrerà nel presente (ma a quel punto lui non saprà chi sia lei!) e lì inizieranno insieme una vita coniugale (quasi) normale. Se siete confusi è bene che sia così!

La mia opinione

Elena dovrebbe aprire un blog e cominciare a dare consigli a destra e a manca perché, credetemi sulla parola, non ne sbaglia uno. Questo libro è bellissimo, così tanto travolgente e immersivo che più volte mi sono ritrovata con gli occhi lucidi a causa dell’alto livello di potentissimi sentimenti. Impossibile non immedesimarsi, impossibile rimanere indifferenti a certe situazioni che più o meno abbiamo vissuto tutti con diverse difficoltà. La scrittura è fluida e assolutamente non pretenziosa, quel genere di narrativa che lascia completamente spazio alla storia e che non si perde in virtuosismi che io chiamo “masturbazione d’inchiostro”. Questo, ovviamente, tutto merito della bravura di Audrey Niffenegger, un soggetto piuttosto bizzarro con idee creative davvero valide.

Anageria – Come fermare il tempo di Matt Haig

Volto di Matt Haig e copertina del libro Come fermare il tempo in Inglese

Anageria è un termine che non esiste, probabilmente se l’avete cercato su Google è perché vi siete appena letti il nuovo libro di Matt HaigCome fermare il tempo” e volete capire un po’ di più.

Per prima cosa sappiate che non esistono umani affetti da questa disfunzione, esistono sindromi che portano il corpo a invecchiare molto rapidamente, ma non ci sono casi accertati di quadricentenari che dimostrano 50 anni all’incirca. Pare stupida la precisazione? Peccato, vi siete dimenticati la fantasia a casa. Da quando ho memoria i nerd di tutto il mondo si interrogano sulla psicologia complessa di un elfo, una creatura in grado di superare anche i mille anni d’età: chi decide di costruirsi un personaggio di questa razza (per giocare a D&D) si interroga sempre su un sacco di cose. Non avete mai giocato a D&D? Non siete dei nerd? Non avete mai dedicato cinque minuti alla possibile psicologia di un elfo millenario? Non fa niente, il libro di Matt Haig potrà permettervi un overview sulla faccenda.

Come fermare il tempo, di Matt Haig

La trama [SPOILER FREE]

Tom ha quattrocento anni, ma ne dimostra una quarantina abbondante. Insegna storia in un liceo di Londra e tutta la sua vita è costellata da fughe, esperienze orribili e ovviamente cambi d’identità. Nasce con una disfunzione che gli impedisce di invecchiare come tutte le altre persone, perciò è costretto ad attraversare i secoli scappando da chi lo accusa di stregoneria o di patti con il demonio. Incontra, ad un certo punto, il presidente di una società di persone come lui (chiamati Albatros). Questo signore sembra essere una sorta di salvezza, un protettore che in cambio di piccole e grandi missioni garantisce sostentamento e sicurezza agli Albatros. Questa società è segreta e nessuno – a eccezione dei membri – ne deve venire a conoscenza. Sembra infatti che le persone affette da questo disturbo vengano utilizzate in alcuni laboratori per esperimenti genetici. Tom vive costantemente nel suo immenso passato, tra i ricordi di una moglie defunta e una figlia dispersa. Soffre di bruttissime emicranie che peggiorano quando la sua mente scivola nei ricordi. Per tutta la sua vita ha solo una missione: ritrovare la propria bambina, affetta dalla stessa disfunzione.

La recensione [GLI SPOILER SONO SEGNALATI IN ROSSO]

Odio il termine “recensione”, ma adesso non mi viene in mente niente di meglio per lo sbrodolamento fittissimo di pensieri che andrò a propinarvi. Il libro mi è piaciuto e l’ho letto molto volentieri, tuttavia questa volta non sarò priva di critiche. Critiche che vengono comunque fatte con immensa umiltà e massima stima per l’autore, tanto che io parlerei più di “lista delle aspettative deluse”.

