Avventure

Cosa portare in campeggio? Due giorni a Pompei, come sopravvivere

Vi siete appena comprati una tenda da campeggio e volete partire all’avventura verso Pompei? Molto bene, sedatevi e sedetevi perché ci sono una manciata di cose che dovete sapere. Prima fra tutte che sarà una bella sfacchinata, perciò vi consigliamo caldamente un paio di scarpe molto comode adatte alle escursioni.


In questo blog post potrai leggere:

  • Cosa portare in campeggio a Pompei
  • Quale campeggio scegliere a Pompei
  • Dove mangiare a Pompei
  • Informazioni utili per gli scavi archeologici di Pompei
  • Informazioni utili per un’escursione sul Vesuvio

Cosa portare in campeggio a Pompei? Kit sopravvivenza base

  1. La tenda. Cercate di non strafare e non partite subito in quarta. Vendono delle comodissime tende automatiche che costano meno di 100 €, se non avete come meta il freddo Nord Europa è quanto vi basta per partire sereni. Calcolate sempre una persona in più quando date un’occhiata alle misure per decidere quale acquistare, per esempio noi siamo in due e abbiamo una tenda da tre.
  2. Il materassino. Regà, non sottovalutate il semplice dormire. Avventura non significa insensata scomodità, inoltre un brutto mal di schiena potrebbe rovinarvi la vacanza. Acquistate un materassino gonfiabile e una pompa da zaino. Vi salverà la vita (e le articolazioni). Costo approssimativo dai 20 ai 30 €, a seconda dei materiali e della qualità.
  3. Zaino adeguato. Non partite con lo zaino del liceo e nemmeno con la tracolla della palestra, sarete carichi come muli, quindi vi serve un accessorio davvero adatto alle escursioni. Valutatelo per bene in un qualsiasi negozio di oggetti sportivi, non esagerate nella grandezza soprattutto se non è vostra intenzione superare i tre/quattro giorni di vacanza. Questa spesa potrebbe superare i 100 €, a seconda della marca e della qualità dello zaino scelto. Non cercatelo bello, cercatelo comodo.
  4. Martello, per picchettare la tenda non potete usare la testa del vostro compagno di viaggio.
  5. Sacco a pelo. Anche se è estate non lasciatelo mai a casa, compratene piuttosto uno leggero. Nella notte un po’ la temperatura cala e se non volete svegliarvi con la febbre sarà meglio che abbiate di che coprirvi.
  6. La torcia. Di notte tornerà molto utile per andare al bagno o cercare qualcosa di disperso nella tenda. Imparerete a non sprecare la batteria dei cellulari.
  7. Autan! Non serve che vi si spieghi il perché, dai. Abbiamo visto certe gambe di certi turisti che … povere anime! Non sottovalutate mai le zanzare e le bestie in generale.
  8. Kit per l’igiene personale: asciugamano, docciaschiuma, spazzolino e dentifricio, deodorante, assorbenti, salviette umide, fazzoletti da naso, elastici per capelli e tutte le menate che vi servono (lasciate a casa il trucco, la natura non vi giudica sulla base del rimmel)
  9. Spille da balia, non si sa il motivo preciso ma fidatevi: vi serviranno sicuramente almeno una volta.
  10. Ciabatte infradito. Fondamentali per fare una doccia nei locali comuni del campeggio, non infilatevi nelle docce senza ciabatte… a meno che non vi venga voglia di coltivare funghi per tutta l’intera vacanza.

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Quale campeggio scegliere a Pompei?

