Avventure

Quattro gatti al lardo: la caccia ai fantasmi

Tutto inizia con “Fidanzato Claudio! Ho un’idea!” e tutto finisce a Piazza Navona, alle tre della mattina. Cosa impariamo da queste pochissime righe? Che spesso ho idee di merda.

Era da tempo che io e Fidanzato Claudio volevamo andare a caccia di fantasmi, abbiamo infatti scoperto che Roma ne è letteralmente infestata. Ce ne stanno un bel mazzetto a Castel Sant’Angelo, due o tre vagano tra i vicoli attorno a Piazza di Spagna, qualcuno si aggira sulle sponde del Tevere… e poi in via del Governo Vecchio, al civico 57, c’è una vera e propria festina. Si tratta infatti del locale di punta dell’Altro Mondo. Una specie di Billionaire dei morti, dove entri solo se sei amico di quello, che è amico di quell’altro e via dicendo.

La nostra avventura richiedeva del supporto, quindi abbiamo chiamato immediatamente l’altra metà della mela. Da qualche tempo infatti abbiamo istituito il gruppo geriatrico vacanze, così per non sentirci soli in queste gitarelle della domenica: quattro gatti al lardo è il nome scelto per il magico quartetto, il quale comprende me, Fidanzato Claudio, Aristogracchia e Aristogracchio. Ma nello specifico caso non siamo rimasti soli a lungo, visto che ai gatti al lardo si sono aggiunti poi una Capocciara e un Fidanzato Fisico Vegano Cavernicolo (se vi state facendo domande sulla sanità mentale di questo povero ragazzo, sappiate che la risposta sta unicamente nella laurea in fisica). Poi per sfiga – sua, porello – mio fratello si trova a Roma proprio in questi giorni e, reduce di una sbornia durata più di 24 ore, non ha potuto in alcuna maniera tirarsi indietro. Vi lasciamo una diapositiva della squadra ghostbusters.

2017-07-31-PHOTO-00012049

Quindi armati di: cintura gialla, umorismo sardo, teorie fisiche quantistiche, Superga senza calze, post sbronza interessante e Treccani vivente, ci siamo immersi nella notte calda e umida di una Roma in piena estate.

Attorno a Piazza di Spagna siamo andati alla ricerca di Lorenza Serafina Feliciani. Della storia di questa donna voglio prendermi il tempo di scrivere qualcosa di più articolato, esattamente come feci al tempo per Beatrice Cenci. La signorina Feliciani, infatti, vive in un momento storico interessante, è compagna del misterioso e biricchino Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro e ha un incontro interessante persino con Casanova. Perciò sappiate che non mi dilungherò eccessivamente in questa sede, ma ne ricaverò la prossima avventura.

(Aristogracchi, la cosa vi riguarda, quindi non fate i vaghi e preparate lo zainetto)

Bene, però cosa ci interessa in questa sede di Lorenza Serafina Feliciani? Ciò che per forza dobbiamo raccontare in relazione al suo fantasma è che dopo esser stata condannata a ritirarsi in un convento, pare che lì sia entrata e successivamente scomparsa nel nulla. No, adesso non ve lo racconto perché è stata condannata al convento, per ora vi dovete accontentare di questa informazione. Fatto sta che è sparita, evaporata, sublimata nel nulla. Il suo fantasma invece sembra infestare ancora i vicoli attorno al convento in questione, nei pressi di Piazza di Spagna. La si dovrebbe vedere bene nella notte del 27 dicembre, anniversario dell’inizio della sua tragedia personale, mentre in tutti gli altri giorni dell’anno si dovrebbe poter sentire un uomo che la cerca, disperato, chiamandola per nome. Loreeenza, Loreeeeenza! Noi siamo andati a cercarla fin sotto alla porta del convento nel quale Lorenza è sparita, ma niente. Nessuna traccia di lei, del suo fantasma, del marito che la cerca disperato e di qualsiasi altro essere vivente o no. Però ringraziamo fortissimo zia Virginia Raggi che per l’occasione ci ha spento le luci dei vicoli rendendo la caccia molto più paurosa e suggestiva.

