Non chiamatemi MAMMO

Quanti di noi avranno visto, o almeno sentito parlare, del film del 1967 “Indovina chi viene a cena?”? In soldoni parla di questa coppia con lui nero e lei bianca che si devono sposare, così decidono di andare dai genitori di lei perché possano conoscere il fidanzato. Fatto sta che pur giudicandosi aperti e liberal, l’anziana coppia affronterà diversi problemi nell’accettare il ragazzo e i suoi genitori che lo verranno a trovare, fino al lieto epilogo in cui l’amore trionferà sulle differenze cromatiche.

È molto facile essere progressisti a parole, meno lo è quando poi progressisti tocca esserlo nei fatti

Sì, ma che c’entra “Indovina chi viene a cena?” con l’essere padre in questo periodo? Semplicemente, è molto facile essere progressisti a parole, meno lo è quando poi progressisti tocca esserlo nei fatti; e per quanto abbia sperimentato sulla mia pelle che non ho problemi a considerare un africano della mia stessa razza, mi sono scontrato con un’altra bestia del pregiudizio: i ruoli di genere.

Elisa avrebbe continuato a lavorare ed io avrei rinunciato al mio lavoro per restare a casa

La premessa è questa: quando è iniziata tutta la faccenda del Coronavirus, Elisa ed io avevamo due situazioni di lavoro full time; lei era appena rientrata a lavoro dopo una lunga maternità, e io stavo portando avanti i miei mesi di contratto per le Poste Italiane. La nostra preoccupazione maggiore, di cui si è anche parlato qualche tempo fa, era dove e a chi lasciare Milo, se sarebbe stato bene senza i genitori per 6/8 al giorno, i costi degli asili nido o delle babysitter, la disponibilità della zia (mia cugina) a cui abbiamo rubato il bollitore, e così via. Poi è arrivato il lockdown, mia cugina non ha potuto più spostarsi, gli asili nido hanno chiuso, una babysitter full time era impensabile e così abbiamo preso una decisione: Elisa avrebbe continuato a lavorare ed io avrei rinunciato al mio lavoro per restare a casa. I motivi di questa decisione sono tantissimi: abbiamo deciso di salvaguardare lo stipendio migliore dei due, a fine aprile il mio contratto sarebbe scaduto comunque e inoltre trovavo profondamente giusto che dopo dieci mesi di maternità anche Elisa ritrovasse la sua dimensione lavorativa.

Visto che non sono il solo in questa situazione, visto che la stampa continua a chiamarci mammi, voglio raccontare la mia esperienza, con lati positivi e negativi

E quindi, preso il congedo parentale, è dal 10 marzo che sono a casa. I primi giorni sono passati in tranquillità, vissuti più come delle ferie un po’ più lunghe con la possibilità di stare con mio figlio, che prima potevo godermi solo qualche minuto la sera, quando non lo trovavo già addormentato; dopo più di un mese, però, mi sono trovato davvero a fare a pugni con un modo di fare il padre che è tutto nuovo, senza riferimenti. E visto che siamo nel 2020, visto che non sono il solo in questa situazione, visto che la stampa continua a chiamarci mammi, voglio raccontare la mia esperienza, con lati positivi e negativi. Cosa intendo con “noi”? Intendo tutti quei genitori di sesso maschile, eterosessuali, solitamente intorno ai 30, che per un motivo o per un altro, guadagnando meno del partner o lavorando meno ore, si trovano ad essere i genitori 1 della coppia. Ammettiamolo, la nostra esperienza di figli ci porta a pensare a una divisione piuttosto rigida dei ruoli: papà lavora e porta i soldi a casa, mamma sta a casa e si occupa di casa e dei figli, e anche se lavora, guadagna meno del papà.

Ma che succede quando l’evolversi delle situazioni finisce per andare in direzione diametralmente opposta?

Io penso che sia normale, quando ci si appresta a diventare genitori, che i primi modelli di riferimento siano quelli che ci sono più vicini: i nostri genitori, i parenti più prossimi con figli, e poi i vicini di casa, gli amici e così via, fino a quello che è comunemente il modello accettato dalla società nella quale si vive. Ma che succede quando l’evolversi delle situazioni finisce per andare in direzione diametralmente opposta? Molte volte, un gran casino. Certo, anche io ho trovato molto romantica l’immagine del papà giovane e moderno che si occupa del proprio figlio senza curarsi della “normale” divisione dei ruoli di genere, e vi dirà di più, mi sentivo anche vagamente in colpa quando non mi sono sempre trovato a mio agio con questa nuova configurazione. Alla fine, la figura del padre è strettamente legata a quella dell’uomo, e sarebbe una bugia colossale non mettere in correlazione queste due cose.

Ho cominciato a sentirmi sempre meno centrale nel mio ruolo di padre, diventando l’immagine di una madre con la barba e senza tette

Così è capitato che, dopo un mese passato a prendermi cura di mio figlio non solo nell’aspetto ludico, ma anche quello delle pappe da preparare, dei sonni da indurre, dei pannolini da cambiare, ho cominciato a sentirmi sempre meno centrale nel mio ruolo di padre, diventando l’immagine di una madre con la barba e senza tette; di conseguenza meno virile, meno uomo, ma non abbastanza donna da essere una madre del tutto. E ovviamente a questo si aggiunge tutto quello che ci si aspetta da un adulto che si deve prendere cura di un bambino durante le quotidiane ore lavorative: tenere ordinata e pulita la casa, gestire le lavatrici, e tutte le altre attività domestiche.

Possiamo cominciare a costruire delle nuove sovrastrutture per smantellare i pregiudizi

Mi ricordo che all’inizio di questa quarantena, avevo pubblicato una foto di me con in testa un nastro mentre facevo il gesto di mostrare il bicipite, in una parodia di un manifesto piuttosto famoso. Beh, non mi sarei mai aspettato che le cose si sarebbero mescolate a tal punto da rendere quella foto sempre meno ironica, e sempre più inquietantemente vera nell’immagine che mi facevo di me. C’è voluta una brusca frenata di questa slavina di pensieri per rimettere un po’ di ordine e capire cosa non stava andando.

Non possiamo evitare di scontrarci con i nostri pregiudizi, così come non era possibile per la coppia di genitori in “Indovina chi viene a cena?”, ma possiamo cominciare a costruire delle nuove sovrastrutture perché questi pregiudizi vengano a mano a mano smantellati:

  1. Dobbiamo capire che almeno nelle piccole comunità famigliari, lo stipendio e la disponibilità economica è un servizio alla comunità stessa, non un modo per misurare la propria forza e il proprio valore.
  2. Lavare i piatti, fare le lavatrici, pulire per terra, non toglie centimetri al pene, né modifica i nostri cromosomi.
  3. I padri che si occupano dei figli più tempo delle madri che lavorano non aggiungono niente ai primi, e non tolgono niente alle seconde. Se gli uomini possono rinunciare al loro predominio economico e sociale, le donne possono rinunciare a quello sulla cura dei bambini.
  4. Non esistono i mammi. Questa dicitura è svilente, genera confusione ed è inutile. Esistono i padri e le madri, esistono gli zii, le zie i nonni e le nonne.
  5. Se un bambino cresce sano e felice, non importa né chi porta i soldi a casa né chi si occupa delle faccende domestiche: stiamo facendo un ottimo lavoro.

Grazie,
Claudio

Il mondo delle mamme? Anche meno

Domani Milo compie 5 mesi e io sono nel mondo delle mamme da un anno. Il mondo delle mamme è un posto nel quale alle volte sono stata felice di stare, mentre altre avrei voluto non averlo mai conosciuto. Fare il solito discorso banale è molto semplice, ma vorrei cercare di metterci un punto anche per quanto riguarda un po’ la mia salute mentale. 


Se ci fosse la ricetta perfetta per crescere bambini perfetti sarebbe venduta a peso d’oro e probabilmente presenterebbe anche dei problemi morali di eugenetica non indifferenti. I bambini crescono da milioni di anni in ogni angolo del mondo, tra le braccia di madri e di padri totalmente differenti tra loro, molti crescono nella fame, nella povertà e nella violenza, pochi invece crescono in un nucleo familiare quasi decente. Perciò, alla luce di questo, tutte le follie delle mamme che devono giudicare quelle che fanno scelte diverse dalle loro (allattamento, pannolini, svezzamento tradizionale o autosvezzamento, baby sitter o maternità facoltativa, …) fanno davvero ridere.

 
E ne ho sentite di robe strane, davvero. Ma alcune anche molto cattive tipo “Io a quella il bambino glielo leverei” e perché? Perché è una mamma di quelle che non scatta appena il bimbo piange. Oppure ho letto denigrazioni insensate verso quelle mamme che usano il ciuccio o quelle che usano il passeggino/carrozzina. Per me è ingiusto e anche molto crudele questo pensiero, per altro non tiene minimamente conto del vissuto di ognuna di noi. Per esempio, qualche mese fa, ho chiacchierato con la ragazza che ha partorito il giorno dopo di me ed era la mia compagna di stanza. Lei mi raccontava che stava dando al suo piccoletto gli omogeneizzati alla frutta. Che dire, il bimbetto aveva tipo tre mesi e mezzo, forse quattro non lo so, e ho semplicemente chiesto il perché. Mi ha raccontato la sua storia e fine. Potevo non essere d’accordo? Potevo aggredirla perché l’OMS dice che blablabla fino a sei mesi solo latte di mamma? No, non era manco nei miei diritti pensare che stesse facendo del male al bambino, tanto che la sua storia giustificava perfettamente quelle scelte e comunque io non sono certo uno specialista per fare valutazioni ulteriori. 


Quindi una mamma magari usa la carrozzina perché con la fascia non si sente sicura e non sta lasciando il suo bambino in un freddo giaciglio abbandonato, lo sta amando come lo amerebbe qualsiasi altra mamma. Un’altra mamma magari è stanca e sfinita e alla centesima volta che il bimbo piange chiedendo interazione lei dice di no, che per cinque minuti può pure piangere perché a lei fanno male le braccia e si deve riposare. Può farlo senza che la si guardi come un’appestata. Così come un’altra può tenere il proprio bimbetto addosso h24 con fascia o senza fascia e ha tutte le ragioni di non avere accolli da parte di chi arriva con le teorie del vizio. 


Fare la mamma  non è una gara, è un’esperienza fatta di scelte e di situazioni uniche e irripetibili. Perciò basta malignare, guardatevi nel vostro piatto e se pensate che una vostra abitudine sia bella, imparate a divulgarla senza denigrare le pratiche diverse dalle vostre.  I pannolini lavabili sono fighi, hanno tanti vantaggi e io non farei mai a cambio con gli usa e getta: tu usi quelli della Pampers? Hanno i loro vantaggi anche questi, ma io ho fatto un’altra scelta con le mie ragioni. Mio figlio non ha compiuto 6 mesi eppure assaggia le cose che riesce ad arraffare sul tavolo, il tuo ancora prende il latte perché non te la senti di fargli assaggiare le cose? Benissimo, probabilmente per il tuo bambino è giusto così, sicuramente lo è per te e tanto mi basta. Io porto Milo in fascia sempre e non uso mai carrozzina/passeggino perché faccio esercizio fisico, lui è più tranquillo e perché mi trovo più comoda con le mani libere, il tuo sta ottimamente nella carrozzina Inglesina che ti ha regalato mamma? Oh che bello, beata te perché l’Inglesina è proprio bella. 