Noi ci siamo trovati molto bene al Camping Zeus per una serie di ragioni che andiamo a elencarvi. Prima di tutto il campeggio si trova subito a sinistra rispetto alla stazione della circumvesuviana. Venti passi, forse anche meno e per noi che eravamo carichi come muli è stato davvero un buon inizio. Abbiamo speso un totale di 34€ per due notti, comprensivi di tassa di soggiorno e corrente elettrica. Le docce e i bagni, naturalmente in comune, sono puliti anche se un po’ vecchiotti. Non c’è la carta igienica, quindi ricordatevi di portare con voi sempre dei fazzoletti. La mattina potete accedere al buffet della colazione con 5€, un prezzo abbastanza onesto vista la media del circondario. Sappiate che non troverete nulla che costi meno, però potete sempre risparmiare se siete gente a cui basta un caffè. La colazione a buffet è dignitosa, non manca nulla di ciò che dovrebbe esserci. Sconsigliatissimo fermarsi per il pranzo, per la cena invece non c’è pericolo perché il ristorante non effettua servizio serale. Non si sconsiglia per la qualità del cibo, che rimane comunque buona, ma per il prezzo. Pompei è una cittadina turistica, quindi un piatto di pasta può costarvi molto più dei canonici 6 € a cui siamo abituati. La piazzola era abbastanza grande e permetteva una certa privacy, c’è la strada che non passa molto lontano quindi un po’ di rumore si sente, ma non disturba. Ciò che disturba un po’, invece, è l’odore di fogna che di tanto in tanto si sente. Non abbiamo capito da dove arrivasse, ma qualche folata l’abbiamo sentita fin troppo bene. Altro punto a favore è l’ingresso vicinissimo agli scavi e alle partenze dei bus per il Vesuvio. Ci sentiamo di consigliare questa location a tutti gli amici campeggiatori, soprattutto a quelli senza auto.sdr

Dove mangiare a Pompei?

Ah – ah: il domandone da un milione di dollari. Eh, intanto non mangiate nella zona attorno agli scavi, i prezzi son assolutamente fuori controllo. Senza entrare nel merito dei motivi, dei perché e delle ragioni, semplicemente vi sconsigliamo di mangiare in prossimità del sito archeologico. Non sappiamo esattamente dove mandarvi, noi ci siamo bellamente fatti fregare per la fretta e per il poco tempo, ma abbiamo visto su Trip Advisor che spostandosi di pochissime centinaia di metri è possibile uscire dalla giungla dei menù turistici. Invece, per quanto riguarda la granita al limone, sappiate che ovunque viene fatta con i limoni veri (chiedete sempre per conferma, ma si vede dai residui delle macchine che girano il ghiaccio). Pagherete 3 € per un bicchiere onesto. La cosa migliore di tutte rimane sempre fare un po’ di spesa al supermercato e attrezzarsi con delle pagnottelle cariche di mortazza. La pizza, così come la granita al limone, è buona ovunque, ma preparatevi a scucire 10 € per una margherita. Follia allo stato puro. E non fidatevi degli acchiappini, ognuno fa il proprio lavoro e il loro è quello di vendervi il cibo quando siete super affamati. Non entrate nei locali perché avete fame (noi ci abbiamo rimesso, lo ammettiamo candidamente).

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Informazioni utili per gli scavi archeologici di Pompei

Partiamo dai costi: il biglietto d’ingresso viene 15 €, non ci siamo presi l’audioguida perché ci è stata sconsigliata dagli autoctoni. Non abbiamo preso una guida in carne e ossa perché abbiamo preferito l’idea di passeggiare da soli e di cercarci, eventualmente, le informazioni da soli. Sempre perché siamo furbi e svegli, ci siamo scordati la mappa e abbiamo chiesto a una coppia di turisti inglesi di lasciarci fotografare la loro. Ecco, voi ricordatevi la mappa. Il parco è immenso, abbiamo letto che misura circa una sessantina di campi da calcio. Quindi munitevi di:

  • Borracce d’acqua (almeno un litro a persona)
  • Mappa
  • Ghiaccio istantaneo. Prendersi una storta è un attimo e il ghiaccio istantaneo occupa poco spazio nello zaino.
  • Cappello per il sole (c’è zero ombra, davvero)