Da Piazza di Spagna poi siamo andati verso Castel Sant’Angelo, con la calma e non con poca strizza visto che Fidanzato Cavernicolo della Capocciara, sembrava avere lo strano potere magnetico di accendere cose e spegnerle al suo passaggio. Non mi sono fatta troppe domande, faceva ambient e mi stava benissimo così. Sul ponte della famosa fortezza non potevano non trovare Beatrice Cenci, quella della storia che vi abbiamo raccontato in maniera molto dettagliata qui. Il fantasma della ragazzina pare comparire preferibilmente nelle notti di luna piena e nell’anniversario della sua morte (o nella notte precedente, quindi quella tra il 10 e l’11 settembre). A questo spiritello piace girare con la propria testa in mano, tenuta per i capelli. Non propriamente un bel vedere, ma sicuramente pertinente alla tematica “Morti per morte violenta”. No, non abbiamo trovato nemmeno Beatrice, ma da quelle parti c’è sempre qualche menestrello che per pochi spicci regala della buona musica ai passati.

Scendiamo poi sul Lungotevere e iniziamo la lunghissima passeggiata che ci conduce a Ponte Sisto dove troveremo ammassati un bel po’ di fantasmi di quelli ignoranti. Nelle notti più fredde, e per questo noi ci siamo andati a fine luglio, dovrebbero essere visibili le anime dei poverelli annegati nel Tevere e che lì, in quell’ansa, andavano ad incagliarsi. Venivano recuperati dalla confraternita dei Sacconi Rossi, confraternita che esiste ancora a scopo celebrativo. Questo gruppo di fedeli, riconoscibile per dei lunghi mantelli di colore rosso, andava a raccogliere i cadaveri di coloro che venivano trascinati dal Tevere privi di vita e davano a questi sfortunati degna sepoltura cristiana. La sepoltura dei corpi non riconosciuti avveniva attorno all’isola Tiberina, ma papa Gregorio XVI vietò successivamente le sepolture di questo genere per questioni sanitarie e quindi le spoglie vennero tumulate al Verano, in una fossa comune. Ancora oggi, il 2 novembre, viene celebrata una messa in ricordo di queste vittime annegate, ed il Fatebenefratelli ha richiesto il ripristino della confraternita, ottenendolo senza troppi problemi. Però, anche in questo caso, nessun avvistamento per noi.

Passiamo sotto a Ponte Sisto dove probabilmente siamo arrivati o troppo in ritardo o troppo in anticipo perché non siamo riusciti a vedere la carrozza di Olimpia Pamphilj che sfrecciava in fiamme lontano dal Vaticano. Un gran peccato, già. Ma se a Roma non hanno orari i mezzi dell’ATAC non vedo perché dovrebbe averli la carrozza fantasma della Pimpaccia. Anche in questo caso sono molto combattuta, so perfettamente che per completezza d’informazione dovrei raccontarvi tutta la storia della Pimpaccia, ma… me la vorrei riservare. Si tratta infatti di un intrigo molto molto interessante e potrebbe essere il tema di una nuova avventura, quindi vogliate perdonarmi, ma non aggiungerò altro alla storia di questa brutta e antipatica signora. Che poi, lo so bene che potreste andare a cercarvela in autonomia, ma mi piace pensare che siate affezionati a me e che aspetterete di leggere le mie storie. (Illusa! Illusa! Illusa!)

Mentre ci dirigiamo in via del Governo Vecchio, al civico 57, notiamo una cosa molto interessante. Un battello sul Tevere, un’imbarcazione che sembra abbandonata, ha due luci accese al suo interno. Armati quindi di tanto coraggio e di cintura gialla dell’Aristogracchia, decidiamo di avvicinarci scendendo le scalette. Ovviamente, per rendere tutto più tetro, non c’è anima viva e una volta avvicinati inizia l’esplorazione della bagnarola. Dentro davvero non c’era nessuno, all’apparenza, ma possiamo giurare di aver visto luci accendersi e spegnersi. Stiamo ancora indagando e per il momento l’ipotesi di un timer automatico è quella più accreditata. Timer o no, ci siamo presi una bella strizza collettiva. Ma neanche tanto. Insomma, il giusto.

L’appartamento inesistente è la nostra penultima tappa: si tratta dell’abitazione più infestata di Roma. L’11 maggio 1861 viene registrato un evento insolito, denunciato dall’allora padrone di casa tal Tromba. Pare che gli oggetti dell’abitazione vivano di vita propria, volando e andandosi a lanciare fuori dalle finestre. Materassi, candelabri, posate, sedie, set di piatti… tutto vola dalla finestra sebbene tutti i membri della famiglia Tromba siano scesi in strada spaventati dall’evento. Il signor Tromba ha chiesto aiuto anche ad un prete, cercando di esorcizzare la casa, ma niente. Il festino di spiritelli non intende cessare e di conseguenza la casa è stata abbandonata e le finestre sono state murate. Negli anni la casa non viene più registrata al catasto, quindi attualmente non esiste in nessuna carta e risulta completamente inesistente. Potendo chiunque andarci a vivere, nessuno s’azzarda. Aristogracchi e Capocciara ci hanno subito visto il business: un bel B&B e via che si fanno i petrodollari.

