Avventure

La leggenda del Monaciello – La Napoli sotterranea

Continua il filone napoletano dopo il nostro viaggio nella fantastica città campana e dopo avervi parlato del Cimitero delle fontanelle e dei suoi misteri, passiamo a un’altra avventura piena di fascino: la Napoli sotterranea.

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Alcune precisazioni sul luogo

Si tratta del vecchio sistema idrico della città composto da cunicoli e cisterne utilizzati fin dagli antichi greci e divenuti rifugio sicuro durante la guerra e “Le quattro giornate di Napoli”. Ci vuole un po’ di coraggio per scendere là sotto, ma non tantissimo. Gli spazi sono abbastanza bui e piccoli, ci sono circa 15 gradi e l’umidità è altissima. Fortemente sconsigliato a chi soffre di claustrofobia! Se siete incerti sappiate che il percorso si sviluppa su due livelli: a un certo punto chi non se la sente di proseguire può fermarsi e lasciare la parte più stretta e bassa della visita a chi riesce, attendendo il gruppo in un ampio spazio vivibile. Inoltre, proprio durante i sette minuti che coprono la parte più dura del giro, vi saranno segnalati dalla guida alcuni canali d’uscita d’emergenza in caso vi mancasse l’aria o vi sentiste male. Per ovvie ragioni il percorso non è accessibile a chi ha disabilità motoria, non v’è spazio per carrozzine e non ci sono ascensori. Nessun problema per non vedenti, ipovedenti e sordomuti purché accompagnati. Vi consigliamo di portarvi una bottiglia d’acqua perché ci sono molte scale da fare e l’umidità non aiuta e prestate molta attenzione perché in diversi punti è facile scivolare. La guida, comunque, vi fornirà una lanterna per percorrere i cunicoli più bui. In ogni caso, sappiate che ne vale la pena.

Se volete approfondire un po’ l’argomento della città sotterranea vi consiglio la lettura di questo libro: I segreti della Napoli sotterranea. Storia e misteri della città parallela.

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La leggenda del Munaciello

E come il Cimitero delle Fontanelle, anche la Napoli sotterranea si presta benissimo al proliferare di leggende e misteri: inutile dirlo, ma questo è il pane dei nostri denti.  Il Munaciello è una figuretta divertentissima deve la sua nascita probabilmente agli operai che una volta si occupavano della manutenzione delle cisterne dell’acqua. I pozzari erano quelle persone che, piccole e minute per necessità, si intrufolavano nel sottosuolo attraverso i pozzi e andavano a pulire l’acqua che riforniva tutta la città. Queste persone giravano di casa in casa chiedendo l’accesso alla cisterna tramite il pozzo della famiglia e spesso non venivano poi pagati per i loro servizi di manutenzione. Per ovviare a questa mancanza degli avidi proprietari dei pozzi, il pozzaro allungava un po’ le piccole manine e si metteva in tasca i gioielli delle donne. Gioielli che, secondo la tradizione, venivano poi regalati alle ricche amanti, proprietarie di pozzi a loro volta. Per questa ragione si dice che “Il Munaciello talvolta dà, talvolta toglie”.  In realtà, il collegamento tra pozzaro e Munaciello non è che una delle tante, tantissime, versioni della leggenda. Ma il punto che accomuna tutte è lo stesso: questo Munaciello è ancor oggi uno spiritello che infesta il centro storico e che interviene nella vita degli abitanti principalmente in tre modi. Può lasciare una moneta, in caso di simpatia, può nascondere o rompere oggetti in caso di antipatia e per esprimere apprezzamento sembra che adori palpeggiare le chiappe delle belle donne. Ora, non so voi, ma in caso il Munaciello mi palpeggiasse le chiappe in doccia io probabilmente farei un infarto. Lo spiritello, infatti, non è visibile… però – giusto per rendere il tutto molto macabro – lo si sente ridere come un bambino.

