Avventure

20 cacciatori di fantasmi sulle tracce del Conte di Cagliostro e Serafina Feliciani

“Era una notte buia e tempestosa”

Avevo pensato di lasciare a Snoopy il compito di scrivere questo articolo, ma ha detto di essere impegnato, e quindi tocca a me raccontare la bellissima avventura che la gatta che ci cova, gli Aristogracchi, la Capocciara e io abbiamo organizzato il 2 settembre scorso. Se non avete idea di chi siano, vi consiglio di fare un giro sulle loro pagine, agli indirizzi che troverete alla fine di questo articolo.

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Era davvero una notte buia e tempestosa, comunque. Alle 23.30, ora locale, diciannove loschi figuri si sono ritrovati sotto la Scalinata di Trinità dei Monti con la missione ardua e perigliosa di ripercorre le tracce di Giuseppe Balsamo e Lorenza Feliciani, in arte Alessandro e Serafina, Conte e Contessa di Cagliostro, e magari trovarne i fantasmi che ancora girano tra Piazza di Spagna e Trastevere, chiamandosi l’un l’altro.

La prima tappa del nostro percorso, durato tre chilometri e due ore e mezza, è stata appena sopra la Scalinata, tra il gaudio generale all’idea di farsi centotrentacinque gradini di marmo bagnato dalla pioggia, per trovare l’albergo Scalinata di Spagna, dove i nostri protagonisti nel 1789, dopo svariate peripezie in tutta l’Europa, essere stati incarcerati alla Bastiglia ed esiliati dalla Francia, tornarono a Roma per recitare l’ultimo atto della loro vita, con l’arresto da parte della Santa Sede e la conseguente condanna.

Rifatti gli stessi centotrentacinque gradini in discesa per tornare a Piazza di Spagna, ci siamo spostati nella vicina Via dei Pontefici, luogo di nascita di Lorenza Serafina Santa Feliciani, il lontano 8 aprile 1751, otto anni dopo Giuseppe Balsamo, nato a Palermo il 2 giugno 1743. La strada ormai è totalmente diversa da come doveva essere allora, allargata per permettere il passaggio delle macchine durante gli anni Venti del Novecento, a giudicare dall’architettura dei palazzi intorno.
Dopodiché, la compagnia si è diretta verso il Pantheon.

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Arrivati a Piazza della Rotonda, abbiamo passato buoni dieci minuti a cercare una targa inesistente. Piccolo contrattempo. Quello che cercavamo è la Locanda del Sole, il primo albergo dove soggiornò Cagliostro quando arrivò a Roma nel 1768, scappato da Palermo dopo diversi incidenti che lo avevano coinvolto in risse e truffe. L’albergo c’è ancora ed è molto rinomato per aver ospitato oltre a Cagliostro, personaggi illustri tra i quali Ludovico Ariosto.
Facendo un piccolo passo intorno al Pantheon, ma un grande passo nel tempo, siamo arrivati nella vicina Piazza della Minerva, il luogo dove, nel 1789, furono dati alle fiamme tutti gli scritti, i volumi e gli studi del Conte di Cagliostro, arrestato a Castel Sant’Angelo con una lunga lista di reati, la maggior parte dei quali legati al suo essere entrato nella Massoneria a Londra nel 1776, e all’aver tentato di costituire un Ordine Massonico d’Egitto nella stessa Roma: massoneria, eresia, magia, truffa, e chi più ne ha più ne metta. Proprio in occasione dell’iniziazione della coppia, avevano preso i nomi di Conte e Contessa di Cagliostro, con cui sarebbero diventati famosi in tutta Europa.

Il viaggio è proseguito fino a Piazza Campo de’ Fiori, e da lì in Vicolo delle Grotte, dove Serafina crebbe ed esercitò, si dice, la prostituzione; almeno finché non incontrò nel bordello dove lavorava lo stesso Balsamo. Di Lorenza si dice che fosse una bellissima ragazza: alta, dal fisico slanciato, con capelli biondi e occhi azzurri. Una tale bellezza non sfuggì, tra gli altri a Giacomo Casanova, che parlò di lei nella sua biografia, sottolineandone oltre l’avvenenza anche l’audacia e i modi disinvolti.

