Moda Vintage a Roma – Vagamente Retrò di Elena Gradara

Non è la prima volta che vi parlo di Elena e del suo lavoro, quindi chi mi segue da un po’ conosce perfettamente l’animo vintage delle stoffe della mia amica. Elena unisce la propria passione per la moda, all’attenzione per l’ambiente dando vita così ad abiti e accessori freschi e originali che strizzano l’occhio a un passato non troppo lontano.

Cosa significa “attenzione all’ambiente” quando si parla di moda?

Elena utilizza per la maggior parte dei suoi lavori cotoni biologici e materiali vegani. Sono quindi bandite completamente pelli e pellicce vere. Le sue borse sono in similpelle, un materiale ecologico che non prevede l’impiego di nessuna componente animale. E la resa, perché è quella che interessa alle persone, non ne rimane assolutamente impattata: al tatto possiamo tranquillamente confonderla con della pelle vera e ciò non compromette minimamente la durabilità. Circa il cotone biologico potete tranquillamente trovare informazioni aggiuntive sul suo blog nuovo di zecca, dove verranno aggiunte man mano tante informazione sulla moda sostenibile.

Dov’è possibile sbirciare la vetrina di Vagamente Retrò?

La vetrina di Vagamente Retrò è in costante aggiornamento ed è visitabile direttamente sull’e-commerce dal quale è ovviamente possibile acquistare lì per lì tutto quello che è disponibile. Volete l’indirizzo? Eccolo qui!

In questo momento potete approfittare anche di un look in offerta tutto da scoprire: dove? Fate tap tap qui. Io però ve ne lascio una diapositiva!

Lo shop di Elena comprende: gonne, bluse, borse, zainetti e astucci, ma ogni cosa è discutibile (è possibile scegliere shape e stoffe, personalizzando praticamente tutto al massimo). E ce n’è per tutte le tasche!

Elena è la mia fashion designer ufficiale, tanto oramai è chiaro a tutti quanto io sia incapace di vestirmi e di acconciarmi nelle occasioni importanti. Sappiate che quelle rare volte che mi vedete in ordine è perché questa santa donna ci ha messo lo zampino. Tanto per farvi capire la situazione: ieri ho aperto il suo immenso armadio e un fascio di luce mistico mi ha abbagliata prima di rendermi visibile le mille meraviglie. Sognavo quel momento da una vita e credo di averle rubato – pressoché a tradimento – un paio di borse. Ma visto che lo scrivo pubblicamente qui, sono certa che lei non lo saprà mai. Magica Elena!

IDEE PER SAN VALENTINO!

Un pensierino per celebrare la giornata dell’amore: una pochette multi uso! Economica, coloratissima, elegante e super comoda da infilare in borsa. Dai un’occhiata allo shop online. Te ne lascio un assaggio qui sotto, se vedi qualcosa e vuoi personalizzarlo sappi che non ci saranno problemi!

Parrucchiere a Centocelle: Gruppo Max vicino a piazza dei Mirti (METRO C)

Capelli guastati da decolorazioni e tinte aggressive? Hai fatto un pasticcio immane e non sai come rimediare? Magari ti serve solo un’acconciatura o una piega per una serata speciale … in tutti i casi continua a leggere perché (a mie tragiche spese) so dove mandarti! 

Cerchi un parrucchiere affidabile a Centocelle? Leggi qui

La storia è molto lunga, ma come al solito rocambolesca al limite del ridicolo: ve la racconto perché so che vi piace ridere sulle mie disgrazie. Ricordate il baby shower del nostro bambino? Ecco, ho pensato fosse una bella trovata presentarmi con i capelli azzurri per celebrare in modo simpatico l’arrivo di un maschietto. Che poi, diciamolo, quando ho queste idee di merda non c’è mai nessuno che mi urli in faccia «Elì, per l’amor del Cielo, non farlo!»

E comunque anche se ci fosse stato, sicuramente, non avrei ascoltato. 