  1. Tom è nato il 3 marzo 1581 quindi si è vissuto tutto un periodo storico lunghissimo, gravido di momenti che hanno dato al mondo l’attuale layout. Mi sarebbe piaciuto vivere un po’ di più questi passaggi, invece l’autore mi ciba unicamente di brevi episodi che passano dai processi per stregoneria, al Globe Theatre fino ad arrivare alle grandi conquiste oltreoceano. Bello, ma troppo poco. Avrei voluto mangiare più pezzi di storia, guardandoli attraverso gli occhi di un uomo che dice di averli vissuti in prima persona. Al termine del libro ho sentito molto la mancanza di episodi di questo tipo e questo lo dico da appassionata di romanzi storici. Peccato!
  2. La società degli Albatros è una questione troppo poco accennata: non mi dite niente! Mi dite solo che ci sta ‘sto tizio che ha fatto i soldi con i tulipani e che – non si sa bene in cambio di cosa – decide di proteggere tutti gli uomini affetti da questa disfunzione della crescita. Ma perché! Per l’anima del cazzo? Nel senso, tutto sto sbatti per proteggere della gente (soldi, documenti falsi, immobili, viaggi…) perché sei Gesù Cristo? No, non è lui. La sfera della società avrei voluto esplorarla meglio, conoscere più membri e vederne le attività. Quello che ho letto non mi è bastato, ecco.
  3. SPOILER – Se non hai letto il libro salta il punto 3. La ragazza che arriva alla fine, vestita come una badass assurda, è un po’ patetica. Non si capisce per niente il suo arrivo, il suo vero legame con la società, il motivo per il quale fosse stata tenuta lontana dal padre e addirittura messa contro. Ma perché? Perché non me lo dici per bene!

A parte queste tre (solo tre) cose, il libro è molto bello. Ci sono momenti molto commoventi, tutto ciò che parla d’amore è sofferenza allo stato puro, mentre la malinconia è il filo conduttore di ogni singola pagina. Devo ammettere che un po’ di magone m’è venuto già dal principio, quando s’è iniziato a parlare di Rose (la moglie di Tom). Mi sono piaciuti molto alcuni dialoghi e alcune profonde riflessioni sul tempo, sulla memoria e sull’esistenza dell’uomo. Mi è piaciuto moltissimo anche quando, con una certa naturalezza, si riusciva a distorcere la percezione del tempo del lettore: un continuo flusso di coscienza che mescola passato, presente e futuro.

Credo che Come fermare il tempo sia un buon lavoro, un ottimo libro da mettere in borsa e da leggere tutto d’un fiato. Mi piace molto anche come l’autore decide di dirci come effettivamente sia possibile fermare il tempo, fissando tre punti stupendi che lo suggeriscono in successione. Che poi, detto onestamente, questa è una mia personalissima deduzione e magari è pure sbagliata. Ma alla fine Matt Haig ci dice davvero come fare. Ma perché non provate a scoprirlo anche voi? Cliccate qui.

 

 

Un bel libro fantasy: Fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos

L'Attraversaspecchi, Fidanzati dell'inverno

Volete leggere un bel libro fantasy? Siete atterrati nel posto giusto perché sto per consigliarvi il primo volume di una saga che potrebbe essere il nuovo caso letterario: L’Attraversaspecchi, Fidanzati dell’inverno (Vol. 1) di Christelle Dabos.

Vi prego leggetelo, è bellissimo!

Prima di tutto, come ho già detto, Fidanzati dell’inverno è il primo libro di una saga, quindi mettetevi comodi perché se avete intenzione di infilarvi nel tunnel sappiate che ci sarà da aspettare. Questo a meno che non sappiate il francese abbastanza bene, perché i cugini della torre Eiffel hanno già in mano tutti e tre i libri (e quindi sanno anche come va a finire, mannaggia a loro).

La trama

Ofelia, la protagonista, ci starà simpatica fin dalle prime dieci righe che la riguardano. Si tratta di una ragazza con due poteri speciali (legge il passato delle persone attraverso le dita, toccando i loro oggetti inoltre può passare da uno spazio all’altro attraversando gli specchi) che viene promessa in sposa a un perfetto sconosciuto di un altro mondo. Lui lo conosceremo molto presto e non ci starà molto simpatico, andrà a prendere la nostra eroina e se la porterà via insieme alla mitica (fighissima) zia della ragazza. Inizia così la strana relazione di Ofelia e Thorn e vivremo con lei in un mondo assurdo fatto principalmente di magie che hanno come unico scopo quello di creare un’enorme illusione. Conosceremo figurette improbabili che utilizzano clessidre speciali in grado di creare dipendenze come fossero sostanze stupefacenti, incontreremo una tipa stramba con la capacità di vedere oltre le illusioni e un architetto di sesso femminile che ricorda un po’ Iris Apfel e ci muoveremo in stanze dentro le stanze dentro le stanze dentro le stanze dentro le stanze [continua].