In conclusione, ho scritto questo post perché sono un po’ stanca in generale e perché sono stanca di dovermi sempre giustificare. Ho l’ansia e ogni volta che prendo una decisione interpello 2342345mila specialisti pur di assicurarmi di fare la cosa giusta. Basta, davvero. Non lo voglio più fare, voglio cambiare rotta e cominciare a prendere le decisioni con più leggerezza senza pensare a come poi dovrò giustificarmi con la mammina perfetta di turno. E ho commesso tanti errori anche io, sicuramente ho fatto lo sbaglio di pensare di condividere frammenti della mia vita senza essere messa sotto il microscopio delle miss mamme duemila20.

 
Perciò basta, io di questo mondo di mamme virtuale non ne voglio sapere più niente, mi sono tolta da tutti i gruppi e ho fatto il vento da tutte le chat whatsApp. E da oggi non mi fermerò più a leggere malignità e cattiverie, mi sono davvero stancata. 

Pannolini lavabili: la nostra scelta definitiva

Pannolini Lavabili Bambino Mio

Iniziare a usare i pannolini lavabili non è stato semplicissimo, i neonati infatti sporcano circa una decina di pannolini al giorno (il primo mese) e per una neo mamma e un neo papà la vita può essere davvero dura. Abbiamo iniziato con un utilizzo misto, per poi utilizzare gli usa e getta solo quando uscivamo e solo per la notte. Piano piano abbiamo completamente eliminato i pannolini usa e getta e ora “camminiamo” solo con i pannolini lavabili.

Pannolini Lavabili: domande & risposte

  • I pannolini lavabili sono davvero in grado di tenere il bambino asciutto e pulito?
    Sì, il pannolino deve essere messo bene e deve essere “calibrato” sul nostro bimbetto. Non tutti i bambini sono uguali e quindi non esiste l’assetto perfetto. Bisogna fare qualche tentativo che purtroppo potrebbe non essere vincente al primo colpo. Noi ci abbiamo messo un po’, ma confrontandoci anche sui vari gruppi di Facebook dedicati alla materia, abbiamo trovato il nostro modo (che poi vi faremo vedere).
  • Quanto costano i pannolini lavabili?
    Purtroppo non esiste una gran risposta a questa domanda, i prezzi variano tantissimo e dipende un po’ da quello che si va cercando. Parlando della marca BAMBINO MIO (che è quella che abbiamo scelto noi) abbiamo una spesa di 223 euro per il kit base completo (dalla nascita al vasino). Abbiamo fatto qualche aggiunta in corsa perché ci serviva qualche pezzo in più e poi ve ne parleremo nel dettaglio.
  • Si risparmia veramente o è solo illusione?
    Io non so se siete mai andati a comprare dei pannolini Pampers in Italia (all’estero costano molto meno, soprattutto in Germania), ma vi assicuro che vi viene chiesto un rene alla cassa. I pannolini usa e getta sono costosi e ve ne servono tantissimi (soprattutto i primi sei mesi) perciò sì si risparmia davvero.
  • Come si lavano i pannolini lavabili?
    Anche qui non esiste una vera risposta perché ognuno trova il suo modo in base ai detersivi che usa. Noi utilizziamo detersivi vegetali alla spina e abbiamo dovuto fare qualche prova prima di avere i pannolini puliti, candidi e senza cattivi odori. Il rischio di un cattivo lavaggio è proprio l’odore: può essere tremendo. Noi facciamo una lavatrice al giorno a 60 gradi, utilizzando due cucchiai e mezzo di detersivo vegetale e un tappo di Napisan per un’ igiene completa. Faccio il ciclo con il prelavaggio, soprattutto se ci sono pannolini sporchi di cacca. Li stendo al sole, se possibile, per sfruttarne la capacità sbiancante. Non utilizzo candeggina o Amuchina.
  • Dove si mettono i pannolini sporchi durante il giorno?
    Noi abbiamo due modi: un sacchetto di tela appeso in bagno che si lava con i pannolini stessi la sera, un box di plastica rigida che viene consegnato con il kit base di Bambino Mio. I pannolini sporchi di cacca è meglio chiuderli nel box per evitare la puzza puzza puzza!
  • Come si fa quando si esce di casa?
    Porto con me una bustina impermeabile dell’Ikea, di quelle riutilizzabili, e una volta a casa la lavo bene con l’Amuchina. I pannolini sporchi li infilo lì dentro e sigillo, non ho mai avuto nessun problema da quando ho iniziato l’avventura dei lavabili anche fuori casa. In realtà questo sistema è anche più comodo degli usa e getta, soprattutto a casa di amici dove buttare un pannolino nel bidone dell’indiferenziato potrebbe voler dire appestare tutta la compagnia per tutta la sera. La bustina sigillata, invece, trattiene l’odore benissimo. Una volta a casa si lava tutto.
  • Perché usate i pannolini lavabili?
    Perché il nostro bimbo non ha mai avuto problemi di arrossamento (se non le volte che abbiamo usato i pannolini tradizionali per non creare disturbo a chi ci ospitava più di un giorno), perché ovviamente si rispetta maggiormente l’ambiente e non si producono rifiuti evitabilissimi e perché sono molto più economici in generale. Oltre tutto questo, diciamocelo, sono davvero bellissimi!

Ecco il nostro asset preferito

Ora vi mostro il nostro asset perfetto per il momento, come vi dicevo ci abbiamo messo un po’ a trovarlo, ma alla fine ci siamo riusciti. Milo non si bagna più il body nemmeno dopo tutta la notte. Milo infatti dorme da mezzanotte alle nove e non lo sveglio di certo per cambiarlo, sono tante ore e con questo asset il tutto tiene molto bene. Cacca inclusa, si capisce! Non è detto che questo asset vada bene anche per voi, ma se non trovate quello giusto al primo colpo non fatevi scoraggiare. Ci sono tanti kit prova che costano pochissimo, quindi provate prima con quelli. Se poi va bene vi prendete tutti i pezzi che vi servono!

Nappy Cover Mio Soft Bambino Mio
Nappy Cover Mio Soft Bambino Mio

Queste che vedete sono le nappy cover Mio Soft. Sono appunto delle cover impermeabili che vanno a ospitare il pannolino all’interno. Ce ne sono di tutti i colori e di tutte le fantasie, io divento matta ogni volta e devo trattenermi. Queste cover io le sciacquo bene e non le butto in lavatrice tutte le volte, non serve. L’importante è che si pulisca bene l’interno tra un cambio e l’altro.

Inserti per Mio Solo in cotone
Inserti per Mio Solo in cotone

Scusate la scarsa qualità della fotografia, la luce non era assolutamente favorevole purtroppo. Questi che vedete, invece, sono gli inserti che si stendono piegati per bene all’interno delle Nappy Cover Mio Soft. Ora nella prossima fotografia vi faccio vedere. Questi teli si piegano in tre (basta seguire le cuciture proposte, è semplicissimo), comunque è pieno di tutoria nell’internet.

Pannolino Mio Soft con boost Bambino Mio
Pannolino Mio Soft con boost Bambino Mio

Ecco, qui vedete come si inserisce il telo all’interno della nappy cover. Lì accanto, quello con le api, è un boost, ovvero un inserto ulteriore comodissimo per la notte e per le uscite fuori casa che non prevedono pit stop garantiti. Ora, nella prossima immagine, vi faccio vedere come si assembla anche il boost. Sappiate che il boost è un “di più” e non un pezzo necessario, io lo uso solamente in caso di necessità. Per i bimbi più piccoli, invece, si può usare solo il boost senza il telo bianco. Io l’ho fatto e può funzionare, ma vi consiglio di farlo solo a casa e non a zonzo perché la tenuta non è garantita.

Pannolino lavabile Mio Soft Bambino mio con Boost
Pannolino lavabile Mio Soft Bambino mio con Boost

Ecco tutto il pezzo assemblato per bene. Bisogna controllare che tutti gli inserti siano all’interno della nappy cover altrimenti il bimbetto si bagna. Vanno controllate bene le gambette perché lì ci sono proprio gli elastici da posizionare con cura. Ci vuole un po’ di pratica, ma se ci sono riuscita io penso che possano proprio riuscirci tutti quanti.

Pannolino lavabile Mio Soft Bambino mio
Pannolino lavabile Mio Soft Bambino mio

Ecco il pannolino completo di tutto. Vedete la linguetta dove devono passare le gambette? Quello è ciò che dovete sempre controllare bene, ha una funzione contenitiva, ma se è messa male non contiene nemmeno un cecio.

Mi dispiace tantissimo non aver fatto delle fotografie decenti, ma appunto la luce è quella che è la sera … spero che comunque si capisca per bene, in caso contrario sappiate che le vostre domande mi fanno sempre tantissimo piacere.

Per i pannolini lavabili ci sono tantissime marche e tantissimi modelli, la stessa Bambino Mio ne fa di diversi tipi. Fortunatamente ci sono i kit prova che con pochi euro ti permettono di fare qualche esperimento.

Credo che per la nostra generazione sia un dovere iniziare a prendere confidenza con queste buone pratiche ecologiche e sostenibili, purtroppo i governi non stanno facendo molto per l’ambiente e noi abbiamo tantissima responsabilità. Non possiamo fare tutto da soli, è vero, ma credo che sia importante che ognuno faccia la sua parte anche se può sembrare un po’ più faticoso. I pannolini lavabili, la coppetta mestruale, i saponi vegetali alla spina, l’acqua in bottiglia di vetro sono tutte bellissime strategie che non saranno mai risolutive, ma almeno gioveranno ai nostri comuni e alle nostre tasche. Sappiate inoltre che alcuni comuni prevedono incentivi per i pannolini lavabili, Roma, purtroppo, no.

Portare il bambino in fascia: perché ci piace tanto il babywearing

La fascia porta-bebè è stata per noi la soluzione definitiva per un sacco di drammi che non sapevamo come gestire. Il nostro bambino mal sopportava la carrozzina (la classica navicella) e mal sopportava l’ovetto del trio, così ogni uscita si trasformava in una guerra vera: lui che piangeva e noi che con lui in braccio a penzoloni ci ritrovavamo a spingere il passeggino ingombrante.


INIZIA LA NOSTRA ESPERIENZA CON IL BABYWEARING 

L’unico modo per riuscire a stare a zonzo diverse ore senza finire con il bimbetto urlante che voleva stare solo in braccio era la fascia e quindi, man mano, abbiamo adottato questo sistema come unico modo per uscire di casa in completa tranquillità. Con la fascia porta-bebè infatti abbiamo un’autonomia di diverse ore (anche sei di fila) e il bimbetto si mette a strillare solo in caso di super fame. Qui vi vogliamo raccontare la nostra esperienza con la fascia, ma sappiate che per imparare a utilizzarla in modo sicuro c’è bisogno di una consulenza da parte di una persona preparata. Di fasce ce ne sono di due tipi, quella rigida e quella elastica. Noi le abbiamo provate entrambe e con la prima ci stiamo trovando molto meglio. 

