Consigli utili

Cosa scrivere su Facebook? Sette cose da tenere in considerazione

Nel corso del mio tempo speso su Facebook ho imparato tante lezioni (molte a spese mie) e per questa ragione ho deciso di condividere con voi le sette cose che secondo me si devono tenere in considerazione quando si utilizza Facebook con un profilo personale (non aziendale).

  1. Non postare foto di bambini nudi, seminudi o in situazioni imbarazzanti (cambio pannolino, lacrime inconsolabili, capricci…). Il motivo non è difficile da intuire, ma nel caso in cui ci fosse qualcosa da chiarire sappiate che sono stata molto esaustiva qui. Inutile, comunque, postare foto con i volti coperti da imbarazzanti emoticon. Lasciate perdere, evitate e basta. Capiamoci, non sono contro le fotografie dei bambini in rete, sono contro la pubblicazione scellerata senza senso.
  2. Prima di scrivere, pensa. Un’altra banalità? Non direi proprio. Sappi che sei responsabile di quello che scrivi, anche penalmente. Dici una bugia che infama qualcuno? Ne sei legalmente responsabile. Appelli una persona con parole offensive con l’intento di denigrarla pubblicamente? Ne sei legalmente responsabile. Dichiari di aver commesso un reato? Sei anche un coglione. Se ti sembra una cosa assurda, leggi quest’incredibile storia.
  3. Non essere forzatamente cinico e stronzo, è passato di moda. I post rabbiosi in cui si prendono per il culo le persone (celebrando indirettamente la propria superiorità intellettuale) sono out. Ne siamo stati tutti autori almeno una volta, ma la figuretta dell’intellettualoide che guarda tutti dal piano superiore ha rotto un po’ le palle (oltre a essere oramai palesemente molto finta). Se vengono in mente solo cose brutte e acide da scrivere, allora è meglio non scrivere niente.
  4. Non condividere stronzate. Facebook è un posto in cui si può parlare di tutto, fortunatamente, ma c’è modo e modo. Parlare di politica è bello, così come esprimere opinioni in campo musicale, cinematografico e letterario, ma cerca sempre di farlo con cognizione di causa. Se vedi una notiziona incredibile… probabilmente è una fake news e se la condividi contribuisci alla disinformazione. Numeri e dati scritti a caso su immagini rubate da Google, con grande probabilità sono bufale e le puoi verificare subito su un qualsiasi motore di ricerca. Ma anche su alcuni siti molto aggiornati che se ne occupano quasi in tempo reale.
  5. Se devi dire qualcosa a qualcuno usa un messaggio privato o chiamalo. I messaggi apparentemente casuali con riferimenti precisi sono oramai trapassato remoto. Oltre a essere un modo un po’ adolescenziale di usare una bacheca pubblica, in realtà è anche un po’ patetico quando a farlo è un adulto. E sempre in realtà rimangono solo loro a farlo, visto che gli adolescenti Facebook non se lo cagano manco per sbaglio.
  6. Pubblica le cose che ti piacciono (e sbattitene le palle di chi ti prende per il culo). Pubblica ciò che ti interessa e ti caratterizza: che sia una canzone, un articolo dell’Internazionale, un’immagine figa, un locale dove hai cenato… Parla di cose belle e lascia le tue questioni personali fuori. Perché? Perché se sei una persona sensibile è meglio non appendere certi sentimenti in piazza. Valuta tu cosa sia delicato e cosa invece no, ma ricordati che una volta che l’avrai pubblicato sarà di dominio pubblico. Io, per esempio, non comunico mai di essere triste per qualcosa. La tristezza per me è diventata nel tempo una questione molto personale e ho deciso non lasciarla trapelare più attraverso i social network.
  7. La regola aurea: non scrivere post dove ti lamenti di ciò che gli altri scrivono nei loro post solo perché tu ritieni l’argomento in qualche modo inadatto a Facebook. Non ci sono argomenti di cui non si possa parlare, grazie alla libertà di parola, e se qualcuno ti infastidisce con dei contenuti che non ti piacciono … nascondi l’utente dalla tua bacheca e non rompere le palle.

Ma prima di tutto ricorda: proteggi i tuoi bambini e tienili fuori da questa giungla pericolosa.

 

 

 

S-fashion (?)