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Comunque, da quei pochi che hanno avuto la fortuna di vederlo, sappiamo che il Munaciello ha un aspetto un po’ inquietante. Naturalmente è molto basso di statura, indossa una sorta di saio e dei sandali. Pare sia un filino deforme e piuttosto bruttino da vedersi. Noi questo Munaciello non abbiamo proprio avuto il piacere di incontrarlo, ma ho quasi paura che si sia un po’ risentito dell’imitazione che Fidanzato Claudio ha deciso di mettere in scena dentro le cisterne. Dovete infatti sapere che lungo il muro in cui si calpesta – anticamente il livello dell’acqua – ci sono delle piccole cavità che permettevano al pozzaro di camminare provando a non cadere dentro. Cadere dal pozzo o da uno dei tanti percorsi all’interno delle gallerie equivaleva a morte certa, naturalmente.  E niente, Fidanzato Claudio – completamente affascinato da questa figura del pozzaro, ha deciso di provare il camminamento “sull’acqua” utilizzando queste piccole cavità dove è possibile incastrare i piedi e procedere lentamente da una cisterna all’altra.

In caso vi avessimo affascinato e voleste approfondire l’argomento, vi consigliamo la lettura di questo libro: ‘o munaciello. Magie, capricci e sortilegi di uno spiritello napoletano.

Prestate attenzione: esistono diversi percorsi della Napoli Sotterranea e quasi tutti rivendicano un’originalità particolare. Considerando che non abbiamo alcuna intenzione di prendere parte a questo dibattito, vi indichiamo che il percorso da noi seguito è stato quello che viene presentato in questo sito: https://www.napolisotterranea.org/. Nella stessa zona, comunque, erano presenti altri accessi di altre associazioni. Senza dare giudizi di valore, noi abbiamo semplicemente effettuato la scelta per una questione di praticità e orari. In ogni caso, questa associazione, sembra essere l’unica che vanti l’autorizzazione del demanio.

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La Napoli dei misteri – Il cimitero delle fontanelle

Vi mancavano le storie di fantasmi del nostro blog? Siamo stati a Napoli per vivere un’avventura urbana davvero suggestiva: vi parleremo del cimitero delle fontanelle.

Tutto inizia quando il nostro amico Antonio, napoletano di nascita, ci raggiunge in una delle tante piazze del centro storico per un caffè. Dove andiamo, dove non andiamo ed esce fuori questo posto strano che ci incuriosisce fin da subito. Un cimitero? Più o meno. Antonio ci spiega che non si tratta di un camposanto tradizionale o monumentale, ma di un ossario antichissimo molto particolare, pregno di storia e di leggende. Come potevamo tirarci indietro? Ci accompagna per un pezzetto e dopo averci fatto mangiare la migliore pizza della nostra vita da Starita, ci indica la via per arrivare al Rione Sanità.

Zainetto in spalla, cartina in una mano e immancabile smartphone nell’altra e ci arrampichiamo quanto basta per raggiungere questo ipogeo di tufo apparentemente poco frequentato dai turisti. Dopo una breve salita si entra in una cava buia, umida e fredda dove sono custodite le ossa di 40.000 cadaveri. Una stima approssimativa riporta un totale di 8.000.000 persone andando a contare anche quelle sotterrate nella cava.

Ma chi sono questi defunti?

Presto detto. La cava è una fossa comune del XVII secolo dove sono stati riposti i resti delle vittime della peste (1656) e del colera (1836, quella che colpì anche il Leopardi). Oggi si possono vedere montagne di ossa lunghe (braccia e gambe) che fanno da altare per centinaia e centinaia di teschi riposti ordinatamente l’uno accanto all’altro. Alcuni sono riposti in teche che riportano dei nomi (chiaramente non quelli del defunto), altri sono addirittura sistemati in piccole bare (quando si tratta di bambini).

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Il cimitero delle fontanelle non è un ossario qualsiasi

No, non lo è per niente. Da fine ‘800 fino al 1969 è stato un luogo di culto delle anime del purgatorio e per questo motivo sono andate creandosi alcune usanze che resistono ancora oggi. Ogni famiglia, cercando di portare pace all’anima anonima di un defunto, adottava una capuzzella (un teschio) e per questa pregava, pregava, pregava nella speranza che un giorno l’anima, arrivando in Paradiso, potesse essere riconoscente di questa premura. Per questo alcuni teschi sono meglio conservati e riposti in piccole “casette” dove sono incisi i nomi e le date di coloro che li hanno adottati. Il cimitero viene chiuso nel 1969 perché si riteneva che quest’usanza dell’adozione della capuzzella fosse eccessivamente feticista. Viene riaperto completamente solo nel 2010 grazie a una pacifica occupazione degli abitanti del Rione, i quali hanno convinto l’amministrazione comunale a rendere visitabile la zona.

