Il buono nel bello, i migliori vini italiani

Luca Maroni, analista sensoriale di fama internazionale per il suo rivoluzionario approccio alla degustazione dei vini, porta a Frascati “I migliori vini italiani”: una kermesse di tre giorni che unisce poesia, letteratura, musica e vino per dare vita a un evento unico.

… e noi non potevamo certo mancare. Quindi per prima cosa ringraziamo Belinda Bortolan, responsabile ufficio stampa di Luca Maroni, e Stefania Zagari sua collaboratrice, per l’invito.

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Nella fantastica atmosfera dei Castelli Romani, nel cuore di Frascati c’è una location mozzafiato: Le mura del Valadier. Da lì, in quel posto magico, si può godere di un panorama unico fatto di luci e tantissima storia. Storia che si respira ad ogni passo all’interno delle mura del Valadier, grazie anche all’allestimento di questo prestigioso evento che vede come tema centrale il buon vino, l’arte e la poesia.

LUCA MARONI - I MIGLIORI VINI ITALIANI (2)

Io, gli Aristogracchi, La Capocciara e Roberta Zioni abbiamo ricevuto l’invito per presenziare alla premiazione dei migliori vini del Lazio, premio conferito da Luca Maroni in persona, autore della voce “degustazione del vino” dell’Enciclopedia Treccani (questa volta non è una battuta). Di questa persona, per dare una descrizione completa, toccherebbe scrivere almeno una ventina di articoli. La sua fama, come degustatore di vini, è nota a chiunque del settore, anche solo per aver dato vita a un metodo innovativo e oggettivo per comprendere il vino, i suoi profumi, la sua integrità e il suo equilibrio. Come egli stesso spiega, ha cercato di rivoluzionare il rapporto tra l’uomo e il vino esattamente come Martin Lutero rivoluzionò il rapporto tra l’uomo e Dio. Questo, signori miei, la dice lunga sulla considerazione che questa persona ha del vino come prodotto, o meglio dire, come opera d’arte.

LUCA MARONI - I MIGLIORI VINI ITALIANI PRESENTAZIONE

E noi, Quattro gatti al lardo, abbiamo avuto l’onore (perché di onore si parla) di sentir parlare quest’uomo dalla cultura infinita, dal ricco lessico, in grado di creare immagini e sapori utilizzando unicamente le parole. Non mi era mai capitato di avvertire l’utilizzo di tutti i miei cinque sensi a partire unicamente dall’udito. Sono tornata a casa con qualcosa di inaspettato, oltre che a moltissime informazioni sui vini della regione che oramai è la mia da un anno a questa parte. Dopotutto, diciamolo, per una veneta è davvero difficile mostrare un minimo di umiltà davanti al vino di Frascati, ma ho dovuto rivedere la mia posizione e ammettere che in questa regione le cose stanno cambiando davvero. Se prima “Frascati” era una provenienza quasi da nascondere, da scrivere in piccolo, ora invece torna finalmente ad essere un valore aggiunto.

2017-11-03 21.27.08Vi state chiedendo se ho assaggiato un vino migliore dell’Amarone di Farina? No, non l’ho trovato, ma posso dirvi che in un caso specifico ho assaggiato qualcosa di altrettanto dignitoso. Il Montiano della famiglia Cotarella. Si tratta del prodotto di punta dell’azienda Falesco, riconosciuto come uno dei più grandi vini rossi innovativi italiani. Cuorisi? Cliccate qui per saperne di più. Io vi dico soltanto che raramente m’accorgo dei dettagli quando si tratta di vino, ma in questo specifico caso ho avvertito immediatamente il sapore delle more e della vaniglia. Assaggiare questo vino è stata un’esperienza sensoriale meravigliosa, tra l’altro mi tocca anche ringraziare Vegan Magnete perché è stato lui a suggerirmi lo stand.

Ma suppongo che adesso vogliate sapere cosa abbiamo mangiato, d’altra parte se i Quattro gatti al lardo non ci lasciano lo zampino nelle cucine, che divertimento c’è? Ebbene, non vi deluderò, anche in questo caso abbiamo avuto pane per i nostri denti.

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Ci è stato servito un piatto di rigatoni con la coda alla vaccinara, da quello che ho capito da quando abito a Roma credo sia praticamente un piatto tradizionale quanto prestigioso. Io so soltanto che solo a sentirlo nominare Gli Aristogracchi e Vegan Magnete si sono illuminati a festa. Come i bambini a Natale, praticamente. Oltre al primo, ci è stato servito anche un insolito secondo, sempre a base di coda. Onestamente, il piatto era talmente tanto raffinato che non vorrei proprio dire scemenze sulla composizione. Però, fidatevi di me, non ho mai assaggiato degli abbinamenti così particolari e io non sono un’amante della coda, sia chiaro. Temo che vi lascerò con la curiosità, perché quella barchetta che vedete nella foto è praticamente una delle migliori esperienze gustative dell’intera manifestazione.

Spero di avervi incuriositi a sufficienza per farvi prendere la macchina e andare a fare un salto a questa manifestazione ben costruita e ben organizzata. Vi lascio quindi di seguito delle indicazioni precise sull’evento.

