Cose che non si devono raccontare: il parto

“Il parto non si racconta, mi raccomando”, questo è ciò che ti potresti sentir dire da un’infermiera o da un’ostetrica mentre ti riaccompagnano in reparto. Che se sei fortunata ci torni su una carrozzina, se invece ti ha detto sfiga ci torni in barella. Che poi effettivamente la cosa ha senso, perché spaventare delle donne che stanno per attraversare il tunnel del travaglio e dell’espulsione? Ogni parto è a sé e raccontarlo non serve a chi lo ascolta, ma serve a chi l’ha subito per “disfarsene” attraverso una sana narrazione. Per questa ragione, se non avete figli o se siete incinta per la prima volta vi chiedo di farvi un favore: chiudete questa finestra e non leggete quanto segue perché non vi servirà a niente. E già che ci siete evitate di chiedere a tutte le donne la loro esperienza perché, comunque vada, non sarà mai uguale alla vostra e non vi aiuterà minimamente a prepararvi. 

Chiudete questa finestra, subito. 

Bene, da qui in poi sappiate che sto scrivendo per me e che non ho alcuna intenzione di “limare” il contenuto per addolcire una situazione che per me sarà impossibile da dimenticare. Non mi prendo la responsabilità delle persone che sto per impressionare, siete avvisati. 
Mi avete scritto in tanti per chiedermi come sia andato il parto, inizialmente non avevo alcuna voglia di condividere nemmeno una virgola, ma ora penso d’essere abbastanza lucida per rispondere alle vostre curiosità e provare – molto egoisticamente – a elaborare il tutto attraverso la narrazione. 


SABATO 16 NOVEMBRE

Sono a casa, è mattina presto e come le notti precedenti non ho dormito nemmeno tre ore. Mi fa male lo stomaco, ho il reflusso gastrico e la mia pancia sembra esplodere. Ho delle contrazioni non regolari che però mi danno fastidio, la ginecologa mi ha detto chiaramente che non sono in travaglio quindi non c’è motivo di andare al pronto soccorso. Non sono dilatata, la mia cervice non si accorcia e Milo è ancora molto alto. Io però inizio a sentire qualcosa di più di un fastidio e alzandomi dal letto inizio a perdere acqua. Si rompono le membrane, o come si dice comunemente “mi si sono rotte le acque”, quindi sveglio Claudio e nell’euforia, nella gioia e nell’impazienza di conoscere il nostro bambino andiamo in ospedale. Lì mi visitano, dicono che nonostante la rottura presunta non siamo in travaglio e mettono pure in dubbio che le membrane si siano lacerate. Ogni visita interna, ogni ispezione vaginale è molto fastidiosa. Puoi trovare l’ostetrica delicata, ma anche no. “Dottore, non scola” dicono tra di loro, così mi attaccano all’ennesimo monitoraggio e aspettiamo. Zero contrazioni, sono nervosa e ho paura. Dopo un’oretta mi alzo in piedi e riempio la sala d’acqua che scende a cascata piena, quindi anche chi aveva qualche dubbio a quel punto se lo fa passare. Mi ricoverano e mi portano in reparto. Passa la notte, non dormo nemmeno tre ore. 


DOMENICA 17 NOVEMBRE

Ancora niente di nuovo, mi tengono monitorata ma io ho avuto per tutto il sabato e per tutta la notte solo contrazioni preparatorie e il parto non è “aperto” perciò, visto che il tempo scorre, decidono di inserire nella mia vagina quella che chiamano “fettuccia”. Odio quel nome, non si chiama così. Si chiama PROPESS ed è un dispositivo vaginale che, attraverso il dinoprostone (PROSTAGLANDINA E2), favorisce l’avviarsi del parto. Viene inserito dall’ostetrica e non è un procedimento indolore. Inizia così la prima induzione al parto (è mezzogiorno) e alle due io comincio a sentire dei dolori abbastanza forti che mi impediscono di intrattenere conversazioni umane. Le contrazioni ancora non sono regolari, ovviamente, ma comincio a sentire che qualcosa cambia: sono dolorose davvero. Dopo 12 ore, mannaggia la miseria, quindi a mezzanotte, un’ostetrica mi consola da un pianto disperato che si trasforma subito in un tremendo attacco di panico. Mi coccola, mi abbraccia forte, mi rassicura e alla fine mi visita: tutto quel casino per ottenere due centimetri di dilatazione. SOLO DUE FOTTUTI CENTIMETRI che praticamente non bastano per salire in sala travaglio. Bisogna arrivare a quattro. Passa la notte, non dormo, piango e mi maledico. 


LUNEDI 18 NOVEMBRE

Non dormo da troppe ore, sono esausta, non riesco più a capire se la realtà intorno a me è un sogno o se invece sono sveglia. Il tempo sembra non passare e sono preoccupata per i miei genitori in sala d’attesa che da due giorni sono lì che aspettano di potermi sapere tranquilla con il mio bambino in braccio. Claudio non mi ha mai mollata un secondo ed è con me tutte le volte che gli viene data la possibilità dagli orari di visita. Mi protegge, mi rassicura, tranquillizza anche i miei genitori, ma io non ho più la lucidità mentale per beneficiare del suo aiuto. Chiamo l’ostetrica e la imploro di farmi l’epidurale: non sopporto questo dolore che nel frattempo è diventato regolare, ma ancora la mia cervice non si dilata. L’ostetrica capisce la situazione, è passato troppo tempo dalla rottura della membrana quindi è il momento di fare qualcosa. Mi portano in sala parto dove mi fanno l’epidurale e mi sparano in vena l’ossitocina, un altro metodo per invogliare il mio canale del parto a fare il proprio lavoro. Per la prima volta dopo tante ore, riesco a prendere fiato e mi abbandono in un sonno pesante grazie all’effetto dell’epidurale. In sala da parto dormiamo tutti e due, sia io che Claudio, oramai esausti e completamente stravolti. 


IL PARTO

Il travaglio sembra andare bene, tra un sonnellino e l’altro troviamo anche il tempo di parlare di teatro con le ostetriche. Chiacchieriamo, ridiamo, io utilizzo la comoda palla per aiutare Milo a scendere. Non sento dolore, ma a un certo punto l’epidurale smette di fare effetto anche se questa cosa sembra molto strana (avevo appena fatto il “rabbocco” del farmaco). L’ostetrica mi visita, entrano altre persone, ci sono tante persone intorno a me e io non ci capisco niente. Mi fa male, un male che non conosco e che provo per la prima volta, non lo so gestire e mi spaventa tantissimo. Mi viene chiesto di spingere, ma io non ci riesco e non so come farlo. Arriva la ginecologa, mi prende la mano e mi dice che tentiamo di far girare il bambino nella posizione giusta per evitare un cesareo. Non ci capisco niente e soprattutto non capisco perché Milo dovrebbe essere aiutato a mettersi nella posizione giusta, ma non c’era già? Sì, ma all’ultimo si è spostato causandomi questo dolore che sento. Dopo venti minuti, non so come, non so perché e non so con che toni visto che lo so solo perché me lo hanno raccontato, chiedo alla ginecologa di farmi il cesareo e lei annuisce, accarezzandomi la fronte (questo lo ricordo, mi ha sorriso mentre nessuno sorrideva). 


Questo è quanto. 

Come avete potuto constatare, per chi ha già partorito, non è successo nulla di insolito. Non ci sono state violenze o negligenze, non ho subito niente di ingiusto (anzi, ogni cosa mi è stata spiegata e per ogni attività mi è stato chiesto un permesso). Ho incontrato ostetriche splendide, porto nel cuore Valentina che mi ha salvata dal peggior attacco di panico che io abbia mai avuto, ma non tolgo gloria a nessuna di quel reparto. Se potessi le abbraccerei tutte anche solo per la delicatezza che hanno saputo mantenere nonostante tutto, nonostante spesso e volentieri io non fossi proprio una persona facile da trattare.  Non c’è nient’altro da dire, non ho nient’altro da raccontare e spero di aver soddisfatto la curiosità di coloro che mi hanno chiesto di raccontare, sicuramente ha me è servito mettere tutto nero su bianco e condividere. 

Le tre cose da non dire MAI a una donna incinta

La pesantezza di certe affermazioni la si comprende solamente quando si diventa il referente. Forse è l’unico caso in cui ci si può arrogare il diritto di dire “non sei incinta, non puoi capire”, anche se fortunatamente alcune persone intelligenti ci arrivano anche senza ripieno nell’utero.

Essere incinta è una cosa stupenda e allo stesso tempo terribile, quindi togliamo l’ipocrisia dal tema e arriviamo al sodo: essere incinta alle volte fa proprio schifo. Non si dorme bene, fa sempre male la schiena, ci si ritrova gambe e mani altrui incastrati nel costato, si vomita, non si fa la cacca oppure se ne fa troppa, i piedi si gonfiano e si devono fare sempre centinaia di esami del sangue. Se a tutto questo vogliamo aggiungere le trovate “da bestemmia” di certe persone che si prendono il diritto di dare consigli non richiesti, ecco che la ricetta dell’omicidio perfetto prende forma con tanto di attenuanti e scarcerazione anticipata per buona condotta. Ma vediamo insieme quali sono le frasi da evitare e gli atteggiamenti da mettere al bando quando la propria amica rimane incinta, così magari evitiamo qualche morto evitabile.

1 – «Sei nervosa lo capisco, gli ormoni»

No. No. No. Praticamente è l’equivalente del «Hai le tue cose?» è la stessa identica cosa. Non vogliamo essere comprese, preferiamo che non ci facciate girare i coglioni. Attribuire tutti i nostri scazzi, i nostri fastidi, il nostro disappunto alla questione ormonale è scorretto e soprattutto è un atteggiamento che mira a screditare una nostra legittima posizione su qualcosa. Liquidare una discussione con un “Sei incinta, sei nervosa” è proprio un comportamento sbagliato. Probabilmente è vero che i nostri modi risentano in modo importante dal nostro flusso ormonale, ma a volte avete torto voi anche se noi siamo incinta o abbiamo le mestruazioni. Altrimenti ci obbligate a nascondere le gravidanza fino al 100000 mese, a non dire apertamente che abbiamo le mestruazioni o a non confessare che stiamo passando un momento difficile in casa. Questo comportamento è da stronzi e non è per niente da amici.

2 – «Sei incinta, non dovresti… »

… fare questo, mangiare quello, andare lì e via dicendo. Esiste una persona che ci aiuta a capire cosa possiamo o non possiamo fare sulla base del nostro stato di salute e questa persona è il nostro ginecologo. Ah e il classico “Lo dico per il tuo bene” ve lo potete tranquillamente tenere tra i denti perché non siete voi che dovete occuparvi del nostro bene, ma è il nostro medico. Fatevelo spiegare con un’immagine, così non mi costringerete ad essere volgare.