La situazione di partenza: il disastro azzurro

Sapete tutti, credo, che per fare i capelli azzurri (o di qualsiasi altro colore che non sia “naturale”) c’è bisogno di decolorare. Il perossido di idrogeno contenuto nel decolorante penetra nel fusto del capello e ossida i pigmenti esistenti privandoli del colore,  però di contro aggredisce il capello facendogli perdere elasticità, resistenza e lucentezza. In poche parole, pochissime e onestissime parole, la decolorazione è una violenza orribile che va fatta solo da mani super esperte per evitare di rimanere calvi. Nel mio caso, per farmi i capelli azzurri, andò tutto abbastanza bene nella preparazione, ma nei giorni successivi ovviamente l’azzurro iniziò a scaricarsi lasciandomi un po’ mista tra biondo/verde/azzurro. Ecco a voi come sono arrivata dal parrucchiere in cerca di aiuto:

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L’intervento a step di Massimo di Gruppo Max Parrucchieri

Volevo risolvere rapidamente e con molta innocenza pensavo che avrei riavuto abbastanza facilmente la mia chioma folta castano/ramata, quel colore che fa di me un autunno assoluto. E qui ho preso la prima padella in faccia. Massimo è una persona molto onesta e molto vera, si capisce subito cosa pensa perché ha un viso talmente espressivo da renderlo incapace di qualsiasi ipocrisia. Già dal primo sguardo capisco che sto per attraversare un momento orribile della mia vita: i miei capelli naturali avrebbero tardato a tornare più di quanto non avessi messo in conto. Le opzioni a quel punto sono solo due: colare sopra del nuovo azzurro e ricominciare così (rimanendo però sempre schiava di questo colore fino a quando non avrei deciso di tagliare) oppure buttare una colata di castano scurissimo – quasi nero – per cercare di coprire fino a quando non si sarebbero scaricate il più possibile le punte (mesi, parecchi mesi da mettere in preventivo). 

Scelgo ovviamente la seconda opzione, consapevole di quanto sarei risultata brutta e vecchia con un colore scuro totalmente fuori dalla mia palette armocromatica (Arianna docet con molta insistenza, dopo un po’ ti ci arrendi a queste cose armocromatiche). Sorry not sorry, non ho molte fotografie di questo primo passaggio perché per me è stato un vero trauma. Vedermi castana quasi nera mi ha rovinato diverse settimane, non riuscivo nemmeno a guardarmi allo specchio. Mi vedevo vecchia, sciupata, gonfia… non so spiegarvelo, ma odiavo la mia immagine allo specchio e mai avrei pensato che un colore potesse condizionare così tanto la percezione di me. Non riuscivo a truccarmi e non riuscivo a vestirmi, mi sembrava che tutto facesse a cazzotti. Dopo una settimana, infatti, sono andata di nuovo da Massimo a implorare uno schiarimento, ma lui fu di nuovo molto onesto: qualsiasi cosa avrei fatto sarebbe stata un disastro su un disastro, dovevo aspettare e basta. 

Per sentirmi un po’ meglio, comunque, mi sono fatta fare un’acconciatura che almeno potesse liberarmi il viso da quei fili neri da megera che mi ritrovavo al posto dei capelli. A proposito, ci sta una signora che a far le trecce è un drago mitologico: chiedete di Paola sempre, queste che vedete nella foto mi sono durate perfette per tre giorni interi. 

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La fase finale: il miracolo di Massimo

Il disastro dell’azzurro fu commesso a inizio agosto, la prima riparazione è stata effettuata i primi di settembre, quindi oramai al 10 di ottobre decido che la mia sopportazione è arrivata al limite: o torno castano-ramata oppure taglio tutto e mi chiudo in casa a piangere attaccata alle tende come Greta Garbo. Arrivo per la terza volta al cospetto di Massimo e lo imploro di fare il miracolo: deve trasformare l’acqua in vino, deve moltiplicare pani e pesci, devi ridare la vista ai ciechi e pure resuscitare i morti. Non mi importa come, non mi importa a che prezzo, deve farlo e deve farlo subito. 

Oramai ero diventata l’incubo azzurro di quel pover’uomo. Il sol vedermi sulla soglia del negozio credo gli provocasse sincope aritmia, congestione, peste bubbonica e vaiolo. Lo vedo, me ne accorgo subito: vorrebbe rasarmi a zero e spararmi nell’Iperuranio per sempre. Però lui è un professionista quindi capendo la gravità della situazione (e soprattutto della precarietà del mio equilibrio psicologico) accetta la sfida e mi apparecchia per la grande restaurazione