Il mondo di Ofelia e Thorn è stupendo

Ma ci vuole un po’ a capirlo, ci si deve concentrare un secondo. Praticamente sono 21 “arche”, ovvero dei pianeti che ruotano a quella che un tempo era la Terra. Ofelia viene da un’arca che si chiama Anima, mentre Thorn la costringe a vivere con lui sulla sua arca che si chiama Polo (una zona inospitale, fredda e abitata da bestie enormi e famiglie poco amichevoli). Ogni arca ha le sue usanze, le sue abitudini e le sue gerarchie perciò quando Ofelia passa da Anima a Polo si trova completamente spaesata. Ma perché viene scelta proprio Ofelia? Per quale ragione coloro che hanno combinato questo matrimonio assurdo hanno ritenuto corretto accoppiare due persone così diverse tra loro? Il punto è che ogni arca è abitata da persone con talenti speciali e diversi,  forse a qualcuno potrebbe interessare la grande capacità di Ofelia come lettrice? O come attraversaspecchi? Vi prego comprate il libro e venite a scoprirlo con me perché è bellissimo!

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Quando esce il secondo volume?

Il secondo volume si chiama “Scomparsi di Chiardiluna” e ancora non sembra avere una data d’uscita precisa. Sono comunque sintonizzatissima su tutti i rumors a riguardo, perciò aggiornerò questo spazio appena possibile. AGGIORNAMENTO: esce a gennaio 2019! Tutti pronti?

Fidanzati dell’inverno è il libro per voi se…

Se siete cresciuti con Harry Potter, se vi siete fatti le notti in bianco con Queste oscure materie, se vi piace la Belle Epoque e l’ambientazione Steam Punk. Sono giorni che penso a quanto sarebbe bello se qualcuno ne comprasse i diritti per farne una bellissima saga cinematografica, ma so che potrei rimanerne delusissima com’è successo con La bussola d’oro. Ma quanto sarebbe figo se uscisse qualcosa che potesse reggere il confronto con Harry Potter? La mia generazione ha ancora bisogno di sognare, abbiamo bisogno di rimanere ancora un po’ bambini!

Laini Taylor: Il Sognatore

Fermi tutti, abbiamo una vincitrice: Laini Taylor, con Il Sognatore, sbaraglia la concorrenza e si afferma come miglior scrittrice contemporanea fantasy internazionale. E non lo dico soltanto io, se non vi fidate di me andate a curiosare nei vari blog in cui si parla di libri.  Eccolo qui.

La trama: #spoilerfree

Siamo in un mondo senza tempo e veniamo catapultati all’interno di un monastero dove facciamo la conoscenza di un piccolo Lazlo Strange. Questo ragazzino orfano viene cresciuto a cinghiate e leggende insieme ad altri orfani, ma essendo un sognatore di prim’ordine, si lascia spesso suggestionare dalle storie di un monaco burbero al quale serve i pasti principali della giornata. Questo signore, ormai anziano, racconta a Lazlo di una città perduta e avvolta nel mistero, ma di questa città non si ha memoria del nome. Come se fosse stato divorato da qualcosa, tant’è che provando a chiamarla con il suo nome vero si riesce solo a dire “Pianto”. Questo, infatti, è l’unico nome che rimane addosso a quella città perduta. Lazlo cresce e con lui anche la curiosità, si specializza andando a caccia di informazioni continue che riguardino questo luogo e il suo presente si intreccia con quello di un alchimista geniale. I due costruiranno uno strano rapporto che li perseguiterà per molti anni. Lazlo riesce a raggiungere questa città insieme all’alchimista e ad altri personaggi (tra i quali il Massacratore di dei), scoprirà così la terribile (e vera) storia di Pianto e si adopererà per salvarne gli abitanti e non solo. Dall’alto, il buon Lazlo, viene sorvegliato costantemente da una ragazza speciale in grado di scatenare orribili incubi grazie a delle semplici falene e sarà proprio lei – forse – la risposta a qualche assurda domanda del buon sognatore.

Il libro è il primo volume di una mini saga divisa in due parti, quindi sappiate che poi per un po’ dovrete mettervi l’animo in pace e aspettare.