La nostra avventura finisce a Piazza Navona, a Palazzo De Cupis dove cerchiamo la mano della bella Costanza. E niente anche lì, Costanza probabilmente aveva di meglio da fare che rimanere appiccicata ad un vetro ad aspettarci. La sua storia però è molto bella e interessante, ma ve la racconto adesso senza farvi aspettare. Costanza aveva delle bellissime mani, talmente tanto belle che un artigiano decise persino di farne un calco. Tutti andavano ad adorare quelle dita lunghe e affusolate, fino a quando un forestiero travestito da frate non decise di profetizzare, alla povera Costanza, sciagura infinita. Le disse che avrebbe perso le sue bellissime mani e che sarebbe per questo caduta in rovina. La ragazza, spaventata, decise di chiudersi in casa per ridurre al minimo tutti gli incidenti che avrebbero potuto portarla alla perdita delle mani, ma evidentemente non aveva mai letto “La bella addormentata nel bosco”. Si punse infatti con un ago e a seguito di una bruttissima infezione i medici le amputarono la mano, purtroppo però il male le raggiunse il cuore e la ragazza morì. Si dice che, nelle notti di luna piena, sia possibile vedere Costanza appoggiare la mano alla finestra del suo palazzo. Ma l’altra sera non c’era la luna piena e niente fantasma per noi.

Si conclude così la nostra caccia ai fantasmi, senza alcun risultato ottenuto, ma con una manciata di nuovi amici nello zainetto. E che dire, vi diamo appuntamento alla prossima avventura che vedrà protagonista Lorenza Serafina Feliciani! Se volete venire con noi, nelle nostre passeggiate esplorative, tenete sotto controllo la pagina Qui la gatta ci cova perché in genere è proprio lì che mandiamo gli avvisi. Le squadre di esploratori e avventurieri sono per tutti, anche per i ragazzini, l’importante è portarsi dietro sempre un paio di litri d’acqua visto che si cammina per chilometri e chilometri!

Leggi anche il racconto esilarante degli Aristogracchi e della Capocciara!

Segui le loro pagine facebook:

https://www.facebook.com/aristogracchi/ 

https://www.facebook.com/capocciara/

(L’immagine in evidenza è di proprietà Aristogracchi)

La caccia ai fantasmi è il primo progetto in collaborazione con gli Aristogracchi e dà il via alla nostra nuova esperienza “Quattro gatti al lardo”. Rimanete sintonizzati, ne vedrete delle belle!

Avventure

Clemente VIII, Beatrice Cenci e teste che volano

Conoscete la storia di Beatrice Cenci? Mettetevi comodi, oggi vi accompagno nella Roma di fine Cinquecento. Portate con voi un asciugamano (come si insegna nella guida intergalattica per autostoppisti)

La vicenda è complicatissima e ho provato ad immergermi in tutta la mole di documentazione che l’internet mi ha proposto: roba da uscirne fuori matti. Il punto è che si tratta di una massa indefinita di carte e carteggi che parlano di processi, accuse, multe, denunce, confessioni e quant’altro e la produzione letteraria su questa catasta di roba è immensa. Va be’, ad una certa ho chiuso tutto e ho provato a rimettere insieme i pezzi cercando di rispettarne (quanto più possibile) la cronologia esatta.

Dopo una prima lettura rapida della storia, mettendo insieme i pezzetti, acchiappo Claudio (anima pia) e lo trascino di peso a caccia di una targa in via di Monserrato. La targa ricorda la data dell’esecuzione della pena capitale ai danni di Beatrice e l’abbiamo trovata abbastanza rapidamente. In quei giorni eravamo a caccia di Madonnelle, quindi sempre a naso all’insù.

beatrice2.JPG

Sapendo quindi che Beatrice nacque nel 1577, scopriamo che a causa di una “giustizia ingiusta” come recita la targa, viene uccisa per mano del boia a 23 anni. Quindi la protagonista della nostra avventura è una giovanissima donna nobile che abitava a Palazzo Cenci e che ad un certo punto della sua breve vita viene accusata di parricidio e condotta in carcere con i fratelli e la matrigna.