3 – «Inutile che fai programmi, poi quando nasce sarà tutto diverso»

Ma se una donna incinta si sente tranquilla cercando di pianificare tutto anche in maniera capillare, perché dovete per forza farle notare che la sua vita da questo momento in poi sarà completamente “impianificabile” e che tutto andrà esattamente all’opposto di come lei vorrebbe? Ma chi vi dà il diritto di essere così maledettamente stronzi? Lo sappiamo benissimo che la nostra vita non sarà più quella di prima e proprio per questo, alcune di noi sentono il bisogno di cercare di dare un senso anche solo teorico ai prossimi mesi a venire. Soprattutto le ragazze che lavorano e che amano il proprio lavoro e che vorrebbero tornare in ufficio il prima possibile: tipo me. Sì, ho scelto una tata, mi sto organizzando per capire come allattare bene, ma non oltre il terzo/quarto mese, abbiamo scelto una programmazione di genitorialità paritaria e intercambiabile in modo tale che Claudio possa sostituirmi in qualsiasi momento e per qualsiasi lasso di tempo. Inutile che mi guardate con quella faccia da “Seh seh poi voglio vedere come ti stacchi dal bambino”, mi fate solo rabbia e mi viene voglia di spaccarvi il cranio contro al muro (rileggete ADESSO il punto uno, subito). Non lo so come farò a tornare a lavoro dopo tre mesi, non so se effettivamente ci riuscirò, ma l’obiettivo è farlo e quindi non accetto che mi veniate a dare i pronostici secondo le vostre altissime esperienze. Se non riuscirò nei miei intenti, amen. Saranno problemi miei, di certo non vostri.

Queste sono le tre cose più brutte che ti senti dire quando sei incinta e nonostante siano “a fin di bene” hanno il grande potere di farti girare il cazzo a livelli folli. Ma ce ne sono molte altre e alcune sono altrettanto fastidiose, le avevo già intercettate nel primo trimestre e ve le avevo proposte in questo articolo. Altre, invece, vanno in parallelo a queste e non si discostano dal concetto già espresso, quindi risulta inutile andare a elencarle.

La cosa importante è che voi non vi dimentichiate di noi. Non serve darci lezioni di vita o consigli medici, serve che siate presenti e che ci ricordiate – di tanto in tanto – che non siamo diventate delle incubatrici organiche prive di identità, abbiamo bisogno che ci diate conferma che nulla di noi è cambiato.

Essere incinta è difficile perché lo so che niente sarà più come prima, so perfettamente che la mia vita non sarà più quella di una volta, so perfettamente che ci sarà un cucciolo d’uomo che dipenderà da me e da Claudio e che ci chiamerà – con estrema fede – mamma e papà. Quello che non so è se riuscirò a tornare a lavoro come vorrei a tre mesi dalla nascita, non so se riuscirò lasciarlo tra le braccia di Tata Camilla per dedicarmi a un’ora di palestra, a una serata con Claudio o a una bevuta con le amiche. Io queste cose le posso solo sperare, posso solo provare a organizzarmi per fare in modo di riuscire quantomeno a tentare. Ho bisogno di credere che tornerò al mio amato lavoro il prima possibile, ho bisogno di credere che dopo 3/4 mesi al massimo riuscirò a concludere l’allattamento, ho bisogno di sapere che quando tutto questo succederà ci saranno lì i miei amici e i miei colleghi ad aspettarmi. Disilludermi con sorrisetti a mezza bocca è da stronzi e lo potete evitare.

Volevo scrivere un articolo divertente, ma questo è uno di quei giorni in cui io non vorrei essere incinta. Vorrei solamente uscire con Claudio, bere fino a sfondarci l’anima per poi tornare a casa limonando come adolescenti sul notturno alle quattro di mattina. Non riesco a non sentire la mancanza di queste cose in virtù del fatto che dentro di me c’è Cotoletta; io amo il nostro bambino, ma amavo anche la mia vita prima che lui prendesse in affitto il mio utero. E mi sento anche in colpa per questa mancanza, però ho scelto di essere onesta e non fingerò d’essere la super mamma che non sono e non sarò mai.

Volevo farvi ridere e invece mi sono solo sfogata un po’, mi dispiace. Spero però di aver aiutato tutte le amiche delle ragazze incinta, così che possano capire in che modo ci si possa rendere utili senza dare l’impressione di voler insegnare qualcosa. Basta una telefonata che inizi con “Hey ciao, oh non puoi capì che m’è successo …” piuttosto che una telefonata che inizi per “Ciao, come va la pancia?”.

Ma si tromba in gravidanza? Dal krav maga al curling

La domanda più frequente che la gente mi fa a bassa voce e di nascosto è: “Ma si tromba in gravidanzaaaaa?!?” Sì, tranquilli tutti, la risposta è sì. In gravidanza si tromba e con un po’ di attenzioni si riesce anche a mettere insieme qualcosa di decente.

Per prima cosa chiariamo un punto: a meno che non ci siano problemi alla placenta e dintorni, il medico consiglia di mantenere attiva la vita sessuale. Pare faccia bene al feto, alla mamma e – grazie letteralmente al cazzo – pure al papà. Ma i nove mesi si affrontano tutti allo stesso modo? No, scordatevelo, se volete avventurarvi nel magico mondo del sesso in gravidanza dovete armarvi di due cose: santa pazienza e creatività.

Il primo trimestre

Durante i primi tre mesi praticamente non c’è pancia, quindi per il momento ancora non risulta complicato l’incastro. A minare il percorso verso il tanto desiderato orgasmo, però, ci potrebbero essere fastidi noiosi e poco risolvibili come la nausea, la stanchezza cronica e i pianti improvvisi. Immaginatevi di correre gli ultimi cento metri che vi separano dall’apice dell’evento parossistico e all’improvviso vi fermate a soffovomitpiangesvenire direttamente sul corpo sudato e trionfante del vostro compagno. Sì, può effettivamente capitare di tutto, il movimento sussultorio potrebbe stimolare il riproporsi della colazione, del pranzo e della cena di due giorni prima. La visione di un ricciolino particolarmente bello del vostro compagno potrebbe farvi scoppiare in un pianto commosso inconsolabile. Il sonno potrebbe sopraggiungere nemmeno a metà della corsa e non voglio entrare nel merito della flatulenza (oh sì, i primi mesi si scoreggia che è un piacere, in cambio non si fa più la cacca). Ma nonostante tutto questo, con un po’ di complicità e comprensione, si riesce a fare praticamente tutto: date parecchio spazio al sesso orale, è un consiglio da amica. E se non l’avete mai fatto iniziate a prendere “la mano” con la masturbazione, vi servirà più avanti.

Il secondo trimestre

Siete pronti alle rocambolesche avventure di una coppia alle prese con le acrobazie olimpiche? Già, a questo punto si comincia a percepire un terzo incomodo: la pancia. Non è ancora un pancione enorme, ma non ci si può più appoggiare sopra, quindi le posizioni vanno a modificarsi e ogni coppia può – con un po’ di sperimentazione creativa – trovare la propria. Normalmente si consiglia alla donna di stare sopra, ma la mia percezione di pesare il triplo non mi faceva stare a mio agio. Sì, perché nel frattempo le forme della femmina cambiano e non è detto che lei stia prendendo bene la cosa: io l’ho presa letteralmente malissimo. Il seno è più grosso, vero, ma è anche fastidioso se stimolato nell’area del capezzolo, i fianchi sono morbidi e gentili, ma non a tutte questo cambiamento può andare benissimo e le gambe sexy possono diventare improvvisamente burro e buccia d’arancia. Per quanto il nostro uomo ci possa dire che siamo sempre bellissime (per alcuni ancor di più) non è detto che il pensiero sia condiviso. Quindi, se nel primo trimestre si doveva lottare con una serie di fastidi fisici, nel secondo trimestre si aggiungono disagi di ordine psicologico. Ogni coppia dovrebbe trovare il proprio modo per parlarne e superarli, noi l’abbiamo buttata in caciara e piano piano abbiamo superato la fase. Per quanto riguarda dei piccoli aiuti: luci soffuse, coperte e lenzuola, massaggi prolungati e il buon sesso orale possono essere validissimi alleati. Ah, consiglio l’olio di mandorle de I Provenzali. Là sotto non è detto che il corpo risponda con un’adeguata lubrificazione, l’impianto idraulico infatti sembra un po’ confuso e tende a fare capricci. L’ingresso un po’ si restringe e non è sempre sempre collaborativo, onde evitare di dover chiamare una squadra SWAT per sfondare (che comunque sarebbe poco indicato per molte altre ragioni) vi conviene aiutare l’ingresso con qualche lubrificante. Yoga e Pilates, comunque, possono aiutare la scelta della dinamica del rapporto, ma per quanto il tutto possa essere molto piacevole, mi auguro che nel tempo abbiate sviluppato un gusto particolare per il sesso lento, delicato, dolce e misurato: avete presente le chiavate pazzesche dove si partiva in camera e ci si ritrovava in cucina con il letto? Ecco, per un pochino mettete le da parte. Diciamo che si passa dal krav maga al curling, ma non è detto che il curling non sia appagante quanto il primo. Basta trovare la quadra.

Il terzo trimestre

Gioie e dolori! Più dolori che gioie, ma noi cerchiamo sempre di vedere il lato positivo della cosa, dico bene? Sì. Allora, a questo punto le donne hanno una pancia gigantesca e non solo: la pancia si muove e il piccolo comincia a reagire alle situazioni esterne. Di conseguenza anche quando si è in due, ora non si può più ignorare la terza presenza. Il bambino sente che la mamma e il papà fanno sesso? No. Primo perché, ovviamente, ancora non ha percezione di cosa sia il sesso e secondo perché per quanto possa essere onorevole il pene del vostro compagno, questo non arriverà mai lassù in cima. Quindi, salvo indicazioni precise del medico, anche a questo punto si può fare sesso con serenità. Circa. Insomma, la serenità è una cosa che va conquistata. Per le posizioni oramai avrete preso confidenza già nel secondo trimestre, quindi più o meno sapete cosa funziona e cosa invece no. Con i blocchi psicologici già dovreste aver fatto amicizia, perciò in questa fase non resta che il problema delle dimensioni e del peso. Rotolarsi, girarsi, spostarsi è sempre più complicato e a volte il mal di schiena, i piedi gonfi e il mal di collo non sono alleati, ma tutt’altro. Ed è qui che entrano in gioco due elementi che vi ho detto di tenere “in caldo” già dall’inizio di questo post: il sesso orale e la masturbazione. Per quanto riguarda il sesso orale possiamo dire, con una certa sicurezza, che la posizione chiamata Sessantanove risolve quasi ogni problema. Intanto si elimina la penetrazione che in questa fase potrebbe non essere sempre piacevole (l’ingresso è sempre più in disappunto quando gli si chiede di collaborare) e permette alla donna di stare comoda comoda sul fianco (mi raccomando sempre il sinistro) senza doversi improvvisare in rotolamenti poco comodi. La masturbazione, invece, viene in soccorso nei momenti solitari in cui le fantasie si fanno sentire in maniera prepotente. Non so bene, infatti, se questa cosa riguardi solo me o sia una cosa diffusa, ma entrata nell’ottavo mese ho iniziato a sentir il bisogno più frequente di fare snu snu. Soprattutto la mattina. In ogni caso, consiglio personale e spassionato, un bell’orgasmo auto indotto prima del caffè è un ottimo modo per affrontare una giornata intera fatta di caviglie gonfie e divinità volanti chiamate in causa.

E questo, cari amici e care amiche, è più o meno tutto quello che abbiamo sperimentato io e Claudio circa il sesso in gravidanza.