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La penultima tappa del percorso è stata in Piazza San Salvatore in Campo, nella cui chiesa Giuseppe Balsamo e Lorena Feliciani, nel 1768 si sposarono. Dopo il matrimonio, la coppia iniziò il loro lungo viaggio, che li portò a visitare le maggiori città e le corti d’Europa. Così, mentre Balsamo vendeva pozioni, studiava come trasformare metalli vili in oro e come prevedere il futuro, Lorenza seduceva e prendeva denaro dagli uomini ricchi e importanti che incontravano sul loro cammino, con il consenso e l’approvazione del marito. Non fu sempre un matrimonio felice: un caso su tutti fu l’arresto nel 1773 di Lorenza a Parigi, nel carcere di Santa Pelagia, dietro denuncia dello stesso Balsamo per abbandono del tetto coniugale; la donna infatti aveva infatti deciso di lasciare il marito proprio per uno degli uomini che, in origine, sarebbe dovuto essere una delle loro prede!

Il nostro giro si è concluso a Trastevere, a Piazza di Sant’Apollonia. Qui infatti, dove ora c’è il Teatro Belli, sorgeva il convento al quale fu assegnata Serafina in cambio della sua testimonianza contro il marito. Giuseppe Balsamo fu prima condannato a morte, poi la sua pena fu commutata in carcere a vita alla Fortezza di San Leo, attualmente in provincia di Rimini. Qui morì il 26 agosto 1795, a 52 anni.
Sulla sorte di Serafina, invece, le notizie sono discordanti: c’è chi dice che sparì misteriosamente una volta messo piede nel convento, chi invece che morì d’infarto anni dopo lavorando come portinaia per lo stesso convento.

Alla fine, di fantasmi non ne abbiamo visti, ma ci siamo tutti divertiti un sacco, e con noi tutto il gruppo; di questo passo, ci toccherà organizzare una nuova avventura al più presto!

“Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo: al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza.” Alessandro di Cagliostro

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Link utili qui:

Le pagine degli altri organizzatori: Gli Aristogracchi, Capocciara
Un paio di articoli interessanti sui Cagliostro: qui, qui e qui.

Avventure

Clemente VIII, Beatrice Cenci e teste che volano

Conoscete la storia di Beatrice Cenci? Mettetevi comodi, oggi vi accompagno nella Roma di fine Cinquecento. Portate con voi un asciugamano (come si insegna nella guida intergalattica per autostoppisti)

La vicenda è complicatissima e ho provato ad immergermi in tutta la mole di documentazione che l’internet mi ha proposto: roba da uscirne fuori matti. Il punto è che si tratta di una massa indefinita di carte e carteggi che parlano di processi, accuse, multe, denunce, confessioni e quant’altro e la produzione letteraria su questa catasta di roba è immensa. Va be’, ad una certa ho chiuso tutto e ho provato a rimettere insieme i pezzi cercando di rispettarne (quanto più possibile) la cronologia esatta.

Dopo una prima lettura rapida della storia, mettendo insieme i pezzetti, acchiappo Claudio (anima pia) e lo trascino di peso a caccia di una targa in via di Monserrato. La targa ricorda la data dell’esecuzione della pena capitale ai danni di Beatrice e l’abbiamo trovata abbastanza rapidamente. In quei giorni eravamo a caccia di Madonnelle, quindi sempre a naso all’insù.

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Sapendo quindi che Beatrice nacque nel 1577, scopriamo che a causa di una “giustizia ingiusta” come recita la targa, viene uccisa per mano del boia a 23 anni. Quindi la protagonista della nostra avventura è una giovanissima donna nobile che abitava a Palazzo Cenci e che ad un certo punto della sua breve vita viene accusata di parricidio e condotta in carcere con i fratelli e la matrigna.

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Prima di continuare con questa storia vorrei provassimo a dare una faccia a questa persona, intanto perché qui si esce dalle leggende e si entra proprio nella narrazione storica, poi perché associare una faccia a quest’eroina popolare aiuta chi come me soffre (ma allo stesso tempo si bea) di una profonda empatia.  Ci facciamo aiutare da questo ritratto di oramai certa paternità Reni. L’opera si dice sia stata compiuta mentre la ragazza stava in carcere, ma questo va in conflitto con la cronologia degli spostamenti di Guido Reni, il quale nel 1599 (anno dell’esecuzione della pena capitale) si trovava a Bologna e non a Roma. Ma noi prendiamola per buona, anche solo per suggestione.