Nella magnifica cornice dei Castelli Romani, dal 3 al 5 novembre 2017, nella nobile Frascati, patrocinato dal Comune di Frascati, promosso dal Consorzio Tutela Denominazioni Vini Frascati e in collaborazione con il GAL – Gruppo di Azione Locale – Castelli Romani e Monti Prenestini, torna la più importante manifestazione dedicata al mondo del vino firmata da una delle più autorevoli firme dell’enologia italiana: IL BUONO NEL BELLO – I MIGLIORI VINI ITALIANI di Luca Maroni. Nelle sale de Le Mura del Valadier, sullo spettacolare belvedere di Frascati, saranno presenti le più importanti aziende vitivinicole del Lazio che presenteranno l’eccellenza della loro più recente produzione: 240 le etichette in degustazione, oltre 40 le Cantine aderenti, migliaia le bottiglie che verranno aperte e innumerevoli i calici che si serviranno. La manifestazione è aperta al pubblico, con tre giorni di degustazioni non stop e l’avvicendarsi di laboratori sensoriali dedicati al vino e ai prodotti del territorio: nel prezzo dell’ingresso sono compresi gli assaggi, il bicchiere e la partecipazione a tutte le iniziative collaterali. Saranno presenti all’apertura della manifestazione il Sindaco di Frascati Roberto Mastrosanti, l’assessore alla Cultura Emanuela Giusti, il Delegato all’Agricoltura Basilio Ventura, i Sindaci dei Comuni Dei Castelli Romani, il Presidente della Comunità Montana Damiano Pucci, il Presidente del Gal Giuseppe Righi, il Presidente del Consorzio per la Tutela delle Denominazioni Vini Frascati, Paolo Stramacci. Invitati, ma ancora non confermati, il Presidente della Regione Lazio Luca Zingaretti e Carlo Hausmann, Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio.

Di nuovo, si ringrazia l’ufficio stampa di Luca Maroni per l’invito, Luca Maroni per l’accoglienza,  Stefania e Belinda per la fantastica introduzione all’evento.

 

 

Pinsa, frutta e verdura A gogo : per tutti i tipi di alimentazione!

Adoro la pinsa, fosse per me la mangerei a tutte le ore del giorno. Sto per essere linciata, forse, ma preferisco l’impasto della pinsa rispetto a quello della pizza e non ci posso fare niente: è più leggera, non mi fa vedere i draghi volanti di notte durante la digestione. I Quattro gatti al lardo, questa volta, hanno provato per voi un fast food davvero funzionale a Ottaviano, proprio appena fuori dalla fermata Metro A.

IMG_6774Ogni giorno, in ufficio quando è ora di pranzo scatta il solito problema: dove andiamo a mangiare? C’è l’avvocato Ravioli che è vegano, la sua assistente invece è celiaca e non può nemmeno avvicinarsi al glutine. La signora Sedano – che sta alla reception – segue una dieta paleolitica e non si capisce mai cosa possa o non possa mangiare, poi c’è il direttore artistico che se non ha la sua pinsa alle zucchine preferisce rimandare il pranzo. Che caos! Ma i Quattro gatti al lardo, fortunatamente, hanno trovato la soluzione: A gogo, via Giulio Cesare 68. Ieri sera siamo stati invitati all’inaugurazione del nuovissimo angolo gluten free di questo locale: da oggi in poi, infatti, si assicura una linea priva di contaminazione anche per tutte le persone che soffrono di grave allergia e intolleranza alle farine. Ogni prodotto viene preparato in un laboratorio separato e viene immediatamente sigillato e proposto alla vendita. Esattamente come in farmacia, ma con il vantaggio di poter mangiare qualcosa di fresco, seduti comodamente in un luogo colorato e molto accogliente.

Purtroppo la ciurma era sguarnita dell’assaggiatrice gluten free per eccellenza, tuttavia i palati raffinati non mancavano: quando ci è stato detto che ogni prodotto gluten free conservava lo stesso sapore di tutto ciò che invece non lo era… ci siamo guardate tutte un po’ scettiche. E abbiamo fatto proprio una figura barbina, sì. Abbiamo assaggiato, per prima cosa, tutto ciò che non si adattava a tutti gli altri tipi di dieta: pinsa vegetariana, pinsa vegana, pinsa con pancetta, pinsa con mortadella, wrap con salmone, wrap vegetariani, salse e salsine varie (…) e alla fine abbiamo approcciato al mondo del gluten free.

La verità è che se la proprietaria, la gentilissima Livia, non ci avesse detto che quelle pizzette rosse non solo erano vegane ma anche senza glutine, noi non ci avremmo nemmeno pensato. Idem per tutta la pasticceria: bignè al pistacchio, roll di cacao, donut con zucchero semolato… tutto buonissimo e tutto assolutamente senza la minima traccia di glutine.  Ci siamo dovute arrendere all’evidenza: da A gogo è possibile assecondare proprio tutti i tipi di dieta, perché ogni cosa che vuoi mangiare decidi tu come comporla. Insalata? Come ti pare. Wrap? Come ti pare. Pinsa? Come ti pare.

Noi ieri sera abbiamo letteralmente messo sottosopra tutto il locale, è davvero grande questo posto e permette un sacco di posti a sedere anche in tavoli grandi dove ci si può sedere con i colleghi. L’arredamento è coloratissimo e anche molto molto divertente, alcune figure appese alle pareti meritano ben più di una fotografia! E noi, naturalmente, non ci siamo fatti scappare nulla di questi dettagli. Nei nostri profili Instagram ci siamo divertite a presentarvi tutte le interpretazioni più bizzarre di tutta quella frutta e quella verdura. E noi ci siamo divertiti tutti un sacco, davvero! Abbiamo avuto il locale tutto per noi dalle 21 alle 23, chiuso al pubblico e aperto solo ai nostri test e alle nostre foto.