Purtroppo non è così semplice e non è sempre così divertente, ci sono momenti in cui viene da piangere e ci si chiede se mai tutto tornerà com’era prima. Inoltre, non dimenticatevi che questo malessere potrebbe persino farvi sentire in colpa, come se foste delle brutte egoiste che pensano solo al loro piacere e non al piccolo miracolo della vita che hanno nell’utero. Prendete fiato e calmatevi: aver paura di non riavere indietro la propria vita sessuale è normalissimo e dispiacersene è altrettanto normale. Il senso di colpa è una reazione del nostro cervello e dei nostri ormoni, un po’ legata all’ambiente e un po’ legata alla chimica. Io non posso dirvi, ad oggi, quante cose cambieranno dopo la nascita del bambino, ma so che ovviamente qualcosa non sarà più come prima. Sarà diverso, sarà da ricalibrare, sarà bello comunque perché se la coppia funziona, ogni cambiamento è una sfida che stimola la creatività.

Solo un’ultima cosa …

Non smettete mai di parlarvi, non tenetevi nascoste le cose e datevi tempo. La fretta, i silenzi e i segreti non sono amici di questa fase delicatissima della vita di una coppia. Meglio una litigata in più che una cosa non detta e nascosta sotto silenzi imbarazzanti.

Il fenomeno “Mamme Pancine”: la mia analisi semiseria

Ci hanno fatto ridere, indignare e anche riflettere: ma queste “Mamme Pancine” esistono veramente o è un divertente siparietto messo in scena dal Signor Distruggere per dare spazio a questo cinismo elitario dilagante? Mi assumo completamente la responsabilità di quanto sto per raccontare perché mi sembra doveroso almeno sollevare il dubbio.

Chi sono le “Mamme Pancine”?

Qualche anno fa dalla pagina del Signor Distruggere cominciano a comparire gli stamp di alcuni messaggi postati in gruppi segreti di Facebook. Sono gruppi di mamme e di donne in attesa che si confrontano circa il concepimento, la gravidanza, l’allattamento, il parto e via dicendo. Questi messaggi copiati, spesso, sono sgrammaticati e contengono domande imbarazzanti che denotano profonda ignoranza circa il sesso e la riproduzione umana, mentre portano alla luce convinzioni popolari al limite dell’assurdo e una gestione della famiglia assurda anche per un’Italia non alfabetizzata degli anni Venti. Queste donne chiedono e spiegano come bruciare assorbenti usati possa aiutare il concepimento, vengono smerciate ricette per produrre formaggio con il latte materno, alcune credono che ogni mestruazione mensile sia una sorta di aborto e di conseguenza piangono dando al “feto abortito” un nome e talvolta degna sepoltura in giardino, inorridiscono davanti alla formazione scolastica femminile additando come “faciline” le ragazze che studiano al classico o fanno l’università, altre vivono e raccontano il sesso con il compagno come una sorta di obbligo matrimoniale dal quale svincolarsi rapidamente con un coito rapido e possibilmente al buio. Insomma, sono tutte cose che fanno sorridere, ma quante di queste corbellerie scritte possono essere vere e quante invece possono essere fake montati per poi alimentare un giro di click e condivisioni super remunerativo messo in atto proprio dal Signor Distruggere e da altri siti analoghi? Io, come altri, il dubbio me lo sono fatto venire.

La mia indagine: esistono le “Mamme Pancine”?

Ho provato a immaginare chi potesse essere potenzialmente una “Mamma Pancina” e ho fatto una bozza di profilo, immaginando possibili scenari. Leggendo “le prove” dei vari siti in cui queste donne venivano prese in giro, ho notato che sembrerebbero tutte donne dai 30 ai 40 anni, che non hanno studiato oltre la terza media per la maggior parte dei casi, che i sono sposate presto (dai 18 ai 25) e che vivono nell’Italia Meridionale. Non sanno organizzare un discorso di senso compiuto in forma scritta, non riescono a scrivere correttamente, non comprendono il basilare collegamento tra una possibile causa e un possibile effetto, sono estremamente cattoliche e profondamente credenti e praticanti. La domanda è stata: conosco persone che rientrano in questo spettro anche se non rispettano tutte le caratteristiche? Sì, le conosco e alcune hanno la mia età. La figura della “Mamma Pancina” non è quindi totalmente inventata, la “Mamma Pancina” esiste e vive in mezzo a noi senza troppi problemi.

Alla scoperta dei gruppi segreti delle “Mamme Pancine”!

Qual migliore occasione di una gravidanza per addentrarsi nel marasma segreto delle Mamme Pancine? Per andare abbastanza a colpo sicuro, mi sono tuffata proprio nei siti utilizzati dal Signor Distruggere per la caccia grossa: Forum Al Femminile in primis e tutti i gruppi Facebook subito dopo: Mamme Pancine Bimbi e Tanto amore, Amore, Pancine e tanto altro, Pancine Mamme e Bimbi (OMS), Mamme in gravidanza e Il club delle Mamme. Attenzione: non vi passerò alcuno stamp di questi gruppi, non divulgherò le informazioni contenute all’interno e non parteciperò in alcun modo al bullismo messo in atto da altre piattaforme. Non sono qui per condannare nessuno, non ho intenzione di umiliare o sbeffeggiare, quindi se state cercando lo spazio per farvi una risata penso che possiate pure chiudere questa finestra. Poi vi spiego il motivo, un po’ di pazienza. In ogni caso vi ho lasciato tutti i link, così nel caso vogliate verificare le mie prossime parole potete farlo in autonomia, con i vostri occhi.

Cosa ho trovato nei gruppi delle “Mamme Pancine”?

RULLO DI TAMBURImi dispiace deludervi. Frequento questi gruppi da 7 mesi (sì siamo entrati nel settimo mese qui da queste parti!) e non ho mai trovato nessun messaggio allucinante di quelli che si trovano invece sui canali del Signor Distruggere. Non ho trovato ricette per fare le ricotte con il latte materno, non ho trovato istruzioni per dare fuoco agli assorbenti usati e non ho trovato gente convinta che i bambini non si dovessero specchiare prima del battesimo. Ho trovato, invece, donne spesso disinformate, spaventate e in cerca di conforto. Questi gruppi sono frequentati da persone di tutti i tipi e non sono solo cattoliche! Molte sono ortodosse, altre sono musulmane, molte come me sono atee e dichiarano apertamente di non battezzare i figli. Alcune sono sicuramente più conservatrici di altre, altre sono molto preparate (ci sono psicologhe, ostetriche, infermiere) mentre altre invece faticano a organizzare una frase scritta di senso compiuto. Esattamente così come in una piazza: c’è di tutto. Forse ci sono anche quelle che fanno l’emmental con il latte di poppa, ma non è consentito parlarne e non è consentito (pubblicamente) dare indicazioni che siano contrarie all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Viene promosso l’allattamento al seno, viene promosso lo svezzamento dopo il sesto mese di vita, vengono veicolate informazioni corrette per lo svolgimento di pratiche amministrative relative alla maternità e alla genitorialità. Tutti i post prima di essere pubblicati vengono approvati e devono rispettare un regolamento molto preciso (per esempio non si può parlare dell’astensione ai vaccini, dell’utilizzo del girello, non si possono consigliare medicinali e via dicendo). Tutte le risposte, inoltre, sono controllate da un gruppo di moderatrici molto organizzato.

Il Signor Distruggere ci propina falsità?

Secondo me no, ma nemmeno dice sempre tutta la verità. Credo che che, per convenienza sua e della sua piattaforma (che vive sugli ingressi, ricordiamocelo), probabilmente tende a enfatizzare alcuni aspetti piuttosto che altri, dando tanta visibilità ad alcuni post che in questi gruppi invece passano un po’ in sordina o vengono cancellati dalle admin in poco tempo. C’è anche da dire che in questi gruppi ci sono moltissimi troll che spinti proprio da piattaforme come Il Signor Distruggere vanno a costruire risposte ad hoc per poi inoltrarle con il profilo reale a chi successivamente le pubblica per deridere. Insomma, in qualche caso è palese come se la siano fatta e se la siano detta da soli.

Ma è giusto deridere le “Mamme Pancine” e metterle alla pubblica gogna?

Tasto dolente. Ho fatto una riflessione seria su questo punto e ho dovuto mettere in discussione alcuni miei comportamenti. Ho preso in giro anche io le “Mamme Pancine”, le ho derise e in qualche caso le ho snobbate come se io fossi un essere superiore perché ho avuto la fortuna di accedere all’istruzione, perché ho avuto una famiglia tutt’altro che oscurantista e perché sono cresciuta in un ambiente aperto e stimolante. Mi sono pentita d’averlo fatto e ho smesso, così come ho smesso di fare la bulla su Facebook perché ho capito, in generale, quanto possa essere dannoso e quanto possa ferire le persone. Mi riservo solo la derisione dei fasci e dei salviniani, ma perché lì c’è dolo. Più che altro bisogna rendersi conto che alle porte del 2020 ci sono ancora persone che non hanno chiarissimo come avvenga il concepimento, quali siano i rischi di una contraccezione sbagliata e come si possano affrontare situazioni quali l’aborto in sicurezza. Più che ridere di queste persone bisognerebbe capire per quale ragione ancora non ci sia un’informazione nazionale capillare che possa in qualche modo combattere questa ignoranza di fondo data soprattutto da ambienti molto chiusi, scuole che non offrono informazione e buchi amministrativi che non coprono tutto il territorio. Non mi fa ridere quando leggo una donna che chiede se può essere rimasta incinta con il coito interrotto, mi fa spavento perché quella donna potrebbe essere una coetanea di mio figlio un giorno. Ho letto di donne che non sanno come funziona la pillola del giorno dopo, che non hanno idea di come si conteggi il ciclo mestruale, che credono che basti una doccia dopo l’eiaculazione per eliminare lo sperma dalla vagina. Queste donne non vanno derise, la loro disinformazione è anche colpa nostra. Queste donne sono figlie di genitori che probabilmente non hanno mai spiegato loro come funziona la sfera sessuale, genitori che probabilmente hanno delegato alla scuola o alla società il compito di erudirle o che peggio ancora hanno fatto in modo che non ne venissero mai a conoscenza per paura o per bigottismo. Questi gruppi su Facebook non fanno danno, direi più che vanno a colmare un vuoto lasciato dalla società. Non dovrebbe essere l’admin di “Pancine Mamme e Tanto Amore” a occuparsi di erudire queste ragazze, dovrebbe essere l’istruzione pubblica, ma visto che ogni volta che a scuola si prova a parlare di sesso succede il finimondo … qualcuno alla fine dovrà pure farlo.

In conclusione

I post del Signor Distruggere mi hanno fatto ridere, ma ora non succede più. Un po’ perché credo che per la maggior parte siano fake esagerati che esasperano una situazione reale ma non così grave e un po’ perché credo che nel caso fossero veri non ci sia proprio nulla da ridere, quanto invece da preoccuparsi. E senza vergogna vi confermo che frequento e partecipo alle conversazioni di questi gruppi su Facebook con la mia solita naturalezza, con la mia faccia e con un uso moderato di parolacce perché altrimenti mi bannano … e non mi è mai successo niente di niente, anzi!

Mio fratello non è figlio unico

In questi giorni gli eventi mi hanno portato a riflettere sul ruolo del fratello maggiore. Arrivata a trent’anni suonati e passati credo che sia arrivato il momento di chiedersi quale impatto effettivo abbiano avuto le mie scelte sui miei fratelli minori.

Ho due fratelli: Davide e Pietro. Con il primo ci passano 5 anni, con il secondo invece 14. Se con Davide ci siamo persi negli anni e negli eventi, con Pietro invece ho sempre avuto un rapporto molto più stretto dovuto anche al fatto che più che crescere insieme a lui, l’ho visto diventare grande mentre io mi allontanavo progressivamente dalla mia famiglia d’origine. In ogni caso, va detto che almeno per un periodo ci sono stata per entrambi e che molto spesso la porta di casa mia fungeva da ingresso sicuro verso il time break necessario dai genitori.