Il culto delle anime pezzentelle

Antonio ci ha spiegato i punti principali per adottare una capuzzella. In realtà è molto semplice, basta applicare sul cranio dell’anonimo defunto per indicarne l’adozione e successivamente tocca prendersene cura con assidue preghiere per la salvezza. Già Dante ci ha insegnato questa lezione: un’anima del purgatorio riceve una sorta di “sconto di pena” in proporzione a quante persone pregano per la sua salvezza. Una sorta di televoto, se vogliamo. Quando l’anima da noi adottata raggiungerà – anche grazie al nostro sostegno in preghiere – il Paradiso, allora questa sarà riconoscente e ci donerà la grazia (oppure i numeri del Lotto, oppure una guarigione, oppure il ritorno di un figlio dalla guerra). Per questo motivo tutti i teschi del cimitero delle fontanelle portano in capo una monetina. Già che c’eravamo abbiamo pensato di adottarne uno anche noi. Non pregheremo molto è vero, ma sicuramente ci ricorderemo spesso di quest’anima nei nostri discorsi e forse sarà un po’ la stessa cosa. Non che ci interessino i numeri del Lotto e quello che abbiamo chiesto all’anima pezzentella non ha niente a che fare con il denaro, ma rimangono comunque affari nostri. Non ce ne vogliate.

Non troverete solo monetine, ma anche bigliettini scritti, rosari, oggetti di ogni sorta e tantissime sigarette. Alcuni lasciano delle fotografie, dei santini e alcune spillette. Vicino alle ossa di bambini non sarà insolito trovare montagne di giocattoli e richieste di aiuto per piccoli ammalati.

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La leggenda del capitano

Come potete benissimo immaginare, un luogo simile è terreno fertile per un quantitativo di leggende da saturare persino due curiosoni come noi. Tuttavia, la leggenda del capitano è piaciuta particolarmente ed eccoci qui a raccontarvela.

Tutti i giorni, ad una certa ora, una ragazza lasciava la propria casa per andare a prendersi cura della sua anima pezzentella. Il fidanzato, malfidato e un po’ geloso, decise di seguirla fino a scoprirla inginocchiata davanti a questo teschio curato e lucidato. Divertito dalla cosa e probabilmente sollevato nel constatare che la fidanzata gli era fedele, decise di prendersi gioco della capuzzella infilando un bastone nell’occhio del teschio e smuovendolo in aria. Derise la propria fidanzata e in un impeto di goliardia eccessiva decise di invitare l’anima della capuzzella al matrimonio. Venne il giorno delle nozze e tra gli invitati si presentò un uomo vestito con un’uniforme nera: questo si tolse il cappello, mostrandosi così con un occhio accecato. Lo sposo si avvicinò e riconoscendo l’anima (poiché questa gli disse candidamente d’esser stata invitata personalmente da lui) morì all’istante e con lui anche la sposa e – come ogni tragedia che si rispetti – anche tutti gli invitati.

Paura eh?

Consigli utili

Trovate tutte le informazioni per visitare il cimitero delle fontanelle nel sito ufficiale. La visita prende circa un’oretta di tempo e il quartiere è molto bello da visitare a piedi. Si tratta proprio di un posto caratteristico, con i panni stesi al vento in palazzi molto antichi. Troppo bello per essere evitato con un taxi. Il luogo è facilmente accessibile anche per chi ha disabilità motorie, la carrozzina non trova alcuna barriera architettonica.

Non ci sono servizi igienici e all’esterno non ci sono fontanelle di acqua potabile: portatevi da bere e se soffrite di allergia alla polvere fate incetta di antistaminici e salviette per pulirvi occhi e viso.

All’interno dell’ossario è buona norma rispettare un doveroso silenzio, quindi ricordatevi di togliere la suoneria ai vostri cellulari e mantenete un comportamento adeguato al luogo che, per quanto pittoresco, rimane sempre un ossario.