Questa volta eravamo davvero tantissimi e di blogger c’ero solo io! Me ne sono andata a cena con un gruppo di folli Instagrammer super navigate che hanno dispensato consigli a me, ma anche alle più “piccoline” che sono state invitate. Chi c’era con noi? Claudia Ottaviani, Sara Lucchetti, Gabriella Liparioti, Beatrice Iorio, Mara Scaramuzzo, Fidanzato Claudio e Little Flame. Come dicevo, è stato bello, perché si è creato un gruppo coeso dove si è utilizzato anche del tempo per darsi consigli, confrontarsi, raccontarsi e via dicendo. Nonostante si sia dovuto organizzare tutto in meno di 24 ore, senza i miei Aristogracchi e senza la mia Capocciara, sono felicissima di dichiarare che è stata una delle serate meglio riuscite. C’era voglia di vedersi, di stare insieme, di chiacchierare… in pieno stile Quattro gatti al lardo.

IMG_6776Abbiamo onestamente provato a eleggere la nostra pinsa preferita, ma abbiamo fallito. C’è chi dice che il tartufo vinca sempre a mani basse (e che anche una scarpa sia buona se tartufata, cit.) quindi Fidanzato Claudio e Gabriella decidono che mortazza&tartufo sia il piatto vincente. Alcuni avanzano l’ipotesi che forse forse la pinsa con la zucca fosse la più delicata, ma le zozze come me non hanno dubbi: Gricia tutta la vita, a noi piace il guanciale croccante! In compenso, abbiamo promosso a pieni voti le centrifughe (tutte) il vino bianco (tutto) i bignè (tutti) e le pizzette rosse gluten free (tutte). Ah, io ho promosso anche le crocchette di patate gluten free, già che c’ero.

A Gogo è il locale adatto per una pausa pranzo veloce, economica e sana. Una buona alternativa per spezzare il solito flusso di cibo spazzatura al quale siamo condannati noi che pranziamo quotidianamente fuori casa. Il locale è il posto giusto per fermarsi una mezzoretta e concedersi qualcosa di sfizioso in base alle nostre esigenze, da A gogo infatti tutti possono mangiare senza problemi perché ogni tipologia di dieta viene accontentata.


Si ringraziano tutte le Instagrammers intervenute nell’evento Quattro gatti al lardo, un ringraziamento particolare va a Livia Corso, socia di A gogo, per l’invito. Vuoi anche tu organizzare un evento “Quattro gatti al lardo”? Fai come fanno tutti: manda un messaggio!

Settembre non ti temo, ho un tiramisù e non ho paura di usarlo!

Quattro gatti al lardo presenta: come archiviare un lunedì e andare a dormire felici


Il lunedì è il giorno peggiore della settimana: si torna in ufficio, si riprendono in mano tutti gli impegni che si erano lasciati in sospeso il venerdì, si torna ai messaggi Whatsapp con le amiche dove si maledice l’universo e si implora per un aperitivo tutte insieme.

Questa volta niente tagliere di affettati misti e calice di vino, per un lunedì così impegnativo c’era bisogno di qualcos’altro: un tiramisù. Eh, dice Chantal, ma il tiramisù bisogna trovare qualcuno che lo faccia bene altrimenti meglio ripiegare su delle pastarelle qualsiasi. Ha ragione, proprio per questo motivo ci affidiamo alla rete e scoviamo una piccola isola verde di felicità, proprio in Piazza Re di RomaIMG_6665

I quattro gatti al lardo ieri erano cinque, tutti e cinque armati di cucchiaino. Chi eravamo? Un’edizione small e tutta al femmile: Melania Migliozzi, Roberta Ottaviani, la Capocciara e Chantal di Aristogracchi. Avremmo voluto essere di più, ma si fa sempre quel che si può!  Il locale piccolino, giusto per il prendere e portare via: esiste una varietà infinita di tiramisù monoporzione da passeggio, tutti freschissimi di giornata. La gioia  più grande è che si possono trovare sia  una versione gluten free che una versione senza caffè per i bambini. Tutto viene realizzato con uova pastorizzate in modo tale che possa essere consumato anche da donne in gravidanza. E non ci sono solo tiramisù, ma anche caramelle, marshmallows e biscotti biologici!IMG_6681

Ma torniamo a parlare della crema di questo tiramisù. Questo locale alla fine è stato eletto all’unisono dai quattro gatti al lardo come Re del Tiramisù di Roma e se lo abbiamo fatto un motivo c’è. La crema al mascarpone è praticamente una nuvola leggera e morbidissima. Il sapore è delicato, ma il formaggio si sente e non viene sostituito con la panna. I prodotti non sono congelati, ma preparati tutte le mattine in laboratorio e tenuti freschi fino alla vendita in giornata. Lo consigliamo? Per noi è un sì pieno senza discussioni. 

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We love tiramisù è anche torte: come vedete dalla fotografia s’è rischiato lo scippo visto che Chantal non riusciva più a decidersi di riporre la torta nel frigorifero dopo questo scatto. E come darle torto guardando questa immagine?