beatrice 4

Prima di continuare con questa storia vorrei provassimo a dare una faccia a questa persona, intanto perché qui si esce dalle leggende e si entra proprio nella narrazione storica, poi perché associare una faccia a quest’eroina popolare aiuta chi come me soffre (ma allo stesso tempo si bea) di una profonda empatia.  Ci facciamo aiutare da questo ritratto di oramai certa paternità Reni. L’opera si dice sia stata compiuta mentre la ragazza stava in carcere, ma questo va in conflitto con la cronologia degli spostamenti di Guido Reni, il quale nel 1599 (anno dell’esecuzione della pena capitale) si trovava a Bologna e non a Roma. Ma noi prendiamola per buona, anche solo per suggestione.

beatrice.jpg

Giocatore 1 e Giocatore 2 hanno attivato una nuova quest: scoprire la storia di Beatrice 

La storia è molto complessa, come dicevo all’inizio, inoltre è difficile separare la leggenda dai dati storici concreti, nel corso del tempo la vicenda è stata molto romanzata e arricchita con particolari non necessariamente veri, ma bene o male molto credibili. In caso si volesse mettere mano alla documentazione originale faccio un immenso augurio, dato che risulta essere molto impegnativo, ma com’è giusto che sia visto che si parla di una vicenda di fine Cinquecento.

Il padre di Beatrice (Francesco Cenci) non era esattamente una brava persona, era un tizio rissoso e piantagrane, con un sacco di debiti ovunque e diverse denunce per violenze e abusi sessuali. Dava così fastidio che quando Sisto V era Papa, fu costretto ad andarsene da Roma, giacché non si riusciva in alcun modo a conciliare la durezza del pontefice con la sregolatezza di questo nobile. Comunque sia, morto Sisto V torna a Roma rapidamente, vedendo morire così altri tre papi: Urbano VII, Gregorio XIV e Innocenzo IX, fino al 1592 quando allo Stato Pontificio arriva Clemente VIII. Ecco, Clemente non stravedeva per il Signor Cenci, chiamato e tutta l’allegra famigliola, quindi questo spiega tutta la storia che ne segue.

La famiglia Cenci intanto ha seppellito la prima moglie di Francesco Cenci, il quale si risposa poco dopo con Lucrezia Petroni, sempre nel 1592. Cronaca, pura e semplice (nonché noiosissima) cronaca, quindi diamo un’accelerata e arriviamo al nodo della questione. I Cenci non sono visti benissimo, anche perché il padre non mantiene bene i propri figli, i quali per andare a matrimonio si fanno sistemare direttamente dal Papa. Il padre non è interessato, non elargisce nemmeno il denaro minimo per campare. Beatrice però intanto cresce, diventa bella e comincia ad attirare le attenzioni di qualche nobile che si propone di prenderla in sposa. Il padre, sicuramente animato da un interesse molto poco nobile, decide di tenere la figlia tutta per sé, segregandola nella Rocca di Petrella Salto, territorio del Regno di Napoli. Là, praticamente nel nulla, le violenze sulla moglie e gli stupri incessanti sulla figlia non hanno limiti (e nemmeno troppi testimoni) fino a quando qualcosa non accade.

Francesco Cenci viene ucciso e l’omicidio passa – in un primo momento – come un incidente. In realtà il corpo sembra sia stato seppellito prima che qualcuno potesse verificare come in realtà sia stato martoriato il cranio a colpi di probabilissime mazze chiodate.

In quella casa effettivamente c’era un po’ di gente che voleva Francesco sotto ad un cipresso: Beatrice sicuramente non era molto propensa a farsi leggere le favole della buonanotte, la matrigna aveva sempre cerca di proteggere la figliastra, i fratelli sicuramente non vedevano di buon occhio il fatto di morire di fame a causa di un padre fuori di testa… ma non erano gli unici. Lì ci stava anche tal Marzio Catalano[*], un brigante al quale Francesco Cenci non solo aveva rubato la donna, ma gli aveva ucciso – per ella – tutti gli uomini al soldo. Insomma, qualche rancore del passato che magari era ora di lasciar andare.

Tutta la famiglia torna a Roma a Palazzo credendo sicuramente che la storia sarebbe rimasta nel Regno di Napoli. E invece no. Le cose non tornano a qualcuno, così viene riesumato il corpo di Francesco e i referti parlano di ferite troppo profonde e troppo gravi per essere giustificate con l’incidente descritto dalla famiglia della vittima. Tra l’altro, s’ha da dire che Clemente VIII non vedeva l’ora di togliersi dai piedi la scomodissima famiglia dei Cenci, quindi spinse molto le indagini in un’unica direzione. Da questo momento inizia un po’ la caccia all’uomo, qualcuno canta della congiura alle guardie e in breve tempo vengono arrestati: Beatrice, Lucrezia, Bernardo e Giacomo. Insomma, i tre fratelli e la matrigna sono gli accusati e iniziano ad essere sottoposti a torture indicibili.