E io mi sono messa l’animo in pace circa due giorni dopo aver finito di leggere il libro perché, davvero, è come un’ottima bevanda che lascia però una sete immensa. Non è che non disseti, è che non sarà mai abbastanza efficace per colmare l’esigenza che crea. Questo libro dà dipendenza seria. L’universo di Laini Taylor è del tutto nuovo e privo di precedenti, almeno nella mia memoria, ma riesce a essere totalmente credibile in ogni suo minimo aspetto.

Vogliamo farla una critica?

Sì, ma solo una e solo perché proprio si deve fare. Il libro è adatto a chiunque abbia compiuto almeno 15 anni perché alcuni temi affrontati sono delicatissimi. Si parla di sesso e di violenza e per quanto sia tutto molto naturale e delicato sono comunque argomenti che vanno compresi per essere apprezzati a pieno. E qui nasce la mia critica: ho trovato un eccessivo pudore in alcune descrizioni. Laini Taylor tende a nascondersi un po’ dietro una tenda per non arrossire mentre scrive di rapporti sessuali, perciò non si troverà mai scritto che due persone stavano facendo l’amore, ma si troverà scritto “lo stavano facendo” oppure “erano a letto insieme e non stavano dormendo”. Questo pudore mi sembra un po’ inutile e nemmeno troppo giustificato. Fare l’amore non è un crimine, soprattutto in una storia in cui esiste la violenza sessuale ripetuta. Se si parla di stupro si può parlare serenamente anche di un rapporto sessuale consenziente senza dover arrossire.

DETTO QUESTO: andate subito a comprare ‘sto libro e fatemi sapere cosa ne pensate.

Nina, Perché? Mamma, la mia immagine non ti appartiene

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Quattro motivi per non rendere pubblica l’immagine dei vostri figli

  1. L’immagine di vostro figlio non vi appartiene, ma ne siete i tutori. Il fatto che il fglio sia vostro non vi giustifica a disporne dell’immagine come meglio credete. Voi, come genitori, siete chiamati a tutelare l’immagine del vostro bambino fino a quando questo non sarà in grado di occuparsene autonomamente. Questo è abbastanza semplice da capire: il minore è sotto la tutela del genitore, quindi anche l’immagine lo è. Andrebbe un po’ rivista l’idea che il genitore possa disporre a proprio piacimento dell’immagine del bambino, considerando il fatto che una volta messa in rete una foto è lasciata nelle mani di un pubblico di sconosciuti. Questo pubblico, ovviamente, non ha alcun obbligo di tutela verso nessuno e potenzialmente può fare dell’immagine di vostro figlio quello che meglio crede.
  2. Le immagini pubblicate in rete sono pubbliche. Sembra un’ovvietà, ma a quanto pare per molti non è chiaro. Ogni volta che caricate una foto sui social voi state esponendo l’immagine di una persona agli occhi di moltissima gente. State, sostanzialmente, prendendo vostro figlio e lo state mettendo in piazza mentre urlate a tutti “Guardatelo, guardatelo!” Piacevole? Forse non per tutti. Ciò che voi mostrate con orgoglio, magari un’immagine della vostra bambina che si alza la gonna e mostra il pannolino, per alcuni può assumere sfumature erotiche. Senza contare che vostra figlia, un giorno, potrebbe non essere d’accordo che in rete esista quell’immagine che la ritrae.
  3. La pedopornografia esiste e non capita “solo agli altri”. Alcuni dati agghiaccianti della Polizia Postale dimostrano come sia facile che un’immagine da noi postata possa finire in mani sbagliate, modificata semplicemente e distribuita in una rete di persone che non ne fanno un utilizzo autorizzato e legale. Non scandalizzatevi se vi dico che una bambina che s’alza la gonna e mostra il pannolino può assumere sfumature erotiche, questa è le tristissima realtà e nessuno di noi è esonerato dal rischio. In realtà stiamo parlando di una percentuale altissima del rischio che l’immagine del vostro minore sia venduta a persone disturbate che ne fanno un utilizzo disgustoso. Siete sicuri di voler accettare il rischio?
  4. La reputazione digitale del vostro bambino è sotto la vostra tutela. Prima vi parlavo di immagine, ora vi parlo di reputazione. Ciò che viene dato in pasto alla rete, rimane in rete e spesso è difficilissimo da eliminare. Questo significa che un contenuto potrebbe essere reperibile anche a distanza di anni e non è detto che sia cosa gradita. La reputazione digitale è una questione molto delicata alla quale non siamo ancora adeguatamente educati. Ma non sappiamo chi diventerà un giorno il minore sotto la nostra tutela, perché rischiare di rendere pubbliche immagini che un giorno potrebbero danneggiarne la carriera? Sembra una sciocchezza, ma è sufficiente pensare al fatto che dei figli di Kate Middleton non esistano foto durante il bagnetto. Solo fotografie ufficiali e studiate per i figli della corona d’Inghilterra: sono scemi o stanno proteggendo la reputazione digitale dei propri figli?
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Come proteggersi?