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Giocatore 1 e Giocatore 2 hanno attivato una nuova quest: scoprire la storia di Beatrice 

La storia è molto complessa, come dicevo all’inizio, inoltre è difficile separare la leggenda dai dati storici concreti, nel corso del tempo la vicenda è stata molto romanzata e arricchita con particolari non necessariamente veri, ma bene o male molto credibili. In caso si volesse mettere mano alla documentazione originale faccio un immenso augurio, dato che risulta essere molto impegnativo, ma com’è giusto che sia visto che si parla di una vicenda di fine Cinquecento.

Il padre di Beatrice (Francesco Cenci) non era esattamente una brava persona, era un tizio rissoso e piantagrane, con un sacco di debiti ovunque e diverse denunce per violenze e abusi sessuali. Dava così fastidio che quando Sisto V era Papa, fu costretto ad andarsene da Roma, giacché non si riusciva in alcun modo a conciliare la durezza del pontefice con la sregolatezza di questo nobile. Comunque sia, morto Sisto V torna a Roma rapidamente, vedendo morire così altri tre papi: Urbano VII, Gregorio XIV e Innocenzo IX, fino al 1592 quando allo Stato Pontificio arriva Clemente VIII. Ecco, Clemente non stravedeva per il Signor Cenci, chiamato e tutta l’allegra famigliola, quindi questo spiega tutta la storia che ne segue.

La famiglia Cenci intanto ha seppellito la prima moglie di Francesco Cenci, il quale si risposa poco dopo con Lucrezia Petroni, sempre nel 1592. Cronaca, pura e semplice (nonché noiosissima) cronaca, quindi diamo un’accelerata e arriviamo al nodo della questione. I Cenci non sono visti benissimo, anche perché il padre non mantiene bene i propri figli, i quali per andare a matrimonio si fanno sistemare direttamente dal Papa. Il padre non è interessato, non elargisce nemmeno il denaro minimo per campare. Beatrice però intanto cresce, diventa bella e comincia ad attirare le attenzioni di qualche nobile che si propone di prenderla in sposa. Il padre, sicuramente animato da un interesse molto poco nobile, decide di tenere la figlia tutta per sé, segregandola nella Rocca di Petrella Salto, territorio del Regno di Napoli. Là, praticamente nel nulla, le violenze sulla moglie e gli stupri incessanti sulla figlia non hanno limiti (e nemmeno troppi testimoni) fino a quando qualcosa non accade.

Francesco Cenci viene ucciso e l’omicidio passa – in un primo momento – come un incidente. In realtà il corpo sembra sia stato seppellito prima che qualcuno potesse verificare come in realtà sia stato martoriato il cranio a colpi di probabilissime mazze chiodate.

In quella casa effettivamente c’era un po’ di gente che voleva Francesco sotto ad un cipresso: Beatrice sicuramente non era molto propensa a farsi leggere le favole della buonanotte, la matrigna aveva sempre cerca di proteggere la figliastra, i fratelli sicuramente non vedevano di buon occhio il fatto di morire di fame a causa di un padre fuori di testa… ma non erano gli unici. Lì ci stava anche tal Marzio Catalano[*], un brigante al quale Francesco Cenci non solo aveva rubato la donna, ma gli aveva ucciso – per ella – tutti gli uomini al soldo. Insomma, qualche rancore del passato che magari era ora di lasciar andare.

Tutta la famiglia torna a Roma a Palazzo credendo sicuramente che la storia sarebbe rimasta nel Regno di Napoli. E invece no. Le cose non tornano a qualcuno, così viene riesumato il corpo di Francesco e i referti parlano di ferite troppo profonde e troppo gravi per essere giustificate con l’incidente descritto dalla famiglia della vittima. Tra l’altro, s’ha da dire che Clemente VIII non vedeva l’ora di togliersi dai piedi la scomodissima famiglia dei Cenci, quindi spinse molto le indagini in un’unica direzione. Da questo momento inizia un po’ la caccia all’uomo, qualcuno canta della congiura alle guardie e in breve tempo vengono arrestati: Beatrice, Lucrezia, Bernardo e Giacomo. Insomma, i tre fratelli e la matrigna sono gli accusati e iniziano ad essere sottoposti a torture indicibili.