LA FASCIA ELASTICA

Ne abbiamo usate due, una a testa. Il prezzo va dai 30 ai 60 euro e le nostre sono 100% cotone biologico senza materiale elastico aggiuntivo nel tessuto. Il vantaggio di questa fascia è che è molto avvolgente e riproduce in maniera molto fedele il caldo abbraccio del ventre materno. La fascia elastica è molto consigliata per i bebè nati prematuri, viene infatti utilizzata fin dai primissimi giorni di vita anche per i bimbi dimessi dalla TIN che hanno fatto marsupio-terapia durante il ricovero. Noi l’abbiamo usata immediatamente (la prima uscita a due settimane di vita) e ci siamo trovati benissimo perché per gli inesperti è molto facile da indossare. In realtà abbiamo avuto bisogno della nostra consulente perché commettevamo qualche piccolo errore. Se la fascia fa venire mal di schiena, per esempio, significa che è messa male, se il bambino scende sotto l’ombelico è stata tenuta poco in tensione e via dicendo. Solo una consulente del babywearing può spiegarvi per bene come sistemare il neonato. Con la fascia elastica è possibile una sola legatura (primo svantaggio) e dopo qualche mese di utilizzo, a seconda della frequenza, purtroppo inizia a cedere e non è più tanto elastica (secondo svantaggio). In ogni caso noi ci siamo trovati benissimo e la consigliamo per iniziare, ma purtroppo ora che Milo pesa più di 6Kg per noi è diventata davvero poco pratica. Semplicemente, non tiene più! 

Bambino in fascia elastica con mamma e zio
Eccoci qui con la nostra fascia elastica! Milo adora spingersi fuori con tutta la testina per guardare il mondo al sicuro addosso al suo papà


LA FASCIA RIGIDA

Ce la siamo appena comprata e la comodità ci è parsa chiara fin dal primo indosso. Anche questa fascia è utilizzabile da subito, con i bimbetti neonati da poche ore, ma anche in questo caso è fondamentale una consulente. Su YouTube esistono tantissimi video esplicativi, ma sappiate che purtroppo non sono sufficienti. C’è infatti bisogno di una persona che vi corregga lì per lì eventuali errori, sappiate che anche un piccolo sbaglio può causare scomodità al portatore o disagio al bimbetto. Con la fascia rigida, inoltre, ci sono moltissimi modi per legare e a seconda dell’età del bambino e delle sue esigenze si può utilizzare quella più adatta. Il costo della fascia rigida è leggermente più alto rispetto all’elastica (si parte dagli 80 euro per una fascia dignitosa) e conviene acquistarla in un negozio (online o offline) specializzato. Il vantaggio di questa fascia è che non va sostituita nel corso del tempo, se di buona fattura non cede ed essendo adatta a varie legature accompagna il bimbetto per tutti gli anni necessari. 

Bambino in fascia rigidida BabyMonkey con mamma
Ecco Milo nella sua fascia rigida, lì dentro è proprio un piacere fare la nanna!

LA NOSTRA CONSULENTE PER PORTARE I BIMBI IN FASCIA

Per noi, quindi, l’esperienza della fascia si è aperta positivamente e prosegue altrettanto bene. La nostra consulente si chiama Manuela e riceve a casa propria, ma raggiunge chiunque a domicilio (sempre su Roma, naturalmente), la potete contattare al numero 3384935624. Le consulenze prevedono la scelta della fascia più adatta alle esigenze (ma anche i vari marsupi esistenti) e l’insegnamento delle legature possibili. Durante le consulenze è possibile imparare tutti i trucchi possibili per evitare i più comuni errori che spesso allontanano poi le persone dall’utilizzo della fascia (es. il bimbo piange e i genitori abbandonano l’idea non capendo perché, il portatore soffre di mal di schiena etc…). Chiamare Manuela significa avere una persona che man mano ti accompagna lungo tutto il percorso del babywearing offrendoti delle soluzioni personalizzate, basate completamente sulle esigenze del portatore e del bambino.

PERCHÈ CI PIACE TANTO LA FASCIA PORTA-BEBÈ

La fascia ha moltissimi vantaggi rispetto alle carrozzine e ai passeggini. Prima di tutto lascia le mani libere e quindi si rivela molto utile quando dobbiamo andare al supermercato, ma anche al ristorante e in pizzeria è una manna dal cielo (zero ingombri dovuti a ruote varie). Il nostro bimbetto nella fascia non piange praticamente mai e riusciamo persino a fare le prove degli spettacoli senza avere l’impiccio delle braccia occupate. Lui infatti se ne sta lì buono, cuore a cuore, con la testina di lato a guardare il mondo e si sente sicuro e protetto accanto alle persone delle quali si fida di più al mondo. È tranquillo quando è sveglio e spesso si addormenta da solo senza l’aiuto del ciuccio. L’abbraccio avvolgente della fascia permette inoltre una posizione perfetta (se indossata nel modo corretto il bimbo è perfettamente seduto) evitando fastidiose situazioni “a penzoloni” come accade con i marsupi più commerciali. Anche in casa la fascia si è rivelata molto utile, entrambi ci occupiamo della casa ballando con il pupo addosso, è una delle cose più divertenti. E a proposito di balletti in fascia vi segnalo che all’Albero della Vita a Centocelle si organizzano corsi di danza con il bambino in fascia, non c’è niente di più dolce e divertente, può essere anche un buon modo per tenersi in forma!

E COME AL SOLITO …

Vogliamo le vostre esperienze! Abbiamo visto che nella piccola comunità della Gatta Che Ci Cova ci sono moltissime mamme ad alto contatto, con altrettanti bimbetti ad alto contatto e così abbiamo deciso di aprire questa nuova rubrica dove parleremo delle nostre esperienze con queste pratiche bellissime. Mi raccomando, non dimenticatevi di passare queste informazioni alle vostre amiche e ai vostri amici con bimbi piccoli e bimbi in arrivo, cerchiamo di ampliare sempre di più la nostra allegra combriccola!  Lasciateci tanti commenti e scriveteci le vostre storie! 

Cose che non si devono raccontare: il parto

“Il parto non si racconta, mi raccomando”, questo è ciò che ti potresti sentir dire da un’infermiera o da un’ostetrica mentre ti riaccompagnano in reparto. Che se sei fortunata ci torni su una carrozzina, se invece ti ha detto sfiga ci torni in barella. Che poi effettivamente la cosa ha senso, perché spaventare delle donne che stanno per attraversare il tunnel del travaglio e dell’espulsione? Ogni parto è a sé e raccontarlo non serve a chi lo ascolta, ma serve a chi l’ha subito per “disfarsene” attraverso una sana narrazione. Per questa ragione, se non avete figli o se siete incinta per la prima volta vi chiedo di farvi un favore: chiudete questa finestra e non leggete quanto segue perché non vi servirà a niente. E già che ci siete evitate di chiedere a tutte le donne la loro esperienza perché, comunque vada, non sarà mai uguale alla vostra e non vi aiuterà minimamente a prepararvi. 

Chiudete questa finestra, subito. 

Bene, da qui in poi sappiate che sto scrivendo per me e che non ho alcuna intenzione di “limare” il contenuto per addolcire una situazione che per me sarà impossibile da dimenticare. Non mi prendo la responsabilità delle persone che sto per impressionare, siete avvisati. 
Mi avete scritto in tanti per chiedermi come sia andato il parto, inizialmente non avevo alcuna voglia di condividere nemmeno una virgola, ma ora penso d’essere abbastanza lucida per rispondere alle vostre curiosità e provare – molto egoisticamente – a elaborare il tutto attraverso la narrazione. 


SABATO 16 NOVEMBRE

Sono a casa, è mattina presto e come le notti precedenti non ho dormito nemmeno tre ore. Mi fa male lo stomaco, ho il reflusso gastrico e la mia pancia sembra esplodere. Ho delle contrazioni non regolari che però mi danno fastidio, la ginecologa mi ha detto chiaramente che non sono in travaglio quindi non c’è motivo di andare al pronto soccorso. Non sono dilatata, la mia cervice non si accorcia e Milo è ancora molto alto. Io però inizio a sentire qualcosa di più di un fastidio e alzandomi dal letto inizio a perdere acqua. Si rompono le membrane, o come si dice comunemente “mi si sono rotte le acque”, quindi sveglio Claudio e nell’euforia, nella gioia e nell’impazienza di conoscere il nostro bambino andiamo in ospedale. Lì mi visitano, dicono che nonostante la rottura presunta non siamo in travaglio e mettono pure in dubbio che le membrane si siano lacerate. Ogni visita interna, ogni ispezione vaginale è molto fastidiosa. Puoi trovare l’ostetrica delicata, ma anche no. “Dottore, non scola” dicono tra di loro, così mi attaccano all’ennesimo monitoraggio e aspettiamo. Zero contrazioni, sono nervosa e ho paura. Dopo un’oretta mi alzo in piedi e riempio la sala d’acqua che scende a cascata piena, quindi anche chi aveva qualche dubbio a quel punto se lo fa passare. Mi ricoverano e mi portano in reparto. Passa la notte, non dormo nemmeno tre ore. 


DOMENICA 17 NOVEMBRE

Ancora niente di nuovo, mi tengono monitorata ma io ho avuto per tutto il sabato e per tutta la notte solo contrazioni preparatorie e il parto non è “aperto” perciò, visto che il tempo scorre, decidono di inserire nella mia vagina quella che chiamano “fettuccia”. Odio quel nome, non si chiama così. Si chiama PROPESS ed è un dispositivo vaginale che, attraverso il dinoprostone (PROSTAGLANDINA E2), favorisce l’avviarsi del parto. Viene inserito dall’ostetrica e non è un procedimento indolore. Inizia così la prima induzione al parto (è mezzogiorno) e alle due io comincio a sentire dei dolori abbastanza forti che mi impediscono di intrattenere conversazioni umane. Le contrazioni ancora non sono regolari, ovviamente, ma comincio a sentire che qualcosa cambia: sono dolorose davvero. Dopo 12 ore, mannaggia la miseria, quindi a mezzanotte, un’ostetrica mi consola da un pianto disperato che si trasforma subito in un tremendo attacco di panico. Mi coccola, mi abbraccia forte, mi rassicura e alla fine mi visita: tutto quel casino per ottenere due centimetri di dilatazione. SOLO DUE FOTTUTI CENTIMETRI che praticamente non bastano per salire in sala travaglio. Bisogna arrivare a quattro. Passa la notte, non dormo, piango e mi maledico. 