La Grande Restaurazione ha inizio

Mi ritrovo attorno tutti i parrucchieri del negozio, stanno lì e mi guardano mentre Massimo, concentrato come un fisico teorico davanti a una lavagna piena di formule, prepara il piano d’attacco e lo discute con Mauro che sarà poi il grande esecutore. Ci vorrà molto tempo, tant’è che viene allertato anche il bar per predisporre merende e pranzo (non sia mai che una donna incinta non venga nutrita a dovere). Le manovre iniziano alle 10 del mattino e terminano alle 17 del pomeriggio, prevedono tanta pazienza, moltissimi passaggi e cospicue preghiere al dio dei capelli

Fu sera e fu mattina: non credevo ai miei occhi

Io vorrei tantissimo avere le capacità descrittive per mettere nero su bianco la felicità e l’emozione nel vedere i miei capelli al termine della Grande Restaurazione. Quando mi hanno tolto l’asciugamano dalla testa non potevo davvero credere ai miei occhi. Non solo l’azzurro era completamente sparito, ma i miei capelli erano più belli e corposi che mai. Sembrava quasi non avessero subito alcun trauma, erano morbidi e lucidi, ma soprattutto erano rossi. A costo di sembrare una persona superficiale: sì, è stato bellissimo rivedermi bella. Il tocco finale è di Eleonora, la mia bella bionda maga delle onde e del phon.

La formula magica per ottenere il risultato che vedete rimane chiusa in una cassaforte installata in un cottage di legno tra i boschi canadesi, assieme alla ricetta per la Coca-Cola e al finale del Trono di Spade scritto da Martin, ma sappiate che non ho mai visto tanto impegno, tanta dedizione e tanta pazienza per ottenere un sorriso sul viso di una donna finita. Penso che i miei livelli di ossitocina nel vedermi allo specchio fossero talmente alti da potersi raggiungere solo con un paio di Manolo blu come quelle di Carry Bradshow, oppure con una corretta stimolazione delle zone erogene, ma non divaghiamo.

Se a tutto questo aggiungete che, tra le mille attese, l’estetista Emanuela mi ha messo in ordine le unghie pittandole di rosso … va be, ma che ve lo dico a fare? Parliamo invece di questo viso finalmente felice!

E questa è la maxistoria di come sono arrivata a giurare sulla mia collezione di “matite dal mondo” che non avrei mai più tinto i miei capelli, ma che sarei tornata al mio tranquillissimo regime di prodotti naturali per ravvivare i riflessi rossi che già possiedo di mio. E a proposito di prodotti naturali, dovete sapere che da Gruppo Max Parrucchieri si usa una gamma fantastica compatibile con tutte le paranoie (molte delle quali pure insensate) della gravidanza.

Recapiti utili e informazioni

Nei saloni del Gruppo Max Parrucchieri (Centocelle e Alessandrino, Roma) non è obbligatorio prendere appuntamento durante la settimana, per la domenica (solo Centocelle) invece serve fare un colpo di telefono.

Sito:  www.gruppomaxparrucchieri.com
Facebook: https://www.facebook.com/parrucchierigruppomax/
Instagram: https://www.instagram.com/gruppomax/
Telefono Centocelle: 06.23231877
Telefono Alessandrino: 06.23239781

Solite precisazioni oramai di prassi

Questo blog post non è una marchetta, ma frutto della mia personale volontà e iniziativa di raccontare una storia (vera) e di celebrare in modo simpatico la professionalità di un gruppo di ragazzi giovani che a Centocelle fa impresa. Il servizio del quale ho usufruito presso il salone non mi è stato regalato in cambio di una recensione positiva, l’ho pagato esattamente come chiunque altro cliente. Questo blog non è lo spazio per influencer o aspiranti tali, qui si raccontano storie e si cerca di strappare un sorriso a chi passa per leggere. Potete odiare un po’ più in là se proprio non riuscite a fare a meno di farlo.

Vagamente Shooting Retrò

Le amicizie non si scelgono per caso, ma secondo le passioni che ci dominano. (A. Moravia)

Mi piace un sacco cazzeggiare, oramai lo sapete tutti visto che mi seguite da un po’. Tutti siete al corrente del fatto che io non sia assolutamente in grado di prendermi sul serio e che tutto, per me, finisca per essere un gioco e un divertimento. Ho una mente leggera, per fortuna, e sono stanca di chiedermi cosa la gente possa pensare di me. Cercando di rispondere a questa domanda, infatti, ho rischiato l’alienazione totale da me stessa e alla fine ho dovuto chiudere con un passato che era diventato un pasticcio di aspettative altrui mai soddisfatte. 