Lungo il percorso ci sono delle fontanelle, ma sono piene di api quindi fate attenzione se siete allergici. Sono presenti anche i servizi igienici, ma c’è spesso coda quindi … fatela subito appena arrivate! Vi è un ristorante della catena Autogrill per mangiare qualcosa, sappiate che per quanto alti i prezzi non saranno mai come quelli dei ristoranti nel circondario. Se proprio dovete farlo, mangiate lì un panino farcito. Lasciate perdere pasta e pizza, non ne vale la pena. Nel parco è vietato fumare, fatta eccezione per alcune zone ristrette (vicino ai bagni), questa cosa è bellissima. Per visitare tutto il parco ci vuole, senza dubbio, una giornata intera. Noi in 6 ore abbiamo visto i punti di maggiore interesse, tralasciando le zone meno “famose”. Promemoria per le donne: se soffrite di dolori mestruali e avete la sfiga che vi capitino proprio il giorno dell’escursione, premunitevi di antidolorifico, salviette umide, assorbenti a pacchi e caramelle zuccherose. Oppure fate come ho fatto io: stramazzate al suolo chiedendo al signore di prendervi in gloria.

Per tutti gli altri, mestruati e non, ricordatevi di mettere un paio di scarpe comode. Sconsigliati tacchi, infradito, sandali aperti, ciabattine, ballerine, robettine fighettine… c’è molta polvere e il terreno non è amichevole. A volte si scivola, siete stati avvisati. Non dimenticatevi gli occhiali da sole, se soffia il vento la polvere è insopportabile. Il percorso è quasi totalmente inaccessibile alle carrozzine per i disabili, qualche temerario s’è visto però. Come sappiamo bene, se si vuole, si fa.dav

Informazioni utili per un’escursione sul Vesuvio

E questa è la maxi storia di come mi sono ammalata. Avete presente quando mamma vi dice di mettervi il giacchetto che c’è vento? Ecco, ascoltate la mamma. Il Vesuvio è un vulcano bello alto e quando si va in visita al cratere si superano di 1200 metri d’altezza. Lassù  fa freschino e dopo la camminata si arriva belli sudati, perciò ecco cosa portare con voi:

  • Maglietta – meglio se in in tessuto tecnico – asciutta di ricambio
  • Acqua (almeno un litro a testa)
  • Giacchetto/felpina
  • Scarpe da trekking
  • Bastone da trekking
  • Ghiaccio istantaneo (si scivola facile facile)
  • 1 € per il bagno. Sì, si paga per fare la pipì.

Ci sono vari modi per arrivare ai mille metri, uno può prendere un taxi se ha soldi da spendere, altrimenti ci sono gli autobus cittadini a 3 €, ma se siete tortellini come noi allora spenderete 10 € (biglietto A/R) per un autobus privato. Tutti i mezzi vi possono portare ai famosi 1000 mt. dove ad attendervi troverete la biglietteria per raggiungere il cratere. Circa 200 mt. d’altezza da fare in salita, a piedi. Il biglietto per il cratere costa 10€ a cranio, ma è compresa una guida turistica in carne e ossa. La nostra era pure malaticcia, porella. Cose da sapere assolutamente sul percorso:

  • Tutti possono farlo, ma è faticoso. Non è una salita semplice, anche se alla portata di tutti. Ci vuole della fatica fisica, ma è anche vero che la si può pure prendere comoda.
  • Il percorso è fuori portata per i disabili con carrozzina. Se volete andare procuratevi amici molto forzuti che possano spingervi su un terreno impietoso e costantemente in salita. Tutto è fattibile, ma in questo specifico caso la fatica si farebbe sentire ben presto.
  • Lassù fa freddo, se non l’avete capito ve lo ripeto: portate il giacchetto!
  • Ne vale la pena.

Un ultimo appunto: il Vesuvio è un vulcano che dorme, quindi non ci saranno esplosioni anche se qualche locandina vi promette la vista sull’eruzione. Purtroppo i furboni che cercano di far abboccare i turisti ci sono sempre, ma non c’è tour operator che potrà farvi assistere all’evento parossistico. Così, giusto che lo sappiate.