La prossima volta un po’ meno, Elì

(Doveroso commento in ingresso: giuro che sul sito della Growell ci sarà un articolo serio, questo fa parte del mio calderone di stronzate in libertà) 

Tipo, avete presente quando a scuola tutte le vostre compagne di classe avevano già messo su un bel paio di tettine graziose e voi niente, magre e sgraziate come come stuzzicadenti? Avete presente la sensazione di disagio misto “mannaggialamiseria” che provate quando in spiaggia arriva la turbofiga abbronzata di turno, con il costumino mini e voi lì a prendere il sole come burrate freschissime arenate sugli scogli? Bravissime! Questo è il mio mood del giorno, ma io con il mio personaggio ci ho fatto pace e dio solo sa quanto io mi diverta a recitare la parte di quella bruttina, ma tutto sommato simpatica. Oh, voglio dire, lasciatemi nel mio ruolo che sono diventata bravissima e ci sto dentro che è una meraviglia. Show concluso,  voglio raccontarvi della mia mattinata sul set di uno shooting. Modella? Presa. Fotografa protagonista? Ce l’abbiamo. Accessori? Pure.

Ed ecco a voi la diapositiva

Quella simpatica

Allora: la modella è quella con gli occhiali, la fotografa quella con la visiera e quella con i ricci è quella simpatica. Tutto chiaro no? Niente, io non posso proprio fare a meno di mandare in vacca anche quello che dovrebbe essere un articolo serio. Ve bene, va bene. Da capo.

La mia sveglia è suonata ad un orario per me improponibile, così presto che persino Aida (la nostra gatta) ha deciso di non azzardarsi a chiedere il pasto con i soliti incessanti ed estenuanti miagolii lamentosi. Ha fatto pippa pure lei e ha capito, fin dal “GATTA LEVATI DAL CAZZO” che non era proprio aria. Così, mesta s’è levata dal cazzo. Fidanzato, invece, che è un filino più preparato del gatto, ha deciso di non opporre eccessiva resistenza ai continui “CLAUDIO SVEGLIATI CHE DOBBIAMO ANDARE E FARE LE COSE” e già al primo richiamo era seduto a tavola a bere, in religioso silenzio, il suo caffè. Che poi, francamente, quando il caffè lo preparo io, si dovrebbe parlare più di una purghetta.

Ma perché rischiare un genocidio in questa maniera? Semplice, perché per la maggior parte delle volte io ho delle idee di merda. Idee di merda che però finiscono per essere pure divertenti. E divertente effettivamente è stato, sì. Jajo è cliente dell’agenzia di marketing per la quale io lavoro come copywriter e gli ho proposto di sperimentare una comunicazione a lui del tutto sconosciuta, ovvero quella che si basa sul tam tam mediatico che gli influencer generano sui social. Il buon cliente ha acconsentito al test e mi ha dato, ingenuamente, carta bianca. Una volta ricevuta la palla toccava scegliere una blogger che rispondesse alle mie esigenze e dopo una lunghissima e attentissima analisi di ascisse, ordinate, cambiali, aristogrammi, cerchi di Eulero nel grano, gravidanze di rane e pennarelli rossi, sono giunta ad una conclusione: Meggy Fri, autrice di Impossibile fermare i battiti, faceva assolutamente al caso mio. Come l’ho scelta? A caso regà, totalmente a caso. NO SCUSATE VOLEVO DIRE… d’accordo, basta stronzate Elì. La verità è che me ne serviva una abbastanza sul pezzo per avere risultati tangibili, ma allo stesso tempo necessitavo di una profonda alchimia per poterla trascinare nel mio vortice di follia e sperimentazione. E nessuna, davvero nessuna, poteva assolvere a questo compito meglio di lei visto che proprio in queste ultime settimane ci siamo rincorse a colpi di pizzicate sui social dando vita ad un giocoso scambio di insulti graziosi.

IMG_5088Caso vuole che Meggy porti con sé la sorellina più piccola, un’altra anima che invece di sfruttare la propria intelligenza per laurearsi in medicina, ha deciso – come tutte noi mezze creative, mezze incasinate – di fare la fame per inseguire un sogno. Insomma, la fotografa ci voleva e abbiamo preso una delle migliori che si siano mai viste in giro. Claudia, quella con i ricci nella foto, non fa assolutamente la fame visto che ha un portfolio bellissimo ed è una vera professionista. Sa il fatto suo ed è lei la responsabile della nostra sveglia improponibile: è tutto un fattore di luce, quella bella per le foto la si ottiene solo la mattina presto.