LUNEDI 18 NOVEMBRE

Non dormo da troppe ore, sono esausta, non riesco più a capire se la realtà intorno a me è un sogno o se invece sono sveglia. Il tempo sembra non passare e sono preoccupata per i miei genitori in sala d’attesa che da due giorni sono lì che aspettano di potermi sapere tranquilla con il mio bambino in braccio. Claudio non mi ha mai mollata un secondo ed è con me tutte le volte che gli viene data la possibilità dagli orari di visita. Mi protegge, mi rassicura, tranquillizza anche i miei genitori, ma io non ho più la lucidità mentale per beneficiare del suo aiuto. Chiamo l’ostetrica e la imploro di farmi l’epidurale: non sopporto questo dolore che nel frattempo è diventato regolare, ma ancora la mia cervice non si dilata. L’ostetrica capisce la situazione, è passato troppo tempo dalla rottura della membrana quindi è il momento di fare qualcosa. Mi portano in sala parto dove mi fanno l’epidurale e mi sparano in vena l’ossitocina, un altro metodo per invogliare il mio canale del parto a fare il proprio lavoro. Per la prima volta dopo tante ore, riesco a prendere fiato e mi abbandono in un sonno pesante grazie all’effetto dell’epidurale. In sala da parto dormiamo tutti e due, sia io che Claudio, oramai esausti e completamente stravolti. 


IL PARTO

Il travaglio sembra andare bene, tra un sonnellino e l’altro troviamo anche il tempo di parlare di teatro con le ostetriche. Chiacchieriamo, ridiamo, io utilizzo la comoda palla per aiutare Milo a scendere. Non sento dolore, ma a un certo punto l’epidurale smette di fare effetto anche se questa cosa sembra molto strana (avevo appena fatto il “rabbocco” del farmaco). L’ostetrica mi visita, entrano altre persone, ci sono tante persone intorno a me e io non ci capisco niente. Mi fa male, un male che non conosco e che provo per la prima volta, non lo so gestire e mi spaventa tantissimo. Mi viene chiesto di spingere, ma io non ci riesco e non so come farlo. Arriva la ginecologa, mi prende la mano e mi dice che tentiamo di far girare il bambino nella posizione giusta per evitare un cesareo. Non ci capisco niente e soprattutto non capisco perché Milo dovrebbe essere aiutato a mettersi nella posizione giusta, ma non c’era già? Sì, ma all’ultimo si è spostato causandomi questo dolore che sento. Dopo venti minuti, non so come, non so perché e non so con che toni visto che lo so solo perché me lo hanno raccontato, chiedo alla ginecologa di farmi il cesareo e lei annuisce, accarezzandomi la fronte (questo lo ricordo, mi ha sorriso mentre nessuno sorrideva). 


Questo è quanto. 

Come avete potuto constatare, per chi ha già partorito, non è successo nulla di insolito. Non ci sono state violenze o negligenze, non ho subito niente di ingiusto (anzi, ogni cosa mi è stata spiegata e per ogni attività mi è stato chiesto un permesso). Ho incontrato ostetriche splendide, porto nel cuore Valentina che mi ha salvata dal peggior attacco di panico che io abbia mai avuto, ma non tolgo gloria a nessuna di quel reparto. Se potessi le abbraccerei tutte anche solo per la delicatezza che hanno saputo mantenere nonostante tutto, nonostante spesso e volentieri io non fossi proprio una persona facile da trattare.  Non c’è nient’altro da dire, non ho nient’altro da raccontare e spero di aver soddisfatto la curiosità di coloro che mi hanno chiesto di raccontare, sicuramente ha me è servito mettere tutto nero su bianco e condividere. 

I falsi miti della gravidanza| Vero o Falso?

Attenzione: questo post può contenere diversi spunti per dar inizio a guerre mondiali tra mamme, aspiranti mamme, nonne, zie, vicine di casa e shampiste. Vi preghiamo di leggerlo con la dovuta leggerezza, tenendo comunque conto che le informazioni vengono condivise in collaborazione con l‘Ambulatorio Ostetrico L’Albero della Vita, principalmente nella persona dell’ostetrica Stefania Lauro la quale ha partecipato mettendo a disposizione la sua esperienza e la sua professionalità. In qualsiasi caso, comunque, la responsabilità di quanto riportato in questo articolo è da riferire unicamente alla sottoscritta: perciò se dovete inviare buste con antrace e pacchi bomba l’intestataria dovrò essere io. Grazie, ora potete continuare.

Fatta questa premessa, ne aggancio un’altra che per me ha una certa importanza: piantatela di sfottere le mamme pancine. I motivi principali di questa richiesta li trovate tutti racchiusi in questo articolo, ma in aggiunta mi permetto di farvi notare che dal sondaggio Instagram molte di voi hanno assurde credenze sulla gravidanza nonostante si pongano in netta contrapposizione con le cosiddette “pancine”. Quindi abbassiamo un po’ la cresta perché siamo tutti un po’ nazional popolari, ma lo sono soprattutto coloro che tentano quotidianamente di elevarsi e differenziarsi attraverso la cattiveria, la derisione e la puzza sotto al naso.

Ma bando alle ciance e cominciamo a sfatare i miti sulla gravidanza!

Non ti toccare se ti viene voglia di qualcosa

… A parte il fatto che detta così un po’ fa ridacchiare le più maliziose, ma non ci si riferisce alla masturbazione. In realtà molti sono convinti che toccandosi punti precisi del corpo durante una delle così dette “voglie” di un qualche cibo particolare faccia comparire delle macchie sulla pelle del bambino proprio in quel punto preciso. In realtà non c’è nessuna correlazione tra le macchie della pelle e le voglie della madre, altrimenti Cotoletta nascerebbe con con una manata di sushi sulla faccia e non penso vada così.

Non mangiare carciofi che il latte diventa amaro

Durante tutto l’allattamento e durante tutta la gestazione mangiate il quantitativo di carciofi che più vi aggrada perché non vi è correlazione tra un eventuale sapore amaro e l’assunzione di carciofi da parte della madre. Non preoccupatevi, potete tranquillamente svuotarvi nello stomaco tutti i barattoli di carciofini che vi pare.

Bevi birra che fa latte

NO! Questa credenza non è solo falsa, ma anche tremendamente pericolosa. Il feto non deve ricevere alcol in nessun modo, né attraverso la placenta quando è ancora un feto, né attraverso il latte materno durante l’allattamento. L’unico vero sforzo che viene chiesto, effettivamente, è proprio questo: l’astensione totale da qualsiasi tipo di alcolico. Se la cosa vi crea dubbi, se siete convinte che “un bicchierino ogni tanto non può far male” allora fatevi un’idea della situazione andando velocemente a dare un’occhiata a questo articolo molto autorevole.

«L’alcol ingerito dalla madre giunge dopo pochi minuti nel sangue del feto, ma il feto non può metabolizzare l’alcol perché è privo degli enzimi adatti a questo compito, di conseguenza l’alcol ed i suoi metaboliti si accumulano nel suo sistema nervoso e in altri organi danneggiandoli. Pertanto il consiglio dei professionisti della salute è di astenersi dal bere durante la gravidanza.»

Non puoi andare dal dentista!

E invece sì, se ne avete bisogno potete andare dal dentista. Se si dovessero rendere necessari dei trattamenti esistono anestesie che non passano la placenta e comunque, per stare più tranquilli, basterà mettere in comunicazione il vostro medico e il vostro ginecologo.

Non puoi fare la tinta ai capelli

Seeh ciao! Potete fare tranquillamente tutte le tinte che vi pare purché stiate attente ai prodotti utilizzati. Il mio parrucchiere, per esempio, utilizza solo pigmenti naturali privi di ammoniaca e senza troppi problemi fa quel che deve fare. L’attenzione che dovete avere sulla scelta dei prodotti è la stessa che dovreste avere indipendentemente dalla gravidanza, ma comunque non siamo più negli anni 40 e le tinte sono sicurissime.

Non puoi fare radiografie!

Quindi se ti rompi un piede devi rimanere rotta fino a quando? Se ti devi estrarre un dente perché duole sticazzi della panoramica? NO! Le radiografie si possono fare, basta informare il medico e il radiologo e sapranno prendere tutte le contromisure necessarie per non mettere a repentaglio la vita di nessuno.

Se allatti non avrai un’altra gravidanza

Ragazze mie, il mondo è pieno di figli dell’allattamento proprio a causa di questa credenza. Se da un lato è vero la prolattina inibisce un po’ l’ovulazione, dall’altro dovete comunque proteggervi con la pillola adeguata o con i preservativi perché si rimane incinta anche mentre si allatta. Insomma, possiamo dire che è meno probabile, ma non usate l’allattamento come contraccettivo: è un mega fake come il salto della quaglia, l’Ogino Knaus (?) e tutte quelle robe lì.

Non mettere la cintura di sicurezza che schiaccia la pancia!

Sì, molto meglio andare a sbattere sul vetro e magari finire catapultate in mezzo alla strada. Per favore, non fate cagate, mettete sempre la cintura di sicurezza. Il bambino è al riparo nel vostro utero, non ha problemi con la cintura, senza considerare che in caso di incidente è meglio un urto che ti blocca piuttosto che un volo ad angelo fuori dal parabrezza. Non ascoltate le nonne e chi crede di saperla lunga in questo senso: in gioco c’è la vostra vita. Usate le cinture di sicurezza sempre, anche mentre state andando al pronto soccorso in pieno travaglio. Comunque, se questo ancora non vi convince, sappiate che la legge non vi dispensa dall’obbligo di utilizzo tranne in alcuni rarissimi e certificati casi specifici. Informazioni precise seguono a questo collegamento.

Non puoi assumere medicinali!

E va bene, allora non mi curo per nove mesi e se crepo … amen! Basta anche con questa corbelleria, vi prego. Durante la gravidanza è bene curarsi, sotto controllo del ginecologo, ma curatevi. Ci sono medicinali e addirittura antibiotici che possono essere assunti in tranquillità, basta conoscerli e farsi seguire adeguatamente. Ma se avete un’influenza, una laringite, una polmonite o il mal di testa fatevi curare. Dovete essere in forma, non si deve arrivare sfinite e malandate al parto.

Non usare detersivi

… Questa è comoda, molto comoda, ma purtroppo infondata sotto qualsiasi punto di vista.

Non prendere il sole perché ti evapora il liquido amniotico

Sì, e nel mentre il bambino si cucina a bagnomaria. Io spero di non dovermi soffermare eccessivamente sullo spiegare che questa credenza non ha alcuna ragione di esistere. Tranquille, mettetevi al sole e fatevi venire una bella tintarella al pancione, mettete la crema solare e fate le dive.

Non ti devi sedere a gambe incrociate

… Dicono che così facendo il cordone ombelicale si stringe attorno al collo del bambino. Una variante della storia impedisce alle donne incinta di indossare collane: io ne porto abitualmente almeno due. Non ci sono ragioni per non farlo, nessuna motivazione plausibile.

Se sei incinta non devi toccare i gatti

Questa credenza è FOLLE ed è legata principalmente alla Toxoplasmosi, una malattia che si prende – anche – attraverso le feci dei gatti. Ora, ammesso che non vi piaccia andare in giro a toccare il culo ai gatti randagi, ammesso che dopo aver toccato un animale abbiate la buona abitudine di lavarvi le mani prima di cucinare e ammesso che non viviate in una colonia di gatti abusiva in un casolare abbandonato … e naturalmente, cosa più importante, ammesso che non abbiate già contratto la toxoplasmosi in precedenza, allora vi si richiede di indossare i guanti quando pulite la lettiera del gatto. Però non toglietevi il piacere delle fusa del micio sul pancione: non fatelo.