In realtà il processo fu una mezza farsa, tant’è che non fu permesso alla difesa di tenere un’arringa finale. Tutti colpevoli di omicidio, con immensa gioia del Pontefice, quindi tutti condannati alla pena capitale, fatta eccezione per Bernardo che all’epoca aveva solo 18 anni. Non che gli andò meglio, comunque, fu infatti costretto ad assistere all’esecuzione dei famigliari rimanendo legato ad una sedia, successivamente fu mandato su una nave dove dovette remare, remare, remare per diversi anni. Pare sia riuscito comunque ad riavere la libertà su pagamento, ma dopo diversi lustri.

Così torniamo alla foto che ho fatto alla targa in via di Monserrato: proprio da lì Beatrice, la quale non ha mai ammesso di essere stata stuprata dal padre, la quale non ha ceduto fino alla fine ai dolori immensi della tortura, prende la via assieme a Lucrezia per Castel Sant’Angelo, dove verrà decapitata per ultima. Le cronache narrano di una donna ferma e risoluta che scelse di togliersi da sola la benda dagli occhi e s’accomodò sul tronco senza aiuti, esponendo con fierezza il collo al boia. Si racconta che poco prima di morire invocò Maria Vergine e Gesù Cristo, ma solo dopo aver detto al giustiziere di fare tranquillamente il suo lavoro, poiché lei sarebbe stata presa in gloria dal Padre Eterno. Ci sono anche aneddoti divertenti, un po’ di umorismo nero Seicentesco: pare infatti che la signora Lucrezia avesse dei problemi ad esporre il collo a causa del seno prosperoso che faticava ad appoggiare sul tronco dell’esecuzione.

Comunque sia così sono andate le cose, i beni della famiglia furono confiscati e in buona parte furono assegnati ad un nipote del Papa Clemente VIII, il quale per altro si disse molto soddisfatto dell’epilogo della vicenda, asserendo con convinzione che giustizia fosse stata fatta. Non erano dello stesso avviso i popolani e diversi cardinali, molteplici infatti furono le richieste di clemenza, per altro i due boia che eseguirono le condanne non ressero il peso della colpa e morirono suicidi molto poco tempo dopo.

Così termina la nostra storia, le spoglie di Beatrice sono tutt’ora sepolte nella chiesa di San Pietro in Montorio, in un loculo davanti all’altare privo di nome secondo la regola per i condannati a morte. Se invece volete andare a caccia di fantasmi, sappiate che possiamo tranquillamente darci appuntamento la notte dell’11 Settembre, proprio davanti a Castel Sant’Angelo, dove pare che la ragazza si materializzi e porti a spasso la sua testa su un vassoio d’argento. Il vassoio non è un caso, fu veramente sepolta con il cranio appoggiato su questo oggetto prezioso, peccato che durante la Prima Repubblica Romana, i francesi decisero di profanare la tomba e giocare a calcio con la testa della poverina.

Mi rendo conto di averla fatta lunga questa volta, spero di non avervi annoiato, ma sappiate che ho tagliato moltissimi dettagli interessanti e ho omesso alcuni passaggi che potevano pure risultare secondari. La storia è molto articolata e di cose da raccontare ce ne sarebbero ancora tantissime. Se qualcuno è curioso, se ne volete sapere un po’ di più, se ci sono cose che non vi tornano o magari avete versioni diverse su alcuni passaggi, vi prego di scrivermi una mail, oppure un commento, qualsiasi cosa. Se qualcuno invece si volesse fare una passeggiata con me per scoprire questi luoghi, basta chiedere!

Grazie per aver letto fin qui!

Note: [*]Su questa presenza ho trovato un po’ di confusione, ci sono diversi uomini che portano lo stesso nome (Marzio) e hanno tutti ruoli più o meno importanti nella morte di Francesco Cenci. Mi è stato difficile capire se fosse realmente il Catalano quello che arrivò ad uccidere Francesco, o se si trattasse di qualcun altro. Sicuramente non è Marzio Colonna, il quale invece fu uno dei promotori per la riesumazione del cadavere. 

Fonti principali e letture consigliate: Beatrice Cenci, storia del secolo XVI voll 1 e 2 – F.D. Guerrazzi – Pagnoni 1860. Ottocento. Beatrice Cenci: Causa Celebre Criminale Del Secolo XVI Filippo Scolari 1856.