Sono uscita di casa nel 2007, Davide aveva 16 anni e a quell’età tutti sappiamo quanto sia facile entrare in rotta di collisione con mamma e papà. Sono sempre stata molto felice di aprire la porta al suono del campanello del fratello con lo zaino sulla spalla. Credo di aver sentito circa un milione di volte la frase “Io a casa non ci torno più!” e invece ci siamo sempre tornati tutti e tre fino a quando non siamo stati abbastanza grandi per cavarcela da soli. Ero allo stesso tempo molto felice di rispondere alla chiamata preoccupata dei miei che mi chiedevano se Davide fosse per caso approdato al mio appartamento (o se avesse dirottato il motorino a casa di zio, altro porto sicuro in caso di terremoto). La sorella grande che vive da sola ha sempre un posto letto per te, non ci fa nemmeno caso e puoi tranquillamente accamparti anche delle settimane, fino a quando la situazione non sarà sbollita e tu potrai tornare a casa.

Mi rendo conto solo in questi giorni quanto essere stata la sorella maggiore abbia comunque comportato delle responsabilità quando invece pensavo di non averne nemmeno mezza.

Ma noi fratelli maggiori cosa siamo più di un’isola felice dove approdare in caso di ammaraggio? Molte persone su Instagram stamattina mi hanno risposto che avere fratelli minori è un po’ come avere dei figli senza averli fatti perché devi sempre dare il buon esempio, perché devi sempre provvedere anche per loro in diverse occasioni, perché a volte li devi portare a calcio, a nuoto, a ripetizioni di inglese, perché devi preparare loro il pranzo, a volte la cena e via dicendo. Io non l’ho mai fatto. Siamo sempre stati figli molto indipendenti, quindi a parte il fatto che io e Davide non avevamo così tanti anni di differenza da giustificare un mio impiego in suo supporto, c’era anche da dire che a 14 anni eravamo tutti e tre belli che motorizzati e di conseguenza belli capaci di arrangiarci nei nostri impegni adolescenziali tra scuola e dopo scuola. Non ricordo di aver mai aiutato nessuno dei due nello studio, non ricordo di averli mai portati a calcio e non mi ricordo di esserli mai andati a prendere a scuola. Quanto al pranzo ci stavo pensando, ma mi vengono in mente più scene in cui sono loro a cucinare per me che viceversa.

Ricordo però altre cose. Ricordo che con uno dei miei primi stipendi degni di essere chiamati tali ho comprato da vestire a Pietro in un negozio in cui sapevamo di trovare cose che a lui sarebbero piaciute moltissimo. Ricordo di aver letteralmente attaccato al muro e successivamente morso la spalla a uno stronzo che s’era fatto scappare una parola di troppo su mio fratello Davide. Ricordo di averli sempre difesi davanti a tutti, con le unghie e con i denti, non permettendo mai a nessuno di proferire verbo che potesse in qualche modo danneggiarli. Ricordo di aver pianto in macchina quando ho scoperto di non esserci stata in un momento preciso in cui Davide aveva bisogno di me, però ricordo anche di averla fatta pagare a chi doveva pagarla. Credo sia evidente che il ruolo di pseudo-genitore non mi sia calzato molto bene, non quanto sembra andare perfetto a molti che invece mi hanno parlato di tutt’altro genere di cure dei fratelli minori. Non sono stata nemmeno un buon esempio e spero che nessuno dei due abbia mai tratto ispirazione dalle mie corbellerie, fortunatamente ho quasi la certezza matematica che non sia mai successo e che non succederà mai. Non mi sono mai preoccupata di essere un buon esempio, né per loro, né per nessun altro. Credo di aver fatto bene, se non altro hanno potuto vedere cosa succede a comportarsi come me e se non sono stata un modello virtuoso almeno sono tornata utile per capire quali strade sarebbe stato meglio non prendere in favore di altre.

Il fratello maggiore però non ti salva dai tuoi casini con la sua morale di ferro e il suo comportamento pulito e perfetto. Il fratello maggiore ti salva dai tuoi casini perché prima di incazzarsi, prima di ragionare sui fatti, prima di alzare la voce e imporsi, lui prima di qualsiasi cosa ti apre la porta di casa e facendo entrare te lascia fuori tutti i tuoi guai. Forse non mi dovrei sentire tanto in colpa per non esser stata un esempio da seguire, se lo fossi stata probabilmente sarebbe stato uguale. Sono felice invece di essere stata complice dei miei fratelli, qualche volta mediando con il mondo esterno e qualche volta unendomi con loro in battaglia.

Penso e spero tantissimo di essere stata anche un cuscinetto anti ansia per i miei genitori, sono abbastanza sicura di averli tranquillizzati più di una volta facendogli presente come i loro figli mai sarebbero finiti sotto al ponte dopo l’ennesimo “Me ne vado di casa, vaffanculo!”. Dopotutto credo che un genitore faccia più di un figlio anche per questa ragione, infatti uno dei grandissimi risolti positivi di una famiglia numerosa è quello di trovare sempre, da una parte o dall’altra, un aiuto e un appoggio in caso di catastrofe. Gli errori e i casini in famiglia li facciamo tutti, genitori inclusi i quali non sono perfetti e infallibili, perciò il sapere che comunque vada ci sarà almeno una persona che sarà in grado di intervenire in soccorso sospendendo il giudizio e lanciando un salvagente dovrebbe far stare tranquilli tutti. Sicuramente io sono stata una figlia di merda, ma sono altrettanto sicura di aver fatto dormire mamma e papà con sette cuscini comodi dopo le bombe e i lanciafiamme di una litigata in casa con i miei fratelli.

Una ragazza su Instagram mi ha fatto notare che sarebbe molto interessante capire cosa abbiamo rappresentato noi fratelli maggiori per i nostri fratelli minori. Chiedere loro se ci hanno percepiti così come noi crediamo di esserci comportati, se individuano delle responsabilità che non ci siamo accorti di aver avuto, se potevamo fare meglio qualcosa oppure non fare qualcos’altro. Perciò se ci sono fratelli minori in ascolto questo è il loro momento di intervenire lasciando un commento al termine di questo lunghissimo blog post!

E per chiudere, Cari Genitori sintonizzati sul canale, siate buoni con noi fratelli maggiori, non siamo bestie di satana con insoluti freudiani da risolvere con finte funzioni genitoriali, siamo solo fratelli maggiori e tra i tanti casini che abbiamo troviamo sempre il tempo per aprire la porta alle teste di cazzo di famiglia nate dopo di noi.

Famiglia Bianchedi Giancarlo, Stefania Corda, Davide Bianchedi, Pietro Bianchedi, Elisa Bianchedi
La mia famiglia. Sì, siamo tutti uguali.

«Never complain never explain» cosa significa?

Sono una fan appassionatissima della fantastica famiglia Reale inglese, da che ho memoria. Quanto ero piccola volevo essere bella come Diana, da adolescente sognavo di sposare Harry, quando è comparsa Kate ho pianto al suo matrimonio, ho atteso con ansia la nascia di George e via così fino all’arrivo di Archie. Non ci posso fare niente, li adoro perché sono la mia fiaba preferita. Questa mia passione mai nascosta è talmente tanto palese e risaputa che tutti i miei amici vengono a verificare le varie notizie bomba che circolano sui social. Notizie che, la maggior parte delle volte, sono invenzioni e fantasie assurde. E la domanda successiva è una costante: ma perché lasciano fare e non rispondono mai?

Never complain never explain

Mai lamentarsi e mai dare spiegazioni. Proprio così, una scelta di vita o forse più una legge di palazzo decisamente inviolabile. Lasciamoli parlare, lasciamoli scrivere, lasciamo che questo popolo abbia il suo becchime quotidiano per buttare avanti un’esistenza noiosa e flaccida! Io me li immagino così, che se la ridono nelle loro stanze bellissime mentre bevono pregiatissimo tè con i biscotti. Credo, personalmente, che a loro non importi proprio un bel niente di quello che i giornalettai si inventano per vendere copie: sono famiglie che hanno pochissima rilevanza politica, hanno uno scopo prettamente folcloristico e se la godono così. Cosa c’è di più regale e snob di un comportamento del genere? Io lo adoro.

E quindi sì, rimangono completamente zitti e sorridenti davanti a notizioni “acchiappa click” come quelle che vi ho messo nello slideshow.

Sapete una cosa? Fanno bene. Questa mattina ho deciso di iniziare la mia personalissima prova «Never complain never explain». Ho deciso di eliminare le lamentele e gli sfoghi, cercando di ignorare completamente tutto ciò che potrebbe darmi fastidio, lasciando che chiunque pensi esattamente quello che vuole pensare, evitando di impiegare inutilmente tempo cercando di dare spiegazioni a chi, di fatto, non ne ha assolutamente diritto.

Un appunto per precisione

Ho grattato solo la superficie del «Never complain never explain», ne ho evidenziato solo il lato che interessava ai fini di questo blog post. In realtà la filosofia è molto più complicata e se vi interessa potete approfondire facendo una semplice ricerca su Google. Scoprirete che si tratta anche di un modello educativo (che non appoggio minimamente), ma non è il tema di questo articolo leggero e scherzoso, quindi mi limito a segnalarvi che quanto evidenziato non è ovviamente esaustivo.

Thunberg: noi non siamo abbastanza

Greta Thunberg ha proprio scosso gli animi, ci ha trascinati in piazza e ha fatto impennare le vendite delle borracce; molti di noi hanno condiviso la sua foto almeno una volta sui social network e altrettanti hanno sfilato in centro a Roma chiedendo ai “potenti” di fare qualcosa perché “la nostra casa è in fiamme”.  Tutto molto bello, finalmente qualcuno che ha acceso i riflettori su una questione bella importante: ma siamo di nuovo in balia di una moda, vero? Insomma, mentre H&M fa le magliette LGBT con una mano e poi si inzacchera l’altra con lo sfruttamento della manodopera, cosa succede sul versante “Save the planet”? La risposta è … non ne ho idea, ma credo fermamente che se non stiamo attenti finiremo per compare le lattine di Coca-Cola con la faccia di Greta stampata sopra e non credo vi serva una spiegazione sul quanto le due cose farebbero a cazzotti.  Per dire, ho già visto da OVS delle maglie fighissime con cactus e slogan pro-clima … non voglio sapere quanto inquini OVS nella produzione dei suoi tessuti e dei suoi jeans, preferisco rimanere nell’ignoranza. Ma non comprerò quella maglietta, anche se è figa. 

Considerato che per invertire la rotta non basta il nostro impegno quotidiano (di cui tra poco affronterò le incoerenze), spero vivamente che tutto questo carnevale per le strade, tutte queste strette di mano e queste promesse di Nobel facciano quantomeno ragionare le persone che realmente possono invertire la rotta, ovvero i padroni della grande industria. Insomma, la borraccia di 24 bottles è figa quanto la maglietta di H&M pro-clima, ma quanto il nostro gesto di acquistarla può effettivamente avere un impatto positivo sul clima? Non moltissimo visto che ai concerti le borracce non le possiamo portare (Grazie Luisa per il reportage!) e siamo costretti a comprare l’acqua in bottiglia di plastica, visto che al supermercato si continua a imbustare la frutta e la verdura sbucciata nella plastica, visto che il jeans che acquistiamo inquina di più di sette Alfa Romeo del ’91 tutte accese contemporaneamente, visto che magari la borraccia l’abbiamo pagata cinque euro dal cinese e che per farla hanno dato fuoco (in senso figurato) a dodici alberi.  Facendo due conti, guardando la mia borraccia da 20€ ho capito che il mio impatto non era altro che una goccia insignificante d’acqua pulita in un oceano di rifiuti putridi e sanguinolenti. Che schifo. 