Io ho assaggiato una porzione di tiramisù tradizionale, una porzione di tiramisù alla Nutella e una di tiramisù alle fragoline di bosco. Probabilmente il mio preferito rimane l’ultimo, ma c’è da dire che ho lasciato il cuore anche su quello alla Nutella. Poi, sinceramente, a me il tiramisù piace sempre quando è fatto bene, perché mi ricorda la mia infanzia e le pirofile immense che prepara ancora ad oggi mia zia Elena.

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Una chiusura così dolce di un lunedì di fuoco proprio ci voleva: considerate che sono tornata a casa che non riuscivo nemmeno a tenermi in piedi. La mia giornata ultimamente inizia troppo presto e finisce troppo tardi, inoltre passo la maggior parte del tempo a viaggiare sui mezzi pubblici non riuscendo a sfruttare quel tempo per lavorare un pochino. Sto scoprendo quanto effettivamente possa essere faticosa la vita del libero professionista che si smazza tra i clienti tutto il giorno, cercando di accontentare ogni singola richiesta (dalle più normali alle più bizzarre) Ma ci lamentiamo? No, ben venga il lavoro, sono io che devo imparare ad organizzarmi meglio.

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Per fortuna esistono posti come We love tiramisù, dove puoi fermarti e prenderti una pausa concedendoti anche una coccola fatta bene. Che poi alla fine non è che si mangi un tiramisù perché si ha fame, lo si sceglie perché si ha bisogno di un angolo di dolcezza dove annientare due ore e passa di telefonate infinite con un fornitore. E serve qualcosa di fatto bene, qualcosa di sfizioso che soddisfi sia il palato che la vista. Serve qualcosa che ti faccia dimenticare tutto, soprattutto una giornata lavorativa di quelle tra le più pesanti mai viste.

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Come resistere a questo settembre di fuoco se non correndo ai ripari in questo modo? Non vedo altre soluzioni: we love tiramisù per non finire sotterrati dalle pratiche, dai compiti, dai lavori da consegnare e così via. Provare per credere!


We love tiramisù lo trovate in via Appia Nuova 131, Roma (Fermata Metro A Re di Roma). Potete seguire la pagina Facebook ufficiale e lo trovate anche su Instagram (@welovetiramisu). Special thanks to Jessica e Laura di Le Civico per l’invito e l’ospitalità.

Chi sono e quanti sono questi quattro gatti al lardo?

Che detta così sembra uno scioglilingua

E alla fine s’è reso necessario questo blog post. Non l’avevamo preventivato, dopotutto noi stavamo scherzando. Sto parlando davvero di una cosa nata per gioco, per divertimento e di sicuro nessuno di noi si aspettava che ad un certo punto dovessimo presentarci. Ebbene, sì. Siamo i Quattro gatti al lardo, che a volte sono due, a volte sono sei, ma sicuramente è raro che siano davvero quattro.

L’idea è nata dalla voglia di stare insieme e di condividere avventure: siamo sei personaggi in cerca d’autore (anche se di autori tra di noi ce ne stanno almeno tre) con tante storie da raccontare che vengono meglio se le scriviamo insieme. Questo è quanto e non ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma visto che due tre cose le abbiamo combinate, ve le raccontiamo.

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Andiamo a mangiare nei locali tutti insieme, alcuni ristoranti ci invitano perché vogliono una nostra recensione. Perché? Non lo sappiamo nemmeno noi. Non siamo critici gastronomici e nessuno di noi ha fatto studi di cucina specifici, ma abbiamo comunque delle competenze da mettere in gioco (abbiamo anche un attore, non si sa mai!). C’è chi di noi ha un locale, chi un bed and breakfast, chi lavora per un’agenzia per la comunicazione d’impresa e chi organizza eventi: abbiamo anche qualche laurea e qualche master, dovessero servire! Insomma, sappiamo creare dei testi scorrevoli, con dei contenuti di qualità e i risultati si vedono perché i nostri blog post che riguardano il settore food sono molto seguiti e condivisi. Qualche esempio? Amelia Bistrot, Mabe cucina creativa, Arnold Coffee, Pinsa e buoi e di tutti questi potete trovare le recensioni nei nostri blog, alla voce “Quattro gatti al lardo”.

Siamo un team? Siamo un progetto? Siamo un brand? No e non lo saremo mai. Siamo solo sei blogger (in realtà quattro) che fanno degli eventi insieme e questi eventi si chiamano “Quattro gatti al lardo”. Questi momenti di condivisione possono nascere da collaborazioni con ristoranti, locali serali, caffetterie, attività di intrattenimento in generale, oppure possono essere organizzati proprio da noi, come per esempio la “Quattro gatti al lardo ghost edition”. Non c’è una regola, se facciamo qualcosa insieme e l’evento è organizzato da noi, allora si chiamerà così. Si tratta di un circolo chiuso ed esclusivo? No e non lo sarà mai. Noi, quando possiamo, cerchiamo sempre di coinvolgere altri blogger con i quali ci troviamo in sintonia o che semplicemente vogliamo conoscere e cogliamo l’occasione per farlo, invitandolo. Tutti possono partecipare agli eventi dei Quattro gatti al lardo e tutti, in quel momento lì, possono essere gatti al lardo insieme a noi. Persino chi non ha un blog, persino chi non ha profili social: noi siamo un gruppo di persone, prima di essere un mazzetto di gente che scrive in rete. E in quanto persone, va da sé, amiamo il confronto e la vita sociale.