FACCIAMO UNA PICCOLA CARRELLATA PER ANDAR VELOCI:

  • Il travaglio inizia quando si rompe il sacco. Falso! Il sacco si può rompere prima, si può rompere dopo, oppure può essere rotto in ospedale dalle operatrici in caso di necessità. Il travaglio inizia con una cascata ormonale che porta le contrazioni a una precisa regolarità.
  • Il primo figlio nasce tardi il secondo nasce prima. Il terzo invece ci manda un fax di conferma, il quarto lo troviamo nella cassetta della posta, il quinto è possibile ordinarlo su Amazon.
  • La luna facilita il parto. Mistero misterioso. La luna influisce sulle faccende “d’acqua” e molte ostetriche sono pronte a giurare che durante la luna piena ci siano più rotture delle acque rispetto al resto del mese. Nonostante questa percezione non esistono studi scientifici che evidenzino una reale correlazione. I dati raccolti, infatti, non sembrano mai sufficienti per esprimersi in merito oltre ogni ragionevole dubbio.
  • In gravidanza si deve mangiare per due. Falso! Se fosse vero non si spiegherebbe perché nei Paesi in cui esiste malnutrizione cronica nascano bambini normopeso.
  • Bevi brodo di pollo che fa latte. Quello di manzo invece fa Cappuccino, quello di verdure invece caffè macchiato. Il passato di verdura, invece, fa minestrina direttamente. Ottimo per lo svezzamento al seno!
  • Non prendere l’aereo! Potrebbe esploderti il sacco. No, tranquille che non esplode niente, accertatevi solo delle regole di ogni compagnia aerea, alcune chiedono la certificazione di buona salute da parte della ginecologa. Ricordatevi, invece, che negli USA non si può entrare durante il terzo trimestre per motivi di Ius Soli. Se si nasce su suolo americano si è americani.

Non toccarti la pancia perché ti partono le contrazioni!

Ah allora risolto! Quando arriva il momento della data del parto presunta (la famosissima DPP) mi basterà toccare la pancia per farmi partire tutto il travaglio! Oh, mica lo sapevo fosse così comodo! C’è un interruttore particolare o è un movimento “ad area”? /FINE SARCASMO.

Se la pancia è alta allora il parto è lontano

In che senso? Se invece vira a destra cosa significa? E se è deforme tipo un Pandoro schiacciato? E se è alta sopra e bassa sotto? E se… e se vi togliete dalla testa questa scemenza è meglio, fidatevi. Conosco donne con pance sotto la gola che stavano travagliando, lasciate perdere.

Tanta nausea e tanto mal di stomaco indicano tanti capelli alla nascita

No, nessuna correlazione razionale tra le due cose. Io sono nata pelata e mia mamma s’è vomitata questo mondo e quell’altro.

Quando tornano le mestruazioni non puoi più allattare: allatteresti “sporco”

Scusa come? No vabbè. Incommentabile e anche un filino denigratoria, come sempre le mestruazioni sono un evento demonizzato a tutti i livelli. Ma come cazzo vi viene in mente? Non esiste commistione fisica tra i fluidi delle mestruazioni e quelli del latte materno, a meno che non abbiate un tubo che collega le poppe all’utero e all’interno ci scorra latte e sangue.

Le donne incinta non possono fare sport

Quest’anno ho fatto tutte le cose che dovevo fare. Solo che ero incinta. Fare sport è molto meglio sia per la mamma che per il bambino”.

Ha risposto così Alysia Montano a chi le chiedeva se fosse difficile praticare lo sport ad alti livelli, mentre si aspetta di diventare mamma. La sua storia dimostra che sì, è possibile. Basta seguire abitudini sane, e allenarsi nei modi e nei tempi giusti. (Fonte)

Una donna incinta non deve andare in piscina, altrimenti prende le infezioni

Se esistono piscine, dalle vostre parti, dove si prendono infezioni … smettete di andarci SUBITO anche se non siete incinte. Una piscina in cui una donna (o un uomo, o un bambino) è a rischio infezioni è una piscina che deve chiudere.

Non puoi fare bagni caldi

Terapia Siberia. Solo acqua ghiacciata possibilmente presa direttamente dalla fonte in alta montagna. Se vi viene la polmonite occhio perché nemmeno potete curarvi. Scherzi a parte, non ci sono motivi per rifiutare un bellissimo, quanto rilassante bagno caldo.

Non puoi avere rapporti sessuali durante la gravidanza

Seh, poi ti danno il premio “Santa Maria Goretti”. SBAGLIATISSIMO! Durante la gravidanza non solo potete fare sesso e masturbarvi, ma il mantenere viva la passione non potrà che fa benissimo al rapporto con il vostro partner. Ci saranno molti motivi per mettere alla prova la vostra unione, non privatevi del piacere dell’orgasmo. E se vi servono idee, io qui ci sono andata bella pesante: leggi questo articolo.

Ecco amici miei, abbiamo cercato di sfatare più miti possibili, ma ce ne sono ancora tantissimi. Mia nonna mi suggerisce di non mangiare il pane perché farebbe venire al bambino la testa grossa, l’altra mia nonna è convinta che non ci si possa lavare per 40 giorni dopo il parto. Alcune amiche inorridiscono quando mi vedono mangiare sushi e sashimi, altre invece pensano che un bicchiere di vino rosso possa solo che far sangue. Alcune credenze sono innocenti, altre invece sono pericolose come quella sulla birra, sul vino o sulle cinture di sicurezza. Molte donne invece vivono la gravidanza come un momento di sole privazioni – anche senza senso – in nome di un “bene superiore”, per esempio quelle che non mangiano il prosciutto crudo stagionato per scongiurare la Toxoplasmosi. Il prosciutto crudo lo potete mangiare anche se siete toxo negative! Basta che lo prendiate di Parma o San Daniele che sono super controllati, il processo di affumicatura non è compatibile con la toxo in nessuna maniera! Il sushi, invece, potete continuare a mangiarlo dove lo avete sempre mangiato e dove vi fidate, ma questo a prescindere dalla gravidanza! L’epatite e altre malattie vanno evitate sempre, non solo quando si è gravide. Se siete sempre attente, se sapete dove andate a mangiare, allora state tranquille.

Se conoscete altre credenze popolari sulla gravidanza e allattamento: scrivetemi!

Lasciatemi un messaggio, mandatemi una mail, contattatemi su Instagram o Facebook, quello che vi pare! Però fatelo perché io sarei felicissima di conoscere e andar a cercar conferma o meno di tutte queste cose che, semplicemente, si tramandano.

Le tre cose da non dire MAI a una donna incinta

La pesantezza di certe affermazioni la si comprende solamente quando si diventa il referente. Forse è l’unico caso in cui ci si può arrogare il diritto di dire “non sei incinta, non puoi capire”, anche se fortunatamente alcune persone intelligenti ci arrivano anche senza ripieno nell’utero.

Essere incinta è una cosa stupenda e allo stesso tempo terribile, quindi togliamo l’ipocrisia dal tema e arriviamo al sodo: essere incinta alle volte fa proprio schifo. Non si dorme bene, fa sempre male la schiena, ci si ritrova gambe e mani altrui incastrati nel costato, si vomita, non si fa la cacca oppure se ne fa troppa, i piedi si gonfiano e si devono fare sempre centinaia di esami del sangue. Se a tutto questo vogliamo aggiungere le trovate “da bestemmia” di certe persone che si prendono il diritto di dare consigli non richiesti, ecco che la ricetta dell’omicidio perfetto prende forma con tanto di attenuanti e scarcerazione anticipata per buona condotta. Ma vediamo insieme quali sono le frasi da evitare e gli atteggiamenti da mettere al bando quando la propria amica rimane incinta, così magari evitiamo qualche morto evitabile.

1 – «Sei nervosa lo capisco, gli ormoni»

No. No. No. Praticamente è l’equivalente del «Hai le tue cose?» è la stessa identica cosa. Non vogliamo essere comprese, preferiamo che non ci facciate girare i coglioni. Attribuire tutti i nostri scazzi, i nostri fastidi, il nostro disappunto alla questione ormonale è scorretto e soprattutto è un atteggiamento che mira a screditare una nostra legittima posizione su qualcosa. Liquidare una discussione con un “Sei incinta, sei nervosa” è proprio un comportamento sbagliato. Probabilmente è vero che i nostri modi risentano in modo importante dal nostro flusso ormonale, ma a volte avete torto voi anche se noi siamo incinta o abbiamo le mestruazioni. Altrimenti ci obbligate a nascondere le gravidanza fino al 100000 mese, a non dire apertamente che abbiamo le mestruazioni o a non confessare che stiamo passando un momento difficile in casa. Questo comportamento è da stronzi e non è per niente da amici.

2 – «Sei incinta, non dovresti… »

… fare questo, mangiare quello, andare lì e via dicendo. Esiste una persona che ci aiuta a capire cosa possiamo o non possiamo fare sulla base del nostro stato di salute e questa persona è il nostro ginecologo. Ah e il classico “Lo dico per il tuo bene” ve lo potete tranquillamente tenere tra i denti perché non siete voi che dovete occuparvi del nostro bene, ma è il nostro medico. Fatevelo spiegare con un’immagine, così non mi costringerete ad essere volgare.

3 – «Inutile che fai programmi, poi quando nasce sarà tutto diverso»

Ma se una donna incinta si sente tranquilla cercando di pianificare tutto anche in maniera capillare, perché dovete per forza farle notare che la sua vita da questo momento in poi sarà completamente “impianificabile” e che tutto andrà esattamente all’opposto di come lei vorrebbe? Ma chi vi dà il diritto di essere così maledettamente stronzi? Lo sappiamo benissimo che la nostra vita non sarà più quella di prima e proprio per questo, alcune di noi sentono il bisogno di cercare di dare un senso anche solo teorico ai prossimi mesi a venire. Soprattutto le ragazze che lavorano e che amano il proprio lavoro e che vorrebbero tornare in ufficio il prima possibile: tipo me. Sì, ho scelto una tata, mi sto organizzando per capire come allattare bene, ma non oltre il terzo/quarto mese, abbiamo scelto una programmazione di genitorialità paritaria e intercambiabile in modo tale che Claudio possa sostituirmi in qualsiasi momento e per qualsiasi lasso di tempo. Inutile che mi guardate con quella faccia da “Seh seh poi voglio vedere come ti stacchi dal bambino”, mi fate solo rabbia e mi viene voglia di spaccarvi il cranio contro al muro (rileggete ADESSO il punto uno, subito). Non lo so come farò a tornare a lavoro dopo tre mesi, non so se effettivamente ci riuscirò, ma l’obiettivo è farlo e quindi non accetto che mi veniate a dare i pronostici secondo le vostre altissime esperienze. Se non riuscirò nei miei intenti, amen. Saranno problemi miei, di certo non vostri.

Queste sono le tre cose più brutte che ti senti dire quando sei incinta e nonostante siano “a fin di bene” hanno il grande potere di farti girare il cazzo a livelli folli. Ma ce ne sono molte altre e alcune sono altrettanto fastidiose, le avevo già intercettate nel primo trimestre e ve le avevo proposte in questo articolo. Altre, invece, vanno in parallelo a queste e non si discostano dal concetto già espresso, quindi risulta inutile andare a elencarle.