Se proprio non potete resistere alla tentazione di far vedere ai vostri contatti digitali la foto dei vostri bambini, cercate almeno di tenere conto di alcuni aspetti.

  1. Fate in modo che il vostro bambino venga ritratto sempre vestito e mai nudo. Deciderà lui, un giorno, quali parti del corpo esibire e quali no, non potete decidere per lui. Il corpo del minore non vi appartiene- inoltre potrebbe essere, come sopra spiegato, utilizzato in modo orribile.
  2. Non associate pensieri e parole che non appartengono a vostro figlio, ma che sono frutto di una vostra deduzione suscitata dallo scatto che rendete noto. Non avete il diritto di parlare per bocca di un minore, la sua opinione la conosceremo quando potrà esporla, al momento tocca a voi tutelarla.
  3. Evitate immagini in cui piange, si lamenta, si arrabbia o ha atteggiamenti che un giorno potrebbero metterlo in imbarazzo. Ciò che per voi è buffo. un giorno potrebbe essere motivo di vergogna o imbarazzo per il minore. State attenti alle situazioni che ritraete nelle vostre fotografie.
  4. Assicuratevi che non ci siano mai indicazioni su dove si trovi il vostro bambino, sulla scuola che frequenta, sugli orari degli spostamenti, sulle attività extra scolastiche. Cercate di fare in modo che il minore non sia rintracciabile mai e in nessun modo.

Ma se volete fare una bella cosa, evitate completamente qualsiasi immagine di vostro figlio e tutelatela fino a quando non sarà lui stesso a potersene occupare. Ci sono mille modi per parlare pubblicamente dell’esperienza dell’essere genitori senza usare i vostri bambini.

Nina, perché?

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Avete mai visto la pagina “Nina perché?“, in questo caso la bambina viene disegnata simpaticamente dal papà. Veramente una bella trovata che da qualche mese a questa parte è letteralmente esplosa come un caso letterario. Da qualche tavola disegnata per gioco, ora si è passati addirittura ad un libro a fumetti molto molto carino che io e Fidanzato Claudio abbiamo letto tutto d’un fiato. Potete dare un’occhiata alla pubblicazione cliccando qui e vi consigliamo caldamente di acquistarne una copia perché fa veramente ridere grandi e bambini.

Nina, Diego e Maria Chiara chi sono?

Sono nostri amici virtuali, prima di qualsiasi altra cosa. Diego Tarchini nasce ad Ancona il 22 agosto 1976, è architetto, designer e professore. Si laurea al politecnico di Milano e conosce Maria Chiara Bertuzzi, anche lei architetto e designer, nata a Trescore Balneario (BG) il 20 marzo 1975. Nina è la loro bambina. Nel 2016 hanno deciso che pubb

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licare le immagini della figlia sui vari social network non poteva essere una grande idea perché oltre a rischiare di fracassare le palle ad amici e parenti, avrebbero consegnato a perfetti sconosciuti l’identità della persona a loro più cara al mondo. Hanno così deciso di disegnare e trasformare in fumetto ogni momento buffo della crescita della piccola Nina. Ad oggi le tavole create sono state sufficienti per produrre un primo libro a fumetti, ma siamo già in attesa del secondo che è in lavorazione.

Siate responsabili e non esibite i vostri figli, perché sembra brutto dirlo così, ma sono belli e speciali solo per voi. Guardate Nina com’è carina quando deve lavare il sapone!

E comunque Diego ha pensato di fare anche un’ Elisa, perché? Così mi è arrivata una fantastica tavola con il mio faccione stralunato! Io sono letteralmente impazzita e me la sono messa come avatar anche su Skype! Così sì che sono una persona super credibile!

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