Cerchiamo di conoscere gente e di farci conoscere a nostra volta, portando fuori dagli schermi i nostri contatti, concretizzandoli e dando loro il giusto spazio che si meritano, quello reale e non virtuale. Questo è quello che facciamo, niente di più e niente di meno.

Chi siamo? Chiamiamoci per nome.

Chantal e Francesco, siciliana lei e sardo lui. Loro due formano insieme gli Aristogracchi e il sogno che stanno cercando di realizzare è aprire il loro b&B a Ottaviano, in via dei Gracchi. Mentre attendono vari sbrogli legali e impicci burocratici, si divertono in cucina e lavorano sodo come consulenti per le strategie di digital marketing. Sono una coppia? Sì, stanno insieme anche se capita spesso di vederli lanciarsi coltelli e parolacce. Poche parolacce e tanti coltelli: lei sostiene di tenere conto preciso, attraverso un sistema di tacche sul muro, di tutte le volte che hanno rischiato di morire per mano dell’altro. Si tratta della nostra coppia alla Tarantino maniera, presente Beatrix e Bill? Con meno fucili, ma un numero quasi corrispondente di pallottole. Chiudendola onestamente: copywriter lui, digital marketer lei.

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Ludovica e Riccardo: Ciotolina e Bam Bam. Anche in questo caso, siciliana lei, ma romano lui. Vivono insieme a Prati, come i ricchi e mentre lui gestisce una birreria, lei perde il senno organizzando eventi di portata nazionale. Se ogni tanto si incrociano? Non lo sappiamo, abbiamo pochissime foto di loro due insieme e cominciamo a sospettare che siano la stessa persona. Riccardo il cavernicolo non utilizza social network: niente Instagram, niente Facebook, niente Twitter, niente Tinder… Ludovica invece è la Capocciara, smanetta su tutti i social possibili immaginabili ed è molto brava a prendere a calci in culo la vita. La filosofia della “colonna di cemento” per tutti i rompiscatole che cercano di ostacolarla pare funzionare alla grande. Mangiano tante verdure, sono spesso a dieta, lei ama indossare scarpe Superga senza calze, lui invece accende le lampadine con la forza del pensiero. Ecco a cosa serve una laurea magistrale in fisica. Insieme sono la Capocciara e Cavernicolo.

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Io e fidanzato Claudio! Sì, su di noi non mi allungherei più di tanto visto che comunque abbiamo fiumi e fiumi di parole nella sezione “chi siamo”. Non mi sprecherei nemmeno a fare dell’ulteriore autoironia, voglio dire, basta anche solo una nostra foto per capire che siamo due persone che assolutamente non sanno prendersi sul serio nemmeno a pagamento. Attore lui e scoiattolo indomabile io, abbiamo sempre duecentomila cose da fare e (non contenti) abbiamo deciso farne delle altre. Claudio viene bonariamente chiamato Treccani vivente dagli altri gatti al lardo, ma in realtà questi non sanno che non si tratta di studio matto e disperatissimo, quanto più di un dito molto rapido a digitare parole chiave su google prima di rispondere ad una qualsiasi domanda di storia. Io? Io sono quella che ne sa meno di tutti e sono quella meno capace di fare le cose, tutto sommato però quello che faccio ha il coraggio di uscirmi bene perché il Karma è in debito con me da diversi anni: sta solo saldando il conto.

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Ecco qua quindi, chi sono i Quattro gatti al lardo, quello che fanno e le zero pretese che hanno. Sei persone che vengono da tutte le parti d’Italia che si sono ritrovate a Roma, due perché ci sono nati, gli altri quattro perché inseguivano dei sogni. Qualcuno lo abbiamo realizzato, altri invece sono ancora in elaborazione, ma di sicuro non stanno più nel cassetto da un po’ di tempo.

Quindi se volete organizzare un evento Quattro gatti al lardo nel vostro locale, scriveteci e chiamateci, possiamo farlo! Volete farci testare un prodotto, un marchingegno futuristico ad alto rischio, un elicottero telecomandato che può trasportare passeggeri, lettiere per gatti, scarpe ortopediche, banane e lamponi? Chiamateci. Noi confezioniamo un qualcosa adatto a voi e se ci darete la possibilità coinvolgeremo altri blogger che hanno voglia di divertirsi con noi un pomeriggio, una sera oppure una giornata intera!

Sei un iger, un blogger o un influencer di qualsiasi tipo e vuoi goderti una serata insieme a noi per condividere le nostre esperienze e confrontarti sui temi più caldi per coloro che lavorano sui social? Chiamaci! Stare insieme è gratis ed è bellissimo, quindi non farti problemi e non avere vergogna: condividiamo insieme una serata!

Cogliamo anche l’occasione per ringraziare tutti i blogger e gli influencer che in questo periodo sono stati con noi e ci hanno conosciuti partecipando agli eventi targati Quattro gatti al lardo. Vi siamo riconoscenti e siamo onorati di aver condiviso il nostro tempo con tutti voi. Grazie!

Amelia Bistrot provato per voi dai Quattro gatti al lardo: i bicchieri non reggono Chantal

Esiste un bistrot meraviglioso a due passi da Furio Camillo, proprio vicinissimo alla fermata della Metro A. Si tratta di un posticino intimo, molto piccolo, dall’arredamento essenziale, dov’è possibile prenotare per una cena a base di pesce senza rischiare la brutta figura. Amelia Bistrot è il posto in cui porto tranquillamente a cena i miei futuri clienti e così facendo metto nel cassetto l’ansia da prestazione. Detto questo, passiamo alle cose serie.