La cosa importante è che voi non vi dimentichiate di noi. Non serve darci lezioni di vita o consigli medici, serve che siate presenti e che ci ricordiate – di tanto in tanto – che non siamo diventate delle incubatrici organiche prive di identità, abbiamo bisogno che ci diate conferma che nulla di noi è cambiato.

Essere incinta è difficile perché lo so che niente sarà più come prima, so perfettamente che la mia vita non sarà più quella di una volta, so perfettamente che ci sarà un cucciolo d’uomo che dipenderà da me e da Claudio e che ci chiamerà – con estrema fede – mamma e papà. Quello che non so è se riuscirò a tornare a lavoro come vorrei a tre mesi dalla nascita, non so se riuscirò lasciarlo tra le braccia di Tata Camilla per dedicarmi a un’ora di palestra, a una serata con Claudio o a una bevuta con le amiche. Io queste cose le posso solo sperare, posso solo provare a organizzarmi per fare in modo di riuscire quantomeno a tentare. Ho bisogno di credere che tornerò al mio amato lavoro il prima possibile, ho bisogno di credere che dopo 3/4 mesi al massimo riuscirò a concludere l’allattamento, ho bisogno di sapere che quando tutto questo succederà ci saranno lì i miei amici e i miei colleghi ad aspettarmi. Disilludermi con sorrisetti a mezza bocca è da stronzi e lo potete evitare.

Volevo scrivere un articolo divertente, ma questo è uno di quei giorni in cui io non vorrei essere incinta. Vorrei solamente uscire con Claudio, bere fino a sfondarci l’anima per poi tornare a casa limonando come adolescenti sul notturno alle quattro di mattina. Non riesco a non sentire la mancanza di queste cose in virtù del fatto che dentro di me c’è Cotoletta; io amo il nostro bambino, ma amavo anche la mia vita prima che lui prendesse in affitto il mio utero. E mi sento anche in colpa per questa mancanza, però ho scelto di essere onesta e non fingerò d’essere la super mamma che non sono e non sarò mai.

Volevo farvi ridere e invece mi sono solo sfogata un po’, mi dispiace. Spero però di aver aiutato tutte le amiche delle ragazze incinta, così che possano capire in che modo ci si possa rendere utili senza dare l’impressione di voler insegnare qualcosa. Basta una telefonata che inizi con “Hey ciao, oh non puoi capì che m’è successo …” piuttosto che una telefonata che inizi per “Ciao, come va la pancia?”.

Ma si tromba in gravidanza? Dal krav maga al curling

La domanda più frequente che la gente mi fa a bassa voce e di nascosto è: “Ma si tromba in gravidanzaaaaa?!?” Sì, tranquilli tutti, la risposta è sì. In gravidanza si tromba e con un po’ di attenzioni si riesce anche a mettere insieme qualcosa di decente.

Per prima cosa chiariamo un punto: a meno che non ci siano problemi alla placenta e dintorni, il medico consiglia di mantenere attiva la vita sessuale. Pare faccia bene al feto, alla mamma e – grazie letteralmente al cazzo – pure al papà. Ma i nove mesi si affrontano tutti allo stesso modo? No, scordatevelo, se volete avventurarvi nel magico mondo del sesso in gravidanza dovete armarvi di due cose: santa pazienza e creatività.

Il primo trimestre

Durante i primi tre mesi praticamente non c’è pancia, quindi per il momento ancora non risulta complicato l’incastro. A minare il percorso verso il tanto desiderato orgasmo, però, ci potrebbero essere fastidi noiosi e poco risolvibili come la nausea, la stanchezza cronica e i pianti improvvisi. Immaginatevi di correre gli ultimi cento metri che vi separano dall’apice dell’evento parossistico e all’improvviso vi fermate a soffovomitpiangesvenire direttamente sul corpo sudato e trionfante del vostro compagno. Sì, può effettivamente capitare di tutto, il movimento sussultorio potrebbe stimolare il riproporsi della colazione, del pranzo e della cena di due giorni prima. La visione di un ricciolino particolarmente bello del vostro compagno potrebbe farvi scoppiare in un pianto commosso inconsolabile. Il sonno potrebbe sopraggiungere nemmeno a metà della corsa e non voglio entrare nel merito della flatulenza (oh sì, i primi mesi si scoreggia che è un piacere, in cambio non si fa più la cacca). Ma nonostante tutto questo, con un po’ di complicità e comprensione, si riesce a fare praticamente tutto: date parecchio spazio al sesso orale, è un consiglio da amica. E se non l’avete mai fatto iniziate a prendere “la mano” con la masturbazione, vi servirà più avanti.

Il secondo trimestre

Siete pronti alle rocambolesche avventure di una coppia alle prese con le acrobazie olimpiche? Già, a questo punto si comincia a percepire un terzo incomodo: la pancia. Non è ancora un pancione enorme, ma non ci si può più appoggiare sopra, quindi le posizioni vanno a modificarsi e ogni coppia può – con un po’ di sperimentazione creativa – trovare la propria. Normalmente si consiglia alla donna di stare sopra, ma la mia percezione di pesare il triplo non mi faceva stare a mio agio. Sì, perché nel frattempo le forme della femmina cambiano e non è detto che lei stia prendendo bene la cosa: io l’ho presa letteralmente malissimo. Il seno è più grosso, vero, ma è anche fastidioso se stimolato nell’area del capezzolo, i fianchi sono morbidi e gentili, ma non a tutte questo cambiamento può andare benissimo e le gambe sexy possono diventare improvvisamente burro e buccia d’arancia. Per quanto il nostro uomo ci possa dire che siamo sempre bellissime (per alcuni ancor di più) non è detto che il pensiero sia condiviso. Quindi, se nel primo trimestre si doveva lottare con una serie di fastidi fisici, nel secondo trimestre si aggiungono disagi di ordine psicologico. Ogni coppia dovrebbe trovare il proprio modo per parlarne e superarli, noi l’abbiamo buttata in caciara e piano piano abbiamo superato la fase. Per quanto riguarda dei piccoli aiuti: luci soffuse, coperte e lenzuola, massaggi prolungati e il buon sesso orale possono essere validissimi alleati. Ah, consiglio l’olio di mandorle de I Provenzali. Là sotto non è detto che il corpo risponda con un’adeguata lubrificazione, l’impianto idraulico infatti sembra un po’ confuso e tende a fare capricci. L’ingresso un po’ si restringe e non è sempre sempre collaborativo, onde evitare di dover chiamare una squadra SWAT per sfondare (che comunque sarebbe poco indicato per molte altre ragioni) vi conviene aiutare l’ingresso con qualche lubrificante. Yoga e Pilates, comunque, possono aiutare la scelta della dinamica del rapporto, ma per quanto il tutto possa essere molto piacevole, mi auguro che nel tempo abbiate sviluppato un gusto particolare per il sesso lento, delicato, dolce e misurato: avete presente le chiavate pazzesche dove si partiva in camera e ci si ritrovava in cucina con il letto? Ecco, per un pochino mettete le da parte. Diciamo che si passa dal krav maga al curling, ma non è detto che il curling non sia appagante quanto il primo. Basta trovare la quadra.

Il terzo trimestre

Gioie e dolori! Più dolori che gioie, ma noi cerchiamo sempre di vedere il lato positivo della cosa, dico bene? Sì. Allora, a questo punto le donne hanno una pancia gigantesca e non solo: la pancia si muove e il piccolo comincia a reagire alle situazioni esterne. Di conseguenza anche quando si è in due, ora non si può più ignorare la terza presenza. Il bambino sente che la mamma e il papà fanno sesso? No. Primo perché, ovviamente, ancora non ha percezione di cosa sia il sesso e secondo perché per quanto possa essere onorevole il pene del vostro compagno, questo non arriverà mai lassù in cima. Quindi, salvo indicazioni precise del medico, anche a questo punto si può fare sesso con serenità. Circa. Insomma, la serenità è una cosa che va conquistata. Per le posizioni oramai avrete preso confidenza già nel secondo trimestre, quindi più o meno sapete cosa funziona e cosa invece no. Con i blocchi psicologici già dovreste aver fatto amicizia, perciò in questa fase non resta che il problema delle dimensioni e del peso. Rotolarsi, girarsi, spostarsi è sempre più complicato e a volte il mal di schiena, i piedi gonfi e il mal di collo non sono alleati, ma tutt’altro. Ed è qui che entrano in gioco due elementi che vi ho detto di tenere “in caldo” già dall’inizio di questo post: il sesso orale e la masturbazione. Per quanto riguarda il sesso orale possiamo dire, con una certa sicurezza, che la posizione chiamata Sessantanove risolve quasi ogni problema. Intanto si elimina la penetrazione che in questa fase potrebbe non essere sempre piacevole (l’ingresso è sempre più in disappunto quando gli si chiede di collaborare) e permette alla donna di stare comoda comoda sul fianco (mi raccomando sempre il sinistro) senza doversi improvvisare in rotolamenti poco comodi. La masturbazione, invece, viene in soccorso nei momenti solitari in cui le fantasie si fanno sentire in maniera prepotente. Non so bene, infatti, se questa cosa riguardi solo me o sia una cosa diffusa, ma entrata nell’ottavo mese ho iniziato a sentir il bisogno più frequente di fare snu snu. Soprattutto la mattina. In ogni caso, consiglio personale e spassionato, un bell’orgasmo auto indotto prima del caffè è un ottimo modo per affrontare una giornata intera fatta di caviglie gonfie e divinità volanti chiamate in causa.

E questo, cari amici e care amiche, è più o meno tutto quello che abbiamo sperimentato io e Claudio circa il sesso in gravidanza.

Purtroppo non è così semplice e non è sempre così divertente, ci sono momenti in cui viene da piangere e ci si chiede se mai tutto tornerà com’era prima. Inoltre, non dimenticatevi che questo malessere potrebbe persino farvi sentire in colpa, come se foste delle brutte egoiste che pensano solo al loro piacere e non al piccolo miracolo della vita che hanno nell’utero. Prendete fiato e calmatevi: aver paura di non riavere indietro la propria vita sessuale è normalissimo e dispiacersene è altrettanto normale. Il senso di colpa è una reazione del nostro cervello e dei nostri ormoni, un po’ legata all’ambiente e un po’ legata alla chimica. Io non posso dirvi, ad oggi, quante cose cambieranno dopo la nascita del bambino, ma so che ovviamente qualcosa non sarà più come prima. Sarà diverso, sarà da ricalibrare, sarà bello comunque perché se la coppia funziona, ogni cambiamento è una sfida che stimola la creatività.

Solo un’ultima cosa …

Non smettete mai di parlarvi, non tenetevi nascoste le cose e datevi tempo. La fretta, i silenzi e i segreti non sono amici di questa fase delicatissima della vita di una coppia. Meglio una litigata in più che una cosa non detta e nascosta sotto silenzi imbarazzanti.