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E questo è più o meno tutto quello che c’è da sapere per partire sereni. Ovviamente quando posteremo questo scritto e finalizzeremo l’editing, ci verranno in mente altre duemila cose da aggiungere. Non ci possiamo fare niente, si sa che succederà. In ogni caso potete sempre lasciarci un messaggio con domande, di solito rispondiamo abbastanza velocemente. Potete scrivere un commento o mandarci una mail all’indirizzo elisa221b@yahoo.it


Un sentito ringraziamento a Maria Riatti di Pompei Italy

Avventure

#Compleannogreco (Parte I)

Non vedevo l’ora di trovare il tempo per raccontarvi la vacanza avventura ad Atene, battezzata poi con l’hashtag #compleannogreco proprio per renderla più social possibile e perché era proprio a ridosso del mio compleanno e di quello di Cugina Monica di Fidanzato Claudio

Il nostro ultimo viaggio risaliva a febbraio di quest’anno quando siamo andati a Parigi, allora però questo blog nemmeno esisteva nei miei pensieri e perciò non ne troverete traccia. Un vero peccato perché anche quella volta avevamo troppe cose da vedere e pochissimo tempo per farlo ed è stata tutta una folle corse contro il tic tac dell’orologio. Purtroppo i tempi sono sempre molto serrati, più che di viaggi avventura si dovrebbe parlare di rapide fughe dal mondo quotidiano. Lavorando entrambi come freelance, infatti, ogni giorno sottratto al lavoro è un giorno sottratto alla produttività e quindi, molto banalmente, allo stipendio mensile. Già, per chi non lo sapesse, i liberi professionisti non accumulano ferie come gli impiegati a contratto perciò zero lavoro, zero denaro. Ma questo non ci ferma, una delle prime cose che ci siamo detti io e fidanzato Claudio è stata proprio la promessa che i soldi non avrebbero mai costituito un ostacolo alla nostra voglia di scoprire il mondo insieme.

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Così parte la nostra avventura ad Atene, con altri due giocatori: Cugina Monica di Fidanzato Claudio e Cuoco Fotografo Edoardo. Prendiamo il volo da Ciampino alle 14 e arriviamo precisi precisi ad Atene alle … bho e qualcosa ora locale. Per chi non lo sapesse, ci sta il fuso e Atene se ne sta un’ora in avanti. La prima sola la prendiamo appena atterrati, quando spendiamo ben 10 euro per farci la tratta aeroporto-centro in metropolitana. La chiamo sola, con la o aperta, perché ci siamo accorti che nessuno, ad Atene, paga il titolo di viaggio. Praticamente lo acquistano solo i turisti mentre gli ateniesi passano tranquilli ai tornelli che sono sempre aperti e privi di controllo. E indovinate chi sono gli unici stronzi che hanno beccato il controllo al ritorno? NOI! E povero Cuoco Fotografo Edoardo, che ha dovuto pagare 40 Euro di multa così sull’unghia. Noi, per grazia ricevuta degli dei, non siamo stati pescati.

Disperazione a parte, arriviamo all’Hotel Ariston, segnalatoci dall’ormai salvavita booking.com. L’hotel è vicinissimo alla stazione della metropolitana che collega al centro, ma anche volendo farla a piedi (e io lo consiglio vivamente) piazza Syntagma dista  mezzoretta di cammino ed è veramente una passeggiata molto bella.

La seconda cosa che scopriamo dopo qualche ora è che si mangia davvero a pochissimi soldi, a meno che non si decida di bere il caffè. Una volta sistemate le borse in camera siamo subito partiti alla ricerca di qualcosa (qualsiasi cosa) da mettere sotto i denti. Il nostro pasto principale della giornata, infatti, era stato un panino tristissimo a Ciampino. Mangiamo quindi a Piazza Syntagma, lasciandoci placidamente pescare da un acchiappino che ci infilza e ci sbatte dentro questo locale. Il menù tutto sommato prometteva benissimo: carne gyros, salsicce di-non-abbiamo-mai-capito-cosa e cipolla. Tanta cipolla. Un monte di cipolla. La cucina leggera, in Grecia, non sembra esistere. Ovunque ci siamo seduti a tavola abbiamo assaggiato piatti pazzeschi, super saporiti da mille spezie, inondati di aglio e cipolla e soprattutto (quasi per la maggior parte) a base di carne. Qualche insalata l’abbiamo vista, Cugina Monica di Fidanzato Claudio l’ha ordinata due volte in due ristoranti diversi, ma quando le prime parole del menù comprendono la parola “arrosto” oppure “alla brace” o ancora “stufato di…” sinceramente non mi viene alcuna voglia di affrontare un’insalatina dietetica. Sono in vacanza, la dieta la facciamo domani.