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Sarà per questo che ho deciso di posare per questo progetto che da ora chiameremo #vagamenteshooting. Elena è mia amica e non ha solo una creatività esplosiva, ma nella sua testa vive e cresce un progetto per un mondo migliore. E come potevo, proprio io, non supportarla ed incoraggiarla? Pensate, sono stata una delle sue primissime clienti molti anni fa, le ordinai una borsa a scacchi bianca e nera, con la tracolla rossa. Borsa che, tra l’altro, vive e lotta ancora con noi tornando alla ribalta ogni inverno. L’artigianato mi ha sempre un sacco affascinata, soprattutto se a tenere in mano ago e filo è una persona splendida come lei.

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Vagamente Retrò è il nome che ha scelto per la sua attività: Elena confeziona abiti e accessori che hanno la grande qualità d’essere etici il più possibile. La linea di questa fantastica creatrice strizza l’occhio al passato, regalando al prodotto quel sapore vintage che però non stucca.

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Dopo essersi laureata con lode in Moda e Costume alla Sapienza di Roma, con una tesi sulla moda etica, decide che la sua missione sarebbe stata quella di trasmettere messaggi positivi e propositivi sulle tematiche socio-ambientali che tanto le stanno care, attraverso il costume, la moda e la condivisione. Quindi, da qui, nascono tutte le sue creazioni dal carattere fresco e solare, realizzate in similpelle prodotta in Italia e cotoni biologici certificati.

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Elena è mia amica da diversi anni, condividiamo opinioni e battaglie, ma soprattutto la data di nascita! Già, siamo nate lo stesso giorno, il 22 novembre. Lei è stata una delle primissime persone che ho contattato appena mi sono trasferita a Roma, non ci siamo mai potute incontrare a causa della distanza e dei diversi impegni, ma ieri (finalmente) è accaduto il miracolo grazie alle nostre passioni e alla nostra voglia di creare continuamente cose nuove.

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Abbiamo grandissimi progetti insieme e nessuno ci fermerà nel portarli avanti. Sfrutteremo al massimo la nostra visibilità per trattare tematiche importanti quali la depressione ed i disturbi mentali, le disabilità, la green economy e molto altro, quindi preparatevi perché invaderemo presto tutti i vostri profili social (che detto così pare quasi una minaccia).

Elena confeziona abiti su misura, borse, fasce per i capelli e molti altri accessori. Potete vedere tutti i suoi lavori cliccando qui. Se vuoi conoscerla e farle domande sui prodotti, puoi contattarla direttamente qui.

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Fotografie di Francesco Degortes.

Si ringrazia tutta la crew, tra i quali Chantal, Fidanzato Claudio e Vlad

Location: Panthen/Piazza Navona

 

 

La prossima volta un po’ meno, Elì

(Doveroso commento in ingresso: giuro che sul sito della Growell ci sarà un articolo serio, questo fa parte del mio calderone di stronzate in libertà) 

Tipo, avete presente quando a scuola tutte le vostre compagne di classe avevano già messo su un bel paio di tettine graziose e voi niente, magre e sgraziate come come stuzzicadenti? Avete presente la sensazione di disagio misto “mannaggialamiseria” che provate quando in spiaggia arriva la turbofiga abbronzata di turno, con il costumino mini e voi lì a prendere il sole come burrate freschissime arenate sugli scogli? Bravissime! Questo è il mio mood del giorno, ma io con il mio personaggio ci ho fatto pace e dio solo sa quanto io mi diverta a recitare la parte di quella bruttina, ma tutto sommato simpatica. Oh, voglio dire, lasciatemi nel mio ruolo che sono diventata bravissima e ci sto dentro che è una meraviglia. Show concluso,  voglio raccontarvi della mia mattinata sul set di uno shooting. Modella? Presa. Fotografa protagonista? Ce l’abbiamo. Accessori? Pure.

Ed ecco a voi la diapositiva

Quella simpatica

Allora: la modella è quella con gli occhiali, la fotografa quella con la visiera e quella con i ricci è quella simpatica. Tutto chiaro no? Niente, io non posso proprio fare a meno di mandare in vacca anche quello che dovrebbe essere un articolo serio. Ve bene, va bene. Da capo.