Sarà maschio o femmina? Il fantastico mondo delle credenze popolari

Abbiamo annunciato la nostra gravidanza subito, contravvenendo immediatamente a una delle sacre regole non scritte della gestazione: “si comunica solo dopo il terzo mese”. Già lì si doveva capire perfettamente quanto fossimo incapaci di gestire, secondo etichetta, questo lieto evento. Ci siamo esposti dalla IV settimana di gravidanza, suscitando più sguardi basiti che saltelli di gioia. Anche noi, però avremmo dovuto capire che le credenze popolari non si sarebbero fermate lì, ma che tutto l’evento fosse circondato da un alone di tradizione e mistero che ci avrebbe accompagnato ancora per un altro po’. Così, dopo aver scoperto che se annunci prima del tempo la gravidanza porta male al nascituro, abbiamo preso coscienza del fatto che qualsiasi cosa io avrei fatto o detto nel corso di questi primi mesi sarebbe stato un segnale più o meno inequivocabile per determinare il sesso della nostra Cotoletta.

Ad oggi credo di aver scoperto una trentina di modi diversi con i quali le nonne cercavano di scoprire il sesso del bambino. Tra l’altro adesso l’internet ci viene incontro con simpaticissimi script che ti danno la risposta scientifica immediata. Beh, vogliamo scoprire se questi sistemi sono veri o no? Scopriamo il sesso di Cotoletta!

Il calendario cinese

Utilizzare questa tabella è facilissimo, basta incrociare il mese di concepimento con l’età della madre e il gioco è fatto. Quindi, per quanto ci riguarda, basta incrociare il mese di marzo con i miei 32 anni… OMG, Cotoletta IS A GIRL! Questo sistema dicono che sia nato per essere utilizzato al contrario, ovvero per decidere quando concepire per far nascere un maschio. Va bè, lo sappiamo che noi donne nell’antichità eravamo una piaga ingestibile, ve l’abbiamo perdonata (o forse no?). Comunque possiamo pure provare a fare una controprova, se per esempio sapete con certezza il mese in cui siete stati concepiti e l’età di vostra madre al momento, potete controllare lì per lì se siete veramente un maschio o veramente una femmina. Così, giusto per giocare. Se trovate poco scientifico questo metodo, sappiate che i maya ne avevano uno identico (o quasi) che potete trovare qui.

Le nausee mattutine

Cari lettori, qui si entra nel tecnico. Se durante i primi tre mesi avete sofferto tanto di nausea allora aspettate una femmina, se invece la nausea ve la siete solo sentita passare per sbaglio di tanto in tanto allora è chiaro che sia un maschio. E allora, anche in questo caso Cotoletta dev’essere femmina perché io ho vissuto per tre mesi con il sacchetto del vomito parcheggiato a fianco. La cosa bella, comunque, è che a un certo punto passa. Sì, di botto, così come se non fosse mai successo. Una mattina ti svegli e … “OMMIODDIO CHE NE E’ DELLA MIA NAUSEA RIDATEMELA SUBITO NON MI SENTO PIU’ INCINTA E NON SO SE STA ANDANDO TUTTO BENE!”. La nausea infatti è uno di quei segnali che ti fanno rimanere ben salda all’idea che dentro di te il tuo bambino stia prendendo forma e che sia “vivo”. Il terrore delle donne è quello di abortire dal nulla, senza accorgersene, e purtroppo alle volte succede. Sintomo di questo evento è la sparizione completa della nausea, della tensione al seno e di qualche altro fastidio. Io, per dire, una notte mi sono svegliata nel panico totale perché non mi facevano male le tette e riuscivo a toccarmele senza urlare come un maiale al macello. Cotoletta, comunque, stava benissimo. Un po’ meno la mia salute mentale.

Il metodo Ramzi

Ramzi è un medio che esiste veramente, il quale dichiara di poter determinare il sesso del bambino già dalla prima ecografia. Pare infatti che la posizione della placenta sia un fattore rivelatore: se la placenta è localizzata sul lato destro, sarà maschio, se a sinistra sarà femmina. Io mi ci sono un po’ sbattuta in questa cosa, ma devo ammettere che non ci ho capito molto. Ho chiesto anche a qualche mamma informata dell’internet e più o meno erano tutte orientate verso un’unica risposta: Cotoletta è una femmina. No, non metterò qui le foto della Cotoletta, quindi non provateci nemmeno a chiedermele. In ogni caso sappiate che la placenta sembra essere a sinistra, verso il basso. Fidatevi sulla parola!

La forma della pancia

E questo è il più conosciuto: se la pancia è a punta allora è un maschio, se la pancia è tonda allora è femmina. In poche parole: se da dietro nemmeno sembri incinta aspetti un bambino, se invece anche da dietro sembra che tu ti sia mangiata questo mondo e anche quell’altro allora è aspetti una bambina. In generale si crede che con le femmine si tenta ad allargarsi di più … anche qui, povera me, tocca suonare la campanella rosa. Sono diventata un armadio e sembra che io mi sia mangiata un cocomero intero. Ho un pancione enorme e tondo, anche se sono solo al V mese. Alcuni infatti sostengono che dentro lì siano in due e che la dottoressa non se ne sia accorta. Di questo, invece, vi lascio una bella fotografia che mi ha scattato la mia amica Claudia Frijio. Così magari decidete anche voi! Cotoletta is a girl anche in questo caso!

Elisa Bianchedi incinta IV mese

Palmo o dorso?

Questa è carina e me l’hanno fatta a tradimento al supermercato. Dovete sapere che i primi a sapere che ero incinta sono stati i commessi del Simply in via dei Platani a Centocelle. Lì dentro la mia gravidanza è più chiacchierata di Diana Spencer e Dodi e pare che ci siano delle scommesse interne anche piuttosto elevate sul sesso di Cotoletta. Una donna, una signora mezza indiana e mezza zingara, alla cassa ha deciso per tutti: Cotoletta è una femmina! Come ha fatto? Niente, semplicemente mi ha chiesto di mostrarle la mano. Se a questa richiesta la gestante offre il dorso allora si è in attesa di un maschietto, se invece offre il palmo inequivocabilmente si aspetta una femmina. Sarà? Chissà.

Forbice o coltello: ancora zingarate

Rimandiamo in tema zingari e dintorni, arriviamo al gioco più affidabile di tutti: forbice o coltello? Qui tocca chiudere la gestante in bagno e chiamarla dopo aver posizionato sotto al cuscino di una sedia il coltello e sotto all’altro cuscino di un’altra sedia un paio di forbici. Ovviamente senza che lei veda. Se la gestante si siederà sulla sedia con la forbice siamo in attesa di una femmina, se si siederà invece sulla sedia del coltello allora sarà per forza maschio. Io, purtroppo, questo gioco non l’ho fatto perché a casa non ho i cuscini sulle sedie. Ma con me le zingare hanno già deciso con il palmo della mia mano.

Le figlie che rubano la bellezza alla madre

Brutte antipatiche! Già, questa l’ho scoperta sul campo senza gironzolare nell’internet maledetto. Praticamente quando si aspetta una femmina la mamma tende ad essere più brutta perché la figlia, invidiosa della mamma, le ruba la bellezza. Ora, siete d’accordo con me che questa credenza sia un tantino crudele con il nostro sesso? In ogni caso, per procedere con il nostro metodo scientifico, qui dobbiamo arrestarci e assegnare un punto ai maschi: io sono bellissima, ho dei capelli stupendi e la mia pelle non è mai stata così luminosa. Cotoletta is a boy!

La linea nigra

La linea nigra è una linea scura che si rivela intorno al terzo mese (a volte pure prima) che si posiziona sotto all’ombelico e a volte prosegue anche sopra. Vi lascio una diapositiva.

In base a questa linea si può capire se dentro all’uovo c’è un maschio o una femmina. Se la linea compare solo sotto all’ombelico allora è femmina, se invece prosegue anche sopra sicuramente è maschio. Anche in questo caso, cari amici, Cotoletta is a girl!

Gambe aperte e gambe chiuse

E per concludere snoccioliamo l’ultima teoria (tremendamente sessista) che vuole le femmine più caste e più pudiche del maschio. Se il bambino mostra il suo sesso con orgoglio aprendo le gambe durante l’ecografia è maschio, se invece fa il timido e tiene le gambe chiuse allora è ovviamente una femmina. Il nostro, per distinguersi, ci mostra amabilmente il suo culo.

E quindi …

Beh, per la legge delle probabilità …

COTOLETTA IS A GIRL!

Ed eccoci qui alla fine di una carrellata di credenze popolari che non hanno assolutamente alcuna base scientifica, ma che trovano fondamento solo nella tradizione popolare quando le nostre nonne non potevano accedere a mostri della scienza come l’ecografia morfologica. Noi ancora non sappiamo il sesso di Cotoletta, lo sapremo l’8 luglio nel caso in cui decida di mostrarcelo in primo piano. La verità è che, curiosità a parte, non è un dato significativo soprattutto ora che la gravidanza sta prendendo una piega un po’ antipatica. Il caldo, l’anemia e la psoriasi non stanno certo aiutando a superare l’estate in maniera indolore… ma noi ce la faremo lo stesso. La nostra unica preoccupazione è che tutto vada per il meglio e che Cotoletta cresca sano e forte.

Se però conoscete altri modi assurdi per capire il sesso del nascituro, lasciateci un commento perché è sempre divertente giocare con le vecchie credenze popolari!

Sei incinta? Buona (s)fortuna!

Claudio Ciccone Elisa Bianchedi

Vi ricordate quando al liceo avete aspettato che uscissero i quadri con il voto della maturità? Non eravate tutti lì fermi impalati davanti a una bacheca coperta in attesa che la mitica bidella svelasse a tutti il risultato? La stessa sensazione la si ha quando, sedute sul water, si aspettano quei dannati pochissimi minuti che servono per vedere il risultato di un test di gravidanza. Non importa che tu voglia quel test positivo o negativo, qualunque sarà il tuo desiderio quei brevissimi istanti saranno i più lunghi della tua vita. Però stavolta, dopo non poche ansie e ceri alla Madonna, vorresti vederlo positivo. Cinque, quattro, tre, due, uno… ed ecco apparire una croce blu. CHE CAZZO VUOL DIRE LA CROCE BLU NON LO SO PERCHE’ LE ISTRUZIONI ME LE SONO DIMENTICATE IN CUCINA DALL’ ALTRA PARTE DELLA CASA!

Positivo. La croce blu che compare su fondo bianco con i test di gravidanza ClearBlue significa che il risultato è positivo. In realtà la linea verticale (detta anche linea di controllo) la troverete un sacco definita e visibile senza ombra di dubbio, la linea orizzontale (che è quella che reagisce a contatto con l’ormone Beta HCG) di solito fa la stronza e compare molto lentamente. In caso vi troviate in questa specifica situazione sappiate che i test di gravidanza falsi positivi praticamente non esistono (a meno che non vi siano strane condizioni in atto) perciò anche se vedete una leggerissima linea azzurra cerulea vacua sbiadita … sappiate che la pagnotta è stata messa nel forno!

E qui comincia… IL PRIMO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA! 

ODDIO CHE ANSIA, cominciamo dalle cose semplici: diamo la notizia al compagno. “L’utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile” … cominci a sentire quella melodia messicana di sottofondo? E’ LA TUA ANSIA. Vabbè, gli mando un vocale: “Hey, ciao amore! Guarda che stavolta s’è fatto un casino. Aspettiamo un bambino, richiamami. Ciao”.