Mentre guardo Meggy così perfetta e naturale davanti alla camera, penso a quanto mi mangerei di gusto un cornetto alla crema. E poi ripenso: ma perché non ho anche io il pancino così piatto? No, non è vero che piango tutte le sere lacrime e sangue implorando gli dei pagani di darmi una ventina di chili in meno e una decina di centimetri in più. Non è vero. Non del tutto. Insomma, dai. Va bene! Qualche volta sacrifico il mio Barattolino Sammontana alle divinità greche, okay? E lo sacrifico mangiandomelo tutto, sì.

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Ma insomma, dove voglio andare a finire in questo post? Volevo raccontarvi di come tre disagiate conquistano il Parco degli acquedotti romani e fanno delle sterpaglie il loro territorio di battaglia. Quindi Meggy in posa, Claudia scatta ed io scatto Claudia che scatta mentre Meggy sta in posa. Ora, voi direte… e sticazzi? Oh, ma mica ve lo chiesto io di leggere questo post. Intanto però ringraziamo chi per noi ha montato il cartonato dell’acquedotto, esagerando un pochino con l’impalcatura. Un sentito grazie va anche a coloro che si sono occupati del fumo scenico (ben tre mandate di fila) attraverso l’uso strategico di una camionetta e naturalmente grazie anche al trattore, al contadino e a chiunque fosse lì ad assecondare ogni nostro capriccio riguardante la scenografia. Che poi queste cose siano state del tutto casuali è solo una diceria di quartiere, Elisa può ed Elisa fa. Sì, però la prossima volta anche un po’ meno, soprattutto il fumo.

IMG_4971La verità, scemenze a parte, è che ci siamo divertite e siamo state davvero bene insieme. La verità è che se fosse così tutti i giorni io lo farei lo sforzo costante di svegliarmi all’alba e lo farei anche con il sorriso. Sono grata a Jajo e a  Growell per quest’occasione (ma soprattutto per la fiducia) perché finalmente ho potuto dimostrare che due cosette, tutto sommato, le so fare pure io.  Ma più di ogni altra cosa, signori, io sono enormemente fiera di me. E non prendetela come vanagloria o chissà quale patologia narcisista: sono semplicemente felice per ogni cosa io sia riuscita a costruire da quando abito qui a Roma. Ho fatto fatica, ne dovrà fare ancora un sacco, ma finalmente vedo il mio lavoro e il mio impegno essere riconosciuti.

Grazie alle mie amiche Meggy e Claudia per questa mattinata che porterò sempre nel cuore.

La redazione assicura che Meggy e Claudia sono tornate a casa sane e salve, non hanno subito violenza o costrizione di alcun tipo. Non riportano lesioni, contusioni, lividi o danni cerebrali. Sembrano leggermente confuse, ma si può tranquillamente imputare al caldo. 

Consigli utili

Mia mamma non sa ancora quale sia la mia professione

Qui vi spiegherò come funziona l’algoritmo di Facebook mentre proverò a convincere mia madre che non sono una mendicante, ma una libera professionista.

Una delle domande che tutti mi fanno appena scoprono il mio lavoro è: SVELAMI IL TERZO SEGRETO DI FATIMA, TI PREGO! Dove per “terzo segreto di Fatima” si intende il temibile algoritmo di Facebook che tanto penalizza le pagine aziendali. Mamma, ti prego, leggi con attenzione perché sto per spiegare quale sia la mia professione!

Allora, prima di tutto mettiamoci il cuore in pace e facciamocene una ragione: Facebook per le aziende NON È AFFATTO GRATIS quindi tocca rassegnarsi. D’altra parte come potrebbe esserlo se il prodotto “in vendita” siamo proprio noi utenti? Mi spiego meglio altrimenti partono i complottisti e poi succede un casino: se state usando gratuitamente un servizio on line molto probabilmente voi siete il prodotto. Ed è proprio così su Facebook, noi utenti con i profili personali siamo la merce in vendita su Facebook. Mettetela come vi pare, piangete pure in cinese, ma quando un privato sponsorizza la pagina della sua azienda sta comprando visibilità e la visibilità riguarda gli schermi dei vostri smartphone, dei vostri computer e così via. Non è un complotto, Facebook è una società quotata in borsa, non la Caritas. Detto ciò, adesso vi svelo a grandissime linee il terzo segreto di Fatima, sperando di non dire scemenze visto che comunque un conto è saperlo e un conto è spiegarlo ed io, in tutta sincerità, sono un’operativa non una docente.