La mia sveglia è suonata ad un orario per me improponibile, così presto che persino Aida (la nostra gatta) ha deciso di non azzardarsi a chiedere il pasto con i soliti incessanti ed estenuanti miagolii lamentosi. Ha fatto pippa pure lei e ha capito, fin dal “GATTA LEVATI DAL CAZZO” che non era proprio aria. Così, mesta s’è levata dal cazzo. Fidanzato, invece, che è un filino più preparato del gatto, ha deciso di non opporre eccessiva resistenza ai continui “CLAUDIO SVEGLIATI CHE DOBBIAMO ANDARE E FARE LE COSE” e già al primo richiamo era seduto a tavola a bere, in religioso silenzio, il suo caffè. Che poi, francamente, quando il caffè lo preparo io, si dovrebbe parlare più di una purghetta.

Ma perché rischiare un genocidio in questa maniera? Semplice, perché per la maggior parte delle volte io ho delle idee di merda. Idee di merda che però finiscono per essere pure divertenti. E divertente effettivamente è stato, sì. Jajo è cliente dell’agenzia di marketing per la quale io lavoro come copywriter e gli ho proposto di sperimentare una comunicazione a lui del tutto sconosciuta, ovvero quella che si basa sul tam tam mediatico che gli influencer generano sui social. Il buon cliente ha acconsentito al test e mi ha dato, ingenuamente, carta bianca. Una volta ricevuta la palla toccava scegliere una blogger che rispondesse alle mie esigenze e dopo una lunghissima e attentissima analisi di ascisse, ordinate, cambiali, aristogrammi, cerchi di Eulero nel grano, gravidanze di rane e pennarelli rossi, sono giunta ad una conclusione: Meggy Fri, autrice di Impossibile fermare i battiti, faceva assolutamente al caso mio. Come l’ho scelta? A caso regà, totalmente a caso. NO SCUSATE VOLEVO DIRE… d’accordo, basta stronzate Elì. La verità è che me ne serviva una abbastanza sul pezzo per avere risultati tangibili, ma allo stesso tempo necessitavo di una profonda alchimia per poterla trascinare nel mio vortice di follia e sperimentazione. E nessuna, davvero nessuna, poteva assolvere a questo compito meglio di lei visto che proprio in queste ultime settimane ci siamo rincorse a colpi di pizzicate sui social dando vita ad un giocoso scambio di insulti graziosi.

IMG_5088Caso vuole che Meggy porti con sé la sorellina più piccola, un’altra anima che invece di sfruttare la propria intelligenza per laurearsi in medicina, ha deciso – come tutte noi mezze creative, mezze incasinate – di fare la fame per inseguire un sogno. Insomma, la fotografa ci voleva e abbiamo preso una delle migliori che si siano mai viste in giro. Claudia, quella con i ricci nella foto, non fa assolutamente la fame visto che ha un portfolio bellissimo ed è una vera professionista. Sa il fatto suo ed è lei la responsabile della nostra sveglia improponibile: è tutto un fattore di luce, quella bella per le foto la si ottiene solo la mattina presto.

Mentre guardo Meggy così perfetta e naturale davanti alla camera, penso a quanto mi mangerei di gusto un cornetto alla crema. E poi ripenso: ma perché non ho anche io il pancino così piatto? No, non è vero che piango tutte le sere lacrime e sangue implorando gli dei pagani di darmi una ventina di chili in meno e una decina di centimetri in più. Non è vero. Non del tutto. Insomma, dai. Va bene! Qualche volta sacrifico il mio Barattolino Sammontana alle divinità greche, okay? E lo sacrifico mangiandomelo tutto, sì.

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Ma insomma, dove voglio andare a finire in questo post? Volevo raccontarvi di come tre disagiate conquistano il Parco degli acquedotti romani e fanno delle sterpaglie il loro territorio di battaglia. Quindi Meggy in posa, Claudia scatta ed io scatto Claudia che scatta mentre Meggy sta in posa. Ora, voi direte… e sticazzi? Oh, ma mica ve lo chiesto io di leggere questo post. Intanto però ringraziamo chi per noi ha montato il cartonato dell’acquedotto, esagerando un pochino con l’impalcatura. Un sentito grazie va anche a coloro che si sono occupati del fumo scenico (ben tre mandate di fila) attraverso l’uso strategico di una camionetta e naturalmente grazie anche al trattore, al contadino e a chiunque fosse lì ad assecondare ogni nostro capriccio riguardante la scenografia. Che poi queste cose siano state del tutto casuali è solo una diceria di quartiere, Elisa può ed Elisa fa. Sì, però la prossima volta anche un po’ meno, soprattutto il fumo.