Amelia Bistrot non poteva non passare al vaglio dei Quattro gatti al lardo, che questa volta erano undici. Undici food and fashion blogger (alcuni sedicenti tali e sto parlando principalmente di me) affamati e armati di smarphone: affari vostri! Questa volta la formazione della squadra prevedeva in attacco Meggy Fry e Tom Byron, rispettivamente di Impossibile fermare i battiti e Net in town. Centrocampo serrato dalla tripletta Marika, Claudia e Stefania (Breakfast and Coffee, Claudia_Ottaviani, e Un metro quadro di cucina). In difesa, schierati non troppo bene, Chantal e Degortes degli Aristogracchi, supportati da due corridori laterali importanti: Ludovica e Vegan Magnete Cavernicolo di Capocciara. In porta abbiamo piazzato Fidanzato Claudio e a mettere le pezze in giro per il campo… io. Risultato della partita? Un bicchiere rotto per noi a zero. Dite che abbiamo vinto?


Cosa avete mangiato?

Tanto.

No, cosa!

Sì, bene.


Abbiamo avuto l’onore di un menù personalizzato tutto per noi, tre antipasti, un primo, un secondo e un dolce. Il tutto accompagnato da un vino bianco naturale, un vino superiore anche ai più moderni vini biodinamici poiché realizzato con metodi di lavoro che prevedono il minor numero possibile di interventi in vigna e in cantina, l’assenza di additivi chimici e di manipolazioni da parte dell’uomo. La cantina di Amelia è per lo più composta da questa tipologia di vini e sono tutti da provare seguendo le indicazioni di Stefano, il proprietario.

Vi mostro la galleria di immagini dei piatti che sono stati serviti al nostro tavolo, perché per quanto io sia di penna scaltra, alle volte non riesco a trovare le parole adatte per descrivere certe meraviglie.

Pesce spada alla cacciatora su crema di rapa, polpetta di leccio, gallinella su bagna cauda.

Come vi dicevo all’inizio del blog post, Amelia Bistrot è un locale molto intimo ed essenziale, dove al centro dell’attenzione rimane il cibo e la sua preparazione (la cucina è a vista), di conseguenza conviene prenotare per essere sicuri di non dover attendere fuori dalla porta, soprattutto adesso che s’avvicina la stagione piovosa e fredda.

Nel complesso, la squadra di mici dalle code attorcigliate decide all’unanimità di promuovere il ristorante convenendo che le quasi cinque palle (cit. Capocciara) di Trip Advisor sono sostanzialmente meritate.

Ora, se volete conoscere le dinamiche precise della perdita del bicchiere di Chantal… bene, non lo sappiamo. Lì attorno c’era un AristoSardo, un Cavernicolo, una Capocciara e un Fidanzato Claudio e nessuno di loro sa spiegare, almeno per ora, una sequenza di fatti che abbia una certa coerenza: colpa del vino? Ciò che rimane incontrovertibile è la rottura del bicchiere e del silenzio tradizionale che segue il fattaccio, seguito poi da applausi e complimenti, abbracci e commozione (cerebrale).

Amatriciana di mare

Per il resto, la serata è stata ricchissima di spunti di riflessione che mi sono portata a casa con grande gratitudine verso coloro che condividono sempre con me i loro punti di vista. Il mestiere del blogger, che esso sia proprio una professione remunerativa o un semplice hobby, dovrebbe vivere anche di confronto tra le persone. Le opinioni, le esperienze, le idee… quando tutto questo viene condiviso non può che uscirne un profitto intellettuale per tutti. Quindi devo ringraziare, solo ringraziare.

Per concludere, senza annoiarvi con i miei papiri infiniti dove spiego l’importanza dello scambio di idee, vi consiglio di andare a cena da Amelia Bistrot e ve lo consiglio con il cuore. Il locale si presta molto ad una cenetta romantica (ci sono le candele!) quindi se siete vicini a qualche anniversario speciale… ecco, vi ho risolto il problema! Fatemi sapere se ci andate, mi raccomando!

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Tataki di pesce spada su polpetta di panzanella

 

Pinsa e buoi dei … quattro gatti al lardo!

«Pronto, buonasera. Abbiamo letto che “Cosa fare a Roma” vi elenca nelle 10 migliori pinserie della capitale e… niente. Possiamo verificare?»

[tu tu tu tu tu]

No, ovviamente non è andata così, si fa per giocare. L’ospitalità del personale di Pinsa e Buoi dei… è assolutamente indiscutibile e di certo non si sarebbero mai permessi di riagganciare in faccia nemmeno a sei disperati come noi: I quattro gatti al lardo in missione. Ma non eravate in sei? Sì, ma prima eravamo in quattro. 

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Più che altro vi sembrerà strano che ci si possa limitare alla verifica della qualità della pinsa quando si ha la possibilità di cenare in un posto così rinomato e prestigioso… e infatti non è andata così. Abbiamo voluto assaggiare tutto, ma proprio tutto, partendo dall’antipasto per chiudere con il dessert. Una cena in piena regola, il menù adatto per celebrare ufficialmente la fondazione del nostro gruppo di blogger al massacro. Ve ne parleremo in un altro articolo, ora torniamo al vero protagonista di questo post: il cibo romano, presentato a regola d’arte nel pieno della tradizione capitolina. E anche oggi la dieta la facciamo un’altra volta, eh? 