Con questo voglio dire che non dobbiamo comportarci in maniera migliore? Eh no, troppo comodo. Con questo dico semplicemente che finché non cambieranno rotta coloro che detengono le redini dei sistemi di produzione, noi poveri disgraziati con la borraccia di 24 bottles e la maglietta di H&M siamo un po’ … irrilevanti, ma comunque necessari. 


Fatta questa premessa (hey sì, era la premessa!) vorrei fare la mia solita sparata da stronza antipatica e polemica. Devo ammettere che dal fenomeno Greta sono nati tanti sostenitori insospettabili, gente che pensavo fosse più interessata ad Amici della De Filippi che all’inquinamento terrestre e questo – alla fine – mi fa piacere, pure se sono cosciente che per loro sia l’ennesima moda. Però se volete fare i sostenitori, cercate di farlo per bene altrimenti sgolarvi brandendo la vostra 24 bottles non sarà un gran bel vedere. 

(Photo by Sean Gallup/Getty Images)


Eliminare la plastica significa, letteralmente, eliminare la plastica.
Se condividi uno stato della Thunberg io mi aspetto che tu non metta più piede in nessuno punto vendita della grande distribuzione. Niente Zara, niente H&M, niente Primark, niente OVS, niente KiKO … niente SEPHORA! Eh sì, purtroppo è così. E che bello quando mi rispondete “Eh ma io non sono ricca e sono costretta a comprarmi le cose a basso costo” perché così mi date lo spunto per farvi notare un po’ di cose (che sapete benissimo, ma che per comodità scegliete di ignorare).

  1. Lo sai che si possono acquistare vestiti usati, mobili usati, stoviglie usate e oggetti vari usati? Sì, davvero! Esistono un sacco di mercatini dell’usato che possono aiutarvi a non disboscare il mondo. Potete comprare tutto lì dentro e pensate che ogni pezzo acquistato è un pezzo non prodotto inutilmente ed è un rifiuto in meno che viene creato. Però lo so che vi piace andare da IKEA … con la bottiglia di 24 bottles, fa troppa tendenza. 
  2. L’artigianato è spesso green. Un mobile creato dal vostro falegname del paese costa di più, sicuramente, ma è molto meno inquinante di un mobile prodotto da IKEA (e dura anche di più, il che significa meno rifiuti, pensate un po’!) Comprate una sedia in meno, accumulate meno oggetti inutili e acquistate solo quello che vi serve, spenderete di più sul momento ma non dovrete cambiare il tavolo ogni tre anni perché si è sgretolato guardandolo troppo. 
  3. I vestiti riempiono gli armadi, ma inzaccherano il mondo. Molti tessuti, per essere prodotti, inquinano da morire. Però costano poco e dove vengono prodotti costa poco anche la mano d’opera, perciò se una maglia vi costa 5€ fatevi due domande. Sì, lo so che non potete permettervi la maglia della sarta fatta con i tessuti super bio, lo so che raccontate in giro di non avere soldi abbastanza … ma piantatela di nascondervi dietro questa cagata. Se invece di 30 maglie da OVS ne comprare 6 dalla sarta che usa materiali a impatto zero avrete sicuramente un guardaroba meno gonfio (di merda), un tessuto migliore sulla pelle, un oggetto molto più originale e pregiato, un bene durevole assai e … la coscienza un po’ più pulita. 
  4. Refillami l’anima! Tutti bravissimi a riempire la borraccia di tendenza, ma in quanti vanno nei negozi dove vendono prodotti sfusi a riempire i propri barattoli di shampoo, balsamo, sapone, detersivo…? Oh, nessuno! Pochi. Una volta avevo un’amica che ha provato ad aprire un negozio di questi, non le andava benissimo eh. Eppure solo nel mio quartiere ne ho contati 3, quindi ci sono! Dunque, in quanti compriamo lo shampoo sfuso? No, meglio Pantene costa meno e Chiaretta nazionale ci dice che fa un sacco i capelli belli. Tutti però, tranne i miei che rimangono sempre stoppa. 
  5. Domandone delle domandone: l’acqua in casa sempre in bottiglia di plastica, vero? Non mi ci soffermo nemmeno un secondo perché tanto risponderete che quella del rubinetto fa schifo, oppure che la prima fonte disponibile è troppo lontana (dove 5km di distanza sono praticamente lo spazio tra la terra e la luna). In realtà esistono anche servizi a domicilio di bevande in bottiglie di vetro con vuoto a rendere, come fanno i bar. Però troppo sbatti, vero? Eh sì, la Ferrarelle è così comoda al supermercato.
  6. IL SUPERMERCATO! Oh da domani tutti dal contadino a prendere frutta e verdura, tutti al mercatino con i gazebo gialli. Ce ne stanno una valanga in giro per le città, non mancano sicuramente nel vostro quartiere. Ma non ci andrete, l’Auchan è più comodo e inoltre è aperto anche la domenica. 
  7. L’ammorbidente, che profumo! Quanti lavano le cose in lavatrice a bassa temperatura con poco detersivo e zero ammorbidente? Sì, magari gli asciugamani escono un po’ steccati e poco accoglienti per il nostro sedere al bidet … ma sapete quanto inquina l’ammorbidente? No, vero? Meglio continuare a ignorarlo per il bene del vostro culo. 

Mi fermo qui, anche se è chiaro quanto si potrebbe andare avanti per cento punti ancora. Sono sicurissima che vi chiederete “ma sta rompicoglioni fa tutte queste cose?” La risposta è no, perché spesso cedo alla comodità e alla convenienza sulla breve distanza, ma io non faccio nemmeno le crociate con Greta Thunberg. E non è perché non credo nel clima, non è perché penso che sia tutta una pagliacciata o perché penso sia inutile, ma perché nulla cambierà realmente e nulla inizierà a cambiare sul serio fino a quando a cambiare non sarà il sistema di produzione, fino a quando non cambierà la costante necessità di acquistare, acquistare, acquistare e accumulare cose completamente, totalmente, scioccamente inutili. 

Perciò, per concludere, ottima la sensibilizzazione al problema, ma invece che insultare il nostro vicino di casa che arriva al portone con le bottiglie della Ferrarelle di plastica, prendiamocela con chi ci dà la possibilità di spendere meno acquistandole. Insomma, focalizziamo sul nemico vero e non sul nemico che vogliono darci per “sedare” gli animi e trasformare tutto nell’ennesima bagarre commerciale (vedi gay pride e tutto il cuccuzzaro di cui – forse – sbrodolerò un’altra volta).

Un grazie a Yasmin R. per lo spunto di riflessione e a Claudio per il ragionamento a voce alta. 

sono cominciati i saldi.

Sarà maschio o femmina? Il fantastico mondo delle credenze popolari

Abbiamo annunciato la nostra gravidanza subito, contravvenendo immediatamente a una delle sacre regole non scritte della gestazione: “si comunica solo dopo il terzo mese”. Già lì si doveva capire perfettamente quanto fossimo incapaci di gestire, secondo etichetta, questo lieto evento. Ci siamo esposti dalla IV settimana di gravidanza, suscitando più sguardi basiti che saltelli di gioia. Anche noi, però avremmo dovuto capire che le credenze popolari non si sarebbero fermate lì, ma che tutto l’evento fosse circondato da un alone di tradizione e mistero che ci avrebbe accompagnato ancora per un altro po’. Così, dopo aver scoperto che se annunci prima del tempo la gravidanza porta male al nascituro, abbiamo preso coscienza del fatto che qualsiasi cosa io avrei fatto o detto nel corso di questi primi mesi sarebbe stato un segnale più o meno inequivocabile per determinare il sesso della nostra Cotoletta.

Ad oggi credo di aver scoperto una trentina di modi diversi con i quali le nonne cercavano di scoprire il sesso del bambino. Tra l’altro adesso l’internet ci viene incontro con simpaticissimi script che ti danno la risposta scientifica immediata. Beh, vogliamo scoprire se questi sistemi sono veri o no? Scopriamo il sesso di Cotoletta!

Il calendario cinese

Utilizzare questa tabella è facilissimo, basta incrociare il mese di concepimento con l’età della madre e il gioco è fatto. Quindi, per quanto ci riguarda, basta incrociare il mese di marzo con i miei 32 anni… OMG, Cotoletta IS A GIRL! Questo sistema dicono che sia nato per essere utilizzato al contrario, ovvero per decidere quando concepire per far nascere un maschio. Va bè, lo sappiamo che noi donne nell’antichità eravamo una piaga ingestibile, ve l’abbiamo perdonata (o forse no?). Comunque possiamo pure provare a fare una controprova, se per esempio sapete con certezza il mese in cui siete stati concepiti e l’età di vostra madre al momento, potete controllare lì per lì se siete veramente un maschio o veramente una femmina. Così, giusto per giocare. Se trovate poco scientifico questo metodo, sappiate che i maya ne avevano uno identico (o quasi) che potete trovare qui.

Le nausee mattutine

Cari lettori, qui si entra nel tecnico. Se durante i primi tre mesi avete sofferto tanto di nausea allora aspettate una femmina, se invece la nausea ve la siete solo sentita passare per sbaglio di tanto in tanto allora è chiaro che sia un maschio. E allora, anche in questo caso Cotoletta dev’essere femmina perché io ho vissuto per tre mesi con il sacchetto del vomito parcheggiato a fianco. La cosa bella, comunque, è che a un certo punto passa. Sì, di botto, così come se non fosse mai successo. Una mattina ti svegli e … “OMMIODDIO CHE NE E’ DELLA MIA NAUSEA RIDATEMELA SUBITO NON MI SENTO PIU’ INCINTA E NON SO SE STA ANDANDO TUTTO BENE!”. La nausea infatti è uno di quei segnali che ti fanno rimanere ben salda all’idea che dentro di te il tuo bambino stia prendendo forma e che sia “vivo”. Il terrore delle donne è quello di abortire dal nulla, senza accorgersene, e purtroppo alle volte succede. Sintomo di questo evento è la sparizione completa della nausea, della tensione al seno e di qualche altro fastidio. Io, per dire, una notte mi sono svegliata nel panico totale perché non mi facevano male le tette e riuscivo a toccarmele senza urlare come un maiale al macello. Cotoletta, comunque, stava benissimo. Un po’ meno la mia salute mentale.

Il metodo Ramzi

Ramzi è un medio che esiste veramente, il quale dichiara di poter determinare il sesso del bambino già dalla prima ecografia. Pare infatti che la posizione della placenta sia un fattore rivelatore: se la placenta è localizzata sul lato destro, sarà maschio, se a sinistra sarà femmina. Io mi ci sono un po’ sbattuta in questa cosa, ma devo ammettere che non ci ho capito molto. Ho chiesto anche a qualche mamma informata dell’internet e più o meno erano tutte orientate verso un’unica risposta: Cotoletta è una femmina. No, non metterò qui le foto della Cotoletta, quindi non provateci nemmeno a chiedermele. In ogni caso sappiate che la placenta sembra essere a sinistra, verso il basso. Fidatevi sulla parola!