Prima cosa importantissima che dovete sapere: l’algoritmo ha una funzione primaria, una missione fondamentale ed imprescindibile, questo calcolo complesso deve assolutamente propinare all’utente il contenuto giusto, ovvero quello che vuole ritrovarsi nella home. Facebook deve piacere all’utente, altrimenti non vi verrebbe sempre voglia di aprirlo e controllare. Quindi ogni sacrosanta volta che voi mettete il pollice sulla F bianca della vostra home ed entrate nell’applicazione demoniaca sappiate che si mette in moto una macchina sofisticatissima che ragiona in questo modo. Statemi bene a sentire.

  1. Facebook fa prima di tutto un inventario rapidissimo di tutto quello che è stato pubblicato in vostra assenza, catalogando rapidamente tutti i contenuti che sono stati creati dalle pagine e dai profili che seguite.
  2. Poi, mentre la rotellina gira e voi attendete che si carichi la home, Facebook valuta e studia i segnali in base ai quali inizia a valutare a cosa potresti essere interessato. Valuta quindi chi ha postato la storia, quando lo ha fatto, che tipologia di post è (video, immagine, link) e via dicendo.
  3. A questo punto non resta che tirare ad indovinare anche se tutti sappiamo che non si tratta di previsioni magiche, ma di calcoli matematici piuttosto precisi. In base ai segnali Facebook fa una vera e propria previsione e decide se una cosa potrebbe o non potrebbe piacerti, eliminando quasi completamente ciò che lui non ritiene di tuo interesse.
  4. Assegna alla fine un punteggio per darti così la tua attesissima home, ogni post riceve un punteggio che lo posiziona più o meno in alto nello scorrimento e tu – sempre secondo l’algoritmo – dovresti trovare in cima tutte le cose che ti piacciono di più.

Questo, quindi, è quello che volete sempre sapere. E adesso cosa avete risolto? Niente. Non basta conoscere le regole base dell’algoritmo per poterlo domare e sfruttare a proprio vantaggio. Sarebbe comodo, ma non funziona così. Mamma, adesso cominci a capire che lavoro faccio? No, va bene, calma, adesso vado avanti e ti spiego meglio. 

La seconda domanda che mi viene fatta successivamente a questa è: “Sì, tutto molto bello, ma io come faccio a far volare la pagina della mia attività?” E la mia risposta, purtroppo, rimane sempre la stessa: pianificando un piano editoriale di interesse, profilando al massimo il proprio cliente ideale e alla fine pagando Facebook affinché ti dia visibilità alle persone da te indicate nella targetizzazione. E questo, tocca dirlo, non è un mestiere facilissimo e soprattutto non può essere improvvisato, l’improvvisazione infatti vi porta a spendere un mucchio di soldi senza ottenere risultati. Ed è qui che intervengono i professionisti che si fanno un mazzo tanto per rimanere a passo con i fulminei tempi di internet, quelli che mangiano pane e wifi tutti i giorni, quelli che dalla mattina alla sera passano il loro tempo a capire cosa voglia realmente la gente. Bel lavoro vero? Ecco, io faccio questo all’interno della società Growell.

Comunque sia, non sono stata esaustiva e non potrei assolutamente esserlo in questa sede, un po’ perché io da sola valgo poco, un po’ perché si tratta davvero di un lavoro che richiede tempo, dedizione e pazienza (enormi dosi di pazienza, ad essere precisi). Io da sola non vi posso aiutare, posso rispondere a qualche curiosità al massimo e posso spiegarvi alcuni trucchetti che sulle brevi distanze funzionano, ma per ottenere realmente risultati concreti e di successo c’è bisogno di una squadra che sia composta da diverse professionalità, ecco perché in Growell siamo in tanti.

Detto ciò io spero che mamma abbia capito un pochino il mio mestiere, ma allo stesso tempo spero di aver fatto risparmiare qualche centinaia di euro a qualcuno che in maniera molto incauta sponsorizza i post della propria pagina senza un concreto lavoro di targettizzazione alle spalle. La prossima volta, in caso a qualcuno interessasse, vi spiegherò anche perché il numero dei followers non è così determinate come sembra e l’acquisto di seguaci randomici “tanto per fare numero” non è mai una buona idea. Voi dovete arrivare alle persone interessate alla vostra comunicazione, non ad una massa indefinita di gente che non sarà mai un vostro cliente. Ma ne parleremo un’altra volta, adesso sono stanchissima e me ne vado a dormire!