In realtà il processo fu una mezza farsa, tant’è che non fu permesso alla difesa di tenere un’arringa finale. Tutti colpevoli di omicidio, con immensa gioia del Pontefice, quindi tutti condannati alla pena capitale, fatta eccezione per Bernardo che all’epoca aveva solo 18 anni. Non che gli andò meglio, comunque, fu infatti costretto ad assistere all’esecuzione dei famigliari rimanendo legato ad una sedia, successivamente fu mandato su una nave dove dovette remare, remare, remare per diversi anni. Pare sia riuscito comunque ad riavere la libertà su pagamento, ma dopo diversi lustri.

Così torniamo alla foto che ho fatto alla targa in via di Monserrato: proprio da lì Beatrice, la quale non ha mai ammesso di essere stata stuprata dal padre, la quale non ha ceduto fino alla fine ai dolori immensi della tortura, prende la via assieme a Lucrezia per Castel Sant’Angelo, dove verrà decapitata per ultima. Le cronache narrano di una donna ferma e risoluta che scelse di togliersi da sola la benda dagli occhi e s’accomodò sul tronco senza aiuti, esponendo con fierezza il collo al boia. Si racconta che poco prima di morire invocò Maria Vergine e Gesù Cristo, ma solo dopo aver detto al giustiziere di fare tranquillamente il suo lavoro, poiché lei sarebbe stata presa in gloria dal Padre Eterno. Ci sono anche aneddoti divertenti, un po’ di umorismo nero Seicentesco: pare infatti che la signora Lucrezia avesse dei problemi ad esporre il collo a causa del seno prosperoso che faticava ad appoggiare sul tronco dell’esecuzione.

Comunque sia così sono andate le cose, i beni della famiglia furono confiscati e in buona parte furono assegnati ad un nipote del Papa Clemente VIII, il quale per altro si disse molto soddisfatto dell’epilogo della vicenda, asserendo con convinzione che giustizia fosse stata fatta. Non erano dello stesso avviso i popolani e diversi cardinali, molteplici infatti furono le richieste di clemenza, per altro i due boia che eseguirono le condanne non ressero il peso della colpa e morirono suicidi molto poco tempo dopo.

Così termina la nostra storia, le spoglie di Beatrice sono tutt’ora sepolte nella chiesa di San Pietro in Montorio, in un loculo davanti all’altare privo di nome secondo la regola per i condannati a morte. Se invece volete andare a caccia di fantasmi, sappiate che possiamo tranquillamente darci appuntamento la notte dell’11 Settembre, proprio davanti a Castel Sant’Angelo, dove pare che la ragazza si materializzi e porti a spasso la sua testa su un vassoio d’argento. Il vassoio non è un caso, fu veramente sepolta con il cranio appoggiato su questo oggetto prezioso, peccato che durante la Prima Repubblica Romana, i francesi decisero di profanare la tomba e giocare a calcio con la testa della poverina.

Mi rendo conto di averla fatta lunga questa volta, spero di non avervi annoiato, ma sappiate che ho tagliato moltissimi dettagli interessanti e ho omesso alcuni passaggi che potevano pure risultare secondari. La storia è molto articolata e di cose da raccontare ce ne sarebbero ancora tantissime. Se qualcuno è curioso, se ne volete sapere un po’ di più, se ci sono cose che non vi tornano o magari avete versioni diverse su alcuni passaggi, vi prego di scrivermi una mail, oppure un commento, qualsiasi cosa. Se qualcuno invece si volesse fare una passeggiata con me per scoprire questi luoghi, basta chiedere!

Grazie per aver letto fin qui!

Note: [*]Su questa presenza ho trovato un po’ di confusione, ci sono diversi uomini che portano lo stesso nome (Marzio) e hanno tutti ruoli più o meno importanti nella morte di Francesco Cenci. Mi è stato difficile capire se fosse realmente il Catalano quello che arrivò ad uccidere Francesco, o se si trattasse di qualcun altro. Sicuramente non è Marzio Colonna, il quale invece fu uno dei promotori per la riesumazione del cadavere. 

Fonti principali e letture consigliate: Beatrice Cenci, storia del secolo XVI voll 1 e 2 – F.D. Guerrazzi – Pagnoni 1860. Ottocento. Beatrice Cenci: Causa Celebre Criminale Del Secolo XVI Filippo Scolari 1856.