La forma della pancia

E questo è il più conosciuto: se la pancia è a punta allora è un maschio, se la pancia è tonda allora è femmina. In poche parole: se da dietro nemmeno sembri incinta aspetti un bambino, se invece anche da dietro sembra che tu ti sia mangiata questo mondo e anche quell’altro allora è aspetti una bambina. In generale si crede che con le femmine si tenta ad allargarsi di più … anche qui, povera me, tocca suonare la campanella rosa. Sono diventata un armadio e sembra che io mi sia mangiata un cocomero intero. Ho un pancione enorme e tondo, anche se sono solo al V mese. Alcuni infatti sostengono che dentro lì siano in due e che la dottoressa non se ne sia accorta. Di questo, invece, vi lascio una bella fotografia che mi ha scattato la mia amica Claudia Frijio. Così magari decidete anche voi! Cotoletta is a girl anche in questo caso!

Elisa Bianchedi incinta IV mese

Palmo o dorso?

Questa è carina e me l’hanno fatta a tradimento al supermercato. Dovete sapere che i primi a sapere che ero incinta sono stati i commessi del Simply in via dei Platani a Centocelle. Lì dentro la mia gravidanza è più chiacchierata di Diana Spencer e Dodi e pare che ci siano delle scommesse interne anche piuttosto elevate sul sesso di Cotoletta. Una donna, una signora mezza indiana e mezza zingara, alla cassa ha deciso per tutti: Cotoletta è una femmina! Come ha fatto? Niente, semplicemente mi ha chiesto di mostrarle la mano. Se a questa richiesta la gestante offre il dorso allora si è in attesa di un maschietto, se invece offre il palmo inequivocabilmente si aspetta una femmina. Sarà? Chissà.

Forbice o coltello: ancora zingarate

Rimandiamo in tema zingari e dintorni, arriviamo al gioco più affidabile di tutti: forbice o coltello? Qui tocca chiudere la gestante in bagno e chiamarla dopo aver posizionato sotto al cuscino di una sedia il coltello e sotto all’altro cuscino di un’altra sedia un paio di forbici. Ovviamente senza che lei veda. Se la gestante si siederà sulla sedia con la forbice siamo in attesa di una femmina, se si siederà invece sulla sedia del coltello allora sarà per forza maschio. Io, purtroppo, questo gioco non l’ho fatto perché a casa non ho i cuscini sulle sedie. Ma con me le zingare hanno già deciso con il palmo della mia mano.

Le figlie che rubano la bellezza alla madre

Brutte antipatiche! Già, questa l’ho scoperta sul campo senza gironzolare nell’internet maledetto. Praticamente quando si aspetta una femmina la mamma tende ad essere più brutta perché la figlia, invidiosa della mamma, le ruba la bellezza. Ora, siete d’accordo con me che questa credenza sia un tantino crudele con il nostro sesso? In ogni caso, per procedere con il nostro metodo scientifico, qui dobbiamo arrestarci e assegnare un punto ai maschi: io sono bellissima, ho dei capelli stupendi e la mia pelle non è mai stata così luminosa. Cotoletta is a boy!

La linea nigra

La linea nigra è una linea scura che si rivela intorno al terzo mese (a volte pure prima) che si posiziona sotto all’ombelico e a volte prosegue anche sopra. Vi lascio una diapositiva.

In base a questa linea si può capire se dentro all’uovo c’è un maschio o una femmina. Se la linea compare solo sotto all’ombelico allora è femmina, se invece prosegue anche sopra sicuramente è maschio. Anche in questo caso, cari amici, Cotoletta is a girl!

Gambe aperte e gambe chiuse

E per concludere snoccioliamo l’ultima teoria (tremendamente sessista) che vuole le femmine più caste e più pudiche del maschio. Se il bambino mostra il suo sesso con orgoglio aprendo le gambe durante l’ecografia è maschio, se invece fa il timido e tiene le gambe chiuse allora è ovviamente una femmina. Il nostro, per distinguersi, ci mostra amabilmente il suo culo.

E quindi …

Beh, per la legge delle probabilità …

COTOLETTA IS A GIRL!

Ed eccoci qui alla fine di una carrellata di credenze popolari che non hanno assolutamente alcuna base scientifica, ma che trovano fondamento solo nella tradizione popolare quando le nostre nonne non potevano accedere a mostri della scienza come l’ecografia morfologica. Noi ancora non sappiamo il sesso di Cotoletta, lo sapremo l’8 luglio nel caso in cui decida di mostrarcelo in primo piano. La verità è che, curiosità a parte, non è un dato significativo soprattutto ora che la gravidanza sta prendendo una piega un po’ antipatica. Il caldo, l’anemia e la psoriasi non stanno certo aiutando a superare l’estate in maniera indolore… ma noi ce la faremo lo stesso. La nostra unica preoccupazione è che tutto vada per il meglio e che Cotoletta cresca sano e forte.

Se però conoscete altri modi assurdi per capire il sesso del nascituro, lasciateci un commento perché è sempre divertente giocare con le vecchie credenze popolari!

Ho sempre paura che succeda qualcosa: vi racconto la mia ansia

Mano dipinta da Pablo Picasso

Soffro d’attacchi d’ansia molto forti: ho sempre paura che succeda qualcosa. La mia ansia purtroppo si manifesta con una serie di disturbi a livello fisico: sudore freddo e acido, pelle gelata, batticuore, incapacità di concentrarmi e mantenermi lucida, tremori, desiderio di compiere azioni assurde per risolvere il tema che mi ha scatenato l’ansia.
Ho sempre paura che stia per succedere qualcosa o che sia successo qualcosa di irreparabile, che qualcuno sia morto o che sia in pericolo, che non ci siano soluzioni per risolvere tutti i miei problemi e che tutto crollerà inesorabilmente senza che io possa controllarlo o fare qualsiasi cosa per arrestare la caduta. 

La mia ansia mi impedisce anche di affrontare alcune giornate: andare a fare le analisi del sangue può diventare molto complicato se devo fare in modo di essere in ufficio subito dopo. Non importa che io abbia preso un regolare permesso per esami prenatali, comunque mi verrà l’ansia e finirò per procrastinare le analisi. La mia ansia mi rovina il sonno: mi sveglio di notte pensando che devo fare le lavatrici, pulire il bagno, pagare le bollette, risolvere una questione bancaria e fare la memoria dello spettacolo “La Locandiera”.

L’ansia che provo, talvolta, mi impedisce di uscire la sera perché temo possa succedere qualcosa ai miei cari mentre io mi trovo impossibilitata a raggiungerli tempestivamente in caso di bisogno. 
Questa condizione mi ha fatto vivere malissimo le prime settimane di gravidanza: alle prime due ecografie tremavo e la dottoressa non è riuscita a prendermi la pressione fino a quando non ho visto il battito del mio bambino sul monitor. In genere l’ansia mi rende difficile mantenere il controllo nei momenti di forte stress a lavoro, solo negli anni ho imparato a gestire i momenti di crisi obbligandomi non-so-bene-come a mantenere il sangue freddo. A volte sono così assurda che ho l’ansia perché mi viene paura di avere ansia. Qualche volta finisce molto male e mi trovo in balia di veri e propri attacchi di panico dove credo di essere lì lì per lasciarci le penne. 

Cosa faccio per stare meglio? Ad oggi niente. Purtroppo non sono più in analisi per una serie infinita di motivi, ogni tanto sento il bisogno di tornarci, ma poi dò la precedenza a cose che mi sembrano più importanti. Cerco di mettere in pratica alcuni vecchi insegnamenti per arginare il problema, ma ci sono alcuni temi che mi trascinano nel buio e nel freddo del mio tremendo inconscio. La morte dei miei cari è uno di questi temi: se mamma, Claudio, papà o uno dei miei fratelli non risponde al telefono io penso subito che possa essere in pericolo o che sia già bello che passato a miglior vita. Questo mi porta a fare telefonate compulsive una dietro l’altra, perché se la persona dall’altra parte del telefono non mi risponde subito io rischio davvero di farmi tutta Roma a piedi per trovarlo. Il tutto si intensifica se di mezzo ci stanno percorsi in motorino, bicicletta, automobile. A volte sto male, a volte sto malissimo, a volte invece sto bene: dipende dallo stress e dalla stanchezza. Più sono sotto pressione, maggiormente si presenteranno ansia e pensieri irrazionali.

Una volta, al Colosseo, scrissi un messaggio su Facebook a un ragazzo che allora era un perfetto sconosciuto per chiedergli informazioni sugli spostamenti che aveva compiuto con Claudio, il quale  era in ritardo all’appuntamento, con il cellulare spento, e stava generando in me l’ennesimo folle attacco d’ansia. Ho fatto la figura della fidanzata psicopatica gelosa, in realtà avevo paura che Claudio fosse morto. 

Se mi vergogno? Sì, mi vergogno, soprattutto quando in preda all’irrazionalità totale faccio cose che potrebbero far pensare di me brutte cose. Posso passare per la fidanzata gelosa, la fidanzata isterica, la fidanzata dittatrice … nel corso della mia vita me ne sono state appioppate tantissime, ma la verità è che la mia è paura vera. Ho bisogno di essere rassicurata sul fatto che tutto sia in ordine, che tutto stia andando come deve andare, che non ci sia nulla di pericoloso o sbagliato. Ho bisogno del messaggino quando arrivi a casa e ho bisogno del messaggino quando parti per tornare da me. 

Oggi Claudio è in un bosco a fare delle riprese per un cortometraggio e il suo cellulare non prende. Non riceve né messaggi, né telefonate. Tutto il giorno, tutta la notte e tutta la giornata di domani.  Io sono a casa da sola, dormirò da sola e domani mattina mi sveglierò da sola. Una volta avrei pagato per una condizione simile, adesso sono qui che cerco di inventarmi modi per passare la notte senza cedere all’ansia. 

Ho pensato di svelare questo piccolo spaccato della mia personalità perché sono sicura di non essere sola, sono sicura che molte persone come me soffrono così come soffro io, lottando tutti i giorni contro un mostro che non esiste e non può ucciderci e che di fatto non è nemmeno pericoloso. Credo che questa consapevolezza, quella di non essere gli unici, potrebbe essere tranquillamente il primo passo verso una risoluzione definitiva. 

Comunque la via migliore è sempre quella di chiedere aiuto a uno specialista, queste situazioni affondano spesso le radici in questioni irrisolte del passato, oppure in disequilibri che andrebbero indagati in un’ottica medica. L’analisi mi ha aiutata moltissimo, ma ho quasi avuto sempre l’impressione che una risoluzione definitiva non esistesse, ma che ci fossero solo delle strategia per arginare e tenere controllato il disturbo. Il confronto penso che serva anche per smentire o confermare questa mia visione così rassegnata. 

Non è stato facile scrivere e condividere queste quattro righe, ma credo sia utile per chi crede d’essere solo. Credo sia necessario a me perché, amante della scrittura, le cose nero su bianco mi fanno meno paura

Sei incinta? Buona (s)fortuna!