Apriamo le danze con un accattivante tris di fritti: Fidanzato Claudio e Aristogracchia si assicurano con premura e amore che non mi avvicini nemmeno per sbaglio a quello con la Nduja. Per la serie “Gatta, ti vogliamo bene, ma la serata al San Giovanni per riacchiapparti dall’inferno… un’altra volta”. Già, non posso mangiare il peperoncino, mi fa male e succede un casino. Poco male, posso assaggiare gli altri. Il punto è che non abbiamo fatto in tempo a fotografarli, Vegan Magnete e Fidanzato Claudio non hanno saputo resistere e ci hanno rovinato la composizione. Bravi, davvero un atteggiamento molto maturo da parte vostra!

A questo punto arriva lui, Luciano il cameriere, dispostissimo ad illustrarci tutto il menù a nostra disposizione, compresi i piatti del giorno. Intanto, per incominciare, assaggiamo la famosa pinsa e scegliamo, manco a dirlo, quella del giorno: pinsa con farina semi integrale condita con prosciutto crudo, stracchino, pomodoro pachino e rucola. Abbiamo fatto in tempo a fare una fotografia, ma solo perchè la Capocciara ha minacciato di morte Vegan Magnete ed io ho ricordato a Fidanzato Claudio una tipologia di castigo piuttosto crudele da applicare all’interno di una coppia.

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E adesso possiamo dirlo: sì, la pinsa è davvero buonissima. Leggera, croccante, gustosa e farcita con ingredienti di primissima scelta. Non so dire se sia la più buona di Roma, ancora non le ho assaggiate tutte, ma sicuramente per ora è tra le mie preferite. C’è da dire, tra le cose, che il piatto si presenta benissimo e già l’occhio viene sfamato e soddisfatto ampiamente.

Mentre i discorsi a tavola degenerano, scopriamo che alla Capocciara non piace Tarantino e che Aristosardo  non ha mai letto Harry Potter. Vegan Magnete preferisce il silenzio cautelativo, mentre Fidanzato Claudio parte con il pippone da laureato al DASS. Aristogracchia fiuta la catastrofe e propone di passare al primo rapidamente. Poco male, impieghiamo circa quaranta minuti per prendere una decisione e alla fine…

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 … facciamo arrivare a tavola un saccottino ripieno di caponatina siciliana. Prendiamo ancora tempo, su. E intanto il vino era già finito. Vai con la seconda bottiglia! Finalmente, dopo un lunghissimo dibattito con il cameriere per evitare la strage per mano del cuoco, ci accordiamo per venire loro in contro: tutti piatti diversi. No, non è vero, ma nemmeno tanto falso. Vi ho preparato una gallery per darvi un’idea.

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Io ho ordinato gli strozzapreti alla gricia, con guanciale di Amatrice, pere e ricotta. Fidanzato Claudio, invece, ha scelto i ravioli al tartufo con fonduta di formaggio. La Capocciara e l’Aristogracchia hanno scelto una meravigliosa carbonara di bombolotti con tartufo e uova biologiche, mentre Aristosardo e Vegan Magnete si sono venduti al tonnarello cacio e pepe con zucchine. Sì, come avete sicuramente notato, solo io e Fidanzato Claudio abbiamo voluto rompere le palle con due piatti differenti. Ne è valsa la pena, credeteci e andate a verificare con le vostre papille gustative.

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Vorremmo fosse messo agli atti che dopo l’antipasto, la pinsa, il saccottino, i primi ed il pane, Vegan Megnete (altresì detto fidanzato cavernicolo della Capocciara) ha chiesto, senza troppa vergogna, un’altra pinsa da condividere. Naturalmente è stato accontentato e da lì in poi le bottiglie di vino rosso sono diventate improvvisamente tre. Misteri della moltiplicazione dell’alcol, nessuno di noi è in grado di spiegare cosa, effettivamente, sia successo. Nel frattempo rischiamo un nuovo incidente diplomatico: Aristosardo non è romantico e non vuole nemmeno provare ad esserlo, perciò Aristogracchia decide di punirlo con una manata sul braccio senza dargli alcuna spiegazione. Lui ci rimane male, ma non quanto Fidanzato Claudio che invece la manata se la prende in faccia, dritta sulla tempia. Bè, giuro, non volevo essere violenta a tal punto, tant’è che c’è un video che dimostra il mio sgomento nell’accorgermi della potenza delle nocche sull’osso del cranio del mio bellissimo fidanzato. Aia.

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Chiudiamo, sfiorando la rissa e una guerra in Corea, con l’arrivo del dessert e dei caffè. Io penso di non aver parole a sufficienza, nel mio vocabolario, per descrivere la meraviglia di quel semifreddo ai pistacchi di Bronte. Ne ho assaggiato solo un cucchiaino, non ho fatto in tempo a scattare una foto che il dolce era già finito. D’accordo, ripiego sul sorbetto agli agrumi di Sicilia.