DICIAMOLO ALLE NOSTRE FAMIGLIE! “Sì, papà .. ciao. Sì, sono incinta. Sì, sono felice. Sì sì, era voluto! Sì, però papà sono incinta di tre settimane, magari evitiamo di dirlo a tutti”. Mio papà fa il camionista, in due minuti – tramite CB – lo sapeva tutta la A4, casellanti e guardie compresi. OTTIMO!

In questo preciso momento tutto sembra bellissimo: nessuno ha ancora rotto i coglioni. Mamma e papà – investiti del loro nuovo ruolo di super nonni – stanno già comprando mezza Prenatal e tu, nel frattempo, stai cercando di capire quali siano i passaggi corretti da affrontare. Bè, ti faccio uno spoiler: TANTO SBAGLIERAI COMUNQUE, perciò fai come cazzo ti pare.

Qui le scuole di pensiero sono infinte, ma tranquilla perché chi non la pensa come te non tarderà a fartelo sapere e a farti sentire anche un po’ in colpa. Hai deciso cosa fare? BENE! Adesso vediamo insieme cosa – molto probabilmente – ti sentirai dire!

L’amica preoccupata che decide di metterti ansia

“Eeeeh, ma non si dice prima del terzo mese sai. Potresti perderlo, potresti abortire, potrebbe andare male, potrebbe essere una gravidanza extrauterina, potrebbe essere una gravidanza isterica BLABLABLABLABLABLA”

“Ah, e pensare che pensavo di darti una bella notizia! Scusa, vado in prestito di un paio di coglioni da ravanare”

Non è che sei scema e non conosci le cose, magari ti è anche capitato già un aborto e sai cosa vuol dire, ma semplicemente hai deciso di non essere scaramantica e di condividere con chi vuoi questa cosa. Beh, sappi che chi non la pensa come te invece di abbracciarti e saltellare con te probabilmente ti guarderà storto e ti farà una bella ramanzina. Quando i medici dicono che entro il primo trimestre la possibilità di aborto è del 25% sappiate che stanno conteggiando tutte le situazioni ovvero anche quelle in cui la madre non è sana o magari soffre di qualche disturbo che le impedisce di portare avanti la gravidanza. Sappiate, invece, che dopo la settima settimana di gravidanza se tutti viene trovato “a norma” il rischio di aborto crolla inesorabilmente nei soggetti sani. Così, tanto per dire, magari diamo una ridimensionata a questo allarmismo che – di fatto – può rovinare i vostri momenti più belli.

La collega che sa come si deve gestire l’annuncio di una gravidanza a lavoro

Eeeeeeeeeh, ma secondo me dovevi aspettare a dirlo ai tuoi colleghi d’ufficio eh. Di solito si aspetta il terzo mese eh. Guarda te ne pentirai assolutamente se succede qualcosa poi eeeeeh”

“Hai ragione, meglio fare la figura dell’assenteista che si addormenta per finta al fine di marinare un meeting”

Ma perché dovrei parlarne al terzo mese quando disturbi come la nausea e le botte di sonno mi saranno completamente spariti e non necessiterò più della comprensione che giustamente mi spetta le prime settimane? Durante i primi tre mesi si concentrano le principali visite e molte analisi, dovrete assentarvi spesso da lavoro e qualche volta non riuscirete a raggiungere l’ufficio perché vi siete bloccate fuori dalla metro stazione San Giovanni a vomitarvi Pasqua del ‘92. Io ho preferito comunicarlo ai miei capi e anche ai miei collaboratori più stretti, sia per una questione di sicurezza personale (in caso mi fossi sentita male) sia perché speravo in una comprensione generale (speranza ben riposta perché lavoro con delle persone meravigliose) Insomma, valutate cosa fare, ma non sentitevi obbligate a soffrire in silenzio o a nascondere con scuse assurde dei piccoli pisolini di 15 minuti con la testa sulla scrivania. Può succedere, state fabbricando un bambino ed è lo sforzo fisico più grande mai richiesto ad un corpo umano.

La dietologa improvvisata

“Eeeeeeeh, però se continui a mangiare così ingrassi subito eh. Già parti bella cicciotta, così finisce che svacchi in un attimo sai? E comunque non puoi avere le voglie già al secondo mese, non puoi avere la fame da gravida già da adesso”

*Ciomp, Sgrunch, Gnam… burp!* “Come dici, cara?”

Per prima cosa chi non ha una laurea in medicina dovrebbe astenersi dal pontificare quando sia più o meno legittimo sentire fame assurda e voglie (che per vostra informazione si faranno sentire soprattutto nel primo trimestre), per seconda cosa chi si intromette non ha sicuramente la silhouette di Emily Ratajkowski. Ogni donna incinta farà i conti con le proprie decisioni e ne risponderà nel caso a se stessa. Esiste solo una voce che va ascoltata ed è quella del vostro ginecologo, tutte le altre chiudessero un po’ il becco e pensassero alla pancia loro.

L’esperto di sviluppo fetale

“Eeeeeeeeh, ma cosa fai non fumi e non bevi alcol? Dai, guarda che mia mamma ha fumato e bevuto per tutta la gravidanza!”

“E infatti sei uscito rincoglionito e anche un po’ bruttino a vedersi, vorrei evitare”

Che tu decida di smettere di fumare o di continuare a farlo, che tu sospenda l’alcol completamente o che tu decida di berne un bicchiere di tanto in tanto, sappi che ti trapaneranno i coglioni fino alla morte accusandoti di essere o troppo eccessiva nelle restrizioni (manco dovessero farlo loro) o di avvelenare il tuo piccolo feto. Per quanto ognuno poi in coscienza sia libero di decidere cosa fare, esiste un unico pare valido e indovinate qual è? Quello del vostro ginecologo, esatto!

La mamma di tre figli che le hanno consentito di ricevere la laurea in ostetricia ad honoris causa

Eeeeeeeh, ma se con un distacco della placenta la tua ginecologa non ti ha dato il progesterone allora sicuramente lo perdi eh. Io ho sempre preso il progesterone subito, l’unica volta che non l’ho preso ho abortito immediatamente”

“Fantastico, me lo prescrivi tu con il ricettario di Barbie passione ostetricia di tua figlia?

Le mamme che incontrerete sembrano essersi dimenticate dell’agonia che si passa quando si è nel primo trimestre. Come se invece di darti motivi di stare tranquilla te ne dovessero dare per metterti ansia. Hai già l’ansia, ma per loro non ne hai abbastanza. Le medicine per la nausea, il progesterone, i calmanti per i normali dolori da impianto non sono caramelle e si prendono su prescrizione medica. Il vostro ginecologo verificherà la presenza delle condizioni necessarie per l’assunzione di questo o quello e vi compilerà una ricetta. Non tutte le gravidanze sono uguali, non allarmatevi se la vostra amica prende medicinali che a voi non sono stati assegnati, significa solo che voi non ne avete bisogno. Se avete motivo di non fidarvi del vostro medico, chiedete un secondo parere, ma non mettetevi in testa cose solo perché ve l’ha detto quella che c’ha tre figli.

Lo sconosciuto curioso

“Eeeeeeeh sei incinta, congratulazioni! Ma… voluto o capitato?”

“…”

Non c’è una risposta intelligente a questa domanda cretina, scusate. Avessi avuto un euro tutte le volte che mi è stato chiesto a questo punto non avrei problemi di budget per il mio baby shower. Intanto non capisco che curiosità sia, soprattutto quando a fare la domanda sono sconosciuti o poco più che conoscenti, ma la risposta corretta quale dovrebbe essere? Che voi l’abbiate cercato e sia arrivato subito o dopo un anno, che vi sia capitato e che sia stato anche un momento difficile inizialmente … be’ non dovete spiegazioni a nessuno, quindi rispondente con un sorriso gentile e magari cercate amabilmente di sviare la domanda. Anche un “Bè, non importa molto, quello che conta è che siamo felicissimi di questo bambino”.

Colei che sa

“Eeeeh, non ti lamentare di questo dolore ai capezzoli, il peggio deve ancora arrivare!”

“Ottimo, per l’occasione conierò nuove bestemmie, adesso lasciami fare le prove per non farmi trovare impreparata!”

Già, la verità è che non soffrirai mai abbastanza. Hai dolore alla schiena? Il peggio deve ancora arrivare. Ti fanno male i piedi? Il peggio deve ancora arrivare. Hai le gengive che sanguinano e la salivazione di un lama? Il peggio deve ancora arrivare. Hai una nausea che ti vomiteresti anche la tua prima torta di compleanno? Non è niente, tra qualche settimana passa. Insomma, per “Colei che sa” voi non avete diritto mai a mezza lamentela. Non importa se i vostri capezzoli sembrano esser stati utilizzati per la crocifissione di Cristo, quello che vi aspetta sarà sempre peggio. Magari sì, magari no, ma sentitevi in diritto di lamentarvi ogni volta che vi sentite sopraffate da tutti questi disturbi. La gravidanza vi stravolgerà, sentitevi libere di maledire tutta la progenie di chiunque vi vorrebbe meno lamentosa.

La veggente del sesso

“Eeeeeh, secondo me stai aspettando una femmina sai? Le donne diventano più brutte quando aspettano una femmina, perché questa per formarsi ruba la bellezza alla mamma”

“Ah seh? E te, Belen, sei finita in una lavatrice quando avevi sei anni e ne sei uscita l’altro ieri?”

E la pancia a punta è maschio, la pancia tonda è femmina, i bei capelli è maschio, i capelli brutti è femmina, hai la nausea è femmina, stai bene è maschio, corri nuda di notte sulla tangenziale allora è femmina, sulla Colombo invece è transessuale. E che cazzo, basta! Allora: l’unico modo per sapere se è maschio o femmina è farselo dire dal ginecologo che utilizzerà le sue conoscenze per darvi una risposta vera, tutto il resto sono giochi e scherzi per passare il tempo. Oppure sono modi stronzi per farvi notare che non siete proprio al top del vostro splendore. Dopotutto, a pensarci bene, difficile uscire patonza dopo una nottata di incubi, nausea, vomito e bruciori di stomaco. A meno che non siate Kate Middleton, ma quella partorisce per interposta persona e quindi non fa testo.

E per questo primo post sul tema è tutto, ma sicuramente non sono tutte le frasi di merda che vi sentirete dire a ripetizione in questi primi tre mesi. Purtroppo il primo trimestre non è tutto rose e fiori come vi immaginate, ma potete decidere quanto spazio dare a questi generatori di ansie e fastidi. Già avrete le vostre preoccupazioni, cercate di non farvene addossare delle altre e cominciate a chiudere fuori dalla vostra mente tutti quei discorsi che sembrano fatti apposta per spezzarvi l’entusiasmo. Circondatevi di felicità e di persone rassicuranti, ne avrete un gran bisogno.

Quali sono stati i discorsi più fastidiosi che vi siete sentiti dire all’inizio della gravidanza? Fatemi sapere!

P.s. Ah, sì! Siamo incinti! Wo-ho!