Claudio Ciccone Elisa Bianchedi

Vi ricordate quando al liceo avete aspettato che uscissero i quadri con il voto della maturità? Non eravate tutti lì fermi impalati davanti a una bacheca coperta in attesa che la mitica bidella svelasse a tutti il risultato? La stessa sensazione la si ha quando, sedute sul water, si aspettano quei dannati pochissimi minuti che servono per vedere il risultato di un test di gravidanza. Non importa che tu voglia quel test positivo o negativo, qualunque sarà il tuo desiderio quei brevissimi istanti saranno i più lunghi della tua vita. Però stavolta, dopo non poche ansie e ceri alla Madonna, vorresti vederlo positivo. Cinque, quattro, tre, due, uno… ed ecco apparire una croce blu. CHE CAZZO VUOL DIRE LA CROCE BLU NON LO SO PERCHE’ LE ISTRUZIONI ME LE SONO DIMENTICATE IN CUCINA DALL’ ALTRA PARTE DELLA CASA!

Positivo. La croce blu che compare su fondo bianco con i test di gravidanza ClearBlue significa che il risultato è positivo. In realtà la linea verticale (detta anche linea di controllo) la troverete un sacco definita e visibile senza ombra di dubbio, la linea orizzontale (che è quella che reagisce a contatto con l’ormone Beta HCG) di solito fa la stronza e compare molto lentamente. In caso vi troviate in questa specifica situazione sappiate che i test di gravidanza falsi positivi praticamente non esistono (a meno che non vi siano strane condizioni in atto) perciò anche se vedete una leggerissima linea azzurra cerulea vacua sbiadita … sappiate che la pagnotta è stata messa nel forno!

E qui comincia… IL PRIMO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA! 

ODDIO CHE ANSIA, cominciamo dalle cose semplici: diamo la notizia al compagno. “L’utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile” … cominci a sentire quella melodia messicana di sottofondo? E’ LA TUA ANSIA. Vabbè, gli mando un vocale: “Hey, ciao amore! Guarda che stavolta s’è fatto un casino. Aspettiamo un bambino, richiamami. Ciao”.

DICIAMOLO ALLE NOSTRE FAMIGLIE! “Sì, papà .. ciao. Sì, sono incinta. Sì, sono felice. Sì sì, era voluto! Sì, però papà sono incinta di tre settimane, magari evitiamo di dirlo a tutti”. Mio papà fa il camionista, in due minuti – tramite CB – lo sapeva tutta la A4, casellanti e guardie compresi. OTTIMO!

In questo preciso momento tutto sembra bellissimo: nessuno ha ancora rotto i coglioni. Mamma e papà – investiti del loro nuovo ruolo di super nonni – stanno già comprando mezza Prenatal e tu, nel frattempo, stai cercando di capire quali siano i passaggi corretti da affrontare. Bè, ti faccio uno spoiler: TANTO SBAGLIERAI COMUNQUE, perciò fai come cazzo ti pare.

Qui le scuole di pensiero sono infinte, ma tranquilla perché chi non la pensa come te non tarderà a fartelo sapere e a farti sentire anche un po’ in colpa. Hai deciso cosa fare? BENE! Adesso vediamo insieme cosa – molto probabilmente – ti sentirai dire!

L’amica preoccupata che decide di metterti ansia

“Eeeeh, ma non si dice prima del terzo mese sai. Potresti perderlo, potresti abortire, potrebbe andare male, potrebbe essere una gravidanza extrauterina, potrebbe essere una gravidanza isterica BLABLABLABLABLABLA”

“Ah, e pensare che pensavo di darti una bella notizia! Scusa, vado in prestito di un paio di coglioni da ravanare”

Non è che sei scema e non conosci le cose, magari ti è anche capitato già un aborto e sai cosa vuol dire, ma semplicemente hai deciso di non essere scaramantica e di condividere con chi vuoi questa cosa. Beh, sappi che chi non la pensa come te invece di abbracciarti e saltellare con te probabilmente ti guarderà storto e ti farà una bella ramanzina. Quando i medici dicono che entro il primo trimestre la possibilità di aborto è del 25% sappiate che stanno conteggiando tutte le situazioni ovvero anche quelle in cui la madre non è sana o magari soffre di qualche disturbo che le impedisce di portare avanti la gravidanza. Sappiate, invece, che dopo la settima settimana di gravidanza se tutti viene trovato “a norma” il rischio di aborto crolla inesorabilmente nei soggetti sani. Così, tanto per dire, magari diamo una ridimensionata a questo allarmismo che – di fatto – può rovinare i vostri momenti più belli.

La collega che sa come si deve gestire l’annuncio di una gravidanza a lavoro

Eeeeeeeeeh, ma secondo me dovevi aspettare a dirlo ai tuoi colleghi d’ufficio eh. Di solito si aspetta il terzo mese eh. Guarda te ne pentirai assolutamente se succede qualcosa poi eeeeeh”

“Hai ragione, meglio fare la figura dell’assenteista che si addormenta per finta al fine di marinare un meeting”

Ma perché dovrei parlarne al terzo mese quando disturbi come la nausea e le botte di sonno mi saranno completamente spariti e non necessiterò più della comprensione che giustamente mi spetta le prime settimane? Durante i primi tre mesi si concentrano le principali visite e molte analisi, dovrete assentarvi spesso da lavoro e qualche volta non riuscirete a raggiungere l’ufficio perché vi siete bloccate fuori dalla metro stazione San Giovanni a vomitarvi Pasqua del ‘92. Io ho preferito comunicarlo ai miei capi e anche ai miei collaboratori più stretti, sia per una questione di sicurezza personale (in caso mi fossi sentita male) sia perché speravo in una comprensione generale (speranza ben riposta perché lavoro con delle persone meravigliose) Insomma, valutate cosa fare, ma non sentitevi obbligate a soffrire in silenzio o a nascondere con scuse assurde dei piccoli pisolini di 15 minuti con la testa sulla scrivania. Può succedere, state fabbricando un bambino ed è lo sforzo fisico più grande mai richiesto ad un corpo umano.

La dietologa improvvisata

“Eeeeeeeh, però se continui a mangiare così ingrassi subito eh. Già parti bella cicciotta, così finisce che svacchi in un attimo sai? E comunque non puoi avere le voglie già al secondo mese, non puoi avere la fame da gravida già da adesso”

*Ciomp, Sgrunch, Gnam… burp!* “Come dici, cara?”

Per prima cosa chi non ha una laurea in medicina dovrebbe astenersi dal pontificare quando sia più o meno legittimo sentire fame assurda e voglie (che per vostra informazione si faranno sentire soprattutto nel primo trimestre), per seconda cosa chi si intromette non ha sicuramente la silhouette di Emily Ratajkowski. Ogni donna incinta farà i conti con le proprie decisioni e ne risponderà nel caso a se stessa. Esiste solo una voce che va ascoltata ed è quella del vostro ginecologo, tutte le altre chiudessero un po’ il becco e pensassero alla pancia loro.

L’esperto di sviluppo fetale

“Eeeeeeeeh, ma cosa fai non fumi e non bevi alcol? Dai, guarda che mia mamma ha fumato e bevuto per tutta la gravidanza!”

“E infatti sei uscito rincoglionito e anche un po’ bruttino a vedersi, vorrei evitare”

Che tu decida di smettere di fumare o di continuare a farlo, che tu sospenda l’alcol completamente o che tu decida di berne un bicchiere di tanto in tanto, sappi che ti trapaneranno i coglioni fino alla morte accusandoti di essere o troppo eccessiva nelle restrizioni (manco dovessero farlo loro) o di avvelenare il tuo piccolo feto. Per quanto ognuno poi in coscienza sia libero di decidere cosa fare, esiste un unico pare valido e indovinate qual è? Quello del vostro ginecologo, esatto!

La mamma di tre figli che le hanno consentito di ricevere la laurea in ostetricia ad honoris causa

Eeeeeeeh, ma se con un distacco della placenta la tua ginecologa non ti ha dato il progesterone allora sicuramente lo perdi eh. Io ho sempre preso il progesterone subito, l’unica volta che non l’ho preso ho abortito immediatamente”

“Fantastico, me lo prescrivi tu con il ricettario di Barbie passione ostetricia di tua figlia?

Le mamme che incontrerete sembrano essersi dimenticate dell’agonia che si passa quando si è nel primo trimestre. Come se invece di darti motivi di stare tranquilla te ne dovessero dare per metterti ansia. Hai già l’ansia, ma per loro non ne hai abbastanza. Le medicine per la nausea, il progesterone, i calmanti per i normali dolori da impianto non sono caramelle e si prendono su prescrizione medica. Il vostro ginecologo verificherà la presenza delle condizioni necessarie per l’assunzione di questo o quello e vi compilerà una ricetta. Non tutte le gravidanze sono uguali, non allarmatevi se la vostra amica prende medicinali che a voi non sono stati assegnati, significa solo che voi non ne avete bisogno. Se avete motivo di non fidarvi del vostro medico, chiedete un secondo parere, ma non mettetevi in testa cose solo perché ve l’ha detto quella che c’ha tre figli.

Lo sconosciuto curioso

“Eeeeeeeh sei incinta, congratulazioni! Ma… voluto o capitato?”

“…”

Non c’è una risposta intelligente a questa domanda cretina, scusate. Avessi avuto un euro tutte le volte che mi è stato chiesto a questo punto non avrei problemi di budget per il mio baby shower. Intanto non capisco che curiosità sia, soprattutto quando a fare la domanda sono sconosciuti o poco più che conoscenti, ma la risposta corretta quale dovrebbe essere? Che voi l’abbiate cercato e sia arrivato subito o dopo un anno, che vi sia capitato e che sia stato anche un momento difficile inizialmente … be’ non dovete spiegazioni a nessuno, quindi rispondente con un sorriso gentile e magari cercate amabilmente di sviare la domanda. Anche un “Bè, non importa molto, quello che conta è che siamo felicissimi di questo bambino”.

Colei che sa

“Eeeeh, non ti lamentare di questo dolore ai capezzoli, il peggio deve ancora arrivare!”

“Ottimo, per l’occasione conierò nuove bestemmie, adesso lasciami fare le prove per non farmi trovare impreparata!”

Già, la verità è che non soffrirai mai abbastanza. Hai dolore alla schiena? Il peggio deve ancora arrivare. Ti fanno male i piedi? Il peggio deve ancora arrivare. Hai le gengive che sanguinano e la salivazione di un lama? Il peggio deve ancora arrivare. Hai una nausea che ti vomiteresti anche la tua prima torta di compleanno? Non è niente, tra qualche settimana passa. Insomma, per “Colei che sa” voi non avete diritto mai a mezza lamentela. Non importa se i vostri capezzoli sembrano esser stati utilizzati per la crocifissione di Cristo, quello che vi aspetta sarà sempre peggio. Magari sì, magari no, ma sentitevi in diritto di lamentarvi ogni volta che vi sentite sopraffate da tutti questi disturbi. La gravidanza vi stravolgerà, sentitevi libere di maledire tutta la progenie di chiunque vi vorrebbe meno lamentosa.

La veggente del sesso

“Eeeeeh, secondo me stai aspettando una femmina sai? Le donne diventano più brutte quando aspettano una femmina, perché questa per formarsi ruba la bellezza alla mamma”

“Ah seh? E te, Belen, sei finita in una lavatrice quando avevi sei anni e ne sei uscita l’altro ieri?”

E la pancia a punta è maschio, la pancia tonda è femmina, i bei capelli è maschio, i capelli brutti è femmina, hai la nausea è femmina, stai bene è maschio, corri nuda di notte sulla tangenziale allora è femmina, sulla Colombo invece è transessuale. E che cazzo, basta! Allora: l’unico modo per sapere se è maschio o femmina è farselo dire dal ginecologo che utilizzerà le sue conoscenze per darvi una risposta vera, tutto il resto sono giochi e scherzi per passare il tempo. Oppure sono modi stronzi per farvi notare che non siete proprio al top del vostro splendore. Dopotutto, a pensarci bene, difficile uscire patonza dopo una nottata di incubi, nausea, vomito e bruciori di stomaco. A meno che non siate Kate Middleton, ma quella partorisce per interposta persona e quindi non fa testo.