IMG_4971La verità, scemenze a parte, è che ci siamo divertite e siamo state davvero bene insieme. La verità è che se fosse così tutti i giorni io lo farei lo sforzo costante di svegliarmi all’alba e lo farei anche con il sorriso. Sono grata a Jajo e a  Growell per quest’occasione (ma soprattutto per la fiducia) perché finalmente ho potuto dimostrare che due cosette, tutto sommato, le so fare pure io.  Ma più di ogni altra cosa, signori, io sono enormemente fiera di me. E non prendetela come vanagloria o chissà quale patologia narcisista: sono semplicemente felice per ogni cosa io sia riuscita a costruire da quando abito qui a Roma. Ho fatto fatica, ne dovrà fare ancora un sacco, ma finalmente vedo il mio lavoro e il mio impegno essere riconosciuti.

Grazie alle mie amiche Meggy e Claudia per questa mattinata che porterò sempre nel cuore.

La redazione assicura che Meggy e Claudia sono tornate a casa sane e salve, non hanno subito violenza o costrizione di alcun tipo. Non riportano lesioni, contusioni, lividi o danni cerebrali. Sembrano leggermente confuse, ma si può tranquillamente imputare al caldo. 

Finalmente posso vedere Roma

Heh, la povertà.

A dicembre del 2015 sono andata a vedere Star Wars al cinema e uscendo mi sono persa i miei amatissimi occhiali tondi dalla montatura enorme e nera. In realtà io li sentii cadere e mi voltai anche a guardare, ma non vedendo nulla non mi accorsi che non avevo più gli occhiali sul muso. Sì, sono una di quelle persone che se si perde in una conversazione fittissima post film potrebbe anche non accorgersi del crollo del cinema stesso. Ebbene, quel dì dissi addio ai miei occhiali da vista andando poi a tirar fuori dal cassetto il muletto. Tutti noi miopi abbiamo un muletto nascosto in casa e di solito si tratta di un sostitutivo imbarazzante, fuori misura, decisamente storto e persino troppo vecchio. E infatti. I miei occhiali sostitutivi sarebbero dovuti durare qualche giorno, invece no. Oltre ad essere distratta sono anche una procrastinatrice di quelle serie, per cui “domani” è sempre una bella risposta alla domanda “Quando andrai a …”. Il domani, nella mia ottica, è stato praticamente venerdì scorso quando, oramai distrutta da continui mal di testa, ho ceduto alla necessità di farmi un paio d’occhiali da vista nuovi. “Bello, brava, spendiamo una barca di soldi, come i deficienti!” questo è quello che mi ha detto il mio bancomat, dopo avermi ricordato che dovrà sborsare una bella cifretta a Giugno, per il trasloco.

Finito il pippone di preambolo, ci tenevo a specificare che la cazzata non mi è costata più di 20 euro. Il caso ha voluto che un negozio vicino al ristorante dove lavoro ci fosse un negozio della catena Mondovista, il quale proponeva montatura più lenti antiriflesso a soli 20 euro. Ora, a quella cifra non è che possiamo star lì a pontificare sulla montatura, quindi sono entrata con ben poche pretese. E mi sono anche sbagliata, perché il commesso mi ha piazzata davanti ad una parete intera di montature low cost di tutti i tipi, di tutte le forme e di tutti i colori.

Quindi niente, basta, dopo i miei 45 minuti canonici di “comecazzomiprendogliocchiali?” e di “mammadoveseiaiutami”, sono andata sul liscio, sul classico e quindi sul pesantemente ridicolo. Esattamente come ci si aspetta da me.

Lascio una diapositiva del risultato.

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Tengo a specificare che non sono stati maltrattati commessi, ottici, store manager o altra fauna del negozio. Sono stata carina ed educata, tanto che oggi – quando sono andata a ritirarli – stavano chiudendo e per non lasciarmi senza mondo in alta definizione hanno riaperto la serranda solo per me. Eroi del giorno, per quanto mi riguarda.