Comunque sia, pieni di carne fin sopra i capelli e ancora molto ricchi (abbiamo speso meno di 12€ a testa mangiando come folli affamati e bevendo birra locale) decidiamo, fatalmente, di andare a prendere un caffè in una delle viuzze lì intorno. Ora, prendetelo come consiglio spassionato: ad Atene lasciate perdere il caffè espresso. Oltre a costare in maniera spropositata (una media di 2€) fa anche piuttosto schifo, nonostante sia, spesse volte, Lavazza. Non lasciatevi tentare, piuttosto chiedete il caffè greco dove lo fanno che è meglio. Fa schifo, ma almeno ha un senso “culturale” assaggiarlo.

A conclusione della giornata, fortunatamente, arriva la prima gioia: il taxi ad Atene costa pochissimo. Praticamente, in proporzione, meno di un caffè. Tant’è che i greci non dicono “Oh, magari una volta prendiamo un caffè insieme” ma preferiscono la formula “Oh, se ti va un giorno di questi prendiamo un taxi!”. Molto più economico e meno impegnativo. Così, alla fine, rientriamo alla base dove ci attende un comodo giaciglio caldo e pulito, una corroborante doccia calda e tante, tantissime nanne.

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Quando il sonno chiama, la Gatta sviene e Fidanzato Claudio coglie l’occasione per umiliare. Se non altro ho così modo di mostrarvi il mio bellissimo cardigan MAIN COMPANY che potete trovare qui: CLICCA FORTISSIMO

Il secondo giorno la sveglia suona prestissimo con immensa gioia di Fidanzato Claudio e Cuoco Fotografo Edoardo, i quali avrebbero dormito quell’oretta in più. Io e Cugina Monica però non vogliamo perdere tempo e all’alba suoniamo la tromba del risveglio. Tutti giù dal letto! La missione pareva semplice: si parte alla scoperta di Atene antica, quella che fin da quando siamo piccoli abbiamo imparato ad amare sui libri di scuola. Inutile dirlo, io e Fidanzato Claudio ci siamo presi una bella sola anche lì! Infatti, una cosa che dovete assolutamente sapere è che i siti archeologici ad Atene chiudono alle 15, quindi se si hanno pochi giorni a disposizione tocca fare una vera e propria maratona. La maratona quella vera però! Μαραθών, ovvero i 42 chilometri e 195 metri che separano questa città (Maratona, appunto) da Atene. No, sto scherzando, volevo solamente far vanto delle mie conoscenze storiche circa il termine “maratona” utilizzato nel mondo dello sport. Per maggiori informazioni, giacché sono una pesaculo, vi rimando a questa bellissima pagina di Wikipedia.

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La sola, comunque, consiste nel fatto che con 30€ si prende il biglietto per vedere tutti i siti archeologici mentre sito per sito costa dai 10€ ai 4€. Io e Fidanzato Claudio, per fare i grandoni, abbiamo speso diligentemente i nostri 60€ convinti di riuscire a vedere tutto. E invece no, visto che i siti archeologici chiudono a un orario scandaloso, non siamo riusciti a vedere l’Agorà, che è un po’ come venire a Roma senza passare per i Fori imperiali. Bene, ma non benissimo. Comunque sia, alla fine ci si lamenta poco, l’Acropoli è bellissima e ci abbiamo speso un sacco di tempo tra fotografie e baci da fidanzatini perfetti. Abbiamo anche litigato, ma solo per due secondi, ecco.