Ed è finita così, un po’ a risate e un po’ a manate in faccia, ma con la pancia piena e un programma davvero fittissimo di cose da fare marchiate Quattro gatti al lardo.  Mangiare abbiamo mangiato, bevuto abbiamo bevuto, ringraziamo il notturno dell’Atac per la puntualità insolita nel riportare a casa me e Fidanzato Claudio, ringraziamo il nipote del proprietario di Pinsa e Buoi che ci ha fatti servire in modo assolutamente impeccabile, ringraziamo un po’ a destra e un po’ a sinistra, compresi cameriere Luciano e cameriere quasi giornalista.

Ricordiamo che esistono due ristoranti Pinsa e buoi dei… uno si trova a San Lorenzo e uno a San Giovanni. Per maggiori informazioni, contatti e altre fotografie, cliccate qui.

Se sei proprietario di un locale o di una qualsiasi attività di intrattenimento e turismo e vuoi ospitare i Quattro gatti al lardo, facci un fischio! Noi siamo sempre pronti a buttarci in ogni tipo di avventura: tu proponi, noi non abbiamo limiti. Se poi uno di noi muore, non c’è problema, lo sostituiamo.


 

Quattro gatti al lardo® è un progetto in collaborazione con gli Aristogracchi e la Capocciara. Ogni diritto in merito al cioccolato fuso, alle pere caramellate, al guanciale croccante e alla pasta al pesto è riservatissimo. Vuoi venire con noi? Scrivici, se sei un blogger o un igers appassionato di gente poco seria, puoi venire con noi appena c’è occasione. 

Ristorante Konnichi Wa, qualità ed eleganza a Ottaviano

Chi mi segue su Facebook sa perfettamente che domenica 2 luglio sono stata invitata, con mia enorme sorpresa, a partecipare ad una Social Dinner per blogger romani. Ed è stato subito panico, visto che di tutto posso scrivere, ma di cibo non saprei proprio cosa raccontare. Voglio dire io mangio, mangio tutto e mangio sempre, quanto potrà essere importante l’opinione di una tizia che si mangerebbe pure una sedia a patto che sia stata fritta? A quanto pare a qualcuno interessa, così anche solo per gioco, perciò perché rifiutare? Mi sono vestita, mi sono fatta truccare (benissimo) da Giulia e sono partita per la mia nuova avventura, che di avventure io sono sempre altrettanto affamata.

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Per raggiungere il Ristorante Konnichi Wa non dovete far altro che prendere la metro A e scendere alla fermata Ottaviano, da lì bastano pochi passi e sarete giunti a destinazione. Il locale è molto carino, molto elegante ed i tavoli sono organizzati abbastanza bene per far in modo che l’arredamento si distingua in modo importante dai soliti “All you can eat” in cui siamo soliti andare.

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Il Ristorante Konnichi Wa non si distingue unicamente per l’arredamento ampio ed elegante, ma riesce a farsi largo nella giungla dei ristoranti giapponesi proprio per la grande capacità di saper stupire con piatti di buonissima qualità, originali e sempre nuovi. Questo, ci viene spiegato dal direttore, fa parte della filosofia del ristorante stesso: un buon sushi alla portata di tutti, senza rinunciare al gusto e alla creatività.

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Il direttore ci ha fatto assaggiare di tutto, premurandosi di accontentarci anche con vari bis e bicchieri di vino adatti alle pietanze servite. La professionalità e la gentilezza dello staff completa un quadro assolutamente positivo, lasciando quindi il ricordo di una piacevolissima serata all’insegna della condivisione e del divertimento.

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Il Ristorante Konnichi Wa dispone anche di una sala tatami, dove è possibile assaporare in modo ancor più rotondo e completo l’atmosfera orientale. Dimenticatevi quindi la solita accozzaglia di pacchianate prive di capo e coda che vengono stipate solitamente nei locali all you can eat e lasciatevi rapire da un arredamento raffinato ed elegante, intimo e mai barocco.

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Ultima cosa, ma non meno importante, vorrei segnalare il fatto che finalmente ho trovato un ristorante giapponese in cui si mangia tanto senza uscire con la bruttissima sensazione di pesantezza che solitamente ci coglie dopo le abbuffate di sushi con gli amici. Il personale è molto attento a non mettere alcuna pressione, gli ospiti hanno tutto il tempo per assaporare, chiacchierare, ridere e scherzare senza sentirsi un timer ticchettare accanto all’orecchio. Questa, esattamente come le precedenti, non è una caratteristica da sottovalutare quando si parla di cucina giapponese a Roma.

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Per quanto riguarda invece la mia prima volta ad una Social Dinner, non posso far altro che ringraziare Maila Pistola di Femminilità e Benessere la quale ha organizzato in maniera impeccabile una serata che rimarrà nel mio cuore per sempre. Un grazie sentito anche a tutti i food blogger e fashion blogger più navigati di me, i quali mi hanno inclusa un sacco facendomi sentire parte di un gruppo di amici. Vorrei ringraziarvi uno per uno, ma invece vi inondo di baci virtuali cosicché possiate acchiapparli al volo come ci siamo rubati i piatti di sushi dalle mani per accaparrarci lo scatto migliore. Sempre in simpatia, sempre come un gioco, sempre tra mille sorrisi e risate. 

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Quindi, per venirne a capo, vi raccomando il Ristorante Konnichi Wa soprattutto per una cenetta romantica, per un momento di intimità con qualche amico oppure per una bella rimpatriata tra vecchi conoscenti. Il locale risponde infatti ad ogni esigenza, compreso il servizio di take away.