E per questo primo post sul tema è tutto, ma sicuramente non sono tutte le frasi di merda che vi sentirete dire a ripetizione in questi primi tre mesi. Purtroppo il primo trimestre non è tutto rose e fiori come vi immaginate, ma potete decidere quanto spazio dare a questi generatori di ansie e fastidi. Già avrete le vostre preoccupazioni, cercate di non farvene addossare delle altre e cominciate a chiudere fuori dalla vostra mente tutti quei discorsi che sembrano fatti apposta per spezzarvi l’entusiasmo. Circondatevi di felicità e di persone rassicuranti, ne avrete un gran bisogno.

Quali sono stati i discorsi più fastidiosi che vi siete sentiti dire all’inizio della gravidanza? Fatemi sapere!

P.s. Ah, sì! Siamo incinti! Wo-ho!

Perché fare un tatuaggio?

Ho 14 tatuaggi e questo numero è destinato a crescere esponenzialmente (ne ho fatti 4 in un mese, di recente), ma la gente che conosco non riesce a darsi pace. Pensavo che nel 2019 il tatuaggio fosse una cosa sdoganata, soprattutto in una grande metropoli come Roma, e invece no. La domanda più rognosa che tutti ancora mi fanno è: ma perché ti sei tatuata questo disegno?

Posto che non è sempre una domanda da fare, spesso infatti prevede risposte troppo personali, mi sono decisamente rotta le balle e ho deciso di dire tutta la verità. Ecco i miei tatuaggi e i loro significati, siete pronti a rimanere estremamente delusi?

Tatuaggio #1

Correva l’anno 2001 e le Lire circolavano ancora, soprattutto nei piccoli paesini della campagna veronese. Avevo 15 anni e una testa fin troppo calda per la borghesia bigotta veneta: così decisi di rendere tutto ancor più difficile dando 100 mila Lire a un’estetista per tatuarmi questo coso orribile che all’epoca invece mi piaceva tanto. Non ha molto significato, ma mi ricorda delle persone che all’epoca erano importanti. Persone che però ad oggi non godono di nemmeno un briciolo della mia stima. Ho pensato mille volte di coprirlo, ma non ho mai avuto il coraggio. Se ne sta lì da solo, come qualsiasi ricordo scomodo della mia adolescenza.

Tatuaggio #2

Questo l’ho pagato in Euro, qualche anno più tardi. Non mi va di dilungarmi tantissimo su questo tatuaggio perché forse è l’unico che ha una storia davvero personale. A un certo punto morì un ragazzo per il quale provavo un sentimento molto forte, eravamo giovani e tanto stupidi. Lui stupidamente è morto, ed io stupidamente ho cercato di elaborare alla mia maniera la cosa. Da sola, con un semplice disegno. Ciao Fra!

Tatuaggio #3

Facilissimo: la mia famiglia. Siamo in cinque: tre fratelli e due genitori. Pensavo che fosse una fortuna il fatto che la mia famiglia fosse molto unita e ho deciso di rappresentarla con un paio di dadi.

Tatuaggio # 4

Bello vecchiotto anche questo. Lo feci dopo il concerto dei Rage Against The Machine. Era il mio gruppo preferito e al concerto ci andai con 4 ragazzi che all’epoca amavo alla follia. Mi sarei tagliata anche un braccio per loro, stupidamente però. Altri grandi errori che rimarranno per sempre tali, i tatuaggi servono anche a ricordarti quanto si possa essere stupidi alle volte. Il tatuaggio però lo adoro, anche se essendo molto vecchio sarebbe da aggiustare. Lo aggiusterò, oppure lo lascerò invecchiare insieme a me.

Tatuaggio #5

Anche questo è ovviamente vecchissimo e si vede. Non c’è niente da spiegare, è un simbolo induista che porta appresso tanti vaneggiamenti. Semplicemente mi piaceva e mi andava di farlo sul collo. Non si vede quasi più, spesso la gente interviene cercando di toglierlo con le dita dopo averlo scambiato per un capello caduto.

Tatuaggi #6 #7 #8

Se prima non c’avevo un cazzo da spiegare, adesso ne ho ancora meno. Volete sapere il motivo di questi tatuaggi? Mi piacevano. Fine. Stop. Non ci sono spiegazioni e dietrologie, semplicemente mi piacciono e continuerò a farne di questo genere per la stessa ragione. Non c’è profondità, mi dispiace deludervi.

Tatuaggio #9

Nel 2018 inizia il ciclo dei tatuaggi romani. Io e Claudio, anziché scambiarci gli anelli come tutte le coppie per bene, abbiamo deciso di sposarci con un tatuaggio. Io ho il funghetto rosso e lui ha il funghetto verde, se non li avete riconosciuti sono quelli di Super Mario. Era un modo per sottolineare anche la nostra anima nerd, che poi è la causa del nostro primo incontro. Se non fossimo stati appassionati di giochi di ruolo non sarebbe stato possibile un nostro incontro. Ecco, tutto qui.

Tatuaggio #10

Il decimo tatuaggio non è casuale nella posizione, passa sullo sterno proprio sopra il cuore. Avessi potuto tatuarlo proprio sul muscolo cardiaco lo avrei fatto. Antigone è lo spettacolo che abbiamo portato in scena con tanta fatica l’anno scorso, il primo lavoro artistico completamente targato Compagnia Teatrale i Gracchi. Grazie a un manipolo di attori, Claudio ha messo in scena la mia tragedia preferita. Antigone è un personaggio stupendo, dovreste fare una ricerca in merito qualora questo nome non vi dicesse nulla.

Tatuaggio #11

Di questo tatuaggio non abbiamo una fotografia e attualmente non la posso fare. Purtroppo la mia pelle ha deciso di guarire in modo strano e stiamo aspettando per correggere l’incidente. Comunque è il simbolo di alpenite, l’azienda per la quale lavoro. Direi che si tratti del tatuaggio che più genera sgomento, nemmeno si trattasse di una vagina. Perché ti sei tatuata il simbolo dell’azienda alpenite? Perché lì ho conosciuto delle persone stupende che hanno ricucito insieme i pezzi di un’anima professionale completamente distrutta da un pallone gonfiato che si credeva stocazzo. Senza alpenite sarei ancora convinta di non essere capace di nulla in un mondo di gente altamente qualificata.

Tatuaggio #12

Una pizza. Una semplicissima pizza. Mi piace la pizza e ho deciso di tatuarmela. La cosa vi destabilizza? Di solito quando la spiego così tutti rimangono in silenzio 2 o 3 secondi cercando di capire se si tratti di uno scherzo o meno. No regà, è tutto vero: non ci sono motivi profondi nemmeno in questo caso. Mi piace la pizza e se potessi mi sposerei con una quattro formaggi con il salame!

Tatuaggi #13 e #14

Una caffettiera e un controller per PS4. Davvero state cercando un significato profondo in questi due piccolissimi tatuaggini stile simple? State perdendo tempo: sono tatuati sul braccio destro, quello che ho deciso di riempire di disegnini piccoli. Rappresentano gusti, passioni e blablabla. Riassumiamo dicendo “cose che mi piacciono”.

Ecco qua, purtroppo temo di non aver molto altro da dire. Su instagram avete chiesto un post riassuntivo, sapevo perfettamente di non avere nulla da raccontare, ma volevo che una volta tanto fosse messo tutto nero su bianco. Mi piacciono i tatuaggi, mi piace farmi tatuare e non sempre dietro ci sono motivazioni immense. Sono estremamente superficiale in questo settore. Ognuno vive il tatuaggio come preferisce, alle volte sono segni indelebili super simbolici, alle volte sono solo inchiostro. In tutti i casi vi consiglio di non fare mai la domanda “Cosa significano i tuoi tatuaggi?” perché può capitare che non si abbia voglia di parlarne, oppure può capitare che la risposta sia “assolutamente niente“. Nei tatuaggi non c’è una regola, non abbiamo tutti le stesse ragioni, le stesse profondità e gli stessi gusti. Se non volete tatuarvi non fatelo, ma lasciate in pace chi invece adora l’ago e l’inchiostro. Credo di non aver altri da aggiungere. Fine.

Ho paura del dentista! Come faccio?

La paura del dentista può essere davvero un problema, soprattutto quando i denti fanno malissimo e non si trova il coraggio di fare quella telefonata. Spesso, le persone che temono il dentista sono più propense a sopportare il dolore piuttosto che farsi trapanare la gengiva. Inutile dire come questo possa risultare controproducente, visto che spesso le patologie possono degenerare fino a causare danni irreparabili.

Io ho paura del dentista e l’ho avuta per tantissimi anni, tant’è che oramai la situazione è tremendamente degenerata da richiedere un intervento importante che dovrò affrontare nei prossimi giorni. Non c’è via di fuga: devo permettere al medico di operarmi. Tra l’altro, se solo fossi stata più coscienziosa adesso probabilmente non dovrei aprire come un libro la mia gengiva, ma si sarebbe potuto recuperare in altra maniera certamente meno invasiva.

Ortopanoramica

Prima di tutto diamo il nome corretto a questa fobia, perché qualche volta non si tratta di una semplice paura, ma di terrore puro che comporta reazioni davvero incontrollate. La paura del dentista, quando non si tratta di un’apprensione, si chiama stomatofobia.

La stomatofobia ha i sintomi classici dell’attacco di panico, quindi sudorazione fredda, palpitazioni, tremolii, nausea, vomito e paura di morire (di dolore). In alcuni casi può essere talmente tanto invalidante da compromettere qualsiasi banale visita di controllo e spesso questa paura viene pure nascosta nel timore di sembrare infantili o stupidi.

Appurato il fatto che nessuno di noi è uno stupido a causa di una fobia, tocca prendere coscienza con il proprio problema e parlarne prima di tutto. Per me è stato un vero dramma e per tantissimi anni ho intavolato scuse assurde pur di non entrare nello studio di un dentista. Che poi è anche facile, basta dire che non si hanno soldi abbastanza. La situazione però è arrivata a un punto tale che niente poteva più reggere in sede di interrogatorio, perciò ho dovuto ammettere di aver una paura matta.

Confidandosi con una persona disposta a comprendere sospendendo il giudizio, si trova il coraggio di affrontare l’iter passo per passo, andandoci piano e con i propri tempi. Per me è stato così. Dalla confessione alla prima visita odontoiatrica sono passati quasi due anni e adesso sono qui che tremo perché tra qualche giorno sarò operata.

Come per tutte le fobie, anche per la stomatofobia è fondamentale parlarne con qualcuno: questo è il primo passo per andare verso una risoluzione. Personalmente mi basta sapere di aver il mio fidanzato accanto per tutto il tempo e la consapevolezza che alle brutte con un po’ di gas ti mettono a dormire. Però di questa fobia va messo al corrente anche e soprattutto il dentista, il quale è sicuramente preparato ad affrontare i vostri mostri insieme a voi.

Ma il punto della questione è che non siamo soli. La stomatofobia esiste, ne soffrono in tanti a più livelli e come tutte le cose è risolvibile con pazienza e impegno. Inoltre, inutile dirlo, ma facciamoli lavorare questi psicologi che ce ne stanno tanti a spasso senza pazienti!