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Eccomi qui tutta bella contenta con il mio giacchino morbidissimo di MAIN COMPANY. Ci sono volute almeno trecento scatti per ottenere questo, odio i miei capelli e santocielo mannaggia a me e al guaio che ho avuto che me li ha fatti tagliare. Trovate il GIACCHINO qui: SCHIACCIA

Una volta recuperata la ciurma, ci siamo messi in marcia per puntare la bandierina anche negli altri siti di interesse archeologico, andando sempre più veloci perché il tempo non era di certo nostro amico. Poco male, come direbbe la mia professoressa di Storia dell’arte del liceo “Visto un sasso li hai visti tutti”. Inutile dire che non sono assolutamente d’accordo e non lo sono mai stata, ma quella donnetta bizzarra era fatta così, se non era un’opera astratta contemporanea non se la filava di striscio. Però una cosa bisogna riconoscerla, al centesimo sasso un po’ ti cala l’entusiasmo.

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Però, tra un sasso e l’altro siamo riusciti a fare buoni scatti, soprattutto Cuoco Fotografo Edoardo, al quale vanno un sacco di ringraziamenti per tutte le dritte che mi ha dato sull’arte del fare buone fotografie. Correndo come dannati per raggiungere i siti archeologici siamo passati per alcune stradine davvero interessanti, piene di localini dove si può tranquillamente consumare una bevanda calda o un pasto seduti sulle scale o su tavolini messi parecchio in bilico. La zona non accoglie esclusivamente turisti, ma è un centro d’incontro per molti giovani ateniesi. Un consiglio spassionato: anche se fa freddo rimanete all’esterno dei locali (tanto vi prestano delle coperte e ci sono i funghi riscaldanti) perché sebbene in città ci sia il divieto di fumo nei luoghi pubblici, questa legge non viene rispettata e tutti i bar e ristoranti sono praticamente delle camere a gas. Sconsigliatissimo passarci più di 5 minuti se non si vuole morire male, molti fumano pipa e sigaro quindi vedete voi.

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Ah e spero per voi che non abbiate paura dei gatti perché Atene ne è piena. Ci sono gatti praticamente ovunque e sono ben voluti dagli autoctoni che li cibano e li coccolano. Non è difficile che un micio vi si avvicini per chiedervi un pezzetto di qualsiasi cosa abbiate in mano. Comunque sia, se li lasciate stare, non vi disturberanno minimamente visto che hanno già molto da fare per i fatti loro. Per me che amo i gatti, comunque, è un paradiso.

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Passeggiando così, un po’ a caso e un po’ velocemente, ascoltiamo poi il consiglio di Cuoco Fotografo Edoardo che ci spinge su una collina dove – a detta di una sua amica stata in città di recente – si poteva ammirare un tramonto meraviglioso. Inutile dire che l’occasione per scattare altre fotografie era troppo ghiotta per lasciarsela scappare, quindi come stambecchi poco atletici iniziamo un’arrampicata che ci costringe all’utilizzo di un polmone d’acciaio. L’amica di cui sopra aveva assolutamente ragione e lì ci siamo lasciati rapire dai mille colori che accompagnano la calata dell’astro sul mare. La serata non era adeguatamente limpida, ma il fiato non ce lo ha tolto solo l’arrampicata, ma soprattutto il panorama.

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Questo post sta diventando davvero troppo lungo e mi rendo conto, man mano che scrivo, che ho davvero tantissime altre cose da raccontarvi e non vorrei essere troppo sintetica. Nella prossima puntata vi racconterò dei musei, del quartiere anarchico e del porto (…) dove Fidanzato Claudio ci ha costretti ad andare senza una ragione precisa. Nel frattempo, dovesse interessarvi qualche cosa di più circa i piatti che abbiamo assaggiato, trovate tutto su Instagram utilizzando l’hashtag #compleannogreco.

Sperando quindi di non avervi annoiati, vi do appuntamento alla seconda puntata del racconto di questa fantastica avventura. Non ho, come sempre, idea di quando mi rimetterò alla tastiera per proseguire la narrazione, ma sono certa che non mancherete all’appuntamento. Perché siamo belli dai, ditelo.

Vi lascio con un slideshow dei “sassi” che abbiamo visto il secondo giorno.

 

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